| N/A -
Bill Horton |
| Amanita - |
Amanita è un collettivo a sei persone, nato nel 1997 a Padova. Alle spalle una miriade di esperienze su palchi grandi e piccoli: Rock Targato Italia, Sanremo rock, Tim Tour Roxy Bar. Si capisce da subito che i ragazzi – in controtendenza con la quasi totalità delle band della scena...
Amanita è un collettivo a sei persone, nato nel 1997 a Padova. Alle spalle una miriade di esperienze su palchi grandi e piccoli: Rock Targato Italia, Sanremo rock, Tim Tour Roxy Bar. Si capisce da subito che i ragazzi – in controtendenza con la quasi totalità delle band della scena emergente italiana – sanno dove mettere le mani sugli strumenti. “Luce all’ombra” è una dichiarazione d’amore senza mezzi termini per alcune atmosfere elettroacustiche care al rock d’oltreoceano e già importate in Italia attraverso i primi lavori di Negrita, Ligabue e i vecchi Rocking Chairs di Graziano Romani.
Essere originali è difficile, soprattutto confrontandosi con un genere già visitato, rivisitato e saccheggiato come questo. Gli Amanita non deludono, anche grazie a suoni riverniciati a dovere. E poi c’è una voce davvero perfetta (e bella) per cantare un certo tipo di rock. Ma se i pezzi passano piacevolmente sul lettore e al terzo ascolto già si comincia a cantare, il demo paga il prezzo che paga tutto il rock all’americana fatto in Italia: una certa purezza cristallina nei suoni che fa perdere quell’attitudine sporca e slabbrata propria del genere. Il problema è che tutto si mantiene a cavallo tra rock, appunto, e certe aperture melodiche proprie del pop più lambiccato, qualche volta tra cori ridondanti e arrangiamenti fin troppo articolati. Un po’ di cattiveria e feel in più ci sarebbero piaciute per tre brani che, comunque, si fanno ascoltare volentieri.
Billy Horton
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| N/A -
Allo |
| Sodastream+guest |
Ero cosciente dello splendore compositivo del duo australiano ma mai mi sarei aspettato tanta magnificenza da questa prima data europea dei Sodastream...
Surreale...
Serata nebbiosa e atmosfera che già di per sè incute facile suggestione.
Apertura affidata ai locali Platou con il loro post-rock intricato e introspettivo nel quale spicca una chiara...
Ero cosciente dello splendore compositivo del duo australiano ma mai mi sarei aspettato tanta magnificenza da questa prima data europea dei Sodastream...
Surreale...
Serata nebbiosa e atmosfera che già di per sè incute facile suggestione.
Apertura affidata ai locali Platou con il loro post-rock intricato e introspettivo nel quale spicca una chiara ricerca di una identità ancora ben poco definita. Gradevoli ma ancora eccessivamete legati alla tradizione del genere.
Tocca alla Texana Diana Darby con il suo narcolettico set a voce e sei corde che affascina per sussuri ed atmosfera ma che certamente pare grave e ben poco decifrabile.
Buone composizioni d'autore che faticano però ad andare oltre le superfici di suggestione che comparsate di questo tipo trasudano.
Piccolo stacco d'ossigenazione ed è l'attessissimo momento dei Sodastream.
A questo punto la dimensione comunque gradevole nella quale si è immersi viene completamente sconvolta e ci si ritrova in una landa lontana, diversa nella quale le stupende composizioni di Pete e Karl ci guidano.
Canzoni, nulla di più, che posseggono quel potere evocativo che raramente si riesce ad estrapolare.
Karl è una gracile foglia mentre regala quel canto che da tanto lontano pare provenire mentre Pete pare una furia nel percuotere quell'enorme contrabbasso e nel regalare quei gravi tappeti vocali che tanta pelle d'oca producono.
'Brass Lines' è un picco dell'intera esibizioni che mai scorderò.
Una conferma dell'ultimo sorprendente 'a minor Revival' che consegna all'olimpo della melodia altri due innegabili talenti.
Assolutamente da vivere...
Allo
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| N/A -
Allo |
| FRANKIE HI-NRG |
Sono passati ben sei anni da quel lontano cinque dicembre millenovecentonovantasette e tante cose sono cambiate.
Il mondo, le parole, i gesti, la vita mutati ma Francesco è sempre lo stesso.
Bene o male?
Sia la promozione discografica che la produzione del live celano una certa scommessa da parte della Bmg nei...
Sono passati ben sei anni da quel lontano cinque dicembre millenovecentonovantasette e tante cose sono cambiate.
Il mondo, le parole, i gesti, la vita mutati ma Francesco è sempre lo stesso.
Bene o male?
Sia la promozione discografica che la produzione del live celano una certa scommessa da parte della Bmg nei confronti dell'oramai uomo di Città di Castello.
Questa volta il tour è proprio luccicante: produzione propria, registrazione integrale, e la partecipazione agli strumenti di celeberrimi ospiti quali Enrico Matta (Ninja) dei Subsonica, il solito Skizo, Lino De Rosa al basso e Francesco Bruni alla chitarra.
Non nascondo di avere coltivato una certa curiosità per questo tour che sanciva definitivamente l'atteso ritorno di Frankie alle scene live.
Quando passa così tanto tempo, chissà come mai, finisci per aspettarti fuochi d'artificio, un set di quelli da registrare sul calendario ed invece mi ritrovo ad allontanarmi dal Fillmore con le tasche decisamente vuote.
Un set scoordinato che pare fermarsi proprio a quel '97 e che si concentra prevalentemente sulle vecchie composizioni (ma questo non è il tour di 'Ero un Autarchico'?).
Non nego il grande impatto iniziale con 'il Beat come anestetico' ma il resto non è che una discesa continua ed imperterrita al già visto e sentito.
I pezzi nuovi non convincono (ammetto di non aver ancora approfondito l'ascolto di 'Ero un Autarchico') e quelli vecchi paiono peccare di una scarsa dimensione live (parlano da soli i ritornelli di Sinigallia e Pacifico su base, con il secondo presente in sala...).
Non si discutono le enormi capacità di chi sta sul palco ma non riesco a trovare spunti ai quali aggrapparmi per poter salvare il set.
Troppi saluti, ringrazamenti, auguri, baci e abbracci e pochi picchi da tener seriamente presenti per un live dalle ambizioni forse eccessivamente pretenziose (vedi gli undici!!! euri all'ingresso e i diciassette!!! per una copia del cd al banchetto).
Riaffiorano ricordi e sorrisi ma forse è troppo poco, forse è seriamente cambiato qualcosa e qualcuno non se n'è ben reso conto.
Il congedo è affidato ad una 'Fight da Faida' rimodellata al riff di 'seven Nation Army' dei fratellini White ad accontentare anche i più giovincelli.
Peccato, davvero, perchè le potenzialità sono ancora enormi, ma questa sera ho visto Frankie fare le cover di Frankie, nient'altro.
Peccato.
La scaletta (sparsa):
Il Beat Come Anestico
Generazione Di Mostri
Chiedi, Chiedi
Etna
Rap Lamento
Giù Le Mani Da Caino
Animanera
I Trafficati
L'Inutile
Potere Alla Parola
Autodafè
Gli Accontentabili
Sana E Robusta
Quelli Che Benpensano
Faccio La Mia Cosa
Libri Di Sangue
Disconnetti Il Potere
La Cattura
Fight Da Faida
www.frankie.tv
www.cosedimusica.it
Allo
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| N/A -
Allo |
| The Warlocks - Phoenix |
Di botto rimani un pò con la smorfia di chi non sa bene se ciò che sta sentendo gli piace o no.
Poi ascolti meglio, ancora un pò, ed ecco affiorare un disco meno scontato di quanto ci si potesse aspettare.
Signori e Signore, the Warlocks...
Si parla di trip nella musica...
Di botto rimani un pò con la smorfia di chi non sa bene se ciò che sta sentendo gli piace o no.
Poi ascolti meglio, ancora un pò, ed ecco affiorare un disco meno scontato di quanto ci si potesse aspettare.
Signori e Signore, the Warlocks...
Si parla di trip nella musica dei Warlocks.
Si parla di viaggi onirici nei quali la psichedelia è fulcro e denominatore.
Dieci i pezzi e per un'ora abbondante di trasporto frammentato tra i fantasmi di Spaceman 3 e Dandy Warhols (resto convinto che l'assonanza non resti casuale...).
Seconda opera per questo nome dopo l'iper-eclettica attività del leader Hecksher (vedi sotto la voce Charlie Brown Superstar e Magic Pacer) che questa volta pare aver imboccato la tangenziale giusta per la dipartita dall'amato-odiato underground.
Lo testimoniano i passaggi fissi dei video su Mtv e un tour che ha già toccato l'italia lo scorso 2 Novembre in compagnia degli australiani Sleepy Jackson.
Psych-Rock sporco, indolente, drogato che certamente conquisterà il repeat continuo dal vostro sporco e indolente stereo.
Buon Viaggio.
Tracklist:
Shake the dope out
Hurricane heart attack
Inside outside
Isolation
Cosmic letdown
Red rooster
Baby blue
Dope feels good
Stickman blues
Oh Shadie
www.thewarlocks.com
Allo
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Allo |
| The Zephirs - A Year to the day |
Terza parentesi per gli Scozzesi Zephyrs dopo il cambio di label e di titolo per questo 'A year to the day' (già 'Thirteen months and a Day', scippato di poco da David Sneddon).
Ammaliante...
Si, romantiche e ammalianti queste dieci nuove composizioni che trascinano l'ascolto in una realtà astratta regnata d'atmosfere...
Terza parentesi per gli Scozzesi Zephyrs dopo il cambio di label e di titolo per questo 'A year to the day' (già 'Thirteen months and a Day', scippato di poco da David Sneddon).
Ammaliante...
Si, romantiche e ammalianti queste dieci nuove composizioni che trascinano l'ascolto in una realtà astratta regnata d'atmosfere ipnotiche ed oniriche.
Psichedelia frammentata da una cadenza rallentata che con vocalità a dir poco corali amplifica una sorta di narcolettica gradevolezza nell'intera opera (i Mogwai ridono sotto i baffi...).
Gravità e fluttuazione si rimbalzano costantemente in un susseguirsi di blues e flok, pop e sussurate ballate rock.
Conquista, non c'è che dire, la delicatezza con la quale i fratelli Nicol & co. cesellano opere pop di tanta suggestione.
Splendide la liturgica 'Washed to the store' e la più contadina 'One Year many Mistakes' che trascinano quest'intera opera ad un indiscusso gradino di valore ed approvazione.
Perchè è inspiegabile l'effetto di certe composizioni, la surrealtà, la capacità di prendere e appunto portar via.
Ami esser forestiero?
Tracklist:
1 Lacuna Head
2 Go Slow
3 Washed to the Shore
4 Empty Eyes
5 One Year Many Mistakes
6 A While
7 Watercolour
8 Stand Round Hold Hands
9 Roberta Flack
10 Don't Say Sorry
www.thezephyrs.com
Allo
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| N/A -
Allo |
| Lecrevisse / Karnea - le piccole foglie ep / la matta ep |
Tempo di pubblicazioni per la bergamasca jestrai con una serie di ep per praticamente la totalità del suo roster. In questa sede ci addentraimo nei nuovi lavori di Lecrevisse e Karnea.
Partiamo dal 'le piccole foglie ep' dei beniamini Lecrevisse. Tre tracce di cui una cover dei Beatles nelle quali...
Tempo di pubblicazioni per la bergamasca jestrai con una serie di ep per praticamente la totalità del suo roster. In questa sede ci addentraimo nei nuovi lavori di Lecrevisse e Karnea.
Partiamo dal 'le piccole foglie ep' dei beniamini Lecrevisse. Tre tracce di cui una cover dei Beatles nelle quali si possono ritrovare le suggestive ambientazioni del precedente lavoro 'due.' (dal quale è tratta la title track.
Il rock si fonde gradevolmente con picchi di psichedelia e folk in una babele di figure ed evocazioni.
Trascina in una palude rigonfia di riflessione l'inedito '19' (comunque già pubblicato dalla web-compila di Loser #3) supportato da una notevole crescita dal punto di vista lirico.
Rimangono le sempre non impeccabili vocalità di Andrea ed una complessiva omogeneità che talvolta rischia di portare alla noia.
'Eleanor Rigby' di Lennon & Mccarthy è come sempre splendida anche se nella versione in questione si arricchisce di intimistici fraseggi e di una latente acidità di più che buona evocazione.
'La matta ep' è invece il capitolo nuovo dei cremachi Karnea.
Tra le vette della mia personale classifica 'migliori promesse' e con un piglio sempre più personale e maturo ecco Davide, Paolo e Stefano.
L'apertura è affidata (ovviamente!) a 'La matta' sempre ripresa dall'ultimo lavoro 'Sublime Follia'. Addentrandoci invece negli inediti si scorge una più che convincente 'Paris' che pare aprire le porte al nuovo fare dei Nostri: piglio sempre melodico ma che si arricchise di nuove cesellature psychic-post di forte impatto figurativo.
L'evoluzione è reperibile anche in area lirica con una notevole crescita compositiva da parte di Paolo.
Proprio di Paolo è (per la prima volta!) la voce nella cover di turno dei Fab Four: 'Something' in una suggestiva riproposizione a base di fisarmonica e acidità.
La chiusura è invece affidata ad una ludica 'La reve d'un curieux' che su tempo di marcetta circense congeda i tre virtuosi.
Evoluzioni quindi per entrambi i progetti e dimostrazione di avere ancora tante, tante frecce nel proprio arco...
...mai perderli di vista!
Lecrevisse - le piccole foglie ep
(jestrai records - 2003)
tracklist:
1. le piccole foglie - tratta dall'abum (due.)
2. 19 - pubblicata sulla web compilation "Loser, My Religion #3"
3. Eleanor Rigby (Lennon / McCartney) - inedita
Karnea - La matta ep
(jestrai records - 2003)
tracklist:
1. La Matta - tratta dall'album Sublime follia
2. Paris - innedita
3. Something (Harrison) - inedita
4. La Reve d'un curieux - inedita
Allo
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| N/A -
Allo |
| Otto ohm - Pseudostereo |
Il ritorno di Bove e soci pareva prevedere una rilevante attesa per una conferma che solo parzialmente riesco a riconoscere in questo 'Pseudostereo'.
Il verbo è da considerarsi maturato fedelmente alla linea dub-pop della band capitolina e conferma le buone virtù in discussione.
La lirica è sempre decisamente di alto livello...
Il ritorno di Bove e soci pareva prevedere una rilevante attesa per una conferma che solo parzialmente riesco a riconoscere in questo 'Pseudostereo'.
Il verbo è da considerarsi maturato fedelmente alla linea dub-pop della band capitolina e conferma le buone virtù in discussione.
La lirica è sempre decisamente di alto livello e si staglia in una romanzata ed efficace retrospettiva del quotidiano sempre magistralmente supportata dalle inostimabili vocalità di Bove.
A livello oggettivo il lavoro è quindi da considerarsi una evoluzione dal debutto omonimo di qualche anno fa ma se ci si addentra più intimamente in ciò che si ha per le mani non si riesce a riconoscere quei capitoli accattivanti che facevano del precedente un lavoro più che apprezzabile.
Pare che le maggiori possibilità abbiano portato anche una coltre di gelo a livello d'arrangiamenti mentre le canzoni paiono tenere a fatica il passo delle loro antenate.
Mancano capitoli memorabili quali le varie 'Voltare Pagina' e 'Telecomando' in una sorta di monotonia complessiva talvolta frammentata da picchi qualitativi quali i singoli 'Oro nero' e 'Fumodenso' con la suggestiva 'In questo ricordo mi perdo'.
Le atmosfere sono per l'appunto fumose e soffuse ma lasciano oggettivamente poco spazio alla genuinità sovrastate da una talvolta fastidiosa perfezione produttiva.
Viste le enormi potenzialità Otto ohm, non mi astengo dalla speranza che questo 'Pseudostereo' finisca quale semplice album di transizione sfogliando le pagine di 'quel vecchio libro impolverato...'.
Io ci credo.
Fumodenso
Senza Di Noi
Indiano Metropolitano
Dee-Lay
Perdere Te
In Questo Ricordo Mi Perdo
Oro Nero
Argilla Pt. 2
L'Unica Via
Valeria '80
Soldatino
Christina Non Lo Sa
Allo
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Bill Horton |
| Don't Dare - |
Convince la seconda prova in studio dei Don’t dare. I quattro cremaschi patiti del noise rock, dopo ormai quattro anni di vita artistica, hanno confezionato un demo concettuale articolato in quattro brani, quattro episodi elettrici riflessi di altrettante battaglie sonore.
Il campo dello scontro è quello che ci si...
Convince la seconda prova in studio dei Don’t dare. I quattro cremaschi patiti del noise rock, dopo ormai quattro anni di vita artistica, hanno confezionato un demo concettuale articolato in quattro brani, quattro episodi elettrici riflessi di altrettante battaglie sonore.
Il campo dello scontro è quello che ci si poteva immaginare: la band si muove su territori ben noti a cavallo tra atmosfere lisergiche e improvvisi deragliamenti verso sonorità ben più grevi. “Fuoco di paglia”, prima composizione della track-list, è probabilmente il migliore tra i quattro episodi. “Un angelo” lancia la voce solo dopo una lunga introduzione di chitarra arpeggiata (e nelle liriche i Marlene Kuntz sono dietro l’angolo). “L’insonnia” chiude degnamente il tris di composizioni più aderenti al canone della forma-canzone. Della quarta traccia, in tutta onestà, avremmo volentieri fatto a meno. Oltre dieci minuti di trip psichedelico e teso rumorismo ci sembrano davvero un po’ troppo pretenziosi, suonano manieristici e non aggiungono nulla a quanto di buono già abbiano detto i tre precedenti brani.
Musicalmente nulla di nuovo sotto il sole, ma il gruppo di Sebastiano Giordani dà prova di aver assorbito la lezione rock degli anni ’90. Tre canzoni buone, forse un po’ autoindulgenti in un paio di occasioni, ma suonate con la cattiveria e la drammaticità del caso.
E in tempi come questi non è cosa da poco.
Billy Horton
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Allo |
| Robert Wyatt - Cuckooland |
Da quel lontano 'Shleep' che tanto ha fatto scalpitare l'attesa è sempre lievitata, in quella direzione che fa inevitabilmente temere che il nuovo non sia all'altezza.
Nel perfetto stile Wyatt ecco rispedite al mittente tutte le dubitanti considerazioni con un disco come Cuckooland: bello, bellissimo.
Sei sono gli anni serviti al...
Da quel lontano 'Shleep' che tanto ha fatto scalpitare l'attesa è sempre lievitata, in quella direzione che fa inevitabilmente temere che il nuovo non sia all'altezza.
Nel perfetto stile Wyatt ecco rispedite al mittente tutte le dubitanti considerazioni con un disco come Cuckooland: bello, bellissimo.
Sei sono gli anni serviti al vecchio Bob per costruire questa nuova perla che tra le altre cose vanta le celeberrime collaborazioni di David Gilmour, Brian Eno, Paul Weller e Phil Manzanera.
Piccoli interventi che marginalmente amplificano la composizione del Nostro in una pendolare indolenza dalle innate e suggestive cadenze.
La struttura è quella dell'lp con una pausa di trenta secondi (voluta da Wyatt) nel bel mezzo delle tracce come a voler frammentare l'ascolto in una doppia fase.
E' un piacere perdersi nelle suggestioni che il disco offre trovando picchi di stile nella nostalgica 'Old europe' e nella onirica e sussurata 'Forest'.
Splendida anche la cover-tributante di 'Insensatez' all'icona Antonio Carlo Jobim che condisce un disco già di per sè tendente alla perfezione.
Un altro regalo di Bob alla storia.
Splendido nella sua lentezza.
Tracklist:
1. Just A Bit
2. Old Europe
3. Tom Hay's Fox
4. Forest
5. Beware
6. Cuckoo Madame
7. Raining In My Heart
8. Lullaby For Hamza
-Silence-
9. Trickle Down
10. Insensatez
11. Mister E
12. Lullaloop
13. Life is Sheep
14. Foreign Accents
15. Brian The Fox
16. La Ahada Yalam
Allo
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Allo |
| Fuck - Those are not my Bongos |
Dei quattro di San Francisco se ne è già parlato in abbondanza e fa una certa specie (in senso positivo...) vederli uscire per una delle migliori case indipendenti nazionali.
La produzione è ovviamente affidata qualcuno di casa ed ecco l'efficace zampino di Matteo Agostinelli (Yuppie Flu) a condire la già...
Dei quattro di San Francisco se ne è già parlato in abbondanza e fa una certa specie (in senso positivo...) vederli uscire per una delle migliori case indipendenti nazionali.
La produzione è ovviamente affidata qualcuno di casa ed ecco l'efficace zampino di Matteo Agostinelli (Yuppie Flu) a condire la già godibile insalata.
Lo sgangherato pop dei ragazzi d'oltremanica è mutato e questo 'Those are not my bongos' è certamente una delle opere più eclettiche testimonianze di valore che una band del genere possa tracciare.
Tante le citazioni e tante le vie stilistiche intraprese dai califrniani che in un solo disco riescono gradevolmente a fondere in una omogeneità a tratti sorprendete.
Lasciando da parte quindi l'art-rock eccoci con le ironiche aperture pop di 'Motherfuckeroos' e 'Firing Squad' alternate a brevi incuriosi jazzanti che a loro volta si susseguono a tratte cantautorali ed intimistiche come nei casi di 'Her Plastic acupuncture Foot' e 'Vegas'.
Si risentono quindi i respiri di quel lo-fi contemporaneo che tanto affascina l'attuale panorama indipendente nazionale.
Un disco quindi che si affida a molteplici ambienti e che si diverte a scoprirne inedite situazioni con quel nomadismo di fondo a manifesto di originalità e dinamismo.
te li consiglio.
01 motherfuckeroos
02 no longer whistler's dream date
03 firing squad
04 jazz idiodyssey
05 her plastic acupuncture foot
06 vegas
07 hulk baby
08 a conversation
09 a vow
10 hideout
11 table
12 olives vs cherries
13 nowhen, or "now, hen"
14 good eavnin'
15 how to say
16 the sandy man's name is not "sandy"
Allo
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| N/A -
Allo |
| report Mei 2003 |
29-30 Novembre 2003 - Faenza
La carovana approda in Faenza con un buon dì d'anticipo in modo da allestire lo stand in tutta calma.
Progetti e brugole e Cantiere Sonoro/Attraversarte sono già in assetto da combattimento per l'ora di cena del 28, pasto comfortevole in una sorteggiata trattoria di strada dopo...
29-30 Novembre 2003 - Faenza
La carovana approda in Faenza con un buon dì d'anticipo in modo da allestire lo stand in tutta calma.
Progetti e brugole e Cantiere Sonoro/Attraversarte sono già in assetto da combattimento per l'ora di cena del 28, pasto comfortevole in una sorteggiata trattoria di strada dopo la tappa al ridente agriturismo che ci ospiterà in questa tre giorni di Mei.
Chiacchere e buon vino e diretti verso il teatro Masini dove si tiene l'apertura del Mei ad opera di una cospicua coltre di band tributanti l'icona Fabrizio de Andrè.
Solo il tempo di avvicinarsi all'ingresso ed ecco che la serata devia in una enoteca del centro di Faenza con rappresentanti sparsi di Gatto Ciliegia e Perturbazione.
Qualche cerchio alla testa e infinite sfide alla Playstation fanno il resto.
Il mattino seguente è l'apertura ufficiale del Meeting con le conseguenti ed innumerevoli strette di mano del caso e con l'inedito battesimo affidato alla conferenza sulla comunicazione tenuta tra gli altri da Santoro e Agnoletto.
La fiera pare evolversi ancora di più rispetto alle precedenti annate e regala una piacevole sensazione di attaccameto da parte di buona parte delle realtà presenti.
Si susseguono i concerti tra la tenda grossa e quella emergente e mi imbatto in un Marco Iacampo (Goodmorningboy) arrabbiato con la sua chitarra che dopo la sola 'Good Morning Blues' si spatascia sul palco lasciato deserto dal simpatico cantautore veneto.
A seguire lo splendido set della Juniper Band che con soli tre pezzi si ripresenta in una nuova veste decisamente più hard e meno post che già lascia acquolina per la prossima pubblicazione.
Si discute nel frattempo nella Sala Convegni dove s'accende la questione Stèfani vs. Agnelli/Casacci durante la conferenza sul ToraTora. Chiacchere.
Il mei è del resto un continuo parlare: chi vende, chi compra, chi contatta, chi saluta, non ci si sfugge mica tanto facilemente.
Assisto contento alle premiazioni alle migliori indie-situazioni che finisco con il condividere quasi a pieno tra Bauselle (miglior Gruppo), Perturbazione (Miglior Tour), Yuppie Flu (Miglior Disco), Homesleep (Miglior Etichetta), Amerigo Verardi (miglior Produttore) e Casino Royale (Miglior Autoproduzione).
Nel frattempo lo stand cremonese riscuote ampio successo e gradimento e l'interesse per Cantiere Sonoro ne è forse la palese testimonianza.
In serata non ce la sentiamo di perdere il set doppio di Julie's Haircut e Perturbazione. Convincenti ed indiscussi.
La seconda giornata è caratterizzata da una sorta di fluttuante tranquillità che accompagna la comunque affollatissima fiera.
Quest'oggi è la giornata dei Vips: Morandi, Articolo 31, Velvet, ecc. in previsione dei premi ai migliori videoclip italiani.
Mi godo un breve scorcio ma la sala convegni è davvero troppo affollata e preferisco lasciar perdere, nel frattempo seguo due battute tra Vignola e Odm/Zu sulla situazione dell'indipendente nazionale all'estero e il reading di Sardo dei Mambassa.
Il via-vai è sempre lo stesso e dopo un pò sopreggiunge anche un pò di noia.
Mi delizia il set dei Carpacho, mi indolenzisce invece la presentazione di Pornodrome ed è già ora di sbaraccare: ancora brugole e furgoni e via sulla strada del ritorno.
Ciao Ciao Mei, all'anno prossimo.
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Guido |
| ROSALUNA |
Non frequento molto spesso il mondo del folk, ma in questi ultimi due giorni mi capita per la seconda volta di scrivere di Folk. Il disco dei Rosaluna, cinque giovani salentini, è FOLK ROCK (così Dario Riva, pilastro dell'etichetta LATLANTIDE, me li ripresenta). Il loro quarto lavoro è fatto da...
Non frequento molto spesso il mondo del folk, ma in questi ultimi due giorni mi capita per la seconda volta di scrivere di Folk. Il disco dei Rosaluna, cinque giovani salentini, è FOLK ROCK (così Dario Riva, pilastro dell'etichetta LATLANTIDE, me li ripresenta). Il loro quarto lavoro è fatto da 15 tracce nelle quele si sente la terra, il sole e le sonorità delle tradizioni nelle quali sono cresciuti. Un lavoro onesto, un bel cd che agli amanti del genere, e non solo, non può che piacere. I quindici episodi del disco sono capaci di rapirti, di costringerti all'ascolto ma, allo stesso tempo, anche di liberare un'ottima energia. Racconti e ballate si alternano, accompagnando l'ascoltatore in danze senza fiato.
Ottima la rieterpretazione della Leggenda di Natale di De Andrè, molto coinvolgente Mata e Grifone, nella festosa La Mia Notte si sente un'pò di Banda Bardò. Nel complesso, come dicevo prima, è un bel lavoro. Molto curati i testi e le immagini descritte sono ben supportate dalle melodie suonate.
Track list
- Preludio
- Salomè
- Incroci
- Fimmina
- Leggenda di Natale
- Vigilgia di Festa
- Mata e Grifone
- Interludio
- Molto
- Strade Perdute
- Vecchio Frack
- La mia Notte
- Tra radice e Corteccia
- Erotopaegnie
- Post Ludio
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| N/A -
Allo |
| Isobel Campbell - Amorino |
La carriera solltaria della docile seconda voce dei Belle & Sebastian pare non temere confronti.
Isobel confeziona questo 'Amorino' (primo lavoro a suo nome dopo i due capitoli Gentle waves) seguendo a la sua inestimabile cura della melodia non allontandosi neppure eccessivamente dalle influenze della sua stessa band di Glascow.
Orchestrazioni...
La carriera solltaria della docile seconda voce dei Belle & Sebastian pare non temere confronti.
Isobel confeziona questo 'Amorino' (primo lavoro a suo nome dopo i due capitoli Gentle waves) seguendo a la sua inestimabile cura della melodia non allontandosi neppure eccessivamente dalle influenze della sua stessa band di Glascow.
Orchestrazioni d'annata si fondono a spruzzi ibridi, talvolta pop, talvota jazz, talvolta etnica.
La cura dello stile è altissima e affascina sin dai primi ascolti con una costante e percettibile ricerca di atmosfere oniriche decisamente coinvolgenti.
Il viaggio è pretenzioso ed allo stesso tempo riuscito e vanta una infinita serie di interventi di amici, tra i quali è inaspettato registrare anche i Queens of the Stone Age in una splendida strumentale dal titolo 'Why does my heart hurt so'.
Affascinano le venute dixieland di 'The Cat's Pijamas' e le atmosfere soffuse di 'Johnny come home' con vere e proprie tratte orchestrali di ampio stile retrò.
Un disco che nel complesso riesce ad entusiasmare per ecletticità e fascino e che certamente lascierà un segno in questo sempre più freddo calar d'annata.
Buon godimento.
01. Amorino - 3:45
02. The Breeze Whispered Your Name - 4:45
03. Monologue for an Old True Love - 3:41
04. October's Sky - 2:32
05. The Cat's Pyjamas - 2:23
06. Why Does My Head Hurt So? - 2:15
07. Johnny Come Home - 3:41
08. Poor Butterfly - 3:00
09. Love for Tomorrow - 2:48
10. There Is No Greater Gold - 4:08
11. This Land Flows With Milk - 4:19
12. Song for Baby - 3:49
13. Time Is Just the Same - 2:55
Allo
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| N/A -
Allo |
| Marco Paolini + Mercanti di Liquore - Song n.32 |
Fillmore vestito a sera per questo giovedì così diverso.
Il palco infatti prevede soli quattro sgabelli: uno per ogni mercante di liquore (Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico) ed uno per il caro Marco Paolini.
Un buon monologo sulla parigi di qualche anno fa e su una certa ragazza apre una...
Fillmore vestito a sera per questo giovedì così diverso.
Il palco infatti prevede soli quattro sgabelli: uno per ogni mercante di liquore (Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico) ed uno per il caro Marco Paolini.
Un buon monologo sulla parigi di qualche anno fa e su una certa ragazza apre una serata certamente invitante.
Marco è sempre frizzante e pungente e vanta una folta platea di pseudo-fans che certamente aiutano a creare un ambiente piuttosto caldo ed informale.
Lo spettacolo è perennemente frammentato tra monologhi e canti (in questo ovviamente intervengono i tre mercanti...) e segue un percorso volutamente sconnesso ma allo stesso tempo retto su una generica linea comune.
La stessa eterogeneità di argomenti è però causa di una sorta di confusione ed accavallamento che influisce nell'assorbimento complessivo dello show.
Le indiscusse doti di chi sta sul palco vengono certamente confermate e gli applausi scrosciano mentre vengono concessi bis su bis.
Uno spettacolo quindi che vale la pena presenziare e che sfiora le cinque mucchine.
Consigliato.
Allo
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| N/A -
Allo |
| CONCERTO PER DISEGNATORE E ORCHESTRA |
“La musica fu introdotta in certo qual modo come antidoto contro l’immagine, come il gesto del bambino che canta nel buio per proteggersi”.
Theodor W. Adorno
CONCERTO PER DISEGNATORE E ORCHESTRA
Si spengono le luci. Buio in sala. Un semicerchio composto da cinque elementi si dispone attorno allo schermo. Dal silenzio affiorano...
“La musica fu introdotta in certo qual modo come antidoto contro l’immagine, come il gesto del bambino che canta nel buio per proteggersi”.
Theodor W. Adorno
CONCERTO PER DISEGNATORE E ORCHESTRA
Si spengono le luci. Buio in sala. Un semicerchio composto da cinque elementi si dispone attorno allo schermo. Dal silenzio affiorano le prime note. E con esse una storia incomincia ad essere raccontata. Cioè: disegnata e animata: la vita di tutti i giorni di un personaggio alle prese con la parte più cinematografica che ognuno si porta sempre dietro, la personale proiezione: la propria ombra. In diretta. Musica e immagini. Nel Concerto per disegnatore e orchestra - l’orchestra è quella dei Perturbazione, uno dei più importanti gruppi indipendenti italiani in circolazione; il disegnatore è Tommaso Cerasuolo: di norma voce del gruppo, ma qui impegnato ad essere demiurgo che crea, manipola, plasma, sposta personaggi e paesaggi mentre l’orchestra segue passo dopo passo il dipanarsi della storia sullo schermo. Tutto sempre in diretta, è bene ribadirlo. Concerto per disegnatore e orchestra è uno spettacolo, letteralmente, unico. La storia del cinema ci insegna che per lungo tempo fu tradizione “assumere” dei musicisti in sala per commentare le immagini. Gente che suonasse un repertorio più o meno vasto di temi e brani. Ma si trattava di storie che venivano semplicemente proiettate sullo schermo. Al contrario, l’idea fondante di Concerto per disegnatore e orchestra consiste nella creazione di musica e immagini in diretta: così i musicisti si trovano a commentare e inseguire ciò che prende vita sullo schermo, nella sala stessa, dall’illustratore, nascosto dietro i suoi macchinari. Ma non c’è trucco. E neanche inganno: perché tutto ciò alla fine non è cinema. Non è teatro. Non è videoarte. Non è animazione. Non è musica. Non è disegno.
O almeno, non è solo quello, ma un’inedita somma delle parti.
Immaginate un po’ un’orchestra che suona nel buio…
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| N/A -
Bill |
| Marta Sui Tubi - Muscoli e Dei |
Prendete due siciliani a Bologna. Metteteli dietro un tavolo con vino, chitarra, peperoncino, patate, carta e penna. E adesso immaginate un disco acustico, però suonato con irruenza punk. Aggiungete inaspettate deviazioni che ricordano melodie nere con echi grunge. Bene. Sovrapponete liriche a volte sature di caustico umorismo (“Stitichezza cronica”), a...
Prendete due siciliani a Bologna. Metteteli dietro un tavolo con vino, chitarra, peperoncino, patate, carta e penna. E adesso immaginate un disco acustico, però suonato con irruenza punk. Aggiungete inaspettate deviazioni che ricordano melodie nere con echi grunge. Bene. Sovrapponete liriche a volte sature di caustico umorismo (“Stitichezza cronica”), a volte caricaturali (ascoltate la storia del tennista di “Volè”), altre volte ancora immerse in un intimismo sofisticato che cede il passo a ritratti crudi e lividi quanto riflessivi (la splendida “Le cosa cambiano”. Il risultato è Marta sui Tubi, band di due elementi nata nell’ottobre di un anno fa nel capoluogo emiliano. Giovanni Gulino (voce) e Carmelo Pipitone (chitarra) sono gli autori di un disco che tutto può fare tranne che lasciare indifferenti all’ascolto.
Non sarà un disco da heavy rotation, ma a noi la vena istrionica dei due siciliani piace e gli arrangiamenti delle canzoni non appesantiscono l’ascolto nemmeno in una situazione così minimale. Il lavoro in studio di Fabio Magistrali, va da sè, non delude.
Da scoprire un po’ alla volta, nuvola nera dopo nuvola nera.
Billy Horton
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| N/A -
Bill Horton |
| Francesco De Gregori - Mix |
Mi chiedo con quale impulso io abbia deciso di riguardare il vecchio "Turné" di Salvatores e – sentendo le note di "Rimmel" – sia automaticamente corso a recuperare "Mix", un doppio album, un po’ antologia, un po’ live, un po’ pax discografica tra RCA e Sony dopo gli screzi del...
Mi chiedo con quale impulso io abbia deciso di riguardare il vecchio "Turné" di Salvatores e – sentendo le note di "Rimmel" – sia automaticamente corso a recuperare "Mix", un doppio album, un po’ antologia, un po’ live, un po’ pax discografica tra RCA e Sony dopo gli screzi del passato.
"Mix" arriva dopo i Basement Tapes italiani di “Il fischio del Vapore”. Mix è una raccolta strana: un primo cd ottenuto dalle registrazioni ufficiali in studio (a parte un paio di occasioni registrate dal vivo), sedici tracce di cui ricordiamo una straordinaria "A Chi", registrata quasi per scherzo, sconvolta con un riarrangiamento blues.
E poi c’è un secondo disco totalmente live, dei due il più bello. Sarà che il De Gregori che preferisco è quello incazzato e imbronciato dei concerti, lontano dalla pulizia degli studi, dylaniano nel piglio (e nell’anima a giudicare dagli omaggi a cuore aperto), il De Gregori capace di zittire il pubblico se non vuole altre voci sopra la sua, con una chitarra dozzinale ed elementare, e questa voce sempre e comunque “fuori”. In pratica l’opposto dei canoni del bel canto all’italiana. Sbavature, stonature, ruvidità e imprecisioni della voce, e poi la band: chitarre elettriche, slide, pianoforti, batterie quadre. Approcci molto americani per il gusto dello storytelling e taglio poetico per raccontare storie tutte italiane. Viaggiatori senza bussola amanti del caffè, anime salve, santi con due pistole nella fondina, puttane, amori persi, banditi e peccatori con la consolazione di stelle che tornano a brillare tutte le sere. Dalla cover di "I Shall Be Relased" e "If You See Her, Say Hello", fino ai gatti di Alice, da una Rimmel fino a un "Viva l’Italia" rabbioso e a tratti urlato, un inno di ieri su una nazione “bella e inutile” che sembra esser cambiata poco nel corso dei decenni.
Di poeti transgenerazionali come De Gregori – noi che viviamo in un Paese con la memoria corta e il passo stanco – abbiamo ancora uno spaventoso bisogno.
“Viva l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste / Viva l’Italia che resiste”
Billy Horton
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| N/A -
Allo |
| Motorpsycho + Jaga Jazzist Horns - in the Fishtank |
La formula è delle più semplici, si prendono due ensemble che non c'entrano nulla l'uno con l'altro e li si chiude in sala di registrazione per due giorni.
Il risultato è questa collezione 'In the Fishtank' della tedesca Konkurrent che ridendo e scherzando è già approdata alla decima pubblicazione (in...
La formula è delle più semplici, si prendono due ensemble che non c'entrano nulla l'uno con l'altro e li si chiude in sala di registrazione per due giorni.
Il risultato è questa collezione 'In the Fishtank' della tedesca Konkurrent che ridendo e scherzando è già approdata alla decima pubblicazione (in passato si registrano le collaborazioni tra I.c.p. e sonic Youth, Low e Dirty three, Tortoise e The ex, ecc...).
Opera fascinosa che risente in egual modo delle influenze dei due progetti per una sorta di meltin' pot attitudinale decisamente gradevole e suggestivo.
I pezzi sono cinque e di ovvia lunga vita (l'ultimo registra un intimidatorio 20'53'') e già di per sè preannunciano divagazione in qualsivoglia direzione. E' ovvio quindi temere il peggio riguardo al coinvolgimento dell'ascolto, ma bastano soli pochi ascolti per venire smentiti.
Le composizioni risentono di una forte ed efficace dose ironica che alleggerisce l'ascolto e la fruizione ed assegna all'intera opera ciò che mai ci si sarebbe immaginati di setire.
Gradevole quindi, a cavallo tra psichedelia jazzante e pop d'acidità estesa premiando le arti messe in gioco e il coraggio delle idee di casa Konkurrent.
Ben Fatto.
Tracklist:
1.bombay brassière
2.pills, powders and passion play
3.doffen ah um
4.theme de yoyo
5.tristano
Allo
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| N/A -
Guido |
| ROCK 'N' ROLL HIGH SCHOOL II |
Prima serata della seconda edizione della Rassegna Rock and Roll High School, organizzata dall'Educativa di Strada del Comune di Cremona, Arci di Cremona, Centro Musica il Cascinetto su idea di Davide Zito. Sul palco dell'Arci di via Speciano, gli SDS (Sfinteri di Sam) e i Paradise. Ore 22: gli SDS...
Prima serata della seconda edizione della Rassegna Rock and Roll High School, organizzata dall'Educativa di Strada del Comune di Cremona, Arci di Cremona, Centro Musica il Cascinetto su idea di Davide Zito. Sul palco dell'Arci di via Speciano, gli SDS (Sfinteri di Sam) e i Paradise. Ore 22: gli SDS salgono sul palco. 45 minuti di punk pieno di contenuti e senza compromessi. Diretti, disinvolti e decisi a far arrivare il loro messaggio. Subito dopo tocca hai Paradise e al loro rock pop doltre oceano. Si passa, quindi, dalle sonorità volutamente sgrezze alla ricercata pulizia del suono e all'armonia delle strofe. Il repertorio dei Paradise è totalmente in Inglese e le chitarre la fanno da padrone sul palco. Ottima l'intesa con il pubblico.
Alla fine, il non indifferente pubblico accorso, sottolinea con un caloroso applauso la fine della serata a testimonianza che nel sommerso mondo studentesco nascono ancora grandi idee.
Da seguire.
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| N/A -
Allo |
| BOOSTA dei SUBSONICA presenta dianablu |
Dianablu non è lo scontro semplice ed elementare, la crisi tra due parole, un nome e un colore, una in coda all'altra. dianablu è il nome di un colore nuovo, quello che riempirebbe ogni stanza fumosa e sicura se si aprissero all'improvviso le porte sulla notte, quello che misceleremmo sulla...
Dianablu non è lo scontro semplice ed elementare, la crisi tra due parole, un nome e un colore, una in coda all'altra. dianablu è il nome di un colore nuovo, quello che riempirebbe ogni stanza fumosa e sicura se si aprissero all'improvviso le porte sulla notte, quello che misceleremmo sulla tavolozza se fosse possibile essere cupi con grazia, se le cose scure e il buio, se il nero avesse sfumature e non fosse così impenetrabile e frontale. dianablu è il nome di un filo molto poco invisibile che attraversa otto racconti + 1 e ne fa un romanzo corale, il disco struggente di chi non è stato capace di amare senza portarsi dietro una lunga scia di sangue. Angeli e assassini, dj e ragazze glam attraversano le pagine e raccontano l'ansia di vivere, l'ironia e la sensibilità degli inadatti, di chi è insicuro in ogni sua azione, radicale nelle reazioni. dianablu, tra l'amore che esce dalle ferite di un'arma da fuoco e i disturbi della personalità che diventano biglietti da visita, è l'opera prima di un talento inesauribile, di un musicista che scrive e di uno scrittore che disegna mondi e che fa cozzare esistenze. E ogni esistenza in collisione potrebbe essere quella di uno di noi. E per entrare in collisione è sufficiente essere così deboli o coraggiosi da perdere l'equilibrio…
Boosta, all'anagrafe Davide Dileo. In arte Boosta. In arte produttore, musicista, dj, ora anche scrittore. In arte vive a Torino, in fede ci lavora. Tastierista dei Subsonica, ha scritto dianablu prima, durante e dopo un anno di tour, la scrittura di un soggetto cinematografico, i lavori di mixaggio di un disco dal vivo, la preparazione del suo disco solista, una fidanzata destabilizzante e un lungo mese di eremitaggio nella terra di Francesco d'Assisi. In arte, a chiacchierare con gli animali.
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| N/A -
Allo |
| Belle & Sebastian - Fans Only (dvd) |
E' affascinante scoprire un pò più da vicino quegli artisti che tanto ti fanno star bene quando ti ritrovi faccia a faccia con le cuffie.
Ero proprio curioso di poter gustare questo dvd per i Belle & Sebastian pubblicato dalla Jeepster quale ultimo saluto nei confronti della band di Glascow...
E' affascinante scoprire un pò più da vicino quegli artisti che tanto ti fanno star bene quando ti ritrovi faccia a faccia con le cuffie.
Ero proprio curioso di poter gustare questo dvd per i Belle & Sebastian pubblicato dalla Jeepster quale ultimo saluto nei confronti della band di Glascow dopo la cessione alla leggendaria Rough Trade.
Un lavoro quindi non attuale nei contenuti ma che ripercorre gradevolemente la vita artistica della band e nello specifico dei suoi componenti limitandosi ovviamente alle annate trascorse sotto la stella Jeepster.
Ce n'è per tutti i gusti, dal live più ridondante alle sale prove più misere il tutto costantemente accompagnato dalle sempre splendide composizioni dell'ensemble inglese.
Una pubblicazione quindi consigliata a chi è interessato ad approfondire.
Ben fatto.
Allo
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| N/A -
Allo |
| Spiritualized - Amazing Grace |
Il passaggio della oramai storica band dalla Bmg all'indipendente Sanctuary è finalmente confermata dalla prima pubblicazione del nuovo corso artistico di Spaceman & co.
Eccoci quindi a questo 'Amazing grace' che era già da tempo stato annunciato quale opera del ritorno alle radici garage fomentando fortemente attese e discussioni.
Certamente non...
Il passaggio della oramai storica band dalla Bmg all'indipendente Sanctuary è finalmente confermata dalla prima pubblicazione del nuovo corso artistico di Spaceman & co.
Eccoci quindi a questo 'Amazing grace' che era già da tempo stato annunciato quale opera del ritorno alle radici garage fomentando fortemente attese e discussioni.
Certamente non il disco della vita per l'ex Spaceman 3 Jason Pierce (ndr Spaceman)che comunque cela una sana voglia di rimettersi in gioco.
Il linguaggio è quindi dettato da un piglio decisamente rock n' roll che talvolta si traduce in una propensione per il lo-fi più tradizionale.
Non mancano le ballate in chiave classica quale la suggestiva 'Oh Baby' che conferma per l'appunto ciò che di annunciato non era: quel piglio gospel che tanto fa felici i fans di casa Spiritualized.
Ciò che di maturo si cercava lo si è quindi trovato anche se nell'insieme il disco pecca su alcuni lati (ndr melodia...).
Tanti sono i significati che gli si possono attribuire e pochine le risposte che si riesce ad estrapolare.
Una scommessa vinta solo a metà che lascia comunque l'appetito per ciò che sarà...
...in attesa.
Tracklist:
1. This Little Life Of Mine
2. She Kissed Me (It Felt Like A Hit)
3. Hold On
4. Oh Baby
5. Never Goin' Back
6. The Power And The Glory
7. Lord Let It Rain On Me
8. The Ballad Of Richie Lee
9. Cheapster
10. Rated X
11. Lay It Down Slow
Allo
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Allo |
| Mountaineers - Messy Century |
Dire che le radici non sono ciò che si è in questi casi è proprio un azzardo.
I Mountaineers non potevano che provenire dalle lande gallesi con quell' inestimabile gusto pop che tanto eccita il mio 'repeat'.
Ce ne sarebbe da dire: scanzonati, lo-fi, folkemente tristi, godibilmente rumorosi, certo è che...
Dire che le radici non sono ciò che si è in questi casi è proprio un azzardo.
I Mountaineers non potevano che provenire dalle lande gallesi con quell' inestimabile gusto pop che tanto eccita il mio 'repeat'.
Ce ne sarebbe da dire: scanzonati, lo-fi, folkemente tristi, godibilmente rumorosi, certo è che i Nostri 'Montanari' sembrano relamente candidarsi tra i migliori prodotti nel ramo di questo pop lo-fi elettroacustico e modaiolo.
Radici che però si allargano sempre più se si spulcia la biografia dei ragazzi che cela ulteriori fondamenta ceche (i genitori facevano parte di uno di quei circhi itineranti...), ed ecco che affiorano le vene folkeggianti, quelle che riempiono il pop di quella tradizione spesso tralasciata.
Vista la latente follia che il progetto trasuda (mai titolo fu più esplicativo...) ecco che a questo viene affiancato l'inaffiancabile con una sorta di tappeto fatto di loop e campionamenti sparsi che rende ancora più indecifrabile l'essenza del suono.
Un disco quindi che colpisce e stordisce (ma poi neanche tanto...) per poi conquistare nella sua fascinosa elementarietà e gradevolezza.
Questi tre Montanari sanno proprio il fatto loro nascosti in quella vena POPolare che affascina come non mai...
Ne voglio ancora!
Da gustarsi un bocconcino alla volta.
Tracklist:
Ripen
Sewing
It's solid
I gotta sing
Belgique limb
Want to write you
UK theatre
Backgrounds
All my life
Bom bom
Gruppen
Apart from this
Silent dues
Allo
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Allo |
| Terje Nordgarden - Terje Nordgarden |
Il norvegese Terje ne ha attirate di attenzioni, non c'è che dire, con questo esordio tanto affascinante quanto artigianale.
La semplicità dei pezzi è la conseguenza di questo giovane Nord-europeo che è finito per scorrazzare per le vie di Firenze, facendosi infine scorgere da Paolo Benvegù e la sua Stoutmusic.
Una...
Il norvegese Terje ne ha attirate di attenzioni, non c'è che dire, con questo esordio tanto affascinante quanto artigianale.
La semplicità dei pezzi è la conseguenza di questo giovane Nord-europeo che è finito per scorrazzare per le vie di Firenze, facendosi infine scorgere da Paolo Benvegù e la sua Stoutmusic.
Una favoletta di quelle romantiche che cela un indiscutibile talento fra le proprie corde e che conferma il buon filone della canzone di casa norvegese.
Tredici canzoni, nell'accezzione più canonca del termine, che convincono e soddisfano non senza però alcune riserve: spesso la stessa classicità dell'attitudine di Terje finisce per compromettere la stessa caratterizzazione del cantautore che troppo spesso non è altro che una semplice metafora di ciò che è stato (Buckley, Beck, Drake e Young, amen!).
E' questa latente mancanza di carattere personale che fa suonare un pò vuote le comunque godibili composizioni del Nostro.
Certamente un buon esordio che però necessita di una ulteriore maturazione da parte di chi dimostra in soli pochi attimi di possedere tante inestimabili virtù...
Stiamo aspettando.
tracklist:
01. Winter mourning
02. The last song
03. All yr notes
04. Something else in mind
05. Even now
06. Nothing comes that easy
07. 2nd flight
08. Song for drake
09. This time
10. Sometimes
11. These memories
12. Coming back home
13. Paint you a picture
Allo
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allo |
| Mei 2005 |
Per il terzo anno consecutivo il carrozzone Mei incrocerà le strade di Cantiere Sonoro e del Centro Musica il Cascinetto di Cremona.
Parteciperemo con il tradizionale stand nel quale sarà possibile incrociare le prossime proposte targate Cantiere Sonoro.
Di consuetudine una delle band vincitrici della passata edizione di Band in Cantiere...
Per il terzo anno consecutivo il carrozzone Mei incrocerà le strade di Cantiere Sonoro e del Centro Musica il Cascinetto di Cremona.
Parteciperemo con il tradizionale stand nel quale sarà possibile incrociare le prossime proposte targate Cantiere Sonoro.
Di consuetudine una delle band vincitrici della passata edizione di Band in Cantiere si esibirà sui palchi live. Questo è il turno dei Jenny’s Joke.
L’appuntamento è fissato per il weekend del 26-27 Novembre 2005 tra il delirio dei padiglioni.
Ci si vede là?
Abbraccio
Lo staff del Cm
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Allo |
| Verdena - Il suicidio dei Samurai |
Che dire, se non ammettere di essere per la terza volta ricaduti tra le fascinose trame della band Bergamasca?
Eccoci quindi con Il suicidio dei Samurai, nuovo capitolo discografico del terzetto, anzi quartetto vista l'oramai ufficiale entrata in formazione di Fidel Figaroli alle tastiere.
L'effetto che provoca è certamente a conferma...
Che dire, se non ammettere di essere per la terza volta ricaduti tra le fascinose trame della band Bergamasca?
Eccoci quindi con Il suicidio dei Samurai, nuovo capitolo discografico del terzetto, anzi quartetto vista l'oramai ufficiale entrata in formazione di Fidel Figaroli alle tastiere.
L'effetto che provoca è certamente a conferma del fatto che nei prossimi mesi sarà a 'repeat' perenne: incertezza, difficoltà nel catalogare e giustificare i primi ascolti.
Basta il semplice approfondimento della materia per ammettere di avere tra le mani una delle più belle cose rock di questi ultimi anni: compatezza, maturità e rabbia regalano a questo nuovo lavoro un fascino dedicato che sembra sopperire alle poche pecche rimaste tra le melodie di 'Solo un grande sasso'.
Anche i testi celano una forte evoluzione dal punto di vista contenutistico e mai come questa volta si legano alle ricerche convulsive delle nuove composizioni.
'Logorrea' e un badile rock stampato in viso mentre il singolo 'Luna' ritorna sulle trame melodiche ormai sinonimo del fare di Alberto.
'Glamodrama' è semplicemente splendida.
Pochi ascolti già bastano per percepire che ciò che si ha attorno è ciò che i Verdena vogliono dare, ciò che del resto regala al disco un'atmosfera tutta nuova pur mantenendo la medesima ricetta.
Pensare che tutto questo è autoproduzione casalinga all'henhouse studio, ex pollaio e sala prove della band fa certamente spavento.
Questo è il nuovo rock in italia, questo è Verdena.
Ingoia il Rospo!.
tracklist:
Logorrea (esperti all'opera)
Luna
Mina
Balanite
Phantastica
Elefante
Glamodrama
Far fisa
17 tir nel cortile
40 secondi di niente
Il suicidio del samurai
Il disco sarà nei negozi dal 30 gennaio mentre l'ep 'Luna' è già nei negozi con tre inediti (Le tue ossa nell'altitudine / Apice / Omashee) e la cover di Harvest di Neil Young.
Allo
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Allo |
| Marco Parente - L'attuale Jungla |
Testimonianza di una serie di live 'speciali' nei quali le inestimabili doti di Marco Parente vengono accompagnate dalla Millenium Bugs' Orchestra diretta da Mirko Guerrini.
Pomposità e suggeastione sono le caratteristiche di un frammento pregevole dello scorso tour del giovane cantautore.
Tra la scaletta proposta si rileva anche una nuova composizione...
Testimonianza di una serie di live 'speciali' nei quali le inestimabili doti di Marco Parente vengono accompagnate dalla Millenium Bugs' Orchestra diretta da Mirko Guerrini.
Pomposità e suggeastione sono le caratteristiche di un frammento pregevole dello scorso tour del giovane cantautore.
Tra la scaletta proposta si rileva anche una nuova composizione 'Inseguimento Geniale', brano inedito messo proprio ad apertura del disco.
Il discorso è di sempre spessore considerevole e convince sin da subito nel rammarico di 'non esserci stati'.
Le date in questione sono tre e tutte Toscane e certamente rendono giustizia agli splendidi spettacoli di Marco e della sua band affinando gli arrangiamenti con intuizioni di pop d'orchestra di altissimo livello.
Fa bene allo spirito e annega le sensazioni mentre a piene mani ripesca in 'Trasparente', ultimo lavoro in studio.
Da 'Karma Parente' a 'Farfalla Pensante' sino alla lucida potenza de 'Lamiarivoluzione'.
Una ulteriore conferma di splendore ad opera di uno dei migliori cantautori a noi contemporanei.
Ci basterà finche ci basteremo,ci sazierà finchè...
Track list:
1. Inseguimento geniale
2. Karma parente
3. Il fascino del perdente
4. Come un coltello
5. Il mare si è fermato
6. Farfalla pensante
7. W il mondo (radiourlo)
8. Fuck (he)art & let's dance
9. Lamiarivoluzione
10. Adam ha salvato Molly
Allo
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| N/A -
Allo |
| Jenny's Joke - Jenny's joke |
Debutto omonimo per i cremaschi-castelleonesi-cremonesi Jenny's Joke. Disco che già di per se aveva fatto notizia (provincialismi...) vista la partecipazione alle registrazioni di Davide Puccini, fonico live dei Verdena.
Un buon primo passo quindi, racchiuso tra le atmosfere post ma con dichiarate inclinazioni lo-fi d'indipendenza d'oltremanica.
Le prime pecche non si...
Debutto omonimo per i cremaschi-castelleonesi-cremonesi Jenny's Joke. Disco che già di per se aveva fatto notizia (provincialismi...) vista la partecipazione alle registrazioni di Davide Puccini, fonico live dei Verdena.
Un buon primo passo quindi, racchiuso tra le atmosfere post ma con dichiarate inclinazioni lo-fi d'indipendenza d'oltremanica.
Le prime pecche non si fanno comunque attendere in campo lirico e vocale con i testi in inglese che paiono proprio non tenere il passo a tutto il resto.
Anche l'eterogeneità complessiva è da affinare ma certamente è solo da attribuire alla tenera età del progetto.
Sei capitoli (+ ghost track) che danno una chiara spiegazioni di ciò che i cinque vanno cercando ed allostesso tempo conferma le lacune sparse.
Convincono poco le situazioni più accese mentre affascinano le fasi prettamente post-melodiche come 'Talking about her ghost' e 'Save me'.
Tanti margini di miglioramento da colmare ma altrettante le speranze poste in una già gradevole partenza.
La ricerca di un proprio profilo caratterizzante darebbe certamente una grossa mano in un panorama di genere eccessivamente sovrafollato...
...a presto!
Jenny's Joke:
Vaiani Maurizio - voce, chitarra
Valcarenghi Massimo - chitarra, voce, programming
Marchetti Pietro - basso
Gatta Fabio - chitarra
Arisi Marcello - batteria
tracklist:
A pig in the rain
The Gift
Tokyo Rodeo
Talking about her ghost
Save me
In the light
Allo
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Allo |
| Stereolab - Margerine Eclipse |
Da 'una delle cinquanta band più influenti', come cita l'adesivo firmato da Spin in copertina, è difficile attendersi passi falsi e cadute di riferimenti.
Non è questo il caso del fascinoso Margerine Clipse, primo lp dopo la prematura e tragica scomparsa di Mary Hansen, chitarrista della band inglese.
Preceduto di qualche...
Da 'una delle cinquanta band più influenti', come cita l'adesivo firmato da Spin in copertina, è difficile attendersi passi falsi e cadute di riferimenti.
Non è questo il caso del fascinoso Margerine Clipse, primo lp dopo la prematura e tragica scomparsa di Mary Hansen, chitarrista della band inglese.
Preceduto di qualche mese da un ep, il nuovo lavoro apre nuovi orizzonti per la band di Tim Gane e amplifica la vena atmosferica già da tempo annunciata.
Perdute le influenze sixties le nuove porte paiono aprirsi nelle direzioni più sperimetali del progetto, con una cesellatura compositiva a volte sin troppo accentuata.
I molteplici riferimenti al passato non intaccano una ricetta già di per sè appetitosa con una psichedelia talvolta stanca e infelice (nell'approccio...).
E' quindi la delicatezza il denominatore di un lavoro ricco e ridondante ed allo stesso tempo manieristicamente elementare che subito conquista in termini di gradevolezza e fruibilità.
Convincono le soffuse 'Need to be' e '...sudden stars' dal piglio indiscutibilmente cinematografico (non a caso buona parte dei testi sono in francese...).
Ricerca dell'onirico e astrattezza condiscono un lavoro di indubbio intrigo che certamente avrà modo di riconfermare la band anche al nostro contemporaneo.
...avanti così!
Tracklist
01 Vonal Declosion
02 Need To Be
03 "...Sudden Stars"
04 Cosmic Country Noir
05 La Demeure
06 Margerine Rock
07 The Man with 100 Cells
08 Margerine Melodie
09 Hillbilly Motobike
10 Feel and Triple
11 Bop Scotch
12 Dear Marge
Allo
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| N/A -
Allo |
| Last Days of April - if you lose it |
Per il duo di Stoccolma è l'ora della quarta pubblicazione dopo il fortunato 'Ascend to the stars' del 2002.
Si continua quindi a fraseggiare con un piglio più che mai pop cesellato in formule d'estetica compositiva a dir poco raffinate.
Colpisce la semplicità con la quale Karl e Andreas si disimpegna...
Per il duo di Stoccolma è l'ora della quarta pubblicazione dopo il fortunato 'Ascend to the stars' del 2002.
Si continua quindi a fraseggiare con un piglio più che mai pop cesellato in formule d'estetica compositiva a dir poco raffinate.
Colpisce la semplicità con la quale Karl e Andreas si disimpegna in trame di elemtarietà solo apparente, per un lavoro di pre-post produzione dettagliato e preciso (la produzione è affidata a Pelle Gunnerfeldt, attualmente in studio con gli Hives, e Mathias Oldèn).
Sfumature d'oltreoceano che poco paiono ispirate dagli scenari di Svezia ma che regalano un lavoro di pregevole fattura e di gradevole impatto.
Nulla di nuovo, intendiamoci, ma questo 'If you lose it' si lascia proprio ascoltare confezionando passaggi a dir poco suggestivi (vedi la solare 'Been here all time' e l'incandescenza retrò di 'Me the Plague').
Alla fine è solo pop vagamente rock, alla fine pare un pò scontato, ma c'è comunque ciò di cui godere.
Visto che c'è attorno...
...può bastare!
il disco sarà nei negozi a partire dal prossimo 23 Febbraio!
Tracklist:
1. It's On Everything
2. Been Here All Time
3. Tears On Hold
4. If You
5. Me The Plague
6. Your Anyone
7. Want To Go
8. Do For Two
9. Live The End
10. Fast, So Fast
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| Conferenza stampa del 02/12/2004 |
Scarica il file .zip contenete tutto il materiale della prima parte del percorso di Cantiere Sonoro VI edizione
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| Paolo Benvegnù - Piccoli fragilissimi Film |
Ritorno in grande stile per il caro Benvegnù che con un colpo di classe ben assestato confeziona uno di quei capitoli difficilmente prescindibili.
E' passato qualche anno ma la stoffa rimane immutata, rimbalzando da regsitrazioni (Marco Parente) e produzioni artistiche (Otto'p'notri, Terje Nordgarden, Brychan, ecc...) di tutto rispetto.
Questa volta però...
Ritorno in grande stile per il caro Benvegnù che con un colpo di classe ben assestato confeziona uno di quei capitoli difficilmente prescindibili.
E' passato qualche anno ma la stoffa rimane immutata, rimbalzando da regsitrazioni (Marco Parente) e produzioni artistiche (Otto'p'notri, Terje Nordgarden, Brychan, ecc...) di tutto rispetto.
Questa volta però il soggetto in questione è proprio lui, l'ipersensibilista.
Undici frammenti di una svolta che in un modo o nell'altro si fa già suadente: cantautorato spesso e consistente condito da godibili arrangiamenti pop d'oltremanica che stupisce per efficacia.
Del resto è difficile non lasciarsi trascinare dalle splendide liriche dell'oramai maturo fiorentino.
Un livello indiscutibilmente mantenuto alto che trova i suoi picchi ne 'cerchi nell'acqua' e nel singolo 'Suggestionabili'.
Porte spalancate per archi e pianoforti per un intimismo fresco e apparentemente genuino.
'Io sono suggestionabile' cita l'adesivo promozionale per l'uscita del disco e del resto i presupposti non fanno altro che venire confermati da un artista dal quale è sempre dolce subire suggestioni...
...intimamente!
Tracklist:
1. Il mare verticale
2. Cerchi nell’acqua
3. Io e te
4. Il sentimento delle cose
5. Fiamme
6. Suggestionabili
7. Brucio
8. È solo un sogno
9. Only for you
10. Quando passa lei
11. Catherine
Allo
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| Probot - Probot |
Ritorno alle origini per l'ormai onnipresente Dave Grohl ed ecco un bel dischetto metallico che più mettalico è difficile.
Il disco nasce così: prima Dave si suona tutte le musiche, poi le spedisce in giro ai più disparati esponenti della scena metal mondiale ed ecco che l'opera assume i tratti...
Ritorno alle origini per l'ormai onnipresente Dave Grohl ed ecco un bel dischetto metallico che più mettalico è difficile.
Il disco nasce così: prima Dave si suona tutte le musiche, poi le spedisce in giro ai più disparati esponenti della scena metal mondiale ed ecco che l'opera assume i tratti dell'evento.
Sotto lo stesso tetto appaiono quindi Cronos, Max Cavalera, Lemmy e tanti altri per le più disparate direzioni e tendenze: dal trash al black passando per hardcore e doom.
Del resto ogni brano è capitolo a parte e pare difficile analizzare l'opera nella sua totalità.
Si alternato parentesi più apprezzabili (Lemmy, King Diamond e Mike Dean) a parentesi di noia espressiva.
In un cast tanto altisonante non sorprende di scorgere altri nomi sparsi tra produzione e assoli: Matt Sweeney (Zwan, Chavez), Kim Thayl (Soundgarden) e Bubba Dupree (Void).
Un' opera furba e ben studiata che certamente farà chiaccherare gli appassionati del genere ma che onestamente fatica a trovare repeat assidui...
...a metà!
Tracklist:
1. Centuries Of Sin (with Cronos)
2. Red War (with Max Cavalera)
3. Shake Your Blood (with Lemmy)
4. Access Babylon (with Mike Dean)
5. Silent Spring (with Kurt Brecht)
6. Ice Cold Man (with Lee Dorian)
7. The Emerald Law (with Wino)
8. Big Sky (with Tom G. Warrior)
9. Dictatosarus (with Snake)
10. My Tortured Soul (with Eric Wagner)
11. Sweet Dreams (with King Diamond)
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| Fabrizio de Andrè - in concerto (dvd) |
Febbraio millenovecentonovantotto, Roma, Teatro Brancaccio.
Questo è il terzultimo concerto tenuto dal nostro Fabrizio prima che le sue canzoni venissero definitivamente consegnate alla storia.
Istantanea di un memorabile momento nel quale si può nostalgicamente rivedere integralmente ciò che di splendido si poteva provare incrociando il 'fragile amico' genovese.
La scaletta è trasversale...
Febbraio millenovecentonovantotto, Roma, Teatro Brancaccio.
Questo è il terzultimo concerto tenuto dal nostro Fabrizio prima che le sue canzoni venissero definitivamente consegnate alla storia.
Istantanea di un memorabile momento nel quale si può nostalgicamente rivedere integralmente ciò che di splendido si poteva provare incrociando il 'fragile amico' genovese.
La scaletta è trasversale e attraversa agilmente quasi trent'anni di poesia, da 'La Buona Novella' a 'Anime Salve' del 1996, tracciando l'ennesima conferma di spessore da parte di una delle personalità più controverse e fascinose dell'intera storia d'autore peninsulare.
Si stringono intorno al Faber i figli, la famiglia, un'intera città a dimostrazione di quanto le sue parole siano già da considerarsi immortali.
Tante infatti sono le parole (solo parole, senza musica...) che Fabrizio ha voluto concedersi in una serata di indiscutibile emozione nella quale ben poco verrà lasciato in disparte.
Icona del secolo appena trascorso per una Italia che tanto deve a quel piccolo uomo ligure che con le sue parole ha accompagnato ed emozionato una intera nazione per quasi quarantanni.
'...non ho nessuna verità da regalare, a me va già bene se riesco a regalarvi qualche piccola emozione.'
"FABRIZIO DE ANDRE' IN CONCERTO"
Il meglio della poesia, della musica e delle immagini in DVD
- Registrazione integrale del concerto del febbraio 1998 al Teatro Brancaccio di Roma
- 27 indimenticabili brani
Contenuti speciali: Fabrizio de André parla di "Creuza de ma" e "Anime Salve"
Backstage, la band e discografia completa
Audio in Dolby Digital 5.1 e rimasterizzazione digitale del video
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| The Coral - Nightfreak and the Sons of Becker |
L'avevano promesso ed eccoci accontentati: un mini-cd che disco poi è; undici nuovi capitoli per l'allegra e giovane masnada di Liverpool.
Una settimana di studio con praticamente tutto in presa diretta quasi a testimonianza di un valore troppo spesso messo in discussione da scettici e/o intolleranti.
Si, perchè i Coral fanno...
L'avevano promesso ed eccoci accontentati: un mini-cd che disco poi è; undici nuovi capitoli per l'allegra e giovane masnada di Liverpool.
Una settimana di studio con praticamente tutto in presa diretta quasi a testimonianza di un valore troppo spesso messo in discussione da scettici e/o intolleranti.
Si, perchè i Coral fanno rabbia, gelosia: dei ragazzetti impertinenti (dai 19 ai 22) che suonano come trentenni, impossibile!
Stavolta riamane ben poco da lesinare, i giovncelli hanno zittito praticamente tutti con un contropiede a dir poco efficace.
Non erano bastati 'Coral' e' Magic & Medicine'? eccovi Nightfreak and the Sons of Becker.
Dimostrazione di una serie di talenti smisurati al servizio del passato, di quella psych-beat '60 che tanto ha fatto scalmanare le generazioni del tempo.
Intendiamoci, la ricette è ben più vasta e comprende tanti freschi e divertenti spunti da qualsivoglia direzione: dal funk di tanto tempo fa (Grey Harpoon, forse è il pezzo migliore)all'acidità r'n'r dal nostro contemporaneo adorata (Migraine).
C'è solo da applaudire quando così tanti ingredienti riescono a venire a galla in modalità tanto fresche e travolgenti.
Le finestre rimangono aperte e l'aria rinfresca...
...spazio ai giovani, gente, ce n'è bisogno!
Tracklist:
1. Precious eyes
2. Venom cable
3. I forgot my name
4. Song of the corn
5. Sorrow or the song
6. Auntie’s operation
7. Why does the sun come up?
8. Grey harpoon
9. Keep me company
10. Migraine
11. Lovers paradise
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GLove |
| MAGIC SOUND OF BISCUITS |
“Il Magico suono di biscotti”è un progetto musicale nato, circa un anno fa, dal tentativo di raggiungere un delicato compromesso tra musica elettronica e musica strumentale.
Alla tradizionale registrazione, è andato ad aggiungersi un non indifferente lavoro di recupero e sviluppo di suoni, campioni e sovraincisioni, che ha portato alla composizione...
“Il Magico suono di biscotti”è un progetto musicale nato, circa un anno fa, dal tentativo di raggiungere un delicato compromesso tra musica elettronica e musica strumentale.
Alla tradizionale registrazione, è andato ad aggiungersi un non indifferente lavoro di recupero e sviluppo di suoni, campioni e sovraincisioni, che ha portato alla composizione di una decina di brani e che necessiterà dell’appoggio di un registratore multitraccia (adat) e di un campionatore per l’esecuzione dal vivo.
L’eterogenea miscela ottenuta può spaziare dalle più dolci venature “bossa-brasiliane”, passando dal pop alle più crude sonorità del rap americano, mantenendo l’originalità (si spera) degna di ogni composizione propria.
La formazione è composta da cinque elementi: Maria Attianese (prima voce) Matteo Imbrianti (batteria,voce), Igor De Luigi (basso;voce),
Emanuele Fontana (chitarra), Giampaolo Bertoni (sezione fiati:
sax,tromba,clarinetto).
Tranne Maria (alla prima esperienza) gli altri componenti hanno avuto parecchie esperienze ,comuni e non,in gruppi molto presenti sulla scena cremonese e non solo, quali: Marysun!Nicotina, Peretta, Giulietta Nervosa.
Attianese Maria 20 anni
Imbrianti Matteo 26 anni
De Luigi Igor 25 anni
Fontana Emanuele 25 anni
Bertoni Giampaolo 26 anni
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| Hellekin Mascara - Roger |
Cambio di formazione per gli Hellekin Mascara che nella nuova veste di triosi ripresentano con questo 'roger'.
5 brani di indiscussa influenza '90 che con un rock talvolta acido e talvolta sporco compongono un lavoro a tratti convincente ed a tratti traballante.
Il piglio è forse la cosa migliore mentre in...
Cambio di formazione per gli Hellekin Mascara che nella nuova veste di triosi ripresentano con questo 'roger'.
5 brani di indiscussa influenza '90 che con un rock talvolta acido e talvolta sporco compongono un lavoro a tratti convincente ed a tratti traballante.
Il piglio è forse la cosa migliore mentre in fase di composizione-arrangiamento c'è qualcosina da rivedere.
Il livello è comunque discreto e presenta una formazione che certamente cela enorme voglia di fare.
Convince pochetto 'Sa.ha.ra' mentre pare già più intrigante la tela di piano elettrico di 'tra qualche tempo'.
Anche 'roger non fari prendere' sembra all'altezza della situazione.
Il poetico fraseggiare è certamente godibile anche se talvolta la generale uscita delle liriche va lievemente inclinata nella direzione meno retorica del termine.
Un buon primo passo comunque per la nuova formazione che certamente si farà risentire.
Forza!
1. Coroner
2. Sa.ha.ra
3. tra qualche tempo
4. Beverly
5. Roger non farti prendere
Allo
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| Prima serata - band in Cantiere 2004 |
Tra rincorse e attese ecco l'arrivo anche per questo neonato duemilaequattro la serie di serate del contest di band in cantiere.
Nel contesto del Nec Ente si sono esibite le due prime band selezionate dagli oltre cento demo pervenuti: Magic Sound of Biscuits e Ali di vetro.
Tra bosse e psichedelia...
Tra rincorse e attese ecco l'arrivo anche per questo neonato duemilaequattro la serie di serate del contest di band in cantiere.
Nel contesto del Nec Ente si sono esibite le due prime band selezionate dagli oltre cento demo pervenuti: Magic Sound of Biscuits e Ali di vetro.
Tra bosse e psichedelia l'hanno spuntata le Ali di Vetro che sono quindi la prima band ad approdare al Crock 2004.
A seguire gli ospiti Ganjamama che con le solari e saltellanti cadenze in levare hanno acceso la folta ed eterogenea platea.
Da registrare la presenza di Attraversarte con una installazione video/uova che seguirà il cammino delle band ad ogni serata.
Inoltre si preannuncia la presenza anche del tavolo del centro fumetto con esposizioni e 'live' a sostegno delle varie serate.
Non resta quindi che darsi appuntamento per la prossima data:
il prossimo 5 Marzo saremo al coloniale con Divarikator, Don't dare e con ospiti i Madreblu (ore 21.30).
A venerdì.
Allo
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| Colya |
I toscani Colya costruiscono un sound che parte dal rock classico targato anni '60 per giungere fino al trip hop e al post-rock di fine millennio, ma realizzano tutto questo come trio e facendo del violino lo strumento portante della loro musica. Sono queste le qualità che convincono Universal a...
I toscani Colya costruiscono un sound che parte dal rock classico targato anni '60 per giungere fino al trip hop e al post-rock di fine millennio, ma realizzano tutto questo come trio e facendo del violino lo strumento portante della loro musica. Sono queste le qualità che convincono Universal a sostenere i Colya, tanto che il 15 ottobre 2004 il debutto della band è cosa fatta: si intitola "Laura", è un EP e contiene 4 brani, di cui uno è una cover di Purple Haze di Jimi Hendrix, musicista che proprio in trio ha cambiato la storia della musica. Disponibili per concerti.
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Allo |
| Seconda serata - band in cantiere 2004 |
Proseguendo tra le selezioni live della fase finale di Cantiere Sonoro 2004 ci imbattiamo in Divarikator e Don't Dare.
I primi, bolognesi doc, esportano il loro rock targato 'anal' fatto di provocazione e tanta carica metallica. Perenni stacchi e stridulii vocali accompagnano una esibizione a dir poco travolgente che conquista...
Proseguendo tra le selezioni live della fase finale di Cantiere Sonoro 2004 ci imbattiamo in Divarikator e Don't Dare.
I primi, bolognesi doc, esportano il loro rock targato 'anal' fatto di provocazione e tanta carica metallica. Perenni stacchi e stridulii vocali accompagnano una esibizione a dir poco travolgente che conquista giuria e platea.
Spazio ai cremaschi Don't Dare che con una spigolosità talvota eccessiva accompagnano un set dalle connotazioni prettamente acide e rumorose.
Efficace l'impatto ma da rivedere un pelo di precisione nella messa live. Comunque una esibizione di buon livello.
La spuntano i bolognesi che quindi rincroceremo al Crock.
Il palco agli ospiti Madreblu e via con una folta sequenza di nuove e vecchie composizioni per via acustica che colpiscono gradevolmente il pubblico.
Gradevole è l'atmosfera mentre si spengono i riflettori sulla seconda puntata delle cinque in programma.
A venerdì con protagonisti Baustelle, Blunoa e Dueminutiemezzo.
Allo
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Allo |
| Controfestival 2004 - Tora!Tora! - P.za Sordello - 02.03.04 - Mantova |
Il clima pare piuttosto acceso già semplicemente avviandosi a piedi attraverso il corso che congiunge prima a Piazza Mantegna e poi in Piazza Sordello.
Certo è che questa sera si aprono ufficialmente due festival: uno sul mare ed uno in pianura.
Il fermento pare perlopiù limitato agli addetti ai lavori che,...
Il clima pare piuttosto acceso già semplicemente avviandosi a piedi attraverso il corso che congiunge prima a Piazza Mantegna e poi in Piazza Sordello.
Certo è che questa sera si aprono ufficialmente due festival: uno sul mare ed uno in pianura.
Il fermento pare perlopiù limitato agli addetti ai lavori che, in un ufficio stampa affollato e vociferante espongono: 'Qui non è Sanremo!'.
Qualche decina di metri più in là stanno già suonando le band del ToraTora festival: riconosco 'Marmelede' dei Julie's Haircut mentre faccio il mio ingresso in piazza.
Tra gelo e nuvolette d'alito le presenze non supereranno il migliaio.
Perdo i set di Yuppie Flu e Cesare Basile optando per il tepore della chiaccherata con i fratelli Ferrari.
Il tempo di qualche bibita e chiacchera che siamo tutti in piazza ad applaudire una Cristina Donà in versione minimale (2 chitarre...) che infilza un ospite dopo l'altro: Samuel in Triathlon e Cesare Basile il freestyle alla batteria.
Set affascinante che precede di poco quello dei Verdena: solita carica emotiva purtroppo penalizzata da una discutibile scelta sonora.
I volumi condizionano la resa a tal punto che cantando i brani si copre addirittura la voce di Alberto.
Spazio quindi ai Subsonica ed ai saltelli qua e là del caso che magicamente riempiono e riscaldano una piazza decisamente fredda (in tutti i sensi...) e distaccata. Ciao ciao a tra un bel pò.
Del resto pare che il sentimento più diffuso sia la totale inconsapevolezza del perchè tutto questo stia succedendo, ma forse è anche giusto così.
Chiudono una giornata tanto intensa quanto fulminea le note rimbalzanti dei Modena City Ramblers che scuotono e divertono.
Una buona partenza, non c'è che dire.
com'era?
chi ben comincia...
A Sabato con la seconda puntata!
Allo
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Allo |
| Riccardo Maffoni - Storie di chi vince e metà |
Mi ha fatto un sacco impressione questo esordio di Riccardo Maffoni.
Certamente un capitolo anomalo del panorama nazional-cantautoriale che certamente avrà modo di emergere e farsi notare.
Undici sono le composizioni che accompagnano in questo 'Storie di chi vince a metà' per un rock cantautorato efficace ed allo stesso tempo ambiguo.
Si,...
Mi ha fatto un sacco impressione questo esordio di Riccardo Maffoni.
Certamente un capitolo anomalo del panorama nazional-cantautoriale che certamente avrà modo di emergere e farsi notare.
Undici sono le composizioni che accompagnano in questo 'Storie di chi vince a metà' per un rock cantautorato efficace ed allo stesso tempo ambiguo.
Si, perchè Riccardo ha una voce tutta particolare, e inizialmente ho faticato un pochetto a farmela trovare familiare con le sue frange d'oltreoceano talvolta eccssivamente accentuate.
Efficace è comunque la resa nello spirito più tradizionale della ballata a stelle e strisce concludendo in più di una situazione con risultati più che apprezzabili.
Alcuni brani sono la dimostrazione di un buon songwriting e tra questi riconosco l'inaugurale 'Viaggio Libero' e 'le circostanze di napoleone'.
Il talento è certamente da non mettere in discussione mentre talvolta sarebbe da rivedere una più approfondita ricerca di argomenti per non rischiare di svendere le proprie doti con tematiche banalmente rimasticate.
Comunque una buona partenza...
Buon proseguimento!
Tracklist:
Viaggio libero
Ultimi eroi
Una grande rosa rossa
Le circostanze di Napoleone
Uomo in fuga
Tempo ignora
Storie di chi vince a metà
Se saremo vivi noi
Aspetto un altro po'
La censura di Lucinda
Silenzio dei Mammut
Allo
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GLove |
| DUEMINUTIEMEZZO |
L'obiettivo è suonare il più possibile dal vivo e produrre un primo singolo civetta.
" La canzone come uno spot pubblicitario.
La parola quotidiana gioca ironicamente nella composizione autorale di "dueminutiemezzo" lasciando, tuttavia, i concetti non eccessivamente definiti, ma aperti a più livelli di lettura.
Sono canzoni semplici e immediate che durano...
L'obiettivo è suonare il più possibile dal vivo e produrre un primo singolo civetta.
" La canzone come uno spot pubblicitario.
La parola quotidiana gioca ironicamente nella composizione autorale di "dueminutiemezzo" lasciando, tuttavia, i concetti non eccessivamente definiti, ma aperti a più livelli di lettura.
Sono canzoni semplici e immediate che durano troppo poco per ascoltarle una sola volta.
Un buon inizio per non annoiarsi. "
Il rock può darci tanto, ma bisogna saper chiedere.
(Castaldi)
Chiediamo solo dueminutiemezzo di attenzione.
Il progetto nasce a Milano nel 2003. Il gruppo è appena nato.
Il repertorio conta all'attivo 15 brani inediti.
Attualmente il gruppo non ha nessun vincolo discografico.
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| N/A -
GLove |
| BLUNOA |
Basso, chitarra, voce, batteria. Una sola parola per definire la loro musica: rock. Tanti aggettivi per descriverla: lunatica, aggressiva, essenziale, visionaria, introspettiva.
I Blunoa rappresentano un’alternativa all’ondata di produzioni dance, metal, pop da classifica, rap & hip hop che saturano un mercato in cui la fascia delle vere rock bands si...
Basso, chitarra, voce, batteria. Una sola parola per definire la loro musica: rock. Tanti aggettivi per descriverla: lunatica, aggressiva, essenziale, visionaria, introspettiva.
I Blunoa rappresentano un’alternativa all’ondata di produzioni dance, metal, pop da classifica, rap & hip hop che saturano un mercato in cui la fascia delle vere rock bands si è fatta sempre più ristretta.
Il loro suono abbraccia lo spirito di grandi rock bands come i Primus, i Jane’s Addiction, i Pearl Jam e i Nirvana rielaborandone il linguaggio in un’ottica personale e filtrandolo attraverso la sensibilità testuale e melodica del nuovo rock italiano.
Umorali ed emotivi, attivi da otto anni e da sempre forti di un live-act intenso e compatto hanno sviluppato una profonda intesa musicale e personale affiancando ad una particolare cura per i suoni una certa maturità nel song-writing.
1994 – Si forma il primo nucleo della band, i Tribe, quartetto hard rock dalle influenze crossover / post-grunge.
Aprile 1995 – Viene pubblicato “Thorn”, il primo demo-tape di 5 brani.
Agosto 1995 - “Thorn” è demo del mese sulla rivista Metal Hammer.
Giugno 1996 – Davide Franchi diventa il nuovo chitarrista e la band trova una sua nuova dimensione adottando il cantato in italiano ed aprendosi a ricercate sonorità crossover rock e metal.
Marzo 1997 – Viene pubblicato il demo-tape “Risvegli”, che raccoglie grandi consensi da parte della stampa specializzata.
Marzo 1998: La Sliver Music di Parma stampa e distribuisce la compilation “The Freedge”, contenente il brano “Polvere” dei Gemini.
Settembre 1998 – Il mensile “Psycho!” pubblica un reportage in cui si elencano le migliori bands emergenti italiane riservando uno spazio importante ai Gemini. Nel frattempo, problemi di omonimia impongono un nuovo cambio di nome: nascono i Blunoa. Anche in questo caso il cambio di nome contraddistingue l’inizio di una nuova fase, in cui la band si distacca definitivamente dal retaggio metal per approdare ad una forma di rock indipendente più maturo ed evoluto.
1998 – Concerti con Estra, Interno 17, Luciferme.
Ottobre 1998 – A Torino, in occasione della seconda edizione del Salone Nazionale della Musica, i Blunoa suonano con successo presso lo stand del Centro Musica di Modena.
Giugno 1999 – I Blunoa vincono l’undicesima edizione del concorso nazionale Rock Targato Italia, le cui finali si svolgono a Torino/Collegno in occasione del Festival Pellerossa.
1999 – Concerti con (p)itch, Timoria, Khaled.
Aprile 2000 – in occasione della Festa del 25 aprile i Blunoa suonano a Parma, in piazza Garibaldi di fronte a 3000 persone, aprendo la serata per Afterhours e Subsonica.
Giugno 2000 – Termina una lunga fase di arrangiamento delle nuove composizioni in collaborazione con l’arrangiatore Stefano Carrara e, contemporaneamente, i brani “Vuoto Apparente” e “Risvegli” vengono pubblicati sulla compilation di Rock Targato Italia (Sony/Edel) e sulla raccolta “Tracce Sonore” edita dall’Arci di PR.
Luglio Settembre 2000 – Vengono registrati 11 nuovi brani presso lo studio “La Fabbrica di Plastica” di Taneto (RE) con la collaborazione di Claudio Chiari (Sonica).
2001 – Concerti con Yuppie Flu e Giardini Di Mirò.
Luglio 2001 – Presso lo studio personale di Stefano Carrara si termina il mixaggio dei brani registrati.
Settembre 2001 – I brani vengono masterizzati e saranno presto ascoltabili.
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GLove |
| THE ZEN CIRCUS |
Gli Zen Circus sono una delle realtà indie Italiane più consolidate. Attivi sin dal 1994 escono allo scoperto in Italia ed Olanda solo nel 1998 con About Thieves, Farmers, Tramps and Policemen una ruvida autoproduzione vicina al punk-folk dei Violent Femmes, al surf’n’roll dei Cramps e alle bizzarie...
Gli Zen Circus sono una delle realtà indie Italiane più consolidate. Attivi sin dal 1994 escono allo scoperto in Italia ed Olanda solo nel 1998 con About Thieves, Farmers, Tramps and Policemen una ruvida autoproduzione vicina al punk-folk dei Violent Femmes, al surf’n’roll dei Cramps e alle bizzarie pop dei Talking Heads. Ancora legati a schemi predefiniti già si dimostrano dannatamente personali. Grezzi, stradaioli, acustici e con un perfetto phisique du role i tre folk punk rockers bissano l’acclamato mini esordio tre anni dopo, con Visited By The Ghost Of Blind Willie Lemon Juice Namington IV: il mix personalità/grandi influenze/capacità compositiva è mortale e si grida al piccolo capolavoro. La band si avvicina al mondo indie e ne diventa subito involontario portavoce. La stampa specializzata è con loro all’unisono: una delle migliori live band, uno dei migliori dischi rock italiani degli ultimi anni. Fascinosamente bohemien i tre si presentano alla moltitudine di concerti che li ha visti protagonisti sempre a bordo di un meraviglioso camper d’epoca e dividono spesso grandi e rinomati palchi con grandi e rinomati nomi della musica internazionale come Arezzo Wave o come Patti Smith. Il loro primo Videoclip girato in super otto, tratto dal singolo Chicken Factory, si palesa in tarda nottata su MTV e sconvolge i sonni dei ritardatari cronici ed entra fra i migliori del M.E.I. di Faenza 2002. Giocano, stupiscono ed emozionano - Da ballate folk di grande intensità a melodie pop accattivanti e terribilmente potenti; da follie acustiche uptempo alla psichedelia post Beatles e post Pavement. Si presentano oggi, con un bagaglio di esperienze, collaborazioni ed esibizioni live da far invidia, con il primo album vero e proprio - Doctor Seduction: L’annunciata scommessa della band di confrontarsi con il Pop e con la maturità artistica, che in Italia arriva spesso solo dopo la polvere di meravigliose prime opere. Non è questo però quel tipo di disco, ne una sterile via di mezzo. Un mese e mezzo di registrazioni esclusivamente analogiche supportate da arrangiamenti degni di un classico del rock - e come ogni classico che si rispetti assolutamente moderno; 10 perle da lasciare a bocca aperta, una delle quali scritta a 4 mani con i Torinesi Perturbazione, altro nome da brivido nell’Italia del rock contemporaneo, usciti ultimamente con il bellissimo singolo Agosto. Il primo videoclip promozionale è del singolo Sailing Song – un’ energica sferzata indie pop con un contributo femminile alle voci, a mezza strada fra Video Killed The Radio Stars e i migliori Pixies. Ma la personalità si è elevata terribilmente e oramai si tratta solo e soltanto degli Zen Circus. Arrivati prima di White Stripes e Strokes ( e sicuramente dopo i Velvet Underground...) ma fuori dal ghetto del rock’n’roll revival, si rivelano una band di livello internazionale che non ha ancora raccolto ciò che ha seminato - cosa che intende fare proprio con questo bellissimo disco.
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| JAZZ IN CANTIERE PRIMA SERATA |
Domenica 14 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti partirà la seconda edizione di jazz in Cantiere, a seguire jam session con tutti i musicisti all'Antica Osteria del Quinto con consumazione gratita (coupon da ritirare presso il teatro Monteverdi)
I musicisti:
Manzoni - Crespiatico - Guerini...
Domenica 14 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti partirà la seconda edizione di jazz in Cantiere, a seguire jam session con tutti i musicisti all'Antica Osteria del Quinto con consumazione gratita (coupon da ritirare presso il teatro Monteverdi)
I musicisti:
Manzoni - Crespiatico - Guerini Trio
Denis Guerini – Batteria (Nato il 04/07/76, residente a Crema)
Studia da anni a Milano con il maestro Claudio Saveriano. ha partecipato all’ultima edizione del Bottesini Basso Festival a Crema (2002) e al festival “Mardi graves” (2003) a Bezier in Francia.
Mattia Manzoni- Pianoforte (Nato il 05/03/79, residente a Crema)
Si è diplomato in pianoforte presso il conservatorio di Brescia per poi dedicarsi al jazz seguito da Mario Piacentini, parallelamente allo studio della batteria. Si è inoltre perfezionato presso i seminari di Siena Jazz e Perugia Classico nel 2002.
Fabio Crespiatico- Basso elettrico (Nato il 23/10/84, residente a Pandino)
Inizia lo studio del basso elettrico con il maestro Luca Garlaschelli, per poi specializzarsi in ambito jazzistico con il pianista Mario Piacentini. Duetta con Denis in un tributo a Pastorius nel corso del Bottesini Basso Festival (Crema 2002) e nel festival francese “Mardì graves” a Beziers (2003). Suona con Enzo Rocco a Vilnius in Lituania nel corso dello Junior Jazz Festival (2003) proponendo pezzi tratti dal repertorio di Rocco. Studia contrabbasso al conservatorio G. Nicolini con il maestro Leonardo Colonna.
GIOVANNI GUERRETTI QUARTET
Giovanni Guerretti, pianoforte
Fausto Beccalossi, fisarmonica
Vittorio Marinoni, batteria
Riccardo Fioravanti, contrabbasso
Giovanni Guerretti, piano
Nato a Cremona, si laurea in Paleografia e filologia musicale presso la facoltà di Musicalogia dell’Università di Pavia con sede a Cremona; si diploma poi al C.P.M. di Milano con Franco D'Andrea ottenendo il massimo dei voti e la lode.
La sua attività musicale si è sviluppata, nel corso degli anni, in varie direzioni.
Suona per due anni nel quartetto dell'argentino Juan Carlos Flaco Biondini (chitarrista di Francesco Guccini da ormai 30 anni) in numerosissime manifestazioni e festivals in Italia, approfondendo così la conoscenza della musica argentina e in particolare del tango contemporaneo di cui Astor Piazzolla è il massimo esponente .
In ambito jazz collabora con il chitarrista Gigi Cifarelli suonando in diversi festivals in Italia e all'estero (Nuits des guitares, Patrimonio Corsica…) e dividendo il palco con grandissimi musicisti quali John Scofield, Bireli Lagrène, Mike Stern, Philip Catherine; incide il cd omonimo della Big Band Jazz Art Orchestra nella quale suonano anche Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Mike Rosen....
Collabora da anni con la cantante gospel Kay Foster Jackson, con la quale inciso il cd Hold on, e con molte altre cantanti americane soul-jazz di passaggio in Italia per brevi tour (Hann Hines, Masha, Crystal White, Regina Espinoza...).
Con il chitarrista blues Rudy Rotta ha partecipato al Concerto del 1° Maggio in piazza S. Giovanni a Roma.
Ha svolto inoltre l'attivita' di session man in ambito pop partecipando alle esibizioni live di Francesco Guccini, Mietta, Franco Simone, Jenny B ....
Nella sua musica si fondono diverse tendenze (dal tango alla milonga, dal mainstream ad una rivisitazione in chiave moderna del gospel) in una proposta musicale particolarmente interessante ed originale ...
Riccardo Fioravanti, contrabbasso
Ha studiato contrabbasso presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. e ora insegna al C.P.M. di Milano, alla Nuova Milano Musica, alla Scuola civica di musica di Castellana, al Centro Didattico Produzione Musica di Bergamo ed all'Accademia delle Arti Musicali (ADAM) di Milano.
Ha partecipato a centinaia di Festival e rassegne di jazz in Italia e all'estero, -all’Avana (Cuba), a Cartagine (Tunisia), a Chiasso (Svizzera), ecc.
Guida un quintetto comprendente Emanuele Cisi, i fratelli Paolo e Marco Brioschi, Stefano Bagnoli, ed è co-leader del trio Segni D'Acqua insieme ad Andrea Braido e Alfredo Golino.
Attualmente è impegnato in qualità di produttore artistico ed arrangiatore nei lavori discografici di diversi giovani artisti.
Inoltre sta terminando le registrazioni del primo CD a suo nome, con la collaborazione di alcuni fra i più validi musicisti italiani.
Vittorio Marinoni, batteria
Dopo essersi perfezionato con Alfredo Golino e Roberto Gatto, entra nel 1990 nell'Ottetto di Gianluigi Trovesi con il quale registra due CD From G to G nel 1992 e Les Hommes armés nel 1996, entrambi premiati come miglior disco dell'anno dalla rivista specializzata Musica Jazz e recensiti con il massimo punteggio (cinque stelle) dalla prestigiosa rivista americana Down Beat. Con l'Ottetto di Trovesi partecipa ai più importanti festival jazz in Europa e in Canada.
Ha inoltre suonato ed inciso con Franco Ambrosetti, Bob Mintzer, Jerry Bergonzi, Charlie Mariano, Enrico Rava.
Tra il 1987 e il 1988 è batterista dell'Orchestra della Rai di Milano con la quale partecipa a numerose trasmissioni televisive.
Ha inoltre collaborato con l'Orchestra Sinfonica dei Pomeriggi Musicali di Milano e con l'Orchestra da Camera Enea Salmeggia diretta da Bruno Tommaso.
Dal 1995 è docente di batteria presso il Centro Didattico Produzione Musica di Bergamo.
Fausto Beccalossi, accordeon
Inizia lo studio dell'accordeon (fisarmonica cromatica) con il metodo classico vincendo 5 concorsi di cui 2 internazionali.
Nel 1993 inizia lo studio del jazz e della musica leggera frequentando i corsi di musica d'insieme tenuti da Enrico Rava a Siena Jazz.
Nel 1995 viene chiamato dallo stesso Rava a sostituire Richard Galliano al Festival di Montreal nell'"OPERA VA" diretta da Bruno Tommaso.
Collabora con musicisti quali Kenny Wheeler, Sandro Gibellini, Mauro Negri, Gianluigi Troversi, Paolo Birro e, nella musica leggera, con il Sestetto di Ricki Gianco.
Suona e incide stabilmente con il Quintetto di Simone Guiducci.
Ha registrato inoltre con Guido Bombardieri, Sandro Gibellini e Mauro Negri.
Svolge un'intensa attività concertistica.
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| N/A -
Allo |
| Aa.vv - Norwegian Cool |
Certo è che le compile di questo tipo finiscono per essere dimenticate nel prescindibile e talvolta questo è pure corretto.
Ci sono però volte in cui la raccolta di brani è frutto di un buono spunto e sopratutto conseguenza di una esplosione artistica che ha colpito questo paesone in cima...
Certo è che le compile di questo tipo finiscono per essere dimenticate nel prescindibile e talvolta questo è pure corretto.
Ci sono però volte in cui la raccolta di brani è frutto di un buono spunto e sopratutto conseguenza di una esplosione artistica che ha colpito questo paesone in cima all'europa.
Sono innumerevoli infatti gli artisti norvegesi che hanno riscosso il meritato applauso anche da parte di altre lande: dalla celeberrima Lene Marlin, ad Erlend Oye ed i suoi Kings of Convenience, Motorpsycho o gli scatenati Turbonegro.
Una istantanea quindi sulle condizioni più in vista di un paese a noi tanto distante ed allo stesso tempo familiare.
Non a caso alcune tra le migliori cose in circolazione vengono proprio da lì: mi vengono al momento Sondre Lerche e Royksopp.
Quindici capitoli che un pò che se n'approfittano ed un pò si rendono utili nello scoprire un formidabile sottobosco di talenti a noi sconosciuti.
Non essenziale ma suggestivo.
1. Lene Marlin - You weren't there
2. Kings of Convenience - Toxic Girl
3. Sondre Lerche - Dead Passengers
4. Royksopp - poor Leno
5. Erlend Oye - Sudden Rush
6. William Hut - It's The Breeze
7. Ephemera - Girls Keep secrets in the strangest ways
8. Nathalie Nordnes - Beetween sheets
9. Anne Hvidsten - Disconnection
10. Bertine Zetlitz - Twisted little star
11. Karin park - Superworldunknown
12. Data rock - I used to dance with my daddy
13. Motorpsycho - Go to California
14. Turbonegro - Fuck the world(f.t.w.)
15. Madrugada - Majesty
Allo
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| 24 Grana - Underpop |
Lo si capisce semplicemente osservando la luminosa copertina e del resto c'era anche d'aspettarselo.
Ancora una volta i partenopei lasciano alle spalle le atmosfere cupe del K.Album per riabbracciare una sorta di solarità compositiva che da tempo mancava dagli scaffali dei nostri rivenditori.
Si percepisce quindi una profonda voglia di pop...
Lo si capisce semplicemente osservando la luminosa copertina e del resto c'era anche d'aspettarselo.
Ancora una volta i partenopei lasciano alle spalle le atmosfere cupe del K.Album per riabbracciare una sorta di solarità compositiva che da tempo mancava dagli scaffali dei nostri rivenditori.
Si percepisce quindi una profonda voglia di pop che, a partire del titolo, viene sviscerato in una continua ricerca di influenze e formule.
Un disco sorridente che colpisce per l'immediatezza dell'attitudine ed allo stesso tempo la costante maturazione dell'ensemble.
Spiccano (forse per le sole cause di comprensione lirica...) 'canto pè nun suffrì', il singolo 'L'attenzione' e 'Vivo in un furgone' ma l'omogeneità che lega l'intero complesso 'Underpop' fa si che l'album si lasci assorbire nella sua gradevole interezza anche senza segnare il capitolo più ispirato della lunga carriera di Francesco di Bella e soci.
Visti i tempi e le circostanze delle nostre cupe cronache quotidiane opere di questo taglio acquistano in freschezza (qualità a dir poco in estinzione...) e genuinità.
Fa star bene.
Tracklist:
Nella stanza
Canto pe' nun suffrì
Stay on the edge
Vivo in un furgone
Giornata psicologica mente impossibile
La neve
Psiconauta
Il gattone
Torno ccà
'A cascia
Napule tana
Luce e luna
L'attenzione
Allo
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| JAZZ IN CANTIERE SECONDA SERATA |
Domenica 21 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti partirà la seconda edizione di jazz in Cantiere, a seguire jam session con tutti i musicisti all'Antica Osteria del Quinto con consumazione gratita (coupon da ritirare presso il teatro Monteverdi)
I musicisti:
NOIR ENSAMBLE TRIO
Il trio valdostano...
Domenica 21 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti partirà la seconda edizione di jazz in Cantiere, a seguire jam session con tutti i musicisti all'Antica Osteria del Quinto con consumazione gratita (coupon da ritirare presso il teatro Monteverdi)
I musicisti:
NOIR ENSAMBLE TRIO
Il trio valdostano composto da Manuel Pramotton (02/12/'82) ai sassofoni
Enzo Favre (27/12/'82) al contrabbasso e Massimo Leonardi (08/01/'81) alla batteria,nasce nel maggio 2003 in occasione del concorso "Strade del Cinema Festival WF' Internazionale del film muto musicato dal vivo"classificandosi
al terzo posto (Aosta).
Nel corso dell'estate 2003 il trio ntraprende una collaborazione con la compagnia teatrale Nuova Babette Teatro (Aosta) svolgendo una serie di spettacoli in Valle d Aosta e successivamente a Palermo.
Nel mese di settembre 2003 il gruppo si classifica a1 secondo posto al concorso "Sanremo International Nouvelles Chansons; a et Musiques 2003" nella categoria
musica leggera.Terzi classificatiinoltre, al concorso musicale
"Emerlazz 2003" tenutosi a Schio(VI).
-Le Noir Ensemble Trio propone un genere musicale a cavallo tra sonorith jazz e funky con influenze di culture extra europee.II repertorio e composto principalmente da brani originali ma in alcuni casi il trio ha proposto brani "standard" reinterpretati in chiave moderna.
LUCA DONINI QUARTET
Luca Donini, sax tenore, soprano e clarinetto
Mario Marcassa, basso elettrico e contrabbasso
David Cremoni, chitarra elettrica ed acustica
Emilio Pizzocoli, batteria e percussioni
E’ un gruppo di musicisti professionisti impegnati in una lunga attività "live" prima e dopo la loro unione, musicisti versatili che provengono da esperienze diverse (Jazz, Musica Classica, Fusion, Funky R&B, Rock, Etnica) riscuotendo consensi da parte del pubblico e della critica. La musica del Luca Donini Quartet è infatti un appassionato viaggio tra i climi, gli umori poetici, i ritmi, la spiccata sensualità della musica Jazz, Etnica, Fusion, Funky, Spagnola e Argentina. A ciò Luca Donini (sax tenore e soprano) e i suoi compagni, David Cremoni alla chitarra, Mario Marcassa al contrabbasso e Emilio Pizzocoli alla batteria aggiungono la propria personale impronta di fecondi improvvisatori. Tutte originali, le composizioni del quartetto propongono quindi un'armoniosa fusione tra jazz e vari generi musicali. Hanno scritto di LUCA DONINI QUARTET le riviste : Cadence, Musica Jazz, Suono, Famiglia Cristiana, New Age, Fa la ut, Jam, Paperlate, Alta Fedeltà Digitale, Basi Media Magazine, Musica e Scuola, Black-Mail, 16noni.Le incisioni piu' recenti del quartetto sono i cd "Alaya" Splasc(h) Records CDH 698.2, "Angel" Splasc(h) Records CDH 778.2 e "Piramidi" Splasc(h) Records CDH 751.2.Hanno collaborato con LUCA DONINI QUARTET: Tony Scott, Paolo Fresu,Tullio De Piscopo, Alessandro Carbonare.
LUCA DONINI, sax soprano e tenore, clarinetto: Luca è considerato dalla critica una fra le voci più significative del jazz italiano della nuova generazione. Diplomato al Conservatorio con il massimo dei voti in Sassofono,Clarinetto e Musica Jazz, ha successivamente partecipato a seminari con Michael Brecker e Joe Henderson. Dal 1984 svolge un'intensa attività concertistica e discografica in tutta Europa, collaborando con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei come Giorgio Baiocco, Larry Nocella, G.Gazzani ,Tullio De Piscopo, Franco D'Andrea , Paolo Fresu, Enrico Rava , Henry Threadgil. Ha tenuto concerti in Spagna (Festival Jazz di S. Sebastian) Danimarca (Festival di Ballerup) Germania (Berlino Marzahner Galerie "M" e Kempner Jazz Festival) Ungheria (Esztergom University "Dunakanyar") Svezia, Austria, Russia ("Meditinsky Dom Theatre", "All Star Jazz Club" Moscow,) Jazz Italia (Verona Teatro Romano),Vigonza Jazz Festival, Fiemme Sky Jazz, Itinerari Jazz Trento. Per la musica colta e contemporanea ha collaborato con il " Teatro La Fenice " di Venezia, con il "Teatro Giuseppe Verdi" di Trieste, con l'Orchestra del "Festival di Musica Contenporanea" di Trento, con la "Conpagnia Della Racia" di Roma con il regista Saverio Marconi e ballerino Rafaele Paganini. Donini ha inoltre registrato interviste e concerti per Radio RAI e le emittenti televisive RAI 3 e RAI 1. Dirige dal 1989 la "Future Orchestra Jazz Big Band". Dal 1999 è docente di ruolo nei Conservatori Musicali di stato.Ha insegnato saxofono nei Conservatori di Cosenza , Matera , Como ,Vicenza. e Bari.
MARIO MARCASSA, basso elettrico e contrabbasso: diplomato al Conservatorio in Contrabbasso, e, successivamente, in Didattica della Musica, musicista completo e creativo, ha suonato con moltissimi artisti di estrazione classica e jazzistica, dopo alcune esperienze concertistiche con l'orchestra della Rai di Firenze nel 1984-85, fa parte della Jazz Band " Jazz Society". Nel 1989 fonda insieme a Luca Donini la "Future Orchestra Jazz Big Band" con la quale incide nel 1993 il Cd "Big Bossa". Nello stesso anno lo troviamo in tournèe con il Fusion Quartet a Mosca, in Russia, suonando anche per la TV di stato"Ostankino". Mario si è esibito in numerosissimi locali d'Italia, piazze e teatri, partecipando a Festivals internazionali (SIM di Milano,1994; Capodistria-Slovenia,1996; Meditinsky Dom Theatre", "All Star Jazz Club" Mosca, ), endorser della Manne Guittars di Schio (Vi),si è esibito in varie dimostrazioni nel 1993/94 (Fiera Interexpo Marche di Pesaro).Ha inciso come bassista free-lance in vari gruppi rock, blues, cabaret. Nel 1997 è uscito il Cd "Shadows" con musiche originali di Fusion.Oltre all'attività di insegnante di Musica in scuole pubbliche e private, è titolare dal1994 dello studio di registrazione Cat Sound Studio, dove svolge attività di Sound Engeneering, arrangiatore, compositore e bassista. Dal 1999 collabora come dimostratore per la Digidesign di Milano. Ha composto e arrangiato la colonna sonora dei films "il sentiero dei pettirossi (1999) e "Quando tornano le rondini" (2000).
DAVID CREMONI, chitarra: diplomato in contrabbasso presso il Conservatorio di Verona nel 1983, ha collaborato come chitarrista con il cabarettista Nani Svampa e nel 1986 ha realizzato con i Gotturni l' LP "Notte da Gufi".Arrivano nel 1990, nel 1992 e nel 2000 altri tre CD con il gruppo rock-progressive " I Moongarden", con i quali partecipa tuttora a tour europei. .Musicista dal tocco rafinato, molto attivo sia nell'area Roch-jazzistica che in quella della musica commerciale ed etnica, in pochi anni ha collezionato una serie di collaborazioni con artisti di grande fama, tra i quali John Wetton (cantante-bassista dei King Crimson) Tullio De Piscopo e Paolo Fresu.Dal 1993 è chitarrista della Jazz Big Band "FUTURE ORCHESTRA" con la quale incide il CD " Big Bossa" ed un video dallo stesso titolo. E' docente di Ed.Musicale e chitarra presso scuole statali e private.
EMILIO PIZZOCOLI, batteria: ha studiato dapprima batteria presso il C.P.M di Milano sotto la guida di Tullio De Piscopo, perfezionandosi, poi, nella tecnica della batteria jazz con Valerio Abeni e, successivamente, Franco Rossi. Nel 1986 ha inciso l' Lp "Notte da gufi" con il cabarettista Nani Svampa, e nel 1988 ha vinto con il gruppo "Jazz 4" il primo premio nella categoria jazz dell'Interexpo Marche Musicali di Pesaro; nel 1993 lo troviamo in tournèe con il "Fusion Quartet" in Russia, a Mosca.Nello stesso anno incide il Cd "Big Bossa" con la Future Orchestra Jazz Big Band con la quale suona dal 1989. Oltre all'attività di insegnante di batteria in scuole private, suona in varie Jazz Big Band e con il gruppo Flamenco " Guadalquivir Group". E' sponsor della ditta toscana di piatti per batteria UFIP.
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| ONE DIMENSIONAL MAN |
One Dimensional Man nascono nei primi mesi del 1996 da un idea di Pierpaolo Capovilla, voce e basso del gruppo, e di Massimo Sartor, chitarrista. Ai due, che inizialmente lavorano arrangiando le musiche con l'aiuto di una drum-machine, si aggiunge presto Dario Perissutti: proveniente da esperienze diverse con gruppi dell'area...
One Dimensional Man nascono nei primi mesi del 1996 da un idea di Pierpaolo Capovilla, voce e basso del gruppo, e di Massimo Sartor, chitarrista. Ai due, che inizialmente lavorano arrangiando le musiche con l'aiuto di una drum-machine, si aggiunge presto Dario Perissutti: proveniente da esperienze diverse con gruppi dell'area indipendente veneziana in qualità di chitarrista, con One Dimensional Man approda alla batteria.
Al trio di musicisti si aggiunge poi Ugo, manager della rock band torinese Fluxus e conosciuto con questi durante le prime attività del gruppo, che si occupa di ogni aspetto organizzativo. Negli ultimi mesi del '96 One Dimensional Man propongono alcuni pezzi alla Wide Records di Pisa, che risponde positivamente alle proposte del gruppo.
L'album di debutto, omonimo, esce nel Maggio '97 e contiene 13 tracce al vetriolo, caratterizzate da un sound molto rumoroso, violentemente ritmico, privo di compromessi. Il disco, alla sua uscita, ottiene subito e inaspettatamente (!) il favore pressoché unanime della critica. Dall'uscita del disco alla fine del '98 One Dimensional Man suonano più di 100 concerti in Italia, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Da segnalare alcune gigs importanti con Blonde Redhead, The Cows, Kepone, Fluxus, Uzeda; più recentemente (Agosto-Settembre 1999) con Deus e Jon Spencer Blues Explosion.
Nel Luglio del '98 Massimo lascia il gruppo e viene subito sostituito da Giulio Favero, giovane chitarrista dell'area indipendente padovana e già batterista di Geyser. Con Giulio, One Dimensional Man si rivolgono ora verso un sound più attento alle tradizioni del blues originario e del migliore rock anni '80 (Birthday Party, Cramps, Scratch Acid, Butthole ...), e propongono uno show basato su armonie blues fortemente ricontestualizzate. Il nuovo album di One Dimensional Man si intitola 1000 Doses Of Love: prodotto da Wide Records, è uscito nel Gennaio 2000. Il secondo disco esprime molto bene la svolta che il gruppo ha voluto imprimere alla propria musica: nove canzoni molto diverse, ma fra loro collegate da un sottile filo conduttore che rende il nuovo lavoro quasi un disco a concetto! Ognuna di esse è infatti una canzone d'amore, di fallimento, di fuga. Nove piccole catastrofi sentimentali.
Settembre 2001:dopo 2 anni e 80 concerti alcuni con Teraphy,Demolition Doll Rods,Delta 72,Jon Spencer (2° volta!) e Melvins la band si chiude al Red House Recording Studio di Senigallia per registrare il terzo disco, You Kill Me, uscito a novembre 2001 per Gamma Pop.
L'ultimo lavoro viene ottimanente accolto dalla critica e dal pubblico,la band è tuttora in tour nonostante le 100 date in italia e la dozzina all'estero dall'uscita dell'album ad oggi .
Tra le cose preminenti degli ultimi 2 anni ci preme segnalare il videoclip del brano "you kill me " , la partecipazione al programma " supersonic" (marzo 01) dove la band ha eseguito in diretta 3 brani, la programmazione del videoclip sulle varie tv musicali (MTV,rete a all music, rock tv ), la partecipazione a festival quali lo sherwood festival (pd), Rockarallis, Frequenze disturbate), Arezzo Wave, Goa Boa, Tora-Tora, e il primo tour in europa (marzo 03 ) .
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Allo |
| Wu Ming e Yo Yo Mundi - 54 |
Lo ammetto, continuo a subire un inesauribile fascino per le letture su musica, per i reading: quando la musica si fa tappeto lasciando spazio a versi e storie.
Quelle atmosfere soffuse e sottili che ti avvolgono e catalizzano la tua attenzione rendendoti schiavo del narrare, del susseguirsi di parola su...
Lo ammetto, continuo a subire un inesauribile fascino per le letture su musica, per i reading: quando la musica si fa tappeto lasciando spazio a versi e storie.
Quelle atmosfere soffuse e sottili che ti avvolgono e catalizzano la tua attenzione rendendoti schiavo del narrare, del susseguirsi di parola su parola.
L'opera è celeberrima e non necessita presentazioni nella sua ricerca narrativa della storia del nostro bel paese.
Capita qui di riincontrare personaggi, bar e leggende che si susseguono nella versione cartacea dell'opera mischiate alle composizioni degli Yo Yo Mundi.
Il vestito rimane sempre acustico e riflette perfettamente la messa live del progetto che proprio in questi tempi si sta muovendo all'interno della penisola.
Enfasi e carezzevole racconto è ad opera dei vari Marco Baliani, Giuseppe Cenderna, Fabrizio Pagella e Francesco di Bella dei 24 Grana.
Testimonianza meritevole di un progetto certamente non essenziale ma che, nel complesso, vince in efficacia e rendita.
Gradevole.
Allo
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| SWAMPOP |
Il gruppo è la prova di quanto la musica britannica, con i suoi eroi e protagonisti, dilaghi così facilmente oltremanica. Gli swampop sono impegnati a creare sonorità che rassomigliano a quelle della migliore tradizione british. I brani degli swampop sono semplici ed immediati, un pop essenziale che porta dritto all’ascolto...
Il gruppo è la prova di quanto la musica britannica, con i suoi eroi e protagonisti, dilaghi così facilmente oltremanica. Gli swampop sono impegnati a creare sonorità che rassomigliano a quelle della migliore tradizione british. I brani degli swampop sono semplici ed immediati, un pop essenziale che porta dritto all’ascolto dei testi, un pop le cui radici e riferimenti sono da ricercarsi nella musica dei Fab Four.
Gli swampop si formano nel 1999 e da allora si esibiscono nei locali di Torino e provincia, raccogliendo sempre più positivi consensi di critica e di pubblico.
• 21/07/2001 partecipano all’Extra Festival 2001 sul palco della Certosa Reale di Collegno ed il loro brano “Le cose che…” viene pubblicato sul CD “Anteprima Colonia Sonora” insieme con quelli delle migliori formazioni torinesi selezionate da Luca Morino dei Mau-Mau
• 27/06/2001 partecipano alla finale del “Trimi’s Festival” di Bologna, selezionati con altre 12 band tra 250 formazioni da tutta Italia
• 27/05/2001 – 02/06/2002 finalisti, per due anni consecutivi, alla rassegna “Senza Etichetta” organizzata dal Civico Istituto Musicale di Ciriè, la cui giuria veniva presieduta dal M° Mogol
• 20/04/2003 selezionati da RadioVeronicaOne come una tra le migliori 15 band di Torino per il concorso Giovani Talenti”. Il brano “Le cose che…” è andato in programmazione in radio 4 volte al giorno per una settimana intera.
• 18/10/2003 esce il 3° CD delgli swam, il lavoro include il primo videoclip autoprodotto dalla band
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Allo |
| Sondre Lerche - Two Way Monologue |
Ogni tanto però mi viene voglia di parlare di fenomeni. Non lo nascondo.
Vi avevo accennato a lui qualche recensione fa riguardo alla compila del meglio di Norvegia ed eccolo quà: Sondre sbuca da Bergen (Norvegia) con un secondo capitolo a dir poco sorprendente.
Attualmente ventunenne con al passato una storia...
Ogni tanto però mi viene voglia di parlare di fenomeni. Non lo nascondo.
Vi avevo accennato a lui qualche recensione fa riguardo alla compila del meglio di Norvegia ed eccolo quà: Sondre sbuca da Bergen (Norvegia) con un secondo capitolo a dir poco sorprendente.
Attualmente ventunenne con al passato una storia fiabesca segnata da una precocità a tratti disarmante (a tal punto da essere costretto dai genitori a finire la maturità per pubblicare il suo esordio...).
E' da diciassettenne infatti che firma il suo contratto con la Virgin: c'è da immaginarselo con la chitarrina in spalla a lasciare a bocca spalancata.
Il talento in questi casi è sin troppo in vista: splendidi ricami pop farciscono una ricerca elementare ma mai scontata di melodicità e gradevolezza.
Tessiture tradizionali ma più che mai fresche cesellano un'opera che certamente finirà con il consacrare il giovane Norvegese.
Si, perchè gioiellini pop d'autore quali 'Track me Down', 'Two Way Monologue' e 'Days that are Over' non lasciano certamente indifferenti, specialmente in questo squrcio di primavera (anch'essa precoce...).
Ci voleva.
Tracklist:
01. Love You
02. Track You Down
03. On The Tower
04. Two Way Monologue
05. Days That Are Over
06. Wet Ground
07. Counter Spark
08. It's Over
09. Stupid Memory
10. It's Too Late
11. It's Our Job
12. Maybe You're Gone
Allo
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| MIRSIE |
Nati alle porte di Torino nel 1996 e subito cresciuti musicalmente con progressione invidiabile, i Mirsie sanno fondere il calore del blues più stravolto e dell’indie rock più genuino all’interno di canzoni che vanno dritte allo stomaco ed al cervello.
I frutti della loro lunga e costante ricerca musicale vengono racchiusi...
Nati alle porte di Torino nel 1996 e subito cresciuti musicalmente con progressione invidiabile, i Mirsie sanno fondere il calore del blues più stravolto e dell’indie rock più genuino all’interno di canzoni che vanno dritte allo stomaco ed al cervello.
I frutti della loro lunga e costante ricerca musicale vengono racchiusi all’interno di “Aliens in a Bra”, disco di debutto uscito nel 2001 per Freakshow/White’n’Black ed accolto in maniera unanimamente favorevole da tutta la critica specializzata. In particolare le ottime recensioni comparse su Kerrang! e Rocksound UK testimoniano la vocazione internazionale della band che, non a caso, nel corso del 2002 si è ritrovata a suonare più volte oltre i confini nazionali, calcando i palchi di Francia, Germania e Slovenia.
“El Santo” è invece il nuovo capitolo musicale firmato Mirsie. Il disco, registrato da David Lenci (Gang, Linea 77, One Dimensional Man, Uzeda) e prodotto da Fred Oglevitch, mostra già dal primo ascolto l’ulteriore personalizzazione di un sound che, dopo aver razionalizzato la fisicità degli esordi, tende ora a lasciare maggior spazio alle armonie e ad uno stravagante spirito sixties. Tutto ciò trapela con chiarezza già all’interno del primo singolo estratto, “Happy Ending Love”, spassionato omaggio alle atmosfere flower-power di band storiche come Hollies, Standells e Byrds. Un occhio rivolto al passato dunque, ma anche un forte aggancio col presente grazie ad episodi prettamente rock’n’roll come la filastrocca non-sense di “Boots (The Original Wave)” o l’incalzante ritmo in levare di “I Like Your Ass”.
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| N/A -
GLove |
| SALE FISSE !!! |
Il termine per la consegna della documentazione per l'assegnazione delle Sale Fisse del Centro Musica "Il Cascinetto" è fissato per il 16 Dicembre 2005.
Affrettatevi!!!!!!!
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Guido |
| Satuday Night Live |
Il Centro Musica "Il Cascinetto" collabora a questa iniziativa.
Il Rolling Stone, visti i successi delle passate stagioni, ha deciso di riproporre per la stagione 2004/2005 il SATURDAY NIGHT LIVE, una delle realtà più importanti di Milano per gruppi emergenti.
Nelle due passate stagioni, il Rolling Stone ha dato la possibilità a...
Il Centro Musica "Il Cascinetto" collabora a questa iniziativa.
Il Rolling Stone, visti i successi delle passate stagioni, ha deciso di riproporre per la stagione 2004/2005 il SATURDAY NIGHT LIVE, una delle realtà più importanti di Milano per gruppi emergenti.
Nelle due passate stagioni, il Rolling Stone ha dato la possibilità a numerosi gruppi di Milano e dell’hinterland di mettersi in mostra su uno dei palchi più prestigiosi d’Italia, affiancandoli anche a gruppi di fama nazionale:
Shandon, Linea 77, Meganoidi, Velvet, Vallanzaska, Matrioska, Derozer, Tre allegri ragazzi morti, Forty Winks, Gem Boy, Bugo, Punx Crew, Vanilla Sky, Madbones…
I gruppi hanno ed avranno la possibilità di farsi conoscere attraverso i partners della serata: ALL MUSIC, ROCK FM e RADIO LUPO SOLITARIO (dirette e interviste), TUTTO MUSICA (articoli e recensioni).
L’ottima riuscita della serata è stata resa possibile anche dalla preziosa collaborazione con alcune tra le migliori sale prova di Milano e hinterland.
Dalla stagione 2002/2003 l’idea è stata quella di creare una partnership con le migliori sale prova di Milano e hinterland offrendogli la possibilità di proporre alcuni tra i loro gruppi più validi, creando di fatto un canale diretto tra la sala prove ed il palco.
Per la stagione 2004/2005 il Rolling Stone vorrebbe ampliare questa possibilità anche ad alcune delle migliori sale prova delle provincie lombarde.
Le Sale prova convenzionate con il Saturday Night Live saranno le uniche a poter usufruire di questo servizio: offrire ai vostri gruppi la possibilità di suonare dal vivo al Rolling Stone di Milano, creando un contatto diretto tra Noi e Voi.
Per qualsiasi info potete rivolgervi al nostro ufficio in via Maffi 2/a a Cremona oppure scriverci a info@cantieresonoro.it
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Allo |
| AA.VV. - Fib Heineken 2004 |
La maestosità talvolta spaventa.
E' quello che ti capita quando il quadruplo cd-compila dell'ormai celeberrimo festival di Benicassim (Spagna) ti passa per le mani.
Una carrellata quasi imbarazzante di tutto ciò che l'edizione appena trascorsa, quella del 2004, ha portato con sè.
Spiccano le partecipazioni quasi leggendarie di Brian Wilson,Lou Reed e...
La maestosità talvolta spaventa.
E' quello che ti capita quando il quadruplo cd-compila dell'ormai celeberrimo festival di Benicassim (Spagna) ti passa per le mani.
Una carrellata quasi imbarazzante di tutto ciò che l'edizione appena trascorsa, quella del 2004, ha portato con sè.
Spiccano le partecipazioni quasi leggendarie di Brian Wilson,Lou Reed e Kraftwerk passando per il meglio delle giovani leve del rock'n'roll mondiale quali Franz Ferdinand, Dandy Warhols, Kings of Leon e chi più ne ha più ne metta.
Dal canto nostro la bandiera italica è sostenuta dalla presenza dei promettenti Micecars vincitori della scorsa edizione del Progetto Demo.
Davvero una grossa opportunità per chi intende accostarsi alla fantascienza di ciò che è probabilmente da considerarsi il miglior festival europeo.
Lascio Voce alla tracklist:
Air
Surfin On A Rocket
Blackstrobe
Chemical Sweet Girl
Brian Wilson
God Only Knows
Camping
Dibus Méame
La Casa Azul
C´est Fini
The Charlatans
Up At The Lake
Clem Snide
Happy Birthday
Colder
Confusion
Cooper
Oxidado
The Dandy Warhols
We Used To Be Friends
Einstürzende Neubauten
Der Weg Ins Freie
Electrelane
On Parade
Entre Ríos
Si Hoy
Fangoria
El Cielo Está Vacio
Felix Da Housecat
Hunting Season
Franz Ferdinand
Matinée
Girls in Hawaii
Found In the Ground
Grupo Salvaje
Elvis, Love Us!
Le Hammond Inferno
Physical Workout
Her Space Holiday
Tech Romance
The Kevin Yost Group
At First Sight
Kings of Leon
Wasted Time
Lali Puna
Grin And Bear
Lambchop
Steve McQueen
LCD Soundsystem
Give It Up
Maga
Un Lugar Encendido
Micecars
Battering Ram
Migala
El Imperio Del Mal
Märtini Brös
Love The Machine
The Nicotines
I Don't Even Know
Northern Lite
Gone
Organic Audio
Touch The Sky
Patrick Wolf
A Boy Like Me
Pauline en la Playa
Mi Bañera
Los Planetas
Vuelve El Rock Mesiánico
Pleasure
Don't Look The Other Way
Polar
Amy Says
Primal Scream
Some Velvet Morning
Sascha Funke
Semi
Scissor Sisters
Tits On The Radio
Serafin
No Happy
Sluta Leta
Super Swede
Snow Patrol
Wow
Soulwax
NY Excuse
Static
Ghost Boy
The Strivers
Star
The Sunday Drivers
On My Mind
Superpitcher
Loversrock
Teenage Fanclub
The Concept
Tindersticks
My Oblivion
Tobias Thomas
Total Confusion
Tujiko Noriko
Narita Made
Vacabou
Life As Interference
Virüs
Gas
Wire
In The Art Of Stopping
Yann Tiersen
Les Jours Heurex
Allo
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Allo |
| El Muniria - Stanza 218 |
La linea è diretta e tesa tra Bologna e Tangeri per un viaggio lungo un disco.
Questo è infatti il ritorno sulle scene di Emidio Clementi (ex Massimo Volume) con i suoi El Muniria.
L'obiettivo che il progetto porta a sè è quello di scrivere un disco in una camera d'hotel,...
La linea è diretta e tesa tra Bologna e Tangeri per un viaggio lungo un disco.
Questo è infatti il ritorno sulle scene di Emidio Clementi (ex Massimo Volume) con i suoi El Muniria.
L'obiettivo che il progetto porta a sè è quello di scrivere un disco in una camera d'hotel, a Tangeri.
E' qui infatti che 'Stanza 218' prende vita ma ben presto il trio Clementi-Carozzi-Parisini si ritrovano costretti a ripiegare di nuovo verso Bologna a causa dell'improvvisa perdita delle registrazioni fino ad ora effettuate.
Si apre quindi un nuovo capitolo della gestazione dell'opera ed il conseguente processo di taglia e cuci, all'hotel Massilia.
Si passa quindi dall'esotico al domestico e via in un lungo percorso fatto di immagini, storie e parole.
Opera ambiziosa e a tratti narcolettica che certamente necessita di una buona dose di ascolti prima di raccogliere i comunque meritati apprezzamenti.
Scure atmosfere che colpiscono e sommergono ma che onestamente non acquisiscono l'essenziale assorbimento.
Efficace e compatto, ma forse, nulla di più.
A metà.
Tracklist:
1. Santo
2. Shalimar Hotel
3. Stanza 218
4. Fermati qui (Dubash Marg)
5. Fino in fondo
6. Sotto il sole
7. Forse tra un attimo
8. Dentro questo bicchiere
9. Narrating a photograph (over the phone)
10. Insieme
Allo
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DrZero |
| I fratelli Grimm e l'incantevole strega |
Nazione: Repubblica Ceca, U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Azione, Commedia
Durata: 120'
Regia: Terry Gilliam
Cast: Barbara Lukêsova, Anna Rust, Matt Damon, Heath Ledger, Radim Kalvoda, Martin Hofmann, Harry Gilliam, Monica Bellucci
Produzione: Daniel Bobker, Charles Roven
Distribuzione: Buena Vista
Il grande Terry gilliam ritorna sul grande schermo con questa commedia-fantasy ...
Nazione: Repubblica Ceca, U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Azione, Commedia
Durata: 120'
Regia: Terry Gilliam
Cast: Barbara Lukêsova, Anna Rust, Matt Damon, Heath Ledger, Radim Kalvoda, Martin Hofmann, Harry Gilliam, Monica Bellucci
Produzione: Daniel Bobker, Charles Roven
Distribuzione: Buena Vista
Il grande Terry gilliam ritorna sul grande schermo con questa commedia-fantasy a sette anni dal suo ultimo lungometraggio (era il 1998, con il favoloso: Paura e Delirio a Las Vegas).
Nel frattempo, con il disastro della mancata realizzazione del film su Don Chiscotte (dal quale è stato tratto l’interessante film-documentario Lost in La Mancha) la sua già incrinata reputazione di regista fuori controllo si era definitivamente compromessa, e ci fa piacere che finalmente sia tornato a dirigere.
Il fim di oggi racconta la storia dei fratelli Grimm: Will e Jake, due imbroglioni che, nella Germania occupata dai francesi (siamo nell’anno 1812, in pieno impero napoleonico) vagano di villaggio in villaggio per truffare i contadini, speculando sulle superstizioni popolari mediante esorcismi a mostri e streghe inesistenti, dietro lauto compenso.
Catturati dalle autorità francesi, sono costretti a risolvere il mistero del villaggio di Marbaden, dal quale sono scomparse alcune bambine. Finiranno per imbattersi in una vera strega (interpretata da Monica Bellucci).
Devo dire che l’ex Monthy Piton non è nuovo a suggestioni fantastico-fiabesche, con lungometraggi come Jabberwocki, Time Bandits o Il Barone di Munchausen, in cui Gilliam, che è anche un bravo disegnatore, ha sempre fatto confluire il suo estro con creazioni visive, creature e scenografie, da lui stesso firmate.
Le premesse erano tutte buone, tuttavia, purtroppo, in questo caso il film non risulta riuscito completamente.
Affrontando contemporaneamente troppi generi: Commedia, Fantasy, Thriller, Azione, il film appare un po’ confuso. Non è per bambini, nonostante le continue citazioni fiabesche, per altro a volte un po’ pretestuose, e non riesce neppure a spaventare, anche se è presente qualche spunto di horror, il finale non convince, e lo spunto di una contrapposizione tra francesi sì illuministi ma in fondo crudeli e spietati e tedeschi barbari ma semplici e tolleranti, è solo accennato e non adeguatamente approfondito.
Certo alcune caratteristiche del genio visionario di Gilliam non mancano. Il surreale e lo humor nero dilagano, tenendo in piedi la composizione complessiva.
Da segnalare inoltre la magistrale l’interpretazione di Peter Stormrare, nei panni di un tanto improbabile quanto strepitoso torturatore italiano (Mercurio Cavaldi da Parma) mentre non esalta la coppia protagonista Matt Damon – Heath Ledger.
DrZero
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Allo |
| [special] Yellowcard live at the Electric Factory |
Gli Yellowcard, eroi del punk sudcaliforniano hanno appena pubblicato il loro primo disco “Ocean Avenue” per la Capitol Records,. Il giovane quintetto, che si è creato una straordinaria base di fan a livello nazionale grazie ai suoi instancabili tour e a centinaia e centinaia di appassionanti concerti dal...
Gli Yellowcard, eroi del punk sudcaliforniano hanno appena pubblicato il loro primo disco “Ocean Avenue” per la Capitol Records,. Il giovane quintetto, che si è creato una straordinaria base di fan a livello nazionale grazie ai suoi instancabili tour e a centinaia e centinaia di appassionanti concerti dal vivo, oltre a essere una delle poche punk band a vantare un violinista di formazione classica nei propri ranghi, ritornerà al Vans Warped Tour.
Gli Yellowcard sono sempre stati molto bravi a capire ciò che serve per creare un legame personale autentico con i fan. Hanno stabilito quel rapporto diretto in ognuno degli innumerevoli concerti in cui si sono esibiti, nel corso di serate punk con pubblico di tutte le età, in templi del rock, sale di periferia, salotti, cortili e in qualsiasi altro posto dove suonano per oltre 200 sere all’anno. Arrivano al punto di contattare le scuole superiori nelle città in cui sono in tour per offrire concerti diurni gratuiti ad alcune scuole selezionate, conquistando in questo modo un esercito di fan fedelissimi in tutto il paese. Gli Yellowcard si sono formati nel 1997, dopo qualche cambio di formazione si sono trasferiti dalla nativa Jacksonville, in Florida, nella California meridionale,dove si sono spostati per avere maggiori opportunità di realizzare le loro aspirazioni.
Viaggiando in lungo e in largo per tutto il paese con un tour dopo l’altro, nel 2001 hanno pubblicato il primo disco, One for the Kids (Lobster Records), e nel 2002 il suo seguito , l’EP The Underdog (Ramen).
Ocean Avenue (cover dell'album a lato) è stato prodotto da Neal Avron e mixato da Tom Lord-Alge. Con i suoi 13 brani, l’album offre un genere appassionato di punk melodico, ma con una particolarità a complemento della formazione standard della band, ovvero la turbolenta interpretazione al violino di Sean Mackin.
Nei pezzi su di giri come "Believe" e "Life of a Salesman," si può notare un’importante assenza di ironia o sarcasmo… la sincerità trionfa. In "Way Away" il cantante Ryan Key spiega come il destino di un individuo sia in ultima analisi solo nelle sue mani. "Only One" è uno sguardo lucido sulla recente rottura con una ragazza. E "Twentythree" parla dell’erosione dell’idealismo giovanile. Roba piuttosto matura per cinque ragazzi che hanno da poco compiuto 20 anni e che non si prendono troppo sul serio.
Ma è proprio questo tipo di atteggiamento - più maturo della loro età - che ha aiutato gli Yellowcard a distinguersi. Nel 2002 si sono uniti al famoso Vans Warped Tour, una prima esperienza per la band che l’ha portata a figurare accanto ad artisti punk di livello come No Use for a Name, Lagwagon e Less Than Jake. Divenuti a loro volta ormai uno dei gruppi favoriti del Warped, si presenteranno ancora una volta durante il tour della prossima estate.
Ryan Key – vocals, guitar
Sean Mackin – violin, vocals
Benjamin Harper – guitar
Longineu W. Parsons III – drums
Peter Mosley - bass
Audio:
30'' audio del disco
Dvd:
Yellocard - Only one (live)estratto dal nuovo DVD (low)
Yellocard - Only one (live)estratto dal nuovo DVD (mid)
Yellocard - Only one (live)estratto dal nuovo DVD (high)
E-card:
l'E-card dedicata al dvd
Allo
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GLove |
| MAO |
Mao è nato a Torino, a nord di Foggia e a sud di Aosta. Qui ha coltivato le prime esperienze, anche di tipo artistico, intrecciando il coro gospel e la scuola di canto jazz, all’attività di d.j. che suonava “new beat”. Il primo disco autoprodotto è con i Voodoo, formazione...
Mao è nato a Torino, a nord di Foggia e a sud di Aosta. Qui ha coltivato le prime esperienze, anche di tipo artistico, intrecciando il coro gospel e la scuola di canto jazz, all’attività di d.j. che suonava “new beat”. Il primo disco autoprodotto è con i Voodoo, formazione di rock psichedelico. Segue un periodo “solista”,durante il quale si esibisce come “one man show”: sul modello di Bennato suona un po’ ovunque,sia come supporter al tour “Gridalo forte “ dei Fratelli di Soledad, sia nei clubs, sia nei centri sociali, sia per le strade di Amburgo.
Nel 1995 inizia, insieme al produttore Max Casacci, a formare il gruppo Maoelarivoluzione con il quale registra il disco “Sale”, interessante dialogo tra elettronica e rock band, in alcuni casi molto riuscito (Febbre, Minimo brivido). La tournee sarà molto lunga (più di cento date) e varia (supporter agli Oasis, Sonoria) . Nel 1997 il gruppo inizia a registrare “Casa”, occupandosi anche della produzione artistica: il disco è molto più attento alla “forma canzone”, tant’è che alcuni brani (Satelliti, Romantico) godono di un buon air play sui maggiori network nazionali.Suonano in alcuni importanti festival(Neapolis, Streetball)e partecipano a Sanremo giovani.
Durante la promozione dell’album”Casa”, Mao incontra Andrea Pezzi, con il quale conduce e collabora in qualità di autore a Kitchen in onda su MTV. Da questa collaborazione è nata anche la miniserie comica” Tiziana”( dove i due si cimentavano nel ruolo di attori), un programma radiofonico in onda su radio Dee-Jay la scorsa stagione, dove Mao è ritornato alla sua vecchia passione per la radio (era autore e conduttore per due emittenti locali Radioflash e Radio Torino Popolare). Dello stesso anno è l’inizio di un’altra collaborazione, questa volta con il regista Lorenzo Vignolo e la casa di produzione Zerobudget di Genova, con i quali realizza i videoclip di Romantico, Satelliti e Chinese Take away (di quest’ultimo firma anche il soggetto e la sceneggiatura). Sempre nell’ottica di questa collaborazione bisogna inserire la realizzazione della colonna sonora del lungometraggio “500” in uscita il prossimo autunno. L’ultima collaborazione in ordine di tempo, è stata in qualità di interprete ed autore al fianco di Max Gazzè con la canzone “Colloqium vitae”. Recentemente con D.J. di Maggio ha formato un gruppo misto “LeKojak”, che prevede una jam session fra musicisti e d.j.’s (tra gli ospiti: Morgan e Andy dei ”Bluvertigo”, Cato dei ”Blue Beaters”, Roy Paci dei ”Mau Mau”, e i d.j. Giorgio Valletta e Sergio Ricciardone).Nel dicembre 2000 ha inaugurato, come conduttore e autore un nuova produzione di MTV andata in onda tutti i giorni in diretta dalla capitale ed intitolata “Roma Live”.
Il 15 giugno 2001, finalmente, è stato distribuito il primo singolo da solista di Mao : “Prima di addormentarmi”.
Il 7 settembre, in coincidenza all’uscita del nuovo album, intitolato “Black Mokette” e prodotto da Marco “Morgan” Castoldi (Bluvertigo) è stato distribuito un CDS contenente l’album version di “Un mondo diverso”, secondo singolo, più due tracce inedite.
Il 29 marzo è stato pubblicato l’ O.S.T di “500!”, pellicola realizzata da tre registi (Giovanni Robbiano - Lorenzo Vignolo - Matteo Zingirian) e animata da un nutritissimo cast di attori tra i quali Andrea Bruschi, Veronika Logan, Massimo Olcese, Manuela Ungaro, Ugo Dighero, Rolando Ravello, Mauro Pirovano, Lella Costa, Ed Bishop e molti , molti altri.
L’intera colonna sonora è stata curata da Mao, il quale compare nel film vestendo gli “untissimi” panni di un meccanico.
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GLove |
| DABOL |
La sinergia tra l’uomo e la macchina, tra il biologico ed il il sintetico,
parole napoletane dal suono grezzo ma elegante
DABOL nasce nel 2001 grazie all’incontro, in parte fortuito, tra musicisti provenienti da esperienze diverse che però hanno assimilato le pratiche della contaminazione. La sinergia tra l’uomo e la...
La sinergia tra l’uomo e la macchina, tra il biologico ed il il sintetico,
parole napoletane dal suono grezzo ma elegante
DABOL nasce nel 2001 grazie all’incontro, in parte fortuito, tra musicisti provenienti da esperienze diverse che però hanno assimilato le pratiche della contaminazione. La sinergia tra l’uomo e la macchina, tra il biologico ed il il sintetico, la ricerca del suono nuovo, ha dato e continua a dare nuovi input e più spazio per sperimentare. L’intento è di fondere, attraverso sentieri trasversali, le strutture ritmiche del drum’n’bass e del dub con le architetture sonore del ragga/dancehall e con le melodie della tradizione partenopea. L’obiettivo principale è quello di stimolare il pubblico e l’ascoltatore con suoni e ritmiche di forte impatto che coinvolgono il corpo ma anche la mente con melodie particolari e ricercate che spesso lasciano il segno accompagnando testi impegnati e mai banali.
In altre parole il gruppo cerca di unire elementi caratteristici della parte non addomesticata della musica dance con la sensazione di un sound intelligente, di un basso e batteria che “portano” parole napoletane di suono grezzo ma eleganti nelle immagini: potenza e dolcezza insieme. La definizione più volte usata per definire il complesso sound dei DABOL è quella di “contemporary electronic dance music” (musica dance elettronica contemporanea).
Daniele Russo :voce
Massimiliano Pone:basso,bass synth.
Alessandro “dub master” Mazzù: campionatori, sint, program batterie, live dubbing.
Francesco Margherita: batteria elettro-acustica, programmazione.
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GLove |
| TOM PHILLIPS BANGURA |
La mia breve storia musicale è iniziata tre anni fa solo in quel periodo ho saputo si saper cantare ho iniziato a farlo in un gruppo reggae e ci siamo divertiti per sei mesi a suonare cover di Bob Marley;Poi nel luglio dello stesso anno è stato formato un gruppo...
La mia breve storia musicale è iniziata tre anni fa solo in quel periodo ho saputo si saper cantare ho iniziato a farlo in un gruppo reggae e ci siamo divertiti per sei mesi a suonare cover di Bob Marley;Poi nel luglio dello stesso anno è stato formato un gruppo che si chiamava Root’s United con loro abbiamo passato un po’ dell’estate a suonare in alcune piazze di Firenze cover dei grandi nomi della musica reggae.Nel gennaio 2003 ci siamo sciolti per incomprensioni caratteriali o forse perché l’inverno e le poche possibilità di suonare ci avevano già diviso.
A quel punto dopo il forte dispiacere mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato ad andare a scuola di chitarra proprio lì ho cominciato a comporre tantissime canzoni che trattano argomento “pace” proprio perché in quel periodo tutti aspettavamo con timore l’intervento armato in Iraq, per cui sapendo quanto tutto il nostro mondo a bisogno di pace e di amore è nato il progetto “ PEACE TIME” da questo progetto ho potuto conoscere un gruppo reggae di Firenze che si chiamano Michelangelo Buonarroti anche loro si sono appassionati a ciò che avevo da dire e bravissimi musicisti hanno lavorato alla realizzazione di questo progetto.
MICHELANGELO BUONARROTI BIOGRAFIA
I Michelangelo Buonarroti sono una grande famiglia che si e’ unita grazie alla passione per le sonorita’ giamaicane e alla continua ricerca di contaminazione in senso lato.Sono attivi dal 1996, anche se la formazione ufficiale esiste dal 2000 , l’anno del primo lavoro autoprodotto, “Libera Dhab”. La band e’ capitanata da Ciro Princevibe, autore dei brani della band , tastierista e Dub Master, e dal carismatico Retnek,una delle voci del gruppo. La particolarita’ della band e’ la presenza di 3 voci, Pinzilla, Sister E e Retnek, totalmente differenti tra loro ma perfette negli ensemble vocali, che regalano uno show vivo piu’ che mai grazie alla loro energia e al loro calore.
L'inverno del 2000 vede la partecipazione dei ragazzi ad HELP, programma condotto da Red Ronnie, e successivamente al ROXY BAR , riuscendo ad arrivare in finalissima al Trofeo Roxy Bar. A primavera realizzano un remix per i 99posse di "Cominciaadesso" per BMG, salgono su moltissimi palchi dividendoli con grandi artisti.
L’estate 2001 li vede protagonisti della competizione TIM TOUR, vincendo la tappa dell’Isola D’Elba e arrivando in finalissima a Palermo.
Nel novembre 2002 arriva il primo contratto discografico con la Alternative, ed esce il primo lavoro ufficiale “In Sogno”, e i Michelangelo si trovano a girare l’intera Italia per promuovere il disco,
In quel periodo esce il videoclip di “Difficile”, molto promosso da Rock Tv che invita svariate volte la band a partecipare ai suoi programmi, “Database”, “Sala Prove”, le Rock Tv night al Rolling Stone a Milano ecc. Moltissimi i palchi girati nel 2003, condivisi con grandissimi artisti come Raymond Wright and the Hi Grades, Africa Unite, Reggae National Tickets, fino alla scorsa estate in cui “In sogno Tour” ha contato la bellezza di 50 date in 2 mesi, con alcuni concerti memorabili come il Metarock con Morgan Heritage, Africa Unite e Shaggy, la grande festa reggae al Mazdapalace di Milano con Ganjamama e Africa Unite, il Rourestock Festival ecc.
In questo periodo i Michelangelo entrano in contatto con Tom Philips Bangura, dotato cantautore reggae di stampo Marleyano e grazie ad una profonda amicizia che nasce su note in levare la band inizia una stretta collaborazione con il cantante della Sierra Leone.
L’estate 2004 e’ l’estate di P.O.S.I.T.I.V.E., il nuovo album, presto nei negozi,che vede la partecipazione di Tom Bangura e Teacher Mike.
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| JAZZ IN CANTIERE TERZA SERATA |
TRIO F.A.D.
Gianpiero Fronte è nato a Ragusa nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma di sassofono presso il Conservatorio di Palermo, si perfeziona al Conservatorio di Milano sotto la guida del M° Marzi, per poi dedicarsi allo studio della musica jazz nella classe del M° T.Tracanna.
Fabio Arisi è nato a...
TRIO F.A.D.
Gianpiero Fronte è nato a Ragusa nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma di sassofono presso il Conservatorio di Palermo, si perfeziona al Conservatorio di Milano sotto la guida del M° Marzi, per poi dedicarsi allo studio della musica jazz nella classe del M° T.Tracanna.
Fabio Arisi è nato a Cremona nel 1973, Ha studiato pianoforte presso la “Civica scuola di musica C:Monteverdi” di Cremona sotto la guida del M° Giuseppe Caffi diplomandosi presso il Conservatorio di Mantova nel 1993.
Si è poi avvicinato allo studio dell’improvvisazione jazzistica e allo studio della musica afroamericana sotto la guida del M° Roberto Cipelli. E’ pianista in vari gruppi che spaziano dal jazz tradizionale al jazz moderno tra cui il gruppo The Swinger Big Band e i “Bourbon Street Dixie Band”.
Marco Dolfini è nato a Brescia nel 1969. Ha collaborato con vari gruppi di jazz e di jazz-rock nella provincia di Brescia e di Cremona. Attualmente è batterista nel gruppo jazz-rock i Moog.
Il repertorio del trio spazia dall’ esecuzione sia di brani standard che dall’esecuzione di brani originali composti dagli stessi componenti.
THE GAMBLE - CRISTINA MAZZA
Cristina Mazza, sax
Bruno Marini, organo Hammond
Frank Moreno, batteria
Cristina Mazza, la prima donna sassofonista comparsa sulla scena jazz italiana, è attiva fin dai primi anni settanta come strumentista, leader e compositrice. Nel suo quinto disco come leader ha proposto con grande successo - 5.000 dischi venduti da una giovane etichetta, la Azzurra Records, con il suo nuovo trio The Gamble - un' incursione nel "Pianeta Hammond", dove, pur con i dovuti riferimenti alla tradizione degli organ combos, è riuscita a mettere la sua firma originale con un mix di jazz, soul-jazz, free, gospel, blues e rock..
Il suo approccio al jazz è stato influenzato principalmente dall’ascolto di Ornette Coleman, John Coltrane, Jackie McLean, Miles Davis. Nel 1983 ha conseguito il diploma in Sassofono presso il Conservatorio di Bologna. Ha suonato e inciso, fra gli altri, con Mal Waldron, Reggie Workman, Tony Oxley, Sangoma Everett,Consuela Lee, Daniel Sous, David Boato...
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| Numero 6 - Iononsono |
Dalle ceneri dei Laghisecchi ecco emergere una nuova e fresca realtà: Numero 6.
Quattordici parentesi (esclusa l'intro)dall'innata propensione rock 'n roll che però rivelano ricerca melodica a denominator comune.
Tanto rock ma anche bel pop e del resto è questo che i sei trasudano confezionando una dopo l'altra piccole caramelle gustose.
Spiccano...
Dalle ceneri dei Laghisecchi ecco emergere una nuova e fresca realtà: Numero 6.
Quattordici parentesi (esclusa l'intro)dall'innata propensione rock 'n roll che però rivelano ricerca melodica a denominator comune.
Tanto rock ma anche bel pop e del resto è questo che i sei trasudano confezionando una dopo l'altra piccole caramelle gustose.
Spiccano l'accesa apertura di 'Questa Casa', 'Ho processato un suono' e la hit 'La stabilità' (vi sarà infatti capitato di assistere a quel bel video di Lorenzo Vignolo...).
Ricerca e nostalgia raccolgono tributi omogenizzando l'intero fluire in un unico piacevole cammino.
Da registrare l'ottimo ritmo del quale l'ascolto è vittima e dal quale è facilissimo lasciarsi influenzare sin dai primi ascolti.
Si fa sentire quel Giulio Favero (ex One Dimensional Man) ed una produzione certamente di livello.
Sulla lunghezza l'ascolto non è sempre liscio ma stiamo parlando di una tra le migliori cose sentite nel nostro belpaese in questi mesi, quindi...
Consigliato!
Tracklist:
01 Intro
02 Questa casa
03 Ogni curva
04 Non mi nascondo più
05 La stabilità
06 Ho processato un suono
07 Un’estate al mare
08 Mi hanno detto
09 Le polluzioni notturne
10 I’m the line
11 Iononsono
12 Sono un grande
13 Talking (se vuoi mi taglio)
14 A conti fatti
15 Gang bang
Allo
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Allo |
| Public Enemy - Live from House of Blues (dvd) |
C'è da dire che è un bel pò che Chuck D e soci non si riaffacciano con qualcosa di nuovo.
Probabilemente è per questo che la Bmg ha deciso di dare alle stampe questo nuovo dvd rappresentativo della sarata tenuta dai Nostri alla House of Blues.
Un live intenso, come del...
C'è da dire che è un bel pò che Chuck D e soci non si riaffacciano con qualcosa di nuovo.
Probabilemente è per questo che la Bmg ha deciso di dare alle stampe questo nuovo dvd rappresentativo della sarata tenuta dai Nostri alla House of Blues.
Un live intenso, come del resto era prevedibile, anche se non del tutto attuale (2001) che può tranquillamente esemplificare ciò che un incontro a viso aperto con Chuck D possa comportare.
Mitragliate di rime e di fraseggi, liriche taglienti e beat che più grassi non si può.
Testimonianza superflua ma godibile di un passato che, volenti o nolenti, è già leggenda.
La scaletta ripercorre vent'anni di storia passando dai capitoli più remoti a quelli più freschi e sembra che nulla sia cambiato.
Del resto certa gente non invecchia mai...
...anzi!
La scaletta comprende:
'Public Enemy No.1', 'Can't Truss It', '911 Is A Joke', 'Black Steel In The Hour', 'He Got Game', 'Here I Go', 'Crayola', 'Crash', 'Give It Up', 'Don't Believe The Hype', 'Rebel Without A Pause', 'By The Time U Get To Arizona', 'Fight The Power', 'DJ Mix', 'Common Thread', 'What What', '41 19', 'Bring The Noise', 'Shut 'Em Down' and 'Do You Wanna Go Our Way?'.
Allo
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Allo |
| Studiodavoli - Megalopolis |
Gli spunti sono indiscutibilmente pretenziosi.
Fondere in una sola ed omogenea mistura ciò che del Vintage pop possiamo assorbire mischiandolo con la contemporaneità di synth e campionatori.
Tanti ci stanno provando, pochi ci riescono.
I Leccesi Studiodavoli (potreste ricordaveli come Valvole davoli ad Arezzo wave) hanno certamente le carte in regola per...
Gli spunti sono indiscutibilmente pretenziosi.
Fondere in una sola ed omogenea mistura ciò che del Vintage pop possiamo assorbire mischiandolo con la contemporaneità di synth e campionatori.
Tanti ci stanno provando, pochi ci riescono.
I Leccesi Studiodavoli (potreste ricordaveli come Valvole davoli ad Arezzo wave) hanno certamente le carte in regola per riuscire nell'impresa ma forse è ancora presto.
Questo 'Megalopolis' infatti dispone di una buona dose di spunti appetibili che però faticano a fondersi in una unica soluzione.
Rimangono infatti isolati capitoli in cui il livello si eleva sulla normalità complessiva (Superpartner, Sunday, Gate Must be Negative transition).
Certamente da premiare il piglio (Stereolab Amen!)e la ricerca sonora mentre credo che il lavoro maggiore rimanga quello di rifinire il tessuto compositivo dei brani.
Le carte sono in regola, a loro giocarsele al meglio...
Rilancio!
Tracklist:
Loading
Superpartner
Go Baby
Sunday
Steady Job
I’ve got a stedy job
Gate must be negative transition
Superpartner P.funk rmx (Radio Edit)
Breast’s garden
One day before
One day
Love 70
Megalopolis
Abatjour
Sexsafari
Empty spaces
Goodbye
Allo
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| Boosta - Rock.n.roll Robot: a de.mix experience |
Parte con un singolo del celeberrimo pezzo di Alberto Camerini la strada solista di Davide 'Boosta' Di leo dei Subsonica.
Un gioco, un'idea ed un'ambizione.
Scongelare ciò che erano gli anni ottanta rapportandoli geneticamente al nostro contemporaneo.
E' da questi presupposti che prende vita e battesimo il progetto Iconoclash.
Una esperienza che vedrà...
Parte con un singolo del celeberrimo pezzo di Alberto Camerini la strada solista di Davide 'Boosta' Di leo dei Subsonica.
Un gioco, un'idea ed un'ambizione.
Scongelare ciò che erano gli anni ottanta rapportandoli geneticamente al nostro contemporaneo.
E' da questi presupposti che prende vita e battesimo il progetto Iconoclash.
Una esperienza che vedrà nel mese appena iniziato la pubblicazione di un album in seguire all'ep che stiamo prendendo in esame.
Lasciando perdere inutili celebrazioni allo splendido brano del buon Alberto mi soffermo ad osservare la rilettura del Boosta.
Divwertita visione di un decennio ormai passato che non ne vuol sapere di lasciarsi dimenticare.
Eccoci quindi ritrovare quel contatto lucido e squadrato nel goderci le smussature effettuate da Davide.
Quattro sono le versioni di rilettura: quella ufficiale (abbinata anche al bel video allegato), quella cattivella, quella romanticamente accompagnata dalla voce di Ines Karta e quella danzereccia.
Ironico esperimento riuscito, nella speranza che anche l'intero ci rilasci quel bel retrogusto ludico.
Curioso.
Tracklist:
1. Rock.n.roll Robot
2. Punk.n.roll Robot
3. Love.n.roll Robot
4. Club.n.roll Robot
5. Rock.n.roll Robot: the Video
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| The Vegetable Man Project |
Il progetto che vado a presentarvi è uno dei più interessanti spunti propositivi che m'è capitato di raccogliere negli ultimi anni.
Si tratta infatti di una collana di compile (nate nel 2002) in rotazione al fulcro della epocale 'Vegetable Man' di Syd Barrett (Pink Floyd).
L'obiettivo è infatti quello di pubblicare...
Il progetto che vado a presentarvi è uno dei più interessanti spunti propositivi che m'è capitato di raccogliere negli ultimi anni.
Si tratta infatti di una collana di compile (nate nel 2002) in rotazione al fulcro della epocale 'Vegetable Man' di Syd Barrett (Pink Floyd).
L'obiettivo è infatti quello di pubblicare entro il 2030 ben mille riproposizioni del brano raccolte in 50 volumi.
Sarebbe curioso chiedere ai ragazzi di Oggetti Volanti cosa li spinge a tributare con ben tre uscite (due compile-cd ed un 10 pollici, per ora...) lo splendido brano in questione.
Le rivisitazioni sono innumerevoli e spaziano incredibilmente (ed anche geograficamente, dall'Italia al Giappone tanto per intenderci) concedendo ad un'idea scherzosa un tono decisamente intrigante.
Ironico è altresì lo spunto per il 10'' project che raccoglie esclusivamente frammenti da dieci secondi del brano per ogni band ospite (sessanta!).
Evito di avventurarmi nell'elencare i partecipanti perche la lista è davvero nutrita e ben poco gestibile.
Mi limito quindi a consigliarne il mai ripetitivo ascolto.
Buon Viaggio!
The Vegetable Man Project Vol.1:
01. gastel etzwane (italy)
02. pulp_ito (italy)
03. effetto doppler (italy)
04. yulan (italy)
05. kable (usa)
06. mandragora (italy)
07. drona parva (usa)
08. delavega (italy)
09. the linus pauling quartet (usa)
10. donna vegetable (italy)
11. nick bensen (usa)
12. krut 182 (italy)
13. castemore (italy)
14. menazone (italy)
15. sixtynine and the continuous people (italy)
16. max (italy)
17. gnu (italy)
18. potage (italy)
19. annavoid (italy)
20. tom carter (usa)
The Vegetable Man Project 10'' project:
01. ESTROBOY italy
02. ELECTRIC ORANGE germany
03. TALK SHOW HOST italy
04. REPLIKAS turkey
05. POLYCHROME canada
06. MANDOG japan
07. MAX italy
08. TLEARY italy
09. MAUCONS italy
10. MONOCHROME canada
11. HUGH HOPPER uk
12. MAXIMILIANO DI STEFANO italy
13. BLUE MASK OF PAN uk
14. DIE SCHWARZE PEST italy
15. DANIELE BRUSASCHETTO italy
16. LES LITTLE SEARCHERS france
17. STEREOKIMONO italy
18. MANDRAGORA italy
19. RES NìLLIUS italy
20. EFFETTO DOPPLER italy
21. EC czech republic
22. OUR POOR NEIGHBORS usa
23. FLAMING FIRE usa
24. AIRFISH italy
25. JAN VAN DEN DOBBELSTEEN the netherlands
26. LAZYSOD italy
27. PLANET SUPERFLY sweden
28. BREAKFAST italy
29. VELVET AUBERGINE italy
30. BABA ZULA turkey
31. M italy
32. KAWABATA MAKOTO japan
33. SIXTYNINE AND THE CONTINUOUS PEOPLE italy
34. SAWARA HAGNE italy
35. LAZY italy
36. LARSEN italy
37. LOW-PHILOSOPHERS ???
38. SULA BASSANA germany
39. IN THE LABYRINTH sweden
40. KNIFEVILLE ENSEMBLE italy
41. NICK BENSEN usa
42. GALBU italy
43. MIRCO DELFINO italy
44. BABY ROBOTS usa
45. SWEDISH WHISTLER sweden
46. THE PSYCHOFRENIC OVERLOAD italy
47. ETERNAL ELYSIUM japan
48. FLOORIAN usa
49. CLICK MEETS PULP_ITO italy
50. MENAZONE italy
51. MANDRA GORA LIGHTSHOW SOCIETY germany
52. POTAGE italy
53. CREVICE usa
54. TASADAY italy
55. ST 37 usa
56. TOM KAZAS australia
57. GASTEL ETZWANE italy
58. THE LAZILY SPUN uk
59. IVONNE GUT italy
60. OVNI ENSEMBLE italy
The Vegetable Man Project Vol.2:
01. enzima (italy)
02. knifeville ensemble (italy)
03. kawabata makoto (japan)
04. les little searchers (france)
05. larsen (italy)
06. crevice (usa)
07. swedish whistler (sweden)
08. daniele brusaschetto (italy)
09. mandog (japan)
10. christian rainer & nark bkb (italy)
11. baby robots (usa)
12. ronin (italy)
13. tirlindana (italy)
14. kech (italy)
15. ST 37 (usa)
16. la betoniera (italy)
17. our poor neighbors (usa)
18. ameba (italy)
19. simone bicego (italy)
20. bugo (italy)
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| Paola Turci - Stato di Calma apparente |
Ne potevamo fare a meno, certo.
Ma questo 'Stato di calma apparente' si conquista le sue lodi per ciò che stà dietro ad un progetto quanto mai 'nudo'.
La ricerca della schiettezza si fa credo con una presa diretta a significar quel che si è, senza filtri.
Cammino a ritroso riscoprendo vecchie...
Ne potevamo fare a meno, certo.
Ma questo 'Stato di calma apparente' si conquista le sue lodi per ciò che stà dietro ad un progetto quanto mai 'nudo'.
La ricerca della schiettezza si fa credo con una presa diretta a significar quel che si è, senza filtri.
Cammino a ritroso riscoprendo vecchie canzoni, riarrangiate e ripubblicate.
Questo fa Paola e non può che essere un piacere.
Si finisce per riscoprire pezzi di rara lucidità quali 'L'uomo di ieri' e 'Ti amerò lo stesso'.
Certo ci sono gli inediti (Il Gigante, La tua Voce) ma l'essenza sta nelle vecchie emzioni, nei ricordi spolverati.
Indiscutibile talento mai messo in discussione, che pare non temere la ruggine del tempo e che anzi conferma forza e determinazione.
Se ha voglia...lei c'è.
Tracklist:
Frontiera
L'uomo di ieri
Volo così
Ti amerò lo stesso
Il gigante
Dove colpire
Adoro i tramonti di questa stagione
Stato di calma apparente
La tua voce
Voltaire
Questa parte di mondo
Bambini
Ringrazio Dio
Lungo il fiume
Paloma negra
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| Lali Puna - Faking the Books |
Se parli di Morr Music già sai che ti ritroverai faccia a faccia con una delle più interessanti realtà discografiche europee.
Se poi parli dei Lali Puna vieni subito a contatto con quelle atmosfere soffuse ed acide che hanno fatto la fortuna del quartetto nei precedenti due lavori.
Atteso e annunciato...
Se parli di Morr Music già sai che ti ritroverai faccia a faccia con una delle più interessanti realtà discografiche europee.
Se poi parli dei Lali Puna vieni subito a contatto con quelle atmosfere soffuse ed acide che hanno fatto la fortuna del quartetto nei precedenti due lavori.
Atteso e annunciato questo terzo capitolo 'Faking the books' è forse la più chiara dimostrazione dell'evoluzione d'arrangiamento dei Nostri.
La ricerca del pop pare evidente e lascia spazio a melodiche inutuizioni a dir poco efficaci (vedi la title track e 'Micronomic')tralasciando per qualche istante la divisione elettrica più estrema.
Intendiamoci, sempre di indietronica si tratta, condita gradevolmente dagli approcci più convenzionali di chitarra e basso.
Gli amplificatori e la voce fanno un passo in avanti prendendo la mattonella dei protagonisti e affilando la ricerca sonora verso aperture alquanto rumoristiche.
Valerie pare spalmarsi sulle melodie con il suo sussurrato fascinoso e ammiccante favorendo un'ascolto decisamente più palese ma mai scontato.
Pop di pregevole fattura che convince e conferma la buona vena produttiva di quell'angolo di Germania a titolo Morr Music.
Sempre promossi!
Tracklist:
1. Faking the books
2. Call 1-800-fear
3. Micronomic
4. Small things
5. B-Movie
6. People I know
7. Grin and bear
8. Geography-5
9. Left Handed
10. Alienation
11. Crawling by numbers
La data di uscita è stata anticipata. Il disco è già nei negozi!
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| Almamegretta - Sciuogliè e Cane |
Finito il rapporto con Bmg finisce anche un ciclo per la partenpea masnada Almamegretta.
La partenza di Raiz pare portarsi dietro un solco difficilmente colmabile che lascia spazio al ritorno di volti noti come Patrizia di Fiore e Gianni Mantice.
Risulta quindi piuttosto complicato godersi questo nuovo capitolo senza accusare l'assenza...
Finito il rapporto con Bmg finisce anche un ciclo per la partenpea masnada Almamegretta.
La partenza di Raiz pare portarsi dietro un solco difficilmente colmabile che lascia spazio al ritorno di volti noti come Patrizia di Fiore e Gianni Mantice.
Risulta quindi piuttosto complicato godersi questo nuovo capitolo senza accusare l'assenza di una delle fondamenta della miscela vincente targata '90.
La nostalgia vince sui nuovi tentativi lasciando ampi spazi vuoti e lacune sparse per l'intero svolgimento delle quattordici canzoni.
Pochi restano i picchi di gradevolezza che riescono a malapena a colmare il divario: 'Sulo cu tte' con Francesco Di Bella dei 24 Grana e la suggestiva 'Verào' con la partecipazione del bravo Marco Parente.
Un disco influenzato e mediocre che altresì non nasconde la instancabile voglia di fare dei Nostri.
Non è quindi da escludere che le buone intuizioni possano ripresentarsi ai nostri affamati timpani augurando assolutamente il meglio ad una delle fondamenta dell'italica sperimentazione.
In attesa.
1. Preta d’oro
2. ‘O mare che puorte ‘ncuorpo
3. Nowhere home
4. Sulo cu tte
5. Lo stesso vento
6. El nino y la pelota
7. Polvere
8. Nun s’ave idea
9. Cinque dita
10. Murderer’s blu
11. Sciuoglie ‘e cane
12. Verào
13. The Neverland
14. Stella
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| Motel Connection - A/R Andata + Ritorno |
Sulla scia della buona risposta di pubblico e critica alle deliziose trame del precedente Santa Maradona approda questo nuovo lavoro del bravo Marco Ponti.
Chi vince? sta su!.
Stesso regista, stesso attore, stessi musicisti.
Evito di dilungarmi sul lato cinematografico del lavoro (questa volta neppure troppo riuscito...) per concentrarmi sul suono.
Fin qui...
Sulla scia della buona risposta di pubblico e critica alle deliziose trame del precedente Santa Maradona approda questo nuovo lavoro del bravo Marco Ponti.
Chi vince? sta su!.
Stesso regista, stesso attore, stessi musicisti.
Evito di dilungarmi sul lato cinematografico del lavoro (questa volta neppure troppo riuscito...) per concentrarmi sul suono.
Fin qui nulla di sconvolgente se non che il cd è doppio.
Ma andiamo con ordine:
Cd 1 - Motel Connection - Andata
Questo è quello ufficiale, quello inedito.
Sei già pronto alla cassa in quattro ed ecco le prime sorprese.
L'apertura è infatti affidata al singolo 'Queen of Sugar' che è semplicemente la cosa più distante da ciò che Samuel, Pisti e Pierfunk abbiano realizzato finora.
Chitarre acustiche, violoncelli e atmosfere che proprio non t'aspetti. L'impatto è brutale ma l'ascolto favorisce l'avvicinamento e l'approvazione (sin quasi a preferire quest'inedita accezzione).
Ben riuscita anche la partecipazione di Roberta Sammarelli (Verdena) al basso e Ninja (Subsonica) ai tamburi.
Stesso discorso per 'Waxwork' che vanta la collaborazione di Nitto e Tozzo (Linea 77) e che finisce per omaggiare vistosamente i Frusciante & soci di qualche stagione fa.
Eterogeneità espansa che però mantiene il ritmo complessivo ad ottimi livelli di godibilità confermando una ricerca d'eclettismo assolutamente efficace.
Anche la cover di 'The Power of Love' di Frankie Goes to Hollywood (tra le altre cose già proposta live nello scorso tour) risulta azzeccata con la partecipazione del buon Manuel Agnelli (afterhours) in voce, cori e wurlitzer.
Da registrare inoltre la partecipazione del Boosta (Subsonica) in 'Boosta at the Echoes Club' a riavvicinare le acidità più comuni allo stampo motel.
Nuova visione di un side-project che forse 'side' non è mai stato.
Cd 2 - AA.VV. - Ritorno
LA seconda parte dell'opera è interamente dedicata a ciò che rimane sullo sfondo.
Già con Santa Maradona si era intuita la profonda importanza di Torino all'interno degli schemi narrativi e sonori dell'intero operato.
A questo punto era inevitabile finire per tributare una ricca istantanea dell'attuale scena cittadina.
Dai Murazzi e Piazza Vittorio a la Cassetta Popular ed il Paso.
Uno spaccato di realtà diverse ma confinate sotto lo stesso cielo opaco.
Ecco quindi i Perturbazione e i Gatto Ciliegia (qui più che Torino si tratta di Rivoli), Rachid, Mao, Wah Companion, Architorti, ecc...
Istantanea mai completa che semplifica la visione esterna di una delle scene più importanti e influenti del nostro contemporaneo belpaese.
Anch'essa azzeccata ed efficace.
Un capitolo felice di interazione e rappresentazione sociale. Azzeccato.
Andata - Tracklist
1. Queen of sugar
2. Dreamer
3. Waxwork
4. Three
5. Preproduction
6. The power of love
7. Reach out
8. Reach out roots
9. Boosta at the Echoes Club
10. Hit and run
11. There was a table set out under a tree in front of the house and the march hare and the hatter were having a tea at it
Ritorno - Tracklist
1. Perturbazione - La rosa dei 20
2. Verlaine - Una speranza pallida
3. Wah Companion - Cindy 76
4. Rachid - La notte sul fiume
5. U-matic - Da nessuna parte
6. Nathalie tanner - Destino:Lyon
7. Gatto Ciliegia contro il grande freddo - Frozen Coffee
8. Doctor Jazz's Universal remedy - First Man, then machine
9. Blaugrana - Il male
10. Sur - Oblivion
11. D'n'd' - Strizzacervelli
12. The art of Zapping - Bravenewstar
13. Daybyday - Lovefailure
14. Faccia di Cane - Sixtyseven
15. Architorti - Demoloop
16. Margaret - Esprimi un desiderio
17. Cletus - Tu Godu
18. Rachid - Senza terra
19. Moivo - La mia generazione
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Bill Horton |
| Intervista con Riccardo Maffoni |
Non c'è verso. Più conosco musicisti o semplici appassionati di un certo rock di matrice americana, più mi capita di incontrare persone umilissime e con una concezione di "fare arte" che significa innanzi tutto mettere il cuore prima ancora che concepire la forma del prodotto artistico. Artigiani della musica.
Riccardo Maffoni...
Non c'è verso. Più conosco musicisti o semplici appassionati di un certo rock di matrice americana, più mi capita di incontrare persone umilissime e con una concezione di "fare arte" che significa innanzi tutto mettere il cuore prima ancora che concepire la forma del prodotto artistico. Artigiani della musica.
Riccardo Maffoni è un ventiseienne bresciano, nato in un paesino che si chiama Orzinuovi. Una delle tante piccolissime province che nella pianura che si allarga dalla Lombardia all' Emilia si contano. Province piatte e addormentate, piccoli centri dagli strani riverberi del New Jersey, luoghi che altri rocker hanno assunto come sfondo di storie piccole e grandi. "Storie di chi vince a metà", come il titolo dell'album che Riccardo ha pubblicato all'inizio del 2004 per CGD - Warner (e che trovate recensito da Allo tra i dischi di Cantiere Sonoro), un disco pieno di quella umanità fatta di uomini che scivolano tra gli alti e bassi della vita di tutti i giorni, perdendo qualcosa per ritrovare qualcos'altro...
Raccontaci come è nato questo album.
Tutte le canzoni fanno parte del materiale che ho accumulato negli ultimi tre anni. Quando siamo entrati in studio abbiamo registrato quindici brani, e tra questi ne
abbiamo scelti undici, quelli che puoi sentire sul disco. Non ho composto queste canzoni appositamente per l'album, ho solo cercato di riunire i miei pezzi in modo
che avessero un senso, che è quello che il titolo del disco riassume bene.
E' il tuo primo disco ed esce per la CGD, non male come debutto...
Con la CGD - Warner ho firmato contratto nel 2001. Avevo già registrato alcuni demo con chitarra e voce, demo che ho poi fatto ascoltare al mio attuale
discografico Marcello Balestra. Lui era presente alla mia esibizione al Premio Città di Recanati, si è mostrato interessato e da lì è cominciato tutto.
I testi delle tue canzoni rimandano a un immaginario comune a molto rock americano: perdenti che trovano una spinta per andare avanti, eroi del quotidiano, santi
e peccatori, romantici di strada col cuore infranto. Quanto c'è di autobiografico e quanto è eredità di tutta la musica che hai ascoltato?
Penso che il mio modo di scrivere non sia del tutto autobiografico. Anzi, non proprio autobiografico. Però scrivo storie che nascono da un avvenimento che ho
vissuto, attorno al quale poi io costruisco dei personaggi e un mondo intero. Magari in un testo c'è una frase precisa, una cosa che fa riferimento diretto proprio dalla
mia situazione. In definitiva posso dire che parto da qualcosa che è successo a me, e poi aggiungo e ci lavoro sopra.
Generalmete scrivo di getto, e mi è successo soprattutto in questo disco. Qui ci sono pezzi che ho composto in dieci minuti con la chitarra e la voce. La struttura
nasce in poco tempo, anche perché sono molto istintivo. Poi ci lavoro ancora. Comunque a livello di testi mi sono accorto che affiorano vicende ed eventi del mio
passato, rileggendo ciò che scrivo li comprendo meglio. Scrivere diventa una cura, una terapia. Mi aiuta.
Nascere in un paese di provincia influisce su quello che fai?
Influisce sicuramente. Quando nasci a Orzinuovi e decidi di fare il musicista non è facile. Bisogna spostarsi in città, anche se adesso la situazione sta cambiando. Forse
bisogna sbattersi di più, quello sì. Non avendo a disposizione tutto ciò che centri urbani molto attivi possono offrirti, sei costretto a lavorare maggiormente. Ti fai
meglio le ossa.
Come è stato aprire il concerto di Van Morrison?
Lui è da sempre uno dei miei preferiti. Suonare prima di lui allo Smeraldo di Milano e all' auditorium di Roma è stata un' esperienza indimenticabile. Io e lui non ci
siamo neanche presentati. Ha la fama di uno chiuso e molto scontroso, si è confermato tale. Ma io sono contentissimo così, perché la risposta del pubblico è stata
ottima.
Anche perché il tuo genere forse è quello che più si avvicina a quel pubblico...
Suonare come supporter è sempre un' incognita. L' etichetta me l'ha proposto e non ho perso l'occasione. Potevano fischiare o lamentarsi, o chi lo sa. Invece sono
stato accolto bene. Suonavo intanto che la gente entrava, ma chi c'era ascoltava e gli appalusi raccolti erano sinceri, non di circostanza.
In passato hai aperto anche per PFM e Nomadi.
Nel novembre e dicembre scorso ho seguito i Nomadi. Loro hanno ascoltato le mie canzoni, sono piaciute e hanno accettato. Una bella esperienza. Con
la PFM ho aperto un concerto nel 2000, a Lumezzane. Avevo fatto un concorso a Brescia, in un locale che si chiama "Fandango", il contatto l'ho avuto tramite il
gestore.
Sei nato nel '77 e sei cresciuto col rock di Springsteen, Dylan e Young, tutti artisti che in Italia hanno un pubblico maturo. Come è nata questa passione per il
rockblues?
Dai miei genitori. Cioè, non che mi obbligassero, però era la roba che avevo lì a portata di mano. E' difficile che un ragazzino vada in un negozio di dischi e si compri i
primi dischi di Joe Cocker, oppure gli album di Bruce. Ho cominciato da bambino e poi la mia passione è cresciuta. A quattordici anni ho avuto la mia prima chitarra
(una Fender Redondondi), e ho imparato da autodidatta.
Chi sono i musicisti che suonano con te sul disco?
Sono molti e mi sono stati suggeriti dai miei produttori. Suono da solo con la mia chitarra dal 1997, cioè da quando ho deciso di portare avanti il mio lavoro di
cantautore. Prima suonavo la chitarra in vari gruppi, hard rock, cose abbastaza tirate, tipo Led Zeppelin.
Una curiosità: nel disco citi più volte la Francia e Parigi, sei legato a questo paese?
Pensa che non ci sono mai stato. Però è vero, deve essere un caso. Anche in "Le circostanze di Napoleone". Mah, forse era per via del periodo in cui ho scritto le
canzoni: stavo ascoltando Rino Gaetano e leggevo Prévert.
Ascolti musica italiana?
La musica italiana la riscopro adesso, dopo anni di rock americano, soprattutto cantautori degli anni '70. Gaetano, come ti ho già detto e poi De André, De Gregori e
Bennato. Hanno scritto cose bellissime che non hanno nulla da invidiare a grandi americani.
E dell'invasione di gruppi che si rifanno agli anni '70: Jet, The Strokes, The Hives cosa pensi?
Mah. Da una parte questa nuova onda mi piace, dall'altra non capisco fino a che punto sia una moda, fin dove è solo posa. Tra l'altro i Jet li ho anche visti e mi sono
divertito molto. Sembravano gli Stones del periodo '68. Mi piacciono, se non è solo una mossa commerciale.
Voglio dire, ben venga il rock' n' roll... piuttosto dell' hip-hop.
Prossime date?
Sto mettendo giù qualcosa per l'estate, ma non c'è nulla di ufficiale. Intanto faccio qualche concerto acustico in piccoli locali, qui in zona.
Luca Muchetti
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| Lambchop - Aw C'Mon/ No You C'Mon |
Chissà che avrà pensato il sig. Cityslang vedendosi arrivare dal Nostro Kurt Wagner ben due dischi contemporaneamente.
Credo che, personalmente, per qualche istante avrei temuto il peggio.
Fortuna che il peggio proprio non esiste per i (circa) venti Lambchop.
Persino l'esame del doppio la vince sulla prolissità facilmente verificabile in questi casi.
E'...
Chissà che avrà pensato il sig. Cityslang vedendosi arrivare dal Nostro Kurt Wagner ben due dischi contemporaneamente.
Credo che, personalmente, per qualche istante avrei temuto il peggio.
Fortuna che il peggio proprio non esiste per i (circa) venti Lambchop.
Persino l'esame del doppio la vince sulla prolissità facilmente verificabile in questi casi.
E' la forza della leggerezza candida di un maestro della melodia come Wagner a sconfiggere qualsiasi controindicazione.
Sei strumentali su ventiquattro cesellature artigiane e raffinate dalle quali è praticamente impossibile sradicare il meglio, l'eleggibile, persi in una omogeneità compositiva vicina all'eccelso.
Lasciando perdere inutili divagazioni critiche opterei per consigliare vivamente l'ascolto di questi 'Aw C'Mon/ No You C'Mon', Punto.
Perchè spessori tali sono sempre più rari.
Perchè era da un pò che il mondo era più bello ad opera di un solo disco...
...vabbè due!
Aw C'Mon Tracklist
1. Being Tyler
2. Four Pounds In Two Days
3. Steve Mcqueen
4. Lone Official
5. Something's Going On
6. Nothing But A Blur From A Bullet Train
7. Each Time I Bring It Up It Seems To Bring You Down
8. Timothy B Schmidt
9. Women Help Create The Kind Of Men They Despise
10. I Hate Candy
11. I Haven't Heard A Word I've Said
12. Action Figure
No You C'Mon Tracklist
13. Sunrise
14. Low Ambition
15. There's Still Time
16. Nothing Adventurous Please
17. Problem
18. Shang A Dang Dang
19. About My Lighter
20. Under A Dream Of A Lie
21. Jan 24
22. Gusher
23. Listen
24. Producer
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| Phoenix - Alphabetical |
Qualche luna fa mezzo globo saltellava sulle raffinate trame di 'If i Ever Feel Better?' di uno strana band francese di nome Phoenix.
Lasciando perdere per buona parte gli Air ci troviamo per le mani il secondo capitolo discografico dei transalpini.
Pop di quello spesso, che mai rinuncia alla melodia e...
Qualche luna fa mezzo globo saltellava sulle raffinate trame di 'If i Ever Feel Better?' di uno strana band francese di nome Phoenix.
Lasciando perdere per buona parte gli Air ci troviamo per le mani il secondo capitolo discografico dei transalpini.
Pop di quello spesso, che mai rinuncia alla melodia e che con essa fa combutta di gradevolezza e solarità.
Spunti sparsi che amalgamano in una miscela più che trascinante (vedi sotto la voce 'Everything is Everything' e 'I'm an Actor') con quel cantanto un pò sofferto ed un pò sussurrato che farcisce.
Parentesi più vicine alla banalità vengono sommerse dalla indiscutibile valenza di una buona percentuale di brani (Love for Granted, Victim of the Crime) poderosi.
A metà tra il lustro-pop-franco e la tradizione pop d'oltremanica per un risultato più che mai soddisfacente e annunciato.
La leggerezza talvolta logora ma certamente sa rivelarsi essenziale.
Fighetto spettinato.
Tracklist:
Everything is Everything
Run Run Run
I'm an Actor
Love for Granted
Victim of the Crime
(You can't blame it on) Anybody
Congratulations
If it's not with you
Holdin' on Together
Alphabetical
Allo
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| Micecars - Gewgag Tunes |
Loro il disco ve lo regalano.
Questi due simpatici romani (Little P. e Peter T.) conquistano in men che non si dica una sana dose di simpatia.
Sgangherati ma non troppo farciscono un esordio da cinque capitoli di ciò che è per tradizione definito indie-qualcosa.
Che sia rock, pop o accappella è...
Loro il disco ve lo regalano.
Questi due simpatici romani (Little P. e Peter T.) conquistano in men che non si dica una sana dose di simpatia.
Sgangherati ma non troppo farciscono un esordio da cinque capitoli di ciò che è per tradizione definito indie-qualcosa.
Che sia rock, pop o accappella è poco rilevante se si considera l'innata propensione alla melodica ricerca dei due.
Soluzione decisamente trascinante che convince in poco più di un ascolto, riportando alla mente quei paladini di genere mai dimenticati (dai Pixies ai Grandaddy, in sù e in giù).
Impossibile non ritrovarsi a canticchiarsi le trame dei due (Broken Shoulders è letale) mentre optiamo per l'ennesimo 'repeat'.
E' quell'effetto che proprio ai paladini sopracitati è legato e che immancabilemente finisce per riintrappolare per settimane intere.
C'è chi la chiamerà dipendenza ma io mi diverto nel continuare a considerarla unica e sana voglia di rock...
...o pop?
Tracklist:
1. Clap Your Hands In The Air
2. Nihil Is The Quest
3. Hulk Hogan (Torch Song)
4. Broken Shoulders
5. Americans
Il cd lo trovate in mp3 sul sito www.micecars.org
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| Mirsie - El Santo |
Sti cazzi!
Hai voglia di un bello schiaffo Stoner da far rizzare le antenne?
John Garcia e Josh Homme te li sogni pure di notte?
Bè, ascolta i Mirsie.
Sberleffi di hard'n'blues memorabili immersi in una soluzione psichedelicamente saporita.
La genuinità si fa credo mentre i Nostri macinano potenza su potenza.
Otto sono i brani...
Sti cazzi!
Hai voglia di un bello schiaffo Stoner da far rizzare le antenne?
John Garcia e Josh Homme te li sogni pure di notte?
Bè, ascolta i Mirsie.
Sberleffi di hard'n'blues memorabili immersi in una soluzione psichedelicamente saporita.
La genuinità si fa credo mentre i Nostri macinano potenza su potenza.
Otto sono i brani e tanta è la voglia di fare dei quattro che meritatamente ritagliano il loro spazietto nell'attuale panorama italico.
'Boots (The Original Wave)' dopo due ascolti è già un inno.
Il resto è semplice adrenalina.
Oggi ho voglia di adrenalina...
Quindi...Baby Baby c'mon will you shake that rock 'n' roll?
Tracklist:
1. Poke
2. Boots (The Original Wave)
3. Happy Ending Love
4. Everyday
5. White and Conventional
6. I Like Your Ass
7. Ko!
8. Oh... Well... Yeah...
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| Contagi#1 - Percorsi tra narrativa e musica |
L'applauso è doveroso per una proposta quantomai essenziale in una nazione di cantautori o tali.
Secondo appuntamento (dopo il volumeo 'Il tuffatore' dedicato a Flavio Giurato) per una collana che pare voler crescere in breve tempo (vedi la terza uscita tra le news in homepage).
Uno studio argomentato sull'incontro diretto con...
L'applauso è doveroso per una proposta quantomai essenziale in una nazione di cantautori o tali.
Secondo appuntamento (dopo il volumeo 'Il tuffatore' dedicato a Flavio Giurato) per una collana che pare voler crescere in breve tempo (vedi la terza uscita tra le news in homepage).
Uno studio argomentato sull'incontro diretto con i portavoce indiscussi dell'attuale e non scrivere in musica italiano: Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Ivano Fossati, Enzo jannacci, Pacifico, Manuel Agnelli, Cisco, Roberto Vecchioni, Cristina Donà, Cristiano Godano solo per citarne alcuni della succulenta scaletta proposta.
Testimonianze, aneddoti ed intimismo per spiegare ciò che una nazione può proporre: dal Faber agli Afterhours, da Claudio Lolli ai Marlene Kuntz.
Eterogenea ma non gravida di eccessivo, la lettura scorre liscia ed intrigante ad opera di alcune tra le migliori penne del settore.
Da registrare il bel saggio d'apertura del bravo Aldo Nove.
Bisognerebbe semplicemente imparare a tener presente che anche i nostri giorni sono gonfi di lodevoli maestri della parola...
...scritta o cantata che sia.
In allegato il cd acustico con:
Massimo Bubola - LEI IRRADIA LUCE (inedita)
La Crus - NAVIGANTI (rarities)
Cesare Basile - IN CODA (versione inedita)
Charlie Cinelli - L'UDUR DEL FÈ (rarities)
Cristina Donà - IN FONDO AL MARE (rarities, versione live)
Claudio Lolli - ANALFABETIZZAZIONE (versione inedita)
Flavio Giurato - ORBETELLO/ORBETELLO ALI E NOMI (live, inedito)
Manuel Agnelli - PELLE (live acustico, inedito)
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| Julie's Haircut - Marmalade Ep |
Ep espanso per la nuova pubblicazione dei Julie's Haircut in casa Homesleep (la terza) che trova epicentro nel brano 'Marmalade' estratto dall'ultimo 'Adult Situations'.
L'idea è certamente azzeccata: arricchire la pubblicazione con rivisitazioni di brani dei sopracitati ad opera di una buona cheira di amici-colleghi.
Ecco quindi gli Amari metter le...
Ep espanso per la nuova pubblicazione dei Julie's Haircut in casa Homesleep (la terza) che trova epicentro nel brano 'Marmalade' estratto dall'ultimo 'Adult Situations'.
L'idea è certamente azzeccata: arricchire la pubblicazione con rivisitazioni di brani dei sopracitati ad opera di una buona cheira di amici-colleghi.
Ecco quindi gli Amari metter le mani sulla title track, i Giardini di Mirò su 'the big addiction' e così via per le otto tracce che seguono l'originale e un breve inedito.
Lo spessore è pressochè altalenante e trova picchi alterni nelle rivisitazioni dei soffusi Giardini e di Dj Cecc.
Il resto è un pò scadente ed un pò accettabile, al variare dei manipolatori.
Svolgimento riuscito solo per metà che non la vince sulla prescindibilità di sostanza.
Mah!
tracklist:
01 marmalade
02 stoned at the movies
03 amarmalade (amari rework)
04 in the air tonight (starkeepah rmx)
05 the big addiction (we are the new old re:mix by gdm)
06 fear don't live here anymore (dj cecc rmx)
07 marmalade (negroni taste dept rmx)
08 electric 80 (astigmatic orchestra remix)
09 fear don't live here anymore (a034 rmx)
10 the big addiction (burnt people rework by mike tenerife)
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| Zu & Spaceways inc. - Radiale |
Credo che gli Zu siano una delle realta più erroneamente non-considerate dalla nostra opaca penisola.
Si!
Perchè non possono restare nell'anonimato questi tre ragazzi romani: dopo che hanno girato il mondo il lungo ed in largo con alcuni tra i massimi esponenti della scena rock/jazz mondiale (Karate, Guy Picciotto - ex...
Credo che gli Zu siano una delle realta più erroneamente non-considerate dalla nostra opaca penisola.
Si!
Perchè non possono restare nell'anonimato questi tre ragazzi romani: dopo che hanno girato il mondo il lungo ed in largo con alcuni tra i massimi esponenti della scena rock/jazz mondiale (Karate, Guy Picciotto - ex Fugazi, Steve Albini, ecc...) e sono stati messi sotto contratto quale prima band europea del catalogo Atavistic di Chicago (distribuzione Touch & Go).
Curriculum impressionante che rivela la solita scarsa attenzione alle risorse intra-confine dei nostri abili addetti ai lavori.
Ma parliamo del disco...
Questo 'Radiale' documenta una sorta di battaglia tra i due terzetti Zu e Spaceways inc..
Ring farcito a colpi di tecnicismi jazz e deflagrazioni noise sotto l'attento arbitro Bob Waston (Shellac).
Due sono le riprese, una a nome Zu (primi 6 pezzi) ed una a tributante alle radici storiche di funk e freejazz.
La gara non esiste, bensì si tratta di una sola formazione che proprio non ne vuol sapere di starsene tranquilla e...
...di smettere di stupirci.
Tracklist:
ZU QUARTET
1. Canicola
2. Thanatocracy
3. Vegetalista
4. Pharmakon
SPACEWAYS INC + ZU SEXTET
5. Trash A Go-Go
6. Theme De Yoyo
7. You And Your Folks, Me And My Folks
8. We Travel The Spaceways/Space Is The Place
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| [Special] - Teen Spirit |
Sarà capitato anche a voi di scorgerli incastrati tra qualche scaffale di dischi.
Si chiamano Teen Spirit e sono una brillante trovata della piccola casa editrice Arcana.
L'idea in sè racchiude la (sacrosanta!) necessità di trovare documentazione su chi è già là, nell'olimpo del successo, ma che nel nostro pigro...
Sarà capitato anche a voi di scorgerli incastrati tra qualche scaffale di dischi.
Si chiamano Teen Spirit e sono una brillante trovata della piccola casa editrice Arcana.
L'idea in sè racchiude la (sacrosanta!) necessità di trovare documentazione su chi è già là, nell'olimpo del successo, ma che nel nostro pigro paese fatica a trovare la doverosa attenzione.
Sto parlando di un agile percorso tra le storie dei nostri beniamini Strokes, Air, Massive Attack, Belle & Sebastian, Sigur Ròs, solo per citarne alcuni.
Ecco quindi che ci si ritrova per le mani una simpatica schiera di volumetti da centododici pagine l'uno nei quali l'obiettivo e documentare ciò che è difficilmente reperibile nell'italica tradizione d'edizioni: dal garage agli stadi è bello seguire le vicissitudini biografiche dei dischi che stanno sulle nostre scrivanie.
Così scopri come sono spuntati fuori i Coldplay o Pj Harvey, l'infanzia dei fratellini White prima di presentarsi al al mondo come White Stripes e così via.
Oltre alla biografia, vengono puntigliosamente annotate interviste, concerti e discografie fornendo una panoramica abbastanza precisa dell'artista o della band in questione.
Lo sguardo è talvolta nostalgico e talvolta fiducioso al variare di protagonisti e firme.
Ogni volume è a firma di celebri, e non, esponenti del panorama giornalistico specializzato sottolineando la precisione degli intenti mista alla voglia di avvicinare i più giovani ad un panorama un pò più nascosto, meno esposto, ma comunque a loro contemporaneo.
La scelta ricade quindi sul titolo della collana che rischia erroneamente di celare la serietà di un progetto quantomai doveroso in una nazione che per tradizione fatica a scavare oltre alla mediocre superficie da classifica.
Unica proposta poco condivisibile è l'apertura della Teen Spirit (nel momento di lancio, promozione, ecc...) con nomi a dir poco sopra lo standard di notorietà (vedi Coldplay, Foo Fighters e Rhcp) per l'intento che la collana andava a proporsi (mira poi sistematasi con le uscite sucessive...).
Questo è quello che succede nel rock e pop (di spessore...) a noi contemporanei!
Bene o male la storia la si continua a scrivere, anche con un solo disco (o due! - vedi Strokes e Coldplay)...
...e per raccontare la storia ci vogliono i libri!
I volumi sono reperibili in libreria e nei negozi di dischi a sette euro cadauno.
ecco i diciavvone volumi ad oggi pubblicati:
1- "Foo Fighters" di Paolo Martinelli, euro 7,00, p. 110, isbn: 88-7966-293-7
2- "Coldplay" di J. Chiapparini e G. Susanna, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-292-9
3- "Red Hot Chili Peppers" di Aurelio Pasini, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-303-8
4- "Massive Attack" di Emiliano Coraretti, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-305-4
5- "White Stripes" di Simona Siri, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966- 333-X
6- "RadioHead" di Alessandro Besselva Averame, euro 7,00, p. 111, isbn: 88-7966-302-X
7- "Air" di Marco Di Marco, euro 7,00, p. 113, isbn: 88-7966-332-1
8- "Chemical Brothers" di Chiara Ferrari, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-327-5
9- "Placebo" di Silvia Giagnoni, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-336-4
10- "La Scena Ska Italiana" di Yari Selvetella, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-329-1
11- "Sigur Ros" di Maurizio Marino, euro 7,00, p. 111, isbn: 88-7966-313-5
12- "The Strokes" di Fabio De Luca, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-339-9
13- "Belle & Sebastian" di Carlo Bordone, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-341-0
14- "PJ Harvey" di Elisa Manisco, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-352-6
15- "Lenny Kravitz" di Davide Caprelli, euro 7,00, p. 112, Isbn: 88-7966-351-8
16- "Ani Di Franco" di Rossella Bottone e Annalisa Cuzzocrea, euro 7,00, p. 110, isbn: 88-7966-353-4
17- "Queens of the Stone Age" di Roberto Calabrò, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-355-0
18- "Beck" di Gianluca Ongaro, euro 7,00, p. 112, isbn: 88-7966-326-7
19- "Badly Drawn Boy" di Alessandro Besselva Averame, euro 7,00, p. 110, isbn: 88-7966-340-2
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| AA.VV. - Playing the indie game |
Se ne parlava già da un pò di questa compilazione a firma Suiteside.
L'idea gira attorno allo spassoso utilizzo di strumenti giocattolo tralasciando quasi pienamente la tradizionale propensione al virtuosismo.
Più o meno celebri gli interventi (in buona parte extraconfine) per una quantomai godibile successione di sgangherate ma giocose melodie.
Spiccano gli...
Se ne parlava già da un pò di questa compilazione a firma Suiteside.
L'idea gira attorno allo spassoso utilizzo di strumenti giocattolo tralasciando quasi pienamente la tradizionale propensione al virtuosismo.
Più o meno celebri gli interventi (in buona parte extraconfine) per una quantomai godibile successione di sgangherate ma giocose melodie.
Spiccano gli interventi firmati da Brave Captain (Martin Carr) e John.Wayne.shot.me che fondono abilmente lo-fi e consistenza pop.
Per quanto riguarda il nostro bel stivale ecco le apparizioni di Pecksniff, Morose e Lo-fi Sucks! che per nulla sfigurano tra le ben più quotate note straniere (da Parigi all'australia...).
Una ottima raccolta quindi, ad opera di una delle più interessanti etichette del panorama indipendente nazionale.
Gradevole e mai scontata conquista repeat su repeat, divertendo ad ogni colpo di ludica semplicità.
Tutto da giocarsi il divertente booklet che ospita un gioco dell'oca versione indie assolutamente da non perdere...
...Buon divertimento!
Tracklist:
1. Brave Captain - The Little Girl Who Waves at Trains
2. Wilfried* - I Made Love with Pussy Galore
3. Anorak - Microphone
4. Mantler - Shadows and Counterparts
5. King of Woolworths - Dog Cat Game
6. John.Wayne.Shot.Me - A Song about Fishing
7. Morose - How I Killed Leonard Cohen
8. Pecksniff - I'm a Sailor
9. No Through Road - The Singing Donkey
10. Blimey! - Sexy
11. Lo-fi sucks! - Cookie Jar
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| Baustelle - Arriva lo ye ye Ep |
Gli avrete visti nel tunnel candido del nuovo video di questa 'Arriva lo ye ye', non c'è dubbio.
Bè loro sono i Baustelle.
Questo è il nuovo ep che segue l'uscita del quantomai apprezzato 'La moda del lento' e dal quale è estratto il brano in questione.
Quattro sono le parentesi, tre...
Gli avrete visti nel tunnel candido del nuovo video di questa 'Arriva lo ye ye', non c'è dubbio.
Bè loro sono i Baustelle.
Questo è il nuovo ep che segue l'uscita del quantomai apprezzato 'La moda del lento' e dal quale è estratto il brano in questione.
Quattro sono le parentesi, tre delle quali rivisitazioni del brano da parte di ospiti e pseudonimi.
Si parte con la lieve acidità '80 prodotta dai synth dei Delta V che onestamente non colpisce per originalità e inventiva.
Spazio quindi alla versione album ed a una riarrangiata veste electro-pop a firma Fabrizio Massara (tastierista degli stessi baustelle).
L'inedito 'I ragazzi venuti dallo spazio' è invece stato ripescato tra delle vecchie registrazioni della band (1997).
Risultato quindi altalenante che comunque raggiunge agilemte la promozione solo per lo splendore pop della title track (originale!)...
...nuove forme di ye ye!
Tracklist:
1.Arriva lo ye-ye (Delta V mix)
2.Arriva lo ye-ye (Album version)
3.Arriva lo ye-ye (Fab::ulous Bedroom mix)
4.I ragazzi venuti dallo spazio (1997 Lo-fi demo)
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| CAPAREZZA |
Caparezza è convinto che la musica sia solo uno slancio creativo, i valori aggiunti
non gli interessano per niente.
Per Caparezza la musica non ha bisogno di dogmi, sette, massonerie ed altre menate che servono solo a fissare dei paletti. Quei paletti, secondo Caparezza ve li dovete ficcare nel culo uno...
Caparezza è convinto che la musica sia solo uno slancio creativo, i valori aggiunti
non gli interessano per niente.
Per Caparezza la musica non ha bisogno di dogmi, sette, massonerie ed altre menate che servono solo a fissare dei paletti. Quei paletti, secondo Caparezza ve li dovete ficcare nel culo uno per uno.
La musica di Caparezza si chiama “Suppomusica”, proprio perché parte dal concetto dei paletti di cui sopra.
La prima volta che Caparezza ha visto delle persone vestite tutte nella stessa maniera è stato al C.A.R. di Taranto e non ha avuto una bella impressione.
Caparezza sostiene che “Essere diversi significa essere se stessi e, a volte, essere se stessi significa non essere altri”, altresì è convinto che “La cultura non è ciò che sai ma ciò che fai di ciò che sai”
E che “Frank Zappa è un figo”.
Caparezza vi vede come teste pensanti, ecco perché rifiuta l’idea che 1+1+1 faccia 3. Egli sostiene piuttosto che 1+1+1 faccia 1+1+1.
Caparezza ai fan preferisce i simpatizzanti, perché i fan, con le loro aspettative, tendono a fissare
i soliti paletti. E Caparezza, quando vede dei paletti, viene preso da un irrefrenabile desiderio.
Caparezza preferisce Woody Allen allo Stallone di turno, perché Woody Allen è un figo.
Caparezza fa parte della categoria “disoccupati con l’alibi dell’arte”, posta tra “disoccupati con l’alibi della laurea” e “disoccupati con l’alibi di aver sposato un calciatore”.
Caparezza ritiene che ci siano 3 modi per diventare stupidi: “prendersi troppo sul serio”, “prendere troppo sul serio” e “prenderlo troppo sul serio”.
Caparezza è convinto che anche un cretino può recensirlo in internet, lui compreso.
Qualunque sia la generazione di Caparezza, lui viene da un’altra.
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GLove |
| NIDI D'ARAC |
NIDI D’ARAC (Alessandro Coppola, Marco Viale, Caterina Quaranta, Mauro Gregori), gruppo tra i più propositivi nel panorama di quella nuova tendenza musicale che, contaminando la tradizione popolare con le nuove tecnologie sulla base di ritmi comuni, sta diventando un autentico fenomeno culturale. Al centro della loro poetica musicale sono il...
NIDI D’ARAC (Alessandro Coppola, Marco Viale, Caterina Quaranta, Mauro Gregori), gruppo tra i più propositivi nel panorama di quella nuova tendenza musicale che, contaminando la tradizione popolare con le nuove tecnologie sulla base di ritmi comuni, sta diventando un autentico fenomeno culturale. Al centro della loro poetica musicale sono il morso della tarantola – il mitico ragno che fa ballare- e la forza terapeutica e liberatoria che solo la musica può offrire.
Leader del gruppo, che ha base a Roma – città in cui le nuove espressioni musicali si incontrano, si fondono e traggono nuovo slancio - è un musicista leccese tra i più creativi e determinati, Alessandro Coppola, appassionato conoscitore delle tradizioni musicali del Salento e, allo stesso tempo, grazie anche all’incontro con il manipolatore di suoni Marco Viale, loro innovatore nel riportarle ad una realtà metropolitana fatta di circuiti integrati, ritmi trance, jungle ed elaborazioni digitali.
I loro concerti sono assimilabili ai rave: la partitura antica è quella della pizzica tarantata, il ritmo è quello ugualmente estraniante del caos metropolitano di fine secolo.
Del resto la musica del gruppo salentino, che si affaccia sul futuro con sensibilità sud- orientale e consapevolezza occidentale, nasce proprio dal cortocircuito sperimentale e sempre sorprendente fra calore viscerale della tradizione ed elettriche accelerazioni della modernità, fra la pizzica tarantata (emblema di radici culturali vissute con la profondità della memoria collettiva) e le euritmie delle avanguardie del nuovo millennio: breakbeat, trip hop, drum & bass.
Il loro esordio discografico "FIGLI D’ANNIBALE", colonna sonora del film omonimo per la regia di Davide Ferrario, con Diego Abatantuono e Silvio Orlando, è stato subito un successo di pubblico e critica, a cui ha fatto seguito il mini cd "MMACARIE", uscito abbinato ad un libro (MILLELIRE di Stampa Alternativa) in cui si affrontava il fenomeno musicale legato al tarantismo e alla nuova musica etnica italiana. Il loro ultimo lavoro, dal titolo "RONDE NOE – microchips sulla terra del rimorso", è invece un viaggio che partendo dal Salento tocca l’Albania e il Medioriente, accompagnato da sonorità e ritmi che vanno dal break beat al trip hop, dal drum & bass ad una sorta di pizzica tarantata tecnologica, dalle liriche popolari al ragga salentino.
Già protagonisti a fianco di Teresa De Sio del progetto discografico e live "LA NOTTE DEL DIO CHE BALLA", ospiti e finalisti dell’ultima edizione del premio Tenco, gruppo spalla di Robert Plant in occasione del concerto romano dell’artista, ospiti nella scorsa edizione della Notte della Taranta per l’apertura del concerto di Joe Zawinul, coautori di "MUSICA ‘E SCANTINATO" con Enzo Avitabile e Mory Kante ("Mane e Mane", 1999), Dal Salento al Portogallo a Capoverde, i Nidi d’Arac hanno magicamente esportato, in occasione del festival "Sete sois sete luas", ritmi di pizzica tarantata e liriche salentine.
Novembre 2001: "Tarantualae"
"Oltre ad essere un cd, "Tarantulae", la cui dizione fonetica in latino, salentino, inglese è la stessa, è una nuova espressione artistica universale che, grazie alle sue caratteristiche tipiche
della modernità, potrebbe portare la cultura popolare salentino mediterranea ad essere riconosciuta tra le più antiche ed affascinanti culture etniche del Villaggio Globale."
Con tamburello, flauto, violino,violonello, batteria, campionatore, groove box, danze, performances e video-istallazioni, i Nidi D’ Arac continueranno a dar vita al loro spettacolo che, come vuole la cultura della trance, sconfina in forme rituali collettive, veri e propri "riti tribali" per il terzo millennio.
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| ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO |
Il futuro del rock’n’roll? L’Orchestra di Piazza Vittorio. È una possibilità, non uno scherzo: 15 musicisti, 11 paesi, 3 continenti, 8 lingue, e un solo direttore, Mario Tronco (Avion Travel) che, insieme al gruppo di Apollo 11, l’ha tirata su a partire da un sogno di suoni e integrazione nato...
Il futuro del rock’n’roll? L’Orchestra di Piazza Vittorio. È una possibilità, non uno scherzo: 15 musicisti, 11 paesi, 3 continenti, 8 lingue, e un solo direttore, Mario Tronco (Avion Travel) che, insieme al gruppo di Apollo 11, l’ha tirata su a partire da un sogno di suoni e integrazione nato in un quartiere di immigrati. Musica che fa battere il tempo a chiunque, capace di catturare ogni gamma di orecchio, dal più raffinato al più distratto.
Musica da canticchiare, da ballare, da gustare in santa pace. Blues, jazz, etnoworld? India, Africa, Latinoamerica? Tutto questo e niente di tutto questo. Una Babele che, dopo la punizione divina, si è organizzata. Un ensemble pieno di frontmen capace di far scrivere di sé dal musicologo, al sociologo, al giornalista di costume.
L’Orchestra di Piazza Vittorio è un “prodotto” senza target, è il vero pop, o meglio quello che il pop era una volta. Pop come si disse dei Beatles nei lontani anni ’60. Qualità e democrazia.
L’Orchestra di Piazza Vittorio è il modello di un mondo possibile e migliore nelle orecchie: un mondo pieno di diversità in cui però i Caschi Blu timbrano il cartellino e muoiono di noia. Mario Tronco (Italia, Direttore Artistico) Houcine Ataa (Tunisia, voce) Rahis Bahrti/Amrit Hussain (India, tabla) Mohammed Bilal (India, armonium, castagnette, voce) Peppe D’Argenzio (Italia, sax) Omar Lopez Valle (Cuba, tromba) John Maida (Stati Uniti, violino) Abdel Majid Karam (Marocco, violino Andaluso, gambrì) Gaia Orsoni (Italia, viola) Carlos Paz (Ecuador, flauto andino, chitarra, voce) Giuseppe Pecorelli (Italia, contrabasso) Eszter Nagypal (Ungheria, violoncello) Raul Scebba (Argentina, percussioni) Marian Serban (Romania, cymbalon) El Hadji Yeri Samb (Senegal, percussioni).
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| EGONAUTA |
Il gruppo si forma nell’estate 2003, i componenti tutti derivanti da esperienze precedenti. La formazione è composta da quattro elementi: basso, batteria e due chitarre.
L’attitudine è prettamente strumentale, quando presente la voce diventa quinto strumento aggiunto.
L’esperienza creativa è circoscrivibile alla ormai ampissima definizione che la parola ‘rock’ incarna.
Giulio Cipelletti...
Il gruppo si forma nell’estate 2003, i componenti tutti derivanti da esperienze precedenti. La formazione è composta da quattro elementi: basso, batteria e due chitarre.
L’attitudine è prettamente strumentale, quando presente la voce diventa quinto strumento aggiunto.
L’esperienza creativa è circoscrivibile alla ormai ampissima definizione che la parola ‘rock’ incarna.
Giulio Cipelletti (basso), nato il 18/02/82.
Tiziano Colombi (batteria), nato il 21/07/80.
Alan Geroldi (chitarra), nato il 16/07/75.
Matteo Molardi (chitarra), nato il 27/04/80.
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| Mistonocivo - Edgar |
Per i più attenti i Mistonocivo non saranno certamente una novità.
Non è difficile aver ancora nelle orecchie il trascinante 'blackout' di qualche stagione fa.
Nuovo esempio di involuzione da major ad indipendente (per progetti di questo tipo - rock e derivati - si può anche chiamare salvezza).
Rieccoli quindi, con...
Per i più attenti i Mistonocivo non saranno certamente una novità.
Non è difficile aver ancora nelle orecchie il trascinante 'blackout' di qualche stagione fa.
Nuovo esempio di involuzione da major ad indipendente (per progetti di questo tipo - rock e derivati - si può anche chiamare salvezza).
Rieccoli quindi, con il nuovo 'Edgar'.
L'esplosività pare rimaner immutata nella ricerca di una perenne spinta rock di certo ben concepita (vedi la produzione artistica di Enrique Gonzales Muller - già Deftones e Jason Newsted).
Il talento non è quindi in discussione: ottime le doti vocali di Cristiano che mantiene assolutamente il passo dei buoni intrecci strumentali.
L'approccio metallico segue comunque una parallela visione pop d'insieme che altro non aiuta se non in fase di ricerca melodica.
Godibile è il risultato se non per varie lacune sparse tra le quali emerge una derivazione oltreoceanica talvolta esasperata.
La caratterizzazione è quindi la via da perseguire maggiormente per un potenziale che NON deve finir sprecato...
...a presto!
Tracklist:
1) Christ
2) Zona rossa
3) Circling
4) Error
5) Insonnia
6) California
7) Placenta
8) Reverse
9) 7
10) In una foto
Allo
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| Melissa Auf Der Maur - Auf Der Maur |
Direi che ho fatto bene ad aspettare qualche tempo prima di scrivere di questo debutto della fascinosa bassista dai riccioli rossi.
Perchè è un disco quantomai diretto, ma richiede una buona lista di attenti e concentrati ascolti prima di poter rivelarsi nella sua cruda freschezza.
E' così che un -medio-basso- di...
Direi che ho fatto bene ad aspettare qualche tempo prima di scrivere di questo debutto della fascinosa bassista dai riccioli rossi.
Perchè è un disco quantomai diretto, ma richiede una buona lista di attenti e concentrati ascolti prima di poter rivelarsi nella sua cruda freschezza.
E' così che un -medio-basso- di un mesetto fa si rigira a considerazioni quantomai positive.
C'è un punto di svolta, un epicentro, dal quale le canzoni ti ritrovi a canticchiarle.
A quel punto le hai assimilate, ne puoi parlare!
A parte gli scherzi il disco in questione merita certamente attenzione rivelando un talento troppo spesso celato da volti più carismatici (Corgan e Love).
La rivincita di Melissa si srotola in una quantomai efficace sequenza di buone composizioni tra le quali spiccano vigorosi i singoli 'Real a lie' e 'Followed the Waves'.
L'omogeneità si scompone tra riferimenti ai vecchi progetti senza mai scadere nel tributo autoreferenziale ma mantenedo il complessivo fluire su lande talvolta superiori.
Inaspettato!
Tracklist
1. Lightning Is My Girl
2. Followed The Waves
3. Real A Lie
4. Head Unbound
5. Taste You
6. I'll Be Anything You Want
7. Beast Of Honor
8. My Foggy Notion
9. Would If i Could
10. Overpower Thee
11. Skin Receiver
12. I Need I Want I Will
Allo
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Guido |
| Il Mondo dell'Illusione - Yoshi |
Apri alla musica una porta!! se ti stai apprestando ad ascoltare il lavoro di Yoshi aka Tormento è meglio che ti prepari con tutte le porte aperte. Io e il dottor Gatti abbiamo fatto così e siamo felici di poter parlare bene di questo lavoro che lascia poco spazio ai...
Apri alla musica una porta!! se ti stai apprestando ad ascoltare il lavoro di Yoshi aka Tormento è meglio che ti prepari con tutte le porte aperte. Io e il dottor Gatti abbiamo fatto così e siamo felici di poter parlare bene di questo lavoro che lascia poco spazio ai ricordi di quell'MC belloccio e piacente che faceva rimbalzare la testa di gran parte delle sciampiste italiane. Ho sempre nutrito una certa stima verso Tormento e, ancora di più, verso i suoi feat "camuffato" da Yoshi. Questo lavoro conferma quanto sia cronico l'indubbio stile dell'MC in questione.
Come dicevo, non ho ascoltato il disco da solo; il dottor Gatti dice:"Tredici tracce per Yoshi Torenaga aka Tormento nel suo nuovo LP: "Il mondo dell'illusione" previsto inizialmente per Gennaio 04, ma uscito solo un mese fa, distribuito da Self e prodotto da quelli di Antibemusic. Tredici tracce, dicevo, anche se l'ultimo pezzo dura ben diciannove minuti in quanto composto da più canzoni (compreso l'unico featuring di Ibbanez) e diversi intermezzi.
Interessante il viaggio nei pensieri del MC che stupisce per le sue liriche zeppe di contenuti introspettivi, a volte un pò contraddittori, ma godibili e spunti di attualità che ho trovato piacevoli. Il tutto si lascia comunque ascoltare volentieri anche spegnendo il cervello, merito dei beats confezionati dallo stesso Yoshi che dimostra di trovarsi a suo agio nella nuova veste di produttore; i samples sono ricercati e godibilissimi con pezzi di batteria e chitarra che dovrebbero essere suonati live nel prossimo tour, a mio parere.
In definitiva un buon lavoro che merita di essere acquistato originale dal vostro negoziante di fiducia (come abbiamo fatto noi!!) grazie anche al suo prezzo popolare; non dovrebbe superare i quindici euro, (giuro che adesso scendo in negozio a comprarlo visto che ne abbiamo uno in due). Se questa è la strada per il rinnovamento del hip hop italiano facciamo spazio a Yoshi. Bella lì!". Questo è il Gatti pensiero che condivido in toto, il disco di Yoshi è proprio bello anche se mi sarebbe piaciuto sentire più feat, magari trovare quel grande maestro di cerimonia che è ESA, mi sarebbe piaciuto qualche dito puntato in più, verso a questa scena Hip Hop impegnata a crogiolarsi nell'illusione a stelle e strisce.
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Allo |
| Non Voglio che Clara - caffè cortina |
chi l'avrebbe mai detto che il risveglio della canzone d'autore a firma tricolore sarebbe stato tanto prolifico e qualitativamente sorridente?
E' questo il giro dei delicatissimi Non voglio che Clara.
Pop d'autore cesellato in trame d'orchestrale melodia e soffuse escursioni piano-voce.
C'è talento quindi tra questi quattro pezzi a metà tra derive...
chi l'avrebbe mai detto che il risveglio della canzone d'autore a firma tricolore sarebbe stato tanto prolifico e qualitativamente sorridente?
E' questo il giro dei delicatissimi Non voglio che Clara.
Pop d'autore cesellato in trame d'orchestrale melodia e soffuse escursioni piano-voce.
C'è talento quindi tra questi quattro pezzi a metà tra derive d'italica tradizione e melodiche aperture d'oltremanica.
Di livello anche la lavorazione lirica ad opera del bravo Fabio De Min che dimostra sensibilità e attenzione a tematiche fatte di quotidianità e intimismo.
Punto di forza per i quattro veneti anche la sorprendente somiglianza vocale con quel nuovo capostipite di movimento che di cognome fa Parente.
Davvero una bella scoperta che merita quindi le giuste, fumose considerazioni.
Tracklist:
1. Quello con la telecamera
2. I piani per il sabato sera
3. Le paure
4. Se ti senti sola
Allo
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Allo |
| Boosta - Iconoclash: custom built num.80 |
L'assaggio di qualche tempo fa rispetto al singolo di Rock'n'roll robot si concretizza nella pubblicazione di questo album.
Non mi dilungo nel rispiegare l'intento del progetto (rimando alla recensione passata) ma bensì mi soffermo a scavarne i contenuti.
Nove pezzi più due inediti (assolutamente No Copyright) ripescati dalle memorie peninsulari di un...
L'assaggio di qualche tempo fa rispetto al singolo di Rock'n'roll robot si concretizza nella pubblicazione di questo album.
Non mi dilungo nel rispiegare l'intento del progetto (rimando alla recensione passata) ma bensì mi soffermo a scavarne i contenuti.
Nove pezzi più due inediti (assolutamente No Copyright) ripescati dalle memorie peninsulari di un paio di decenni fa.
Ecco quindi Garbo, Camerini, Gazebo, Righeira, Cattaneo, Ryan Paris, P.Lion e Fortis concedersi (alcuni riregistrando altri prestando le versioni originali)per le divertenti e attuali rivisitazioni del Boosta.
Da 'I like chopin' a 'A berlino...va bene' passando per 'L'estate sta finendo' e la intramontabile 'Dolcevita' il tema è l'esperimento, il tentativo a tutti dichiarato.
Anche gli inediti (nascosti rispettivamente a traccia 46 e 66) celano sorprese come la simpatica dichiarazione di intenti futuri per il progetto Iconoclash.
Che il gioco sia riuscito?
Tracklist:
1. Intro (english)
2. I Like Chopin
3. Rock 'n' Roll Robot
4. A Berlino ... Va Bene
5. Coffee Break
6. L'estate Sta Finendo
7. Dolcevita
8. Milano E Vincenzo
9. Masterpiece
10. Happy Children
11. Polisex
12. Outro
46. The Expired One
66. Landscape
Allo
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Allo |
| Morgan - Il suono della vanità |
Chi più adatto ad una colonna sonora di questo tipo?
A metà tra artificio sintetico e orchestrazione elettrica ecco le trame che Alex Infascelli ha messo a tappeto del suo nuovo 'Il siero della vanità' (Ndr - deludente visto anche il soggetto a firma Ammaniti).
Venti frammenti tributanti le atmosfere di...
Chi più adatto ad una colonna sonora di questo tipo?
A metà tra artificio sintetico e orchestrazione elettrica ecco le trame che Alex Infascelli ha messo a tappeto del suo nuovo 'Il siero della vanità' (Ndr - deludente visto anche il soggetto a firma Ammaniti).
Venti frammenti tributanti le atmosfere di thriller legati alla memoria (sempre di Argento si tratta...), alternati a briciole di dialoghi tratti dalla pellicola stessa.
Le atmosfere cavalcano situazioni legate alla trama della sceneggiatura e scandiscono nell'oscurità il ritmo della vicenda.
Riferimenti colti confermano le virtù del bravo Marco che furbescamente fa tesoro di ciò che il passato insegna (compresi i synth monofonici per l'effettistica).
Unica sorpresina il bell'inedito posto in chiusura (e sui titoli di coda) 'Una storia d'Amore e di Vanità' che segue decisamente le atmosfere nostalgiche del debutto solista affondando l'ispirazione tra le viscere del mito di Eco e Marciso. Tra ego ed artificio,
tra tributo e follia.
Tracklist:
01. Piramide
02. Taxicologist
03. Drone (una siringa)
04. Tentazioni d'azzurra
05. Drone 2 (sulla spiaggia)
06. Tema di Lucia
07. Monologo - Parla l'esperto -
08. Nuove tentazioni d'azzurra
09. Mitomaniac
10. Toxicologist
11. Valzer del camerino
12. Drone 3 (l'indagine)
13. Stai calma
14. Tema di Lucia - i Falciatori -
15. Risveglio a Roma
16. Mago Daniel suite - A talk show dialogue -
17. Pizza maniac + Maniac dub
18. Il tradimento
19. Drone 4 (sotterraneon)
20. Piramide (Il mago muore)
21. Una storia d'amore e di vanità
Allo
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| Ridillo - Weekend al Funkafè |
L'idea ruota intorno ad un locale che non esiste (il Funkafè appunto...) per un intero weekend immersi tra il funk dei redivivi Ridillo.
Eccoli riapparire con questo nuovo capitolo che altro non fa se non seguire le orme impresse negli anni passati.
Disco di per sè molto lungo, che a fatica...
L'idea ruota intorno ad un locale che non esiste (il Funkafè appunto...) per un intero weekend immersi tra il funk dei redivivi Ridillo.
Eccoli riapparire con questo nuovo capitolo che altro non fa se non seguire le orme impresse negli anni passati.
Disco di per sè molto lungo, che a fatica regge l'intero ascolto accusando una piattezza d'intuizioni talvolta nauseante.
Quindici storie che gravitano attorno alla proposta di finesettimana offerte dai cinque scampanati.
Derivazioni soul e funk per una ricerca pop poco personale con prevedibile perdita di carattere melodico e consistenza.
L'easy si fa obiettivo e il resto passa inevitabilmente in secondo piano aprendo numerosi punti interrogativi (a partire dalla stessa prolissità...).
Minestra riscaldata?
Tracklist:
1. Altrochè Amore
2. Son Capaci Tutti
3. Stretti Stretti Al 100%
4. Funkafè
5. Prima, Durante, Dopo (chillout version extended)
6. Eumir In Surbir (featuring Eumir Deodato)
7. T'Amo Sulla Sabbia
8. Sambenji (featuring Sam Paglia)
9. In Pieno Agosto (featuring Carmen Villani)
10. Ridillo Loves You (intro by Dario Vergassola)
11. Passo Le Mie Notti Qui Da Solo (featuring Montefiori Cocktail)
12. Weekend Zen
13. Afro Onda
14. Voglia Di Raffa
15. Splendida Giornata
Allo
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| Liars - They Were Wrong, So We Drowned |
Miscela esplosiva di difficile comprensione ma che richiede una più che doverosa analisi.
Analisi da nevrosi post-tutto (dub, noise e industrial direi...) farcita da escursioni schizoferniche talvolta estreme e talvolta suggestive.
Passati i primi difficoltosi ascolti ecco emergere dalla palude una quantomai cupa visione di un frammentato segmento della nuova wave...
Miscela esplosiva di difficile comprensione ma che richiede una più che doverosa analisi.
Analisi da nevrosi post-tutto (dub, noise e industrial direi...) farcita da escursioni schizoferniche talvolta estreme e talvolta suggestive.
Passati i primi difficoltosi ascolti ecco emergere dalla palude una quantomai cupa visione di un frammentato segmento della nuova wave targata New York City.
Spiazzante e certamente non scontato questo secondo capitolo dei tre ragazzacci pare richiudersi in se stesso per ermetismo e distacco dalla tradizione pop ricreando atmosfere quantomai fresche.
Carisma e faccia quantomai tosta per una delle rock-band più promettenti che il nostro malato pianeta sta producendo.
Direi che questa è la nuova Avanguardia con la A maiuscola: esperimento e sbeffeggio di nostalgiche concezioni revivalistiche.
Certamente non una missione semplice scavarne la spessa coltre d'isolamento stilistico...
...bello schiaffo!
Tracklist
1. Broken Witch
2. Steam Rose from the Lifeless Cloak
3. There's Always Room on the Broom
4. If Your a Wizard, Then Why Do You Wear...
5. We Fenced Other Houses With the Bones of...
6. They Don't Want Your Corn They Want Your...
7. Read the Book That Wrote Itself
8. Hold Hands and It Will Happen Anyway
9. They Took 14 for the Rest of Our Lives
10. Flow My Tears the Spider Said
Allo
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| Sébastien Tellier - Politics |
Ammetto di aver ignorato l'esistenza di questo francesone introverso sino all'uscita di questo Politics.
Poi ho scoperto che ha aperto un intero tour per gli Air.
Poi ho scoperto un disco davvero splendido.
Fatto di atmosfere lontane e (sorpresa!) di contenuti.
E' un genietto Sebastien, riesce a fondere la melodia spaziosa d'orchestra con...
Ammetto di aver ignorato l'esistenza di questo francesone introverso sino all'uscita di questo Politics.
Poi ho scoperto che ha aperto un intero tour per gli Air.
Poi ho scoperto un disco davvero splendido.
Fatto di atmosfere lontane e (sorpresa!) di contenuti.
E' un genietto Sebastien, riesce a fondere la melodia spaziosa d'orchestra con la ricerca di nuovi lidi, nuove soluzioni.
Colpisce la profonda cognizione con cui l'approccio post-pop si miscela ad intere orchestre archi-fiato-voce per una soluzione a dir poco sorprendente.
Tematiche sfuocate incentrate sulla riscoperta delle radici di riferimento (parole di libertà e gioia per i nativi americani, afro-americani e così via) che confermano la particolarità di un personaggio già di per sè unico.
Era da un pò che non m'innavoravo di una canzone come la bellissima 'La ritòurnelle'...
...lieto di poter consigliarvene l'ascolto!
Tracklist:
1. Bye-Bye
2. League Chicanos
3. Wonderafrica
4. Broadway
5. La Ritòurnelle
6. Benny
7. Slow Lynch
8. Mauer
9. La Tuerie
10. Ketchup Vs Genocide
11. Zombi
Allo
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| AD - Radio Insurgentes |
La sigla sta per 'Antagonismo Disobbediente' e pare volersi accaparrare una pesante eredità dalla band stessa definita Kombat Core.
Non è quindi difficile intuire quale sarà la linfa vitale del progetto: metriche per l'appunto disobbedienti su ruvudità a metà strada tra hardcore e campionatori.
A questo punto va da sè l'ispezione...
La sigla sta per 'Antagonismo Disobbediente' e pare volersi accaparrare una pesante eredità dalla band stessa definita Kombat Core.
Non è quindi difficile intuire quale sarà la linfa vitale del progetto: metriche per l'appunto disobbedienti su ruvudità a metà strada tra hardcore e campionatori.
A questo punto va da sè l'ispezione artistica della cosa.
Fatico a reperire frangenti registrabili per un disco piuttosto scontato e noioso.
Le intuzioni post-industrial potrebbero anche avvicinarsi alla promozione se non che le trovate vocali (perlopiù rappate) faticano a mantenere il passo.
Tematiche sacrosante ma già masticate in abbondanza.
Difficile non sbadigliare quando il 'già sentito' prende perlopiù il sopravvento.
Anche i vari e celebri featuring dei vari Zulù (99 posse), Madaski (Africa Unite), Nitto (Linea 77) e Ru Catania (Africa e Wah Companion) faticano a risollevare una piattezza di difficile digestione.
Peccato perchè i numeri paiono esserci eccome.
A loro giocarseli al meglio!
Tracklist:
1. Disobbedire e Disertare
2. O.C.P.
3. Yael feat. MADASKI
4. Tierra o Muerte feat. Luca ZULU’ Persico
5. 13esima Stele
6. Rivoluzione
7. Deserto feat. NITTO
8. Libero
9. Radio Insurgentes
10. Alveare feat. Wah Companion
Allo
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| Altro - Prodotto |
Se n'è fatto un gran vociferare e la curiosità premeva per approfondire il discorso Altro.
Sghembi (vedi il lavoro di Bugo in fase di registrazione) e frizzanti eccoli con l'esplosivo secondo lavoro 'Prodotto'.
Assolutamente convincente è il piglio con il quale i tre pesaresi fanno l'inchino per un disco breve ma...
Se n'è fatto un gran vociferare e la curiosità premeva per approfondire il discorso Altro.
Sghembi (vedi il lavoro di Bugo in fase di registrazione) e frizzanti eccoli con l'esplosivo secondo lavoro 'Prodotto'.
Assolutamente convincente è il piglio con il quale i tre pesaresi fanno l'inchino per un disco breve ma talmente divertente da lasciarsi girare su se stesso più e più volte.
Evito inutili tentativi di catalogazione per un genere tanto inedito dal richiamare a sè influenze tra le più svariate.
Simpatici e non scontati condiscono un'annata già di livello per una scena indie-rock quantomai in periodo di grazia.
Sarà la novità o il baccano endovenoso dei tre ma questo è un disco assolutamente da consigliare.
E non sarò certo io ad esimermi...
...Consigliato!
Tracklist:
1. Ripasso
2. Rumba
3. Interquartieri
4. Minuto
5. Canzone del Gabbiano
6. Posta
7. Ancora
8. Ipotesi
9. Crema
10. Circostanza
11. Astio
Allo
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| Gatto Ciliegia contro il grande freddo - L'irréparable |
Terzo capitolo a colori (prima il giallo, poi il blu ed adesso il rosso...) per i tre simpatici torinesi (escludendo l'ep 'it is').
Un disco che già precedentemente alla stampa attira a sè attenzioni e curiosità non va certamente sottovalutato.
Ben più di una conferma quindi l'evoluzione che porta i tre...
Terzo capitolo a colori (prima il giallo, poi il blu ed adesso il rosso...) per i tre simpatici torinesi (escludendo l'ep 'it is').
Un disco che già precedentemente alla stampa attira a sè attenzioni e curiosità non va certamente sottovalutato.
Ben più di una conferma quindi l'evoluzione che porta i tre sotto le pignole lavorazioni di Casasonica (Max Casacci produce ben cinque brani!) e ad un curriculum già di per sè notevole.
Opera certamente non immediata questo nuovo Irreparable apre nuove porte ai confini stilistici della formazione: frammentazioni sonore e idee ricostruite compongono un lavoro diviso ma fascinoso.
Riferimenti continui condiscono una scaletta di per sè accogliente e ben areata che trova picchi nelle varie 'Estasi di un delitto' e 'Cactus in the eye'.
Ben visibile è la ricerca di nuove atmosfere, forse più fredde e scenografiche, che paiono involversi sotto una sottile coltre inattesa.
Bastano comunque pochi ascolti a fecondare un ovulo certamente più sottile di quanto possa apparire in precedenza; ed è lì che l'album spalanca la sua reale consistenza crescendo ed evolvendo repeat dopo repeat...
...paesaggio dopo paesaggio.
Tracklist:
1. FLY FALLING IN LOVE
2. ELVIS A PEZZI
3. ESTASI DI UN DELITTO
4. UNA CALIBRO 9 PER TONI RODRIGUEZ
5. UN ANNO D'AMORE
6. LA GANG DEL PENSIERO
7. I SEGUACI DI GLORIA GARCIA
8. DOPOLAVORO DANCING
9. CACTUS IN THE EYE
10.L'IRREPARABLE
11.AUTOUR DE NOTRE (CHAT)
12.C'ERA UNA VOLTA IL POST
Allo
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| Gianni Maroccolo - A.c.a.u. la Nostra Meraviglia |
Un piccolo gioiello che sbuca in inedita veste per il redivivo Maroccolo, già Csi, Litfiba ed ora Pgr (oltre che a produttore di primissimo piano).
Inedita è anche la struttura per un disco dallo stesso Gianni definito 'multi-solista'.
Si, perchè i brani sono quindici e per ognuno di questi si ritrova...
Un piccolo gioiello che sbuca in inedita veste per il redivivo Maroccolo, già Csi, Litfiba ed ora Pgr (oltre che a produttore di primissimo piano).
Inedita è anche la struttura per un disco dallo stesso Gianni definito 'multi-solista'.
Si, perchè i brani sono quindici e per ognuno di questi si ritrova almeno un ospite: Manuel Agnelli e Giorgio Canali, Franco Battiato, Jovanotti, Andrea Chimenti, Carmen Consoli, Ginevra di Marco, Cristina Donà, G.L.Ferretti, Fiamma, Federico Fiumani, Cristiano Godano, Piero Pelù,Francesco Renga e Raiz (e scusa se è poco...).
Ecco quindi intrufolarsi l'improbabile possbilità della mossa commerciale con carrellata di ospitoni.
Da escludere, senza riserve.
Un disco profondo e bellissimo a sigillo di un'opera quantomai spontanea e rara.
Ogni singolo brano respira da solo, allo stesso tempo intrinseco alle atmosfere di un piccolo frammento di vita (umana e artistica) di un grande maestro del nostro tempo.
Indiscutibile.
- a breve on line l'intervista con Gianni Maroccolo -
Tracklist:
1. Fugge l'abbraccio
2. Adàm Qadmòn
3. Carezza d'autunno
4. Night and storms
5. Meloria's ballade
6. Da raccontarti all'alba
7. Deriva finita
8. Elianto
9. End coming over action bird
10. Sabbia
11. Una prima volta
12. Deus ti salvet Maria
13. Infondo
14. Delicato delirio
15. S'ostina
Allo
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| Nick Cave & The Bad Seeds - The Videos (dvd) |
Approfondire talvolta diviene necessità nel momento in cui la grandezza del personaggio lo richiede.
E' quindi questo il caso di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds.
La videografia è quella contenuta nello spazio cronologico aperto tra le prime produzioni (1984 -1985) sin al 'Best of...' datato oramai 1997.
Nulla di recente...
Approfondire talvolta diviene necessità nel momento in cui la grandezza del personaggio lo richiede.
E' quindi questo il caso di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds.
La videografia è quella contenuta nello spazio cronologico aperto tra le prime produzioni (1984 -1985) sin al 'Best of...' datato oramai 1997.
Nulla di recente e pirotecnico quindi, per una comunque essenziale riscoperta del passato inesplorato di un maestro dei nostri tempi.
Molti infatti sono i video che non hanno mai goduto di visibilità sulle nostre emittenti musicali aprendo una lacuna di feticistico sdegno.
Regie scarne ma di livello cesellano una produzione quantomai lineare alla ricerca dell'essenzialità del prodotto.
Una possibilità in più per chi ama il carisma di Nick e della sua storia.
Tracklist
1. Stagger Lee
2. Where The Wild Roses Grow (featuring Kylie Minogue)
3. Into My Arms
4. (Are You) The One That I've Been Waiting For?
5. Henry Lee (featuring PJ Harvey)
6. Red Right Hand Man
7. Loverman
8. Do You Love Me?
9. Deanna
10. The Ship Song
11. Tupelo
12. In The Ghetto
13. Jack The Ripper
14. What A Wonderful World (featuring Shane MacGowan)
15. Straight To You
16. The Mercy Seat
17. The Weeping Song
18. The Singer
19. I Had A Dream Joe
20. Wanted Man
Allo
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Allo |
| Okkervil River - Down the river of Golden Dreams |
Certamente non puntuale (il disco è uscito lo scorso settembre) ma assolutamente abbagliato dal candore pop di questi tre giovanotti.
Che bello quel pianoforte che introduce malinconicamente un disco dalle potenzialità irrimediabilemente cardiache e mai scontate.
Terza parentesi per tre che con la vita erano scesi al compromesso del fallimento, dell'infelicità.
Forse...
Certamente non puntuale (il disco è uscito lo scorso settembre) ma assolutamente abbagliato dal candore pop di questi tre giovanotti.
Che bello quel pianoforte che introduce malinconicamente un disco dalle potenzialità irrimediabilemente cardiache e mai scontate.
Terza parentesi per tre che con la vita erano scesi al compromesso del fallimento, dell'infelicità.
Forse è proprio da lì che il piglio così fascinoso dei brani si è fatto forza, giorno dopo giorno, sin a trovare le forze per sollevarsi sulle proprie gambe.
Una scoperta quantomai lieta di nuove anti-star dell'emozione in intensità musicale.
Gente che non insegue nessun manifesto di gloria e che sa fare tesoro di una sanguigna propensione alla melodia.
Davvero un gran bel disco, ironico e consistente che cattura repeat su reapet, emozione su emozione.
caldamente Consigliato! (con la C maiuscola)
Tracklist
1. Down the river of golden dreams
2. It ends with a fall
3. For the enemy
4. Blanket and crib
5. The war criminal rises and speaks
6. The velocity of Saul at the time of his conversion
7. Dead faces
8. Maine Island lovers
9. Song about a star
10. Yellow
11. Seas too far to reach
Allo
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Allo |
| The Beta Band - Heroes to Zeros |
Il ritorno degli scozzesi Beta Band pare, sin dalla copertina, voler esplorare gli impervi sentieri dell'ironia.
Quattro anti-eroi in lotta con le forze della tecnologia e del campionatore.
Forse è proprio da qui che lo spunto del nuovo lavoro trae linfa: revivalismo a metà tra venti e trent'anni fa cesellato in...
Il ritorno degli scozzesi Beta Band pare, sin dalla copertina, voler esplorare gli impervi sentieri dell'ironia.
Quattro anti-eroi in lotta con le forze della tecnologia e del campionatore.
Forse è proprio da qui che lo spunto del nuovo lavoro trae linfa: revivalismo a metà tra venti e trent'anni fa cesellato in trame di pop evolutivo.
L'evoluzione è quindi aperitivo alla vena creativa dei Nostri, per un disco che comunque fatica a conquistare in toto.
Troppe e costanti le mandate alla porta del passato e altrettanto eccessive le intuizioni da post-post avanguardia.
Un esubero che certamente non aiuta l'emotività di un prodotto tecnicamente perfetto ma che onestamente fatica a conquistare punti epidermici.
L'affidamento del mixaggio a sua maestà Nigel Goodrich è di innegabile aiuto ma non basta a risollevare le sorti di un 'semplice' buon disco pop.
Tracklist
1. Assessment
2. Space
3. Lion Thief
4. Easy
5. Wonderful
6. Troubles
7. Out-Side
8. Space Beatle
9. Rhododendron
10. Liquid Bird
11. Simple
12. Pure For
Allo
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Allo |
| The four historical Ed Sullivan Shows ft. The Beatles |
Certamente un piccolo gioiello questa pubblicazione ad opera della Sofa.
Si tratta delle quattro memorabili apparizioni dei Fab Four alla corte di sua maestà mediatica Mr.Ed Sullivan.
Stiamo parlando dell'annata sessantaquattro-sessantacinque tanto per intenderci.
La Beatles-mania è quantomai in ascesa anche nel nuovo continente e l'apparizione dei quattro alla tv era già...
Certamente un piccolo gioiello questa pubblicazione ad opera della Sofa.
Si tratta delle quattro memorabili apparizioni dei Fab Four alla corte di sua maestà mediatica Mr.Ed Sullivan.
Stiamo parlando dell'annata sessantaquattro-sessantacinque tanto per intenderci.
La Beatles-mania è quantomai in ascesa anche nel nuovo continente e l'apparizione dei quattro alla tv era già di per sè un evento.
A distanza di ben quattro decenni ecco rispuntare le puntate originali del programma (assolutamente in versione integrale e in lingua originale) ripulite e sistemate per benino in un doppio dvd.
I quattro, divertiti dalla platea in totale delirio, se la suonano inondati costantemente dalle strilla delle giovani e tarantolate fans.
Il prezioso sta però anche da un'altra parte: gli sketch, le gag, i comici, le marionette, le reclam e tutto il contorno.
Questo è il piccolo tesoro: le puntate integrali celano frammenti di indimenticata preistoria catodica assolutamente da non perdersi...
...tanto per farcene un'idea!
Allo
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Allo |
| Eagles of Death Metal - Peace Love Death Metal |
- Come direbbe Palahniuk - 'Spassoso' non è il termine esatto ma è il primo che mi viene in mente.
Pare proprio che Mr. Homme (Queens of the Stone Age, Kyuss) non ne sbagli una.
Riunire sotto lo stesso super-progetto-cazzaro nomi come Jesse Hughes aka J. Devil Huge, Tim 'Tipover' Vanhamel...
- Come direbbe Palahniuk - 'Spassoso' non è il termine esatto ma è il primo che mi viene in mente.
Pare proprio che Mr. Homme (Queens of the Stone Age, Kyuss) non ne sbagli una.
Riunire sotto lo stesso super-progetto-cazzaro nomi come Jesse Hughes aka J. Devil Huge, Tim 'Tipover' Vanhamel dei Millionaire (chitarra e voce)e la partecipazioni di Allan Johannes (Desert Sessions, Eleven), Nick Olivieri (ex Kyuss e Qotsa, Mondo Generator) e Brody (la fidanzatina) dai (Distillers) non è certo cosa da tutti.
Dimentichiamoci le 'sborate' alla Audioslave (e probabilemente Velvet Revolver...) e lasciamo girare questo godibilissimo dischetto.
Nulla di nuovo (tra rockabilly, e radice ruvida di blues e country) ma il concentrato di freschezza che i Nostri paiono sprigionare pare ineguagliabile.
Ritmo altissimo per una cavalcata mozzafiato.
I Qotsa si sono sciolti (rimanendo nelle sole mani dello stesso Homme)??
I Millionaire non si fanno più vivi??
Bè, non c'è problema...
...ci sono le acquile del Death Metal, che il metal non se lo filano neanche di striscio, a smuovere i nostri culi!
Tracklist:
01. I only want you
02. Speaking in tongues
03. So easy
04. Flames go higher
05. Bad dream mama
06. English girl
07. Stacks o' money
08. Midnight creeper
09. Stuck in the metal
10. Already died
11. Kiss the devil
12. Shit, godamn
13. Wastin' my time
14. Miss Alissa
Allo
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| The Pamela Tiffins - Bang City |
Scompaiono anche i 'Bohemians', promettente rivelazione con l'esordio 'Be-Out'dello scorso anno, ed ecco che da quelle ceneri prende vita il nuovo progetto di Scanna & co.
Questa volta sono in tre ed il nome è 'Pamela Tiffins'.
Rock 'n' roll è il verbo, nostalgico è il contorno.
Divertente prima uscita che diverte...
Scompaiono anche i 'Bohemians', promettente rivelazione con l'esordio 'Be-Out'dello scorso anno, ed ecco che da quelle ceneri prende vita il nuovo progetto di Scanna & co.
Questa volta sono in tre ed il nome è 'Pamela Tiffins'.
Rock 'n' roll è il verbo, nostalgico è il contorno.
Divertente prima uscita che diverte e fa divertire ma che onestamente pecca in freschezza e caratterizzazione.
Godibile ma eccessivamente derivativo a standerd di qualche decade fa.
Frizzante anche se un pochetto scontato.
Potrei proseguire all'infinito ma alla fine il r'n'r finirebbe per avere sempre la meglio.
Quindi spazio alle scanzonate schitarrate dei tre...
...e che il rock sia con voi!
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Allo |
| The Belles - Omertà |
Partiamo dal principio: i Belles sono due giovanotti di belle speranze che con la chitarra ci vanno a braccetto.
'Omertà' è il loro esordio per la Eat Sleep.
Un gran bel disco, non c'è che dire, che rinforza la già salda schiera di coppie acustiche alla quale già da qualche annetto...
Partiamo dal principio: i Belles sono due giovanotti di belle speranze che con la chitarra ci vanno a braccetto.
'Omertà' è il loro esordio per la Eat Sleep.
Un gran bel disco, non c'è che dire, che rinforza la già salda schiera di coppie acustiche alla quale già da qualche annetto ci stiamo abituando (vedi sotto la voce Kings of Convenience, Turin Brakes, Ben & Jason, ecc...).
Decisamente nulla per cui inneggiare al divino ma il concentrato melodico che i due sprigionano è di indiscussa gradevolezza.
Candore pop in trame acustiche dal soffuso temperamento (a partire dal tramonto stampato sulla bella confezione del cd) che convincono sin dalle prime battute dell'introduzione 'So i, Sing'.
Perfetto manifesto di una sterilità d'artificio dedita palesemente all'essenzialità della forma canzone.
Nulla è fuori posto nel melodico fluire di Christopher Tolle (voce e chitarra) e Jake Cardwell (percussioni) per una melanconia sentita ed efficace.
Nuovo spunto per il futuro della melodia a noi contemporanea.
Tracklist:
1. So I, sing
2. (who will be) here to hear
3. Never say anything
4. Omertà
5. Victory para de
6. Little mexican
7. Estranged
8. His undoing, was his undoing
9. Liquid breakfast
10. These things will kill me
11. A thousand ships
Allo
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| Sedia - Sedia |
Ne fanno di confusione questi tre anconetani, non c'è che dire.
Una sorta di rumoristica visione del ritmo più frenetico e confusionale in propensione lineare verso tradizioni Noise.
Non fraintendere, non è baccano fine a se stesso.
Si tratta di una miscela del tutto avversa alle tre lettere p-o-p, l'archetipo della melodia...
Ne fanno di confusione questi tre anconetani, non c'è che dire.
Una sorta di rumoristica visione del ritmo più frenetico e confusionale in propensione lineare verso tradizioni Noise.
Non fraintendere, non è baccano fine a se stesso.
Si tratta di una miscela del tutto avversa alle tre lettere p-o-p, l'archetipo della melodia tanto per intenderci.
Frammentazioni talovolta post e talvolta persino cardiache che comunque riveleano un buon estro da parte dei Tre.
Non è quindi facile immergersi a capofitto nelle sconnesse e confusionali trame in questione.
Nervi saldi e mani strette e ben aggrappate.
Il viaggio è impervio ma assolutamente da porvare.
Magari seduti proprio su quella Sedia...
...tanto per mantere l'equilibro.
Tracklist:
1. Stalker
2. Moholy Nagy
3. Tadao Ando
4. Anacleto
5. Kinsky Contro Volontè
6. Mabuse
Allo
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| Graham Coxon - Happiness in Magazines |
Un disco talemente diretto che si rivela non di semplicissima codifica per l'occhialuto ex Blur.
Non si capisce se Graham continua a farsi i fatti suoi o preferisce allungare la sua ex-permanenza in chiave solistica.
Altalenante è l'andamento mentre brani più lieti (capitanati dal nostalgico singolo 'Bitterweet bundle of Misery') vengono...
Un disco talemente diretto che si rivela non di semplicissima codifica per l'occhialuto ex Blur.
Non si capisce se Graham continua a farsi i fatti suoi o preferisce allungare la sua ex-permanenza in chiave solistica.
Altalenante è l'andamento mentre brani più lieti (capitanati dal nostalgico singolo 'Bitterweet bundle of Misery') vengono strattonati da melodie meno riuscite.
Pretestuosa è talvolta la propensione ad assoli più virtuosi che efficaci mentre le parentesi vincenti si spalancano alle uscite pop più scanzonate.
Una continua ascesa-discesa che certamente non semplifica le cose e che comunque non oscura il buon talento del Nerd dalle braghe di velluto.
Mentre restiamo ancora in attesa del suo primo 'gran bel' disco solista (prima o poi...).
A metà.
Tracklist:
1. Spectacular
2. No Good Time
3. Girl Done Gone
4. Bittersweet Bundle Of Misery
5. All Over Me
6. Freakin' Out
7. People Of The Earth
8. Hopeless Friend
9. Are You Ready
10.Bottom Bunk
11.Don't Be A Stranger
12.Ribbons And Leaves
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Guido |
| Heavy Metal - Corveleno |
Poco da dire. HEAVY METAL, il sesto lavoro dei Corveleno è un gran bel disco, non necessita di tanti ascolti e di lunghi giri di parole. Il disco dura un'ora scarsa, divisa in 16 episodi più uno. La prima traccia, l'intro, porta il nome di Ozzy, Ozzy Osburne, ed è...
Poco da dire. HEAVY METAL, il sesto lavoro dei Corveleno è un gran bel disco, non necessita di tanti ascolti e di lunghi giri di parole. Il disco dura un'ora scarsa, divisa in 16 episodi più uno. La prima traccia, l'intro, porta il nome di Ozzy, Ozzy Osburne, ed è una sorta d'avvertimento per chi sta per ascoltare. Seguo il loro consiglio e mi sento di alzare il volume. Inizia: Heavy Metal, traccia che da il titolo al CD, è l'entrata in scena dei tre. Da quì è un susseguirsi di cambi di scena. Si salta con le accuse alla scena e al mercato, che ci vengono riproposte in più di una traccia. Non viene risparmiato nessuno, gli sfottò sono ben archittettati e neanche tanto complicati da decifrare. L'attualità è ben trattata, alla situazione internazionale è dedicata KAMIKAZE, i Corveleno non dimenticano il G8 e non lasciano da parte nemmeno la disoccupazione e i problemi dei giovani uomini. UN MESTIERE QUALUNQUE è una bellissima immagine di cosa succede nelle troppo distanti province italiane e quali possono essere i risultati. FENOMENI è il quadro di quello che la nostra televisione ci offre: finte speranze e finti meriti per inutili bellocci televisivi destinati a finire nel dimenticatoi di un palco da sagra di paese. Le fitte rime dei Corveleno accompagnano l'ascoltatore fino alla fine del CD senza alcun affanno se non quello dato dalla fatica dei salti e dei rimbalzi della testa sul beat incalzante e incazzoso. L'ottimo lavoro dei tre è arricchito dai feat di Yoshi e Ibbanez, del quale non conosciamo nessuna uscita discografica speriamo arrivi presto. Le basi sono di SQUARTA, e non ti puoi sbagliare, tranne una (CLOSER) che è made by DJ STILE. Ancora una menzione se la merita il sito dei CORVELENO (www.corveleno.com): bello, funzionale e ricco di interessanti contenuti, compresa la sezione DL da dove scaricare le rime per i remix oltre a tanto altro materiale interessante.Io aggiungerei un bio del gruppo e qualche foto in più da scaricare. Il lavoro, nel suo complesso è ottimo, mai banale e molto curato. Pur restando radicalmente hip hop non tralascia la possibilità di lasciarti nelle orecchie più di un ritornello da canticchiare. Sono sicuro che nessuno resterebbe disturbato nel sentire in radio o in tv un pezzo tratto da Heavy Metal.
Track List:
01//Ozzy
02//Heavy metal
03//Minimal Rome
04//Le guardie,i pompieri, l'ambulanza
05//Bonsai
06//Potente in culo
07//Kamikaze
08//Un mestiere qualunque
09//Sì
10//Mucho gusto
11//Più del dovuto
12//Fenomeni
13//Il trattamento
14//(Closer)
15//Giungla giungla
16//Kelly
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| ANTIBEMUSIC |
Etichetta Hip Hop di Roma. Tutto il meglio del sommerso!!!
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| CORVELENO |
Realtà Hip Hop di Roma, presente in tutt'italia. Il sito è ricco di contenuti e info!!
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GLove |
| UNION TOUR 2004 PRIMA SERATA |
Sabato 26 giugno alle ore 21.30 nella piazza centrale di Corte de Frati ci sarà la prima data dell'Union Tour 2004.
Questo progetto vede raggruppati i Comuni di Corte de Frati, Pozzaglio e Olmeneta, con la collaborazione con il Centro Musica Il Cascinetto, nella realizzazione di tre concerti rock sul...
Sabato 26 giugno alle ore 21.30 nella piazza centrale di Corte de Frati ci sarà la prima data dell'Union Tour 2004.
Questo progetto vede raggruppati i Comuni di Corte de Frati, Pozzaglio e Olmeneta, con la collaborazione con il Centro Musica Il Cascinetto, nella realizzazione di tre concerti rock sul loro territorio.
Nella prima serata si esibiranno:
ESCOBAR e BLACK CRY + GUEST
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| [Special] - FIB Festival Internacional de Benicàssim |
Certo è che tante volte l'invidia tira brutti scherzi.
Un cartellone da ingelosire anche il promoter più esperto, danze, teatro, arte e tantissime iniziative tutte concentrate nella prima settimana di Agosto.
Questo è il Fib, a Benicàssim (spagna meridionale).
Un festival che definire festival è limitativo vista l'immensità delle proposte artistiche.
E' il...
Certo è che tante volte l'invidia tira brutti scherzi.
Un cartellone da ingelosire anche il promoter più esperto, danze, teatro, arte e tantissime iniziative tutte concentrate nella prima settimana di Agosto.
Questo è il Fib, a Benicàssim (spagna meridionale).
Un festival che definire festival è limitativo vista l'immensità delle proposte artistiche.
E' il decimo anno che l'evento attira a sè migliaia di migliaia di giovani da tutta europa nel solo e semplice verbo rock.
Come di tradizione per eventi di questo tipo non poteva mancare la tradizionale compila con gli ospiti dell'edizione passata (2003) ecco quindi un travolgente quadruplo dischetto con interventi altisonanti da: Blur, Suede, Postal Service, Mum, D.Johnston, Moby, ecc, ecc...
Mi sa che si fa prima a mettere tutto quà sotto:
808 State :: Quincy´s Lunch
A Room with a View :: Jupiter
Adult. :: Glue Your Eyelids
Ama :: Allá se va
Barbara Morgenstern :: Aus Heiterem Himmel
Beth Gibbons & Rustin' Man :: Funny Time Of Year
Beth Orton :: Concrete Sky
Black Box Recorder :: These Are The Things
Blur :: Money Makes Me Crazy
Bondage :: Freedom
Calexico :: Quattro
Camera Obscura :: Teenager
Cecilia Ann :: Mi revolución
Chicks on Speed :: Fashion Rules
Chop Suey :: Even Children Fall In Love
Ciëlo :: Tekno Film
Daniel Johnston :: Fish
Das Pop :: Electronica For Lovers
Death in Vegas :: Hands Around My Throat
The Delgados :: Woke For Dreaming
Deluxe :: Que no
Donovan :: Clara Clairvoyant
Echoboy :: Good On Tv
Ellos :: Imposible
G.D. Luxxe :: Airforce One
Goldfrapp :: Train
Grado 33 :: Deprimido
Groove Armada :: Easy
La Habitación Roja :: La edad de oro
Dj Hell Feat. Erlend Øye :: Keep On Waiting
Hoggboy :: Don´t Get Lost
The Jeevas :: Once Upon A Time
Jet Lag :: Shine On
JJ72 :: Snow
John Maynard :: Kalter Berliner
Jori Hulkkonen :: All I See Is Shadows
Juniper Moon :: Sólo una sonrisa
Katerine :: Beme Ciel
Kitbuilders :: Bodies
Kotai (Highfish) :: Sucker
Dj Laika :: Sugar Daddy
Layo & Bushwacka! :: Love Story
Lou Anne :: How You Were Last Autumn
Louie Austen :: Easy Love
Love of Lesbian :: Hi To The Next Times
Magas :: Shakedown
Manta Ray :: Qué niño soy
Michael Mayer :: Hush Hush Baby
Moby :: We Are All Made Of Stars
Moloko :: Familiar Feelings
Ms. John Soda :: Go Check
Múm :: Green Grass Of Tunnel
Nacho Vegas :: La Plaza de la Soledá
Placebo :: English Summer Rain
The Postal Service :: Such Great Heights
The Raveonettes :: That Great Love Sound
Richard Hawley :: The Motorcycle Song
Rramigliete Blonda :: Angel
Schwarz :: Cheesy Sexy
Sadie :: Always Drunk
Souvenir :: Cherchez La Femme
Sr. Chinarro :: Goma 2
Suede :: Lost In TV (Live)
Suicide :: Dachau, Disney Disco
The Sunday Drivers :: All Is Good Around Me
Swayzak :: Make Up Your Mind
Tahiti 80 :: 1000 Times
Terence Fixmer :: Red Section
Tiga :: Man Hrdina
Todd Terry :: Sume Sigh Say
Vacaciones :: No me digas que me quieres
The Zephyrs :: One Year, Many Mistakes
Pfiu! Rieccoci.
Un'ondata interminabile a riassunto dell'edizione di dieci mesi fa che in modo chiaro e senza fronzoli descrive cosa ci siamo persi (in modo anche economico, 20 euri).
Come se non bastasse ecco che però da quest'anno la proposta non si limita alla compila, tecnologia chiama tecnologia, ed ecco il doppio dvd con i live presi proprio del festival.
Si parla di:
Blur + Beth Gibbons & Rustin´ Man + Black Box Recorder + Calexico + Chicks On Speed + The Coral + Daniel Johnston + Death In Vegas + Deluxe + Donovan + Echo & The Bunnymen + Goldfrapp + La Habitación Roja + Hoggboy + Louie Austen + Manta Ray + Moby + múm + The Raveonettes + Sexy Sadie + Suede + Super Furry Animals + Swayzak
Per quanto riguarda le interviste extra:
Black Box Recorder + Blur + Budapest + Calexico + Daniel Johnston + Donovan + La Habitación Roja + Hoggboy + Louie Austen + Manta Ray + Moby + Moloko + múm + Placebo + Suede
+ Extra e documetari rispetto alle attività collaterali.
Anche qui con due/tre pezzi a band l'acquolina sale a dismisura. Scordatevi pure Hjf o quant'altro.
Qui si parla di villaggi di qualche chilometro di diametro, di baldoria e concerti da mattina a sera mantenendo una qualità stupefacente.
Tanto per fare un esempio registro lo splendido set proposto dai giovani-carezzevoli Mùm.
Un'occasione tanto graziosa da non potersi proprio sfuggire, sopratutto con un cartellone 2004 di questo tipo:
Nomi confermati Fib 2004
News di quest'anno è anche la partecipazione di una band italiana selezionata tramite il concorso Progetto Demo, ecco quindi gli indie-rockers nostrani Micecars (recensione nella sezione demo) a farla da portabandiera.
Di carne al fuoco ce n'è tanta e di materiale da spulciare altrettanto.
Ci vediamo là dal 5 all'8 agosto!
Allo
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Allo |
| Riccardo Sinigallia - Riccardo Sinigallia |
In estremo ritardo ma anche da queste parti finiamo per parlare dell'esordio del bravo Riccardo Sinigallia dopo la sua uscita (accompagnato da Francesco Zampaglione e Laura Arzilli) dai Tiromancino.
Profondo conoscitore del pop più attuale, Riccardo pare aver portato via con sè la parte più profonda della band romana, quella...
In estremo ritardo ma anche da queste parti finiamo per parlare dell'esordio del bravo Riccardo Sinigallia dopo la sua uscita (accompagnato da Francesco Zampaglione e Laura Arzilli) dai Tiromancino.
Profondo conoscitore del pop più attuale, Riccardo pare aver portato via con sè la parte più profonda della band romana, quella della poetica emotiva.
Nulla è servito un disco medio-mediocre di oramai un bel pò di stagioni fa a risanare lo strappo dell'assenza dei tre.
Ma concentriamoci su questo nuovo battesimo.
La formula di pop destabilizzato dall'elettronica più soffusa la fa costantemente da padrona mentre le trame liriche paiono spingersi verso buone lande d'introspezione.
Certo l'influenza-tiromancino è ben udibile in un complesso comunque fresco e assolutamente di spessore.
Il singolo 'Bellamore' la vince sul piano dell'intensità mentre parentesi più social-evocative come 'Io Sono Dio' e 'La revisione della memoria' proseguono nella denuncia più garbata.
Un disco di per sè ipotizzabile ma che sorprende per gradevolezze melodiche e intuizioni post-cantautorali.
Un disco di per sè da sentirsi (magari a luci basse).
Tracklist:
1. Cadere
2. La revisione della memoria
3. Bellamore
4. Io sono dio
5. So che ci sarai
6. Buonanotte
7. Ah nella vita…
8. Solo per te
9. Lontano da ogni giorno
+ Io sono dio (video)
Allo
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Allo |
| Modey Lemon - Thunder + Lightning |
Nulla di nuovo sul fronte occidentale verrebbe da dire per questi nuovi tre casinari.
Perchè non se ne può proprio più di quel bel rock molto hard che ti fa rizzare le assopite orecchiette pop.
Io vi avverto, in questo dischetto c'è da divertirsi.
La lancetta traballa tra settanta e ottanta (un...
Nulla di nuovo sul fronte occidentale verrebbe da dire per questi nuovi tre casinari.
Perchè non se ne può proprio più di quel bel rock molto hard che ti fa rizzare le assopite orecchiette pop.
Io vi avverto, in questo dischetto c'è da divertirsi.
La lancetta traballa tra settanta e ottanta (un bacetto a Cramps e Doors contemporaneamente) per un rock di ripresa a targa nostalgica ma mai scontata.
Certo, nulla che porti al rinnergare le proprie certezze, ma vi assicuro che qua dentro c'è del buono.
C'è della rabbia e della denuncia e già questo è di per sè un traguardo.
C'è la storia e il nuovo per i tre dotati ragazzacci.
Convincono meno le uscite di attitudine tendenzialmente punk per un dischetto che senza fatica raggiunge il suo scopo...
Senza fronozoli.
Tracklist:
01 Crows
02 Thunder + Lightning
03 Predator
04 Enemy
05 Poisonous Ink Clouds
06 The Other Direction
07 Electronic Sorcerer
08 Tongues (Everybody's Got One)
09 Ants in my Hands
10 Gemini Twins
11 Black Flamingos
Allo
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Allo |
| Gomez - Split the difference |
Sin dal loro fortunato esordio targato novantotto i Gomez hanno sempre evitato le vie più frequentate.
Da Liverpool ma non senza accenni d'oltreoceano.
Pop d'oltremanica diverso da tutto il brit sino ad allora ascoltato (dai Gallagher ad Albarn o comunque giù di lì...).
Con 'Split the Difference' (il quinto!) i Nostri finiscono...
Sin dal loro fortunato esordio targato novantotto i Gomez hanno sempre evitato le vie più frequentate.
Da Liverpool ma non senza accenni d'oltreoceano.
Pop d'oltremanica diverso da tutto il brit sino ad allora ascoltato (dai Gallagher ad Albarn o comunque giù di lì...).
Con 'Split the Difference' (il quinto!) i Nostri finiscono per scalciare l'effettistica sintetica di 'in Our Gun' per farcire il discorso di sano schitarrare (ovviamente brit...eheheheh).
Ballate di suggestiva presa blues ad altalena su frammenti di grunge e rock d'annate ormai passate.
L'ispirazione pare l'elemento maggiormente sollecitato per una compostezza melodica a dir poco evoluta in nuove e promettenti lande emotive.
L'alternarsi della line-up ai vari strumenti (compreso microfono) è oramai a firma di un progetto che più nel bene che nel male sta segnado le sorti di quello che alcuni continuano a definire Brit.
Forse manca solo il capolavoro.
Tracklist:
01. Do one
02. These 3 sins
03. Silence
04. Me, you and everybody
05. We don't know where we're going
06. Sweet Virginia
07. Catch me up
08. Where ya going?
09. Meet me in the city
10. Chicken out
11. Extra special guy
12. Nothing is wrong
13. There it was
Allo
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Guido |
| Bentornati nel paese dei Mostri - Gli Inquilini |
Finalmente il dottor Gatti , non ancora in possesso di un account per pubblicare autonomamente le sue recensioni, ci comunica la sua diagnosi su Bentornati Nel Paese dei Mostri la nuova fatica discografica degl'Inquilini. Quindi mi limito ad aggiungere le foto, rubacchiate dal sito ufficiale della band, e a pubblicare...
Finalmente il dottor Gatti , non ancora in possesso di un account per pubblicare autonomamente le sue recensioni, ci comunica la sua diagnosi su Bentornati Nel Paese dei Mostri la nuova fatica discografica degl'Inquilini. Quindi mi limito ad aggiungere le foto, rubacchiate dal sito ufficiale della band, e a pubblicare le parole dell'amico collega. Buon divertimento:
A poca distanza dall'uscita del loro ultimo cd:"Benvenuti nel paese dei mostri" ritornano "Gli Inquilini" da Roma con un nuovo lavoro in formato doppio, ma a prezzo singolo, per la giovane e produttiva etichetta Antibe Music. Nonostante sia passato poco tempo tra un disco e l'altro in "Bentornati nel paese dei mostri" si nota una maturità maggiore sia dal punto di vista delle liriche, mai banali, che della produzione.Le basi, quasi tutte curate da Daniel Mendoza tranne alcune di Rookie, Hyst, Dj Sano e Stress Trap, Fuji, Mite e Mr. Madness, suonano bene e belle grasse come piace a noi, con campioni ben selezionati. Detto ciò; non mi sento di consigliare questo cd a tutti, e se vi state chiedendo il perchè, anche se non dovreste tanto lo sapete bene che comunque ve lo direi lo stesso volenti o nolenti ( i nolenti possono pure andarsene), vado a rispondere alla vostre perplessità. Innanzitutto gli interludi mi hanno scocciato; non ne posso più di ascoltare un cd con il dito perennemente sul tasto skip (porno-style), capisco l'ambientazione condominiale, ma ci si stanca gia dopo il primo ascolto. A volte la comprensione dei testi risulta difficile e considerato che cantano in italiano non so se è un bene, per non parlare del Profeta, personaggio altamente disorientante a causa dell'impostazione forzata della voce che probabilmente risalta su un palco, ma non in una registrazione fatta in studio.
In definitiva un cd che consiglierei solo a chi conosce gia il gruppo o a chi li ha sentiti ed apprezzati dal vivo anche se il prezzo di copertina potrebbe essere un invito all'acquisto considerato che nella confezione è incluso anche il vecchio album rimasterizzato.
Track List
Intro
La prima volta
Ma ci sta questo dottore?
Policlinico
Lezioni d'amore
Un disco per l'estate
Asso piglia tutto
Mosche da Bar
Hip Hop
Classe 03-antirapper pt2
Caccia al tesoro
Un altro Giorno all'inferno
Tanti Auguri
La macchina del tempo
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Guido |
| L'Amico degli Amici - Turi |
Abbiamo aspettato tre anni ma sembra che ne sia valsa la pena.
L'AMICO DEGLI AMICI rappresenta Il ritorno del terrone sulla traccia, e che ritorno. Tre anni d'attesa, "mille concerti sul groppone" e il più importante mc calabro ci mette proprio poco a convincermi di quanto sia bello questo disco. La...
Abbiamo aspettato tre anni ma sembra che ne sia valsa la pena.
L'AMICO DEGLI AMICI rappresenta Il ritorno del terrone sulla traccia, e che ritorno. Tre anni d'attesa, "mille concerti sul groppone" e il più importante mc calabro ci mette proprio poco a convincermi di quanto sia bello questo disco. La matrice è sempre quella, a garanzia di un ottimo risultato: Beat grassi, basi ben confezionati, rime rotonde ma pungenti che escono dalle casse per entrarmi nelle orecchie e girarmi nella testa senza trovare più via d'uscita. Se "SALVIAMO IL SALVABILE" mi aveva colpito questo capitolo della storia Hip Hop italiano mi fa sperare che qualche art director metta in programmazione concerti e jam. Ma torniamo al nostro terron bradda. E' solo per correttezza che non scrivo a caratteri cubitali che dovete assolutamente comprare questo CD, ed è per correttezza che cercherò di raccontarvi questo lavoro nella maniera più neutra possibile e quindi passiamo in rassegna le tracce. Play: il cd contiene 14 traccie più una bonus trak, per un totale di 46 minuti e 56 secondi. Dopo l'intro ben confezionato Turi fa il suo ingresso nelle casse e si presenta svidando la scena alta a suon di rime incazzose d'ironia e dando una giusta definizione inequivocabile al suo fare hip hop. E' proprio il suo flow meridio che ci accompagna alla terza traccia: DA GRANDE. Turi ci dipinge un bel quadretto delle facili aspettative che si creano se si resta abbagliati dal luccichio dello show buisness. In questo episodio si lascia aiutare da L-MARE e FRANCO,protagonisti assieme a KIAVe anche di l'amico degli amici, che ci regalano un ottimo feat. Feat chiama feat e dopo l'interludio di DJ ARGENTO arriva anche KAOS in TEMPESTA DEL SECOLO. Questo pezzo punta il dito contro la società mondiale e alla poca attenzione che c'è verso la natura e alle minoranze mondiali troppe volte costrette a soccombere. L'Hard Core di Kaos è più che adeguato per sottolineare che così il mondo non può funzionare. Turi è incazzato ma, perfortuna, l'amore trova posto nel sesto brano nel quale il nostro parla di se stesso e dei suoi affetti più cari. Queste prime sei tracce sono l'inizio, l'ascolto si fa sempre più curioso, non viene risparmiato niente. Lo stile solare di Turi rende tutto molto più assimilabile e i feat impreziosiscono ancora di più l'ottimo lavoro che sto ascoltando. Il DANNO è protagonista di CARTOLINE DALL'INFERNO, fotografia della quotidianità tutta sbagliata ma nella quale non possiamo trovare grossi motivi per sentirci veramente male. Ancora una volta, sul banco degl'imputati il progresso travestito da innovazione per tutti ma che invece nasconde potenzialità distruttive al servizio di pochi.
Continuando, non viene dimenticata l'attualità e gli orrori di un'epoca incerta. In CRONISTI si sottolinea come la politica internazionale con le guerre e il terrorismo stiano influenzando la vita quotidiana, creando sempre più ansie. E dopo la tromba di Sandro Ferrero, protagonista dell'ultima traccia, Turi ci regala una bonus track preziosissima: NIENTE DI NUOVO 2002. Con questa foto del suo modo di vedere l'hip hop si chiude questa fatica di quello che sembra essere destinato ad occupare il posto di MC principe nella nostra penisola. Con L'AMICO DEGLI AMICI, Turi mette in gioco la sua capacita nel confezionare ottimi ritornelli e ottime rime, mischiando il suo dialetto ad immagini dell'attualità che ci passano davanti agl'occhi nella televisione.
Track List:
01 - Intro
02 - Fuoco al Tetto
03 - Da Grande
04 - Notte d'argento
05 - Tempesta del Secolo
06 - Nouve Prove
07 - L'Amico degli Amici
08 - Cosa Vuoi Da Me
09 - Presto ci canto sopra
10 - Un Mare di COme
11 - Cartoline dall'inferno
12 - Il Contagio
13 - Cronisti
14 - Blues in FA
15 - Niente di Nuovo 2002
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Allo |
| Felix da Housecat - Devin Dazzle And The Neon Fever |
Il ritorno del massiccio afro-americano Felix è già di per sè un piccolo evento.
Visti i proseliti del precedente (ed efficace...) 'Kittenz And Thee Glitz' il Nostro non nasconde una certa altezzosità propositiva.
Tutto a sostegno del suono, sia ben chiaro, oramai già impronta ben riconoscibile dell'electro-clash di Mr.Housecat.
Il collage compositivo...
Il ritorno del massiccio afro-americano Felix è già di per sè un piccolo evento.
Visti i proseliti del precedente (ed efficace...) 'Kittenz And Thee Glitz' il Nostro non nasconde una certa altezzosità propositiva.
Tutto a sostegno del suono, sia ben chiaro, oramai già impronta ben riconoscibile dell'electro-clash di Mr.Housecat.
Il collage compositivo è magistralemente saltellante ed alternato alla forbice settanta-novanta.
Un pò qui ed un pò la ed alla fine la macedonia è fatta.
Variopinto e talvolta eccessivo il Nostro pare comunque mantenere una quantomai godibile linea di alienato-pop nostalgico.
L'assenza di un pezzo traino (vedi Silver Screen) aiuta a non eguagliare la dose di visibilità del precedente mantenendo comunque intatto il trono del contaminatore dagli occhiali spessi.
Variabile.
Tracklist
1. Intro
2. Rocket Ride
3. What She Wants
4. Short Skirts
5. Ready 2 Wear
6. Romantique
7. Everyone Is Someone in LA
8. She's So D*mn Cool
9. Let Your Mind Be Your Bed
10. Watching Cars Go By
11. Hunting Season
12. Nitelife Funworld
13. Nina
14. Devin Dazzle
15. Neon Human
Allo
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Allo |
| Beastie Boys - To the 5 Boroughs |
Dopo le cattive notizie sulla chiusura della loro label e la distruzione (11 settembre 2001) dello studio ritorna tempo per i tre di parlare solo ed esclusivamente di musica. E pare che il tempo si sia fermato.
Nulla di nuovo, anzi.
Pare che per i tre il ritorno alla radice compositiva...
Dopo le cattive notizie sulla chiusura della loro label e la distruzione (11 settembre 2001) dello studio ritorna tempo per i tre di parlare solo ed esclusivamente di musica. E pare che il tempo si sia fermato.
Nulla di nuovo, anzi.
Pare che per i tre il ritorno alla radice compositiva sia l'elemento giusto per presentarsi nel nuovo millennio.
Le sventure si fanno sentire in altalenanti e cupe sequenze mentre il fluire complessivo pare faticare non poco a risollverare le sorti dei leggendari Mc dalla lingua lunga.
La zuppa è sempre la stessa, non c'è scusante.
Il verbo è immutato e la resa non può che subirne la statica conseguenza.
Certo, i BB non hanno pari in ciò che fanno, ma credevo fosse lecito attendersi qualcosina in più dopo ben sei annate di gestazione compositiva.
Tributare se stessi è l'errore più rischioso.
A questo giro passo la mano...
Beastie Boys 0 - Duemilaequattro 1
Tracklist:
1> Ch-Check It Out
2> Right Right Now Now
3> The Hard Way
4> It Takes Time To Build
5> Rhyme The Rhyme Well
6> Triple Trouble
7> Hey Fuck You
8> Oh Word?
9> That’s It That’s All
10> All Lifestyles
11> Shazam!
12> An Open Letter To NYC
13> Crawlspace
14> The Brouhaha
15> We Got The
Allo
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Allo |
| Heineken Jammin Festival 2004 - 18/19.06.2004 - Imola |
Ritorna la calura e con essa la stagione dei festival: sparse per la penisola si aprono le porte alle masse di appasionati per una carrelata infinita di note e ghorgeggi.
Punto fermo (nel bene e nel male) dei vari appuntamenti è l'autodormo di Imola per l'oramai costante evento a firma...
Ritorna la calura e con essa la stagione dei festival: sparse per la penisola si aprono le porte alle masse di appasionati per una carrelata infinita di note e ghorgeggi.
Punto fermo (nel bene e nel male) dei vari appuntamenti è l'autodormo di Imola per l'oramai costante evento a firma luppolosa.
Quest'anno il cartellone delle prime due giornate parla da solo: Imperdibile.
18 Giugno 2004 - Imola
L'apertura per quest'anno è affidata a chi la musica la fa con il giradischi e il campionatore.
Massimi esponenti di una scena in verticale ascesa di consensi e popolarità ecco che quest'oggi il verbo ha la cassa in quattro.
Pomeriggio infuocato e bagnato (visto l'acquazzone che battezza l'apertura delle danze) per una serie interminabile di cambi ai tecnici della folta schiera vinilica del Circoloco Crew e Alex Neri.
La folla inizia a radunarsi in vista delle esibizioni che verranno a seguito dell'evento calcistico inserito in cartellone (mi riferisco alla misera Italia-Svezia).
Danze squilibrate, birra a fiumi e sale stampa accaldate accompagnano i sottoscritti sin al calcio d'inizio dell'incolore evento sportivo.
Chi insulta, chi inveisce ma è già tempo di musica.
Hanno già un piede sulla scaletta del palco i Massive Attack.
Un set che definire incolore è forse generoso: pochi sussulti se non sulle note stonate di Karmacoma ma in sè il set lascia ben poche registrabili sensazioni. Forse non era la proposta migliore dopo il famigerato colpo di culo (e di tacco) degli svedesi.
Il clima è a dir poco sotto-le-scarpe e la serata pare non voler decollare se non che sul palco si da spazio a un tedescotto cicciottello ai molti noto quale Timo Mass.
Pochi attimi ed è delirio sulle note quadrate dei suoi remix più coinvolgenti (i fans di Depeche Mode e Blur ringraziano). Set intenso che spiana il lavoro di quel Norman Cook che a lui seguirà.
Sulle note dei rimaneggiati fratellini White si apre il set del cicciobombo-smilzo ai soliti molti noto quale Fat Boy Slim.
Animatore da villaggio turistico se non che sui tecnici è un maestro.
Un'oretta abbondante di danze divertite e sorridenti deliziano la oramai enorme platea che sin alle due se la balla a più non posso.
Gag, balletti e bandiere tricolori tirano applausi e sorrisi.
Il resto è stanchezza, brezza notturna e amache.
A domani.
19 Giugno 2004 - Imola
Aprendo gli occhi già si sa che la giornata di oggi potrebbe cambiare l'esistenza di un bel pò di fortunati accorsi al palco piramidale verde.
Perchè oggi, con un pò di nostalgia, salirà sul palco una buona fetta di over-fourty che il rock lo hanno segnato se non addirittura cambiato.
Ma andiamo con ordine che sennò vi parlo solo dei di 'quelli che hanno il cantante ciccione'.
Un pò appannati dai bagordi sintetici della serata appena trascorsa si fatica a ritrovare il capo della matassa rock che oggi ci aspetta.
A partire dai Delta V che un pò per scelta e un pò per problemi di pass preferiamo gustarci dalle fresche televisioni della sala stampa.
Idem per i Calling che però ci fregano sottoponendoci l'ascolto degli ultimi due brani. Discutibili direi, a partire dalle acconciature lucide.
Adesso si comincia per davvero.
Saremo stati in tre su diecimila a cantarci gli Starsailor che finiscono comunque per farcire un set a dir poco di spessore in assetto power-pop-trio. Hanno quell'approccio brit che la vince sulla banalità di molte proposte del genere.
A questo punto è la reginetta Polly jane a divertire per un'oretta scarsa. Totoscommesse sull'esistenza o no di biancheria intima della Nostra per un set molto poco rock per gli standard di pulizia sia vocale che strumentale. Alto livello.
L'attesa è finita, dopo dieci annate abbondanti è tempo di Pixies, quelli originali.
Lasciando perdere il dettaglio dell'età e dei chiletti (o chiloni?) di troppo, nulla cambia.
Un set commovente ed intenso a tal punto dal registrare la palma della giornata (e probabilemente della vita...) in anticipo. Per la storia gli anni non passan e per Frank è soci è proprio di storia che si tratta. Irraggiungibili.
Chiunque sfigurerebbe dopo la carica emotiva dei quattro eroi; a questo giro è Ben Harper a farcire un set certamente intenso ma slegato da qualsiasi contesto di serata.
La scaletta quantomai popolare non riesce ad aiutare il malcapitato Ben ed i suoi criminali innocenti ad infiammare la distratta e scossa platea. Il set è comunque gradevole ma stare in mezzo a Pixies e Cure è impresa quantomai ardua.
E' infatti il turno di Smith e soci.
Ho visto Robert Smith.
L'ho visto imprigionato in un corpo che e' cambiato senza controllo, in vestiti troppo larghi, anche se sempre e comunque neri, pallido di cerone, con labbra scarlatte e occhi cerchiati di nero. Lo vedo a poco piu' di un metro, sembra un Elvis con i capelli corvini e spettinati. I fortunati fan che hanno accesso al backstage si comportano come quelle ragazzine urlanti che inseguono la propria boyband preferita, tentando in ogni modo di quantomeno sfiorare l'auto che trasporta chi ha insegnato ad almeno due generazioni la bellezza del pallore della luna e della malinconia.
Robert Smith, mi trema la testa a pensarci. Nel 1978, non ha fatto solo uscire un disco. Ha fondato uno stile di vita, che ancora oggi fa proseliti. E se qualcuno puo' sorridere di chi, tra il pubblico, lo imita con capelli scompigliati e rimmel e' solo perche' non capisce. Robert Smith e' un'icona paragonabile a Kurt Cobain, Che Guevara, Elvis.
Il buio accompagna i The Cure sul palco.
Ovazione e Smith visibilmente teso. Non dice niente, sembra un fantasma con la chitarra, mentre apre le danze con Lost, tanto per farci assaggiare il nuovo album. E dichiarare programmaticamente poi il resto del concerto (/I got lost in someone else/): non ci sara' spazio per le hit da classifica, ma si torna alle riflessioni intimiste e scure. Disintegration rimane comunque nel cuore di tutti i fan, ed e' a loro che regala Fascination street, Lovesong, Pictures of you e la title track. L'approccio musicale e' grezzo, violento, con strappi, schiaffi e distorsioni sul basso di Gallup e pochi decibel per la tastiera. Cooper picchia che e' un piacere. Smith canta, ma si scusa con noi perche' dice che e' ancora freddo e che il tour e' appena iniziato e comunque sono tre anni che non suonano. E il pubblico gli perdona qualsiasi sbavatura e con lui canta Forest per quindici minuti filati (da quanti anni era che non la facevano?!), dopo un set durato due ore abbondanti, ennesimo ringraziamento firmato The Cure a chi in tutti questi anni ha continuato a sperare che le innumerevoli dichiarazioni di scioglimento fossero ogni volta false. I Cure amano i loro fan. Dal megaschermo Smith si fa vedere timido e imbarazzato all'inizio. Alla fine e' il ragazzo immaginario a cui siamo abituati.
Non sono un fan.
Ma e' impossibile non aver sentito lo spirito della storia della musica nel concerto di Imola. Commovente.
di Marco Allegri e Nicola Gastaldi
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Allo |
| AA.VV. - Voli Imprevedibili - tributo a Franco Battiato |
L'idea è di per sè poco originale ed allo stesso tempo efficace.
Riprendere lo splendido e carismatico talento del siculo Franco tributandolo per voce delle più disparate realtà nazionali.
L'altisonante schiera di ospiti incuriosisce con forza l'ascolto che però solo a tratti conferma le pretenziose aspettative.
Ardua è infatti la missione di ri-cantare...
L'idea è di per sè poco originale ed allo stesso tempo efficace.
Riprendere lo splendido e carismatico talento del siculo Franco tributandolo per voce delle più disparate realtà nazionali.
L'altisonante schiera di ospiti incuriosisce con forza l'ascolto che però solo a tratti conferma le pretenziose aspettative.
Ardua è infatti la missione di ri-cantare le controverse trame di Battiato evitando d'ispirarsi allo stesso cantautore.
Lo stile del Nostro risulta talmente radicato dall' ostacolare anche i più originali spunti propositivi.
A Morgan (sia solista che con i Bluvertigo) la palma dell'interpretazione più riuscita rispettivamente con 'L'oceano di Silenzio' e 'Prospettiva Nevsky'.
Altri capitoli guadagnano la sufficenza come la conterranea Carmen con il dialetto di 'Stranizza D'amuri' e i redivivi C.s.i. con 'E ti vengo a cercare'.
Prescindibile gioco di stile che conferma la profonda sorgente d'ispirazione che il superbo Franco sa essere (anche per amici e colleghi).
Il resto è sfizio e poco più.
Tracklist:
Emilia Majello - Gli uccelli (produced and mixed by Planet Funk)
Morgan - L'oceano di silenzio
Carmen Consoli - Stranizza d'amuri
Negrita - Up patriots to arms
Delta V - La cura
Alice - È stato molto bello
Bluvertigo - Prospettiva Neski
Paola Turci - Povera patria
Megahertz - Una cellula
Marina Rei - La stagione dell'amore
Filippo Gatti - Summer on a solitary beach
Pacifico - L'animale
Lele Battista - L'esodo
Giuni Russo - Il re del mondo (Live)
PFM [ Premiata Forneria Marconi ] - Bandiera bianca
CSI [ Consorzio Suonatori Indipendenti ] - E ti vengo a cercare
Allo
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| Domenico Mungo - Sensomutanti |
Seguendo le vicende di uno che la mutazione la schiera quale arma d'ira e passione, mi sono lasciato travolgere dalla dirompente scrittura del bravo Domenico Mungo.
Giovane scrittore, giornalista (Rumore), anarchico e, non per ultimo, Ultrà Viola.
E' infatti da qui che ha senso ripercorrere questo suo esordiente 'Sensomutanti', opera poliglotta...
Seguendo le vicende di uno che la mutazione la schiera quale arma d'ira e passione, mi sono lasciato travolgere dalla dirompente scrittura del bravo Domenico Mungo.
Giovane scrittore, giornalista (Rumore), anarchico e, non per ultimo, Ultrà Viola.
E' infatti da qui che ha senso ripercorrere questo suo esordiente 'Sensomutanti', opera poliglotta vista anche la produzione del cortometraggio 'Sensomutanti. Le immagini/Nero'.
Ma parliamo del libro.
Vicenda quantomai cupa di un ego attorcigliato alle sorti di una squadra, di un colore.
Nozioni di tifoseria e passione che travolgono per l'intensità con le quali la realtà finisce per immergersi al romanzato.
Clichè e luoghi comuni che per troppe primavere hanno stretto a fascia le passioni di chi il cuore non intende celare.
Buono è quindi il fluire della scrittura e positivo è pure lo spunto del soggetto semi-misto autobiografico.
Evitando la banale catalogazione nella parete 'tifoseria/emarginati' il romanzo scava e scava ancora, alternando in sè la banalità e il fervore torinese.
Spunti di biografie arrabbiate: Genova, Blocchi Blu, il Porno e i treni ad alte velocità sono solo alcuni degli ingredienti che potrebbero spingere ad approfondire il discorso.
Scelta per la quale non ci si esime certo dal sottoscrivere.
Riuscito.
Allo
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Allo |
| Fabri Fibra - Turbe Giovanili |
E' da qualche tempo che non frequento le uscite targate doppia H in Italia.
Un'pò di pigrizia mista a disillusione per gli eventi del collasso 98-99 ed ecco che finisci per scordarti di quell'angolo di penisola (l'acquisto delle recensioni di Guido - Dr.Gatti riporteranno certamente in primo piano una scena...
E' da qualche tempo che non frequento le uscite targate doppia H in Italia.
Un'pò di pigrizia mista a disillusione per gli eventi del collasso 98-99 ed ecco che finisci per scordarti di quell'angolo di penisola (l'acquisto delle recensioni di Guido - Dr.Gatti riporteranno certamente in primo piano una scena alquanto in ombra dalle nostre parti).
Ed eccomi riinvogliato a qualche ascolto attuale da uno degli Mc che più aveva divertito le vecchie stagioni (parlo di Uomini di Mare e Basley Click) Mr.Fabri Fibra.
E' infatti per lui tempo di opere soliste mentre il 'come back' del sottoscritto si apre in grande stile con uno skit d'apertura di quelli giusti: 'mmm, ogni volta che vedo una gnocca, penso come sarebbe se me lo prendesse in bocca!'. Olè, nulla è cambiato!
Ed in effetti Fabri è sempre lo stesso, tremendo rimaiolo d'assalto.
Tecnica cristallina di un gran bel talento di genere che onestamente meriterebbe qualche luce di ribalta in più.
Certo, non è il disco che segnerà le sorti del movimento (se ancora così s'ha da definire) ma la costante linea d'ironia del Nostro risulta, come sempre, irresistibile.
Basi scarne ma godili farciscono la sinusoide artistica alternando picchi positivi su pezzi più cazzari (Scattano le indagini, Dove Fuggi?) a situazioni traballanti reperibili in atmosfere più romantiche ed intime (Luna Piena, Fuori Norna).
E' comunque un piacere risentirlo.
Bentornati a tutti!
TRACKLIST:
1. Scattano Le Indagini
2. Luna Piena
3. Dalla A alla Zeta
4. Dove Fuggi
5. Di Fretta
6. Fuori Norma
7. Ci Penso Dopo
8. Mi Stai Sul Cazzo
9. Per Averti Qui
10.Come Te featuring Al Castellana
11.Chi C’è
12.Se Non Dai Il Meglio / Non Io
13.In Quanti ?
14.Nuovi Stili D’ Insonnia
15.Personaggi Di Passaggio featuring Nesly Rice
16.Di Noi
17.Ma Che Persona
Allo
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| Dedalo - Foglie in Ira |
Arriva l'estate e con essa una gran bella novità: la prima etichetta discografica italiana (Emu)gestita da una Università (quella di Siena).
Ecco quindi i Dedalo, primo prodotto del suddetto progetto.
Si tratta di cinque giovanotti (tra cui Bernice, voce del gruppo) che sin dal novantanove si adoperano.
Un rock diretto e decisamente limpido...
Arriva l'estate e con essa una gran bella novità: la prima etichetta discografica italiana (Emu)gestita da una Università (quella di Siena).
Ecco quindi i Dedalo, primo prodotto del suddetto progetto.
Si tratta di cinque giovanotti (tra cui Bernice, voce del gruppo) che sin dal novantanove si adoperano.
Un rock diretto e decisamente limpido (tecnicamente) che risente delle radici certamente non freschissime da ex-coverband.
Il tentativo in sè non è da sottovalutare, ma la resa pare talvolta pretenziosa e dedita forse ad una eccessiva derivazione di stile.
Certo, il suono è preciso ed il lavoro pare proprio di livello...mancherebbe qualche intuizione personale in più.
Troppi rimandi anche per le certamente non brillanti liriche declamate dalla quantomai efficace ugola di Bernice.
Ammirevole resta l'opera di pubblicazione d'ateneo ma per ciò che l'udito avverte rimane certamente qualcosa da rivedere.
Tracklist:
Il pellicano
Indefinibile
Stessa terra
Il bersaglio
Parla la follia:
Nova
Urlo
A memoria d’acqua
Foglie in ira
Allo
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| Anonimo Ftp - My Dreams |
La nuova venuta per i milanesi Anonimo Ftp si chiama 'My Dreams' ed è targata Midfinger.
Si tratta della seconda parentesi dopo il precedente 'Vetro' edito dalla Load-up.
Accezzione rock di chiara derivazione oltreoceanica a metà tra la rumoristica espressione e la melodia più intima.
La ricerca della band pare aver dato...
La nuova venuta per i milanesi Anonimo Ftp si chiama 'My Dreams' ed è targata Midfinger.
Si tratta della seconda parentesi dopo il precedente 'Vetro' edito dalla Load-up.
Accezzione rock di chiara derivazione oltreoceanica a metà tra la rumoristica espressione e la melodia più intima.
La ricerca della band pare aver dato alcuni gradevoli frutti nella costante e faticosa ricerca di una propria caratterizzazione personale.
Difficile è comunque non riscontrare le solite e scomode somiglianze a icone, nazionali e non, dell'ala rock in questione. Ma forse questo rimane inevitabile (anche se gli Afterhours fanno capanna un pò ovunque, la title track a tratti è imbarazzante).
Meglio fermarsi sulla discreta resa delle canzoni e sulla sufficiente scorrevolezza di un disco certamente non epocale ma che confezionerà indiscutibili soddisfazioni per i Nostri.
Tracklist:
01. One
02. Match
03. Flyin' Away Now (anyway)
05. My Dreams
06. Heart
08. Call Me In November
09. The Evidence
11. John McHey
12. Brass Vs Guitars
13. Partner
15. Psycho
Allo
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| Kings of Convenience - Riot on an Empty Street |
La linea che lega il precedente 'Quiet is the new loud' al nuovo 'Riot on an empty street' pare dichiarata già dal titolo.
Erlend ed Eyrick certo si divertono nel fondere QUESTO ed il suo semplice OPPOSTO.
Certo il giochetto porta fortuna vista l'ottima resa del nuovo e continuativo lavoro.
Non so ancora...
La linea che lega il precedente 'Quiet is the new loud' al nuovo 'Riot on an empty street' pare dichiarata già dal titolo.
Erlend ed Eyrick certo si divertono nel fondere QUESTO ed il suo semplice OPPOSTO.
Certo il giochetto porta fortuna vista l'ottima resa del nuovo e continuativo lavoro.
Non so ancora bene se le attese sono state esaurite a pieno o rimane qualcosa che non eguaglia i due lavori.
L'unica cosa è che questo è indiscutibilmente un disco splendido.
Certo il discorso rimane lineare a ciò che ha fatto ricadere sui Kings of Convenience non poche attenzioni.
Le luci della ribalta ben poco condizionano 'il difficile' secondo capitolo portando i suoi autori a guadagnarsi una delle preziose piazze di portavoce di quel filone che alcuni si ostinano a ribattezzare NAM (New Acoustic Movement), tanto per intenderci.
La magia delle ballate resta immutata mentre lievi accenni a delicate caramelle pop (vedi il singolo Mistread) altro non fanno se non riempire un piatto già di per sè ricco.
E l'acquolina, costante, divora.
Tracklist:
1. Homesick
2. Misread
3. Cayman Islands
4. Stay Out Of Trouble
5. Know How
6. Sorry Or Please
7. Love Is No Big Truth
8. I'd Rather Dance With You
9. Live Long
10. Surprise Ice
11. Gold In The Air Of Summer
12. The Build Up
Allo
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Bill Horton |
| Intervista con Gianluca Morozzi |
"Tomas e Claudia trovano contemporaneamente le rispettive chiavi di casa, le isolano con le dita dalle altre del mazzo. L’ascensore ha appena superato l’ottavo piano.
Anche Ferro cerca la chiave di casa. E proprio in fondo alla tasca, vicina al coltello a serramanico. L’ascensore ha appena superato il nono piano. Ha...
"Tomas e Claudia trovano contemporaneamente le rispettive chiavi di casa, le isolano con le dita dalle altre del mazzo. L’ascensore ha appena superato l’ottavo piano.
Anche Ferro cerca la chiave di casa. E proprio in fondo alla tasca, vicina al coltello a serramanico. L’ascensore ha appena superato il nono piano. Ha una voglia pazzesca di fumare, Ferro. Ha il pacchetto di sigarette e lo Zippo nel taschino della camicia.
Appena entro in casa mi faccio una paglia. Prima bevo un bicchier d’acqua, che sto crepando di caldo e ho la camicia incollata alla schiena, cazzo, poi mi fumo una paglia.
Lo Skylark 2000 ha appena superato il decimo piano.
Alle 17:03, lo Skylark 2000 ha appena superato l’undicesimo piano.
Quando, di colpo, in cabina si spengono le luci.
E l’ascensore si ferma.
Tra l’undicesimo e il dodicesimo piano."
“Blackout” (Guanda Edizioni) è il titolo dell’ultimo libro di Gianluca Morozzi: una ragazza lesbica con un amore lontano, un adolescente fan di Springsteen con un treno da prendere a tutti i costi, un losco gestore di locali sui colli bolognesi con un segreto da nascondere. E un ascensore bloccato durante un ferragosto infuocato. Questi gli ingredienti di un allucinato viaggio nella psiche umana e nelle più infantili paure per uno dei libri più tesi e ben scritti di quest’anno. Abbiamo girato qualche domanda a Gianluca, appassionato scrittore e rocker (tra un libro e l’altro suona in due band). Gianluca Morozzi è nato nel 1971 a Bologna, dove vive. Prima di “Blackout” ha pubblicato i romanzi “Despero”, “Dieci cose che ho fatto ma non posso credere di aver fatto, però le ho fatte”, “Accecati dalla luce” e la raccolta di racconti “Luglio, agosto, settembre nero”, tutti usciti per Fernandel.
I tuoi romanzi sono pieni di citazioni e piccoli omaggi a band e cantanti rock, che rapporto c'è tra musica e scrittura?
Io suono in due gruppi, per cui la musica nella mai vita ha un'importanza che definire rilevante sarebbe riduttivo... quando scrivo solitamente ascolto musica tranquilla, straniera, di gruppi o cantanti che mi piacciono ma per i quali non stravedo. Tranquilla perché la musica troppo rumorosa mi distrae, straniera perché se ascoltassi musica italiana mi distrarrebbero le parole, di gruppi che mi piacciono per i quali non stravedo perché se ascoltassi gli Who, tipo, mi metterei a cantare tutte le canzoni e non scriverei più. Per esempio, “Blackout” è stato scritto col sottofondo del terzo album dei Black Heart Procession, “Despero” con il terzo dei Belle & Sebastian e col terzo degli Eels, gli altri col silenzio...
"Blackout", il tuo ultimo lavoro, è una storia nera, clustrofobica, grondante di sangue, paura, incubi con un finale grottesco e forse ancora più terribile di tutta la vicenda raccontata. Anche "Dieci cose che ho fatto" sconfina spesso in territori a cavallo tra onirico e reale... è una dimensione che sembra ispirarti particolarmente...
“In Accecati dalla luce” mi serviva a mostrare episodi che erano già il passato per il me stesso autore del libro, ma che erano il futuro per il me stesso narratore ancorato all'ottobre del 2002... un espediente narrativo, in sostanza. In “Dieci cose” avevano una funzione grottesca e ironica, mentre in “Blackout” servivano ad alimentare il gioco del dentro-fuori tra l'ascensore e il mondo esterno (reale o sognato) e a creare un clima di torbida tensione... il sogno del verme di Ferro, ad esempio, prefigura quello che sta per accadere al personaggio...
In "Blackout" come hai lavorato sulle figure dei tuoi personaggi? Parti con un profilo già ben definito o li conosci piano piano, durante la storia?
Ho iniziato conoscendo bene i personaggi, ma alcuni di questi hanno preso vita strada facendo... Claudia è diventata sempre più dura e forte durante il romanzo, togliendo energia a Tomas che al contrario si è poco a poco accartocciato su se stesso...
“Accecati dalla luce” è un divertente (qualche volta commovente) ritratto dei fan springsteeniani. Come è nata l'idea di dedicare un intero libro al mondo dei fan di Springsteen?
E' nata da un racconto chiamato “Il fuoco dentro”, in cui già compariva un giovane e ancora innocui Aldo Ferro, in cui la storia di un'amicizia attraversava dieci anni di concerti springsteeniani... lì ho avuto l'idea di scrivere tutto un libro di racconti sull'argomento. Poi il libro di racconti è diventato un romanzo, e di aneddoti ho dovuto lasciarne fuori una carrettata per non far diventare “Accecati dalla luce” un tomo di dimensioni mostruose...
Molti definiscono Bologna come la nuova capitale del giallo, ma in realtà tutta l'Emilia-Romagna è da parecchio tempo una fucina letteraria ricchissima, con alcuni tra gli autori più interessanti. Penso a Enrico Brizzi, Carlo Lucarelli, Paolo Nori, Wu Ming... e ora il tuo nome che circola sempre di più... pensi che si possa parlare di una "scena emiliana"?
Difficile a dirsi. Stiamo parlando di autori molto diversi... probabilmente un certo fermento, un'irrequietezza di fondo che ci fa stare legatissimi alla terra in cui siamo ma a creare senza sosta mondi di fantasia, o ad analizzare la realtà che ci circonda e a metterla su carta...
A quali autori ti senti più legato, o più in debito?
Hmm, cambiano tutti i giorni, comunque oggi ti dico Joe R.Landsdale, Paolo Nori, Marco Rossari, Bukowski, Dovlatov, Garth Ennis, Peter David, il primo Tondelli, il primo Irvine Welsh, Nick Hornby. E Andrea Pazienza.
Luca Muchetti
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Allo |
| One Dimensional Man - Take Me Away |
Per tutti quelli più spettinati, ormai a digiuno da troppo tempo: riecco i One Dimensional Man.
Sono cambiate tante cose, forse troppe, per un disco già da tempo confezionato, in attesa di trovare una giusta e coerente dimensione di pubblicazione (e la coerenza dei Nostri si fa valere nella...
Per tutti quelli più spettinati, ormai a digiuno da troppo tempo: riecco i One Dimensional Man.
Sono cambiate tante cose, forse troppe, per un disco già da tempo confezionato, in attesa di trovare una giusta e coerente dimensione di pubblicazione (e la coerenza dei Nostri si fa valere nella scelta del connubbio Ghost e Midfinger).
La line up non prevede più alle sei corde Giulio Favero (che nel frattempo ha messo le mani ad alcuni dei dischi più interessanti dell'annata appena trascorsa, compreso questo!), sostituito dal giovane e talentuoso Carlo Veneziano.
Lo scheletro rimane di per sè immutato con quell'accezzione rock oramai loro impronta assodata, mentre il gran bel passo avanti si riscontra in fase sonoro-compositiva con una propoensione relativamente aperta alla melodia pura.
Non fraintendiamoci, niente ballate elettroacustiche, del resto sempre di Odm si sta parlando!
Discorso quindi di schiaffoni sonori che, per l'appunto, spettinano (la palma di gradimento va alla rimbalzante 'Only Mistakes').
Nulla pare fuori posto mentre anche questa nuova prova finisce nell'archivio delle promozioni a pieni voti...
...sezione, ovviamente, -SPETTINATI-.
Tracklist:
1. Fool World
2. Tell Me Marie
3. Only Mistakes
4. What Ever You Want
5. Mad At Me
6. 3 Little Women
7. 5 Square Yards
8. The 4th Floor
9. Just Boy
10. Take Me Away
11. Big Deal
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| Marlene Kuntz - Fingendo la poesia |
Dopo una prolungato silenzio, riempito da un lungo tour, riecco i beniamini Marlene Kuntz con questo ep a supporto del nuovo singolo estratto dell'ultimo 'Senza Peso'.
Si tratta di 'Fingendo la Poesia'.
Il brano è di per sè splendido se non che la richezza della suddetta pubblicazione è riconducibile anche ad...
Dopo una prolungato silenzio, riempito da un lungo tour, riecco i beniamini Marlene Kuntz con questo ep a supporto del nuovo singolo estratto dell'ultimo 'Senza Peso'.
Si tratta di 'Fingendo la Poesia'.
Il brano è di per sè splendido se non che la richezza della suddetta pubblicazione è riconducibile anche ad altro.
Appaiono infatti per la prima volta nella ormai decennale storia dei Nostri, due rivisitazioni.
Si tratta di 'Non Gioco più' ed 'Alle prese con una verde Milonga' rispettivamente di Mina e Paolo Conte.
Disincantate rivisitazioni-tributo incentrate alla rivalutazione di un passato nazionale talvolta poco considerato.
E' quindi un piacere poter vantare un tramite tanto fascinoso.
Le restanti due tracce (inedite) completano l'opera di quel sognante sapore ormai marchio d'impresa dei Nostri.
Certo è prematuro e fuori luogo tirare somme, ma se questo deve essere un anti-antipasto al corso evolutivo post-senza peso, bè non mi astengo dal gioirne.
Detta da uno che in Marlene fatica a rilevare il termine 'involuzione'.
In attesa.
Tracklist:
1. Prima
2. Fingendo la poesia
3. Non gioco più
4. Alle prese con una verde milonga
5. Il vortice
6. Poi
Allo
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| N/A -
Allo |
| Faithless - No Roots |
Dopo la deludente fase calante del precedente 'Outrospective' il percorso Faithless pareva non riuscire a ritrovare più la retta ispirazione.
Pochi contenuti e tante idee accozzatte in un miscuglio talvota ben poco penetrante.
'No Roots' si dipinge quindi a risposta di questa ed altre interrogazioni stilistiche.
Ed il risultato? Boh...
la situazione è...
Dopo la deludente fase calante del precedente 'Outrospective' il percorso Faithless pareva non riuscire a ritrovare più la retta ispirazione.
Pochi contenuti e tante idee accozzatte in un miscuglio talvota ben poco penetrante.
'No Roots' si dipinge quindi a risposta di questa ed altre interrogazioni stilistiche.
Ed il risultato? Boh...
la situazione è controversa se si parte con una anticipazione come quella di 'Mass Destruction'.
Il pezzo è infatti uno dei capitoli più riusciti dell'intero lavoro che onestamente fatica a mantenere il passo del singolo di spinta (adorato sia in versione originale che non nel più noto mix di Sister Bliss).
Maxi Jazz punge come sempre ed onestamente pare pure in forma, ma manca qualcosa nel suono, nelle intuizioni.
La ricerca del concetto pare aver scalzato la passione per la genuinità progressive da sempre rivelata dai Nostri.
Il revival è come sempre dietro l'angolo.
Difficile è quindi ri-innamorarsi di ballate della nuova era a marchio Faithless...
...ma non impossibile.
Tracklist:
01. Intro
02. Mass Destruction
03. I Want More - Pt 1
04. I Want More - Pt 2
05. Love Lives On My Street
06. Bluegrass
07. Sweep
08. Miss U Less, See U More
09. No Roots
10. Swingers
11. Pastoral
12. Everything Will Be Alright Tomorrow
13. What About Love
14. In The End
15. Mass Destruction [P*Nut and Sister Bliss Mix]
Allo
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| N/A -
Allo |
| Polly Paulusma - Scissors in my pocket |
L'atmosfera di un disco prettamente invernale, delicato e soffuso, si conquista un posto bello alto nella playlist estiva del sottoscritto.
Si, senza dubbio, vista la graziosa semplicità che Polly dimostra in profondità melodica.
Voce di quelle che accarezzano condisce ulteriormente una ricetta di per sè già sentita ma che con sè...
L'atmosfera di un disco prettamente invernale, delicato e soffuso, si conquista un posto bello alto nella playlist estiva del sottoscritto.
Si, senza dubbio, vista la graziosa semplicità che Polly dimostra in profondità melodica.
Voce di quelle che accarezzano condisce ulteriormente una ricetta di per sè già sentita ma che con sè trasporta una freschezza attualmente senza pari.
La differenza stavolta è innata, radicata sotto pelle. Si chiama talento.
Perchè le canzoni di Polly scendono fino al cuoricino e da lì non si muovono più conquistando in anche in pochi e distratti ascolti.
Davvero una nuova Stella sorta in una scena costantemente bisognosa di talenti puri come quella indipendente.
L'ascolto è quindi sottoscritto e doveroso per una che senza dubbio farà parlare di sè...
...ma tanto (visto anche lo spot...)!
Tracklist
1. Dark Side
2. I Was Made To Love You
3. One Day
4. She Moves In Secret Ways
5. Over The Hill
6. Carry Me Home
7. Mea Culpa
8. Give It Back
9. Anywhere From Here
10. Perfect 4/4
11. Something To Remember Me By
Allo
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| N/A -
Allo |
| Franklin Delano - All my senses are senseless today |
L'emilia di centro è lo scenario, il deserto è l'ispirazione.
Certo è da analizzare la venuta di questo esordio discografico per i Franklin Delano, fresca realtà emergente nostrana della provincia modenese.
Nient'altro che un demo rimasterizzato e pubblicato dalla Zahr per un esordio di livello indiscusso.
La ricerca dei Nostri (tra i...
L'emilia di centro è lo scenario, il deserto è l'ispirazione.
Certo è da analizzare la venuta di questo esordio discografico per i Franklin Delano, fresca realtà emergente nostrana della provincia modenese.
Nient'altro che un demo rimasterizzato e pubblicato dalla Zahr per un esordio di livello indiscusso.
La ricerca dei Nostri (tra i quali Marcella e Vittoria - ex Massimo Volume) parte da visioni oltreoceaniche vicine a Califone ed Okkervil River insinuandosi visceralemente in genuinità decisamente più nostrane.
Questo pare il valore aggiunto ad un prodotto certamente non impeccabile ma di certa resa emotiva.
Certo, le lacune si lasciano comunque riconoscere per un prodotto impolverato da quasi due annate trascorse ma che comunque regala indubbia curiosità per ciò che è destinato a venire (cioè il disco che i Nostri stanno registrando a Chicago con, e scusa se è poco, mr. Brian Deck).
Le aspettative non possono che essere alte.
Buno Lavoro.
01. Question
02. About These Nights
03. Take Off
04. He
05. Hello
06. Your Perfect Skin Line
07. You Told Me
Allo
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| N/A -
Allo |
| Wilco - a Ghost is Born |
Non lascia certo indifferenti il ritorno (e per certi versi la rinascita) dei Wilco.
Un disco (il quinto) atteso e ad altissimo rischio di quasi-non perfetta riuscita dopo il sorprendente 'Yankee Foxtrot Hotel'. Invece ecco sbucare una delle migliori cose ascoltate in questa mezza annata di zero-quattro.
La genuinità pare trasudare...
Non lascia certo indifferenti il ritorno (e per certi versi la rinascita) dei Wilco.
Un disco (il quinto) atteso e ad altissimo rischio di quasi-non perfetta riuscita dopo il sorprendente 'Yankee Foxtrot Hotel'. Invece ecco sbucare una delle migliori cose ascoltate in questa mezza annata di zero-quattro.
La genuinità pare trasudare dagli accordi che il risorto Tweedy compone per questa nascita del Fantasma; un fantasma buono però, la luminosità di copertina la dice visibilmente lunga, certamente sorridente e voglioso di riinfilarsi nelle trame della quotidianità più Normale.
Si, perchè gli ultimi anni del Nostro parevano aver definitivamente seppellito l'insegna Wilco, tra antidolorifici ed emicranie, lasciando spazio a cliniche ed ambulatori.
Ecco quindi che la sensibilità trova il suo valore aggiunto (merito va anche all'amico produttore Jim O'Rouke) regalando una carrellata di nuove e riuscite composizioni a dir poco sorprendenti per spessore e contenuti.
Nulla a che fare con ricerche di comprensioni da convalescenza, il Nostro pare aver definitivamente vinto alcune delle sue battaglie, uccidendo i Fantasmi cattivi per farne nascere, appunto, di Nuovi...
...dal guscio candidamente bianco.
Tracklist:
01. At Least That's What You Said
02. Hell Is Chrome
03. Spiders (Kidsmoke)
04. Muzzle of Bees
05. Hummingbird
06. Handshake Drugs
07. Company in My Back
08. I'm a Wheel
09. Wishful Thinking
10. Theologians
11. Less Than You Think
12. Late Greats
Allo
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| N/A -
Guido |
| Back in the days...... |
Il mio amico Davide mi ha invitato a fare un salto nel vicino passato e mi ha inviato queste due righe su un gran disco. Io mi limito a pubblicarle e a darle in pasto a voi. Buon "ascolto".
“La rivoluzione non sarà trasmessa in televisione” E’ con questa frase di...
Il mio amico Davide mi ha invitato a fare un salto nel vicino passato e mi ha inviato queste due righe su un gran disco. Io mi limito a pubblicarle e a darle in pasto a voi. Buon "ascolto".
“La rivoluzione non sarà trasmessa in televisione” E’ con questa frase di Gil Scott-Heron che si apre questo “Like water for choccolate” cd che segna il passaggio, definitivo, di Common da B-boy a B-man. E’ un lavoro adulto e maturo in cui si coglie perfettamente lo spirito rivoluzionario che si porta dentro l’artista. E, se pensate che ciò possa essere indice di pretenziosità o arroganza, vi sbagliate; questo disco è poetico, intenso, personale e, allo stesso tempo, divertente come pochi altri. “Like water for choccolate” è un chiaro segno di crescita in cui Common cerca di ottimizzare il processo di sensibilizzazione della gente attraverso la sua arte. L’artista di Chicago, nato Rashid Lynn, è sempre stato un compositore di poesia in musica e qui dà il meglio di se con strofe che si rincorrono e si attorcigliano una con l’altra, donandoci una struttura densa di sentimenti e orgoglio, sempre ben bilanciata tra consapevolezza e intrattenimento. Tutto il disco è un monumento al Hip Hop; Common ci prende per mano e ci accompagna attraverso il soul, il funk e il jazz senza mai perdere il suo caratteristico flow e senza mai annoiarci, tanto che ogni canzone e più bella ad ogni nuovo ascolto. Ospiti importanti contribuiscono alla riuscita del cd: ?uestlove e Razhel dei Roots, Jay Dee, Dj Premier per la produzione, Roy Harpgroove con la sua tromba e Jill Scott, Macy Gray, D’Angelo e Bilal con le loro voci.. Quando acquisterete questo disco, (si avete capito bene “quando”), e ascolterete la canzone dedicata ad Assata Sakur, (un’attivista delle Pantere Nere che fuggi in asilo politico a Cuba dopo che fu ingiustamente accusata e incarcerata per un omicidio che non commise) capirete quanto Common sia toccato dalle cose che racconta e sentirete anche voi la passione che prova per questa donna e per la sua storia e per tutte le altre storie che ci racconta. Passione che lo rende parte integrante di una piccola elite composta da pochi altri artisti Hip Hop di questi ultimi anni.
Da avere assolutamente.
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| N/A -
Allo |
| [Special] intervista Yellowcard - Bologna - 5.9.04 |
L'ambito è quello del palco 'minore' (Tenda Estragon) all'Independent Days 2004 a Bologna.
Loro sono gli Yellowcard, fresca e intraprendente realtà emergente della scena punk-pop californiana.
Il disco si chiama 'Ocean Avenue' ed è pubblicato per la Capitol in tutto il mondo e pare piacere non poco (vista anche la loro...
L'ambito è quello del palco 'minore' (Tenda Estragon) all'Independent Days 2004 a Bologna.
Loro sono gli Yellowcard, fresca e intraprendente realtà emergente della scena punk-pop californiana.
Il disco si chiama 'Ocean Avenue' ed è pubblicato per la Capitol in tutto il mondo e pare piacere non poco (vista anche la loro recente partecipazione e vittoria agli Mtv Video Music Awards di Miami).
Li contraddistingue un inedito violino folk a spalla dei distorti d'ordinanza.
Veri paladini da frequenze studentesche di quelle decisamente più soleggiate, insomma.
Abbiamo fatto due chiacchere...
Vi abbiamo visto pochi giorni fa, sul palco degli MTV Video Music Awards, a ritirare un premio che può significare tanto per una band agli esordi. Per voi cosa ha rappresentato?
E’ stato prima di tutto un grande onore vincere un premio simile, tra l’altro in una categoria in cui è stato il pubblico a votare, di questo siamo enormemente grati ai nostri fans, che ci seguono con così tanto calore.
Non ho mai perso una cerimonia degli MTV Awards, tutti gli anni mi trovavo davanti alla TV a seguirla, fin da quando ero bambino, sognavo prima o poi di trovarmi su quel palco a ritirare, ma in realtà non avrei mai creduto che sarebbe potuto succedere. E’ stata una emozione unica.
Quali sono le vostre ispirazioni musicali?
Sono molto diverse per ognuno di noi. Sean (violino) ha ovviamente maggiori ispirazioni provenienti dalla musica classica, Longineu ascolta soprattutto heavy metal e gruppi come Pearl Jam, Pink Floyd, io amo molto i Foo Fighters, Nirvana, Green Day, ma più di tutti amo le canzoni, sono un amante delle belle canzoni, comunque esse siano.
Gli Yellowcard hanno raggiunto il successo con il loro terzo disco, cos’è cambiato rispetto al passato?
Per questo disco abbiamo trascorso più tempo insieme, siamo stati per tre settimane in una casa, evadendo solo nei weekend, in un ambiente che portasse ispirazione, è stato un processo differente rispetto al passato, abbiamo curato molto di più i testi, è stato un processo differente e naturalmente con il tempo siamo semplicemente maturati ed evoluti come band
C’è una canzone di “Ocean Avenue” alla quale siete maggiormente affezionati?
Si, si intitola “Believe”, l’abbiamo scritta dopo l’11 settembre, in riferimento a quanto è accaduto. Abbiamo voluto trasmettere attraverso questa canzone un messaggio positivo, di forza e incoraggiamento, sentivamo il bisogno di farlo.
Siete cambiati come persone da quando avete raggiunto il successo?
La nostra vita è decisamente cambiata, siamo in tour da 16 mesi, durante i quali siamo tornati a casa giusto un paio di volte, anche se oramai è difficile dire quale veramente sia casa nostra. Come persone invece non ci sentiamo cambiati, siamo stanchi, felici, pieni di voglia di fare, ma sempre noi stessi.
Sedici mesi in tour…chissà quanti ligiti sul tour bus, come li risolvete?
Con un po’ di whisky nelle vene si risolve sempre tutto!
Cosa consigliate a tutti i gruppi giovani che stanno cercando di raggiungere il successo?
Purtroppo è un momento difficilissimo per la musica, la discografia è in crisi ed è dura per i gruppi più giovani riuscire ad ottenere un contratto e ad emergere. Possiamo soltanto dire che il successo si misura anche in base all’amore con cui si fa musica, se un gruppo riesce a restare unito e a trarre soddisfazione dalla propria passione per la musica, può considerarsi soddisfatto. Il successo non si misura solo in base a quanto sei famoso.
Perchè “Ocean Avenue”?
Ocean Avenue è un posto che si trova a Jacksonville, in Florida, un luogo dove abbiamo trascorso molto tempo, vicino al mare, che è stato per noi una grande fonte di ispirazione.
Avete un sogno o incubo ricorrente?
Ci sono sogni che talvolta si ripetono per un’intera settimana, ma non voglio dire di cosa si tratta, è troppo personale. A volte mi sveglio ma cerco di riaddormentarmi nella speranza di proseguirlo!
Insomma, loro il cuore ce lo mettono!
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| N/A -
Allo |
| Independet Days festival 2004 - 4.09.2004 - Bologna |
L'attesa per questa prima giornata di Independent Days 2004 non poteva che essere incontenibile viste le spesse corde di un cartellone qualitativamente inarrivabile.
Tutto fin troppo bello per esser vero. Ecco quindi le defezioni dell'ultim'ora di Keane e Deus. Delusione.
Di carne al fuoco ne rimane comunque tanta, e di quella...
L'attesa per questa prima giornata di Independent Days 2004 non poteva che essere incontenibile viste le spesse corde di un cartellone qualitativamente inarrivabile.
Tutto fin troppo bello per esser vero. Ecco quindi le defezioni dell'ultim'ora di Keane e Deus. Delusione.
Di carne al fuoco ne rimane comunque tanta, e di quella gustosa.
Perdo a malincuore le aperture di giornata di Ray Daytona, Julie's haircut e Tre allegri ragazzi Morti seguiti a ruota dalla primo live personale, quello dei Mondo Generator.
Per chi non lo sapesse si tratta del progetto parallelo di Nick Olivieri (ormai ex Queens of the Stone age).
Power trio dalle connotazioni hard che però pare non disdegnare trame melodiche di non faticosa presa.
L'apertura coinvolge e incuriosisce trovando però rughe da noia solo dopo una manciata di pezzi. La discesa di gradevolezza risulta inarrestabile e costante sin alla comparsata di Mr.Lanegan a risollevare le sorti a modo suo.
Antipasto del suo set (in scaletta proprio dopo i Mondo Generator) che altro non fa che se accrescerne l'acquolina.
Eccolo quindi, con la Mark Lanegan Band al completo.
L'ugola pare in costante decadimento Waitsiano e questo non può che rendere in Nostro ancor più fascinoso e ammaliante.
Set statico, quasi impassibile, che cementa le conferme di un talento enorme(ndr - vedi anche l'ultimo Bubblegum nei negozi dallo scorso 27 Settembre). Poche pippe e tanto Cuore. Immenso.
Scende Lanegan e cala il tramonto.
E' tempo di altro, del pronostico più a rischio: The Libertines.
Lo sfondo giganteggia con la copertina del precedente 'up the Bracket' a fare da cornice. Qui l'attesa si fonde a incertezze sulla resa di un set controverso.
I dubbi finiscono nella cesso appena Carl Barat e soci intonano l'apertura del set. E proprio di 'Up the Bracket' si tratta.
I Nostri ci sanno fare, non c'è che dire, anche in formazione rimaneggiata vista la defezione tossicologica di Pete Doherthy.
C'è da divertirsi e la platea non si fa certo pregare. Ottimo.
Altro cambio palco, atro fondale. Questa volta c'è scritto Franz Ferdinand.
Il turbine è devastante.
Giuro. Resto tutt'ora devastato dallo spessore del set degli scozzesi. Da ballare dall'inizio alla fine con un potenziale ottanta quasi invidiabile. Peccato che sul palco c'era solo un synth (usato ben poco).
La mistura dei Nostri è entusiasmante (immagina di fare un balzo miscelatore da '60 a '90). Pazzeschi, chapeau per loro.
Sono talmente eccitato dall'esibizione dei FF che finisco per godermi relativamente le discese rumorose dei Sonic Youth.
A distanza di due (o tre?) anni pare che le cose siano cambiate ben poco: il solito ipnotico, inarrivabile show.
Te lo godi, lo vivi dall'inizio alla fine, ti inchini davanti ai Maestri e tutte le solite cose, ma nella testa ti continua a rimbalzare quel presentimento.
'Sta a vedere che hai appena assistito al live di una (nuova) band che finirà per segnare i tuoi tempi (in certi casi un disco basta e avanza)'.
Sarà che la freschezza la vince sempre?
Stavolta pare proprio così.
Allo
Allo
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Allo |
| AA.VV. - The Beatles Tribute |
Certo non è l'idea più orginale.
La classica compila di brani ripescati dall'immensa e splendida discografia dei fab Four.
Questa volta però le fila le tira la bergamasca Jestrai, che oltre al suo roster, propone alcuni dei finalisti del concorso jestrairock 2003.
E se ne sentono delle belle!
Da passaggi decisamente sotto-livello si...
Certo non è l'idea più orginale.
La classica compila di brani ripescati dall'immensa e splendida discografia dei fab Four.
Questa volta però le fila le tira la bergamasca Jestrai, che oltre al suo roster, propone alcuni dei finalisti del concorso jestrairock 2003.
E se ne sentono delle belle!
Da passaggi decisamente sotto-livello si passa a rivisitazioni di buono e gradevole spessore.
Mi riferisco alla laconica 'Eleanor Rigby' a firma Lecrevisse, ed a una 'Black Bird' quantomai efficace nella veste electro-acustica proposta dai Beaucoup Fish.
Il resto altalena a pendolo e finisce per non colpire eccessivamente.
Vero valore rimane comunque l'indiscutibile genuinità propositiva che ogni band (nel bene e nel male) mantiene.
E questo è di per sè il traguardo più importante.
Tracklist:
Love in elevator - Helter Skelter
Fiub - Day tripper
Lecrevisse - Eleanor Rigby
TBH - Penny lane
Karnea – Something
Lana - While my guitar sweep
Black eyed Susan - Don't let me down
Renoir - Strawberry fields forever
Sister confusion – Help
Noise criteria - Free as a bird
Motel Kasablanka - You have got to head your love
Beacoup fish - Black bird
Allo
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| N/A -
Allo |
| Afterhours - Gioia e Rivoluzione |
Quello scritto qui sopra è forse sbagliato.
Perchè di canzoni di Agnelli & co. proprio non ce ne sono.
Ma certo non se ne sente l'esigenza vista la portata musical-culturale che i Nostri hanno deciso di rivisitare.
Tre sono infatti le generazioni toccate da una operazione più tributante che altro.
Le prime due...
Quello scritto qui sopra è forse sbagliato.
Perchè di canzoni di Agnelli & co. proprio non ce ne sono.
Ma certo non se ne sente l'esigenza vista la portata musical-culturale che i Nostri hanno deciso di rivisitare.
Tre sono infatti le generazioni toccate da una operazione più tributante che altro.
Le prime due tracce, si può dire, siano imposte dalla presenza di Manuel e soci nel nuovo film di Guido Chiesa.
Loro fanno gli Area di Demetrio Stratos.
E' inevitabile la presenza quindi di 'Gioia e Rivoluzione' (1974 - Area) in ben due versioni: quella del video e quella del film.
Seguono altre due piccole caramelle tributanti nell'ordine i due monumenti De Andrè e Fossati.
La prima è 'la Canzone di Marinella' (1964 - Fabrizio de Andrè) già apertura di buona parte dei concerti 2004. Ipnotica ed efficace.
L'altra è 'la canzone popolare' (1992 - Ivano Fossati) che invece viene imbustata in una inedita visione combat-rock.
Certamente nulla per cui mobilitarsi eccessivamente, ma ciò che c'è risulta ben fatto.
Quindi...applauso (a tutti: autori ed esecutori)
Tracklist:
1. Gioia e Rivoluzione (Video)
2. Gioia e Rivoluzione (film)
3. La canzone di Marinella
4. La canzone popolare
Allo
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| N/A -
Dad |
| ELECTRIC MUD |
Torniamo un poco indietro nel tempo, voi ed io. Lasciatevi condurre alle radici della musica moderna, a riscoprire quelle sonorità dalle quali tutti i musicisti hanno attinto almeno una volta e dalle quali molti altri continuano a trarre ispirazione.
Mettiamoci comodi sul divano, il nostro drink preferito,(io inizio con un White...
Torniamo un poco indietro nel tempo, voi ed io. Lasciatevi condurre alle radici della musica moderna, a riscoprire quelle sonorità dalle quali tutti i musicisti hanno attinto almeno una volta e dalle quali molti altri continuano a trarre ispirazione.
Mettiamoci comodi sul divano, il nostro drink preferito,(io inizio con un White russian: latte, liquore al caffè e vodka, nel classico stile drugo), magari qualcosina da fumare e nel disc tray dello stereo Electric Mud a volume sostenuto.
Disco fondamentale nella carriera di Muddy Waters; da qui nacque tutto ciò che abbiamo ascoltato in passato e che ascoltiamo tuttora. Da qui nacquero i Beatles; da qui nacquero i Rolling Stones e il rock & roll dei bianchi, la psichedelica degli anni Settanta e l’hip hop degli Ottanta.
Ci troviamo nel 1968 nel bel mezzo di quella rivoluzione anche musicale che accadeva in quegli anni e che vedeva come portavoce i gia citati Beatles insieme agli Stones seguiti a ruota dai Pink Floyd. Il grande genio compositivo di Muddy Waters gli permise di riuscire ad anticipare quel vento di rivoluzione psichedelica che iniziava a soffiare sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente e lo rese capace di creare questo gioiello. Disco che all’epoca della sua uscita fu snobbato dalla critica prettamente bluesofila, ma che, successivamente, si rivelò il passo fondamentale che portò al connubio tra blues e rock & roll facendo da tramite con tutto quello che venne dopo.
Electric Mud è un disco che non si rivela al primo ascolto: il suono sembra provenire da sott’acqua e le chitarre sembrano dei gatti che si scannano. Ha bisogno di fiducia e dello stato mentale adatto dopodiché sarà impossibile toglierlo dallo stereo per parecchio tempo.
La prossima volta che qualcuno vi dice che:” il blues è roba vecchia, eccheppalle ‘sto blues” fatelo sedere, versategli da bere e portatelo a scuola dal Prof. Waters.
Dimenticavo; la storica Chess Records lo ha da poco rimasterizzato e ristampato in versione cartonata percui non esitate a scendere dal vostro solito negoziante di fiducia ad acquistarne una copia; non ve ne pentirete.
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| N/A -
Allo |
| Bob Corn - sad punk and pasta for breakfast |
Della Fooltribe si fa erroneamente poca parola da queste parti.
Si tratta infatti di una delle più suggestive realta di discografia autoprodotta-indipendente che nel belpaese si registri.
Tutto grazie a Tiziano Sgarbi, onnipresente organizzatore e musicista della zona gravitante intorno all'orbita indie modenese.
Bob Corn non è altro che il suo nome...
Della Fooltribe si fa erroneamente poca parola da queste parti.
Si tratta infatti di una delle più suggestive realta di discografia autoprodotta-indipendente che nel belpaese si registri.
Tutto grazie a Tiziano Sgarbi, onnipresente organizzatore e musicista della zona gravitante intorno all'orbita indie modenese.
Bob Corn non è altro che il suo nome d'arte.
Questo è il suo primo, interessantissimo prodotto.
Si tratta di sette composizioni dallo stile malinconico e sghembo che faticano veramente poco a conquistare repeat frenetici.
E' infatti splendido l'infantile approccio che il Nostro decide di mantenere proponendo una sequenza acustica di melodie apparentemente forestiere ma di certa genesi locale.
Quindi non aspettatevi sproloqui celebrativi, qui si tratta semplicemente di un uomo con la chitarra (un Daniel Johnston trapiantato in emilia tanto per intenderci).
Limate al minimo infatti le partecipazioni che però registrano nientepopodimeno che Gigi ed Elena degli amici Perturbazione.
E' tempo quindi accendere il caminetto ed alzare lo stereo...
...Bob Corn è tra noi!
Tracklist:
new pants for you
welcome
where's the colour?
you are beautiful
now i know
sand and the end
eyes without lies
Allo
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| N/A -
Allo |
| The Juniper Band - Time for Flowers |
La tendenza pare chiara già dai primi accordi: pochi palleggi e subito dritti in porta.
'Niente tergiversare' risulta quindi il verbo per questo terzo Time for Flowers dei bolognesi Juniper Band.
Un disco all'apparenza continuativo al precedente 'Secrets of summer' che però congela un'indiscussa evoluzione al già invidiabile livello dei Nostri.
Si,...
La tendenza pare chiara già dai primi accordi: pochi palleggi e subito dritti in porta.
'Niente tergiversare' risulta quindi il verbo per questo terzo Time for Flowers dei bolognesi Juniper Band.
Un disco all'apparenza continuativo al precedente 'Secrets of summer' che però congela un'indiscussa evoluzione al già invidiabile livello dei Nostri.
Si, perchè il loro è un rock cupo tinteggiato da lucide trame melodiche sottolineate dal sempre più significativo intervento del pianoforte.
La vena pare quindi quella adatta per portare avanti un progetto di livello indiscusso.
L'epidemia melodica è inarrestabile e conquista già dai primi distratti ascolti traducendo in sangue ciò che non ci si aspettava poter penetrare.
La soglia emotiva è alle strette e ringrazi ancora una volta per quel brivido che non si può descrivere.
Poi però il faccia a faccia con la maledetta frase del caso si fa inevitabile:
...ma chi sarebbero se fossero nati dall'altra parte dell'oceano?
Tracklist:
1.Cold Bodies
2. To the glow
3. Ropes
4. Cult of the skull
5. Empty Spaces
6. Blue Star
7. Gemini
8. Bring your flowers
9. Every hour wounds (last one kills)
Allo
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| N/A -
Allo |
| A.A.V.V. - The Late Great Daniel Johnston - Discovered Covered |
Se Daniel Johnston non esistesse sarebbe un gran casino.
Perchè uno così ti verrebbe solo da definirlo un fottuto genio.
Con quella pancia esagerata e la voce ubriaca ha regalato tante di quelle emozioni che un tributo a lui dedicato pare necessario, doveroso.
Eccolo quindi, licenziato dalla stessa Gammon e con un...
Se Daniel Johnston non esistesse sarebbe un gran casino.
Perchè uno così ti verrebbe solo da definirlo un fottuto genio.
Con quella pancia esagerata e la voce ubriaca ha regalato tante di quelle emozioni che un tributo a lui dedicato pare necessario, doveroso.
Eccolo quindi, licenziato dalla stessa Gammon e con un collettivo di artisti dal calibro eccelso a cantargli in coro un grazie cubitale.
Parlo niente-popo-di-meno che di Beck, Tom Waits, Eels, Mercury Rev, Vic Chestuntt, Teenage Funclub, Sparklehorse, Flaming Lips e cosivia.
Gente che ha fatto manifesto della musica fatta col cuore e che quindi qualche debito con Mr. Johnston deve certamente saldare.
Ecco quindi le bellissime reintepretazioni susseguirsi in un cammino esplorativo della quantomai eclettica discografia del Nostro.
Spiccano di poco la divertente apertura dei Teenage Funclub impegnati in 'My life is starting over again' e le melanconiche comparsate di Beck e Tom Waits rispettivamente al lavoro in 'True love Will find you in the end' e 'King Kong'.
Difficile resta comunque cogliere superiorità propositive in una compila di livello spaventosamente elevato.
Da registrare la presenza del bonus cd-interattivo con l'inedita 'Rock this Town' a farciere un lavoro già di per sè imperdibile.
Doveroso.
Tracklist Cd 1:
1. Teenage Fanclub W/ Jad Fair ~ My Life Is Starting Over Again
2. Clem Snide ~ Don’t Let The Sun Go Down On Your Grievience
3. Gordon Gano ~ Impossible Love
4. Eels ~ Living Life
5. T.V. On The Radio ~ Walking The Cow
6. The Rabbit ~ Good Morning You
7. Calvin Johnson ~ Sorry Entertainer
8. Bright Eyes – Devil Town
9. Death Cab For Cutie ~ Dream Scream
10. Beck – True Love Will Find You In The End
11. Sparklehorse w/ Flaming Lips – Go
12. Mercury Rev ~ Blue Clouds
13. Thistle – Love Not Dead
14. Vic Chesnutt ~ Like A Monkey In The Zoo
15. Starlight Mints ~ Dead Lovers Twisted Heart
16. M. Ward ~ Story Of An Artist
17. Guster ~ The Sun Shines Down On Me
18. Tom Waits – King Kong
Tracklist Cd 2 (original):
1. My Life Is Starting Over Again
2. Don’t Let The Sun Go Down On Your Grievience
3. Impossible Love
4. Living Life
5. Walking The Cow
6. Good Morning You
7. Sorry Entertainer
8. Devil Town
9. Dream Scream
10. True Love Will Find You In The End
11. Go
12. Blue Clouds
13. Love Not Dead
14. Like A Monkey In The Zoo
15. Dead Lovers Twisted Heart
16. Story Of An Artist
17. The Sun Shines Down On Me
18. King Kong
19. (Enhanced Section)
Allo
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| N/A -
Guido |
| L'Heavy Metal dei Cor Veleno |
Il gruppo Romano torna a far parlare di se con un disco di grandissima qualità, recensito anche su questo portale. Dopo aver macinato e tritato il CD è giunta l'ora di fare due chiacchere con gli autori di quello, che secondo me, è uno dei lavori più belli di questo...
Il gruppo Romano torna a far parlare di se con un disco di grandissima qualità, recensito anche su questo portale. Dopo aver macinato e tritato il CD è giunta l'ora di fare due chiacchere con gli autori di quello, che secondo me, è uno dei lavori più belli di questo ultimo periodo. Tralasciando altri inutili inconvenevoli lascio spazio alle domande e alle loro risposte. Buon divertimento.
Prima di tutto vediamo di presentare i Corveleno ai frequentanti del nostro sito.
I cor veleno sono un gruppo di bei ragazzi nel numero di tre: primo al microfono, Grandi e Jo al microfono, Squarta alla produzione musicale e alle macchine infernali dello studio....In più c'e un quarto membro che è Ibbanez(poison hardware) che si occupa della parte grafica e della coordinazione di tutto il business...
Perfetto. Io mi ricordo dei Cor Veleno a Mantova, tanti anni fa, con il resto del Romezoo. In tutti questi anni cosa vi è successo e che progetto state inseguendo?
Abbiamo aperto un centro fitness dove ci alleniano e educhiamo delle giovani baby metal(o patatine) ai piaceri del corpo,nel frattempo con squarta abbiamo prodotto un pò di musica che trovate in parte su rock n roll e su heavy metal.. E un botto di cose nuove con il conto alla rovescia....Stiamo inseguendo il solito progetto: sdoganare questo sound che è già in tutto il mondo anche in Italia con la dovuta potenza. Quello che facciamo è un comunque un suono nostro che non trovate da nessun altra
parte..Smentiteci!!
Dal 99 ad oggi ne sono successe di cose, per qualche tempo si è anche pensato che l'Hip Hop fosse definitivamente morto in Italia e invece??
Ed invece proprio quando tutto era fermo abbiamo stampato rock n roll dimostrando che il bisogno primario di fare musica risiede dentro di noi e non condizionabile all'esterno..E poi si sà chi è morto,noi siamo sempre e ci siamo sempre stati..Smentiteci
Senza dubbio il vostro disco è uno dei tre o quattro dischi italiani che meritano attenzione e menzione. Nei vostri testi si può capire benissimo come vedete la scena politica internazionale e come interpretate quella nazionale. Vi chiedo, banalmente, di dirmi il perchè di questa vostra presa di posizione?
Non è politica è vita, se sei vivo non puoi fare a meno di guardarti intorno e rimanere interdetto, il rap è l'unico sistema di informazione digitale terrestre...
Questa è una domanda che mi faccio spesso: perchè non sento in radio un vostro singolo? E'assolutamente banale ma all'ascolto del vostro CD mi viene automatico individuare almeno un pezzo che potrebbe essere un gran bel singolo accessibile al grande pubblico e invece no!
I nostri dischi le radio li hanno , le loro politiche sono cazzi loro, che spesso però infamano la musica, non solo rap, e non stimolano la curiosità della gente.Chi viene a vederci nei live compra e nostri dischi ci fa sempre la solita domanda: "Perché le radio non vi passano?" E la risposta è sempre la stessa: "perché si cacano sotto.."
Per ricollegarmi a quello di prima, mi sembra di aver intuito che non siate propriamente pro-televiosione, almeno alla TV facile che ci vendono adesso, o sbaglio?
La tele è na merda quando prende per il culo la gente pensando che la gente non capisce un cazzo, ma noi non la vediamo come un demone, ma come un canale vergine alle storie davvero potenti, quelle che possiamo portargli noi..smentiteci!
Com'è essere B-BOY a Roma? è bello come sempre, come il primo giorno che siamo partiti.
Roma in quest'ultimi anni si sta distinguendo come un bel bacino artistico, fateci una fotografia della vostra scena.
Le foto ce le dà Roma per scrivere le cose che scriviamo, gli altri gruppi fanno il loro, c'è un bel fermento, serve un po' di autocritica..sono
tutti bravi i gruppi di Roma, ma noi stiamo più avanti, smentiteci!
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| N/A -
Allo |
| Subsonica - Cielo tangenziale Ovest |
Stanno succedendo un pò di cose attorno alla sfera Subsonica a conferma che questa è a tutti gli effetti l'ultima uscita dei Nostri a targa Mescal (ma onestamente sono problemi loro).
Mi limito quindi a segnalare l'uscita di questo dvd a testimonianza del live dello scorso tour di tappa al...
Stanno succedendo un pò di cose attorno alla sfera Subsonica a conferma che questa è a tutti gli effetti l'ultima uscita dei Nostri a targa Mescal (ma onestamente sono problemi loro).
Mi limito quindi a segnalare l'uscita di questo dvd a testimonianza del live dello scorso tour di tappa al Forum d'assago a Milano.
Concerto (al quale eravamo presenti) per certi versi manifesto dello strepitoso seguito che la band Torinese è riuscita a conquistare.
12.500 presenti hanno infatti esaurito il Forum in prevendita regalando una serata che difficilmente verrà dimenticata.
Questo è il concerto che trovate dentro al dischetto.
Il resto è farcito da interessanti extra in cui Samuel, Boosta, Vicio, Max e Ninja presentano un pò il loro mondo: da Casasonica a Torino alla backline del palco fin agli scherzi e sberleffi da camerino. Gradevole.
Da registrare l'interattiva 'Giungla Nord' con ben otto camere da skippare per seguire il live da l'angolo che più piace (dalle varie postazioni ai mic del Boosta tanto per capirci).
Ben fatto.
Allo
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| N/A -
Allo |
| Zack de la Rocha NetWork |
La voce degl'immortali RATM sta per tornare nei negozi di dischi ma non ha mai smesso di lanciare messaggi. Visitate il suo sito e il suo blog, sono straordinari.
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| N/A -
Allo |
| Ronin - Ronin |
Davvero non m'aspettavo cotanta grazia da un disco di fattura peninsulare.
Non è che sono sfiduciato, ma onestamente è sempre più difficile reprire un gusto così forestiero per noi provincialotti.
Ci hanno pensato i Ronin.
Nuova e gran bella realtà che cela ancora una volta le gesta del buon Bruno Dorella (BarlaMuerte).
Si...
Davvero non m'aspettavo cotanta grazia da un disco di fattura peninsulare.
Non è che sono sfiduciato, ma onestamente è sempre più difficile reprire un gusto così forestiero per noi provincialotti.
Ci hanno pensato i Ronin.
Nuova e gran bella realtà che cela ancora una volta le gesta del buon Bruno Dorella (BarlaMuerte).
Si parla di un mix quantomai appetibile di atmosfere suggestive assorbite in un fondale post-folk dalle tinte sempre accese.
Malinconico e cinematografico regala perle insperate quali la memorabile 'I am Just like you' che vede la complicità della bellissima ugola di Sara Lov.
Da registrare anche la partecipazione al basso in 'Mandrake' di Bugo.
E' comunque omogeneo lo spessore evocativo che il disco riesce a mantenere vivo.
Davvero una gran bella scoperta...
...da tenerci stretti.
Tracklist:
1. Intro
2. Calavera
3. I am just like you
4. Nada
5. Miniature
6. Mandrake
7. Mar Morto
8. 6 a.m. coffee
9. Lava
Allo
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Allo |
| Giorgio Canali - Giorgiocanali&rossofuoco |
Giorgio ha deciso di scrivere il suo primo disco gravitazionale.
Preso da una nuova e quantomai gradevole vena compositiva il Nostro (in compagnia della sua band) si concentra su un' opera di concetto ronzante attorno al concetto di caduta libera.
E' infatti chiara la dichiarazione d'intenti in apertura di booklet: attrito...
Giorgio ha deciso di scrivere il suo primo disco gravitazionale.
Preso da una nuova e quantomai gradevole vena compositiva il Nostro (in compagnia della sua band) si concentra su un' opera di concetto ronzante attorno al concetto di caduta libera.
E' infatti chiara la dichiarazione d'intenti in apertura di booklet: attrito d'aria a 70 m/s.
Dieci nuove canzoni che nel complesso si distnguono per la concreta visione rock-cantautorale che si persegue.
Denuncia, rabbia e talvolta un briciolo di retorica farciscono contenuti di comunque indiscusso valore da parte di uno dei grandi saggi del rock a noi contemporaneo.
Difficile è quindi non lasciarsi suggestionare dalle caparbie iperboli dell'ex Csi, talvolta pretenziose ma quantomai genuine.
Certo lui se lo può permettere.
Tracklist:
1. Precipito
2. Guantanamo
3. Fumo di Londra
4. No pasaran
5. Mostri sotto il letto
6. Fuoco amico
7. Savonarola (la fine del mondo a Ferrara)
8. Rime con niente
9. Questa è una canzone d’amore
10. Questa no
Allo
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Allo |
| Ovo - Cicatrici |
La ricerca degli Ovo si è fatta certamente estrema.
Questa non è di per sè una novità ma a quanto pare la parabolica rumurosità dei Nostri (Stefania Pedretti e Bruno Dorella) è in ghettizazione compositiva.
Certo le orecchie del sottoscritto non sono certo abituate a determinate sonorità ma la confusionaria visione...
La ricerca degli Ovo si è fatta certamente estrema.
Questa non è di per sè una novità ma a quanto pare la parabolica rumurosità dei Nostri (Stefania Pedretti e Bruno Dorella) è in ghettizazione compositiva.
Certo le orecchie del sottoscritto non sono certo abituate a determinate sonorità ma la confusionaria visione no-wave del progetto fatica un bel pò a conquistare repeat.
L'ascolto pare infatti minato da un disordine sonoro talvolta eccessivo.
Probabilmente sarà la mai particolare disaffezione di genere che non concede scampo alle divagazioni degli Ovo, non so, rimane comunque indiscussa la estremizzazione che i Nostri inevitabilmente ricercano.
La stima rimane immutata per Bruno e i suoi molteplici progetti (vedi lo splendido lavoro dei Ronin) ma questa pare proprio non essere la 'mia tazza di thè'.
Errore Mio.
Tracklist:
1. Candida
2. La peste
3. Ombra nell’ombra
4. Efesto
5. La saponatrice di Ferrara
6. Spezzata
7. L’anno del cane
8. Phiphenomena
9. Signora bella con cane gentile
Allo
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Allo |
| Rogue Wave - Out of the Shadow |
Davvero intrigante la ennesima scoperta in casa Sub Pop.
Dopo l'esplosione pop dei The Shins tocca agli esordienti Rogue Wave mantenere alta la bandiera di casa Sub in questi squarci di fine anno.
Ma davvero di fatica ne fan poca (visti anche i precedenti dello stesso Zach Rogue - ex Desoto...
Davvero intrigante la ennesima scoperta in casa Sub Pop.
Dopo l'esplosione pop dei The Shins tocca agli esordienti Rogue Wave mantenere alta la bandiera di casa Sub in questi squarci di fine anno.
Ma davvero di fatica ne fan poca (visti anche i precedenti dello stesso Zach Rogue - ex Desoto reds).
Melodie contagiose in chiaro stampo elettro-acustico certamente non rivoluzionarie ma efficacissime.
Una sorta di miscela indie-pop condita a dovere da una propoensione compositiva di livello.
Da registrare l'apertura beat di 'Every Moment' e la ben più moderata 'Postage Stamp World' quali picchi di una comunque omogenea resa complessiva.
Difficile quindi distogliere l'attenzione da questa nuova e fascinosa Creatura.
Tracklist:
1. Every Moment
2. Nourishment Nation
3. Be Kind & Remind
4. Seasick on Land
5. Kicking the Heart Out
6. Postage Stamp World
7. Sewn Up
8. Falcon Settles Me
9. Endgame
10. Endless Shovel
11. Man-Revolutionary!
12. Perfect
Allo
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Allo |
| A.A.V.V. - Lavorare con lentezza |
Lavorare con lentezza è l'ultimo film di Guido Chiesa dedicato alle storiche vicende della bolognese Radio Alice.
Per ora non mi pronuncio sulla pellicola (non avendola ancora vista) ma bensì mi concentro sulla quantomai interessante colonna sonora.
E' infatti licenziata dalla stessa Fandango in una compilation di musiche originali e brani...
Lavorare con lentezza è l'ultimo film di Guido Chiesa dedicato alle storiche vicende della bolognese Radio Alice.
Per ora non mi pronuncio sulla pellicola (non avendola ancora vista) ma bensì mi concentro sulla quantomai interessante colonna sonora.
E' infatti licenziata dalla stessa Fandango in una compilation di musiche originali e brani di supporto.
Le prime portano la firma di Teho Teardo e si sviluppano in interessanti escursioni strumentali di notevole resa.
Difficile è però masticarle senza l'abbinamento visivo che certamente ha portato non poche direttive stilistiche.
Non mancano i frammenti di dialoghi estratti dal film e gli interventi di brani più o meno celebri della tradizione rock/electro mondiale.
Dalla originale rivisitazioni di Gioia e Rivoluzione degli Area (ad opera degli Afterhours, impegnati anche sullo schermo), a Peaches and regalia di Frank Zappa o Song to the Siren dell'immenso Buckley.
Eterogenea è quindi la resa che può comunque contare su una solidità qualitativa non indifferente.
Interessante.
Tracklist:
1. Lavorare Tutti Ma Pochissimo
2. Piano Intro - Banda Outro
3. Taglia I Fili
4. Gioia E Rivoluzione - Afterhours
5. Sfigati
6. Munifried
7. No-Fi Team
8. Radio Alice, Per Servirla
9. Peaches And Regalia - Frank Zappa
10. Questa Sera Al Cinema A Bologna
11. Inno.Vation?
12. Song To The Siren - Tim Buckley
13. Lavorare Con Lentezza - Enzo Del Re
14. Non Mi Sembra Molto Positivo
15. Menthol
16. Tunnel Delle Australiane
17. Munibabe
18. Land - Patty Smith
19. Facciamo Parlare Tutti
20. Tutti I Compagni Giù In Piazza
21. Tensione
22. Favola, Raccontala
23. Con Molta Calma
24. Totally Burnt
25. Siamo Un Gruppo Di Operai
26. Kung Fu Fighting - Carl Douglas
27. Un Appello Da Radio Alice
28. Casta Diva - Inessa Galante
29. Lost Face - Gianni Gebbia
30. Stars - Gianni Gebbia
31. Devil - Gianni Gebbia
32. Nothing - The Fugs
33. Mio Fratello È Figlio Unico - Rino Gaetano
Allo
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Allo |
| The Prodigy - Always Outnumbered, never Outgunned |
Già da qualche tempo si parlava di Always Outnumbered, never Outgunned come di uno di quei dischi iper-attesi che poi finiscono per non veder mai la luce (vedi alla voce Chinese Democracy dei Guns 'n Roses - disco solista di Zack de la Rocha).
Invece, quasi a sorpresa eccolo pronto...
Già da qualche tempo si parlava di Always Outnumbered, never Outgunned come di uno di quei dischi iper-attesi che poi finiscono per non veder mai la luce (vedi alla voce Chinese Democracy dei Guns 'n Roses - disco solista di Zack de la Rocha).
Invece, quasi a sorpresa eccolo pronto e confezionato.
Che dire, dopo sette anni da 'The Fat of the Land' farebbe impressione risentire gli invecchiati ma riconoscilissimi paladini d'oltremanica, se non fosse che un buon due terzi della formazione originale (vedi Keith Flint e Maxim) ha dato da tempo il benservito concentrandosi esclusivamente alla carriera solista.
Finisce quindi che il disco potrebbe tranquillamente esser firmato dal solo Liam Howlett che ne ha curato la produzione. Ma non è questo il problema.
Il disco infatti risulta anche appetibile con un paio di picchi di gradevolezza non indifferenti.
Alle parti vocali si registra la bella (in tutti i sensi) partecipazione di Juliette Lewis, Twista, Liam Gallagher e Cool Keith che farciscono quasi a sorpresa pezzi di non facile impatto.
Nel complesso un disco gradevole e ruvido quel che basta che forse paga una vaga discontinuità di resa tra brano e brano.
Non è comunque difficile innamorarsi della tradizionale 'Spitfire' e di quel giretto punk di struttura all'efficace 'Hotride'.
Anche quel simpaticone del Gallagher in chiusura finisce per non sfigurare concludendo un disco diretto che paga inevitabilmente dazio di un silenzio fin troppo prolungato.
Bentornati, anzi...bentornato!
Tracklist:
1.spitfire
2.girls
3.memphis bells
4.get up get off
5.hotride
6.wake up call
7.action radar
8.medusa's path
9.phoenix
10.you'll be under my wheels
11.the way it is
12.shoot down
Allo
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Allo |
| Meg - Meg |
Meg è cambiata.
Da paladina autogestita la ritroviamo in veste decisamente romanitica in un disco raffinato, quasi all'eccesso.
La rumorosa disobbedienza di casa 99 Posse lascia quindi spazio ad una maturità artistica dalle trame decisamete neo-cantautorali.
L'apertura di 'Olio su tela' e del singolo 'Simbiosi' certamente lasciano pochi spazi al dubbio.
Un antipasto...
Meg è cambiata.
Da paladina autogestita la ritroviamo in veste decisamente romanitica in un disco raffinato, quasi all'eccesso.
La rumorosa disobbedienza di casa 99 Posse lascia quindi spazio ad una maturità artistica dalle trame decisamete neo-cantautorali.
L'apertura di 'Olio su tela' e del singolo 'Simbiosi' certamente lasciano pochi spazi al dubbio.
Un antipasto lo si era già avuto con l'uscita del disco del progetto Nous (in combutta con il mai domo Marco Messina) evolutosi a sua volta in questa stessa uscita solistica.
Ecco quindi che la piccola Meg ha spazio per approfondire ciò che più aggrada le sue trame.
Orchestrazioni miscelate ad acide atmosfere post-electro farciscono un esordio decisamente suggestivo.
Da registrare il tributo a de Moraes e Toquinho con 'Senza Paura' e la partecipazioni di Elio.
Pop non convenzionale ed ambizioso che conferma il talento mai discusso della simpatica partenopea.
Prescindibile sottolineatura di una presenza quantomai salda della nuova voce a targa italica.
Chi ben comincia...
Potete trovare qui i seguenti Sample Audio:
SIMBIOSI (singolo)
REMIX - Technophonic Chamber Orchestra mix
REMIX - Marco Messina remix
Tracklist:
1)Olio Su Tela
2)Simbiosi
3)Puzzle
4)Parole Alate
5)Sopravvivi
6)Audioricordi
7)Senza Paura
8)Invisible Ink (Is What I'll use)
9)Elementa
10)Notte Bianca
11)Regno D'Acqua
Allo
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Allo |
| Karnea - Giù da me |
Tempo di ritorni, riecco i cremaschi Karnea con il secondo lavoro sulla lunga durata (tra i due La Matta ep).
Questa volta ai giovani s'è aggiunta in studio la saggia produzione artistica del sapiente Giorgio Canali.
L'intervento del Nostro risulta chiaro sin dai primi distratti ascolti. Il suono è infatti asciutto,...
Tempo di ritorni, riecco i cremaschi Karnea con il secondo lavoro sulla lunga durata (tra i due La Matta ep).
Questa volta ai giovani s'è aggiunta in studio la saggia produzione artistica del sapiente Giorgio Canali.
L'intervento del Nostro risulta chiaro sin dai primi distratti ascolti. Il suono è infatti asciutto, ruvido certamente più live del precedente 'Sublime Follia'.
I pezzi paiono mediamente ispirati supportando sempre e comunque l'indiscutibile talento di Davide (voce e chitarra).
Pare infatti che i Nostri stiano sempre più raggiungendo una loro fisionomia caratteristica tralasciando già da qualche tempo i fantasmi di paragone con altre e ben più citate band.
Questo non può che dar respiro ad un lavoro di buon livello che lascia gustosamente sperare per l'avvenire del trio.
Canzoni come 'Dopotutto' hanno sicuramente potenziale per spettinare ben più chiome di quanto ci si potrebbe aspettare.
Occhi spalancati!
Tracklist:
1> Boom Boom
2> Dopo Tutto
3> Veronàl
4> La Mia Dannata
5> Melissa
6> Giù Da Me
7> Dove Dormi Tu
8> Ru Nudo
9> Autodafè
Allo
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Allo |
| Pecksniff - The Book of Stanley Creep |
Dopo il fortunato e quantmai sghembo esordio 'Elementary Watson' (autoprodotto) riecco i paladini della melodia Pecksniff a battesimo con una pubblicazione ufficiale a firma Black Candy.
Indiscutibile pare la crescita dei romagnoli dal punto di vista qualitativo e strumentale.
E' infatti immediato registrare un'ampia evoluzione per ciò che concerne le piccole...
Dopo il fortunato e quantmai sghembo esordio 'Elementary Watson' (autoprodotto) riecco i paladini della melodia Pecksniff a battesimo con una pubblicazione ufficiale a firma Black Candy.
Indiscutibile pare la crescita dei romagnoli dal punto di vista qualitativo e strumentale.
E' infatti immediato registrare un'ampia evoluzione per ciò che concerne le piccole pecche che il precedente lavoro portava con sè.
Intendiamoci, la direzione è e rimane la solita (vedi il verbo Belle & Sebastian e Pavement a regnare sovrano) ma certamente intesa con maggiore maturità.
Le melodie restano il vero punto di forza di un progetto che nel bene e nel male troverà certamente spazio nel propenso panorama indie.
Contagioso pop sgangherato che non può certo esimersi dall'entusiasmare chi di queste sonorità è solito cibarsi...
...cantandosela!
Tracklist:
1. Baby hurricane
2. Normandy
3. The symphony of life
4. Inside of me a forest
5. Everything I love
6. The Book of Stanley Creep
7. Dolly Bell
8. Good landscape
9. Another song about Michelle
10. We change the Weather
Allo
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| Interpol - Antics |
L'attesa dopo un esordio che fa scalpore è come sempre vertiginosa.
Si teme la disfatta, la caduta di un 'next thing' che deve per forza fare i conti con il tempo.
Non ho mai temuto per gli Interpol.
La solidità del precedente lavoro concedeva ben pochi dubbi sulla validità di uno dei...
L'attesa dopo un esordio che fa scalpore è come sempre vertiginosa.
Si teme la disfatta, la caduta di un 'next thing' che deve per forza fare i conti con il tempo.
Non ho mai temuto per gli Interpol.
La solidità del precedente lavoro concedeva ben pochi dubbi sulla validità di uno dei progetti rock contemporanei più entusiasmanti.
Ecco quindi 'Antics'.
La continuità è palese non concedendo spazio a troppe divagazioni: liscio, diretto, certamente in linea con l'oramai assodato stile dei Nostri.
Non si è quindi cercato l'impatto ma bensì la conferma.
Ed eccola, imperturbabile, mentre le dieci nuove tracce scorrono a più non posso.
Trascinato dal consistente singolo 'Slow hands' il disco si svolge in un costante cammino di maturità compositiva a tratti invidibile.
E' difficile infatti non ritrovarsi a canticchiare gli efficaci e cupi ritornelli che come pochi i nostri farciscono di consapevolezza rock.
Davvero un disco da sentire, quantomeno per farsi un'idea della consistenza di una gioventù dalle virtù eclatanti.
bentornati!
Tracklist:
1 No Exit
2 Evil
3 Narc
4 Take You On A Cruise
5 Slow Hands
6 Not Even Jail
7 Public Pervert
8 C'mere
9 Length Of Love
10 A Time To Be So Small
Allo
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| Like a Shadow? - Lie Down (Hope ep) |
Riflessivo il rock dei Like a Shadow?, nuova ed interessante realtà del nostrano modo di intuire il rock più dilatato e post (da approfondire anche l'esperimento della sonorizzazione del Nosferatu di Murnau).
Certo s'ha da registrare le inevitabili pecche di qualità di registrazione ma come si sa non è questo...
Riflessivo il rock dei Like a Shadow?, nuova ed interessante realtà del nostrano modo di intuire il rock più dilatato e post (da approfondire anche l'esperimento della sonorizzazione del Nosferatu di Murnau).
Certo s'ha da registrare le inevitabili pecche di qualità di registrazione ma come si sa non è questo ciò che fa di un demo un bel demo.
Meglio, molto meglio, se la ricerca di un proprio percorso propositivo subisce le evoluzioni che i Nostri riescono ad esprimere tramite le cinque abili tracce di questo 'Lie Down'.
Lo sguardo è costantemente rivolto ad una approccio decisamente esterofilo e probabilmente manca di quella sapiente caratterizzazione che in un genere di questo tipo si può ricercare.
Abbastanza maturo il risultato anche se ancora troppo derivativo in direzione delle grandi ispirazioni d'oltremanica/oceano (da Mogwai a Sonic Youth passando per Godspeedyou black emperor e Sigur Ròs).
Soffuso è quindi l'approccio per un rock riflessivo in lingua inglese che certamente lascia aperte fresche aspettative per i futuri lavori della formazione.
In bocca al lupo!
Trackilst:
1. Suleimania
2. Orkyd
3. You'll always be my ruin
4. Hello, Alone!
5. Uer te noizis: (f)prat lie be din
Allo
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Allo |
| The Thrills - Let's Bottle Bohemia |
Il ritorno degli irlandesi-anomali si era fatto pittosto atteso visto anche il crescente interesse che il precedente esordio 'So much for the city' aveva catalizzato.
Le anomalie paiono non aver intaccato le atmosfere del nuovo 'Let's Bottle Bohemia', degno successore di quel pop-californiano che i Nostri stanno sempre più adottando...
Il ritorno degli irlandesi-anomali si era fatto pittosto atteso visto anche il crescente interesse che il precedente esordio 'So much for the city' aveva catalizzato.
Le anomalie paiono non aver intaccato le atmosfere del nuovo 'Let's Bottle Bohemia', degno successore di quel pop-californiano che i Nostri stanno sempre più adottando quale marchio di fabbrica.
Risalta certamente una nuova consapevolezza compositiva, forte anche di un ampissimo passo in avanti in fase d'arrangiamento (vedi le frequenti orchestrazioni d'archi).
Le canzoni restano certamente belle e gradevoli sin dai primi ascolti confermando ciò che di buono si era assaggiato solo un anno fa.
Inutile quindi scommettere qualche denaro in più sulla reale consistenza di un progetto che pare proprio aver sbagliato poche cose (una di queste è probabilemente il continente).
Buon proseguimento!
Tracklist:
01 Tell Me Something I Don't Know
02 Faded Beauty Queens
03 Whatever Happened To Corey Haim?
04 Saturday Night
05 Not For All The Love In The World
06 Our Wasted Lives
07 You Can't Fool Old Friends With Limousines
08 Found My Rosebud
09 The Curse Of Comfort
10 The Irish Keep Gate-Crashing
11 A City Of Long Nights (Hidden track)
Allo
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Allo |
| Le nebbie di Avalon - Nebbie di Avalon |
Il rock proposto dai lodigiani Nebbie di Avalon pare divertito, certamente diretto.
Trasuda semplicità d'intenti e tanta voglia di far bene, e forse anche questo è di per sè un risultato.
Certo è ben più ostico analizzare il lavoro di composizione senza soffermarsi sulle ancora troppo visibili pecche che qua e...
Il rock proposto dai lodigiani Nebbie di Avalon pare divertito, certamente diretto.
Trasuda semplicità d'intenti e tanta voglia di far bene, e forse anche questo è di per sè un risultato.
Certo è ben più ostico analizzare il lavoro di composizione senza soffermarsi sulle ancora troppo visibili pecche che qua e là si registrano.
Probabilmente un pelino d'esperienza in più rafforzerebbe il lavoro dei Nostri concedendo più spazio ad una ricerca caratteristica della propria proposta.
Mentre la parte strumentale pare aver già maturato una buona dose di consapevolezza ciò che la voce concede sarebbe quantomeno un pochetto da rivedere.
Le liriche paiono piuttosto limitate e il lavoro vocale svolto da Paolo ha necessariamente bisogno di una buona dose di restauro visto l'intento rock alternativo (e post...) che i Nostri paiono ricercare.
Le fondamenta comunque non mancano...
...buon lavoro!
Tracklist:
1. Chimera
2. Non Vorrei
3. Nel tuo profondo
4. Buongiorno principessa
Allo
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| A Toys Orchestra - Cuckoo Boohoo |
Ecco finalmente riemergere l'entusiasmo per un'esordio a targa tricolore.
Questo è il turno dei talentuosi A Toys Orchestra che con un indie-pop delineato ma già caratteristico finiscono per moltiplicare le attenzioni all'interno della perlopiù assonnata scena indipendente.
Un video ben confezionato, qualche melodia epidemica ed il gioco è fatto.
Piccoli brividi di...
Ecco finalmente riemergere l'entusiasmo per un'esordio a targa tricolore.
Questo è il turno dei talentuosi A Toys Orchestra che con un indie-pop delineato ma già caratteristico finiscono per moltiplicare le attenzioni all'interno della perlopiù assonnata scena indipendente.
Un video ben confezionato, qualche melodia epidemica ed il gioco è fatto.
Piccoli brividi di acidità sintetica si miscelano alla morbidezza melodica dei Nostri conducendo l'ascolto in lande certamente non sconosciute ma sempre suggestive.
Difficile è infatti esimersi dall'optare per un repeat continuo a sostegno di un disco davvero interessante.
Del resto è della solita innata capacità di rendere il già sentito fresco e coinvolgente.
Piccolo grande dono in dotazione a ben poche realtà nostrane.
Consigliato!
Tracklist:
1. Radio tsunami
2. Peter Pan syndrome
3. Panic attack #1
4. Hengie: queen of the border line
5. Loco motive
6. Elephant man
7. Modern lucky man
8. 3 minutes older
9. Panic attack #2
10. Three withered roses
11. 1000 flaming dragonflies
12. Asteroid
Allo
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| N/A -
Allo |
| Kings of leon - Aha Shake Heartbreak |
Smaltita la sbronza d'entusiasmo per il precedente esordio dei simpatici bravi ragazzi Kings of Leon rieccoli con la sempre ostica secnda prova in studio.
Una certa continuità condiziona positivamente un disco che già dall'apertura di 'Slow Nigh, So long' conferma la praticità d'intenti dei fratellini Hallowill.
Tralasciando inutili ricerche di altre...
Smaltita la sbronza d'entusiasmo per il precedente esordio dei simpatici bravi ragazzi Kings of Leon rieccoli con la sempre ostica secnda prova in studio.
Una certa continuità condiziona positivamente un disco che già dall'apertura di 'Slow Nigh, So long' conferma la praticità d'intenti dei fratellini Hallowill.
Tralasciando inutili ricerche di altre esplosive sensazioni si lavora per dare al progetto una continuità e consistenza cronologica ben precisa.
Un lavoro sulla distanza che certamente porterà frutti ad uno dei progetti maggiormente rappresentativi di un nuovo, ed al tempo stesso radicato a tradizioni, modo d'intendere il rock.
Oltre alla coltre 'vintage' ecco quindi la tanto agognata freschezza di quattro ragazzi dei nostri tempi.
Zero revival, dritti al sodo insomma per un futuro prossimo che lascia certamente ben sperare (vista anche l'infantile età dei vari componenti).
Non perdeteli di vista.
Tracklist:
01. Slow Night, So Long
02. King Of The Rodeo
03. Taper Jean Girl
04. Pistol Of Fire
05. Milk
06. The Bucket
07. Soft
08. Razz
09. Day Old Blues
10. Four Kicks
11. Velvet Snow
12. Rememo
13. Where Nobody Knows (Bonus Track)
Allo
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| N/A -
Allo |
| Paul Weller - Studio 150 |
Dalla pubblicazione di un disco particolare è giusto che si arrivi ad un dvd particolare.
Ecco infatti riproposte in questa pubblicazione le splendide ed efficaci cover delle quali il Mods per eccellenza si è fatto carico per il suo ritorno alle scene.
Registrate in una situazione intima ed efficace portano in grembo...
Dalla pubblicazione di un disco particolare è giusto che si arrivi ad un dvd particolare.
Ecco infatti riproposte in questa pubblicazione le splendide ed efficaci cover delle quali il Mods per eccellenza si è fatto carico per il suo ritorno alle scene.
Registrate in una situazione intima ed efficace portano in grembo quella falage visiva tante volte essenziale nel reale concepimento di un progetto quale 'Studio 150'.
Il solito dandy dalle basette all'ingiù ci regala piccoli frammenti di storie più o meno recenti (da Dylan e Young agli Oasis) marchiandoli a fuoco con il suo immancabile stampo brit.
Davvero un'occasione per gli amanti di un signore del rock di quel genere apparentemente in estinzione.
Grazie ancora Paul.
Tracklist:
1. Hercules
2. One Way Road
3. Wishing on a star
4. Close to you
5. Hung up
6. Early Morning Rain
7. Tales from the riverbank
8. Thinking of you
9. Amongst butterflies
10. All along the watchtower
11. Birds
12. If i could only be sure
13. Ever changing moods
14. Broken Stones
Allo
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| N/A -
GLove |
| Don't Dare - Senza chiedere al tempo né permessi né consensi |
Un bel gruppo quello cremasco dei Don't Dare: in “senza chiedere al tempo nè permessi nè consensi” si sente l'esperienza e la qualità di un lavoro ben fatto. A livello musicale creano ottime sonorità, a livello stilistico cercano di fornire al noise un appoggio più melodico. Si sente l'influenza dei...
Un bel gruppo quello cremasco dei Don't Dare: in “senza chiedere al tempo nè permessi nè consensi” si sente l'esperienza e la qualità di un lavoro ben fatto. A livello musicale creano ottime sonorità, a livello stilistico cercano di fornire al noise un appoggio più melodico. Si sente l'influenza dei Marlene Kuntz su questo gruppo che, però, ha una cifra poetica più innovativa (per esempio in "L'affronto"). La nota negativa che mi fa abbassare il voto è relativa ai testi e alla voce. I testi in alcune canzoni meriterebbero più attenzione a livello metrico: a volte sembrano poesie appiccicate alla musica. In altre occasioni invece dettano il ritmo in maniera perfetta, quindi le potenzialità ci sono. Vocalmente il cantante è bravo, ma non si sente abbastanza nella registrazione. Passa quasi in sottofondo, mentre meriterebbe di stare sopra agli strumenti, dirigendo il ricamo della musica e non seguendolo.
recensione di Mario Robusti info@irradiazioni.it
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Bill Horton |
| Yo Yo Mundi - "54" |
E’ un Paolo Archetti Maestri entusiasta e raggiante quello che intervistiamo mentre sul palco si sta ultimando il soundcheck. Siamo alla tappa cremonese di “54”, lo spettacolo-sonorizzazione dell’omonimo romanzo del collettivo Wu Ming.
Cremona – come al solito sonnecchiante – non lo sa ancora, ma di lì a poco gli odori...
E’ un Paolo Archetti Maestri entusiasta e raggiante quello che intervistiamo mentre sul palco si sta ultimando il soundcheck. Siamo alla tappa cremonese di “54”, lo spettacolo-sonorizzazione dell’omonimo romanzo del collettivo Wu Ming.
Cremona – come al solito sonnecchiante – non lo sa ancora, ma di lì a poco gli odori e i sapori di una Bologna in bianco e nero satureranno l’aria del Teatro Fabbrica delle Arti. Tra storie di ex-partigiani, attori dall’insospettabile doppia vita, ed echi lontani di Fenoglio.
Raccontaci come è nata l’idea di allestire uno spettacolo su “54”?
È nata grazie a Stefano Tassinari, uno scrittore che ha firmato libri come “L’ora del ritorno” o “I segni sulla pelle”, opera dedicata ai fatti di Genova. Tassinari tiene una rassegna intitolata “La parola immaginata”, un nome bellissimo per uno spazio dove alle parole di romanzi si uniscono delle musiche adottate di volta in volta come commento, come intreccio, o come vera e propria musica originale composta appositamente per le parole recitate da vari attori.
Dopo aver sentito la nostra sonorizzazione di “Sciopero”, ormai più di due anni fa, Stefano ci propose di musicare alcuni momenti di “54”. Noi già conoscevamo Luther Blissett e la ricetta artistica precedente alla svolta di Wu Ming. Avevamo letto “Q” e ci interessava l’idea di scrittura collettiva. Ma “54” non l’avevamo ancora letto. Per questo ci furono date delle parti, dopodichè comprammo immediatamente il libro, di cui cominciò una lettura febbrile. È stata una scintilla che ha fatto nascere il progetto: così Wu Ming, questa bottega artigiana di cinque scrittori dai trenta a i quaranta anni, ha incontrato un’altra bottega artigiana, fatta di musicanti dai trenta a i quaranta anni. Due botteghe con passioni molti comuni e la voglia di sperimentare e intrecciare storie, parole, musiche, sensazioni.
A livello compositivo come sono nati i brani?
Dalla bottega artigiana al cantiere sonoro! In realtà, se posso allargarmi un attimo dal punto di vista poetico, posso dirti che sfogliando le pagine del libro abbiamo notato il taglio fortemente cinematografico. L’intenzione di Wu Ming è proprio quella di creare una scrittura estremamente divulgativa, lavorare sulla memoria, sulla storia e sulle fonti per poi inventare vicende e trame intrecciate al reale. “54”, come d’altra parte “Q”, è un perfetto esempio di questa che, almeno io, ho percepito come una delle loro principali intenzioni. Questo taglio cinematografico, in qualche modo, includeva una colonna sonora, un commento che – superficialmente – poteva poggiare sulla musica originale di qui tempi. Poteva essere la filuzzi, un ballo liscio, acrobatico, velocissimo e danzato da soli uomini. E certo in quest’ottica la nostra fisarmonica poteva starci. Ma più che altro abbiamo cercato di annusare l’atmosfera dei momenti, di catturare ora la malinconia, ora la voglia di lotta e speranza. Stati d’animo che sono presenti in questo 1954 di rivolgimenti, questo fatidico dopoguerra di trame internazionali che schiacciano e ancora una volta vessano interi popoli. Con il quotidiano di quelli che già avevano subito la guerra e con chi – da giovane – vuole vivere qualcosa d’altro. Da un parte si percepisce questa voglia di vivere delle persone, o meglio di poter contare sulle proprie vite, dall’altra però c’è la grande malinconia del dopoguerra. Ecco, assaporando tutti questi momenti sono nate le musiche dello spettacolo.
Devi sapere poi che, mentre sfogliavamo una consunta e usatissima copia di “54”, improvvisamente sono usciti tutti i personaggi che popolano i brani del disco. Ci sono venuti a trovare per vedere se il risultato finale fosse qualcosa che assomigliava alla colonna sonora del loro libro.
E loro cosa vi hanno detto?
Eh beh, questo non te lo posso dire. Rimarrà un segreto. Ti rivelerò solo che è successa una cosa molto inquietante. Lucky Luciano e Steve Cemento si sono fatti più vicini e, sotto voce, ci hanno chiesto: «Magghi sono questi Wumming!?».
Chi ascolta il disco senza aver letto il libro ha la sensazione di trovarsi davanti a un puzzle con pezzi mancanti. Perché la scelta di non dare un “fil rouge”?
Posso darti più risposte. Comincio dalla più semplice: il nostro “54” è una serie di spot che si accendono e si spengono, ora su un personaggio, ora su una atmosfera, perché era impossibile raccontare “54” nella sua completezza nell’arco di un’ora di musica. Lo spettacolo e il disco devono far scattare la voglia di andarsi a leggere il libro, perché in fondo è così anche nella tradizione delle colonne sonore: momenti diversi con molti temi si ripetono.
Qui però c’è qualcosa di più: ci sono parole recitate da attori. Facciamo ‘spot’ per catturare l’attenzione, mentre con la recitazione tentiamo di far venir voglia di conoscere tutta la storia. La scelta non è stata fatta a caso, ma lavorando di scalpello e cesello con Tassinari. Alle nostre spalle ci sono filmati realizzati in flash, serie di immagini e foto d’epoca raccolte dal fotografo ferrarese Dario Berveglieri. Immagini che poi sono state rielaborate artisticamente e graficamente da Ivano Antonazzo. Dario purtroppo non è riuscito a vedere la fine del lavoro, un male incurabile se lo è portato via. Ci teniamo a ripetere, a ogni tappa, che lui è sempre con noi. Lo vorremmo ricordare e senza la retorica in cui si cade facilmente in questi casi. Quello che vediamo sul palco è stato realizzato anche grazie al suo lavoro: Dario è stato un amico con cui abbiamo amato lavorare.
Non avete pensato di realizzare un video dello spettacolo?
Hai anticipato qualcosa che effettivamente succederà. “54” come dicevo è difficilmente rappresentabile in teatro, ma oggi c’è l’idea di una trama da drammaturgia. Yo Yo Mundi arretreranno un po’ la loro posizione sul palco, ci sarà un filo conduttore – volutamente assente dal ‘nostro’ “54” –, e si parla anche di una ripresa video realizzata da alcuni giovani registi, anche abbastanza conosciuti, di cui però non ti rivelerò i nomi. Tutto è ancora in fase di progettazione per un DVD o VHS.
Parole e musica, un equilibrio difficile in ogni caso…
L’idea alla base del nostro attuale allestimento è comunque quella di uno spettacolo in cui parola e musica non siano in un rapporto di subordinazione. Si è trattato piuttosto di un incontro-scontro in cui due ballerini dialogano, guardandosi negli occhi e guardando insieme verso uno stesso orizzonte. Con una forza comune che è stata poi la fortuna del disco. Pensa che all’inizio c’era molto diffidenza, appariva strana l’idea di un album con lunghe letture.
La cosa belle è che sono stati gli attori a diventare la voce degli Yo Yo Mundi. Con Pagella c’era già un passato di reading e poesia insieme, con Baliani è sbocciato un amore assoluto – lui era con noi alla prima dello spettacolo –, con Cederna volevamo lavorare e anche lui è rimasto colpito da questo incontro tra parola e musica.
Come riferimento è impossibile non pensare a Mimì dei Massimo Volume, un gruppo che amiamo tantissimo e che seguiamo anche ora con El Muniria. Solo che Emidio Clementi è uno scrittore che sa trattare la musica, mentre nel nostro caso ci siamo confrontati con un testo scritto da altri e abbiamo prodotto musica con cui gli attori poi si sono confrontati.
Tante collaborazioni, contaminazioni tra arti diverse, e uno spettacolo in cui gli attori – di data in data – non sono sempre gli stessi: mi sembra che voi e Wu Ming abbiate tratti comuni su un percorso di “comunità artistica aperta” o, se preferisci, di “band in continua ridefinizione”.
Sì, l’idea di gruppo aperto appartiene anche alla nostra musica. Noi stessi abbiamo collaborato con molti artisti, sia italiani che stranieri. Il problema è che in Italia le collaborazioni vengono costruite sulla domanda «Tu quanti dischi vendi?»: arriva il manager di turno che decide se la cosa si può fare o no, se conviene o no al suo pupillo. È veramente difficile. Ci sono modalità e clichè ben radicati, oltre che il vizio di coltivare solo il proprio orticello. Collaborare è muovere il pensiero, noi cerchiamo di fare musica ma non solo. Siamo in cinque da quindici anni, ma ci piace l’idea del gruppo aperto, della condivisione.
Sonorizzazioni e canzone d’autore sono le due anime di Yo Yo Mundi?
Per quanto riguarda la canzone d’autore, noi non abbiamo mai avuto problemi a raccontare da dove arriviamo. Yo Yo Mundi sono nati da un’idea di fine anni ’80, gli anni del nuovo rock, con questi gruppi italiani che cantavano in italiano – un’etichetta, se vuoi, ingigantita dai giornalisti ¬–¬¬, ma anche questa musica era derivativa nei testi. Si cercava di combattere la verbosità di certi cantautori. Noi veniamo dal Monferrato, a poca distanza dalla Genova di De Andrè, dall’Asti di Paolo Conte, dalle Langhe di Fenoglio, insomma un mondo che si ritrova nella nostra musica. Un genere che è stato definito spesso come “tradizionale”, con influenze francesi. Qualche giornalista ci veniva a dire che avevamo un retroterra irlandese. Certo abbiamo riferimenti noti, ma abbiamo cercato soprattutto un collante tra la musica delle nostre radici, italiane, e altre musiche. A queste atmosfere abbiamo associato un mondo. Ma non vedo un abisso tra “Sciopero”, “54” e le nostre canzoni d’autore più note. Parole diverse per musiche simili.
Luca Muchetti
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| N/A -
Allo |
| Giardini di Mirò - Hits for Broken Hearts and Asses |
Un disco prevalentemente concepito per l'estero allo scopo di rendere reperibile materiale da troppo tempo chiuso in qualche cassetto impolverato.
E' quindi del passato di un progetto che di strada e chilometri ne ha certamente masticati molti.
L'inizio, il 'pre-Rise and fall' tanto per intenderci.
Scarno ed essenziale trova la sua dimensione...
Un disco prevalentemente concepito per l'estero allo scopo di rendere reperibile materiale da troppo tempo chiuso in qualche cassetto impolverato.
E' quindi del passato di un progetto che di strada e chilometri ne ha certamente masticati molti.
L'inizio, il 'pre-Rise and fall' tanto per intenderci.
Scarno ed essenziale trova la sua dimensione per il poi corretto concepimento del lavoro svolto dai simpatici emiliani.
Melodia e sperimentazione si fondono nell'ormai marchiato rock dalle tinte post che i Nostri confezionano già da annate sorridenti.
Sunto essenziale, quindi, per chi ci mette voglia ed interesse nell'approfondimento di uno dei migliori prodotti indipendenti che la nostra cara vecchia penisola pare continuar vantare.
Per la cronaca il disco è pubblicato solo all'estero per la 2nd records e trova reperibilità in Italia solo al banchetto della band o nei negozi distribuito Wide.
Doveroso.
Tracklist:
1. A new Start for Shoegazing Kids
2. Penguin Serenade
3. Juicefuls
4. Dancemania
5. Vintage Lover
6. Pearl Harbor
7. Space 04
8. Tom (ahawk) Cruise
9. Song 4
10. Città di Vetro
11. Angeline
12. Tokyo-ga
Allo
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Allo |
| Johnny 99/Sulutumana - Angeli a Perdere |
Terza pubblicazione per l'interessantissima collana CONTAGI di cidilibri editi No-Reply.
Dopo le alternanti vicende Ragagnin e del suo 'Videre Leviter' la palla passa all'interessantissima scrittura di Johnny 99 (pseudonimo alquanto intrigante).
Giovane e sicuramente fresca pare la capacità del Nostro di immergersi nelle piccole vicende quotidiane tramando al loro interno con...
Terza pubblicazione per l'interessantissima collana CONTAGI di cidilibri editi No-Reply.
Dopo le alternanti vicende Ragagnin e del suo 'Videre Leviter' la palla passa all'interessantissima scrittura di Johnny 99 (pseudonimo alquanto intrigante).
Giovane e sicuramente fresca pare la capacità del Nostro di immergersi nelle piccole vicende quotidiane tramando al loro interno con rimandi e citazioni dal sappore tutt'altro che popolare.
Esordio letterario per un talento certamente destinato a trovar consensi ben più altisonanti.
Il bello è che nei cidilibri la storia non finisce qui.
L'azzeccatissima idea di accostare ad ogni romanzo un cd-allegato ci porta a questo giro le ritmiche folkeggianti dei Sulutumana.
Anch'essi emergenti (premio Tenco) trovano spazio quale discreta cornice alla narrazione di Johnny.
Forse nulla di sorprendente ma certamente i contenuti paiono non mancare (e già questa è di per sè la vittoria più importante).
Buona lettura/ascolto.
Allo
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Allo |
| Ulan Bator - Rodeo massacre |
Un disco certamente complesso, intricato questo nuovo 'Rodeo Massacre' per gli italo-francesi Ulan Bator.
Nuova etichetta, nuove canzoni.
Atmosfere spesso fumose e dilatate trovano ampi spazi propositivi riportando il proposito della band verso lidi melodici suggestivi.
Forse il tutto finisce per apparire a prima vista pretenzioso, vezzo certamente recuperato dalle lunghe annate...
Un disco certamente complesso, intricato questo nuovo 'Rodeo Massacre' per gli italo-francesi Ulan Bator.
Nuova etichetta, nuove canzoni.
Atmosfere spesso fumose e dilatate trovano ampi spazi propositivi riportando il proposito della band verso lidi melodici suggestivi.
Forse il tutto finisce per apparire a prima vista pretenzioso, vezzo certamente recuperato dalle lunghe annate d'esperienza sulle spalle di Amaury & co.
Ecco quindi che con qualche ascolto di quelli profondi il disco pare srotolarsi su se stesso dispegando tutto il suo intrnseco e fasciniso valore.
Come se non bastasse da registrare la ancor più cupeggiante partecipazione di Mimì Clementi in 'La Femme Cannibale'.
Degno seguito del sorprendente 'Nouvel Air'.
Tracklist:
1. FLY, CANDY DRAGON FLY!
2. GOD, DOG
3. PENSEER MASSACRE
4. TOM PASSION
5. TORTURE
6. LA FEMME CANNIBALE
7. 33
8. ISTINCT
9. SOUVENIR
Allo
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Bill Horton |
| Frida X - "Nessuno lo saprà" |
Iserisci il cd nel lettore e quello che le casse ti restituiscono è un'onda dai profili strani e asimetrici. "Nessuno lo saprà" è un promo in cui gli spigoli fanno stranamente rima con le rotondità, in cui reminiscenze anni '80 (ascoltate la title-track) ed echi da Disco convivono con incursioni...
Iserisci il cd nel lettore e quello che le casse ti restituiscono è un'onda dai profili strani e asimetrici. "Nessuno lo saprà" è un promo in cui gli spigoli fanno stranamente rima con le rotondità, in cui reminiscenze anni '80 (ascoltate la title-track) ed echi da Disco convivono con incursioni dall'irruneza punk (come in "Troppi Falafel e poco sonno hanno reso Giovanni un ragazzo nervoso", kubrikiana nel citazionismo ma per nulla cerebrale nella forma). Funkeggiante e rock'n'roll insieme ("Beija Flor"), melodico per il gusto degli impasti vocali e assolato nel calore del sax, Frida X è il nome di un suono che quando vuole profuma di Seventies come pochi altri. Se non ci credete lasciate un orecchio sulla nervosa e minimale incisività di certe tracce di chitarra.
Una nota sui testi: una parte di questi - tra cui ricorderei "Una sera di marzo in viale Zagabria", dal retrogusto inaspettatamente tardo-adolescenziale - sono opera della penna di Enrico Brizzi. Qui calato anche nelle vesti di produttore esecutivo insieme ad Andrea Pallavicino. Padrino del progetto, Enrico è vecchio amico della band, fin dai tempi liceali dei Frida Frenner. Alcuni membri della band apparirono nell'orrida trasposizione cinematografica di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo". Prima della chiusura - affidata alle armonie chiare di "Il silenzio e la sue qualità" - fa sorridere la riedizione di "Jack Punk", indimenticato 'anthem' catholic-punk anni '90.
A proposito, alzi la mano chi sapeva che il testo della canzone fosse co-firmato da Wu Ming 2?
Luca Muchetti
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| N/A -
GLove |
| Emidio ‘Mimì’ Clementi presenta: L’ULTIMO DIO |
Data: Mercoledì 26 Gennaio 2005 ore 22
Location: Teatro Monteverdi
Performance: reading musicale live
Ingresso: gratuito
Web: www.fazieditore.it
Un romanzo di formazione, autobiografico, suggestivo e originalissimo, insieme comico e lirico, segnato da un duplice, affascinante destino che intreccia misteriosamente la vita del protagonista e le vicende del poeta Emanuel Carnevali.
Inizio degli anni Ottanta,...
Data: Mercoledì 26 Gennaio 2005 ore 22
Location: Teatro Monteverdi
Performance: reading musicale live
Ingresso: gratuito
Web: www.fazieditore.it
Un romanzo di formazione, autobiografico, suggestivo e originalissimo, insieme comico e lirico, segnato da un duplice, affascinante destino che intreccia misteriosamente la vita del protagonista e le vicende del poeta Emanuel Carnevali.
Inizio degli anni Ottanta, in una cittadina della provincia di Ascoli Piceno. Mimì è un adolescente confuso e insicuro, cresciuto in una famiglia in cui la follia sembra avere fissa dimora e alle prese con seri problemi economici.
La morte improvvisa del padre lo obbliga a una crescita forzata. Ma invece di assumersi, insieme al fratello, la responsabilità della famiglia, Mimì decide di scappare lontano, cercando altrove un destino diverso e migliore.
Iniziano così gli spostamenti randagi e avventurosi senza un soldo in tasca: la Svezia, Londra, di nuovo le Marche, infine Bologna. Qui, nella cucina di un ristorante greco del centro dove lavora come aiuto cuoco, Mimì scopre un libro, regalatogli da un cliente che gli mostra finalmente il modo per appropriarsi della propria vita e di se stesso, insegnandoli a non avere paura di quanto scopre essere davvero suo: la scrittura e la musica.
Il libro è Il primo Dio di Emanuel Carnevali, uno come lui, un diseredato, uno che è scappato dall’Italia in cerca di fortuna, che ha scoperto il sogno di essere un grande poeta, il più grande, e che è diventato uno scrittore apprezzato e rispettato da mostri sacri come Ezra Pound e Carlos Williams, che è stato sul punto di entrare nella storia della letteratura, di incendiare l’America con le sue poesie, ma poi non ce l’ha fatta, perdendo definitivamente se stesso e la propria scrittura.
Per Mimì è il segno di un nuovo inizio, in Carnevali rivede se stesso, da Carnevali ricomincia la propria vita.
Così, se la storia di Emanuel Carnevali è la storia di un uomo che per un attimo accarezza un sogno appena prima che il sogno si dilegui, la storia di Mimì, a tanti anni di distanza, è la storia di un uomo che riprende quel sogno dove l’altro l’aveva interrotto e cerca di renderlo vero, compiuto, pieno.
Emidio Clementi è un nome sempre più noto tra gli appassionati di narrativa e di musica. Autore della raccolta di racconti Gara di resistenza (Gamberetti, 1997), Il tempo di prima (DeriveApprodi, 1999) con il suo ultimo romanzo, La notte del Pratello (Fazi, 2001) ha ottenuto un’ottima accoglienza da parte della critica e dei lettori.
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| N/A -
Allo |
| X-Change - Absinth, Girls and Rubik Cube |
Crescita è la primo sostantivo che sovviene accostandosi a questo nuovo ed intrigante lavoro della band cremasca.
I toni rimangono cupi ed intensi raggiungendo positivamente l'intensità che il genere necessariamente richiede.
Efficace quindi sia il lavoro di composizione ed arrangiamento per una riuscita giustappunto maturata.
Anche a livello sonoro le pecche dei...
Crescita è la primo sostantivo che sovviene accostandosi a questo nuovo ed intrigante lavoro della band cremasca.
I toni rimangono cupi ed intensi raggiungendo positivamente l'intensità che il genere necessariamente richiede.
Efficace quindi sia il lavoro di composizione ed arrangiamento per una riuscita giustappunto maturata.
Anche a livello sonoro le pecche dei precedenti lavori trovano maturazione con il lavoro al mixer da parte di Davide Parucchini (tra le altre cose fonico dei Verdena).
Certo la strada pare ancora lunga per un ascolto fattosi gradevole ma ancora non perfettamente scorrevole, ma questo in fin dei conti è solo questione di tempo.
Cominciando a raccogliere i primi frutti...
...in bocca al lupo!
Tracklist:
Come On
Quality Love
Chrome
In Your Orbit
Mr. Iceman
Therapeutic
Follow A Heaven New
Rubik Cube
Allo
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| N/A -
GLove |
| Gatto Ciliegia contro il grande freddo: L’IRREPARABLE |
Data: Mercoledì 9 Febbraio 2005 ore 22
Location: Teatro Monteverdi
Performance: esibizione interattiva live + proiezioni
Ingresso: gratuito
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo nasce a Torino nel '99.
E' costituito da tre musicisti: Fabio Perugia, Max Viale e Gianluca Della Torca.
Nel marzo del 2000 pubblica il primo album omonimo per Beware Records...
Data: Mercoledì 9 Febbraio 2005 ore 22
Location: Teatro Monteverdi
Performance: esibizione interattiva live + proiezioni
Ingresso: gratuito
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo nasce a Torino nel '99.
E' costituito da tre musicisti: Fabio Perugia, Max Viale e Gianluca Della Torca.
Nel marzo del 2000 pubblica il primo album omonimo per Beware Records distribuito da Wide, recensito da tutta la stampa del settore come una tra le più gradite sorprese italiane dell'anno. Tra i concerti che seguono la pubblicazione del cd si segnalano quelli a fianco degli inglesi Laika, pionieri del "post-rock".
Nell'aprile del 2001 esce il secondo album, "#2", ancora per Beware Records / Wide, e le ottime critiche che ottiene confermano Gatto Ciliegia come uno tra i gruppi più apprezzati della nuova scena musicale indipendente italiana.
Dopo un'altra stagione di concerti, all'inizio del 2002 comincia la realizzazione di "Tutto è fuori posto" (Opus RT Servi di Scena / Incroci / Assemblea Teatro), spettacolo teatrale costruito sulle musiche che il Gatto suona dal vivo, proposto in varie situazioni fino a settembre 2002.
Nello stesso anno, tra marzo e giugno, il trio realizza l'intera colonna sonora per il film "Il segreto del successo" (sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2002) per la regia di Massimo Martelli, produzione Leading Entertainment e distribuzione Eagle Pictures. Tale colonna sonora è attualmente inedita.
A giugno 2002 Gatto Ciliegia approda all'etichetta discografica Santeria (marchio della distribuzione Audioglobe) che pubblica "it is", il terzo album, un mini cd con cinque nuovi brani tra cui tre rivisitazioni di celebri strumentali. Oltre all'apprezzamento della critica questo lavoro ottiene ottimi risultati di vendita nel settore indipendente. La pubblicazione dell'ep è seguita da un'altra stagione di concerti.
Successivamente il gruppo fonda la Mexicat Records, piccola etichetta indipendente con la quale pubblica il secondo cd dei milanesi Cods.
All'inizio del 2003 Gatto Ciliegia compone le musiche per il cortometraggio "Il compleanno di Lorenzo" di Andrea Serafini (regista vincitore del Sacher d'oro di N. Moretti con Block & Tackle - ediz. 1998).
Nel corso del 2003 continuano i concerti dal vivo tra i quali si segnala la partecipazione al Tora Tora Festival.
Un brano del Gatto viene richiesto dal regista Marco Ponti (Santa Maradona, 2001) per il suo nuovo film Andata+Ritorno in uscita ad aprile 2004.
A Febbraio 2004 terminano le registrazioni de "L'irréparable", il 4° album che uscirà il 20 aprile prodotto da Santeria/Audioglobe. Tra gli ospiti, oltre a Tatè Nsongan (Mau Mau, Kinkoba), da tempo presente nella formazione live, si segnalano Max Casacci e Ninja dei Subsonica. Il cd sarà affiancato dall'uscita del video di "Un anno d'amore", celebre brano di Mina reinterpretata con la cantante torinese Robertina Magnetti, per la regia di Andrea Serafini.
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| N/A -
Allo |
| Jennifer Gentle - Valende |
Ah, Italia, Italia sfigata.
Ruota di scorta di un panorama mondiale decisamente inarrivabile.
Ma è proprio così?
Forse la storia dei Jennifer Gentle lascia acceso quel tiepido barlume di speranza.
La favoletta è infatti quella che è riuscita a portare il loro pop sgangherato alla firma ed alla pubblicazione niente-popo-di-meno che con la...
Ah, Italia, Italia sfigata.
Ruota di scorta di un panorama mondiale decisamente inarrivabile.
Ma è proprio così?
Forse la storia dei Jennifer Gentle lascia acceso quel tiepido barlume di speranza.
La favoletta è infatti quella che è riuscita a portare il loro pop sgangherato alla firma ed alla pubblicazione niente-popo-di-meno che con la Sub Pop di Settle (quella dei Nirvana tanto per interderci!).
Da non crederci...
Da Abano Terme il viaggio e lungo ma la freschezza e la genuinità dei Nostri è quasi miracolosamente immacolata.
Un lavoro fresco e sentito che nella sua infantile veste cela una maturità artistica invidiabile (forse è proprio per questo che in Italia quasi nessuno si sia accorto di loro?)
Chi lo sa? fatto sta che un bel sogno ha bisogno di una buona colonna sonora...
...io propongo i Jennifer!
Tracklist:
1. Universal daughter
2. I do dream you
3. Tiny holes
4. Circles of sorrow
5. The garden pt. 1
6. Hessesopoa
7. The garden pt.2
8. Golden drawings
9. Liquid coffee
10. Nothing makes sense
Allo
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| N/A -
Allo |
| The Chemical Brothers - Push the Button |
Ogni volta la sensazione scatenata da un'uscita dei fratelli chimici non può che sollevare l'ormai inevtabile polverone.
Ecco quindi le due scuole di pensiero schierate nelle rispettive trincee: da una parte i fans di vecchia data, dall'altra gli affezzionati più recenti.
I primi accusano, i secondi ballano.
Io non saprei da che...
Ogni volta la sensazione scatenata da un'uscita dei fratelli chimici non può che sollevare l'ormai inevtabile polverone.
Ecco quindi le due scuole di pensiero schierate nelle rispettive trincee: da una parte i fans di vecchia data, dall'altra gli affezzionati più recenti.
I primi accusano, i secondi ballano.
Io non saprei da che parte schierarmi.
Mi limito nel giudicare questo 'Push the Button' come un disco di indiscussa importanza visto il triennale silenzio dei Nostri ma che onestamente fatica a supportare le pretenziose attese.
Tanto hip-hop e una sorta di occhiolino simpaticamente rivolto al passato psichedelico chiudono un lavoro di per sè sotto le aspettative.
Tenendo presente l'immensità che l'attesa per un disco dei Chimici possa provocare ci si rende ben conto di come sia ardua l'impresa di eguagliare i fasti del passato.
Meglio ammettere semplicemente che 'Push the Button' è un disco 'carino', un pò poco per gli standard dei fratellini d'oltremanica.
Punto e a capo.
Tracklist
Galvanize-Feat. Q-Tip
The Boxer-Feat. Tim Burgess
Believe-Feat. Kele Okereke
Hold Tight London-Feat. Anna Lynne
Come Inside
The Big Jump
Left Right-Feat. Anwar Superstar
Close Your Eyes-Feat. The Magic Numbers
Shake Break Bounce
Marvo Ging
Surface To Air
Allo
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Allo |
| Franklin Delano - Like a smoking gun in front of Me |
Il ritorno dei bravi Franklin Delano coincide perfettamente con il ritorno di qualche raggio di sole sulla nostra quantomai secca pianura di provincia.
Ecco quindi l'atmosfera più adatta alle desertiche ascese emotive portate avanti dai Nostri caparbi bolognesi.
Un disco che definire suggestivo risulta riduttivo convincendo il necessario ascolto rivolto a...
Il ritorno dei bravi Franklin Delano coincide perfettamente con il ritorno di qualche raggio di sole sulla nostra quantomai secca pianura di provincia.
Ecco quindi l'atmosfera più adatta alle desertiche ascese emotive portate avanti dai Nostri caparbi bolognesi.
Un disco che definire suggestivo risulta riduttivo convincendo il necessario ascolto rivolto a lande forestiere e forse neanche troppo lontane.
Un lavoro che eguaglia le tradizioni alle quali finisce per ricondursi entrando a pieno titolo nell'alt-folk d'oltreoceano (da sottolineare la presenza in direzione artistica di Brian deck - Califone).
Unico rammarico rimane quello dato dalla consapevolezza di possedere in patria talenti tali da venire esportati nell'assoluta indifferenza mediatica/discografica.
Buon viaggio.
Tracklist:
1. Call It A Day
2. Please Remember Me
3. Sounds Like Rain
4. Bus Stop
5. Matter of Time
6. We Don’t Care
7. Travel in Space
8. Me And My Dreams
9. All Your Body Broken Clues
10. Your Perfect Skin Line
Allo
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Allo |
| N.a.m.b. - N.a.m.b. |
Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Nuovo esordio in casa Mescal. A questo giro tocca ai Namb ma onestamente di novità se ne ritorvano ben poche.
L'impasto risulta assolutamente sotto-livello rispetto alle normali produzioni di Nizza di Monferrato.
Idee poco originali e quel retrogusto 'già sentito' non lasciano scampo all'ascolto di questo...
Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Nuovo esordio in casa Mescal. A questo giro tocca ai Namb ma onestamente di novità se ne ritorvano ben poche.
L'impasto risulta assolutamente sotto-livello rispetto alle normali produzioni di Nizza di Monferrato.
Idee poco originali e quel retrogusto 'già sentito' non lasciano scampo all'ascolto di questo omonimo lavoro dei comunque dotati Namb.
Infatti la tecnica pare ben sviluppata, è la sostanza che lascia spesso a desierare.
Troppe divagazioni in sonorità electro già sentite e masticate accusano anche l'eccesiva sovraproduzione del lavoro in studio (vedi ritocchi vocali).
Si fatica a raggiungere la sufficenza anche in zona liriche dove la scrittura rischia troppo spesso di cadere in standard simil-poetici a dir poco deludenti.
Davvero un piccolo passo falso che si spera di riuscire a recuperare con le attese uscite di Perturbazione e Afterhous.
Prescindibile.
Tracklist:
Snake Love
Un istante un limite
Fermo
Ogni giorno
Perfect day
Solo un'idea
Un anno fa
Sogni
Black hole sun
Fragile
Innocenza
Chrysalis
Allo
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| N/A -
Allo |
| Lcd Soundsystem - Lcd Soundsystem |
Sulla scia del danzereccio concepimento del rock ecco affiorare uno dei migliori debutti degli ultimi mesi: Lcd Soundsystem.
La firma di produzione non a caso è della padrina di genere Dfa.
Un lavoro perfettamente equilibrato in quel filone lanciato dai Rapture e poi portato avanti da Radio 4, Bloc Party solo...
Sulla scia del danzereccio concepimento del rock ecco affiorare uno dei migliori debutti degli ultimi mesi: Lcd Soundsystem.
La firma di produzione non a caso è della padrina di genere Dfa.
Un lavoro perfettamente equilibrato in quel filone lanciato dai Rapture e poi portato avanti da Radio 4, Bloc Party solo per citarne i più interessanti.
Il lavoro di campionamento è quindi affiancato ad una buona impronta rock producendo un freschissimo lavoro di produzione.
Ma intendiamoci: in sè Lcd è essenzialmente l'ultima invenzione dello stesso James Murphy proprietario della stessa Dfa (forse c'era da aspettarselo...).
Certo non inventa nulla ma convince per tutto il lavoro di rielaborazione contemporanea di sonorità passate e lievemente sconfitte.
La rivincita è in atto e noi non possiamo che godercela attivamente...
...ballando.
Tracklist
Disc 1
1 Daft Punk Is Playing At My House
2 Too Much Love
3 Tribulations
4 Movement
5 Never As Tired As When I'm Waking Up
6 On Repeat
7 Thrills
8 Disco Infiltrator
9 Great Release
Disc 2
1 Losing My Edge
2 Beat Connection
3 Give It Up
4 Tired
5 Yeah (Crass Version)
6 Yeah (Pretentious Version)
7 Yr City's A Sucker
Allo
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GLove |
| jenny's joke |
La nascita del gruppo avviene nel mese di Marzo 2003.
I Jenny`s Joke nascono con l`intento di sperimentare nuove forme di espressione in musica, partendo dal bagaglio culturale – musicale di ciascun musicista, rivoluzionandolo e trasformandolo, scavando a fondo e portando alla luce la parte più intimista di ciascuna personalità....
La nascita del gruppo avviene nel mese di Marzo 2003.
I Jenny`s Joke nascono con l`intento di sperimentare nuove forme di espressione in musica, partendo dal bagaglio culturale – musicale di ciascun musicista, rivoluzionandolo e trasformandolo, scavando a fondo e portando alla luce la parte più intimista di ciascuna personalità. Nascono quindi canzoni anche piuttosto diverse tra loro, a seconda di chi esegue la scrittura, ma rimane pur sempre una linea conduttrice ben delineata e riconoscibile grazie agli arrangiamenti sempre piuttosto originali del gruppo.
La formazione acquisisce rapidamente credibilità, grazie soprattutto al feeling che si instaura da subito tra i componenti, portandoli al lancio, nel Gennaio 2004, del loro primo demo-cd interamente auto-prodotto intitolato semplicemente “JENNY`S JOKE”.
Il lavoro include 6 brani + 1 ghost track esclusivamente composti dai Jenny`s Joke ed arricchiti dalla collaborazione con il fonico dei Verdena, Davide Perucchini.
Per esprimersi al meglio i Jenny`s Joke amano esibirsi in performance live, alternando brani presenti nel primo demo-cd (spesso con arrangiamenti nuovi e diversi) a brani di nuova produzione che il gruppo intende registrare nel corso dell`anno 2005.
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| N/A -
GLove |
| Reparto n° 6 |
Il laboratorio musicale “Reparto n° 6” nasce nel febbraio del 2003. L’esigenza di uno spazio concreto a livello stilistico e musicale ha fatto si che tre giovani Vercellesi dessero vita ad un progetto di spessore artistico e letterario. Dopo un primo periodo di rodaggio la formazione ha assunto una dimensione...
Il laboratorio musicale “Reparto n° 6” nasce nel febbraio del 2003. L’esigenza di uno spazio concreto a livello stilistico e musicale ha fatto si che tre giovani Vercellesi dessero vita ad un progetto di spessore artistico e letterario. Dopo un primo periodo di rodaggio la formazione ha assunto una dimensione completa aggiungendo al proprio organico gli altri quattro elementi mancanti.
La profondità dei testi, i riferimenti singolari, le sonorità calde e ricercate hanno fatto si che questa band Vercellese si facesse conoscere in modo rapido e significativo. Dopo aver vinto le selezioni regionali (Biella, Vercelli, Novara) del concorso nazionale “Arezzo Wave”, il “Reparto” ha deciso di percorrere un tragitto alternativo dettato, forse, dalle esigenze soggettive dei componenti del gruppo. Si è dato il via quindi ad una Tournée europea che ha toccato le coste della Spagna, della Francia, e della riviera ligure. Il risultato ha decisamente trasceso le aspettative della Band: oltre alle vendite inaspettate, ha stupito la risposta del pubblico che si è sempre dimostrato entusiasta e partecipe.
Dopo aver presenziato al “Big Wave” di Vercelli il “Reparto” si è esibito nella maggior parte dei locali della provincia e non. Con un centinaio di date alle spalle la formazione ha deciso di continuare il proprio percorso di studio e composizione portando avanti interessanti discorsi discografici con diverse Etichette indipendenti. Tuttavia risulta assai difficile imporre al sistema delle multinazionali tematiche e sonorità “particolari” reputate dalle grandi Major poco commerciali o, per meglio dire, commerciabili. Persiste, malgrado ciò, la convinzione che il lavoro del reparto debba essere supportato da tutti quelli che credono nella qualità, nell’originalità e nelle iniziative che propongono un qualcosa di innovativo.
Voce e chitarra ritmica: Gianfranco Samuele Dessì
Chitarra solista: Andrea Boscaro
Rumori e colori: Paolo Talarico
Batteria: Roberto Corradino
Pianoforte: Daniele Boschetto
Flauto traverso: Danilo Fiacconi
Basso e 2nda voce: Paolo Pietropoli
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GLove |
| The Mirrors |
Tutto ha avuto origine nel lontano inverno del 2002 a Milano. The Mirrors sono una band cosmopolita, cittadina del mondo che si nutre di cultura ovunque essa provenga senza discriminazioni di sorta. Contaminazioni che portano personalità unica ed originale al quartetto.
The Mirrors sono una rock band di 4 elementi che...
Tutto ha avuto origine nel lontano inverno del 2002 a Milano. The Mirrors sono una band cosmopolita, cittadina del mondo che si nutre di cultura ovunque essa provenga senza discriminazioni di sorta. Contaminazioni che portano personalità unica ed originale al quartetto.
The Mirrors sono una rock band di 4 elementi che introduce costantemente tendenze innovative nella tradizione musicale italiana cimentandosi nel nuovo movimento made in Italy del rock in lingua inglese. L'esperienza che pian piano il quartetto accumula diventa una base solida da cui partire per creare nuove tendenze in cui convergono principalmente il rock anni '60/'70 ed il pop nel senso più nobile del termine.
Prima di salire su un palco di fronte al pubblico la band registra un Ep autoprodotto intitolato 'Nothing at all but stars'. Ep che porterà la band molto più in là di quanto ci si possa aspettare rispetto al metodo di realizzazione del cd e all'affiatamento della band ancora agli albori.
Il disco registrato nell'aprile '03 riceve un ottimo consenso dalla critica italiana, specializzata e non (Tutto Musica, Rockerilla, Rock Sound, Rumore..etc) e suscita grande curiosità ed apprezzamenti fra pubblico ed addetti ai lavori.
Questo primo lavoro permette al gruppo di firmare il primo contratto di edizione della band con 'Do you know how I feel inside?' per la nuovissima etichetta Giorgio Pasotti Musica, di salire sul palco del Roxy Bar con Red Ronnie, entrare nella Saturday Night Club Compilation '04 del Rolling Stone di Milano, raggiungere la Finale di Pagella Rock 2003, aprire ad uno spettacolo Zelig/Scaldasole entrare nel The Best of Demo di RadioRai1 e ad avere presenza costante nella playlist di Radio Gamma Rovereto da novembre'03 a marzo'04 in cui vi sono molti artisti importanti della scena musicale italiana.
L'Ep viene anche presentato in interviste presso radio in parte nazionali e in parte regionali come Rock FM, Radio Rai 1, Radio Lupo Solitario, Radio Torino Popolare e altre minori. Si segnalano apparizioni televisive su Sky, Rete7, Rete VideoNord nel programma Fan Music Television.
L'attività live è prosperosa quanto quella discografica e in un anno la band sale in più di 30 occasioni su palchi importanti di Milano e del Nord Italia a volte a fianco di artisti della scena indipendente come gli Après La Classe.
A solo un anno di distanza dal primo disco la band rientra in 'studio' di registrazione e nasce così durante l'estate '04 'Time beats only once', doppio cd autoprodotto di ben 16 tracce. L'album prosegue il percorso intrapreso con il disco precedente. Rispetto al primo ep il lavoro e' molto piu' complesso, maturo e variegato.
I primi frutti del nuovo album arrivano con la vittoria del Concorso Musicale indetto dal Comune di Brescia in collaborazione con BMG Ricordi e Yamaha (che dopo Valentino passa anche al team The Mirrors per un upgrade della strumentazione.. ;). Le prime recensioni positive del singolo e dell’album arrivano nell’inverno ’04 ( Tribe Magazine, Rock Star, Losing Today ).
Stiamo lavorando per ottenere produzione, promozione e distribuzione di un nostro primo disco. Siamo attualmente liberi da ogni impegno contrattuale ma instancabili siamo già al lavoro su un nuovo cd di pezzi inediti.
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| N/A -
GLove |
| Pecksniff |
I Pecksniff nascono come trio, a Colorno nella bassa provincia di Parma, nel 1998 e dopo una serie di vicissitudini, cassette casalinghe ed un cd autoprodotto, l’omonimo Pecksniff, nel 2001, arrivano all’attuale suono e formazione a sei. Ispirati tanto dall’indie-pop quanto dal lo-fi di matrice statunitense (specialmente negli episodi più...
I Pecksniff nascono come trio, a Colorno nella bassa provincia di Parma, nel 1998 e dopo una serie di vicissitudini, cassette casalinghe ed un cd autoprodotto, l’omonimo Pecksniff, nel 2001, arrivano all’attuale suono e formazione a sei. Ispirati tanto dall’indie-pop quanto dal lo-fi di matrice statunitense (specialmente negli episodi più sghembi e dimessi dei primi Pavement), con il loro ultimo album Elementary Watson (registrato e mixato da Amerigo Verardi) edito per la loro etichetta Merendina nel gennaio 2003 i Pecksniff sono stati capaci di inanellare una brillante sequenza di 10 brani sospesi tra folk-pop e lo-fi a tinte agrodolci che direttamente riportano ai giochi e all’emozioni dell’infanzia, vuoi per l’utilizzo, a fianco dei tradizionali chitarra acustica, elettrica, basso e batteria ultraminimale, di tutta una serie di strumenti giocattolo, vuoi per l’incedere delle voci, perfettamente combinate per dar vita ad un paesaggio sonoro in technicolor. All’album sono seguiti oltre una trentina di concerti promozionali in tutto il nord e centro Italia, nei quali si svela sempre di più l’animo gioioso della band. Nel 2004 i Pecksniff, oltre a partecipare a svariate compilation, - quella on-line di Ouzel Records (con Morose, Lo-fi sucks!, Milaus, Onq, The Fog in The Shell, Kech… ), Playing the indie game di Suiteside Records (con ancora Lo-fi sucks! e Morose, Brave Captain, John.Waine.Shot.Me …) e della webzine Movimenta - hanno un cantiere un nuovo album previsto per ora a settembre e registrato questa volta da Maurice Andiloro (Breakfast) al quale hanno partecipato diversi amici incontrati lungo la strada.
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| N/A -
Allo |
| Bloc Party - Silent Alarm |
Sulla scia dei vari hype d'oltremanica non ci si può non accorgere del travolgente esordio dei giovani Bloc Party.
Quattro ragazzi con il rock nel sangue e gli anni ottanta nello spirito.
Un ibrido incendiabile di riff taglienti e casse in quattro degno dell'enorme eredità lasciata dallo scorso esordio 2004 dei...
Sulla scia dei vari hype d'oltremanica non ci si può non accorgere del travolgente esordio dei giovani Bloc Party.
Quattro ragazzi con il rock nel sangue e gli anni ottanta nello spirito.
Un ibrido incendiabile di riff taglienti e casse in quattro degno dell'enorme eredità lasciata dallo scorso esordio 2004 dei Franz Ferdinand (non a caso i Bloc sono emersi quale spalla degli stessi Franz...).
La voce di Kele richiama appunto ad atmosfere di un ventennio fa condite da un insospettabile gusto per il fresco intendere del rock contemporaneo.
Davvero una gran bella scoperta che faticherà davvero poco a raggiungere livelli inaspettati di popolarità ed acclamazione...
...è solo questione di tempo.
Tracklist:
01 Like Eating Glass
02 Helicopter
03 Positive Tension
04 Banquet
05 Blue light
06 She’s eating Voices
07 This modern love
08 Pioneer
09 Price of Gas
10 So Here We Are
11 Luno
12 Plans
13 Compliments
Allo
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| N/A -
GLove |
| Calafreeight Quintet |
Fabio Calzia (chitarra)
Luca Deriu (batteria)
Mauro Dore (basso elettrico)
Simone Pala(sax)
Roberto Putzu (pianoforte e tastiere)
Calafreeight è la strampalata traduzione inglese di Calaliberotto, località turistica della costa orientale della Sardegna. Questo luogo di villeggiatura si trasforma in inverno in un laboratorio di ricerca per molti musicisti, poeti, attori, pittori della Sardegna centrale che...
Fabio Calzia (chitarra)
Luca Deriu (batteria)
Mauro Dore (basso elettrico)
Simone Pala(sax)
Roberto Putzu (pianoforte e tastiere)
Calafreeight è la strampalata traduzione inglese di Calaliberotto, località turistica della costa orientale della Sardegna. Questo luogo di villeggiatura si trasforma in inverno in un laboratorio di ricerca per molti musicisti, poeti, attori, pittori della Sardegna centrale che si rifugiano nelle case sfitte per creare un piccolo mondo utopico gestito dalle arti. Calafreeeight sextet nasce in principio come esperimento di registrazione in uno di questi appartamenti, in seguito si consolida come formazione stabile che si esibisce abitualmente nei club della parte centro-settentrionale dell'isola. La formazione ha inoltre partecipato ad alcune rassegne di jazz di carattere locale organizzate nel centro Sardegna (Nuoro, Dorgali, Oliena) I membri del gruppo pur proveniendo tutti dalla stessa città hanno maturato percorsi individuali nelle città satellite che li hanno accolti (Roma, Berlino, Perugia, Cremona, Sassari). Da queste esperienze sono emersi diversi progetti paralleli che hanno lasciato suggestioni di diversa natura, dalle musiche di tradizione orale, al prog-rock e l'hip hop. In questo progetto prevale l'assimilazione e l'elaborazione delle principali correnti del jazz contemporaneo, tendenza maturata grazie alle reiterate partecipazioni dei membri al seminario di Jazz di Nuoro, diretto da Paolo Fresu e tenuto da i più noti didatti italiani di musica afro-americana. Le tendenze del gruppo si divaricano tra la ricerca stilistica e "a suo modo" filogica e l'incentivata espressività individuale, sconfinando spesso e volentieri nel mondo della parodia.
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| N/A -
GLove |
| Workout quartet |
Nasce a Mantova nel 2002. Ne fanno parte Nicola Bardini (sax tenore, soprano), Gabriele Rampi Ungar (contrabbasso), Federico Squassabia (pianoforte) e Amilcare Meneghello (batteria).
Dopo l’intensa attività concertistica di questi ultimi anni, in cui il gruppo ha principalmente eseguito un vasto repertorio di standard, il “Work-out! 4tet”...
Nasce a Mantova nel 2002. Ne fanno parte Nicola Bardini (sax tenore, soprano), Gabriele Rampi Ungar (contrabbasso), Federico Squassabia (pianoforte) e Amilcare Meneghello (batteria).
Dopo l’intensa attività concertistica di questi ultimi anni, in cui il gruppo ha principalmente eseguito un vasto repertorio di standard, il “Work-out! 4tet” ha ora intrapreso la strada delle composizioni originali riuscendo a raggiungere una propria e peculiare identità.
Lo conferma l’ultimo lavoro discografico “STRANO SCOMPOSTO” in cui spiccano le caratteristiche tipiche del gruppo: un suono raffinato e definito, composizioni strutturate e un ampio spazio alla ricerca armonica e improvvisativa. Il risultato che ne deriva è di sicuro interesse, per una musica originale che, pur muovendosi nell’ambito delle strutture tipiche della musica afroamericana, riesce ad abbracciare una concezione moderna e innovativa del jazz.
Oltre alle composizioni originali, il quartetto è in grado di eseguire un vasto repertorio di standard scelti tra la più consolidata tradizione jazzistica americana.
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| N/A -
GLove |
| Noir ensamble trio |
Manuel Pramotton – sassofoni
Massimo Leopardi – batteria
Enzo Favre – contrabbasso
Il trio valdostano composto da Manuel Pramotton (02/12/82) ai sassofoni, Enzo Favre (27/12/82) al contrabbasso e Massimo Leonardi (08/01/81) alla batteria, nasce nel maggio 2003 in occasione del concorso “Strade del Cinema Festival Internazionale del film muto musicato dal...
Manuel Pramotton – sassofoni
Massimo Leopardi – batteria
Enzo Favre – contrabbasso
Il trio valdostano composto da Manuel Pramotton (02/12/82) ai sassofoni, Enzo Favre (27/12/82) al contrabbasso e Massimo Leonardi (08/01/81) alla batteria, nasce nel maggio 2003 in occasione del concorso “Strade del Cinema Festival Internazionale del film muto musicato dal vivo” classificandosi al quarto posto (Aosta).
Nel corso dell’estate 2003 il trio intraprende una collaborazione con la compagnia teatrale Nuova Babette Teatro (Aosta) svolgendo una serie di spettacoli in Valle d’Aosta e successivamente a Palermo.
Nel mese di settembre 2003 il gruppo si classifica al secondo posto al concorso “Sanremo International Nouvelles Chansons et Musiques 2003” nella categoria musica leggera. Terzi classificati inoltre, al concorso musicale “EmerJazz 2003” tenutosi a Schio (VI).
Nel 2004 il gruppo svolge una serie di concerti in Valle d’Aosta e Piemonte tra cui le esibizioni al “Hop Store” di Ivrea (gennaio), al “Hiroshima mon amour” (TO) in occasione del “Emergenza Festival” (febbraio),al Palais di St.Vincent nella rassegna culturale “Saison Culturelle” e, nel mese di marzo, al Sound Factory (TO) all’interno della rassegna musicale “Ci siamo anche noi”. Nello stesso mese il trio si classifica al 1° posto al concorso “Jazz in Cantiere” di Cremona,a cui è seguita l’esibizione al Teatro Monteverdi di Cremona con il gruppo “Luca Donini Quartet”.
Diploma di merito in occasione del “Torneo Internazionale di Musica 2004”.
Registrazione del programma radiofonico “Assolo” trasmesso in onda sulle frequenze Radio Rai Valle d’Aosta l’8 maggio 2004.
Esibizione allo Shake di Fara Novarese (NO) all’interno del festival “La Miniera della Musica” (Giugno 2004).
Partecipazione, in seguito ad una selezione su oltre 250 gruppi partecipanti, al Contest “Giovani Espressioni” nel mese di luglio 2004 (Novara).
2° classificati al Concorso “2° Etno-music Competition città di Milano”. Nello svolgimento del concorso il trio si è esibito al Ripa 90 Cafè per le selezioni e al Barrio’s-Teatro Edi per le finali: nelle stesse serate si sono esibiti gruppi di fama mondiale quali il Dave Kikosky trio, il trio Heaven-Hungarian Gipsy Jazz e il Miroslav Vitous Quartet.
-Il Noir Ensemble Trio propone un genere musicale a cavallo tra sonorità jazz e funky con influenze di culture extra europee.Il repertorio è composto principalmente da brani originali ma in alcuni casi il trio ha proposto brani “standard” reinterpretati in chiave moderna.
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| N/A -
GLove |
| Stefano Bartolini Trio |
Stefano Bartolini – sax tenore e baritono
Filippo Pedòl - contrabbasso
Filippo Monico – batteria
Stefano Bartolini - sax tenore e baritono
Inizia lo studio del sax nel 1974 come autodidatta, proseguendo poi presso la scuola di musica di Fiesole con il m° Luca Di Volo.
Si forma nell’area della musica improvvisata...
Stefano Bartolini – sax tenore e baritono
Filippo Pedòl - contrabbasso
Filippo Monico – batteria
Stefano Bartolini - sax tenore e baritono
Inizia lo studio del sax nel 1974 come autodidatta, proseguendo poi presso la scuola di musica di Fiesole con il m° Luca Di Volo.
Si forma nell’area della musica improvvisata e jazzistica, collaborando a numerosi progetti e maturando esperienza accanto a musicisti come Don Cherry, Tristan Honsinger, Sean Bergin, Antonello Salis, Michael Moore, Louis Sclavis, Steve Lacy, Albert Mangelsdorff, Matthias Shubert, Riccardo Fassi, Paolino Dalla Porta, Eric Boeren, Riccardo Lay, Guido Mazzon, Roberto Bellatalla e molti altri.
Suona in numerose orchestre sotto la direzione di Bruno Tommaso, Gran Wazoo Orchestra di Franco Nesti, Sunrise Orchestra, attualmente fa parte della Millenniun Bug’s Orchestra di Mirko GuerriniSvolge attività didattica per vari anni presso la scuola di musica CAM di Firenze.
Musicista e compositore poliedrico, orientato soprattutto alla ricerca ed alla improvvisazione, si cimenta anche con progetti “trasversali” con il cantautore Marco Parente e suona sotto la direzione del compositore contemporaneo Bruno De Franceschi.
E’ componente stabile del gruppo NEEM, formazione storica fiorentina.
E’ solista della Banda Improvvisa da alcuni anni.
Da più di sette anni fa parte del gruppo Lokshen di Enrico Fink, (musica e teatro klezmer), di cui è appena uscito il secondo lavoro discografico.
Proprio la propensione alla ricerca lo porta nel corso degli anni a sperimentare, in numerosi progetti artistici, la fusione con altre forme d’espressione quali pittura, danza, recitazione e poesia, elaborando un linguaggio multiforme.
Tale ricerca lo avvicina recentemente all’elettronica, forma quindi il duo di improvvisazione elettro-acustica Vortbar.
L’esperienza elettronica si esplicita ulteriormente nel progetto In-Sonoro fondato col chitarrista Eugenio Sanna e volto alla sonorizzazione di pellicole di cinema muto, (soprattutto dell’espressionismo tedesco).
Tra i vari festival: Grosseto ’81-’86-‘04, Palmi ‘81, Noci ’93, Firenze ’94, Pisa ’79, Verona ’83, Milano ‘87, Ancona ’01, Torino ’87, Cremona ’81, Umbria Jazz ’03.
Si è esibito in Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Ucraina.
FILIPPO PEDOL - contrabbasso
E’ nel fine anni ’80 che inizierà a praticare musica, inizialmente come cantante poi come bassista elettrico, in varie formazioni rock – psichedelico, partecipando con successo a vari festival e concorsi musicali.
Svolge la professione come bassista elettrico collaborando con l’orchestra Mambo Kids, diretta da Cesar Martignon, e la Grand Wazoo orchestra, diretta da Franco Nesti.
Nel 1993 si iscrive alla scuola di musica di Fiesole dedicandosi profondamente allo studio del contrabbasso e frequentando numerosi seminari e corsi di perfezionamento.
Partecipa alle clinics di Palle Danielsson, Dave Holland, Malachi Favors, Paolino dalla Porta, Furio di Castri ed altri, contemporaneamente frequenta il mondo classico suonando con l’orchestra “Galilei “ di Fiesole diretta da CarloMaria Giulini, e con vari gruppi cameristici. Si diploma con il maestro Alberto Bocini nel 1999 al conservatorio di Firenze.
Attualmente le sue collaborazioni si estendono a diverse formazioni a cui partecipano vari artisti italiani e stranieri tra i quali: Alessandro Galati, pianista compositore, Nico Gori, clarinettista, con la cantante Michelle Bobko, con Javier Girotto e Daniele di Bonaventura nel loro progetto “Recordando Piazzolla”.
Tra gli stranieri: i Chicago Underground Duo di Rob Mazurek e Chad Taylor, nel quartetto del pianista sud-americano Hector Martignon con Donny Mccaslin e Ernesto Simpson, con il sassofonista Mathias Schubert.
Collabora con la Millennium Bugs’Orchestra diretta da Mirko Guerrini, ed ha attualmente inciso con il cantautore italiano Marco Parente.
Ha partecipato al concorso “Barga Jazz 2003” nella sezione gruppi con il trio Alta Madera composto dal violinista cubano Ruben Chaviano e dal chitarrista Mino Cavallo, vincendo il premio Luca Flores.
Partecipa a progetti di ambito classico-contemporaneo e teatrali:
Collabora attivamente con Archaea, quintetto d’archi di statura internazionale, con il quale incide l’ultimo lavoro del compositore francese Hector Zazou e il nuovo lavoro del compositore contemporaneo Bruno de Franceschi, partecipa ai nuovi progetti dei cantautori Enrico Fink e Andrea Chimenti e collabora con la casa discografica Materiali Sonori.
Collabora con Andrea Kaemmerle attore, nel progetto Balkanikaos, teatro di strada.
Filippo Monico - batteria
Batterista e percussionista attivo dai primi anni ‘70 quando collabora assiduamente con Guido Mazzon, Gaetano Liguori, Giorgio Gaslini, Massimo Urbani, Danilo Terenzi, Paolino Dalla Porta e, in concerti e registrazioni, con Enrico Rava, Paul Rutherford, Lester Bowie, Don Cherry, Steve Lacy, Evan Parker. Poi è nel “Muzic Circo” di Roberto Bellatalla con Daniele Cavallanti ed Edoardo Ricci. Lavora in Olanda e Inghilterra con Tristan Honsinger, Sean Bergin, Antonello Salis e Sandro Satta. Nel ‘93 fonda il gruppo “Takla Makan” con Giancarlo Locatelli e Massimo Falascone e tra gli ospiti: Fabrizio Spera, Tito Mangialajo, Barre Phillips, Wolfgang Fuchs. Collabora a spettacoli di Teatro Danza con le coreografe Susanna Beltrami e Adriana Borriello e di Teatro con i registi Elio De Capitani, Renzo Martinelli, Antonello Cassinotti Giorgio Barberio Corsetti e con il Teatro Filodrammatici di Milano. Nel 1996 fonda l’Associazione culturale “TAKLA” nata per la diffusione dell’arte dell’improvvisazione e l’organizzazione di seminari, concerti, festival. (WWW.TAKLA.IT)
Negli ultimi anni si sta dedicando all’improvvisazione sia radicale che jazzistica spesso in dialogo con Danza, Pittura, Poesia, Teatro e Video. Ad esempio con il “Paolo Botti Quintet”, con “Hilarity Workshop” di Steve Piccolo, in Svezia con il gruppo “Unit” di Biggie Vinkeloe, in Russia con la cantante Sainko Namtchylak. con Peter Kowald, Elliot Sharp, con “alternative trio” di Dimitri Grechi Espinoza. Guida il “Takla Jazz” e il gruppo multietnico “N.E.S.O.” composto da 4 percussionisti provenienti da Europa, Asia, Africa, America. Collabora con la danzatrice Cristina Negro nella realizzazione di progetti, seminari e laboratori.
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| BLUNITRO |
I BLUNITRO (che iniziarono con il nome DOMOPUNK) nascono a Cremona il 24/05/1999.
Dopo un periodo come gruppo di covers punk, comincia la produzione di pezzi propri, dapprima in lingua inglese, poi solo in lingua italiana.Il primo DEMO ufficiale, chiamato “BRIVIDI”, viene registrato nel 2001 e viene venduto nei numerosi concerti.La...
I BLUNITRO (che iniziarono con il nome DOMOPUNK) nascono a Cremona il 24/05/1999.
Dopo un periodo come gruppo di covers punk, comincia la produzione di pezzi propri, dapprima in lingua inglese, poi solo in lingua italiana.Il primo DEMO ufficiale, chiamato “BRIVIDI”, viene registrato nel 2001 e viene venduto nei numerosi concerti.La vittoria delle edizioni 2000 e 2001 di Cantiere Sonoro, un concorso della provincia promossa dagli Enti Pubblici locali, ha permesso al gruppo di esibirsi con i gruppi in voga in Italia al tempo, quali i Timoria, i Reggae National Tickets, i Ridillo e i Persiana Jones.Nel febbraio 2002 il gruppo si è posizionato al 9° posto, tra gli oltre 3.000 gruppi partecipanti in Italia, al concorso di “Sanremo Rock”.
L’incisione, nel Marzo 2003, di un nuovo DEMO-CD intitolato “Qualcuno sincero?” di 13 canzoni, ha dato la possibilità al gruppo di stipulare un contratto con l‘etichetta AMMONIA RECORDS per la pubblicazione di un disco a livello nazionale. Il gruppo cambia nome in “BLUNITRO” per esigenze discografiche e certamente per il genere musicale maturato vicino all’emo-rock, più completo e particolarmente interessante. Ammonia ha dato al gruppo la possibilità di esibirsi come supporter agli SHANDON ed ai DEROZER in molte date dei loro tours e di realizzare un nuovo CD intitolato “DENTRO IL SUONO”, distribuito da V2/EDEL, in vendita in tutti i negozi italiani dal 12 di novembre 2004 e recensito da tutte le migliori riviste musicali italiane ed anche su RockTv (il 24 Febbraio 2005 presentano la trasmissione “DATABASE” in onda dalle 15 alle 16 con i Derozer).
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| Nicola Bottos Trio |
Il trio si forma nella primavera del 2004 con l’intenzione di affrontare un repertorio originale composto da brani scritti non solo da nicola bottos ma da tutti e tre i componenti.
Il suono complessivo è quindi il risultato delle nostre tre esperienze senza che una prevalga sull’altra,equilibrio,questo,che stiamo cercando di ottenere...
Il trio si forma nella primavera del 2004 con l’intenzione di affrontare un repertorio originale composto da brani scritti non solo da nicola bottos ma da tutti e tre i componenti.
Il suono complessivo è quindi il risultato delle nostre tre esperienze senza che una prevalga sull’altra,equilibrio,questo,che stiamo cercando di ottenere suonando sia in trio che come sezione ritmica di musicisti come David Boato o Nicola Fazzini affrontando,oltre al nostro repertorio,anche standards jazzistici.
Al suono acustico tipico del trio,già comunque “sporcato” dal basso elettrico di Andrea Lombardini,abbiamo accostato anche una sonorità decisamente più elettrica con l’uso del fender rhodes e di effetti applicati agli strumenti.
Le influenze sono tantissime e spaziano da Kenny Wheeler a Steve Swallow per arrivare fino al pop,al rock e ai gruppi di Chris Cheek e Bill Carrothers.
Bottos Nicola – pianista
Comincia lo studio del pianoforte all’età di 11 anni suonando in gruppi funky e rock.
In seguito si avvicina al jazz studiando con Juri Daldan e con Glauco Venier.Nel 1996 si iscrive al “Landes konservatorium”di Klagenfurt in pianoforte Jazz sotto la guida di Harald Neuwirth e si diploma con lode nel 2002,avendo inoltre la possibilità di fare concerti con la Big Band del conservatorio e di suonare con Eric Bachtragl,Uli Langtaler,Lee Harper,Martin Schoenlieb e altri musicisti austriaci.
E’ tutt’ora iscritto al conservatorio Tartini di Trieste al terzo anno del corso sperimentale di Jazz dove approfondisce il proprio strumento studiando con Glauco Venier,Pietro Tonolo e Attilio Zanchi.
Studia inoltre pianoforte classico con il maestro Walter Sivilotti.
Frequenta vari seminari tra i quali quelli di Kenny Wheeler,John Taylor,Enrico Pieranunzi,Paolo Birro e Robert Bonisolo.
E’ stato poi pianista e assistente di Norma Winstone e Ali Gaggl durante i seminari tenuti nella scuola “Croma” a Colugna.
Tiene corsi di musica d’insieme,oltre ad insegnare pianoforte e armonia alla scuola privata CEM ed alla scuola di musica “Società Operaia” di Pordenone.
Nel 2003 vince il concorso per organici jazzistici “Lilian Caraian” organizzato dal conservatorio G.Tartini di Trieste.
Suona piu’ volte alla manifestazione “Squarci” di Gorizia presentando uno spettacolo per pianoforte,contrabbasso,chitarra e voce dedicato ai maggiori poeti del Friuli Venezia Giulia.
Suona poi in teatro a Maniago in uno spettacolo nel quale arrangia per pianoforte,contrabbasso,batteria,coro e cinque voci femminili celebri canti natalizi.
Suona più volte per Udine Jazz e Jazz & Wine.
Nel 2004 partecipa alla rassegna d’arte contemporanea “Hic et Nunc”con Andrea Lombardini,Luca Colussi e Alessandra Giacomello.
Nel Dicembre 2004 vince il “Premio Nazionale delle Arti 2004”con un quintetto formato da Nicola Bottos al pianoforte e fender rhodes,Adriana Vasques alla voce,Riccardo Chiarion alla chitarra elettrica,Andrea Zulian al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria.
Attualmente suona,oltre che con il quintetto sopra citato,in un trio a suo nome con Andrea Lombardini al basso elettrico e Luca Colussi alla batteria con il quale propone un repertorio formato da brani di sua composizione;in più collabora costantemente con musicisti della regione e non.
Fa parte inoltre della Big Band “Città di Gorizia”diretta da Glauco Venier.
LUCA COLUSSI - batteria
Giovanissimo, inizia a studiare batteria sotto la guida di Nevio Basso, per poi continuare lo studio approfondendo diversi stili e partecipando a seminari (Umbria Jazz, Siena jazz,Feltre) e stages con Kenny Wheeler, John Taylor, Elvin Jones, Joey Baron, Eliot Zigmund.
Perfeziona lo studio del jazz con Marc Abrams, Glauco Venier e Roberto Dani.
Partecipa alle rassegne di Vienne (Francia), Tolmino (Slovenia), Fano Jazz, Euro Jazz, Ivrea Jazz, Lignano Jazz, Sesto al Reghena Jazz, Gorizia Jazz,Tarvisio Jazz,
Udine Jazz, Radio Rai 3 (Milano), Mittelfest.
Ha suonato con molti musicisti tra cui: David Liebman, David Occhipinti, Roberto Ottaviano, Renato Chicco,Fabrizio Bosso, Robert Bonisolo , Pietro Tonolo, Giovanni Maier, Attilio Zanchi .
Collabora come musicista nell’ambito del balletto moderno con il gruppo Arearea , con il gruppo di poeti di Multimedia Edizioni (Salerno) con cui suona a Sarajevo (2002-03) Pistoia (2002) e con il gruppo di cabaret del Teatro Miela (Trieste).
Fa parte dell’orchestra Jazz Del Friuli Venezia Giulia diretta da Glauco Venier.
Registra con i Racli “Good Times”, con Renato Strukelj “SE”, con Roberto Franceschini e Riccardo Chiarion “C.F.C.” . Molte poi sono le sue collaborazioni.
Parallelamente ad un’intensa attività musicale, svolge attività didattica in numerose scuole della regione.
ANDREA LOMBARDINI - e-bass
Studia Filosofia all’Università di Padova.
Per lo più autodidatta, frequenta il “Berklee College of Music” nell’estate ‘95, dove studia, tra gli altri, con Anthony Vitty, Joe Santerre, John Repucci.
In Italia studia improvvisazione con Lee Konitz e Steve Swallow; nell’estate 2000 studia basso con Harvie Swartz e armonia con Garry Dial, mentre nel 2001 partecipa ai seminari di Siena Jazz.
Suona con: Gianluca Petrella, Pietro Tonolo, Mauro Negri, Achille Succi, Ettore Martin, David Boato, Gianpaolo Casati, Marco Tamburini, Paolo Birro, Marcello Tonolo, Bruno Cesselli, Roberto Cecchetto, Sandro Gibellini, Pietro Condorelli, Dario Volpi, U.T.Gandhi, Massimo Chiarella, Mauro Beggio, Giovanni Maier e molti altri.
Ha collaborato, insegnando e suonando, con diverse scuole di musica e d’arte: “Sogno Numero 2” (Tv), “Sound of Ballet” (Tv), “Thelonius Monk” (Ve), “Gruppo Stabile Udinese” (Ud).
Endorser degli strumenti “Citron” [www.citron-guitars.com] e delle corde "La Bella" [www.labella.com].
Fa parte dello staff di "megabass", il più importante portale italiano dedicato al basso [www.megabass.it]
Ha partecipato a: Euromeet Jazz Festival (Vicenza 01-02-'03); Ah-Um Jazz Festival (Milano ‘01); Vaneo Jazz Festival (Crema ‘02); New Conversation in Jazz (Vicenza ‘02, '03), Fiemme Ski Jazz (Val di Fiemme ‘02), Alpe Adria Jazz Festival (Maribor SLO ‘02); Brianza Open Jazz Festival (Milano ‘02), Festival delle Serre (Cosenza ‘02), Quattro Venti (GR '02-'03).
Con il trio a proprio nome [www.andrealombardinitrio.it], insieme a Michele Polga al sax tenore e Massimo Chiarella alla batteria, ha vinto il concorso nazionale "Baronissi Jazz 2002".
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Bill Horton |
| Intervista con Wu Ming 1 |
Di passaggio a Cremona per la presentazione dell'ultima fatica letteraria "New Thing", Wu Ming 1 ci ha regalato una lunga chiacchierata: free jazz, movimenti black e letteratura. Ma anche una piacevole digressione indietro nel tempo, sulle orme del vecchio Luther Blissett...
Leggendo "New Thing" ci si accorge che raccontare la...
Di passaggio a Cremona per la presentazione dell'ultima fatica letteraria "New Thing", Wu Ming 1 ci ha regalato una lunga chiacchierata: free jazz, movimenti black e letteratura. Ma anche una piacevole digressione indietro nel tempo, sulle orme del vecchio Luther Blissett...
Leggendo "New Thing" ci si accorge che raccontare la scena free jazz americana degli anni '60 coincide col racconto del movimento per i diritti dei neri. Una rivoluzione che prende piede nella politica come nella musica. Qualcosa di simile lo ricordo ancora nel periodo punk e reggae. Oggi la musica pensi abbia la stessa forza aggregante e la stessa rappresentatività nel contesto di dinamiche e tensioni sociali?
«La può avere. Ci sono un sacco di esempi recenti. Il raï in Algeria è stato una musica considerata sovversiva dai fondamentalisti, non a caso molti musicisti di raï all’inizio degli anni ’90 sono dovuti fuggire dall’Algeria, hanno dovuto rifugiarsi in Francia. Il più famoso è Khaled. Quella è una forma di musica che veicola contenuti e modalità del vivere, regole di convivenza che non vengono accettate del potere degli integralisti. Il reggae, con la mediazione della religione rastafariana, si è fatto interprete di istanze direttamente connesse ad alcuni aspetti della vita politica dell’isola. Si può fare l’esempio dell’hip-hop, un genere che – nonostante le varie degenerazioni commerciali degli ultimi dieci anni dovuta a gentaglia come Puff Daddy o Hammer – ha mantenuto il culo in strada. Occasionalmente, non più solo in America ma in tutto il mondo, nascono band legate a doppio filo a movimenti, scene culturali dal basso, ecc. Quella del free jazz fu una situazione peculiare perché era una musica non digeribile e non popolare: non ha fatto in tempo a diventarlo. Alcune intuizioni si sono riaffacciate nella musica pop, ma più tardi e in contesti radicalmente cambiati. Molti dei musicisti del free jazz vedevano l’innovazione che portavano nella musica come parallela all’innovazione allora in corso nella politica. Non a caso, molti di loro erano militanti veri e propri. Il periodo in cui si svolge “New Thing” è tra l’altro un periodo di transizione, una cerniera: il movimento nero in quel momento sta subendo una metamorfosi. C’è una prima fase animata dalla rivendicazione dei diritti civili con modalità non violente, con le marce e le prediche di Martin Luther King. È una mobilitazione che si svolge soprattutto nel Sud degli Stati Uniti, nei centri rurali e nelle piccole contee, dove la situazione è molto simile a quella dell’apartheid sudadfricano. “New Thing” si svolge quando questa fase sta finendo e una nuova generazione di attivisti sposta il fronte nelle metropoli del nord. Nei ghetti di Chicago, Detroit, New York, in una dimensione urbana e che non può più essere contenuta da quelle modalità organizzative».
C’era già stato Malcolm X…
«Era morto due anni prima ed era stato proprio lui a dare la spinta immaginativa. Il suo slogan era «stop singin’ and start swingin’», qualcosa di traducibile, molto vagamente, come «smettila di cantare e datti una mossa», però “swing” significa anche brandire un oggetto, come un bastone o una mazza, farlo roteare in aria. “Smettila di cantare e metti mano alla spranga”. Diceva anche: «Io sono contro la violenza e per questo voglio fermarla, ma la violenza non si ferma con l’amore». Malcolm X mette in crisi la rigida gabbia della non-violenza alla Martin Luther King e contribuisce a radicalizzare tutto il movimento. Il free jazz, dicevo, sta subendo una mutazione simile. Nasce alla fine degli anni ’50 con musicisti come Cecil Taylor e Ornette Coleman. Ascoltato oggi non sembra così radicale, però all’epoca viene percepito come una eresia a causa di questo uso della dissonanza, dell’improvvisazione, di scale stranissime. Negli anni ’60 arriva una generazione di musicisti ancora più radicali, la cui musica suona astrusa persino oggi. Penso ad Archie Sheep, penso agli stessi album free di Coltrane come “Ascension” o “Live in Japan”, dischi che vengono considerati ostici anche da molti che apprezzano Coltrane. Questo è uno dei momenti in cui la parentela tra movimenti e musica risulta più cristallina. Nel libro ho inserito un aneddoto vero, che ha a che fare l’omicidio di Fred Hampton, il leader delle Pantere Nere di Chicago. Quando la polizia di Chicago uccide nel suo letto Hampton, in una specie di esecuzione in stile squadrone della morte, di fianco al letto c’è una pila di dischi sporca di sangue e materia cerebrale, in una foto si vede la copertina “Out To Lunch” di Eric Dolphy. Rowdy-Dow, una delle voci del libro, davanti a quella foto dice: «Siamo tutti una cosa sola. La cosa nuova.», lasciando intendere come musica, politica, movimenti e jazzisti free fossero parte di una sola espressione collettiva. Ci sono momenti in cui risulta cristallino che la cultura è di per sé politica, non ci sono recinti o steccati che distinguono le varie manifestazioni del pensiero. Quello è di sicuro uno di quei momenti, e devo anche dire che nella cultura afroamericana questa particolarità è sempre stata molto evidente. Basta dare un’occhiata soltanto ai titoli dei brani jazz oggi diventati degli standard e considerati da tutti innocui: in realtà contenevano messaggi chiarissimi. Nel be-bop c’è per esempio “Now’s the time” di Charlie Parker: “Adesso è l’ora” cioè l’ora di smetterla di chinare la testa. Ci sono numerosissimi aspetti che a noi – sia per la distanza di tempo, sia perché non facciamo parte direttamente di quel tipo di cultura – dicono poco, ma che erano vissuti e interpretati in modo molto politico dalla cultura nera. Anche se apparentemente non erano politici. E poi non bisogna dimenticare che i neri, ancora ai tempi delle piantagioni, avevano elaborato una comunicazione in codice. Nei gospel, nei canti in chiesa venivano passati dei messaggi radicalmente politici. L’esodo biblico diventava l’immagine per sottintendere la fuga dalla schiavitù. La cultura nera manteneva sempre questa dimensione allegorica che riusciva a far passare messaggi chiari e potenti. Tutto senza che i bianchi se ne accorgessero. In alcuni canti di lavoro ci sono veri e propri suggerimenti su come scappare dalla piantagione di lavoro, tutti veicolati attraverso le immagini della Bibbia».
Nel libro simuli il modulo dell'inchiesta giornalistica per accostamento di testimonianze dirette, mentre il regista (giornalista?) che ricostruisce la storia rimane nell'ombra, ci si dimentica quasi di lui. L'impressione è quella di un grande affresco a più voci. C'è un riferimento diretto al new journalism di Capote e Wolfe. Cosa ti affascina del loro stile?
«Mi sono ispirato principalmente a libri di giornalismo musicale, di storia del punk. Sono pubblicazioni uscite gli anni scorsi, il più importante è “Please Kill Me”, un racconto del punk newyorkese che parte da Detroit, dagli Stooges e dagli MC5, per poi spostarsi nella Grande Mela. La scena viene descritta attraverso un montaggio in cui l’autore sparisce. Il montaggio di testimonianze dirette di chi vive la scena di New York costruisce l’intero libro. L’autore non c’è, o meglio, c’è ma si rende invisibile e simula un “sottrarsi” per dare spazio alla polifonia. Ci sono voci che si intrecciano, che si sovrappongono, che dànno diverse versioni dello stesso aneddoto. L’effetto sul lettore è impressionante, sono libri di una potenza incredibile. In Italia c’è una tradizione di questo tipo, ma non ha a che fare col new journalism, piuttosto con la storia orale, una branca della storiografia molto praticata dal dopoguerra a oggi. L’opera più significativa e recente è “L’ordine è già stato eseguito” di Alessandro Portelli, americanista e storico orale. Ha fatto un libro bellissimo sull’attentato di via Rasella, quello che i fascisti continuano a descrivere come la strage all’origine della rappresaglia che portò alle Fosse Ardeatine. Portelli ha montato le interviste dei protagonisti e dei testimoni di quell’evento scrivendo un libro splendido. Io ho cercato di seguire questa tradizione scrivendo il mio romanzo per accostamento di interviste immaginarie. Il lettore deve convincersi che io per anni ho intervistato gente – cosa che ovviamente non ho mai fatto, dato che queste persone non esistono –, deve convincersi che io mi sia insomma limitato al montaggio. Però c’è anche una dimensione ispirata al documentario. Una tipica forma di documentario consiste nel montaggio di interviste alternate a immagini d’epoca. Io ho fatto una cosa simile, ho introdotto titoli di giornali di quaranta anni fa che mi sono inventato di sana pianta. Il punto di vista è immaginario ma molte storie che i personaggi – sempre immaginari – raccontano sono vere e coinvolgono persone e situazioni reali. C’è una compenetrazione tra vero e falso. Sono inventati tutti gli omicidi del Figlio di Whiteman, ma sono veri tutti gli eventi di contorno. Come se avessi trovato dei gap tra una storia e l’altra e li avessi poi colmati con materiale immaginario, come se i mattoni fossero veri e il cemento fosse la finzione».
Rispetto al gonzo journalism?
«Il gonzo journalism è il contrario esatto di quanto ho descritto finora. L’autore si mette in primo piano, racconta ciò che succede a lui. Thompson nei suoi libr parlava di se stesso. È uno stratagemma che arriva allo stesso risultato, anche lì si fa parlare una polifonia, ma chi scrive lo fa raccontando di sé».
Mi è parso che il lavoro sulla lingua abbia visto in “New Thing” uno sforzo particolare. Anche in “54” l'attenzione nella resa del registro parlato era minuziosa, ma è anche vero che forse rendere i colori del bolognese e del napoletano era più semplice che far parlare i neri d'America.
«Quasi tutto il libro è pensato in inglese. Ogni volta che scrivevo una frase la immaginavo in inglese, ma lo sforzo maggiore è stato fatto sul Black English. Ho ascoltato e studiato monologhi di comici afroamericani e testi di linguistica, mi sono procurato vocabolari di slang afroamericano. È una lingua, non è semplicemente un inglese parlato male, ha delle regole grammaticali diverse e proprie. È una lingua nata tra gli schiavi di diverse provenienze dell’Africa, schiavi che avevano difficoltà a comunicare tra di loro. L’inglese parlato dai loro sorveglianti divenne l’unica base linguistica per comprendersi. Spesso questo inglese bianco non era nemmeno un inglese puro ma un dialetto derivato dall'inglese delle Midlands, perché la maggior parte della gente immigrata in America arrivava da lì. I neri orecchiavano questa parlata e tentavano di riprodurla utilizzando scheletri sintattici propri delle lingue d’origine africane. La particolarità è che questa nuova lingua è trasversale in America, per un semplice motivo: dopo l’emancipazione le comunità nere non sono più confinate nella “black belt” degli stati del sud, ma si diffondono in tutto il paese. Le varianti ci sono, ma solo nel vocabolario dello slang, esattamente come un termine di slang giovanile può variare tra Cremona e Ferrara, ma in entrambe le città si parla italiano. Cercare di riprodurre questa cosa in italiano è stato un lavoraccio».
Mi sembra che il cammino di Wu Ming sia una immersione sempre più profonda nell'idea di romanzo delle moltitudini: in “Q” avveniva attraverso il racconto delle lotte viste con gli occhi di Gert, in “Asce di Guerra” e in “54” si sperimentavano moduli narrativi diversi. Dalla prima persona alla terza al “tu narrato”, giganteschi salti temporali e inserti storici. In “New Thing” il ritmo è estremamente frammentato, fatto di voci in presa diretta, registrazioni messe in fila. Eppure il risultato è straordinariamente unitario. Trovare nei vostri romanzi affinità con certe definizioni della moltitudine di Spinoza e Negri è corretto?
«Non so se questo abbia a che fare con le teorie sulla moltitudine, ma già nella sua etimologia questo termine significa “i molti”, “il molteplice”. Diversamente dalla massa, che è invece cosa omogenea e indistinta. La sfida è quella di far sentire tante voci, tutte facenti parte di un unico contesto. Una comunità di voci che parla, cercando di mantenere la specificità di ogni voce, con grane e timbri diversi. All’inizio di “New Thing” questa cosa probabilmente non si capisce, sembra un marasma. Poi si comincia ad intendere che è importante che un determinato episodio venga raccontato da diversi personaggi in modo differente, da prospettive non coincidenti. Ognuno racconta coi propri tic, coi propri intercalare, col proprio registro. Ho estremizzato una caratteristica comune ai nostri libri: nelle prime cinquanta pagine non capisci un cazzo. Forse “New Thing” si ferma qualche centimetro prima che tutto diventi incomprensibile. L’ho portato al limite estremo, insomma. Leggere i nostri libri è un atto di fede da parte del lettore» [ride].
Parliamo del Luther Blissett Project. Quasi tutti hanno reiterato il cliché dei goliardi bolognesi che si rifanno al modello colto dei Situazionisti. Io però ho visto nelle vostre pratiche anche molti elementi comuni al movimento del '77. Ci sono scritti del collettivo A/traverso che tracciano linee che voi seguirete più tardi. Dal soggetto collettivo, all'idea di informazioni false che producono eventi veri, fino allo spiazzamento e sabotaggio informativo. Voi non creaste però un medium, vi limitavate al cortocircuito interno, a differenza di A/traverso che creò una radio.
«Il medium era Blissett stesso. Noi avevamo considerato una definizione in senso più lato di mass media. Il medium era la leggenda stessa di Luther Blissett. Non avevamo una radio nostra, non avevamo un canale televisivo, non c’era nemmeno un sito ufficiale – lutherblissett.net è nato più tardi – perché il medium era il nome multiplo: un medium virale, autoreplicante che aveva come modalità comunicativa la diceria, la formazione di leggende contemporanee. Non avevamo bisogno di avere un medium specifico perché ne avevamo uno trasversale che li poteva utilizzare e attraversare tutti».
Si può far rientrare Blissett nell’ambito del culture-jamming?
«La definizione è vasta. Se per culture-jamming intendi il subvertising posso dire che Blissett condivideva alcuni di questi aspetti ma con una differenza fondamentale. La critica che io faccio a gente come Adbusters – che pure lavora bene – è quella di porsi solo come pars destruens, momento negativo. Faccio la parodia della pubblicità, critico il consumismo. Blissett aveva una pars costruens, la volontà di costruire una comunità intorno a un mito che per affermarsi poteva usare anche quel tipo di pratiche, ma non solo. L’aspetto più importante per Blissett non era il sabotaggio, ma il mito che nasceva dal sabotaggio. Questo fu uno straordinario veicolo di relazioni interpersonali, centinaia di persone in Italia utilizzarono il nome Luther Blissett, coordinandosi in qualche maniera e senza il bisogno di conoscersi, mandandosi dei “messaggi in bottiglia”. Era una comunità aperta e informale. I falsi orditi ai danni dell’informazione servivano a creare un alone di leggenda ancora più grande, perché sempre più gente si unisse alla comunità e si appropriasse del nome. Il culture-jamming mi è sempre sembrato qualcosa di diverso. “Jamming” è quando metti una chiave inglese negli ingranaggi della catena di montaggio, “traffic jam” è l’ingorgo, significa insomma bloccare, fermare una cosa. Questa è una azione, un momento fondamentale che viene messo in atto anche da Luther Blissett, ma è una fase subordinata al resto».
È anche vero che il rapporto con l’informazione nel passaggio da Blissett a Wu Ming muta profondamente. Dallo scontro molare di “falsificazione contro falsificazione” alla teoria dei “coni d’ombra della storia”…
«In Blissett si parlava di dose omeopatica di falso per fare emergere il vero. Ma i due progetti sono molto diversi e realizzati da persone diverse, perché è vero che quattro Wu Ming su cinque stavano nel LBP, ma non tutti quelli che stavano nel LBP sono entrati in Wu Ming, anzi. La continuità tra Blissett e Wu Ming sta nella narrazione. Anche Luther raccontava storie. Creava e raccontava storie mettendole in scena sul palcoscenico del mondo, vale a dire che tutto il panorama massmediale era considerato teatro da occupare. Le narrazioni che abbiamo creato erano davvero forti, pensa alla scomparsa di Kipper a “Chi l’ha visto?”. Quello è un racconto vero e proprio che, anziché fissarlo su carta, abbiamo semplicemente messo “in giro”. Wu Ming invece vuole raccontare l’aspetto più specifico del raccontare storie. Recuperare la tradizione del cantastorie, dell’aedo, del bardo, dello sciamano. Parliamo del potere curativo del raccontare storie, valido tanto per chi le ascolta quanto per chi le racconta. È storytelling artigianale. Wu Ming cerca di studiare le tecniche del racconto. Sembra un lavoro più tradizionale, in realtà io credo sia sottilmente più sperimentale: miriamo al legame molecolare del “cosa è” raccontare una storia: ci interessano le nanotecnologie della storia. Ai tempi di Blissett lavoravamo al contrario su un piano “macro”».
Si può dire che Blissett sia stato una avanguardia?
«Dipende da cosa si intende per avanguardia. Avanguardia è un termine dalla forte connotazione militare. Sono le prime file che attaccano. Spesso succede che le avanguardie si girano e dietro non è rimasto nessuno, perché sono andate troppo avanti. Quello è stato il problema di tutte le avanguardie, sia politiche che artistiche. A Blissett non è successo perché il perno di tutto era il contagio. E poi c’era un risvolto pedagogico. Una beffa veniva organizzata e, una volta messa a segno, veniva svelata e spiegata nei minimi particolari. Spiegare: molto spesso le avanguardie non lo fanno, anzi in qualche modo le avanguardie artistiche si beano dell’incomprensibilità di ciò che fanno. È addirittura un’ossessione quella per cui una cosa non debba essere capita del tutto. È una paranoia che noi non abbiamo mai avuto, più gente capiva quali erano e come funzionavano i meccanismi, meglio era. Da quel punto di vista non eravamo avanguardia. Se invece per avanguardia intendiamo “gente che fa sperimentazione”, che “prova per prima”, beh, in quel caso sì».
Quali sono i nuovi progetti?
«Ora verrà un periodo sabbatico in cui non faremo apparizioni in pubblico, salvo qualche puntata, intervento eccezionale. Lavoreremo solo sul nuovo romanzo collettivo, il progetto più ambizioso che abbiamo mai messo in cantiere. La novità del romanzo è il narratore onnisciente, come nel romanzo settecentesco. Non è facile utilizzare questa formula, ci siamo accorti che per un lettore contemporaneo risulta molto pesante, ma ha un suo fascino. È un vero e proprio rompicapo stilistico che stiamo cercando di risolvere. Diciamo che ci terrà impegnati per i prossimi due anni».
Luca Muchetti
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| CTLab |
Progetto nato nel '99 e curato del catanese Luigi Barone, musicista e dj-producer e dal siracusano Mattia Messina. L'intento è quello di far convivere gli ambienti freddi dell' elettronica con i suoni caldi degli strumenti acustici.
Nel 2000 esce il primo CD autoprodotto "Trust Lab" che ha degli ottimi riscontri...
Progetto nato nel '99 e curato del catanese Luigi Barone, musicista e dj-producer e dal siracusano Mattia Messina. L'intento è quello di far convivere gli ambienti freddi dell' elettronica con i suoni caldi degli strumenti acustici.
Nel 2000 esce il primo CD autoprodotto "Trust Lab" che ha degli ottimi riscontri della critica e viene notato da Francesco Virlinzi con il quale inizia una collaborazione per la Cyclope Records (casa discografica di Carmen Consoli, Moltheni, Mario Venuti, Teclo...).
Il progetto vince a febbraio 2000, il premio della critica alla rassegna "Suburban Live Set" organizzata dal Taxi Driver (ct) e nel 2001 prende parte alle manifestazioni SONICA 2000, Spazio Giovani (FO), allo Stadio Flaminio di Roma per la partita "Grazie di Cuore" attori vs. nazionale Italia '90, per Diesel U-Music, al Rolling Stone di Milano.
Agli inizi del 2002 esce il secondo cd-demo "CTlab - Age of Disillusion" recensito positivamente su diverse riviste specializzate (Rumore, Zero, Vivere Giovani...) che viene presentato ufficialmente presso il Centro Zo in occasione della tappa catanese della tournèe mondiale di Llorca (4 maggio 2002)
Nel maggio 2002 il brano "Nothing to Change" viene adattato in italiano da Carlo Antonelli (Sugar Music) e inserito come tema principale della colonna sonora del Film "Mundo Civilizado" di Luca Guadagnino, sulla scena musicale elettronica siciliana, per la Paso Doble Film di Roma.
Nel novembre 2002, ctlab realizza con la cantante/modella Vittoria Brunetti alcune musiche per un DVD curato dal Buddha-Bar, Parigi.
Nello stesso periodo inizia una stretta collaborazione con Discoversion, il gruppo organizzativo che gestisce il sabato notte al centro culture contemporanee Zo di Catania. Si esibisce più volte in performance live e mini-live, in formazione ridotta, accanto, tra gli altri, a Xplosiva, The Dining Rooms, ElectroMonsters, Alessio Bertallot, Llorca.
A Marzo 2003 la band si esibisce all'interno del Suburban Live Set, organizzato dal Taxi Driver di Catania, a Luglio ai Mercati Generali.
Collabora con le etichette One Eyed Fish (BO), Record Kicks (MI), e Kiver (ex 2Music, MI/TO). Numerose compilation ospitano brani firmati CTlab:
"Chill-out Experience", curata da Vitaminic Italia, Guy Degrenne, Shambala, Reska Compilation, Iradidio Rec.
Attualmente è in promozione il terzo album "The Split Man". Al suo interno gli ambienti freddi dell' elettronica minimale si mescolano elegantemente ai suoni morbidi degli strumenti acustici in un' amalgama che spazia dal post rock al dub, dal downbeat al funk.
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| POST OFF |
Il primo nucleo dei PostOff nasce nel Settembre 2003, con una line-up di tre elementi: Farro Ferdinando (chitarra e voce), Cristian Iannone (piano e synth) e Marco Ferrara. I tre iniziano subito a mettere in piedi composizioni proprie, alla ricerca di una propria personale cifra stilistica che lentamente affiora facendosi...
Il primo nucleo dei PostOff nasce nel Settembre 2003, con una line-up di tre elementi: Farro Ferdinando (chitarra e voce), Cristian Iannone (piano e synth) e Marco Ferrara. I tre iniziano subito a mettere in piedi composizioni proprie, alla ricerca di una propria personale cifra stilistica che lentamente affiora facendosi largo tra le disparate influenze dei componenti: indie rock, post rock, folk e country, ma anche sterzate noise e ruvidezze punk. La formazione inizia pian piano ad allargarsi e nel Maggio del 2004 i PostOff rilasciano il loro primo demo di quattro pezzi, Psychotales. Il sound della band è ancora acerbo e la registrazione è prettamente ‘casalinga’, tuttavia il demo ottiene ottimi consensi da parte della stampa (v. recesioni MusicBoom e Impatto Sonoro) e permette al gruppo di partecipare a molti concorsi e iniziare una attività live piuttosto intensa. Da segnalare nell’estate del 2004 la vittoria del concorso FarciSentire, che li porta ad esibirsi a Scisciano (Na) come gruppo spalla dei Giardini di Mirò, il terzo posto al Laceno Rock Festival e il premio della critica alla prima edizione del Rock Festival di Rocchetta S.Antonio (FG). Durante l’estate inizia inoltre la collaborazione della band con la Hellequinconcerti, neonata agenzia di booking (www.hellequinconcerti.com). Nel Settembre 2004 il gruppo partecipa anche a Musicalmente, fiera del vinile che si tiene ogni anno in provincia di Salerno, che ha previsto tra i gruppi in programma anche gli storici Diaframma, e risulta inoltre tra i gruppi vincitori di Rockaria, festival rock che si tiene ad Eboli il 2 Ottobre e in occasione del quale la band apre (assieme alle altre band selezionate) il concerto dei Litfiba. Nello stesso periodo i PostOff entrano in studio per la registrazione di un nuovo demo, questa volta decisamente più corposo e maggiormente rappresentativo del sound che la band ha avuto modo di forgiare durante l’estate. Il demo, dal titolo We Look, è ultimato negli ultimi giorni di Gennaio 2005, e i PostOff si apprestano a dare il via a una serie di date live, con una formazione che prevere: Farro Ferdinando (voce e chitarra elettrica ed acustica), Caterina Peduto (Voce), Alessandra Magno (Basso), Marco Ferrara (Batteria, percussioni e loop), Nicola Sabia (Chitarra e banjo).
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| KARNEA |
Il rock’n’roll non muore mai, al massimo si rigenera.
Quando i Karnea pubblicano il disco d'esordio sono il punto di vista dei ventenni sul mondo: un rock ruvido, rimaneggiato, ispirato a molti grandi e cresciuto a dosi massicce di cover.
Davide Simonetta (chitarra e voce) e Paolo Cremonesi (basso) suonano insieme da...
Il rock’n’roll non muore mai, al massimo si rigenera.
Quando i Karnea pubblicano il disco d'esordio sono il punto di vista dei ventenni sul mondo: un rock ruvido, rimaneggiato, ispirato a molti grandi e cresciuto a dosi massicce di cover.
Davide Simonetta (chitarra e voce) e Paolo Cremonesi (basso) suonano insieme da quando avevano 12 anni e mangiavano cover di Guns N’ Roses e Nirvana a colazione. Stefano Guidi (batteria) si unisce al gruppo più tardi: è il 2000 e nel frattempo le orecchie del trio hanno macinato brani di Hendrix, Led Zeppelin, The Who, Jeff Buckley, Nick Cave, David Bowie, The Cure e Smashing Pumpkins.
L'intesa è subito forte, i ragazzi lavorano sodo e alla fine fanno il loro trionfale ingresso nello studio Mezzanima (quello dei Mercanti Di Liquore): registrazione in presa diretta e pochi fronzoli caratterizzano le sedute di registrazione, portate avanti sotto l'attenta guida di Lorenzo Caperchi (già collaboratore di BluVertigo, La Sintesi, Soerba): il risultato è "Sublime Follia", l'album d'esordio.
Come riconoscimento del buon lavoro svolto fino a questo momento, a loro tocca l'onore di aprire l'evento live più importante dell'anno, l'Heineken Jammin Festival di Imola del 13 giugno 2003.
Nel 2004 è uscito il nuovo lavoro “Giù da me” con la produzione artistica di Giorgio Canali (Csi).
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Allo |
| Perturbazione - Canzoni allo Specchio |
C'era una volta una favola.
Vicenda di sei storie che confluiscono con omogeneità quasi disarmante alla concretizzazione di sogni ed aspirazioni.
Sempre mano nella mano i Nostri rivolesi hanno sudato una pubblicazione importante, certamente significativa.
Tutto questo in seguito ad un disco sempre importante per la schiusa di questo fiore che è...
C'era una volta una favola.
Vicenda di sei storie che confluiscono con omogeneità quasi disarmante alla concretizzazione di sogni ed aspirazioni.
Sempre mano nella mano i Nostri rivolesi hanno sudato una pubblicazione importante, certamente significativa.
Tutto questo in seguito ad un disco sempre importante per la schiusa di questo fiore che è 'Canzoni allo Specchio'.
Ripartiamo quindi da qui: nuova etichetta e nuove storie da raccontare.
L'attesa che inizia a farsi sostanziosa e un disco alle spalle che incute qualche timore per ciò che sarà.
Che si fa?
Ecco svelato il piccolo segreto dei Perturbazione: le emozioni si prendono di petto. L'imbarazzo accompagna ma non disturba.
Ecco come si riesce a riempire un disco di quelle scosse cardiache tanto invidiate altrove.
Il genio e l'umanità non sono mai stati tanto stretti.
Il resto è già stato detto.
Tutti in piedi.
Tracklist:
01. dieci anni dopo
02. chiedo alla polvere
03. spalle strette
04. animalia
05. se mi scrivi
06. se fosse adesso
07. canzone allo specchio
08. la fine di qualcosa
09. seconda persona
10. a luce spenta
11. quattro gocce di blu
12. il materiale e l'immaginario
Allo
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Irradiazioni |
| GNUT: lo stile partenopeo di "In vent'ore?" |
Sarebbe limitativo definire "In vent'ore?" un bel cd.
E' la prima volta che mi trovo a recensire musica fatta con contrabbasso, sax soprano e sax tenore oltre ai soliti basso-chitarra-batteria. Mi è piaciuto per le ottime atmosfere che gli GNUT riescono a ricreare. Non disdegnerei un pub con musica del genere,...
Sarebbe limitativo definire "In vent'ore?" un bel cd.
E' la prima volta che mi trovo a recensire musica fatta con contrabbasso, sax soprano e sax tenore oltre ai soliti basso-chitarra-batteria. Mi è piaciuto per le ottime atmosfere che gli GNUT riescono a ricreare. Non disdegnerei un pub con musica del genere, perchè non solo è orecchiabile, ma rende anche vivibile un'atmosfera: un ottimo sottofondo.
Trovo nella voce e nei testi di Claudio Domestico (che è anche la chitarra) l'influenza romana di Niccolò Fabi. Tutte le canzoni infatti parlano di storie abbastanza comuni, dipinte a color seppia e velatamente ironiche. I suoni sono abbastanza definiti, soprattutto sax e batteria. Ottimi gli intro fatti con il contrabbasso di Valerio Mola.
L'unica cosa che non mi ha soddisfatto del tutto è la voce, perchè spesso resta coperta dagli strumenti.
Insomma: gli GNUT fanno un genere indefinibile, misto fra il folk, il blues, il jazz e la musica leggera italiana dei tempi andati. C'è poesia nei testi e energia nella musica. Spero di risentire presto un altro cd del gruppo napoletano.
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Allo |
| Musicaoltranza |
news, concerti, interviste, live reports....
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GLove |
| VIDEO IN CANTIERE 2005 |
Finalmente online i vicitori di Video in Cantiere 2005!
1° classificato:
“Pomeriggio alle 6"
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Finalmente online i vicitori di Video in Cantiere 2005!
1° classificato:
“Pomeriggio alle 6"
Alessandro Marinaro
a.marinaro@095mm.it
http://www.095mm.it
Secondo classificato:
“Transgender”
Elisa seravalli
elisa@bottegabologna.org
3° classificato:
“Virus Poker”
Saul Paloschi
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Guido |
| Clivius |
I Clivius, band attiva dal 1996, arriva a questo disco dopo due autoproduzioni, svariate partecipazioni a compilation, molti concerti in giro per l'Italia e una maturazione avvenuta negli anni.
Il classico combo ska?
Assolutamente no!
I dodici brani del disco variano tra loro, colpiscono per gli arrangiamenti ben fatti e per gli ottimi...
I Clivius, band attiva dal 1996, arriva a questo disco dopo due autoproduzioni, svariate partecipazioni a compilation, molti concerti in giro per l'Italia e una maturazione avvenuta negli anni.
Il classico combo ska?
Assolutamente no!
I dodici brani del disco variano tra loro, colpiscono per gli arrangiamenti ben fatti e per gli ottimi testi.
Si parte con “Carnevale Anarchico”, dal testo impegnato e arrangiamenti punk, passando per “Bomba” e “La busta della spesa” che parlano rispettivamente di guerra e inquinamento.
L’amore e le trombe la fanno da padrone in “Cocktail”, mentre in “Stella” viene criticato il mondo attuale il quale si basa soltanto sul voler apparire a tutti i costi.
“Ci fosse un fiume” si apre con trombe a arrangiamenti swing che ti fanno venire voglia di tornare negli anni venti per ballare.
“Calma apparente”, “Dalla notte all’alba”, “Caos” e “I ragazzi del Cotton Club” riempiono l’album con le storie, le rumbe, le avventure e i sogni dei protagonisti, nei quali possiamo tutti ritrovarci.
A chiudere l’album “Il triangolo delle bermuda”, un mix di ska, paranormale e divertimento da gustare. Questo pezzo è stato nel 2004 anche sigla di un programma radiofonico su Radio Popolare.
Questo disco è consigliato a tutti gli appassionati di ska ma non solo.
Se avete modo andate a vederli dal vivo, sarete trascinati dalle loro sonorità, un mix di ska, reggae, punk, swing e rumbe.
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Allo |
| Rumori di Fondo - L'estremo Walzer |
Seconda prova per i giovanissimi cremonesi Rumori di Fondo.
L'evoluzione dal precedente e casalingo demo pare palpabile già dai primi distratti ascolti e conferma la preventivata crescita dei Nostri.
Rimangono inevitabilmente le pecche di carattere esecutivo e di composizione non valutando però le ovvie limitiazioni anagrafiche.
Cinque pezzi che comunque valorizzano l'intento...
Seconda prova per i giovanissimi cremonesi Rumori di Fondo.
L'evoluzione dal precedente e casalingo demo pare palpabile già dai primi distratti ascolti e conferma la preventivata crescita dei Nostri.
Rimangono inevitabilmente le pecche di carattere esecutivo e di composizione non valutando però le ovvie limitiazioni anagrafiche.
Cinque pezzi che comunque valorizzano l'intento cupo e sonico di riferimento al passato decennio.
Messe tutte le carte in tavola non c'è che da confermare le già ampie aspettative che con il tempo dovrebbero portare soddisfazioni e visibilità.
Solo gli anni potranno portare risposte.
In attesa.
Tracklist:
1. Intro
2. Come ingoiare Vetro
3. L'estremo walzer
4. Dentro al Morbo del Caos
5. Outro
Allo
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Allo |
| Ratoblanco - Crea Scompiglio |
C'è puzza di già sentito in questo 'Crea Scompiglio' dei nostrani Ratoblanco.
Gli intenti sono tutt'altro che pretenziosi rivolgendosi verso un punk adolescenziale fatto di denuncia e cazzeggio.
Nulla di nuovo ma comunque divertente e gradevole per qualche ascolto nostalgico dei bei periodi dentro e fuori la classe.
Qualche spiraglio lo...
C'è puzza di già sentito in questo 'Crea Scompiglio' dei nostrani Ratoblanco.
Gli intenti sono tutt'altro che pretenziosi rivolgendosi verso un punk adolescenziale fatto di denuncia e cazzeggio.
Nulla di nuovo ma comunque divertente e gradevole per qualche ascolto nostalgico dei bei periodi dentro e fuori la classe.
Qualche spiraglio lo danno le scelte sonore non sempre ristrette nelle cinghia della punk-rock-band approdando in lidi tendenti verso una patchanka saltellante.
Niente di più e nulla di meno, solo da segnalare la gradevole ospitata di Marino Severini (Gang) in 'Domani Partirò'.
Un disco non proprio fresco ma comunque gradevole per gli interessati al genere.
Skip!
Tracklist:
1. Crea Scompiglio
2. Non li sopporto più
3. Penso a te
4. La libertà
5. Domani Partirò
6. Johnny's Dub
7. Mi gira la testa
8. Ho un problema d'amore
9. Non mi basti più
10. terre Bruciate
11. Luna Piena
Allo
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Allo |
| Flap - fèrmo |
Buona prova per i Flap ,padovani dalle atmosfere dilatate e orientativamente post.
Un ex-demo già ristampato dalla bolognese Skipping Musez, che conferma le mature doti tecniche del trio.
Pur non spiccando per originalità, i Nostri sanno imbastire un ottimo tappeto ritmico al quale cesellare convincenti trame melodiche: quello che ne risulta sono...
Buona prova per i Flap ,padovani dalle atmosfere dilatate e orientativamente post.
Un ex-demo già ristampato dalla bolognese Skipping Musez, che conferma le mature doti tecniche del trio.
Pur non spiccando per originalità, i Nostri sanno imbastire un ottimo tappeto ritmico al quale cesellare convincenti trame melodiche: quello che ne risulta sono pezzi dunque ben bilanciati, anche se perdono un pò sulla distanza,forse perchè
troppo ancorati alla formula del power trio. affiatato,certo, ma fisicamente limitato nel proporre sonorità e soluzioni che rendano il tutto un pochino più profondo.
Da registrare Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti) alla voce in 'A passo D'uomo'.
Non resta che aspettarsi una maturità più efficace nel costruire la sempre ostica forma canzone...
...la strada è però quella buona.
Tracklist:
01. Meteo
02. Camilla
03. La sedia vuota
04. Per ripararsi dal freddo
05. A passo d'uomo
06. Boulevard angoisse
07. Fèrmo
08. L'elefantino Kals
Allo & Giulio
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Allo |
| Audiored - Limit of Saturation |
Un pò da rivedere il progetto Audiored.
Tutto pare già sentito, privo di originalità in questo primo cds promozionale per i ragazzi di Follonica/Grosseto.
La sostanza dei due brani 'Turn on' ed 'Exhausted' pare inseguire un rock affettato in trame rivolte ad un'elettronica pressochè dozzinale.
Buona resa in chiave tecnica ma troppo poca...
Un pò da rivedere il progetto Audiored.
Tutto pare già sentito, privo di originalità in questo primo cds promozionale per i ragazzi di Follonica/Grosseto.
La sostanza dei due brani 'Turn on' ed 'Exhausted' pare inseguire un rock affettato in trame rivolte ad un'elettronica pressochè dozzinale.
Buona resa in chiave tecnica ma troppo poca ricerca personale in chiave compositiva e d'arrangiamento.
Forse è ancora presto per giudicare in maniera definitiva il lavoro dei Nostri ma quel che trasudano le due tracce in questione non lascia aspettative troppo rincuoranti.
Forse la ricerca di un genere più caratteristico potrebbe risollevare la situazione.
Peccato, le capacità non mancano.
Tracklist:
01. Turn On
02. Exhausted
Allo & Giulio
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Allo |
| Sikitikis - Fuga dal deserto del Tiki |
Ho volutamente atteso qualche ascolto più approfondito per cercare di inquadrare bene questo esordio dei sardi Sikitikis (ammetto che inizialmente gli ascolti erano piuttosto ostici).
C'era qualcosa che non avevo ben chiaro.
L'idea è bella, efficace e i Nostri se la giocano bene con un rock dalle contaminazioni meno sospette (vedi...
Ho volutamente atteso qualche ascolto più approfondito per cercare di inquadrare bene questo esordio dei sardi Sikitikis (ammetto che inizialmente gli ascolti erano piuttosto ostici).
C'era qualcosa che non avevo ben chiaro.
L'idea è bella, efficace e i Nostri se la giocano bene con un rock dalle contaminazioni meno sospette (vedi sotto Lounge-music...).
Il disco pare ben amalgamato anche se talvolta qualche testo avrebbe potuto subire migliore lavorazione.
Originale anche la trovata di portare avanti un rock-senza-chitarre che folse fà saltare più del sospettato.
Un primo passo altalenante ma comunque convincente per la neonata Casasonica di Casacci.
A questo punto tocca ai Cinemavolta.
Tracklist:
01. Sikitikis
02. amore nucleare
03. donna vampiro
04. milano odia: la polizia non può sparare
05. non avrei mai
06. l’importante è finire
07. metti un tigre nel doppio brodo
08. r’n’r contest
09. ricognizione
10. umore nero
11. la distrazione delle cose
12. fuga dal deserto del tiki
Allo
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| serata stoner-rock al C.S.A. Dordoni - Cremona - 12.11.05 |
Per una sera il C.S.A. Dordoni volta le spalle all’aria fredda e nebbiosa di Cremona per immergersi nel clima violento e desertico della Sky Valley… è la serata stoner rock! In cartellone Veracrash da Milano e Torquemada, trio bergamasco che già si era fatto apprezzare da queste parti.
E già i...
Per una sera il C.S.A. Dordoni volta le spalle all’aria fredda e nebbiosa di Cremona per immergersi nel clima violento e desertico della Sky Valley… è la serata stoner rock! In cartellone Veracrash da Milano e Torquemada, trio bergamasco che già si era fatto apprezzare da queste parti.
E già i teli rossi sospesi nell’aria satura del Dordoni, rotta da poche luci rarefatte, danno colore a una bella serata, desertica però non solo sonoricamente ma anche come partecipazione del pubblico…
VERACRASH - il riff di basso con cui attaccano mi riporta già al mood dei primi Kyuss, è stoner a tutti gli effetti: il suono grosso e cattivo esce dai potenti microfoni delle due Gibson SG, aiutate dalla bassa accordatura e da un muro di fuzz veramente compatto. L’esibizione non è però monotona, Veracrash riesce a trasmettere la sua personalità distaccandosi comunque dai modelli: la voce, gradevole sull’impianto strumentale sorretto da una batteria sempre precisa e sapiente, non è mai sforzata, si evidenzia e tratteggia melodie semplici tra l’inglese e l’italiano, arricchendo le composizioni altrimenti un po’ stantìe nella ricerca puramente sonora. L’attitudine tipicamente stoner dei quattro è apprezzabile, e i pezzi variano da ritmiche serrate dai crash tanto care alla Sky Valley fino a tempi più spezzati, con qualche tentativo di inacidire il suono, e buone intuizioni di apertura melodica con accordi molto più noise-rock, che scivolano decisi sulle sudate tastiere Gibson. Veracrash ha un ep in uscita a gennaio, le premesse sono positive.
Headliner della serata, i TORQUEMADA mi lasciano veramente bene impressionato: chitarre acide, groove assassino, pennellate psichedeliche, voci decisamente azzeccate; i tre puntano convinti sulle atmosfere elettriche violentemente calde e aspre del loro… stone’n’roll? E se il respiro affannoso dell’intro rarefatta azzarda quasi echi dall’odissea spaziale di Kubrick, il cantato inglese mi riporta invece ai tratti migliori del John Garcia che fu… è hard rock, stoner, le buone capacità tecniche e il timing incalzante della batteria sono solo mezzo per disegnare lunghe composizioni, mature e sempre varie, in bilico tra acidità sonica, ritmo trascinante e voci decise, ora rauche, sovrapposte, o irruenti e assetate, spaccate da distorsioni rocciose: Torquemada! Il mood dei riff è riconducibile a frequenze tipicamente hard ’70, sempre calde e coinvolgenti, mai scontate, pronte ad esplodere in una danza di suoni accattivante, rotta talvolta da pause che spiazzano per la forza e la corposità del groove proposto dal trio. Da segnalare il demo “Tales from the bottle” -prodotto da Davide Perucchini, bassista del gruppo e già fonico dei Verdena- che fa dei Torquemada una convincente realtà dell’indie lombardo.
…e arrivederci Sky Valley!
[unanota]
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Allo |
| MUSICOMIO |
Comunicato Stampa di "Aspettando Musicomio"
Serata di avvicinamento alla prima edizione del nuovo Festival Musicale di Crema
23 Giugno 2005, ore 21:00
Cremona, Teatro Monteverdi
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| RAY |
Il film racconta la storia dello straordinario Ray Charles, della sua vita travagliata e della sua musica.
Nato in un paesino della Georgia comincia a perdere la vista all’età di 7 anni, dopo aver assistito alla morte accidentale del fratello minore, di cui si riterrà per molti anni responsabile. Sua...
Il film racconta la storia dello straordinario Ray Charles, della sua vita travagliata e della sua musica.
Nato in un paesino della Georgia comincia a perdere la vista all’età di 7 anni, dopo aver assistito alla morte accidentale del fratello minore, di cui si riterrà per molti anni responsabile. Sua madre lo spinge a non arrendersi e lo aiuta a coltivare la sua passione per la musica.
Jamie Foxx, eccezionale nell’interpretazione del grande musicista, ci fa rivivere la storia di un uomo segnato dalla malattia e dai problemi con la droga, ma che si è sforzato per difendere i diritti della popolazione di colore e ha segnato la storia della musica di tutto il mondo mescolando la cultura dei cori gospel alle sinfonie country e alle note struggenti del jazz.
L’unica pecca del lavoro è la lunghezza, forse eccessiva, che spesso ha annoiato il pubblico.
Ray Charles prima della sua scomparsa ha contribuito alla stesura della sceneggiatura definitiva, lavorando insieme al regista e a Jamie Foxx.
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| LA FEBBRE |
‘La febbre’ è un film sull’Italia di oggi. Viene sottolineata la lotta di un solo individuo contro le istituzioni, per le quali poi si troverà a lavorare, e le convenzioni, fortemente sostenute dalla madre, dai parenti e dagli amici. E’ la storia di Mario Bettini (Fabio Volo) geometra di provincia,...
‘La febbre’ è un film sull’Italia di oggi. Viene sottolineata la lotta di un solo individuo contro le istituzioni, per le quali poi si troverà a lavorare, e le convenzioni, fortemente sostenute dalla madre, dai parenti e dagli amici. E’ la storia di Mario Bettini (Fabio Volo) geometra di provincia, e della sua battaglia solitaria contro la mediocrità generale e l’essere troppo legati alle convenzioni e alla routine. Un sogno nel cassetto: aprire un bar con gli amici che gli permetta di allontanarsi dalla mediocrità della vita quotidiana. Purtoppo si troverà davanti solo porte chiuse, costretto ad accettare un lavoro non scelto, dovrà combattere ogni giorno con la serietà della burocrazia e delle convenzioni. A riscattare le sue delusioni c’è l’amore, nella figura della bella e sensuale Linda (Valeria Solarino). D’Alatri utilizza l’unione sentimentale tra i due protagonisti come cornice a quello che è l’argomento da sottolineare. Fa luce sul comportamento dell’Italia, sempre più incline a sacrificare le aspirazioni individuali per elogiare una mediocrità professionale senza futuro. Se Casomai sottolineava la reversibilità delle scelte, La Febbre ne enfatizza l’assenza di quelle esistenziali.
Molto bella la visione che il regista riece a dare di Cremona, città di provincia nella quale è interamente ambientato il film.
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| BIG FISH |
Edward Bloom (da anziano Albert Finney, da giovane Ewan McGregor) è una vera leggenda nel suo paese in Alahbama grazie alle storie che colorano la sua vita. Ha un unico problema, il rapporto difficoltoso con il figlio William (Billy Crudyp) che lo accusa di continuo per la sua mancanza di...
Edward Bloom (da anziano Albert Finney, da giovane Ewan McGregor) è una vera leggenda nel suo paese in Alahbama grazie alle storie che colorano la sua vita. Ha un unico problema, il rapporto difficoltoso con il figlio William (Billy Crudyp) che lo accusa di continuo per la sua mancanza di serietà.
Grazie ai racconti di Edward, Will riesce a ricomporre il mosaico dell’esesitenza paterna, le sue grandi imprese e i fallimenti.
Le storie che vengono narrate sono surreali e impossibili, ma hanno una vita propria e alla fine, come lo stesso Will scoprirà, hanno più verità di quante se ne potrebbe immaginare.
Il film di Tim Burton è il racconto di una vita incredibile tinta dei colori della fantasia che stupisce e commuove, lasciando lo spettatore a bocca aperta. Il regista sembra rispecchiarsi nella vicenda dato che durante le riprese nasce il suo primogenito e muore suo padre.
La storia è tratta dalle pagine dell’omonimo romanzo di Daniel Wallace.
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Bill Horton |
| Zerouno |
Zerouno è un progetto in cui alcuni tra i più grandi autori e voci di un panorama solitamente restio a sinergie in cui non risaltino le primedonne di turno, ovviamente quello italiano, lavorano fianco a fianco. In Zerouno si scambiano il posto davanti al microfono Morgan e Andy dai vecchi...
Zerouno è un progetto in cui alcuni tra i più grandi autori e voci di un panorama solitamente restio a sinergie in cui non risaltino le primedonne di turno, ovviamente quello italiano, lavorano fianco a fianco. In Zerouno si scambiano il posto davanti al microfono Morgan e Andy dai vecchi Bluvertigo, Garbo, Alice, Lele Battista, Anna Basso dei Dr. Livingstone, Lisa Kant. ‘Manovratore artistico’ e vero e proprio brain behind del progetto è invece Luca Urbani , artista con un passato noto soprattutto per la militanza nella band Soerba. Zerouno è un oggetto strano, dai profili sfumati, sospeso tra atmosfere a volte ipnotiche, deviazioni melodiche e loop malinconici. Nelle undici tracce spiccano anche alcune gemme per feticisti e amanti dell’etichetta di Nizza Monferrato. La versione originale di Ho mangiato la mia ragazza, un Morgan in forma smagliante, altezzoso e in equilibrio, come sempre. Oggetto strano, si diceva, che qualcuno vuole considerare come il terzo disco dei Soerba, quando l’interessante parabola del gruppo si fermò solo al secondo passo. Zerouno rimane un disco che difficilmente si staccherà dalla piastra del lettore. L’album è acquistabile esclusivamente via web, connettendosi allo store on-line del sito www.mescal.it.
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Allo |
| V.i.l.a. - V.i.l.a. |
L'atmosfera è il fine, incertezza è il risultato.
Il duo milanese V.i.l.a. propone queste quattro tracce con una ricerca certamente non banale a metà tra Bristol Sound e tradizione trip-pop.
Difficile è quindi non cadere in schemi d'oltremanica già fin troppo noti ad un pubblico minimamente preparato.
Spicca comunque la scelta del...
L'atmosfera è il fine, incertezza è il risultato.
Il duo milanese V.i.l.a. propone queste quattro tracce con una ricerca certamente non banale a metà tra Bristol Sound e tradizione trip-pop.
Difficile è quindi non cadere in schemi d'oltremanica già fin troppo noti ad un pubblico minimamente preparato.
Spicca comunque la scelta del cantato in italiano che però finisce per convincere poco in fase di scrittura.
Scarse anche le intuizioni musicali fin troppo fredde e poco personali.
Buona resta l'idea ma certamente da rivedere il prodotto che troppo spesso rischia di avvicinare allo skip forzato.
Peccato.
1. Solo un Sogno
2. Un respiro Nuovo
3. Il rumore della notte
4. Città Dissolte
Allo
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Allo |
| Sintomi di Gioia - Io chiedo e tu rispondi - Ep |
C'è del buono in questo presumibile assaggio dei quattro Sintomi di Gioia.
Un demo-ep di quattro brani dalle innegabili virtù sia in fase lirica che di scrittura.
Balza all'occhio una verve alla A Perfect Circle che certo non aiuta sin dai primi ascolti.
Certo rimangono alcuni dettagli da raddrizzare, sopratutto in fase di...
C'è del buono in questo presumibile assaggio dei quattro Sintomi di Gioia.
Un demo-ep di quattro brani dalle innegabili virtù sia in fase lirica che di scrittura.
Balza all'occhio una verve alla A Perfect Circle che certo non aiuta sin dai primi ascolti.
Certo rimangono alcuni dettagli da raddrizzare, sopratutto in fase di caratterizzazione personale, ma nel complesso la riuscita di questo rock cupo e sinuoso può dirsi soddisfacente.
Di livello anche la resa vocale non certo semplice in determinati fraseggi spinti.
Insomma di sostanza ce n'è eccome, lecito quindi aspettarsi qualcosa di buono.
Non resta che rimanere in attesa.
1. Un motivo in una via
2. Io chiedo e tu rispondi
3. Quello che sei diventato
4. 13 Agosto
Allo
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| Report Crock 2005 |
Report Crock 2005
08-09-10 luglio
Nec-Ente, spazio estivo
Cremona.
Un weeck-end all’insegna della buona musica si è svolto dall’otto al dieci luglio nello spazio estivo del Nec-Ente a Cremona.
Il Cremona Rock Festival, organizzato dal Centro Musica “il Cascinetto”, l’Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Cremona e Nec-Ente, ha animato le serate dei giovani cremonesi...
Report Crock 2005
08-09-10 luglio
Nec-Ente, spazio estivo
Cremona.
Un weeck-end all’insegna della buona musica si è svolto dall’otto al dieci luglio nello spazio estivo del Nec-Ente a Cremona.
Il Cremona Rock Festival, organizzato dal Centro Musica “il Cascinetto”, l’Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Cremona e Nec-Ente, ha animato le serate dei giovani cremonesi che hanno risposto in maniera positiva all’evento.
08 luglio 2005
La prima serata ha visto l’esibizione degli SM 58, dei Jenny’s Joke e dei Franziska.
Il trio romano degli SM 58, composto da due vocalist e un d.j., ha proposto i propri pezzi in stile hip-hop old school riscuotendo un discreto successo sul pubblico presente.
Il bello di questo gruppo è che riesce a coniugare con molta semplicità rime infuocate a musiche belle da ballare.
Successivamente hanno suonato i Jenny’s Joke, gruppo cremasco che propone un raffinato indi-rock.
Sonorità english, atmosfere ricercate fanno del loro live un piccola perla del panorama indipendente della provincia di Cremona.
Questi due gruppi, vincitori di cantiere sonoro, sono riusciti a riscuotere un buon successo sul pubblico presente.
A concludere la serata il gruppo ospite dei Franziska.
Sonorità reggae, accordi in levare e ritmi giamaicani hanno condotto la serata verso la conclusione.
Il pubblico presente, cinquanta persone circa, ha apprezzato, lasciandosi trasportare da questi ritmi giamaicani.
09 luglio 2005
Nella seconda serata del Cremona Rock Festival direttamente da Catania hanno portato un po’ di elettro-rock i CTLab.
Veramente bravi questi otto ragazzi che hanno trasmesso al nostro pubblico, stavolta un centinaio di persone buone e piacevoli sonorità.
Un gruppo da tenere d’occhio sicuramente.
A seguire, dopo Catania, ci troviamo a Latina in compagnia degli Shirley Said.
Sono ragazzi che ci mettono impegno e volontà ma purtroppo non arrivano al pubblico perché il loro elettrro-pop manca di impatto.
Dopo i due gruppi di cantiere sonoro, sul palco gli Interno 17. Un gruppo musicalmente capace che potrebbe benissimo rientrare nelle classifiche di rock italiano senza avere timore di gruppi come Negrita e affini.
Aspettiamo con ansia l’uscita del primo album.
10 luglio 2005
La terza e ultima serata del Cremona Rock Festival ha riscontrato un grande successo di pubblico per la presenza di tre gruppi di alto gradimento nella scena indipendente italiana.
Si sono esibiti sul palco Tre Allegri Ragazzi Morti, Redworm’s Farm e One Dimensional Man.
La band che ha aperto la serata è stata Redworm’s Farm.
Due chitarre, una batteria e tanta potenza.
Un mina che la maggior parte del pubblico non si aspettava, senz’altro una piacevole sorpresa.
Il gruppo più atteso dal pubblico è salito per secondo, i Tre Allegri Ragazzi Morti, gli idoli dei teen-ager.
Il loro spettacolo pur essendo sempre lo stesso è comunque piacevole da ascoltare e si canta volentieri. Bacini e rock’n’roll.
Il Crok si è concluso in compagnia dei One Dimensional Man. Questo trio di pazzi ci ha fatto divertire proponendo i loro pezzi migliori. Potenza, pazzia ed estro fanno di questo gruppo una delle migliori realtà live del panorama italiano.
Il grande pubblico presente in quest’ultima serata, cinquecento persone, si è divertito in compagnia di tre ottimi gruppi.
E’ stato proprio un bel Crock quello di quest’anno in un insolito spazio che ha stupito un po’ tutti, il bello e poco sfruttato spazio estivo del Nec-Ente.
Al prossimo anno.
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| Metric - Old world underground, where are you now? |
Arriviamo decisamente in ritardo per uno dei dischi più interessanti d'annata 2003 (eheheheh...).
Troppo sotterrati dalla moltitudine di uscite ci siamo lasciati scappare una delle uscite più intriganti di ben 2 annate fa.
Pop (partendo dalla copertina) ed electro si fondono nella splendida voce di Emily per una miscela sexy a...
Arriviamo decisamente in ritardo per uno dei dischi più interessanti d'annata 2003 (eheheheh...).
Troppo sotterrati dalla moltitudine di uscite ci siamo lasciati scappare una delle uscite più intriganti di ben 2 annate fa.
Pop (partendo dalla copertina) ed electro si fondono nella splendida voce di Emily per una miscela sexy a dir poco efficace.
La seduzione dei brani è costante, efficace tale da spingere al 'repeat' forzato anche dopo innumerevoli ascolti.
Il tempo è dettato dal piede che si muove in una miscela certamente non originale ma reconditamente fascinosa (sopratutto in zone d'oltreoceano).
Insomma nulla di esagerato ma qualcosa certamente degno dei vostri euri/download.
Fatevi sotto.
Tracklist:
1. IOU
2. Hustle Rose
3. Succexy
4. Combat Baby
5. Calculation (Theme)
6. Wet Blanket
7. On a Slow Night
8. List
9. Dead Disco
10. Love Is a Place
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| 21 GRAMMI |
E' il peso che si perde quando si muore, il peso portato da chi sopravvive...
Christina (Naomi Watts) perde marito e figlie in un incidente stradale; Paul (Sean Penn) riceve il cuore dell'uomo durante l'intervento che lo salva dalla morte; Jack (Benicio Del Toro) è un ex criminale poi redento attraverso...
E' il peso che si perde quando si muore, il peso portato da chi sopravvive...
Christina (Naomi Watts) perde marito e figlie in un incidente stradale; Paul (Sean Penn) riceve il cuore dell'uomo durante l'intervento che lo salva dalla morte; Jack (Benicio Del Toro) è un ex criminale poi redento attraverso la fede. Tre vite estremamente diverse intrecciate per caso dal destino, tre ruoli interpretati da attori che esprimono al massimo le loro passioni, tre caratteri che si logorano e annullano durante lo svolgimento della vicenda
Un film struggente, una storia di amore, vendetta e redenzione, un puzzle narrativo che ci fa stare con il fiato sospeso fino alla conclusione.
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| COME FARSI LASCIARE IN 10 GIORNI |
Andie (Kate Hudson) è una giornalista a cui viene affidato il compito di scrivere un articolo dal titolo ‘Come perdere un uomo in 10 giorni’. In un locale con delle colleghe la stessa sera incontra Benjamin (Matthew McConaughey) pubblicitario che scrive articoli con consigli per uomini e che ha appena...
Andie (Kate Hudson) è una giornalista a cui viene affidato il compito di scrivere un articolo dal titolo ‘Come perdere un uomo in 10 giorni’. In un locale con delle colleghe la stessa sera incontra Benjamin (Matthew McConaughey) pubblicitario che scrive articoli con consigli per uomini e che ha appena scommesso con gli amici che riuscirà a tenere una ragazza per almeno 10 gioni. Qui comincia la loro avventura.
Andie dopo aver fatto ‘innamorare’ Ben comincia a fare tutte quelle cose che le donne devono evitare e che gli uomini odiano tanto, insomma fa di tutto per farsi lasciare! Benjamin al contrario accetta e sopporta tutte le stranezze della partner pur di vincere la scommessa e dimostrare al suo capo che è in grado di capire le donne. Il finale seppur convenzionale è il coronamento di un film basato interamente sull’ironia e l’equivoco.
Il risultato è che questa commedia, sentimentale e brillante, ha saputo tramutare in farsa molti atteggiamenti tipici della coppia.
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| SE MI LASCI TI CANCELLO |
L’idea di Kaufman, lo sceneggiatore, è la cancellazione dei ricordi. I due protagonisti infatti, dopo una storia ormai logora, decidono, grazie ad una tecnica messa a punto nella clinica Lacuna Inc., di eliminare i ricordi della loro convivenza. La prima a prendere questa decisione è Clementine (Kate Winslet), ma appena...
L’idea di Kaufman, lo sceneggiatore, è la cancellazione dei ricordi. I due protagonisti infatti, dopo una storia ormai logora, decidono, grazie ad una tecnica messa a punto nella clinica Lacuna Inc., di eliminare i ricordi della loro convivenza. La prima a prendere questa decisione è Clementine (Kate Winslet), ma appena Joel (Jim Carrey) involontariamente lo viene a sapere fa altrettanto. Durante il processo però ha un ripensamento, ma ormai è troppo tardi.
"San Valentino è una festa inventata dai fabbricanti di cartoline di auguri per far sentire di merda le persone." Proprio in questo giorno Joel e Clementine, si incontrano, o meglio si reincontrano.
La vicenda è costruita in modo circolare, così da riportare lo spettatore al punto di partenza e arrivare alla comprensione del tutto. I personaggi che ruotano attorno a quelli principali (Joel e Clementine), sono quelli che rendono la storia credibile, che la arricchiscono di profondità illuminandone particolari con la loro presenza.
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| MOULIN ROUGE |
Christian (Ewan McGregor) è un poeta che nonostante le opposizioni del padre, decide di trasferirsi a Montmartre. Qui entra in contatto con il mondo bohemien degli artisti parigini dell'800.
Arruolato casualmente da una compagnia teatrale che vuole rappresentare lo spettacolo sul palcoscenico del Moulin Rouge, Christian ha il compito di convincere...
Christian (Ewan McGregor) è un poeta che nonostante le opposizioni del padre, decide di trasferirsi a Montmartre. Qui entra in contatto con il mondo bohemien degli artisti parigini dell'800.
Arruolato casualmente da una compagnia teatrale che vuole rappresentare lo spettacolo sul palcoscenico del Moulin Rouge, Christian ha il compito di convincere l'impresario Zidler (Jim Broadbent) e la stella degli spettacoli Satine (Nicole Kidman). L’incontro tra i due avviene trammite la più classica delle situazioni, uno scambio di persona. Ciò permette al poeta e alla cortigiana di conoscere l’amore scatenando le gelosie del ricco Duca di Monroth (Richard Roxburgh), finanziatore dello spettacolo. Zidler cerca di agevolare la relazione tra il Duca e Satine che è destinata alla morte a causa della tisi. La sera della prima dello spettacolo i due giovani si dichiarano il loro amore reciproco in scena. Al termine della rappresentazione Satine viene colta da un nuovo attacco che la porta alla morte.
La storia dei due amanti divisi dal destino sembra fare da cornice a ciò che Luhrmann vuole evidenziare. L’interesse del regista è mostrare l’ambiente del Moulin Rouge, i colori, le coreografie e la frenesia che lo popola. L’intero film è un vero e proprio delirio accompagnato dalla perfetta colonna sonora.
Amore, passione, gelosia, tradimento, inganno ed ovviamente morte. Tutti gli ingredienti più classici vengono miscelati con una punta di ironia a creare un insieme tra serio e faceto.
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| NEVERLAND |
Il film ci mostra, giustamente romanzata dato l’argomento trattato, la storia dello scrittore e ideatore di Peter Pan.
Ambientato nel 1904, subito dopo un fallimento teatrale e scoraggiato dalla monotonia tematica dei tempi, Sir James Barrie (Johnny Depp), si trova a passeggiare nel parco di Kensington con il suo cane....
Il film ci mostra, giustamente romanzata dato l’argomento trattato, la storia dello scrittore e ideatore di Peter Pan.
Ambientato nel 1904, subito dopo un fallimento teatrale e scoraggiato dalla monotonia tematica dei tempi, Sir James Barrie (Johnny Depp), si trova a passeggiare nel parco di Kensington con il suo cane. Incontra casualmente i quattro bambini Llewelyn Davies e la madre Sylvia (Kate Winslet) di cui diventa inseparabile amico e confidente. Questo rapporto, insieme alle continue storie fantastiche inventate per la famiglia, portano lo scrittore alla creazione della vicenda di Peter Pan, il bambino che non vuole crescere. A contraltare del sogno e delle fughe di figlia, nipoti e Berrie, c’è la nonna burbera (Julie Christie) che si fa portatrice degli scontenti di amici e famigliari e cerca in tutti i modi di mantenere il contatto con la realtà. La conclusione drammatica, causa di un destino beffardo, porterà anche lei nel mondo delle fate e della fantasia.
Foster ci offere un viaggio nell’immaginazione, invitandoci a tornare bambini. Neverland è un film che commuove e tocca profondamente gli spettatori, insegnandoci una cosa che spesso gli adulti dimenticano: niente è impossible.
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Bill Horton |
| Massimo Bubola in concerto |
In tutta la musica che genericamente potremmo far derivare da un filone statunitense, fortemente legato ai capisaldi del folk-rock di strada, esiste un respiro che in trent'anni ha influenzato un'area nemmeno troppo vasta della musica d'autore italiana. L'incontro – avvenuto a metà strada e tramite contatti strani e storie...
In tutta la musica che genericamente potremmo far derivare da un filone statunitense, fortemente legato ai capisaldi del folk-rock di strada, esiste un respiro che in trent'anni ha influenzato un'area nemmeno troppo vasta della musica d'autore italiana. L'incontro – avvenuto a metà strada e tramite contatti strani e storie (sbagliate) che hanno segnato un periodo forse irripetibile dell'iter artistico del nostro paese – ha fruttato una produzione musicale fatta di giri di accordi noti a tutti, ballate ambientate in uno smisurato campo narrativo che parte da lontano, magari da Woody Guthrie e arriva agli epigoni: dalla Duluth di Dylan, tocca la Greater London di Bragg, passa per la Genova di De Andrè, vira verso la Roma a mezze tinte di De Gregori e si rinvigorisce a Verona, incontrando uno dei più coerenti interpeti di un modo irrimediabilmente perso di concepire la musica, prima ancora che di suonarla.
Zingari, angeli tristi, morti ammazzati e vite luminose. Provare a contare tutta l'umanità che passa per le canzoni di Massimo Bubola è un viaggio che lasciamo compiere a chi ci legge. Su un'autostrada e con un cd nel lettore. Bubola, visto a Cremona in una tappa del tour acustico con Michele Gazich (violino, pianoforte) ed Enrico Mantovani (chitarra), si conferma come il più rock - nel vero senso della parola se è vero che 'rock' è innanzi tutto una visione del mondo e delle vita - tra i cantautori italiani.
Capace di convertire il verbo di tanti storyteller a stelle e strisce in un linguaggio e una grammatica poetica che dell'Italia ha raccontato i capitoli più bui ma anche gli sprazzi di luce, Bubola regala in concerto canzoni come “Dostoevskij”, “Niente Passa in vano”, “Emmylou”, “Eurialo & Niso”, “Camicie rosse”, “Tre Rose”. Arrangiamenti ridotti all’osso, una ritmica addossata ad accordi di chitarra appena ornati da baluginanti note. Abbellimenti minimi per armonizzare canzoni messe a nudo, in questa veste più godibili per chi il repertorio di Massimo lo conosce già in versione full-band. Se Gazich scandisce riff con la decisione secca di un violino pieno di dinamiche che spinge lì, dove il cuore del pubblico mostra il suo punto più vulnerabile (e allora ascoltate “Andrea”, oppure “Sally”), le chitarre di Mantovani si alternano in elettrico fra tremolii desertici, e in acustico con aperture classicheggianti. Fino a prodigiose singalong da suonare così come viene e con la testa svuotata da pensieri tristi (“Il cielo d’Irlanda”, “Una storia Sbagliata”, “Volta la Carta”, “Quello che non ho”).
Compagno di viaggio per lungo tempo di Fabrizio De Andrè, Bubola a distanza di diversi anni dalla ricca collaborazione con l’Amico Fragile, ha mantenuto un rapporto diretto e inscindibile con il cantautore genovese, riuscendo però, con la stima guadagnata in tutta una carriera, a scansare il pericolo di subirne l’ombra lunga. In tempi di gruppi tributo e continui ‘memorial’ – operazioni verso cui Massimo non nasconde un certo fastidio – il nostro Cavaliere Elettrico fa dal vivo (magari senza nemmeno accorgersene) non un elogio funebre all’amico Fabrizio, ma un ricordo sincero e di rara intensità.
Sarà forse per questo che quando il concerto finisce, sulle note di “Hotel Supramonte”, e di malavoglia ci rimettiamo in auto per raggiungere casa, qualcosa continua a vibrare. E di andare a letto nessuno ha voglia, come se da dire ce ne fosse ancora. Sararanno gli amori tristi che Bubola canta, saranno le malinconie smisurate di certe ballad o l'anima irlandese di certe sfuriate veloci. Saranno queste tonnellate di musica e poesia. Schiantate da qualche parte, tra la Gallura e il Sand Creek.
Luca Muchetti
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Guido |
| Quo vadis baby? |
Giorgia Cantini, interpretata da una bravissima Angela Baraldi, è un’investigatrice privata. Passa le sue giornata tra fotografie rubate, sigarette fumate fino al filtro e ricordi… una ferita mai rimarginata, riportata a galla da una scatola colma di vhs girati da Ada, la sorella morta suicida.
Mentre gli altri dimenticano, mentre gli...
Giorgia Cantini, interpretata da una bravissima Angela Baraldi, è un’investigatrice privata. Passa le sue giornata tra fotografie rubate, sigarette fumate fino al filtro e ricordi… una ferita mai rimarginata, riportata a galla da una scatola colma di vhs girati da Ada, la sorella morta suicida.
Mentre gli altri dimenticano, mentre gli altri tentano di dimenticare, Giorgia vuole sapere cosa è davvero successo quella notte a Roma. Si è davvero trattato di un suicidio? E se si perché quella ragazza così appassionata alla vita, quella giovane donna che voleva diventare attrice ha deciso di farla finita? E chi è A.? L’uomo del mistero di cui Ada si era follemente innamorata.
I sogni si confondono con la realtà, il passato col presente, i ricordi sembrano poter riemergere…e un vecchio film tedesco nasconde la verità.
Salvatores torna con un film cupo e profondo, lontano anni luce dalle divertenti commedie degli esordi di speranze e sorrisi sembra volerne lasciare poche.
Ma il finale apre uno spiraglio… una via di uscita, Giorgia volta le spalle al passato, scende le scale verso il futuro, forse, verso la vita.
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| The Perfect Guardaroba - Un-Tidy |
Dalle marche giunge il nuovo prodotto di casa RedHouse: The Perfect Guardaroba.
Una rock'n'roll band dall'attitudine decisamente eighties alla quale portare sana attenzione.
E' infatti di buon livello il lavoro svolto in fase compositiva con delle ottime ma talvolta derivative ascese di genere.
Delude un pò la qualità di registrazione (era lecito...
Dalle marche giunge il nuovo prodotto di casa RedHouse: The Perfect Guardaroba.
Una rock'n'roll band dall'attitudine decisamente eighties alla quale portare sana attenzione.
E' infatti di buon livello il lavoro svolto in fase compositiva con delle ottime ma talvolta derivative ascese di genere.
Delude un pò la qualità di registrazione (era lecito aspettarsi qualcosa in più dal comunque bravo David Lenci) mentre i brani passano in una gradevole carrellata di ascolti ripetuti.
Spicca la cassa trendy di 'Mizumi' per un disco di per sè sopra la media nazionale.
E' lecito quindi sporgersi oltremanica vagheggiando l'ascolto di una band di quelle parti: bè in quel caso la media sarebbe decisamente fuori portata.
Dal vivo è lecito aspettarsi qualcosa di più.
Tracklist:
1. N.D.City
2. I've Got No Hope
3. Mizumi
4. Point Of View
5. Don't Waste Your Time
6. Can't Stop Loving You
7. Romeo@Juliet
8. Stereotype
9. 6Years After
10. Superjack
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Guido |
| The terminal |
Viktor Navorski (Tom Hanks) è appena arrivato a New York. Sbarcato al JFK lo aspetta una sorpresa: nel suo paese si è appena verificato un colpo di stato e, di conseguenza, il suo passaparto viene invalidato. Risultato: Viktor, che non conosce una parola d’inglese, non potrà uscire dall’aereoporto fino a...
Viktor Navorski (Tom Hanks) è appena arrivato a New York. Sbarcato al JFK lo aspetta una sorpresa: nel suo paese si è appena verificato un colpo di stato e, di conseguenza, il suo passaparto viene invalidato. Risultato: Viktor, che non conosce una parola d’inglese, non potrà uscire dall’aereoporto fino a quando la situazione non si sarà normalizzata.
Lo scalo aereoportuale diventa la sua nuova casa e Viktor dimostra di sapersela cavare, le persone si innamorano di lui, compresa la splendida hostess interpretata da Catherine Zeta-Jones, della sua umanità… i dipendenti dell’aereoporto aiutano Viktor che è arrivato in America per mantenere fede ad una promessa.
Un film divertente, sostenuto da un grande Tom Hanks. Per tutta la famiglia.
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Zitanza |
| VIDEOMAKERS A CREMONA |
A Cremona esiste una scena musicale? Certo!
Ed una scena artistica? Innegabile!
Ristoranti, delinquenza, locali streep tease, commercialisti, fabbriche di cioccolato, elettricisti, piccoli imprenditori ed agricoltori diretti? Non siamo certo a Milano ma nemmeno in un paese del terzo mondo! Qui, come nella tradizione della piccola città di provincia, c’è un po’...
A Cremona esiste una scena musicale? Certo!
Ed una scena artistica? Innegabile!
Ristoranti, delinquenza, locali streep tease, commercialisti, fabbriche di cioccolato, elettricisti, piccoli imprenditori ed agricoltori diretti? Non siamo certo a Milano ma nemmeno in un paese del terzo mondo! Qui, come nella tradizione della piccola città di provincia, c’è un po’ di tutto… basta saper cercare.
Udite udite… Da qualche anno a Cremona esiste anche un concorso per cortometraggi! Le iscrizioni sono aperte a tutti e sono davvero molti quelli che si iscrivono! Non ditemi che non lo sapevate la città è piccola e come si sa… la gente mormora.
Così nell’ex palude che vide i natali dell’indimenticato Tognazzi una volta all’anno schiere di giovani e simpatici registi s’incontrano in un piccolo cinema situato nel centro della città, prendono visione delle fatiche altrui e si lasciano “giudicare”.
Problema! Vedendo queste rassegne è facile accorgersi di quale sia il genere che va per la maggiore: videoclip musicali. Niente in contrario si intenda: la fattura di questi clip è spesso ottima ma è innegabile che così non si vada che ad esplorare una singola potenzialità del mezzo cinematografico, in oltre maggior parte di queste band nemmeno sono del cremonese.
Così la lista dei nomi che propongono un corto (leggi: breve pellicola di circa cinque minuti, con tanto di trama, sceneggiatura e dialoghi) si assottiglia ulteriormente.
Tra questi David C. Fragale: alla domanda cosa fai (Ford rispondeva western!) lui risponderebbe Horror! I suoi lavori sono di fattura pregevole con effetti alla The Ring, la reazione stupita del pubblico in sala è: “C---O sembra un film vero!”. Ed in effetti David ci sa proprio fare, se il suo proposito è far venire la pelle d’oca il risultato è ottenuto, i bambini si coprono gli occhi, le signore se ne vanno e gli altri fissano lo schermo ammirati. Forse la trama de “Il re giallo” è un po’ scarna ma bisogna anche ammettere che è dura srotolare una storia in cinque velocissimi minuti.
Chi invece non ha problemi nell’inserire un po’ di tutto nel breve scorrere di pochi minuti è Saul Palowsky, l’uomo venuto dall’est. Un metro e cinquanta di cattiveria e volgarità. Due sono i corti che questo strano e pericoloso personaggio ha realizzato finora: “Viva muerte” e “Virus Poker”, girato super-amatoriale, ritmi serrati ed una strizzatine d’occhio allo stile di Guy Ritchie (The Snatch docet). Il risultato è pulp: sangue, regolamenti di conti, nani, donne fatali e soldi facili. Le risate sono assicurate, la schizofrenia conclamata del regista nonché sceneggiatore, montatore, attore protagonista e tecnico audio, pure.
Anche Nicola Gastaldi con il suo corto “Prana” la butta sul ridere.
Una storia semplice, una barzelletta divertente. Un pescatore se ne sta sulla riva di Po’ ma un musicista arriva a turbare la quiete del placido fiume. L’improvvisato trombettista vorrebbe far crescere con la melodia del suo strumento una piantina portata da casa… ma qualcosa non funziona, così il pescatore, sempre più innervosito, decide di dargli una mano, infuriato suona le percussioni fino a quando spunta un bel peperone. La verdura servirà a far tacere una volta per tutte l’insopportabile tromba. Risolto il problema il pescatore torna al suo hobby preferito.
Uno che invece a Cremona si vede ormai di rado è Riccardo Benassi che due anni fa ha presentato alla rassegna dei corti il video di gran lunga più inusuale. Il cantiere dell’ex Feltrinelli, i lavori in corso, immagini alienanti di ruspe ed escavatrici al lavoro, qua e là il Duce che incita al lavoro, poi l’interno di un supermarket e la voce di una donna velocizzata. L’attacco, chiaro, è alla civiltà di consumo, alla logica compra e produci, ad una società che di darsi una regolata sembra non averne proprio voglia. Benassi è un artista a tutto tondo, abile manipolatore di immagini, una sua installazione è proprio in questi giorni in mostra alla Fabbrica del vapore a Milano.
Tutto qui, direte voi, già tutto qui!
E pensare che ormai le tecnologie per produrre video sono alla portata di tutti.
E pensare che scendere in strada con tre amici, inventarsi una storia e girarla è così divertente… ma forse noi cremonesi preferiamo rintanarci nel solito bar a menarcela che non c’è mai niente da fare…
E dire che pure Fabio Volo è venuto in città per girare un film… cacchio mi è venuta la febbre!
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Zitanza |
| VIDEOMAKERS A CREMONA: intervista a Saul Palowsky |
Ore 10 e 00 appuntamento con il mio contatto.
Dopo cinque minuti si presenta una ragazza francese con una vistosa cicatrice sopra l’occhio destro, dice che è qui per me, è stata incaricata dal Palowsky di portarmi nella sua tana per quell’intervista…prima però deve bendarmi, piccola precauzione. Accetto, non so nemmeno...
Ore 10 e 00 appuntamento con il mio contatto.
Dopo cinque minuti si presenta una ragazza francese con una vistosa cicatrice sopra l’occhio destro, dice che è qui per me, è stata incaricata dal Palowsky di portarmi nella sua tana per quell’intervista…prima però deve bendarmi, piccola precauzione. Accetto, non so nemmeno io il perché.
Dopo circa un’ora di macchina siamo arrivati. Scendo e mi ritrovo in una stanza fredda, quadri appesi un po’ ovunque, davanti a me c’è lui, Palowsky, una sciarpa nera a coprirgli il volto.
- Ho avuto qualche problema con le forze dell’ordine! Dice.
Già lo sapevo, quando penso agli affari (Pa)loschi che quest’uomo intrattiene con i famigerati Escobar mi viene la pelle d’oca. Nonostante la sua fama Saul con me si comporta come un perfetto padrone di casa, come se mi conoscesse da una vita mi chiede se desidero del mate, la bevanda degli dei…
Sediamo. L’intervista ha inizio.
- Allora Saul, dove sei nato?
- A Medellin, Colombia, nel millenovecentosettantasette.
- Scusami ma il tuo cognome non è, diciamo, tipicamente sud-americano…
- Già, ma questa è una lunga storia. Troppo lunga…
Non insisto.
- Parliamo di cinema Saul. Come hai iniziato a fare film?
- All’incirca un paio di anni fa, le cose non andavano affatto bene ed io avevo bisogno di soldi… molti soldi - sorride- sai, il mercato in cui trafficavo era in un momento di crisi, tutta colpa delle crisi economica. Così nei lunghi giorni di isolamento forzato, qui nella mia “tana” ho scoperto il computer. Uno strumento per cui ho sempre provato una sorta di rigetto, così freddo, spietato. Dopo qualche giorno si presenta da me un tizio che mi deve soldi, dice “Amico, i soldi ancora non ce li ho però per adesso posso darti questa!” e tira fuori questa telecamera. Io penso “Perché no!” Sai, ho sempre creduto nel destino.
- E gli attori che recitano nei tuoi film, dove li hai conosciuti?
- Sono tutti ragazzi di strada. Vecchi amici che non mi hanno mai voltato le spalle. Gente di cui mi posso fidare!
- Devo farmi una doccia! Questo isolamento mi sconquassa!
- Quali sono i tuoi registi preferiti?Gli autori a cui ti ispiri
- Su tutti Kubrick, Tarantino, Guy Ritchy. Mi piace il genere pulp ed anche i b-movie all’italiana, sto cercando di realizzare una fusione tra questi due modi di fare cinema che mi esaltano. Le storie che racconto nei miei film sono di ordinaria follia, alcuni spunti li prendo da faccende che mi sono capitate veramente, mi definisco un regista narco-punk!
- Ma oltre alla violenza nei tuoi film c’è dell’altro!
- Puro divertimento amico! Dopo una vita come la mia, dopo tutto quello che ho passato ora non posso che metterla sul ridere. La gente quando mi incontra per strada ha paura, lo so, ma io vorrei far capire a tutti che sono cambiato. Sai che ho trovato anche la fidanzatina ultimamente e le voglio tanto bene! Anzi voglio bene a tutti! Vorrei che anche gli altri iniziassero a volerne a me e la macchina da presa potrebbe essere il mezzo per redimermi, per dimostrare che c’è qualcosa di buono anche in me!
Sono sconvolto, quest’uomo è completamente pazzo!
- Ti sei piazzato al terzo posto per ben due volte nel concorso per giovani registi organizzato dal comune di Cremona! Sembra che i tuoi film piacciano?Come mai secondo te?
- Sono divertenti. Senza alcuna pretesa intellettualistica. Sono destinati ad un pubblico giovane, tento di sopperire alle mancanze tecniche attraverso un montaggio veloce, basato tutto sul ritmo.
- Hai già in mente qualcosa per il prossimo futuro?
- Posso dirti solo che ho già contattato un attore autoctono, tutti lo conoscono come Giamma qui in città. Abbiamo già in mano una buona sceneggiatura, qualcosa di sconvolgente e certamente vietato ai minori. Il titolo dovrebbe essere “Il vampir dal ner mantel, sot il mantel nient!”. Di più proprio non posso dirti!
- L’intervista è finita Saul, ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso e per la bella chiacchierata!
- Grazie a te, amico!
Mi porge la mano ed io faccio per alzarmi ma qualcosa impedisce alle mie gambe di muoversi, resto impietrito sulla sedia.
Poi non ricordo più niente. Mi risveglio nel mio letto, completamente rincoglionito e con il dubbio di aver semplicemente sognato tutto. Due fogli scritti a mano poggiati sul comodino confermano che tutto quel che ricordo è successo realmente…
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| Marianne Faithfull - Before the Poison |
Non è facile portarsi in anni luce un'omra ingombrante come quella di Miss Jagger.
La povera Faithfull questa volta però zittisce tutti. (lo fa nel 2004 ma purtroppo riusciamo a parlarne solo ora).
Un disco come questo è forse quello che vale una carriera.
Già la presenza di Pj Harvey in buona...
Non è facile portarsi in anni luce un'omra ingombrante come quella di Miss Jagger.
La povera Faithfull questa volta però zittisce tutti. (lo fa nel 2004 ma purtroppo riusciamo a parlarne solo ora).
Un disco come questo è forse quello che vale una carriera.
Già la presenza di Pj Harvey in buona parte dei pezzi, seguita da Nick Cave, Damon Albarn e Jon Brion.
Insomma parlando di Marianne verrebbe quesi naturale non pensarci ma ci troviamo ad un disco semplicemente interpretato dalla sempre bellissima signora.
Un disco comunque epico che verrà ricordato per profondità e spessore delle ballate che contiene.
Un piccolo gioiello che siamo lieti di potervi ricordare.
Da avere.
Tracklist:
1. The mystery of love
2. My friends have
3. Crazy love
4. Last song
5. No child of mine
6. Before the poison
7. There is a ghost
8. In the factory
9. Desperanto
10. City of quartz
Allo
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Allo |
| Cocorosie - Noah's Ark |
Dopo tanti chiacchericci fatti sul valore effettivo del progetto CocoRosie a firma delle sorelline Sierra e Bianca Casady ecco approdare il fantomatico disco 'al bivio'.
Conferma o cocente sconfitta?
Noi la vediamo sicuramente bene.
Il nuovo Noah's Ark pare avere un fascino intrinseco certamente più radicato del precedente La Maison De Mon...
Dopo tanti chiacchericci fatti sul valore effettivo del progetto CocoRosie a firma delle sorelline Sierra e Bianca Casady ecco approdare il fantomatico disco 'al bivio'.
Conferma o cocente sconfitta?
Noi la vediamo sicuramente bene.
Il nuovo Noah's Ark pare avere un fascino intrinseco certamente più radicato del precedente La Maison De Mon Rêve pur mantenendone le anomole pecurialità sonore.
Certa è quindi la conferma di uno dei progetti più interessanti della nuova scena indipendente mondiale.
Irriverenti nell'accostare atomsfere apparentemente distanti le Nostre concedono piccoli gioelli lo-fi (Vedi la splendida 'Beautiful Boys' in compagnia di sua eroica rivelazione Antony).
Non resta che sesersi e lasciarsi cullare dalle sghembe ed intriganti trame delle composizioni a firma Cocorosie...
...regalano piacere.
Tracklist
1 K-Hole
2 Beautiful Boyz
3 South 2nd
4 Bear Hides And Buffalo
5 Tekno Love Song
6 The Sea Is Calm
7 Noah's Ark
8 Milk
9 Armageddon
10 Brazilian Sun
11 Bisounours
12 Honey Or Tar
Allo
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| N/A -
Allo |
| Petramante - Risvegliandomi annego nel sogno di mutare la mia essenza in vino sc |
Riuscite ad immaginare una serata fantastica? Una serata divertente, una serata costruttiva, una di quelle serate che non vorreste perdervi per nulla al mondo? Credo proprio di si...non succede molto spesso. Ed è proprio per questo che quando ne capita una, questa ti rimane impressa per sempre nella memoria e...
Riuscite ad immaginare una serata fantastica? Una serata divertente, una serata costruttiva, una di quelle serate che non vorreste perdervi per nulla al mondo? Credo proprio di si...non succede molto spesso. Ed è proprio per questo che quando ne capita una, questa ti rimane impressa per sempre nella memoria e crea un metro di giudizio per tutte le altre serate a venire. Bhé, la sera che per la prima volta ho preso in mano il Cd del Petramante (non scriverò mai più il titolo del Cd per tutta la cartella Word .. un titolo con più di 50 battute è palesemente contro le Convenzioni di Ginevra) non era per un cazzo una serata fantastica. Riunione in ufficio disertata da tre quarti degli “aventi dovere”, allenamento perso con probabile mancata convocazione per la prossima di campionato, Cremona che regalava una di quelle serate umide che neppure in Vietnam… sigarette, brain storming, atmosfera pesante di fumo e delusione, caramelle, luci al neon. In ufficio faccio ballare per fra le dita svogliate i Cd da recensire. Ed i Cd ballano svogliati ed inosservati fra le pieghe delle altre faccende nelle quali sia io che Allo eravamo affaccendati. Ma un Cd giallo non poteva passare inosservato. Oramai sono dieci anni che mi occupo di musica ed erroneamente mi sono convinto di poter comprendere un gruppo solo guardando la copertina del suo disco.. (una convinzione che potrebbe non essere neppure del tutto errata, i Turbonegro non avranno, alla fine, le stesse copertine dei Pooh.. o no?). “Fottuti Are Krsna … musicaccia sperimentale inascoltabile una rottura di coglioni paurosa da sparare a tutti nella schiena ma guarda che cazzo di titolo adesso lo butto nel maceradocumenti” (fluenze emotive).
Alzo il Cd come per ammonire Allo.
- Mio dio.. ma che robba è?
E lui si gira arrestando lo scalpiccio delle dita sulla tastiera del Mac
- Bho… è da recensire…piglialo su. Robba tua.
Ed io che penso che la prossima volta taccio.
Torno a casa tardissimo. Sonno zero. Ho in mano 2 Cd: “Le Tigre” e “G.G. Allin”.. che ascolto? Poi la coda dell’occhio che viene pestata ancora inavvertitamente. Il Cd giallo che si propone prepotentemente, come aveva fatto ore prima sulla scrivania dell’ufficio. Vabbé penso.. due secondi, una chitarra straziata in accompagnamento di qualche merdoso tamburello etnico, due righe da far convertire Bukowski e poi torno a farmi i miei. Cd. Play. Photoshop. Comincio a lavorare su un’immagine. Passano i primi 2 minuti e 06 .. “Ma dove sono i tamburelli etnici? ho forse il volume basso?”
E mi fermo. E mi fermo perché per ascoltare e godere a pieno dei suoni di ‘sto Cd Giallo DEVI fermarti. Un conto è sentire della musica ed un conto è ascoltarla, dermoassorbirla. Questo Cd va ascoltato, assorbito. Bhè, ora che scrivo sono passate 12 ore dal primo play e penso di averlo fatto girare almeno una ventina di volte prima di trovare dei difetti, tanto per dare un senso ad una critica costruttiva. La prima volta che lo senti infatti non riesci a fare appunti. Il Cd giallo va via infatti che è un piacere, scorre fluido, ti avvolge, ti accompagna, ti sublima i timpani con testi dai quali affiorano parole mai scontate ma ricercate, sofisticate e profumate come sculture in legno di sandalo.
- Mà… senti questi.. come ti sembrano?
- Chi è questa? Carmen Consoli?
- No mamma, è Francesca Dragoni.
- Chi? Quella che usciva con Andrea Nava?
- No mamma, no, stavolta lui non c’entra…
La mamma è sempre la mamma… ed anche se la Consoli è totalmente diversa (proprio per caratteristiche intrinseche della sua voce e delle sue tonalità) effettivamente la voce di Francesca è incredibile. Sarà che io ho un debole per le cantanti femminili ma va da sé che la voce di questa ragazza ha un calore ed una energia non sottovalutabili anche se c’è un “anche se”. Ci sono passaggi, infatti, nei quali (nota, dopo 20 volte che ascolti attentamente) si possono notare chiusure di strofa leggermente sporche, alcune indecisioni tonali, vaghi tremolii. Particolari. Granelli si sabbia sulla strada del sublime, dovuti o ad imperfezioni in fase di registrazione o ad uno “strumento voce” ancora “impunito” (come si dice a Roma indicando le ragazzine belle, altezzose e non ancora, diciamo, “educate”) che necessiterebbe solo di pochissimi accorgimenti per essere totalmente esente da critiche (non riesco più a trovare avverbi per indicare quanto invisibile sia il moscerino che ho trovato nella minestra).
Nel complesso i suoni del disco sono molto buoni, la registrazione ed il mixaggio sono praticamente privi di qualsiasi difetto e ci sono un paio di controtempi di batteria da far venire i lucciconi in “Distillami”. Una menzione particolare però la voglio dedicare a “Mora di Gelso”: farmi recensire il Cd Giallo (di cui, come ho già detto, mi rifiuto categoricamente di ripetere il titolo) è stato un colpo basso. Ho suonato per cinque anni punk rock e quando sono introspettivo e malinconico ascolto gli Screeching Weasel…e dunque può anche darsi che un pezzo come “la finestra” non vada incontro pienamente ai miei gusti.. il pezzo n° 3 del Cd Giallo però è veramente bello. Incide come una brezza primaverile, facendosi ascoltare piacevolmente, facendosi anche “sentire”, ovvero non richiedendo quell’impegno razionale che, magari, altri pezzi del Cd Giallo richiedono. “Mora di Gelso” te lo ricanti sotto la doccia se ti capita, questo voglio dire.
Come ultima cosa c’è la nota dolente. Unica sopravvissuta della stroncatura che mi ero deciso di dare a tutto il disco fin dall’inizio, ma che oggettivamente non ho potuto dare. Mancata la porta dell’oggettività sfonderò dalla finestra della soggettività: la ricerca esasperata del complesso e dell’”artistico” è una cosa che trovo personalmente insopportabile, un fiore è bello com’è senza doverlo ricoprire d’oro: diverrebbe spocchioso. E l’uso spropositato ed a volte forzato di figure retoriche nei testi appesantisce l’opera. Sembra i testi vengano scritti col dizionario dei sinonimi alla mano… ma questo è un mio parere personale.. oggettivamente i testi, come ho già detto, sono scritti bene ed in modo non banale…
Ed ora l’allegra rubrica del:
Compreresti questo Cd?
Io neanche mi pagassero per farlo. Ma conosco sicuramente persone, e neppure poche, a cui potrei regalarlo. Per cui, in conclusione, nonostante alcune inevitabili imperfezioni dovute all’ assenza di una media o potente produzione alle spalle, ed in un panorama musicale italiano ingolfato e soffocato da cover band, il lavoro risulta buono, anzi, molto buono.
Naturalmente sconsigliato a chi non fa di questo genere di musica il suo genere preferito.
Janfree
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Allo |
| Jerrinez - Motel Singapore |
Vecchia conoscenza di Cantiere Sonoro i Jerrinez vinsero una scorsa edizione di Band in Cantiere con un live di indiscutibile impatto.
I tre (più il fuori età Guido alla tromba) propongono un rock contaminato e tendenzialmente anomalo cantato in lingua italiana.
Questo Motel Singapore è l'ultima pubblicazione dei milanesi: diretto, pungente...
Vecchia conoscenza di Cantiere Sonoro i Jerrinez vinsero una scorsa edizione di Band in Cantiere con un live di indiscutibile impatto.
I tre (più il fuori età Guido alla tromba) propongono un rock contaminato e tendenzialmente anomalo cantato in lingua italiana.
Questo Motel Singapore è l'ultima pubblicazione dei milanesi: diretto, pungente e ben suonato.
Nulla da dire infatti sulla resa del prodotto che sancisce il buon livello qualitativo raggiunto dai Nostri non senza mascherare le pecche derivative che talovolta emergono.
La lirica pare ben costruita attorno a trame strumentali di stampo brit-wave mai scontate ed efficaci.
Spiccano la title-track Motel Singapore e la sucessiva dilatazione di Atomi ka.
Buoni spunti che richiedono una migliore amalgama ma che nel complesso condiscono un lavoro decisamente riuscito.
A risentirci.
Tracklist:
01. Motel Singapore
02. Atomika
03. Il Tangaccio
04. Il Branco
05. Festa
06. Un Disertore
07. Settimo
Allo
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Zitanza |
| VIVA ZAPATERO! |
L'Italia è al settantasettesimo posto nella graduatoria riguardante la libertà di stampa.
Stiamo tra la Bulgaria e la Bolivia tra i paesi semi-liberi. Stiamo nella merda? Emmm… forse si!
Sabina Guzzanti, dopo la sospensione del suo programma RIOT, è entrata a fare parte del gruppo degli illustri cancellati dell’italico schermo televisivo. La...
L'Italia è al settantasettesimo posto nella graduatoria riguardante la libertà di stampa.
Stiamo tra la Bulgaria e la Bolivia tra i paesi semi-liberi. Stiamo nella merda? Emmm… forse si!
Sabina Guzzanti, dopo la sospensione del suo programma RIOT, è entrata a fare parte del gruppo degli illustri cancellati dell’italico schermo televisivo. La compagnia in questo nuovo girone dantesco non deve certo mancare: Luttazzi, Santoro, Biagi, solo per fare i nomi più conosciuti.
Sabina Guzzanti presenta Viva Zapatero, un documentario in pieno stile Michael Moore, girato incentrato sulle angherie della censura nel nostro bel paese.
Sabina Guzzanti a mio modesto parere è un genio! Inserisce in questo tragicomico documentario parodie e caricature, chiede opinioni ad esperti di varia natura(il compito di spiegare cosa sia la satira è affidato a niente meno che Dario Fò, il premio Nobel che tutto il mondo ci invidia ma che, guarda caso, non si vede quasi mai in televisione), intervista chi come lei è stata cancellata dal dorato regno della TV, lascia spazio anche a chi non ne ha voluto lasciare a lei. Viva Zapatero ci fa scompisciare dalle risate ed allo stesso tempo ci lascia riflettere,ci informa, ci indigna...
Tra le risate in sala si sente qualche insulto, fuori tutti parlano animatamente, si discute, ci si arrabbia, qualcuno impreca, qualcun altro se ne va via zitto, gli occhi fissi a terra. Una domanda nella testa di tutti: dove diavolo andremo a finire?
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Allo |
| Intervista ai Valery Larbaud |
Un veloce botta-risposta con una delle band più in crescita della scena rock cremonese.
Il Loro ultimo lavoro è fuori da un pò...non fatevelo scappare.
Dopo qualche mese dall'uscita del disco ufficiale per Acide
Prod./distribuito Venus come ritieni stia andando?
Va con annesse tutte le difficoltà che può incontrare una band emergente e un...
Un veloce botta-risposta con una delle band più in crescita della scena rock cremonese.
Il Loro ultimo lavoro è fuori da un pò...non fatevelo scappare.
Dopo qualche mese dall'uscita del disco ufficiale per Acide
Prod./distribuito Venus come ritieni stia andando?
Va con annesse tutte le difficoltà che può incontrare una band emergente e un etichetta indipendente decidono di produrre un disco che non ha certamente i suoni trendy del momento ma quelli che rispondono genuinamente alla sensibilità di chi lo ha scritto e suonato.
la difficoltà più grande sta nel trovare i concerti, perchè i pochi spazi esistenti sono invasi dalla miriade di gruppi che ormai ci sono in giro, perchè chi gestisce questi spazi ha la sacrosanta necessità di non perderci dei soldi e quindi non ha la possibilità di rischiare serate con band che non hanno la possibilità economica di avere una promozione tale da garantire un folto pubblico, perchè sembra che tutti vogliano suonare e nessuno voglia stare a sentire anche gli altri suonare.
Ritieni di dover dare particolari consigli a band che stanno per
percorrere una produzione simile alla vostra?
Nessun consiglio, ognuno deve fare ciò in cui crede.
Riascoltando il disco. Cambieresti qualcosa?
Cosa?
assoutamente no. in quel momento è il meglio che potessimo fare.
Quando si esce da uno studio al termine di un disco, vorresti rientrare per registrarlo da capo, ma questo non significa che i VL non siano soddisfatti di quello che hanno fatto. Semmai è lo stimolo a crescere e soffrire per trovare energie e mezzi per il prossimo album.
Credi che le atmosfere da voi proposte siano destinate ad incuriosire l'attuale scena musicale nazionale o vi scontrate con filoni d'interesse
d'altro tipo?
Francamente non so cosa riponderti. Di certo non abbiamo scritto una sola nota dei nostri brani da sei anni a questa parte domandandoci se poteva incuriosire una chicchessìa scena musicale nazionale.
Dopo un'estate di soddisfazioni quale evento ricordi con più trasporto?
Indubbiamente la data con i Marlene Kuntz ci ha permesso di esibirci di fronte ad un pubblico numeroso ed attento che ci ha permesso di esprimerci al massimo e pare che ciò sia stato colto anche da chi stava sotto il palco.
Il video in uscita.
Esigiamo una piccola anticipazione.
Ci stiamo lavorando, l'anticipazione che posso dare è che girando una scena ho rimediato 2 punti di sutura in testa. ....Se non è rock questo, dimmi tu.........
Domande di Allo
Risposte di Diego Pallavera
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| Hiroshima Rocks Around - Hra666 |
Deliiiiiriiiumm!
Stavolta Hiroshima finisce per girare davvero forte attorno ad un delirio sonoro a dir poco delirante.
Diciotto brani di puro blues-hard-no-sense assolutamente copyleft, quindi scaricabili e utilizzabili dal loro sito www.hirocksound.net pubblicate in vinile dalla No-Fi e distiribuiti Goodfellas.
Fatevi un giro e downloadate il delirio dilatato dei Nostri, un coacerbo...
Deliiiiiriiiumm!
Stavolta Hiroshima finisce per girare davvero forte attorno ad un delirio sonoro a dir poco delirante.
Diciotto brani di puro blues-hard-no-sense assolutamente copyleft, quindi scaricabili e utilizzabili dal loro sito www.hirocksound.net pubblicate in vinile dalla No-Fi e distiribuiti Goodfellas.
Fatevi un giro e downloadate il delirio dilatato dei Nostri, un coacerbo di ironie e follie che si congiunge in un lavoro certamente ostico.
L'ascolto è infatti messo a pesante repentaglio dal dadaistico inflazionarsi di scivolate noise e urla da tortura.
Ma tranquilli non c'è da spaventarsi, alla fine il piede batte annche un pochettino.
Come direbbe qualche ministro: 'è qui che si cela la rabbia delle nuove generazioni'.
Lo-fi-Cooore!
Allo
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| Anomalya - Anomalya |
Stamattina ho aperto gli occhi e già mi giravano i coglioni.
Stamattina ho aperto gli occhi con la precisa sensazione che non avrei combinato nulla di buono tutto il giorno. Cervello un po’ spappolato da altri pensieri. Stamattina ho aperto gli occhi ed ai piedi del mio letto Tommaso mi...
Stamattina ho aperto gli occhi e già mi giravano i coglioni.
Stamattina ho aperto gli occhi con la precisa sensazione che non avrei combinato nulla di buono tutto il giorno. Cervello un po’ spappolato da altri pensieri. Stamattina ho aperto gli occhi ed ai piedi del mio letto Tommaso mi guardava con aria interrogativa. Tomma’.. che cazzo si fa stamattina? Tommaso muove il naso, si gratta un orecchia e va. Per fatti suoi.
Bho. Siccome stamattina sono già le undici e mezzo è forse il caso di non crederci troppo nella tesi. ‘ndiamo a dare un occhio al pacco di Cd che ho pigliato su in redazione ieri sera.
Piglio uno dei pochi Cd che è accompagnato da un curriculum. Di solito voglio vedere in faccia chi mi appresto ad uccidere. Foglio. Foto di cinque simpatici ragazzi seduti sorridenti con i loro strumenti in mano. Uno assomiglia pure a Strummer. Bho.. la prima riga e già trovo da bofonchiare: è che non riesco proprio a capire la trovata di chiamare un gruppo con un nome perfettamente italiano ma con una “y” al posto di una “i”.
Il nome O te lo fai in inglese, O te lo fai in italiano.. e che nessuno mi venga a raccontare cazzate del tipo che anche nel nome si può riscontrare l’anomalia di cui sopra… una robba così non è anomala: è liceale, o provinciale.. a scelta.. ma se “il sogno resta quello di poter vivere per mezzo della forma d’arte che propongono” allora gli Anomalya devono capire che alcune scelte artistiche non diventano un accessorio. Diventano una voce in busta paga.
Il demo è tecnicamente ben fatto. Ovvero, dal mio punto di vista, è un investimento di denaro spaventoso, vagamene inutile e che di solito rappresenta una mossa ad hoc per crearsi antipatie (soprattutto quando il gruppo è ancora molto giovane).. copertina a colori stampata industrialmente, contrassegno siae pagato per un promo da quattro canzoni, Cd stampato anch’esso a colori… quando ti capita di prendere in mano un lavoro simile pensi subito ad un gruppo clamoroso, di gente ultranavigata…. ed invece guardi il curriculum del gruppo e ti accorgi che si tratta di un gruppo formato da 5 ragazzi poco più che 20enni che, dopo una “breve carriera come cover band”, si lanciano in una nuova avventura. Sforzo onestamente apprezzabile in senso lato.
Meno apprezzabile è il risultato finale da cui emerge palese, come una macchia su un paio di mutande bianche, l’inesperienza del gruppo. Inesperienza che in parte giustifica una stroncatura non globale. Una stroncatura che questo demo si merita, prima di tutto, per aver deluso le aspettative che il lavoro di produzione che gli stava alle spalle ha voluto far pretendere (un consiglio: la prossima volta che mandate un curriculum non fatevi da soli la recensione del tipo “il cuore dei pezzi batte con la precisione di una batteria decisa e potente”) e, secondo, dall’analisi delle canzoni e della loro assoluta mancanza di anomalia rispetto al panorama musicale italiano contemporaneo, nel quale gli AnomalyA si infilano facendo il minor rumore possibile (mentre non c’è alcuna traccia del sound grunge di Seattle degli anni ’90 che ci è stato promesso e che si identificava con le sue chitarre straziate, la sua semplicità, e la sua struttura dei pezzi quasi geometrica, tutte cose che mancano nel demo dei 5 giovani bergamaschi).
Ma ora è giusto che spieghi il motivo di sì tanta critica.
Quando ho fatto partire il disco dal mio Pc (ho le pile del telecomando dello stereo scariche da un anno, non ho voglia di comprarle, il Cd dello stereo salta ed adesso che ci penso il cazzo di telecomando dello stereo me lo sono pure perso) mi sono subito accorto che nulla è stato lasciato al caso: fino WMP, che è tipicamente stolto, riconosce i titoli di pezzi anziché catalogarli genericamente come Track 1 o Track 2... parte “morire di te”. Tommaso è ai miei piedi e mi guarda. Io lo guardo. Psichedelia. Prima strofa passa, bene, bene, niente male. Arriva, cazzuto, il ritornello.. bello bello, una stonatura (che scoprirò in seguito voluta) ma bello.. Assolo.. power.. poi io e Tommaso ci guardiamo – Tommaso! Ma che c***o gli è venuto in mente? – Tommaso mi guarda, alza le orecchie come dire – Mha!- . E continuiamo a guardarci mentre fra il minuto 2.37 ed il minuto 2.40 comincia il suicidio stilistico. Avete presente la scena di Mars Attack dove gli alieni vengono sconfitti facendo loro ascoltare un suono che li fa esplodere la testa? Ecco, gli AnomalyA hanno probabilmente avuto la stessa idea. Un intermezzo che non ha altro scopo che essere un’arma di distruzione di massa. Totalmente fuori luogo, impostato ad una tonalità che, probabilmente in fase di registrazione, diventa agghiacciante, dà i brividi, tipo le forchette che rigano la ceramica… ed in più è lunghissimo. La batteria, che fino a quel momento si era comportata bene (mi è veramente piaciuta la parte che va dal minuto 2.14 fino al momento del suicidio) entra quasi di soppiatto, come farebbe un gatto (la famosa batteria a gatto)… MA CI METTE UN ANNO! Ansia. Che non è la mancanza di respiro di uno stop and go o l’abbandono sensoriale di un fade o la carica che ti dà, appunto, un ingresso progressivo: è ansia. Stop.
Da questo punto in poi il dramma… stonature vocali ed un coro, minimizzando i termini, straziante.. probabilmente registrato illegalmente in un pronto soccorso della val Seriana.
Un pronto soccorso di cui, per altro, gli AnomalyA sembrano essere assidui frequentatori, dato che farciscono l’incolpevole “Dissidio” di lamenti che in nessun altro dove possono essere stati incisi..
Comunque, in generale, il Cd rappresenta una ricerca esasperata di una complessità musicale che non può essere trovata e che spinge i pezzi ad essere, dopo un tutto di 20 minuti, anziché “elettrici e coinvolgenti” (come umilmente vengono definiti dallo stesso gruppo) solo lunghi da ascoltare.
Ma non tutto è male e tanto gioca l’inesperienza del gruppo. Volontà ‘stì 5 bergamaschi sicuramente l’hanno. Ora serve rimboccarsi le maniche, provare, spendere di meno nelle autoproduzioni perché dovranno essercene molte altre a venire prima che gli evidenti limiti di questo supporto possano essere limati.
Un ultimo consiglio a chi scrive le presentazioni: se non hai suonato con band di livello nazionale, se non hai partecipato a concorsi di livello almeno regionale o se non ti sei fatto Kate Moss, evita di dire che hai vinto il concorso del Bayer Pub di Gandino. Suona come una sconfitta.
Tracklist:
1) Morire di te
2) Dissidio
3) Sometime
4) Realta'
Janfree
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Allo |
| Baustelle - La Malavita |
Ci voleva un disco così.
Undici regalini confezionati dagli amici di Montepulciano dall'indiscusso fascino.
Le tracce scorrono sotto l'ormai consolidata atmsfera retrò che i Nostri son stati capaci di rinnovare nel miglior pop attualmente in circolazione nella penisola.
Davvero una conferma significativa che non tarderà di farsi notare anche a livelli mainstream.
Esagero quasi...
Ci voleva un disco così.
Undici regalini confezionati dagli amici di Montepulciano dall'indiscusso fascino.
Le tracce scorrono sotto l'ormai consolidata atmsfera retrò che i Nostri son stati capaci di rinnovare nel miglior pop attualmente in circolazione nella penisola.
Davvero una conferma significativa che non tarderà di farsi notare anche a livelli mainstream.
Esagero quasi giudicando 'La Malavita' ai livelli dell'esorbitante esordio 'Sussidiario Illustrato de la Giovinezza'
Da 'Il Corvo Joe' ad un 'Romantico a Milano' il disco si incolla al lettore per un repeat incessante che porta ben presto al canticchio divertito.
I cambiamenti di formazione non hanno certo influito negativamente...anzi.
Sicuramente nella playlist dei migliori dei 2005.
Appena in tempo.
Tracklist:
01. Cronaca nera
02. La guerra è finita
03. Sergio
04. Revolver
05. I provinciali
06. Il corvo Joe
07. Un romantico a Milano
08. A vita bassa
09. Perchè una ragazza di oggi può uccidersi?
10. Il Nulla
11. Cuore di tenebra
Allo
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Zitanza |
| La sposa cadavere |
Dopo Nightmare before Christmas, entrato nella storia del cinema d' animazione, Tim Burton presenta il suo secondo capolavoro completamente realizzato in stop-motion.
La Sposa Cadavere è la storia di un matrimonio combinato tra il figlio di due ricchi e volgari mercanti e una ragazza di famiglia nobile ed in rovina....
Dopo Nightmare before Christmas, entrato nella storia del cinema d' animazione, Tim Burton presenta il suo secondo capolavoro completamente realizzato in stop-motion.
La Sposa Cadavere è la storia di un matrimonio combinato tra il figlio di due ricchi e volgari mercanti e una ragazza di famiglia nobile ed in rovina. I due giovani si innamorano a prima vista ma a turbare il giorno delle nozze arriva una ragazza da anni morta, uccisa dal suo stesso sposo.
Il film è ambientato per metà in una cittadina che ricorda l’ Inghilterra Vittoriana e per metà nella città dei morti dove il giovane sposo viene portato dall’altra pretendente, Emilie, bella ed affascinante ma irrimedialmente morta, con tanto di verme ( mitico! ) che sbuca dal bulbo oculare sempre pronto a dispensare consigli di varia natura. La scenografia cupa ed espressionista, i personaggi buffi e grotteschi, la colonna sonora ( che spazia tra i generi più differenti ) firmata da Danny Elfman stupenda ad arricchire i momenti carichi di maggior patos e romanticismo: poesia somministrata con sapienza per una storia che fa commuovere e sorridere. Tim Burton realizza un opera perfetta dal punto di vista visivo, la trama scarna è una fiaba dolcissima e a lieto fine.
Ed anche se forse è inutile cercare motivi di riflessione all’interno di una storia così surreale fa certo pensare la scelta di presentare i morti come allegri e festosi in un contrasto così evidente con i vivi che risultano tutti, fatta eccezione per gli sposi, bigotti e così attaccati ai beni materiali da risultare detestabili.
Un film che non deluderà i fans più accaniti di Burton che dimostra ( come se fosse necessario! ) di essere uno degli autori più prolifici ed originali di questi nostri tristi giorni.
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allo |
| DIALOGHI SONORI 2006 - MUSIKANTEN |
Dialoghi Sonori 2006 – Cantiere Sonoro 2006
Salone dello Studente 2005
Cinema Tognazzi
E’ con immenso piacere che una collaborazione che coincide con l'apertura di Dialoghi Sonori 2006 e il decimo anniversario del Salone dello Studente si concretizza nell’evento culturale cittadino dell’anno:
FRANCO BATTIATO
presenta il nuovo film
MUSIKANTEN
Un’intervista-dibattito con il Maestro Battiato e il filosofo...
Dialoghi Sonori 2006 – Cantiere Sonoro 2006
Salone dello Studente 2005
Cinema Tognazzi
E’ con immenso piacere che una collaborazione che coincide con l'apertura di Dialoghi Sonori 2006 e il decimo anniversario del Salone dello Studente si concretizza nell’evento culturale cittadino dell’anno:
FRANCO BATTIATO
presenta il nuovo film
MUSIKANTEN
Un’intervista-dibattito con il Maestro Battiato e il filosofo Manlio Sgalambro alla quale seguirà la visione della pellicola.
Giovedì 17 Novembre 2005
Cinema Tognazzi, via Verdi 10, Cremona
Ore 21,00 – Ingresso 7 euro
Prevendite presso il Cinema Tognazzi: 0372.458892
IL FILM
Il cantautore-regista siciliano ha girato in Italia, Svizzera, Finlandia, Estonia e Lituania per trovare le atmosfere giuste per ambientare, fra presente e passato, questo film, non solo biografico, sugli ultimi anni di vita di Ludwig van Beethoven (interpretato da Alejandro Jodorowsky), rievocati con originali flash back che vedono coprotagonista Sonia Bergamasco mentre Fabrizio Gifuni veste i panni di un presentatore televisivo, collega di lavoro della Bergamasco. Michela Cescon, Chiara Muti e Lucia Sardo sono invece presenti in alcuni camei.
Un film originale e sorprendente, scritto a quattro mani con l'immancabile filosofo Manlio Sgalambro che terrà desta nelle sale l'attenzione degli spettatori.
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Zitanza |
| MUSIKANTEN |
Musikanten, esattamente come da previsione, è un film complesso, ostico, in sala lascia la maggior parte dei presenti ( compreso il sottoscritto ) allibiti, spaesati, tutti incapaci di formulare un giudizio.
Strutturato in tre movimenti vede nella prima parte Marta e Nicola, due produttori televisivi, impiegati nella realizzazione di un nuovo...
Musikanten, esattamente come da previsione, è un film complesso, ostico, in sala lascia la maggior parte dei presenti ( compreso il sottoscritto ) allibiti, spaesati, tutti incapaci di formulare un giudizio.
Strutturato in tre movimenti vede nella prima parte Marta e Nicola, due produttori televisivi, impiegati nella realizzazione di un nuovo programma dedicato a studiosi di varie discipline, tra cui uno sciamano che si occupa di “ipnosi regressiva”.
Nella seconda parte del film Marta, dopo essersi sottoposta ad un esperimento di ipnosi, rivive nel ruolo di un principe amico del grande compositore, gli ultimi anni della vita di Beethoven, quelli tragici, segnati dalla malattia mentale e da quella fisica.
Nel terzo ed ultimo movimento ( della durata di pochi minuti ) la protagonista scopre ( grazie alla Tv ) che ha avuto luogo un colpo di stato globale ad opera del Nuovo Partito Democratico Mondiale.
Facile sarebbe davanti all’opera di un grande artista come Battiato dar fondo alla solita retorica sulla poesia pura e sul fatto che chi non apprezza o non ha capito un bel niente o non possiede la giusta sensibilità; le sviolinate sono noiose, così come i commenti tipo “torni a fare quello che ha sempre fatto”.Secondo me la verità è che Musikanten ha svariati difetti: l’interpretazione di alcuni attori, i dialoghi, così come il finale a sorpresa mi hanno lasciato decisamente perplesso. Alla ricerca di complessità a tutti i costi il risultato è un’opera che risulta forse fin troppo cerebrale, ornata da mille riferimenti all’esoteria ed alla psicoanalisi ma poi incapace di fissare un nesso concreto tra i vari nuclei tematici. Il Maestro ha sottolineato, prima della proiezione, che non era sua intenzione creare un’opera drammaturgica nel senso classico del termine; creare visioni di tipo onirico è quello che lo affascina del mezzo cinematografico.
Alla luce di queste affermazioni è possibile sostenere che l’impresa è completamente riuscita!
La bellezza di alcune inquadrature ( fra tutte quella di Marta appoggiata ad una pianta secolare ), le riprese scorciate dal basso a fissare insoliti primi piani e la scelta coraggiosa di non avvalersi per tutta la durata del film di un solo controcampo, fanno di questo film un’opera tutto sommato piacevole, sicuramente degna di essere vista. La presenza in sala del Maestro ( ironico, affascinante e pungente ) valeva comunque da sola il prezzo del biglietto!
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| N/A -
Allo |
| Janfree vs. Gigi D'agostino - 17.11.2005 - Cremona |
Prima di cominciare a sbobinare l'intervista che il vostro amatissimo (cioè Io) ha confezionato assieme a Gigi D'Agostino, per chi non lo sapesse (ma, dico io, chi non lo sapesse?) uno dei principali Dj di musica “dance” attivi in questa Repubblica, lasciate che vi spieghi un paio di cose. Ne...
Prima di cominciare a sbobinare l'intervista che il vostro amatissimo (cioè Io) ha confezionato assieme a Gigi D'Agostino, per chi non lo sapesse (ma, dico io, chi non lo sapesse?) uno dei principali Dj di musica “dance” attivi in questa Repubblica, lasciate che vi spieghi un paio di cose. Ne va della mia dignità di redattore.
Per ragioni che non intendo spiegare ho una settimana di vacanza. Pura. Nulla da fare ne’ da pensare. Per questo, quando durante una riunione di redazione (perché a noi piace far pensare che le nostre attività siano frutto di corposi e provanti brain stormig) mi hanno proposto di fare questa intervista ho risposto senza teme SI!, presente!... anche se la mia esperienza in fatto di musica dance è di fatto limitata ad una sosta nel parcheggio del Kiss di Ostiano alle due del pomeriggio per prendere un panino nella trattoria adiacente…
Giusto perché non avevo nulla da fare mi presento al Salone dello Studente alle cinque e mezza del pomeriggio: data inizio concerti ORE NOVE. Ora fine concerti inizio interviste ORE VENTIQUATTRO.
Alle undici vagavo ai bordi della tangenziale con una paresi facciale ed una midriasi oculare che, a confronto, Jimmy Pop non parrebbe neppure uno scompensato…
Questo è anche per far capire a Gigi D’Ag, nel caso leggesse questa intervista, da dove ho vomitato fuori la prima, drammatica, brutale domanda:
Janfree - Chi è Gigi D’Agostino?
[e qui in effetti ho avuto la sensazione che il fantino dei dischi cercasse dietro la mia splendida maschera il volto di Marzullo. Ma poi, navigato, cominciava a rispondermi con una cortesia e disponibilità sottendente una profonda professionalità]
Gigi D’Agostino - … [inspira riflessivo ed espira una risposta che percepisco sofferta] A volte il mio peggior nemico, a volte… e a volte, invece, il mio miglior spazio quindi.. è difficile dirlo… cioè magari può essere che domani pomeriggio alle due…[pensieri] Domani pomeriggio alle due è probabile che ti dica una cosa e fra due giorni un’altra…quindi, secondo meee… cioè, una risposta concreta e assoluta non c’è…
Janfree – La Musica che fai… Musica…??
Gigi D’Agostino - bho… qui è difficile…muzica.. muzica da balllo...
Janfree – Da dove viene?
Gigi D’Agostino – … viene dalle immaginazioni, dalle problematiche che si vivono tutti i giorni.. da momenti di gioia, la Musica nasce da quel momento che respiri, è lì nell’aria, Lei è già li, non è che mi ispiro da qualche periodo in particolare o meglio da un genere in particolare, sicuramente mi piace la musica da ballo, questo senz’altro, [poi indicandomi sulla felpa l’ideogramma che invitto ha dominato gli schermi posti dietro la consolle per tutta la durata della serata] questo logo vuol dire danza e quindi… mi piace la musica da ballo, poi le armonie e le altre scelte vengono dal momento...
Janfree – da quanti anni è che fai il tuo lavoro?
[G.G. D’Ag. Ci pianta un sorriso e capisco quasi al volo che, più o meno, sta per rivelarmi la sue età anagrafica]
Janfree – dai, quanti anni avevi quando hai iniziato, quando hai deciso “voglio fare questo”, “voglio far ballare la gente”…
Gigi D’Agostino - no, no, la prima volta che ho suonato in discoteca più o meno risale, non più o meno, vent’anni fa, forse a settembre ho fatto vent’anni… che ho suonato in discoteca…poi vabbé già in casa metti che lo facevo già un paio di anni prima.. saràààààà…. da ventuno, ventidue anni che pratico…
Janfree - quando hai capito che Gigi D’Agostino era diventato “Gigi D’Agostino”… quando ti sei fermato e ti sei detto “Cazzo! Ce l’ho fatta”…
Gigi D’Agostino – Vabbé,…ti posso dire.. di sicuro capisci un po’ dal riscontro della gente che sta succedendo qualcosa, cioè, non che tu dici: “Ah! Adesso..ok, ce l’ho fatta”, sicuramente ci sono dei momenti dove hai più riscontro, dove molta gente sta percependo delle cose belle allora è in quel momento che sei contento e pensi sicuramente di aver fatto un importante passo.. però da lì, a dire “Ce l’ho fatta” insomma, è molto diverso.. io sto parlando d’altro, sto dicendo semplicemente di aver capito che sei riuscito a dare qualcosa che poi alla fine...
Janfree - …che poi alla fine per uno che fa Musica è la cosa più importante…
Gigi D’Agostino … si, perché vuoi comunicare qualcosa, ti vuoi raccontare no? Alla fine è questo.
Janfree – Per un ragazzo che volesse iniziare a fare…
Gigi D’Agostino – [ capisce al volo che sto per chiedergli, mi accorgo che la domanda non è originalissima ma la pongo ugualmente dato il gran numero di giovani che, pure in Cremona, si cimentano come fantini] eeee… eh eh … [capisce al volo e sogghigna sornione]… è dura.. ma è dura come qualsiasi cosa… oggi, ovviamente, ci sono più opportunità… no, non di lavoro, ma per cominciare perché con pochi soldi riesci già comunque a prenderti gli strumenti, che già questo è importante, poi però, siamo alle solite, da lì A… [moto a luogo, Gigi enfatizza in modo particolare questa A …ed io mi ricordo il “Cazzo! Ce l’ho fatta” experience… ].. a capire se è veramente il tuo e veramente ti piace ci va un po’… secondo me quello che lotta di più, sembra un po’ una banalità, quello che lotta di più è che quello che alla fine…
Janfree – [interrompo per mostrare arguzia] quello che ci crede veramente.. [mostrata]
Gigi D’Agostino - perché, come ti ho detto prima, visto che è così semplice procurarsi gli strumenti molti cominciano, molti di più di prima.. insomma, negli anni ottanta, quando ho cominciato io, si era in pochissimi…
[mi guarda per capire se ho capito il concetto… possibile sia preoccupato dalle palle da ping pong che potrei avere al posto degli occhi… ripenso a Jimmy Pop… sorrido e capisco di dover dire qualche cosa d’intelligente.. tipo…]
Janfree – …si…
Gigi D’Agostino – bene, sicuramente cominciano in tantissimi, vogliono subito risultati, s’incazzano subito se non trovano un posto dove suonare, s’incazzano subito se non riescono ad avere la musica che vogliono.. quelli lì credo che.. cioè.. non so… devono fare altro…
[nel nastro mi sento ridere… ricordo chiaramente chi mi era venuto in mente]
Gigi D’Agostino – no.. quello che persiste, a prescindere dalla lotta, a prescindere dagli ostacoli, a prescindere dai paletti va.. credo che sia quello che ce la farà… quando non lo so però… se devo dire qualcosa… sicuramente l’insistenza, la costanza, ché la passione è ovvio che ci deve essere, è inutile che lo dica, quella ti guida.
Janfree - Ed in Italia? Centri più importanti, diciamo come città, per la musica Dance dove sono? Tipo i locali più importanti, se uno volesse sentire della bella roba, cosa consigli? Se tipo domani avessi voglia di andare a ballare così.. cosa.. [e me smozzico una parola in bocca mentre faccio il gesto di grattarmi la panza per enfatizzare il concetto di soddisfazione]
Gigi D’Agostino – [sorride] oh! Ué!
Janfree - che c’è? È difficile?
Gigi D’Agostino.- eh questa è difficile! Le altre anche, ma questa…
Janfree - eee…
Gigi D’Agostino. – Per me devo dire?
Janfree - eeee…
Gigi D’Agostino. – dove vado io!.. uno guarda sul mio sito.. quello che è e…
Janfree. – [vuole dribblare la domanda… l’ho intuito… allora parto sullo specifico non riuscirà a dribblarmi] ma non ci sono dei locali che fanno non so…
Gigi D’Agostino. – no, perché dipende da quello che cerca uno [dribblato alla prima finta], cioè lì la domanda è un po’ generica …
Janfree - si.. [mi accorgo che ha ragione.. dribblato alla prima finta]
Gigi D’Agostino. – dipende da cosa cerchi.. la musica da ballo vuol dire un milione di cose, vuol dire anche il Flamenco vuol dire… quindi…
Janfree. – eh ma il tuo stile… [mi aggrappo alla maglietta tentando di atterrarlo irregolarmente]
Gigi D’Agostino. – ehhh ma il mio stile… dovete venire da me… [sono caduto nel fango poco dinitosamente e lui sta correndo da solo verso il portiere.. mi sorride e ci mettiamo a ridere.. il Gigi D’Ag mostra in questo caso un fair play che non è privilegio di molti]
Janfree. - una domanda che vorresti sentirti fare durante un’intervista e che non ti hanno mai fatto…
Gigi D’Agostino. – Come va?
Janfree. – Come va, risponditi…
Gigi D’Agostino. – Bene… bene, adesso bene…
Janfree. – una che non vorresti mai sentirti fare?
Gigi D’Agostino. – guarda, quasi tutte quelle che hai fatto tu…
Janfree. – ok… presa.. porto a casa.. tanto ho la macchina grande…
Gigi D’Agostino. – no no.. tipo.. come sarà la musica del futuro, questa è una domanda idiota secondo me...
Janfree. – [cavolo, non posso farmi scappare l’opportunità di fare una domanda idiota.. colgo la palla al balzo] rispondi…
Gigi D’Agostino. – no, perché non esiste… è per questo che è una domanda idiota.. la musica del futuro sarà la musica, quindi punto… non è che c’è … [secondo me, se non lo avessi interrotto, avrebbe concluso con un “…molto altro da dire su questo”.. MA IO L’HO INTERROTTO per fargli questa domanda geniale:]
Janfree.- … ehm.. un’altra domanda che potrei farti è riguardo al problema che se ne parla molto tu naturalmente vivendo molto nei locali pubblici, nelle discoteche, alla sera [notare l’eleganza formale di questa domanda].. questo problema, può essere una p..tanata, però, delle stragi del sabato sera… Il discorso può essere sempre lo stesso “non bevete”, poi stasera era una serata –no alcol- , però è difficile…
Gigi D’Agostino. – é un problema che non riguarda i locali, questo lo sanno tutti ma continuano a puntare il dito.. è un problema di disagio sociale cioè che arriva da come vive uno durante la settimana, non da come viene in discoteca, quindi quello che viene in discoteca già pieno di problematiche, disagiato, con le sue difficoltà della settimana, il lavoro piuttosto che un guadagno minimo, problemi con la famiglia potrei dire un migliaio di cose …arriva lì, metti che è fragile, che reagisce in una maniera diversa da tutti gli altri, può succedere che fa qualcosa di… [e quel DI lascia intendere un sacco di cose di cui una persona potrebbe pentirsene per molto tempo] … quindi, questo deriva comunque da fuori, arriva dalla vita di tutti i giorni… sicuramente nel locale è più semplice che succeda che non in una cartoleria… non è che uno va in una cartoleria e si lascia andare…
Janfree. – [io ci ho pensato: “fai una battuta di pessimo gusto a questo punto”… ed infatti] eh… uno va in una cartoleria e si fa un cartone eh eh [rido solo io]
Gigi D’Agostino. – no.. te lo dico perché io ho avuto un incontro in una trasmissione importante e sono stato maltrattato dal ministro Giovanardi, spero che gli arrivi questa cosa, che non capisce che il problema non arriva da li, ma da tutt’altra parte, quindi in discoteca al limite uno va li e sfoga tutto quello cha ha accumulato…
Janfree. – si che potrebbe pure sfogare, che ne so, in uno stadio, in un posto come un altro..
Gigi D’Agostino. – si, hai capito? [ho capito, incredibile! Ho capito.. e lui ha capito che io ho capito! Prestige!] Quindi è banale.. lo ripetiamo da anni.. il problema non nasce in discoteca… è ovvio che in discoteca si sfoghi, perché è il posto dove puoi lasciarti andare di più, semplicemente per questo…
Janfree. – Ultima domanda poi ti lascio andare che sarai anche stanco… musica che ascolti al di fuori di quella che fai?
Gigi D’Agostino. – Tutto, tutto. Se vuoi ti cito qualcosa ma è veramente tutto.. indietro nel tempo da Louis Armstrong ai Beatles, e poi John Coltrane, Pierre Henry, [ne ha sparati un altro paio che non conoscendo non sono riuscito a trascrivere.. poi è arrivato:] Renato Carosone…cioè io sono molto vario … bhe . . infatti ho questo soprannome, che me lo sono dato da solo, che è “il folklorista” nel senso che non ho proprio dei limiti, secondo me … la Musica è nel momento in cui si impone su di me, perché è qualcosa che mi sta dando, non me ne frega che cos’é… che sia ritmica, elettronica, hip hop io presto orecchio a tutto, non ho limiti, zero.
Janfree. – [naturalmente prima mentivo..] La pirateria musicale? Il P2P?
Gigi D’Agostino. – Cosa ti devo dire?
Janfree. – Alcuni [Io] hanno detto che è un modo come un altro di far girare musica, di farsi conoscere…
Gigi D’Agostino. – Guarda, sicuramente non ti posso dire... sarei un… cretino se ti dicessi che non è vero… è vero che in questo momento c’è più divulgazione… in questo momento la musica arriva molto più velocemente nelle case anzi in tempo…
Janfree. – praticamente ancora prima che esca il supporto…
Gigi D’Agostino. – …in un nanosecondo … quindi credo sia una scelta della persona che in quel momento ha la possibilità di avere tutta questa musica e quindi di rispettare o meno determinati personaggi, canali … in questo caso il musicista è uno che lavora come il barista o il muratore, se tu vuoi, hai la possibilità di scegliere se rispettare il suo lavoro, se no, no. È una cosa personale… quindi non ce l’ho col meccanismo, alla fine è la persona che sceglie.. mi darebbe fastidio censurare.. io vorrei lasciare per sempre che la scelta vada alla persona, perché tanto la censura è stupida…
Janfree.- dai ok, allora adesso ti lascio andare e ti faccio la domanda che volevi sentirti fare.. come va? [esubero di simpatia]
Gigi D’Agostino. - Molto bene…
Esco dal camerino di Gigi D’Ag. (che poi è lo spogliatoio della Vanoli) soddisfatto, incosciente di quanto sarebbe stato duro sbobinare un’intervista da un registratore del 1983 e con una promessa.. Se Gigi D’Agostino vuole che questa intervista finisca al ministro Giovanardi, questa intervista finirà al ministro Giovanardi.. Janfree getta il guanto.
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| N/A -
Zitanza |
| INCONTRO CON FRANCO BATTIATO |
Cremona.
20.30 Cinema Tognazzi. Questa sera Franco Battiato è a Cremona per presentare il suo secondo lungometraggio: Musikanten. Quello di oggi è l'undicesimo di una serie di incontri che stanno portando il Maestro nelle diverse sale di proiezione sparse per il paese e noto con piacere che non è rimasta...
Cremona.
20.30 Cinema Tognazzi. Questa sera Franco Battiato è a Cremona per presentare il suo secondo lungometraggio: Musikanten. Quello di oggi è l'undicesimo di una serie di incontri che stanno portando il Maestro nelle diverse sale di proiezione sparse per il paese e noto con piacere che non è rimasta neppure una poltrona vuota. Bel successo per l’iniziativa, considerando che il musicista- neoregista presenta un’opera non facile, peraltro dopo le critiche spietate che hanno accompagnato l’uscita del film fin dalla sua anteprima al festival di Venezia.
Giacca blu, montatura scura, braccia conserte, il ricordo mi riporta immediatamente alla copertina di “La Voce del Padrone”, lo storico album di “Centro di gravità permanente”. Battiato, accolto dall’applauso di rito, è incredibilmente uguale a se stesso. In fondo, tra tradizione e innovazione è sospeso un certo dualismo che si può costantemente rintracciare nell’opera dell’autore. Basti pensare alla sua musica, che ondeggia tra sperimentazione più estrema e sonorità classiche, così come alle tematiche che predilige, suggestioni mistico-spiriruali e leggerezza pop si intrecciano nei suoi lavori ormai da diversi anni. Solo qualche capello grigio e la mancanza del classico codino ci permettono di intuire che il tempo è passato anche per lui. Neppure il film di questa sera poi si sottrarrà da questa logica, in una contrapposizione tra ricerca visiva, costruita soprattutto nell’alternanza tra immagini “pulite” e immagini sgranate, e una colonna sonora rigorosamente classica.
Purtroppo non ha potuto partecipare all’incontro il suo fedele scudiero, il filosofo Manlio Sgalambro, con il quale collabora da ormai 10 anni e con cui condivide la paternità della sceneggiatura, sarebbe stato curioso chiedere a quest’ultimo qualche aneddoto sul Battiato privato.
Seduto ad un tavolino allestito sotto lo schermo per l’occasione, a mò di conferenza stampa, il musicista catanese si presenta e ringrazia subito la platea:” La cosa più piacevole sono gli incontri col pubblico – dice – al di là dell’apprezzamento del film. – e un po' sconsolato aggiunge - uno che guarda la televisione infatti, ha l’impressione che il paese sia irrecuperabile. – L’autore continua introducendo subito il lungometraggio – So che è un film difficile, diverso e lontano dalla drammaturgia tradizionale, non sono disposto a certi sentimentalismi, ma se alcune cose non riesco a farle piuttosto mi ammazzo - poi aggiunge - I personaggi infatti non hanno psicologismi, devono solo comunicare, escludendo il carattere, al contrario della cinematografia americana, che lo esalta.
Cerco di avvicinarmi al cinema d’autore, vengo da Venezia e nella mia sezione (Musikanten era presentato nella sezione Orizzonti) c’era Walter Herzog. Mi sono stupito che nessuno ne parlasse, nonostante presentasse un film straordinario. – a questo punto il musicista parla della critica, e ci va giù duro – La cultura ufficiale – dice – è ferocemente mediocre. Assistendo a diverse conferenze stampa, ho constatato cose veramente spiacevoli. Per esempio a quella per il film di De Oliveira, nessuno chiedeva nulla al regista, tutte le domande erano per la bella protagonista, fin anche ad arrivare a chiederle se non aveva fatto un film con Oliveira tanto per, e tutto ciò con il regista di fianco! O a Kitano, del quale pure non ha parlato nessuno e a cui si andava a chiedere perché i giovani giapponesi si colorano i capelli! Assurdo, e il brillante critico non si era neppure accorto che anche Kitano aveva i capelli tinti…”
Il dibattito prosegue con alcune domande che al nostro Supremo Leader Dott. Allegri (non Alessandro mi raccomando!) in qualità di moderatore, è concesso il privilegio di fare:
Allo: Perché mettersi a fare film?
BT : E’ iniziato tutto 5 anni fa e sono rimasto imprigionato. Da subito non ho incontrato problemi. Sono stato veramente ipnotizzato dal cinema.
Allo: Perche ha scelto un non-attore come Jodorowski per l’interpretazione di Beethoven?
Bt: Volevo descrivere un eccellenza con un uomo eccellente. E sono rimasto molto soddisfatto.
Allo: Perchè ha sentito l’esigenza di un secondo film, che è sempre più difficile?
BT : Continuo con questo mezzo perché mi piace molto e credo mi sia congeniale. Il cinema che faccio per ora non si occupa di problemi generazionali e non mi interessa la violenza, visto che la vedo ogni giorno in televisione. I miei occhi hanno ancora impressa l’immagine del nero preso a calci da quei bastardi dei poliziotti americani. Dovrei fare una sceneggiatura su questo per risoffrire? Non ha senso, è assurdo. Non riesco a passare sullo schermo cose che mi danno problemi. Per esempio l’altro giorno davano alla tele Il Cacciatore (Film di Micheal Cimino) e non sono riuscito a vederlo. I personaggi mi irritavano, anche se probabilmente sono autentici. Ho bisogno di respirare ossigeno, non zolfo.
Allo: La pellicola è stata girata in diversi formati con inquadrature particolari, come le ha realizzate?
BT: Ho usato diverse macchine. La più importante per pellicola, poi una sony digitale e una remotata, questo per evitare campi e controcampi, e per avere cose in tempo reale ed al primo ciak.
Inoltre ho usato 2 microtelecamere tipo lipstick, che hanno dato una visione mistica. il risultato comunque mi soddisfa completamente. Sto cercando un cinema che ricerca l’estetica e mi basta Beethoven che cammina con la pastorale di sottofondo.
Battitato conclude l’incontro parlandoci della ricerca che ha condotto sulla figura del compositore.
BT: La parte di Beethoven è rigorosa, non c’è un vocabolo inventato, tutto è stato derivato dai suoi epistolari, solo lettere autografe. Nella sua rappresentazione c’è solo un arbitrio, il compositore infatti è morto tra pidocchi, pulci, fetori indescrivibili, e alla sua grandezza ho dedicato una fine tra lenzuola bianche.
La visione del film procede in un clima sereno, nessun temuto fischio o risata come è successo a Venezia e alla fine un applauso che sicuramente avrebbe fatto piacere al maestro chiude la serata. Purtroppo Battiato si era già allontanato. Lo aspettiamo a Cremona per il suo terzo lavoro.
DrZero
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| N/A -
Zitanza |
| Intervista ai Forty Winks |
27 novembre '05 - MEI - Faenza
E' con immenso piacere che mi appresto ad intervistare i Forty Winks, punk-rock band di Bologna prodotta dalla Wynona Records che negli ultimi anni si è fatta notare sfornando degli ottimi dischi e calcando i palchi di mezz’Europa, Giappone e Stati Uniti.
Finito il loro...
27 novembre '05 - MEI - Faenza
E' con immenso piacere che mi appresto ad intervistare i Forty Winks, punk-rock band di Bologna prodotta dalla Wynona Records che negli ultimi anni si è fatta notare sfornando degli ottimi dischi e calcando i palchi di mezz’Europa, Giappone e Stati Uniti.
Finito il loro live sotto la tenda M, del Mei di Faenza, incontro Sandro chitarra e voce del gruppo.
Zitanza: “Ciao, perché siete qui al Meeting delle Etichette Indipendenti?”
Sandro: “ Ciao, siamo qui per ritirare il premio come miglior band punk italiana all’estero consegnato dal sito Punkadeka.”
Zitanza: “E’ più facile sfondare ed essere apprezzati all’estero che in Italia?”
Sandro: “Per noi che cantiamo in inglese sicuramente sì, in Italia è più semplice solo se canti in italiano.
Ad esempio nel nostro tour in Giappone, ci siamo trovati benissimo. Siamo andati lì a suonare due volte ed è stato stupendo, la prima volta abbiamo suonato ad un festival con dei gruppi americani.
La seconda volta abbiamo suonato insieme con un gruppo hardcore giapponese durante sette date sold aut all’interno dei club.
E’ stata un’ottima esperienza, abbiamo partecipato ad una trasmissione radio e poi bellissimi i locali, gli alberghi e buonissimo il cibo.”
Zitanza: “Dato che siamo al Meeting delle Etichette Indipendenti, che rapporto avete con la vostra etichetta, la Wynona Records? Ne siete soddisfatti?”
Sandro: “Ci troviamo molto bene, siamo amici, è un rapporto easy che dura da ormai tre anni. Tra noi e loro è tutto trasparente, le idee si sviluppano insieme.”
Zitanza: “Cosa ne pensi e se esiste una scena punk-rock in Italia?”
Sandro: “Per me non esiste una vera e propria scena. Ci sono tanti amici, tanti rapporti, ma fondamentalmente ognuno pensa a sé perché ognuno ha i propri obbiettivi.
Forse un tempo c’era, ma poi sono nate troppe invidie.”
Zitanza: “Suggerimenti alle nuove band che cercano di emergere?”
Sandro: “Noi stessi siamo un gruppo che cerca di emergere, non ci sentiamo per niente un gruppo famoso. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di suonare il più possibile e cercare il proprio suono, senza copiare da qualcuno.
Anche per noi, nei nove anni passati a suonare assieme, c’è stata un’evoluzione naturale tra un disco e l’altro”.
Zitanza: “Progetti futuri?”
Sandro: “Settimana prossima partiamo per un tour di due settimane in Germania e intorno a gennaio dovrebbe uscire il nostro disco negli Stati Uniti”.
Zitanza: “Grazie di tutto, alla prossima.”
Sandro: “Grazie a te, ciao.”
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| N/A -
Allo |
| Il Mei, i Perturbazione e tante altre cose |
Pare strano ma le cose possono andare anche così al Mei.
Cronaca spicciola:
Arrivo al Mei per l'ora di pranzo di Domenica per una mezza giornata di solito delirio...
Alla fine sappiamo tutti quel che ci aspetterà appena varcato l'ingresso della Fiera.
Quest'anno però ho un punto saldo al quale non voglio...
Pare strano ma le cose possono andare anche così al Mei.
Cronaca spicciola:
Arrivo al Mei per l'ora di pranzo di Domenica per una mezza giornata di solito delirio...
Alla fine sappiamo tutti quel che ci aspetterà appena varcato l'ingresso della Fiera.
Quest'anno però ho un punto saldo al quale non voglio proprio mancare: la conferenza dei Perturba per la mancata accettazione del premio per il miglior tour (dopo quello del 2003!).
Conosco i musici in questione da anni e si può dire che con loro si sia stretta un'amicizia particolare, sincera.
Sono al bar per la pisciata ed il caffè di rito quando incrocio proprio Gigi (chitarrista) accompagnato da Stefano (bassista), Tommaso (voce) e Giordano Sangiorgi (boss del Mei).
Due battute veloci-veloci su quello che accadrà e intuisco subito che qualcosa di strano è nell'aria.
Gigi infatti non ha ancora capito dove si terrà l'incontro ampiamente pubblicizzato nei giorni precedenti al meeting.
Provo quindi a seguirli ma nel marasma di saluti e care cose gli perdo tra i padiglioni.
A questo punto dico: 'bè, dai, adesso vado un pò iin giro e gli troverò sicuro!'.
Il tempo di pensarlo e squilla il telefono, il display dice 'Gigi Giancursi': 'oh Allo, ci becchiamo qui al centro dell'aia dei padiglioni perchè da quel che ho capito non ci sii arriva tanto facilmente alla conferenza'. Detto Fatto.
Eccomi con Cugio (un redattore del sito) aggrapparci ad un cioppo di una decina di persone dirette verso il parcheggio posteriore della Fiera.
Svolta a destra e si ESCE (non senza difficoltà con la security) dalla Fiera.
Al punto inizio a percepire il nervosismo di Gigi: ci stanno accompagnando in una pizzeria chiusa al pubblico all'esterno della fiera.
Qui ci aspetta la dirigenza del Mei seduta tra i tavoli appena sgomberati dal pranzo.
Tra imbarazzo ed incredulità ci accomodiamo alla simil-riunione informale organizzata magistralmente 'a porte chiuse' (nel reale senso della parola, se volevi entrare dovevi bussare al vetro).
Non capisco.
Ma si sapeva di questa cosa! Perchè ci troviamo qui?
Non c'è neanche un microfono, e poi, siamo FOURI DALLA FIERA!
Sangiorgi intanto ha già iniziato a snocciolare la questione della pulizia di coscienza che accompagna il Meeting tra una decina di quantomai stupiti malcapitati.
I Nostri provano a muovere una critica alla situazione in cui si è precipitati ma con la risposta '...non c'era spazio da altre parti' si lascia perdere.
Parte un lungo disquisire tra i diretti interessati, la direzione e qualche bontempone capitato lì.
Intervengono anche Cecca e Katia della Mescal ma non ha senso. Tutto questo non ha senso.
Il dibattito passa in secondo piano, riassumibile in:
- Mei: noi restiamo indipendenti e non utilizziamo i grossi nomi per promozione. E' che c'entrano davvero con l'indie (tanto per capirci Stadio, Nomadi-neo-discografici-indie, ecc...)
- Perturba: Per noi l'indipendente non è tutto qui (vedi anche l'assenza di un sacco di realtà significative).
Il resto è un insostenibile imbarazzo per lo scandalo che ci ha portati a ritrovarci esiliati in una pizzeria deserta.
Si scorgono anche volti del Mucchio (Pasini e Besselva), speriamo che anche loro abbiano la possibilità di rendere visibile l'invisibilità di un evento sotterrato in malomodo da inspiegabili magagne organizzative.
Quest'anno sono tornato dal Mei più triste del solito.
Marco Allegri (Allo)
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Zitanza |
| Jacopo Reali - Solo per caso |
Nel mondo di oggi, se sei diverso, più sensibile, fragile e vulnerabile, non hai scampo: sei cibo per gatti.
Inizia così il primo romanzo di Jacopo Reale che attraverso la voce del protagonista Michele narra le vicende del suo giovane amico Jak.
Il libro si legge tutto d'un fiato e scorre veloce...
Nel mondo di oggi, se sei diverso, più sensibile, fragile e vulnerabile, non hai scampo: sei cibo per gatti.
Inizia così il primo romanzo di Jacopo Reale che attraverso la voce del protagonista Michele narra le vicende del suo giovane amico Jak.
Il libro si legge tutto d'un fiato e scorre veloce così come la vita di Jak e dei suoi amici tra le strade di Livorno, la scuola e i primi amori spesso non corrisposti.
E tra una partita di calcio del mitico Livorno e una "musata epica" come lo scaricamento di Giulia c'è anche l'inatteso arrivo di Eleonora.
Tutto insieme a lei sembra andare per il verso giusto per il giovane Jak, finchè in una notte di pioggia Eleonora non viene investita da un'auto pirata che la riduce in coma profondo.
Sconforto, rabbia e dolore irrompono nella storia così come nel lettore che si immedesima nella voce narrante che vorrebbe aiutare il prorio amico che si sta lasciando andare.
Sarà solo la tenacia dei suoi veri amici a salvare Jak dall'oblio, mentre tutto il resto, la scuola e il mondo degli adulti rimangono sullo sfondo incapaci di comprendere.
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| N/A -
Cugio |
| Intervista ai Mattafix (playing @ my house) |
Si è svolto oggi (24-11-05) nel salotto del playng at my house, neonato locale milanese dalle proposte spesso interessanti, l' incontro con Marlon Roulette e Preetesh Hirji.
Il primo è “un virtuoso dello steel pan, l’altro un reo confesso maniaco del computer; il primo cresciuto nell’ isola caraibica di...
Si è svolto oggi (24-11-05) nel salotto del playng at my house, neonato locale milanese dalle proposte spesso interessanti, l' incontro con Marlon Roulette e Preetesh Hirji.
Il primo è “un virtuoso dello steel pan, l’altro un reo confesso maniaco del computer; il primo cresciuto nell’ isola caraibica di St. Vincent, l’altro nella realtà Londinese di Harrow road.
Ma iniziamo con l’intervista:
A-Che rapporto avete con la tecnologia?
B-Beh, è fondamentale per il tocco di modernità che dà al suono, uno per tutti il computer che ha permesso negli ultimi anni non solo di abbassare i costi di produzione di un disco ma di poter dare un po’ a tutti la possibilità di autoprodursi. Nel mio caso specifico, dice Hirji, il computer ha fatto il 50% del lavoro totale.
Pensiamo comunque che l’elemento fondamentale della nostra musica sia proprio il nostro stile di vita che abbiamo cercato di trasporre anche nel disco.
Diamo una forte importanza, oltre che al suono, anche ai testi: li scriviamo tutti noi perchè pensiamo che le parole abbiano un forte peso.
A-Tipi di influenze?
B-Noi siamo influenzati da moltissimi stili musicali: dal blues al jazz, dal bangra al punk, dal roots reggae all’Hip Hop, dal Calypso alla dancehall…insomma da tutto.
Condividiamo qualche cosa con tutti questi stili, uno per tutti il blues con il quale abbiamo in comune la vena sociale che lo caratterizza.
A-Dove mettereste il vostro disco in un negozio di musica?
B-Semplicemente sotto la M, vicino a quello di Mariah Carey. Una delle nostre peculiarita sta proprio nel fatto che siamo difficilmente etichettabili proprio per la mescolanza di suoni che trovate nel nostro album. In un certo senso siamo figli di una globalizzazione positiva; anche solo noi due, siamo di religioni diverse, proveniamo dai capi opposti della terra.
A-Secondo Carlos Santana il futuro della musica è nell’ Africa. Secondo voi?
B-Siamo sicuramente d’accordo. Tutti i ritmi globali provengono generalmente dall’ Africa, e variano a seconda delle tribù di provenienza. Anche nella zona caraibica da dove provengo, dice Marlon, a seconda delle isole che si considerano i suoni si differenziano.
Sono antiche tradizioni portate dagli schiavi che furono deportati lì alle origini.
A-Questa attuale rivalsa degli anni '70/'80 come vi sembra?
B-Io personalmente, dice Hirji, sono un fan di quegli anni e non solo della musica che gli appartiene. Ascolto gli ABBA, per esempio, e non sono contro la tendenza di questo periodo che va a riscoprire pezzi e che ripropone cose nuove in chiave sixty…insomma, ben venga se è fatto bene.
A-Come siete organizzati durante il live?
B-Sul palco siamo in cinque, esclusi noi due c’è anche un batterista, un chitarrista e un bassista.
Abbiamo un allestimento in parte tecnologico e in parte acustico; cerchiamo in questo modo di conferire un suono più vivo alla nostra musica. Il bello delle nostre canzoni è che possono essere eseguite tutte semplicemente con una chitarra, indipendentemente dal computer.
Oltre tutto abbiamo il suono dello still pan che ci accompagna: è l’unico strumento acustico inventato nel XX sec. Nasce come un sostituto della batteria ma poi diventa uno strumento a sè con a disposizione ben 29 note.
A-Con chi vi piacerebbe collaborare?
B-Attualmente quello con cui ci piacerebbe collaborare di più è un artista reggae tedesco, Seeed.
A-Grazie.
B-Grazie a voi e vi invitiamo al concerto di stasera.
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Cugio
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Cugio |
| Live dei Mattafix (24/11/05) |
Salgono sul palco un po' timidi e, sinceramente, non accolti da un pubblico caloroso. Ovviamente il tutto non li aiuta a battere il loro simil-impaccio.
La band live è composta ,oltre che da loro due, da un chitarrista, un basista e un batterista,che li accompagnano in maninera discreta.
C’è stato...
Salgono sul palco un po' timidi e, sinceramente, non accolti da un pubblico caloroso. Ovviamente il tutto non li aiuta a battere il loro simil-impaccio.
La band live è composta ,oltre che da loro due, da un chitarrista, un basista e un batterista,che li accompagnano in maninera discreta.
C’è stato anche uno special guest: uno strumento.
Si, avete capito bene; infatti ha canalizzato l’attenzione del pubblico per tutto il concerto: probabilmente sconosciuto ai più, me compreso (io fino ad oggi non sapevo cosa fosse) è stato suonato molto abilmente dal cantante.
Per farvi capire avete presente quel suono che spesso si sente nelle canzoni caraibiche, quel suono un po’ metallico?
Eccovi lo Still Pan che assomiglia a un fusto di una lavatrice appesa a due trespoli; Il suono caratteristico della percussione ,mischiato talvolta all’ elettronica, è risultato molto accattivante.
Il vero particolare del concerto,che ho molto apprezzato, sta nello stile delle canzoni: nel riuscire a proporre suoni e generi, quasi agli antipodi tra di loro, da una canzone all’ altra. Inizialmente ti sembra di essere a un concerto Hip-Hop, poi ad uno reggae, elettronico…e così via.
Purtroppo il consiglio che oggi era stato dato in conferenza stampa dai due ha deluso. Poco incisivi sul palco e poco aiutati dal pubblico che il più delle volte ha applaudito in differita facendo risultare il tutto imbarazzante ai più…insomma non sono assolutamente degli animali da palco.
Sul finale siamo stati lasciati senza nemmeno il bis troncato dal Dj non fermato in tempo.
Insomma il live non è stato così entusiasmante, anzi, dire che un giudizio complessivo potrebbe essere un 5.
Il disco è tutto un altro suonare: qui sembra che la tecnologia abbia fatto una buona parte ma soprattutto un buon lavoro nella fase di registrazione.
Nonostante gli ottimi spunti il gruppo necessita di crescere molto sul palco.
Le ultime critiche sono sicuramente da muovere al locale: Impianto inguardabile e uno sfondo imbarazzante (dipinto di cascate e piante modello oratorio).
P.s: bastava un lenzuolo nero!
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Cugio
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Cugio |
| Tying Tiffany |
Non ho avuto il piacere di ascoltare il disco prima di andare al concerto quindi l’ho preso un po’ così, a scatola chiusa. Persona aggressiva e soggettivamente intrigante (non mi sbilancio) cavalca, nel vero senso della parola, il palcoscenico indossando una cannottierina nera, un paio di hot-pans minimal di jeans,...
Non ho avuto il piacere di ascoltare il disco prima di andare al concerto quindi l’ho preso un po’ così, a scatola chiusa. Persona aggressiva e soggettivamente intrigante (non mi sbilancio) cavalca, nel vero senso della parola, il palcoscenico indossando una cannottierina nera, un paio di hot-pans minimal di jeans, guepiere e collant. Fisicamente esile e slanciata, caschetto nero modello Valentina di Crepax, labbra rosse.
Se non ve l’ho descritta abbastanza comunque la potete trovare su internet sotto il sito delle suicidegirls.
Non sapete chi sono?! Andate a documentarvi (http://suicidegirls.com/girls/Tiffany/)…poi ditemi.
Passiamo ora al vero motivo di questo articolo: la musica, il concerto.
Oltre a Tiffany (corde vocali e ?varie?) erano presenti sul palco un chitarrista (?) e un “tastierista” con un laptop e sinth.
La voce è rimasta costantemente coperta, amplificata, distorta ecc. da effetti e ne risultava così un suono grezzo che va sicuramente arricchito nel complesso.
L’elettronica con la quale mi sono trovato faccia a faccia era veramente un po’ troppo spoglia e sfociava talvolta in Hard core puro; non mi fraintendete, spunti buoni c’è ne sono ma vanno rivisti. Non mi dilungo comunque in altre spiegazioni sul live perché sarebbe superfluo.
A questo punto sarei proprio curioso di ascoltare il disco per vedere un po’ se questo “nuovo miracolo italiano” è più frutto della tecnologia che altro.
Sì, avete capito bene. Navigando su internet, infatti, ho trovato qualcuno che gridava al miracolo della neo-elettronica italiana, delle sblocco nel settore electro che avverrà grazie a lei. Io spero di sbagliarmi e spero che quella fosse una serata no per lei…
Per ora c’è ancora molta strada da fare!Dai che c’è la fate!
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Unanota |
| Intervista ai Karnea |
26 novembre '05 C.S.A. Dordoni (Cremona)
Sono le 7 di sera quando infreddolito arrivo tra la neve al C.S.A. Dordoni, sperando che il concerto non sia stato annullato per qualche strano motivo… maltempo? eppure fa così grunge Seattle la neve…
Mi trovo infatti lì per un’intervista ai Karnea, gruppo indie cremasco e...
26 novembre '05 C.S.A. Dordoni (Cremona)
Sono le 7 di sera quando infreddolito arrivo tra la neve al C.S.A. Dordoni, sperando che il concerto non sia stato annullato per qualche strano motivo… maltempo? eppure fa così grunge Seattle la neve…
Mi trovo infatti lì per un’intervista ai Karnea, gruppo indie cremasco e vecchia conoscenza di Cantiere Sonoro, dopo che i tre furono tra i protagonisti nella serata finale del concorso cremonese (quella dei vincitori!) nell’ormai lontano 2003. Beh, niente sorprese comunque, dato che entrando riconosco subito Davide Simonetta, voce e chitarra del gruppo, affaccendato sul palco con la strumentazione; poco dopo, mi lascia l’intervista assieme al bassista Paolo Cremonesi.
[unanota] Davide, Paolo… ma il batterista? È vero che Stefano ha abbandonato i Karnea?
[karnea/davide] Sì, è vero… Stefano non suona più con noi, se n’è andato pochi mesi fa in seguito a problemi interni alla band, incomprensioni fra noi.
[u] Mi sono giunte voci riguardanti il batterista degli ex-Ali di Vetro…
[k/davide] Abbiamo fatto qualche prova in saletta con lui, ma non si è concluso nulla; comunque ora il nuovo batterista si chiama Jayanta.
[u] Partiamo da lontano… Nel 2003 siete stati tra le band vincitrici di Cantiere Sonoro: il concorso ha rappresentato per voi una tappa importante, un trampolino di lancio, oppure è stata soltanto una bella esperienza che ha portato poco?
[k/paolo] Mah, è stata un’esperienza, non è cambiato molto dal concorso a dopo, anche perché avevamo già il contratto con la Jestrai e il disco in preparazione... Comunque è stata una cosa molto bella, non avevamo mai suonato a Cremona prima e la risposta è stata positiva.
[u] Come siete arrivati quindi ai contatti con la Jestrai e alla pubblicazione del vostro disco d’esordio?
[k/davide] Questa è una cosa risalente ancora a parecchio prima del concorso, mi sembra al 2002 o 2003, ci hanno sentiti suonare e ci hanno messo sotto contratto, è stata la cosa più naturale, e il disco è venuto subito dopo.
[u] Il secondo disco mette sempre un po’ alla prova il gruppo dopo un buon debutto, di fronte alle aspettative dei fans e della critica… Dopo “Sublime Follia”, cosa rappresenta per voi “Giù da Me”?
[k/davide] L’album contiene più che altro i pezzi che abbiamo composto nei tre mesi dedicati alle registrazioni, per cui rappresenta molto ciò che eravamo noi in quel momento, anche perché poi siamo cambiati, abbiamo preso un’altra strada, siamo ancora diversi da prima… cambiamo molto in fretta!
[u] Nel disco comunque si sente un’evoluzione rispetto a “Sublime Follia”, anche i suoni soprattutto sono cambiati, sembrano più istintivi e immediati, cattivi forse…
[k/davide] …più grezzi… anche perché Canali (Giorgio Canali, chitarrista dei C.S.I., produttore dei Karnea -ndr-) ha tentato forse più a togliere che neanche aggiungere troppe chitarre, queste erano cose che gli importavano ben poco, e anche noi cercavamo altro; abbiamo suonato molto per istinto, infatti i suoni se li ascolti sono molto più dal vivo, sono grezzi.
[u] Ma è stata dunque un’esigenza vostra quella di suonare ricercando questo impatto diretto quasi “live” o è stato poi Giorgio Canali a lavorare molto sul suono del disco?
[k/paolo] Un po’ tutt’e due, noi avevamo già in testa una cosa del genere, poi lui ha insistito di più su certe sonorità… Comunque alla fine i suoni bene o male erano quelli che uscivano dall’amplificatore, non è stato fatto molto poi.
[u] La title-track: “Giù da me” è un pezzo che si discosta parecchio dal resto del disco, è breve e molto tirato, ad un primo ascolto ricorda quasi i brani più veloci “alla Nevermind”… Come mai avete scelto proprio questa canzone quasi a rappresentare l’intero album?
[k/davide] Perché secondo me alla fine un po’ tutto il disco è molto arrabbiato, e “Giù da me” rappresenta bene quella voglia che avevamo di gridare ed esprimerci, come in tutto l’album!
[u] La composizione delle vostre canzoni è istintiva come sembra evidenziare “Giù da Me”, oppure vi confrontate molto e ragionate sui pezzi?
[k/paolo] Per il disco è andata così, abbiamo detto: i pezzi che scriviamo da qua fino ad aprile sono quelli che poi metteremo nell’album, infatti non abbiamo lavorato molto sugli arrangiamenti o sulla rielaborazione, è un disco fatto in fretta, registrato in tre mesi, ma anche voluto, perché era un periodo così, che volevamo fare cose diverse. Invece adesso stiamo prendendo tutta un’altra direzione, che è quella appunto di riflettere molto sui pezzi, e cerchiamo di essere più curati nelle strutture…
[u] Riguardo alle vostre influenze, che comunque emergono un po’ dai dischi, siete stufi delle critiche e dei paragoni in Italia con band come i Verdena?
[k/paolo] Io penso sia dovuto al fatto che in Italia la cultura rock sia molto limitata, e dal momento che è uscito un gruppo prima di altri che ha proposto cose che comunque già c’erano, poi si dice subito che tutti gli altri copiano…
[u] Come vi considerate allora all’interno della scena indie-rock italiana?
[k/davide] A noi piace suonare e scrivere canzoni, non guardiamo neanche al panorama, in questo senso siamo anche abbastanza chiusi, ci confrontiamo poco con la scena.
[u] Comunque avete raggiunto traguardi importanti, ad esempio anche la sola partecipazione all’Heineken Jammin’ Festival nel 2003, quando “Sublime Follia” era appena uscito…
[k/paolo] Sì, ma è stato due anni fa, per me è già passato troppo tempo, rimane il ricordo, bello, ma solo quello… Se solo ci fosse una scena indie italiana veramente interessante, di cui valesse la pena…!
[u] Azzardo un azzardatissimo paragone: la Jestrai Records di Bergamo come nuova Sub Pop…??
[k] –dopo lunghe risate– No, no assolutamente!!! No, perché è proprio un altro mondo, è un’etichetta piccola con tutti i problemi che hanno le etichette piccole; poi la proposta stessa è molto limitata, non è paragonabile, pure qualitativamente il prodotto finale è inferiore, anche perché non si riesce a sostenere il background. Il mercato americano ha invece più mezzi per la promozione, mentre la Jestrai è un’etichetta piccola e indipendente, e come tale non ne è capace… E poi l’indie è una vera e propria cultura, in Italia non c’è! Per “rock” in Italia si intendono quei tre/quattro gruppi e ci sono quelli soltanto, poi basta!
[u] Un’ultima domanda: un gruppo che vi piace e uno che non vi piace, in Italia e all’estero, ma che comunque appartiene alla vostra scena.
[k] –ci pensano un bel po’–
[k/davide] A me non piacciono i Perturbazione. Poi non so, noi ascoltiamo soprattutto musica straniera, conosciamo poco in Italia…
[k/paolo] Ultimamente ascolto molto i Jesus and Marychain…
[u] Il gruppo di cui avete coverizzato “You trep me up” nel vostro recente ep “La mia dannata”, no?
[k/davide] Sì, vedo che sei informato!
[k/paolo] A me non piacciono tutti i gruppi che stanno uscendo adesso, mi riferisco alla scena rock britannica, tipo i Bloc Party, mi sembra che molti tentino di riprendere e riproporre cose vecchie…
[u] Beh, ho finito le domande…Grazie!
[k] Grazie a te, ciao!
Paolo scappa subito sul palco, non faccio in tempo a scattargli una foto insieme a Davide…
– unanota…
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Cugio |
| Anteprima: Me and You and Everyone we know |
Cinema Eliseo 05-12-2005
Richard Swersey lavora in un negozio di scarpe, sta divorziando e ha a carico due figli: Peter quattordici e Robby sette.
Christine Jesperson è un artista estroversa che cerca di farsi notare nel mondo dell’arte contemporanea e per arrotondare fà l’autista a domicilio.
I due si incontrano ma lui non...
Cinema Eliseo 05-12-2005
Richard Swersey lavora in un negozio di scarpe, sta divorziando e ha a carico due figli: Peter quattordici e Robby sette.
Christine Jesperson è un artista estroversa che cerca di farsi notare nel mondo dell’arte contemporanea e per arrotondare fà l’autista a domicilio.
I due si incontrano ma lui non è pronto ad essere travolto dalla spontaneità e dalla naturalezza di lei.
Personaggi assolutamente sopra le righe, a tratti geniali e in altri completi ebeti smarriti nella giungla della vita quotidiana nella quale i bambini hanno storie di sesso e intrattengono “relazioni hard” on-line, mentre gli adulti non sanno nemmeno dove girarsi.
Tutti gli intrecci sessuali del film infatti coinvolgono solo gli adololescenti e non sfiorano nemmeno la mente dei più grandi.
Da apprezzare, in primo luogo, il simbolismo della pellicola, in secondo luogo, la capacità di girare l’intero film in pochissimi ambienti, evitando comunque che il tutto risulti monotono allo spettatore.
In totale un film per un pubblico attento a cogliere il significato celato dietro ai fotogrammi, dove i ruoli di persona matura e infante si ribaltano completamente.
Lo consiglio moltissimo.
Uscita nelle sale 7 dicembre.
Attori: John Hawkes, Miranda July, Miles Thompson, Brandon Ratcliff,
Montaggio: Andrew Dickler,
Musica: Mike Andrews,
Regia: Miranda July,
Sceneggiatura: Miranda July,
Scenografia: Aran Mann,
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Allo |
| Coolissimo |
International Life Style & Events in EmiliaRomagna. Per gli amanti dell'artworking d'autore.
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| N/A -
Unanota |
| Torquemada - Tales from the bottle |
"Tales from the bottle" è semplicemente il demo più convincente di una band lombarda che mi sia capitato di ascoltare recentemente.
Sono solo quattro pezzi, neanche troppo nuovi, ma inquadrano una band matura ed estremamente abile nell’uso dei propri mezzi; il valore aggiunto poi è la registrazione indubbiamente ottima e i...
"Tales from the bottle" è semplicemente il demo più convincente di una band lombarda che mi sia capitato di ascoltare recentemente.
Sono solo quattro pezzi, neanche troppo nuovi, ma inquadrano una band matura ed estremamente abile nell’uso dei propri mezzi; il valore aggiunto poi è la registrazione indubbiamente ottima e i suoni calibratissimi e indovinati: non a caso tutto si è svolto all’Underlab studio di Davide Perucchini, bassista del gruppo bergamasco e già fonico dei Verdena.
Il disco gira veloce e caldo, si fa ascoltare in loop senza annoiare; ciò che i Torquemada propongono è un rock potente e diretto, violenza stoner ma mood decisamente hard'n'roll anni '70. Tutto qui? …ovviamente no di certo, dato che il trio si presenta con le due voci, rispettivamente di chitarrista e batterista, a graffiare e ad aggiungere incisività ai pezzi: le parti vocali sono azzeccatissime, l’attacco di "Industrial noise post rock" -titolo programmatico!- è da brivido, con i due che s’intersecano e Alfonso che riesce veramente a graffiare il microfono. Il riffing del trio costituisce però il primo impatto, spiazzante non tanto per l'aggressività sonica, quanto per la compattezza del groove sostenuto dalle pelli ritmatissime e incalzanti. Il basso, poi, si muove sotto ad una chitarra ruvida e con un mordente sonoro che costituisce buona parte del sound Torquemada, con una saturazione meravigliosamente in bilico tra i suoni granitici dello stoner rock e un'acidità molto più hard '70.Ottime anche le parti più dilatate, come in "Who?", che vestono le composizioni con venature psichedeliche, ma senza mai cercare l’esagerazione sonica o lo stupore nell'ascoltatore, bensì trascinandolo piacevolmente attraverso atmosfere che esplodono in corposità quasi southern per il caratteristico impatto graffiante del trio.
Del resto, x=time, y=rough: Torquemada!
[Torquemada: Alfonso Surace – chitarra & voce / Luciano Finazzi – batteria & voce / Davide Perucchini – basso ------ Tracklist: 1. figure it out / 2. industrial noise post rock / 3. infernalcoholic man / 4. WHO?]
…unanota…
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Tylerdurden |
| Cavie (antidoto al miele natalizio) |
piaciuto Fight Club? già letto Invisible Monster?
bene allora immergetevi ancora nel mondo cupo di Palaniuk. nelle sue perversioni, nel suo nichilismo post-moderno, nella sua cacca, nel suo sperma, nella sua patologia senza speranza. e poi ridete. sì perchè Palaniuk vi farà anche ridere. ironia velenosa.
i personaggi di Cavie raccontano. ognuno...
piaciuto Fight Club? già letto Invisible Monster?
bene allora immergetevi ancora nel mondo cupo di Palaniuk. nelle sue perversioni, nel suo nichilismo post-moderno, nella sua cacca, nel suo sperma, nella sua patologia senza speranza. e poi ridete. sì perchè Palaniuk vi farà anche ridere. ironia velenosa.
i personaggi di Cavie raccontano. ognuno ha scheletri nell' armadio e loro raccontano. perchè? semplicemente perchè un pazzo, ma non meno pazzo di loro, li ha rinchiusi in un cinema abbandonato e loro non possono uscire. allora raccontano, per passare il tempo.. ognuno di loro ha un passato imbarazzante.. come il Decameron, ma con molto più sangue e con molta più urina.. come ha scritto Ammaniti 'lasciatelo stare se avete lo stomaco debole'
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| N/A -
Dad |
| L''Ultimo Testimone di Bassi Maestro |
Vi spiego come è andata: gennaio 2005 mi arriva l'ultimo cd di Bassi "Dai va, fammi sta recensione che a me sto Bassi mi sta un pò qui…" Evito di far presente al mio interlocutore che pure io non ho mai sopportato l'autore del cd sopra citato e accetto il...
Vi spiego come è andata: gennaio 2005 mi arriva l'ultimo cd di Bassi "Dai va, fammi sta recensione che a me sto Bassi mi sta un pò qui…" Evito di far presente al mio interlocutore che pure io non ho mai sopportato l'autore del cd sopra citato e accetto il lavoro. A Marzo mi accorgo di avere il cd di Bassi sotto una clamorosa pila di altri dischi e lo rimetto in vista pieno di buone intenzioni. A Maggio parlando del più e del meno si scivola su Bassi Maestro e mi torna in mente di avere il suo ex nuovo lavoro sulla scrivania sotto un filo di polvere."Vabbe", mi dico, "Proviamo ad ascoltarlo" e piazzo finalmente il cd nel tray dello stereo. Bassi rimane a mio avviso uno dei personaggi più discussi nel panorama hiphop nostrano anche a causa della sua esuberanza produttiva che lo porta a sfornare un lavoro dietro l'altro con ritmi di uscita discografica che neanche i big riescono a permettersi. L'ultimo testimone è il suo settimo lavoro e conferma in pieno i miei dubbi iniziali oscillando continuamente tra l'inascoltabile e il quasi decente (giusto per evitare sterili giri di parole) (ma sempre ricordandovi che non ho mai apprezzato il suo flow e quindi fornendovi un giudizio appassionatamente di parte) con picchi di banalità difficilmente digeribili ed episodi anonimi non perdonabili ad un artista sulla scena da più di 10 anni.
Come nei precedenti dischi, il rapper nostrano fa tutto da se curando sia le basi che le rime accompagnandosi ad un paio di colleghi più o meno illustri a fare da ospiti. E sono proprio gli ospiti che risollevano un poco le sorti di questo lavoro discografico: Dj Zeta e il suo loop di archi, Jack The Smoker de La Creme in veste di produttore con un'atmosfera soul stilosa ed un ritornello di violini azzeccato e Club Dogo con una base irresistibile in salsa etnica (tanto chic). Per il resto ciccia; stendiamo un velo pietoso su Bassi che fa il verso a "Hey Ya" degli Outkast con "Shakera, shakera" , sui vari, fastidiosi e orrendamente fuori luogo atteggiamenti gangsta e sulle rime scontate e lacunose che il buon Bassi continua a proporci da anni.
Da perdere.
Bigg.
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Tylerdurden |
| leggetevi la nuova biografia dei Clash |
120 pagine, veloci, vive, entrano dentro.. vi faccio annusare qualcosa: "mani in alto, gambe divaricate e faccia al muro. Li fermano così i ribelli, ma questi anche ridotti al silenzio riescono a dar fastidio. Hanno scritto i titoli delle loro canzoni sui vestiti. Odio e Guerra. Londra brucia. Rivolta Bianca."...
120 pagine, veloci, vive, entrano dentro.. vi faccio annusare qualcosa: "mani in alto, gambe divaricate e faccia al muro. Li fermano così i ribelli, ma questi anche ridotti al silenzio riescono a dar fastidio. Hanno scritto i titoli delle loro canzoni sui vestiti. Odio e Guerra. Londra brucia. Rivolta Bianca." ...o ancora, bellissimo, leggete:... "In prima linea, come se fosse l' ultima occasione: concentratissimi, petto in fuori, gambe larghe, le chitarre che volano. Rimanete liberi. Sempre incazzati. Restate vivi"
Quasta è la storia dei Clash ragazzi, ma anche la storia di una generazione di sognatori che vestiti con jeans stracciati e rabbia hanno provato a cambiare le cose. hanno lottato contro la società che opprime, contro l' economia che impoverisce anche lo spirito. hanno lottato. e sia ben chiaro: hanno perso. ma qualcosa rimane, oltre il tempo, oltre gli sbagli, oltre i fallimenti. qualcosa rimane. la musica ad esempio. mentre vi srivo questo pezzo mi sto ascoltando London Calling. stupendo. era il '79. La signora Tatcher stava per diventare premier, inaugurando il decennio dell ultra-liberismo, del decesso del welfare..che in sostanza si traduce con: 'il più debole?..che si fotta'..
I Clash e una generazione con loro non ci volevano stare e allora scesero in guerra..
..'Il futuro non è scritto' di Stefano Hourria.. da leggere
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Allo |
| Chiarastella |
Cantautrice romana finalista di Musicultura 2005 (ex Premio Recanati) e vincitrice di Spazio giovani festival 2005, unisce la canzone d' autore con l' elettronica, il rock e il folk.
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| N/A -
Allo |
| Pane |
Dall'incontro tra Claudio Orlandi (voce) e Maurizio Polsinelli (piano), avvenuto nel 1992, si genera il primo nucleo della formazione. E' proprio a quei primi anni, segnati da diverse collaborazioni, che si deve il consolidarsi di alcuni elementi portanti della musicalità del Pane, l'energia espressiva ereditata da band come Doors e...
Dall'incontro tra Claudio Orlandi (voce) e Maurizio Polsinelli (piano), avvenuto nel 1992, si genera il primo nucleo della formazione. E' proprio a quei primi anni, segnati da diverse collaborazioni, che si deve il consolidarsi di alcuni elementi portanti della musicalità del Pane, l'energia espressiva ereditata da band come Doors e C.C.C.P., o la ricerca di una espressività più rarefatta ed evocativa, infusa da autori come Debussy, Ravel, Bartok.
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| Metrodora |
Assocazione Musicale Metrodora.
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| Traballera |
Traballera e' un progetto musicale che nasce a Napoli nel 2004, e di questa citta' incarna spirito e mentalita'.
Ritmi solari, voce incisiva, sound fresco ed asciutto fanno di questo progetto una piacevole novita' nel panorama partenopeo, storico vivaio di valide band.
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| Gufetto |
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| Sonorika |
Sonorika.com è un portale di musica per i musicisti e per chiunque ami la musica. Community musicale, Eventi, locali , band , dj e musicisti, biografie complete e gallery. Con recensioni, interviste e molto altro ancora.
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| Kob Records |
Kob Records è un'etichetta indipendente che si occupa esclusivamente di punk oi! e ska.
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Allo |
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| wavezet prod. |
Passione, musica, eventi.
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Cugio |
| Train De Vie -Cacciatori di Nuvole- |
Ci troviamo sicuramente davanti ad un buon demo ,praticamente un Lp, composta da 11 tracce per un totale di 48 minuti.
Potrebbero essere loro i successori del filone folk, portato ai massimi clamori in Italia dei Modena City Rambles e della Bandabardò?
La formazione è numerosa come nei due casi sopracitati, dal...
Ci troviamo sicuramente davanti ad un buon demo ,praticamente un Lp, composta da 11 tracce per un totale di 48 minuti.
Potrebbero essere loro i successori del filone folk, portato ai massimi clamori in Italia dei Modena City Rambles e della Bandabardò?
La formazione è numerosa come nei due casi sopracitati, dal punto di vista strumentistico sembrano ben preparati, il disco scorre piacevolmente ma, unico neo, senza troppi alti e bassi…insomma lo si gode e niente più.
Le tracce più interessanti sono la La Dama Nera, dove un gradevole flauto la fà da protagonista, l’ arrangiamento di Cohiba (D.Silvestri) e La Carovana.
Mi piacerebbe vedere un loro live per capire come gestiscono il palco e con quanta intensità interagiscono con il pubblico.
Comunque alla fine nulla di nuovo e mi aspetto sicuramente il salto di qualità, fra poco tempo, che li porterà in qualche modo a farsi notare.
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GLove |
| BUGO! BUGO! BUGO! |
Mercoledì 18 Gennaio 2006 ore 22 al Teatro Monteverdi di Cremona
Uno dei pochi che riesce ancora a dar vita a canzoni splendide con tre accordi di chitarra, Bugo è forse la miglior sorpresa di questi ultimi anni di Rock Indipendente.
Si confronterà con il pubblico sul tema della composizione dei suoi...
Mercoledì 18 Gennaio 2006 ore 22 al Teatro Monteverdi di Cremona
Uno dei pochi che riesce ancora a dar vita a canzoni splendide con tre accordi di chitarra, Bugo è forse la miglior sorpresa di questi ultimi anni di Rock Indipendente.
Si confronterà con il pubblico sul tema della composizione dei suoi eclettici, genuini e sorprendenti pezzi.Prossimi incontri:
Gianni Maroccolo
Data: Martedì 24 Gennaio 2006 ore 22
Offlaga Disco Pax
Data: Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 22
Su la Testa!
Data: Domenica 5 Febbraio 2006
Psychofarmers
Data: Domenica 12 Febbraio 2006
Sikitikis
Data: Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22
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Unanota |
| Ufomammut - Lucifer Songs |
Ho in mano la copia numerata a mano 727/1000
Estraggo. Play.“Turn me on, dead man!”.
No, non sto ascoltando al contrario “Revolution 9” dei Beatles, il giro di basso dal groove ipnotico e dalla densità devastante è proprio quello di Ufomammut...Che gran Ep, è proprio il caso di dirlo! Frutto tanto di...
Ho in mano la copia numerata a mano 727/1000
Estraggo. Play.“Turn me on, dead man!”.
No, non sto ascoltando al contrario “Revolution 9” dei Beatles, il giro di basso dal groove ipnotico e dalla densità devastante è proprio quello di Ufomammut...Che gran Ep, è proprio il caso di dirlo! Frutto tanto di allucinazioni lisergiche e claustrofobiche quanto del suono più deflagrante e visionario prodotto da una band italiana negli ultimi tempi… Sì, italiana! Sarà che l’ultima cosa che si può pensare ascoltando “Lucifer Songs” è che Ufomammut sia un trio di Tortona, ma è anche vero che sono più famosi in America e Nord Europa che qui, e che le etichette per cui hanno pubblicato i loro tre dischi sono anglofone.
Ufomammut, entità misteriosa in cui esasperate cadenze pachidermiche incontrano rarefatte e alchemiche dimensioni spaziali, pesantezza malata di fondo coniugata ad aperture psichedeliche e totalmente schizzate, fino al limite dell’ambient. Risposta italiana ai Neurosis? Sì.
Botta sonora indescrivibile: chitarre dal fuzz lisergico, basso denso e acidamente gommoso, insieme agli inserimenti di synth e voci sulfuree e riverberatissime, il suono Ufomammut fatica a schiodarsi dalla testa e dai sub dello stereo. Non ci si improvvisa ascoltatori di heavypsich in poche ore, per cui “Lucifer Songs” è un disco che va lasciato scorrere lento, poderoso e visionario, come un oggetto spaziale non identificato.
C’è anche da dire, però, che l’Ep, edizione limitatissima, corredata da un bonus dvd con “paesaggi sonori” e video dell’intero disco by Malleus, aggiunge poco a quel lavoro possente e innovativo che è il precedente “Snailking” (2004), secondo full-lenght dopo “Godlike Snake” (2000): il suono si scurisce, le composizioni vedono meno inserimenti di sintetizzatori – complice forse l’abbandono del synthman LeGof – e un tappeto vocale ampliato; in complesso ciò che risalta è la corposità dei brani ottimamente composti, con certi riff e attacchi forse più cattivi.
Inutile andare a cercare influenze: il sound ormai è trademark Ufomammut al 100%, vedi il drumming e il basso in “Mars”, o la sei corde acidissima di “Blind”.
Groove senza compromessi, suono da brivido, divagazioni spettrali… Landscape music.
Ufomammut per pochi: digeriteli con calma, dopodiché abusatene pure a piacimento.
[Ufomammut: Urlo – basso, voce, synth, effetti / Poia – chitarre, synth / Vita – batteria
Tracklist: 1. Blind / 2. Hellcore / 3. Hypnotized / 4. Mars / 5. Astrodronaut ]
…unanota
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Allo |
| The Strokes - First Impressions of Earth |
Prima scelta assoluta.
Davvero non mi aspettavo tanto dal terzo capitolo del (finora) splendido progetto Strokes.
Gente che con due dischi ha cambiato le sorti del rock del duemila (volenti o nolenti).
Dopo 'Room on Fire' era lecito temere che le cose fossero staticamente emerse mettendo di fronte agli occhi i rischiosi...
Prima scelta assoluta.
Davvero non mi aspettavo tanto dal terzo capitolo del (finora) splendido progetto Strokes.
Gente che con due dischi ha cambiato le sorti del rock del duemila (volenti o nolenti).
Dopo 'Room on Fire' era lecito temere che le cose fossero staticamente emerse mettendo di fronte agli occhi i rischiosi limiti della mancanza di evoluzione.
Detto.
Non Fatto.
Arriva 'First Impressions of the Earth' ed è come un nuovo esordio: influenze hard-rock che non t'aspetti, freschezza, novità.
Riff epidemici, ritmiche, maturità.
Cesellato perfettamente tra Vecchi e Nuovi Strokes ci viene consegnato uno dei dischi che segnerà certamente l'annata 2006.
Una boccata d'aria fresca a fine di un'annata che deve pagar pegno quasi esclusivamente al rock d'oltremanica. Sarà rivincita d'oltreoceno?
Ce lo ricorderemo, ne sono certo!
Tracklist:
1. "You Only Live Once"
2. "Juicebox"
3. "Heart In A Cage"
4. "Razorblade"
5. "On The Other Side"
6. "Vision Of Division"
7. "Ask Me Anything"
8. "Electricityscape"
9. "Killing Lies"
10. "Fear Of Sleep"
11. "15 Minutes of Pain"
12. "The Ize Of The World"
13. "Evening Sun"
14. "Red Light"
Allo
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Unanota |
| Rock'n'Roll Christmas party |
al Transilvania di Cremona 26.12.05
Festa gradevole e colorata al Transilvania, nonostante lo sgradevole inconveniente della noiosissima ora buona di blackout che lunedì sera ha infreddolito più di mezza Cremona…
Pazienza, birre e chiacchiere dalle 22 alle 23, poi finalmente musica (e chi ci credeva ancora ormai?!): JOJO IN THE STARS, il...
al Transilvania di Cremona 26.12.05
Festa gradevole e colorata al Transilvania, nonostante lo sgradevole inconveniente della noiosissima ora buona di blackout che lunedì sera ha infreddolito più di mezza Cremona…
Pazienza, birre e chiacchiere dalle 22 alle 23, poi finalmente musica (e chi ci credeva ancora ormai?!): JOJO IN THE STARS, il cui debutto è di poco tempo fa sul palco dell’Arci, e FUORI LUOGO, giovane band già attiva da due anni in città.
Rock’n’roll Christmas party, festa studentesca, per cui punk/rock/pop adolescenziale, divertente e di casa a farla da padrone, salsa abbondantemente già sentita ma ormai entrata nel cuore dei giovanissimi cremonesi: e complimenti dunque al pubblico, dato che il locale era ben affollato – nonostante il maltempo, la pigrizia, e la tragica ora a lume di candela! –
Sotto i riflettori colorati e vivaci del Transilvania:
Jojo in the Stars ha già preso le sue misure, si muove con passi fermi ma decisi in un contesto che le appartiene e nel quale riesce senza difficoltà: punk-rock senza altre pretese se non il divertimento proprio e del pubblico, suonato discretamente bene, con melodie orecchiabili e cantabili per le voci.
I Fuori Luogo si ripropongono stasera abbandonando alcune delle ovvietà degli esordi, consapevoli ormai dei numerosi live dietro le spalle; forse peccano un po’ in lungimiranza, tentando di scollarsi di dosso troppo presto il punk-rock/pop per un approccio più “alternative”… beh, se da un lato esagerano meno con power chord e 4/4 scanzonati, dall’altro il mood e le armonie di facile presa dei pezzi rimangono quelli di sempre. Il pubblico però è lì soprattutto per loro, e i Fuori Luogo entrano subito in temperatura, scaldando i numerosi presenti con refrain liceali e brani ormai noti ai giovani cremonesi…
Festa natalizia centrata in pieno, bei suoni dal Transilvania che si riconferma locale privilegiato per questi piccoli eventi cittadini, tanti i ragazzi presenti, i gruppi preferiti sul palco… Alla prossima.
…unanota
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McA |
| Antonio Sgorbissa - La Vita Sulla Terra |
Antonio Sgorbissa è genovese, ha trentacinque anni, ha una laurea in Ingegneria Elettronica e
un dottorato di ricerca in Robotica all'Università di Genova, attualmente fa il ricercatore,
cerca di costruire dei bei robot, ha alle spalle circa cinquanta pubblicazioni.
Scrive anche testi teatrali.
In più fa il cantautore.
Il suo disco La Vita Sulla Terra,...
Antonio Sgorbissa è genovese, ha trentacinque anni, ha una laurea in Ingegneria Elettronica e
un dottorato di ricerca in Robotica all'Università di Genova, attualmente fa il ricercatore,
cerca di costruire dei bei robot, ha alle spalle circa cinquanta pubblicazioni.
Scrive anche testi teatrali.
In più fa il cantautore.
Il suo disco La Vita Sulla Terra, uscito nell'aprile del 2004, raccoglie dodici
canzoni scritte nel corso dei tre anni precedenti. Dura quasi un'ora (54:32), perché i pezzi
sono belli lunghi. Si sente forte e chiara l'influenza della scuola dei cantautori genovesi,
De André su tutti (sia nelle tematiche affrontate che nell'impostazione vocale), ma anche di
altre contaminazioni.
7 miliardi è quasi una filastrocca dal sapore latineggiante; Black
Bloc Ballad si erge a difesa di un personaggio universalmente riconosciuto come
indifendibile (tecnica di cui era maestro De André), donandogli un'aura romantica e andando a
trovare il marcio da altre parti; Livingstone è un pezzo swing che parla di
un avventuroso viaggio, sarebbe piaciuto a Salgari, oggi piacerebbe a Salvatores;
13/5/01 è una ballata d'amore che rievoca sensazioni passate, vicine al
periodo della vittoria di Berlusconi alle elezioni (senza mai citare la cosa, però, piuttosto
sfiorandola con l'accenno agli exit poll); La Vita Sulla Terra è un
pezzo alla Paolo Conte, parla di tradimento, pugni, abbandono e di una nottata alcolica al
bar; Gli Asiatici, quasi solo voce e chitarra, è un brano evocativo, ricco
di immagini oniriche riferite alla visione di un tempio in estremo oriente; Il Pezzo
Di Sinistra è un inno apolide, che racconta della piazza, della libertà, dei canti,
anche con autoironia (le immagine volutamente stereotipate della canzone resistente alla
Guccini); I Nostri Civili è un jazz latino, a tratti bossanova,
caratterizzato da un forte antimilitarismo («Colpite i civili!»); poi c'è il pezzo più lungo
del disco, Giuliano: a parlare in prima persona è... Giuliano Ferrara, che
si divide tra i ricordi del passato comunista (con la riproposizione dei versi
dell'Internazionale) e il presente di giornalista cinico e amorale, ma deve fare i
conti con la voce della propria coscienza, che lo chiama («Giuliano...»), e alla fine non si
sa se sia stato sogno o realtà. Si fila verso il finale del disco: Made In
China è una sintesi della vita "produci-consuma-crepa", con l'aggiunta dello spettro
della paura dell'altro che diventa razzismo; Chiamata Del Porto (30 giugno
1960) fa ancora il jazz, questa volta cantato in dialetto, contro i padroni e i
fasci. Una vera canzone combat, a dispetto della leggerezza musicale; l'ultima
traccia è J'Aime Le Monde, degna conclusione di questo bel disco: è
un'indiscriminata e dissacrante dichiarazione d'amore per l'umanità in quanto tale, quindi
comprese tutte le sue nefandezze (ma ogni tanto fa capolino anche qualcosa di positivo), che
si chiude con l'immagine suggestiva di Gagarin che, nel '61, scatta una fotografia dallo
spazio a quella piccola biglia che chiamiamo Terra.
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Unanota |
| Vortice di Nulla - Mithosi |
"L'uomo è imprigionato in un mondo che è solo apparenza, dietro cui si nasconde un vortice di nulla, costretto a camminare senza una meta…"
Post rock è sicuramente uno dei significati più importanti e “caldi” che il concetto di musica rock sta assumendo nel decennio corrente: rock destrutturato e sonico, figlio...
"L'uomo è imprigionato in un mondo che è solo apparenza, dietro cui si nasconde un vortice di nulla, costretto a camminare senza una meta…"
Post rock è sicuramente uno dei significati più importanti e “caldi” che il concetto di musica rock sta assumendo nel decennio corrente: rock destrutturato e sonico, figlio naturale del noise à la Sonic Youth e orfano della scena di Seattle, ma alimentato da band successive, ormai basilari, come Slint e Mogwai.
È questa pure la direzione intrapresa dai giovani cremaschi Vortice di Nulla, il cui demo, prodotto con sudata e sincera passione per il genere, presenta però ancora molte ingenuità: tutto normale comunque, dato che i ragazzi dimostrano attitudine e capacità, e il loro disco, quasi interamente strumentale, offre buoni spunti d’ascolto: “Exstasy”, “Settembre ci ucciderà”, “Dafne”, sono già ottimi brani, ma d’altronde lo stesso demo, registrato nell’aprile 2005, corrisponde ormai poco ai coinvolgenti live della band, il cui tocco in più è anche quella pennellata psichedelica che tanto potrebbe dare respiro a “Mithosi”.
La ricerca sonora, infatti, è qua ancora acerba e abbozzata, anche se le maggiori perplessità sono suscitate dalle strutture di pezzi come “Memo”, ricche di stacchi insistenti che rompono però le figure costruite dagli interessanti intrecci chitarristici, tipicamente post-rock.
Le armonie sono invece ottimamente cesellate in "Exstasy", dove le due chitarre arpeggiano pulite e cristalline intrecciandosi su tonalità differenti, con una terza a disegnare un delicato e sognante tappeto sonoro in progressione armonica, cornice ma senso stesso del brano.
La batteria dirige solida le composizioni del Vortice, ma senza mai troppa fantasia: il drumming a volte è poco efficace, un po’ sopra le righe nei suoni, a volte invece troppo quadrato e rigido nei tempi, incapace di sciogliersi e amalgamarsi sempre nell’ascolto, come riesce invece in alcuni pezzi. Le linee di basso si avvolgono ora soffici e ora calcanti, come negli arrabbiati stacchi pesanti e urlati di "Settembre ci ucciderà", unico pezzo cantato – a parte “Vortex surfer”, cover dei Motorpsycho, che vede alla curata interpretazione vocale l’ospite Davide Simonetta, frontman dei Karnea –.
Nel complesso, il lavoro nutre ottime aspettative per il presente e il futuro del gruppo, come dimostrano d’altro canto le ultime convincenti apparizioni dal vivo; l’unico consiglio è non ricercare la complessità strutturale a tutti i costi, ma lasciarsi travolgere e abbandonare alle suggestive trame che il Vortice stesso delinea in “Mithosi”…
[Tracklist: 1.Meiosi / 2.Exstasy / 3.Memo / 4.Dafne / 5.Settembre ci ucciderà / 6.Vortex Surfer ]
…unanota
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GLove |
| CRISTIANO GODANO !!! |
Mercoledì 11 Gennaio 2006 ore 22 AL Teatro Monteverdi di Cremona
Primo dei prestigiosi incontri 2006 con un Maestro della lirica rock all’italiana: Cristiano Godano, voce e leader dei Marlene Kuntz incontra il pubblico di Dialoghi Sonori sul tema delle composizione di testi musicali sviscerando oltre dieci anni di successi.Prossimi incontri:
Bugo
Mercoledì...
Mercoledì 11 Gennaio 2006 ore 22 AL Teatro Monteverdi di Cremona
Primo dei prestigiosi incontri 2006 con un Maestro della lirica rock all’italiana: Cristiano Godano, voce e leader dei Marlene Kuntz incontra il pubblico di Dialoghi Sonori sul tema delle composizione di testi musicali sviscerando oltre dieci anni di successi.Prossimi incontri:
Bugo
Mercoledì 18 Gennaio 2006 ore 22
Gianni Maroccolo
Data: Martedì 24 Gennaio 2006 ore 22
Offlaga Disco Pax
Data: Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 22
Su la Testa!
Data: Domenica 5 Febbraio 2006
Psychofarmers
Data: Domenica 12 Febbraio 2006
Sikitikis
Data: Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22
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Unanota |
| Dialoghi Sonori 2006 - Cristiano Godano |
Teatro Monteverdi (Cremona) – mercoledì 11 gennaio 2006
Primissimo appuntamento per la rassegna Dialoghi Sonori 2006, inserita nel contesto di Cantiere Sonoro e organizzato dal Centro Musica di Cremona. La serata, quasi a sorpresa per il repentino annuncio al pubblico solo due giorni prima, vede un’ospite d’eccezione: Cristiano Godano, cantante e...
Teatro Monteverdi (Cremona) – mercoledì 11 gennaio 2006
Primissimo appuntamento per la rassegna Dialoghi Sonori 2006, inserita nel contesto di Cantiere Sonoro e organizzato dal Centro Musica di Cremona. La serata, quasi a sorpresa per il repentino annuncio al pubblico solo due giorni prima, vede un’ospite d’eccezione: Cristiano Godano, cantante e chitarrista dei Marlene Kuntz, nonché personalità di spicco del rock italiano di qualità.
Il tema dell’incontro riguarda la produzione di testi musicali, e la presenza di Godano rende la serata inevitabilmente azzeccata e appetibile, considerando la più che meritata fama di compositore acquisita dall’artista in oltre dieci anni di carriera; ottima anche la risposta del pubblico.
Marco Allegri del Centro Musica presenta la conferenza e un attento Cristiano Godano, che divagando inizialmente su lontani ricordi, riesce a creare un confortevole clima utile a delineare un intervento preciso e veramente esauriente sul tema proposto.
Cristiano ci racconta infatti con un registro molto colloquiale le sue esperienze adolescenziali, dalla passione per il rock e la new wave dei Gun Club del suo modello giovanile Jeffrey Lee Pierce, fino ai primi vagiti sugli strumenti, ricordando la sua “fame” assidua di riviste specializzate e le fatiche per recuperare dischi poco noti. È un ritratto appassionato che porta dritto alla sua prima band, i “Jack on Fire”, e ai primi approcci con il testo di canzone: inglese, perché anglofono era il rock che ascoltava, fino ad accorgersi dello sconveniente depotenziamento espressivo in cui versavano le sue composizioni, motivato dalla poca padronanza della lingua e dagli eccessivi luoghi comuni presi da altri testi.
È con l’italiano, però, che inizia la parabola discendente dei Jack on Fire, colpevole la personalità di Cristiano, deflagrante ora in versi dal mood cupo e oscuro: tutto muore dopo una penosa esibizione all’Arezzo Wave Festival.
Il racconto di Godano prosegue fino alla nascita dei Marlene Kuntz; grazie alla predisposizione di Luca Bergia e Riccardo Tesio per la personalità introversa del cantante, il veicolo espressivo della lingua italiana, non privo di difficoltà metriche, permette a Cristiano di sperimentare molte soluzioni, decisamente controcorrente per il rock italiano dei primi anni ’90. “Catartica” costituisce dunque quel gran salto che gli dà la possibilità di confrontarsi con un pubblico di livello nazionale, ed è qui che salta fuori per le prime volte la parola “poeta”: modestia, orgoglio, incredulità, autostima, Cristiano scopre di poter entrare nella fascinazione delle persone, è proiettato improvvisamente in una dimensione nuova e inusitata.
Da questo spunto, Godano verte strettamente sul tema della serata, che tratta inizialmente con l’analisi della differenza tra poesia e testo musicale: “la poesia è completa in tutto, perché non dipende dalla musica”, spiega, “il poeta asseconda il suo ritmo interiore, esterna nella composizione il fluire musicale delle parole, e ciò ha a che fare con quelle che chiamiamo figure retoriche.”
La poesia, dunque, nasce con la musica, ma si tratta della musica interna del poeta, mentre il testo ha bisogno della completezza di melodia e ritmo della canzone. L’esempio illustre è Montale, poeta e profondo conoscitore di musica classica contemporanea, ma anche Paul Valery e Ungaretti.
Per Godano, la composizione di un testo per canzone, come per una poesia, necessita essenzialmente di precisione ed esaustività: ogni parola è profondamente essenziale, sta poi all’autore la “sofferenza di cosa svelare e cosa celare, ma ogni parola deve soddisfare per armonia, ritmo, musica, significato.”
Cristiano sminuisce poi l’importanza dello slancio ispiratore, “eccitazione interiore”, ma utile solo a poche frasi, che senza un assiduo lavoro quotidiano rimangono inutilizzabili; concludendo, Godano afferma come l’arte della scrittura non si può insegnare, bisogna saper produrre quell’effetto incantatore capace di essere percepito anche a posteriori… “ciascuno deve trovare la propria via.”
[Alla prossima serata: mercoledì 18 gennaio, secondo appuntamento di Dialoghi Sonori 2006 – BUGO si confronta sul tema della composizione di brani musicali… Non mancate!]
…unanota
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Allo |
| Texas - Le Conseguenze dell'Amore |
Esiste un mondo parallelo, fascinoso e senza tempo: le colonne sonore.
In questo caso puntiamo il dito verso la casa di produzione cinematografica Fandango di Domenico Procacci, una delle migliori realtà italiane per ciò che concerne il cinema di qualità.
La falange musicale Radiofandango (che nel suo roster prevede anche le...
Esiste un mondo parallelo, fascinoso e senza tempo: le colonne sonore.
In questo caso puntiamo il dito verso la casa di produzione cinematografica Fandango di Domenico Procacci, una delle migliori realtà italiane per ciò che concerne il cinema di qualità.
La falange musicale Radiofandango (che nel suo roster prevede anche le produzioni di Zamboni, Otto Ohm, Pinomarino, ecc...) cura e distribuisce in supporti audio le colonne musicali che sorreggono le produzioni in celluloide della casa.
In questo caso ci concentriamo su Texas e Le Conseguenze dell'Amore
(Lavorare con Lentezza è già stato recensito nelle pagine precedenti):
Texas
Il suono segue paripasso le vicende stagnanti e fumose della periferia italiana in cui il film trae linfa vitale.
Atmosfere tenui e mai eccessive corrispondono alla necessità di Paradivino di portare sullo schermo tutto il disagio di un ambiente scuro, difficile, reale.
Per questo le musiche sono affidate a Nicola Tescari, pianista e arrangiatore milanese, classe 1972 e già collaboratore di Nicola Piovani.
Talentuoso e mai fuori posto il commento sonoro trova il giusto equilibrio tra immagine e sentimento.
Tracklist:
1 la provincia dell'impero
2 fosse tutto li'
3 the crying game - DAVE BERRY
4 maria
5 interludio 1
6 conseguenze
7 drinking with my friends - MARCELLO & THE MACHINE
8 man by you - MARCELLO & THE MACHINE
9 V.E.D.O. - CANAPÉ GINGIVITIS
10 1977
11 headquake - CANAPÉ GINGIVITIS
12 interludio 1
13 cosa le hai detto?
14 ru'-dicolous - DADASWING
15 interludio 2
16 il duello
17 sei diventata grande
18 texas
19 bianco e rosso
Le Conseguenze dell'Amore
In questo caso la ricerca sonora è affidata all'utilizzo di brani già editi prelevati da discografie prevalentemente internazionali.
Nella ricerca del tappeto sonoro da affiancare alle splendide immagini del film di Paolo Sorrentino ecco quindi spuntare splendide e atmosferiche composizioni di Mogwai, Lali Puna, Boards of Canada, Terranova e Ornella Vanoni.
Da segnalare inoltre gli splendidi temi di violino appositamente composti per la pellicola.
Tracklist:
1.Intro
2.Scary World Theory - Lali Puna
3.Moses?- I Amn't - Mogwai 0
4.Hello - James
5.Titta
6.Scoop Rmx- I.S.A.N. 7.Arab Skank - Grand Popo Football Club
8.Rossetto E Cioccolata - Ornella Vanoni
9.Le Conseguenze Dell'amore 2
10.Terapia Interrotta - Francesco Forni
11.Remegio - I.S.A.N.
12.Concepts - Terranova
13.Gyroscope - Boards Of Canada
14.Satur-Nine - Lali Puna
15.La Cava
16.Subtle Body - Fila Brazillia
Due tra le migliori produzioni italiane degli ultimi anni confermano lo splendido lavoro svolto dalla Fandango sia nella ricerca di talenti cinematografici, quanto nella voglia di ottenere musiche adatte al livello (alto) portato in sala.
Allo
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GLove |
| OFFLAGA DISCO PAX |
Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 22
Teatro Monteverdi Cremona Ingresso gratuito
Gli Offlaga Disco Pax vengono da Reggio Emilia e propongono ciò che qualcuno ha definito "Elettronarrativa Elettorale". Si sentono apocalittici, integrati, naif. Armati di elettronica low-fi ed un attitudine tra CCCP e New Order, sonorizzano storie ed eventi...
Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 22
Teatro Monteverdi Cremona Ingresso gratuito
Gli Offlaga Disco Pax vengono da Reggio Emilia e propongono ciò che qualcuno ha definito "Elettronarrativa Elettorale". Si sentono apocalittici, integrati, naif. Armati di elettronica low-fi ed un attitudine tra CCCP e New Order, sonorizzano storie ed eventi reali con un linguaggio nuovo, unendo l'eredità storica e sonora dell'Emilia.
Il loro esordio si intitola: Socialismo Tascabile (Prove Tecniche di Trasmissione), un disco che ha lasciato il segno nell'anno dispari 2005 (ritirando premi e consensi unanimi).Prossimi appuntamanti:
Su la Testa!
Data: Domenica 5 Febbraio 2006
Psychofarmers
Data: Domenica 12 Febbraio 2006
Sikitikis
Data: Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22
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Tylerdurden |
| il Cattivo dei Cattivi |
La Corea del Nord è un paese isolato dal mondo abitato da 23 milioni di musi gialli, tutti uguali come sbandiera la propaganda pseudo-comunista, qualcuno più giallo degli altri come direbbe Orwell.
Kim Jong Il, è il Cattivo dei Cattivi, vive nel lusso in un palazzo satrapesco, ha qualche testata nucleare...
La Corea del Nord è un paese isolato dal mondo abitato da 23 milioni di musi gialli, tutti uguali come sbandiera la propaganda pseudo-comunista, qualcuno più giallo degli altri come direbbe Orwell.
Kim Jong Il, è il Cattivo dei Cattivi, vive nel lusso in un palazzo satrapesco, ha qualche testata nucleare puntata sul Giappone e sulla costa occidentale degli Stati Uniti, tiene i suoi cittadini(sudditi?) in un ignoranza totale.. tanto che nessuno là sa qualcosa dell' 11 settembre.
Kim Jong Il è un cattivo come quelli di una volta, che lo riconosci subito con quella divisa alla Mao e quegli occhialoni da Pinochet.. non hai nemmeno il sospetto che possa essere 'un buono che sbaglia', non ti dici "però da lavoro a tante persone", "la sua squadra di calcio diverte e vince", "è amico di Bush e Putin.."
No, no Kim Jong Il è un bastardo e sta sui coglioni a tutti. è un cattivo da cartone animato ( e non per nulla i creatori di South Park l' hanno usato come Public Enemy nel loro 'Team America').
Da leggere, divertente e (ahimè) tutto vero..
'All' ombra del dittatore grasso'. Micheal Breen. isbn edizioni
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McA |
| Dialoghi Sonori 2006 - Bugo |
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 18 gennaio 2006
L'appuntamento al Teatro Monteverdi è per le dieci di sera: si parla di composizione di brani musicali. L'ospite è semplicemente un gran personaggio: Cristian Bugatti, in arte Bugo.
Al mattino, il cantautore novarese ha condotto un incontro simile con i ragazzi del primo e...
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 18 gennaio 2006
L'appuntamento al Teatro Monteverdi è per le dieci di sera: si parla di composizione di brani musicali. L'ospite è semplicemente un gran personaggio: Cristian Bugatti, in arte Bugo.
Al mattino, il cantautore novarese ha condotto un incontro simile con i ragazzi del primo e del secondo anno del liceo Anguissola; la platea serale è invece ben più "stagionata", pur con le dovute eccezioni.
Partenza fulminea: Allo starebbe per introdurre l'incontro, ma Bugo chiede immediatamente di far ascoltare al pubblico gran parte di un brano del suo ultimo disco doppio: Alelluia 1 Rep, da Arriva Golia!, viene sparata ad un volume decisamente sostenuto (ma al Bugatti non basta, chiede in continuazione di alzare); alla fine del contributo audio, Bugo ci propone dal vivo la versione acustica del brano (semplicemente Alelluia, presente sull'altra facciata del doppio cd, intitolata La Gioia Di Melchiorre), insistendo sul concetto dell'accordo di sol che domina la composizione, e riconducendo a questo l'ossatura da cui è nato il brano.
Quasi subito dopo, ascoltiamo (questa volta su richiesta del pubblico) Hasta La Schiena Siempre (ancora da Arriva Golia!): di questa canzone, Cristian parla sotto molteplici aspetti: il testo autobiografico; il titolo, scherzoso e al contempo critico nei confronti dell'abuso che si fa della figura e delle parole di Che Guevara; le influenze musicali che si mescolano al suo interno.
Dopo alcune domande da parte del pubblico, a cui Bugo risponde in maniera giustamente un po' caotica e spesso di un'ilarità devastante, si passa ad un terzo brano di Arriva Golia!, Caramelle, con qualche altra osservazione ma anche con risate a cascata dovute alla spiegazione del verso «Non c'è più religione» (che significa, parola di Bugo: «Se non si possono più neanche mangiare le caramelle in pace...»).
Ancora domande dai presenti delle prime file, Cristian risponde sempre tra il serio e il faceto, con quell'irresistibile aria un po' spaesata. Intanto però ci parla delle sue mille influenze (grandi nomi del rock, del country e del folk passati, italiani e stranieri, ma anche - per esempio - l'electroclash di Peaches o il rap degli amici Uochi Toki) e di come nascono le sue canzoni: in alcune sente l'esigenza di parlare di un certo argomento, e parte quindi dal testo; altre da un semplice giro di accordi, o da un riff.
Nella parte finale dell'incontro, Bugo parla del suo percorso di artista, degli inizi alla batteria, del successivo avvicinamento alla chitarra (avvenuto durante il servizio militare), della prima canzone composta, un blues tutto in mi, Faccio Il Militare (risate). E poi dei concerti con il gruppo, sciolto dopo la presa di coscienza di voler intraprendere una strada da solo, delle persone che lo hanno apprezzato e gli hanno fatto registrare il primo disco, dei «Venduto!» che gli piovevano addosso nei primi concerti dopo il contratto con la major Universal, dell'approdo a Sanremo 2006 mancato per un soffio, delle etichette di "alternativo", "indipendente", "diverso", che lasciano il tempo che trovano, della paura di ripetersi, del fatto che in fondo chi se ne frega se il singolo lo decide la casa discografica, l'importante è fare musica.
Durante questo excursus, Cristian, infastidito dalle luci di proscenio, si siede sul lato del palco, e allungando le gambe fa cadere i primi due mattoni della fila che contorna il palco stesso. Il pesante blocco unico precipita con un bel tonfo davanti alla prima fila. Lacrime agli occhi dal ridere per tutti.
Alla fine tanti applausi per Cristian Bugatti da San Martino di Trecate, provincia di Novara, e una menzione speciale per la cintura da donna con fibbia dorata enorme: rock'n'roll!
Martedì 24 gennaio, terzo appuntamento da non perdere: si parlerà di produzione ed arrangiamento di brani musicali con un personaggio storico del rock indipendente italiano: Gianni Maroccolo.
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McA |
| Intervista a Bugo |
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 18 gennaio 2006
McA: Prima domanda doverosa: come va la schiena in questo periodo?
Bugo: Bene. Ho avuto problemi alla schiena quando è finita la tournée di Dal Lofai Al Cisei, però li ho superati.
McA: Da quali artisti ti senti più influenzato?
Bugo: Questa è una domanda a...
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 18 gennaio 2006
McA: Prima domanda doverosa: come va la schiena in questo periodo?
Bugo: Bene. Ho avuto problemi alla schiena quando è finita la tournée di Dal Lofai Al Cisei, però li ho superati.
McA: Da quali artisti ti senti più influenzato?
Bugo: Questa è una domanda a cui si fa sempre un po' fatica a rispondere, non c'è un nome... Bisognerebbe andare più sullo specifico: se mi indichi qualche canzone potrei dirti dov'è nata l'idea, ma così, generica... Ma di cosa stiamo parlando, del disco Golia & Melchiorre?
McA: Mah, di tutti i tuoi dischi, ma anche di che cosa ascoltavi, per poi arrivare, nel tuo percorso, a questo misto di cantautorato, di rock'n'roll...
Bugo: Son partito coi classici: Celentano, il beat italiano, molto rap americano, classici come Jimi Hendrix, Jon Spencer, Beck, Nirvana, 'na marea di gruppi... Se parliamo del mio doppio disco, all'epoca mi aveva colpito molto il disco di Peaches. Invece, per la parte acustica, Dylan è sempre lì per me...
McA: Se ti dico Neil Young?
Bugo: Anche Neil Young.
McA: Alcune volte leggo, o sento che alcuni definiscono la tua musica "demenziale", e secondo me sbagliano di brutto. Io la definisco "iperrealista". Sbaglio anch'io?
Bugo: No, è un bel termine "iperrealismo"... Quando ho iniziato a scrivere i primi testi, legati agli oggetti quotidiani, non pensavo di fare dell'iperrealismo. L'ho fatto perché mi veniva di parlare del cellulare scarico, o delle menate che mi facevo... non è che pensavo «Voglio fare dell'iperrealismo»...
McA: Concettualmente.
Bugo: No, no, non sono così concettuale.
McA: Sì, poi, perché è necessario confondere il senso del divertimento, di suonare, di fare del casino sul palco... Con il demenziale? Cioè, è questo che non capisco in quelle definizioni.
Bugo: Chi mi apprezza dice che non sono demenziale, cioè, sono anche demenziale... Hasta La Schiena Siempre ha un testo, volendo, demenziale, però neanche così tanto perché in effetti sono stato male tre mesi!
McA: Eh, cavolo! È autobiografico!
Bugo: Però ho voluto sdrammatizzare un po' quella situazione.
McA: Pensi che la tua musica abbia anche un valore politico, nel senso più ampio del termine?
Bugo: Mmm... Bah, se "politico" lo intendiamo in senso civico, no. Se intendiamo invece dare a "politico" un senso sociale, forse sì. Ma "politico" nel senso stretto del termine, no.
McA: Stare a Milano ti piace o no?
Bugo: Sì, è bello. Bella città.
McA: Era diverso quando una canzone nasceva a San Martino o quando adesso nasce a Milano? Cioè, l'ambiente forgia il tuo modo di comporre?
Bugo: Io sono nato in campagna. Tantissime mie canzoni vengono da lì.
McA: In Sei Bella Come Il Dì poi lo citi, anche.
Bugo: Sì, quello è un pezzo già di qualche anno fa, ma anche nell'ultimo disco, Arriva Golia!, c'è la canzone Mezzora Prima Di Morire che ho scritto nel '98 o '99, quasi cinque anni fa, quasi quattro anni prima che uscisse. Come Casalingo. A me piace molto stare in città, non tornerei più in campagna. Tra qualche anno potrò capire se effettivamente la città m'ha dato un nuovo stile di composizione.
McA: Nuovo disco. Come procedono i lavori?
Bugo: Il nuovo disco è pronto. È prodotto da Giorgio Canali. Si sente la sua mano: è rock, e c'è un tocco di Verdena. Mi piace appoggiarmi al produttore.
McA: Ti ricordi qual è il primo disco che hai comprato?
Bugo: Sì, Are You Experienced, di Jimi Hendrix, su consiglio di mio papà. In vinile, ce l'ho ancora.
McA: Grande. L'ultimo?
Bugo: L'ultimo che ho preso... Madonna.
McA: Hai preso Madonna?
Bugo: Eh, Madonna... È forte.
McA: Qua mi hai sorpreso. Tu sei un vero rock'n'roll animal. Perché i gruppettini che ci sono in giro adesso non sanno rockeggiare sul palco?
Bugo: Mah, io mi muovo quando ho voglia di muovermi. Ho fatto delle serate acustiche dove non era necessario muoversi, anzi, sarei stato patetico. Dipende dalla serata: è chiaro che quando c'è una bella serata rock mi piace molto muovermi, imitare i miei eroi, Iggy Pop, Robert Plant, Jimi Hendrix...
McA: Gli assoli in ginocchio...
Bugo: ... Mick Jagger, ma anche Celentano. È un gioco, se ci sono gruppi che non lo fanno è perché hanno uno stile diverso dal mio. Ci sono persone, secondo me, che anche stando ferme danno molta intensità.
McA: Ma tanti gruppi della scena indie hanno questo essere presi male tanto per essere presi male.
Bugo: Hanno un approccio alla musica, secondo me, legato alla morte. Suonano non per divertirsi ma per far vedere che stan male, però a noi non ce ne frega niente se loro stan male. Perché anch'io sto male, però...
McA: Sfrutti la sofferenza usandola come energia.
Bugo: Di me non sopportano il lato giocoso; dal canto mio non capisco perché questi ragazzi debbano farsi del male proponendo delle situazioni live spesso imbarazzanti per il pubblico. Bisogna proporre un sorriso, anche quando c'è il pezzo d'amore, triste.
McA: Un po' di speranza, insomma!
Bugo: Sì, un po' di genuinità!
McA: Interessi e principali passioni, oltre alla musica?
Bugo: Biliardo. Mi piace scrivere, usare la telecamera, fare foto, usare il computer. Photoshop, DreamWeaver per fare i siti internet. È divertente.
McA: Ci sono cose che ti fanno assolutamente incazzare o... Non Mi Arrabbio Mai?
Bugo: Non mi arrabbio mai molto. Mi arrabbio quando muore la gente povera, e sembra che non si possa fare niente, come per la tragedia dello Tsunami. Ma non è proprio rabbia... Faccio fatica a risponderti, scusa.
McA: Fantastico, sei della mia pasta! Anch'io sono un gran buono. A fare i video ti rompi i coglioni o ti diverti?
Bugo: Mi piace molto, ci metto molto di mio. Il soggetto di Casalingo l'ho scritto io, l'idea di Io Mi Rompo I Coglioni era invece del regista. Facemmo anche un terzo video, Pasta Al Burro, che però non è uscito in televisione ma inserito in una galleria d'arte a Milano. L'idea di Il Sintetizzatore è mia, con qualche aggiunta del regista, mentre Carla È Franca è proprio del regista. Mi piace fare i video.
McA: Così ci riallacciamo alla prossima cosa che mi interessava sapere: le citazioni, che trovo frequentemente nelle copertine, nei video... Sono opera tua? Il video di Carla È Franca cita quello di Sign 'O' The Times di Prince, la copertina di La Gioia Di Melchiorre cita quella di Harvest di Neil Young...
Bugo: Bob Dylan e i Beatles dicevano che Elvis era il loro maestro. Mi piace citare: la musica è talmente vasta... Sono passati cinquant'anni di rock, è inevitabile citare: infatti io adoro il rap, che è basato sul campionamento. Per me è un tributo: se io prendo un pezzo degli 883 e lo metto dentro un mio disco, faccio girare la musica.
McA: Dimmi il nome di un rocker non più in vita con cui ti sarebbe piaciuto condividere il palco.
Bugo: Beh, un bel John Lennon... Un bel duetto, lui al pianoforte, io alla chitarra, a fare Imagine... Mi scoppierebbe il cuore dall'emozione.
McA: Capelli: perché da un paio d'anni li tieni più corti? Prima avevi quella bella chioma fluente...
Bugo: Sai che ne parlo in Sentimento Westernato...
McA: Infatti ipotizzavo che li avessi tagliati per sistemare l'insicurezza nei rapporti di cui parli in Vorrei Avere Un Dio.
Bugo: Ho avuto i capelli lunghi quando avevo vent'anni, per un anno; poi li ho tagliati, e li ho sempre tenuti così, li ho fatti crescere proprio nel periodo in cui poi ho firmato, sono andato a fare le prime foto, i video in televisione, e lì erano lunghi. Ho fatto la tournée con i capelli lunghi, quando mi sono stufato li ho tagliati. Sono durati due anni. Mi piace cambiare.
McA: Spero di non toccare un tasto dolente, ma... Te ne fregava di andare a Sanremo?
Bugo: Sì, mi sarebbe piaciuto. Quando andai a firmare il contratto, una delle prime cose che mi chiesero era se ero disposto ad andare a Sanremo. Io dissi «Andiamo», e loro rimasero colpiti da questa cosa: «Cazzo, un indipendente, un alternativo, vuole andare a Sanremo?!». Sono quattro anni che sto alla Universal ma non mi hanno ancora mandato! Quest'anno c'era la possibilità di andare, anche perché, uscendo il mio disco tra pochi mesi... Non mi hanno selezionato.
McA: Tanto non ti meritavano.
Bugo: Ma no, dai... E poi è un ambiente molto diverso dal mio, avrei sicuramente imparato qualcosa.
McA: Pensi di essere più un ottimista o più un pessimista?
Bugo: Ottimista. È molto più difficile essere ottimisti. È una lotta contro il proprio egoismo.
McA: Sì, dire «Andrà a finire tutto in merda» è semplice.
Bugo: Bisogna credere che si può stare meglio: so che sembro un idealista, però... Lo sono.
McA: E io sono d'accordo. E se uno ti ferma per strada e ti dice: «Bella Bugo, sei un genio!», tu cosa gli rispondi?
Bugo: «È vero».
McA: Grandissimo. Bella Bugo, sei un genio!
Bugo: Ah, ok, grazie!
McA: Rock'n'roll!
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Allo |
| Appaloosa - Non posso stare senza di te |
Mai titolo fu più inadeguato.
Ritornano i funanbolici Appalosa per la prima pubblicazione dopo il passaggio in casa Urtovox.
Un disco completo, continuativo, del percorso intrapreso dai Nostri nella precedente esperienza di Ondanomala seguita alla vittoria di un Arezzo Wave di qualche annata fa.
Le sempre esplosive linee dei due basi si...
Mai titolo fu più inadeguato.
Ritornano i funanbolici Appalosa per la prima pubblicazione dopo il passaggio in casa Urtovox.
Un disco completo, continuativo, del percorso intrapreso dai Nostri nella precedente esperienza di Ondanomala seguita alla vittoria di un Arezzo Wave di qualche annata fa.
Le sempre esplosive linee dei due basi si miscelano alla attenta percussione di pezzi volutamente inaspettati, sclerotici.
Ecco quindi un disco quasi completamente strumentale, dalle svariate influenze e dall'appeal quantomai infuocato.
Questa è probabilmente la classica situazione in cui le registrazioni necessitano un fondamentale riscontro live per la completa assaporazione del progetto.
Limitante è infatti ritrovarsi nella propria stanzetta a godere di riff infuocati osservando una parete.
Meglio, molto meglio consacrare il già splendido lavoro svolto in studio (riecco il Favero delle grandi occasioni) con un bel appuntamento live.
Non posso stare senza un palco.
Tracklist:
1 Brigidino
2 Ap(p)ache
3 La Roby
4 Non posso stare senza di te
5 Victor and Angel
6 Abort and Retry
7 4 Women
8 Jeff
9 Are you mons? no i'm jurgen
10 Metal alle hawaii
Allo
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drzero |
| Match Point |
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 124'
Regia: Woody Allen
Cast: Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton
Produzione: BBC, Thema Production
Distribuzione: Medusa
Il vecchio Woody dirige per la prima volta un thriller e lo fa in modo eccezionale. Questo Match...
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 124'
Regia: Woody Allen
Cast: Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton
Produzione: BBC, Thema Production
Distribuzione: Medusa
Il vecchio Woody dirige per la prima volta un thriller e lo fa in modo eccezionale. Questo Match Point è un film bello ed intenso, realistico e spietato, e con due ottimi Johansson e Rhys-Meyers come interpreti.
La storia è quella del giovene tennista irlandese Chris Wilton che, smessi i panni dell’agonismo, decide di fermarsi in un esclusivo club Londinese come allenatore. Il caso lo farà incontrare con una ricca ereditiera e una giovane aspirante attrice squattrinata. Finirà con lo sposare la prima soffocando il proprio amore per la seconda in un epilogo tragico.
Il Titolo: Match Point, colpo partita, è una metafora sul ruolo e l’importanza della fortuna, come Allen ci suggerisce subito al principio della pellicola, mostrandoci come una partita di tennis possa essere decisa da una palla che, colpendo il nastro, solo il caso fa andare da una parte o dall’altra del campo.
Non è la priva volta che il regista ci parla della fortuna e di come essa domini l’esistenza, chi conosce i suoi lavori si ricorderà certamente di come ne parli scherzosamente in “Hannah e le sue sorelle” o nel “recente Anything Else”. Ma qui l'autore americano, che recentemente ha rilasciato un intervista in cui addirittura sostiene come la sua stessa carriera sia solo dovuta al caso e non debba nulla al talento, ne affronta gli aspetti più tragici.
Il film si fonda su una magistrale costruzione in crescendo, che segue l’evoluzione interna del protagonista. Dopo i sogni infranti e le trasferte del professionismo tennistico, Chris inizialmente si presenta come ragazzo dall’animo mite in cerca solamente di un posto dove potersi fermare a condurre una vita normale. Sarà l’incontro con un inaspettato benessere a renderlo schiavo di una vita a cui piano piano si adatterà, nonostante priva di amore e soddisfazioni, e alla quale finirà per non poter più rinunciare, costi quello che costi.
è questo senso tragico che domina la pellicola e, sembra suggerirci l’autore, la vita. Sarà proprio il protagonista a incarnarlo, lui, nato da una povera famiglia irlandese, al contrario della sua ricca compagna che ha una visione del mondo molto più leggera. Sarà sempre lui a dire, una volta di fronte alla sua colpa finale, che per l’uomo sarebbe meglio non nascere affatto.
Molto interessante l’uso dell’opera e della lirica come il veicolo su cui transita questo sentire, sia nelle diverse scene ambientate a teatro sia attraverso l’indovinata colonna sonora che è per l’appunto prevalentemente di musica lirica. Tutto in una Londra che l’autore Newyorkese rende splendida.
Da non perdere
DrZero
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Unanota |
| Intervista a Cristiano Godano |
Mercoledì 11 gennaio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Con un po’ di ritardo riporto qui l’intervista a Cristiano Godano, lasciatami dal cantante dopo l’intensa conferenza del primo appuntamento di Dialoghi Sonori, riguardante la produzione di testi musicali.
Il frontman dei Marlene Kuntz, parecchio stanco dopo l’intervento in teatro, è comunque molto disponibile...
Mercoledì 11 gennaio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Con un po’ di ritardo riporto qui l’intervista a Cristiano Godano, lasciatami dal cantante dopo l’intensa conferenza del primo appuntamento di Dialoghi Sonori, riguardante la produzione di testi musicali.
Il frontman dei Marlene Kuntz, parecchio stanco dopo l’intervento in teatro, è comunque molto disponibile a qualche breve domanda…
[unanota] Ciao Cristiano, volevo farti parecchie domande sui tuoi testi, ma sei stato veramente esaustivo questa sera…
[Cristiano Godano] Beh, grazie!
[unanota] Poi vedo che sei già molto stanco, per cui mi limiterò a poche domande.Mi sembri particolarmente interessato a confrontarti con il pubblico su questo tema, la composizione di testi per canzone… mi riferisco anche ai seminari che hai tenuto alle università di Modena e Rimini. Senti molto l’esigenza di aprirti e dialogare su questo aspetto della tua musica in particolare, più di altri?
[Cristiano Godano] Sì, anche se tutto inizialmente è nato un po’ da un fraintendimento su quello che doveva essere realmente il mio compito nei laboratori, era una cosa che non avevo mai fatto. Io parlo dei miei testi anche perché è quello che poi mi viene richiesto di fare; Riccardo (Tesio, chitarrista dei Marlene Kuntz -ndr-) invece, da buon ingegnere, è molto più tecnico: ad esempio lui terrà a breve una serie di incontri sulla produzione musicale dei Marlene, e si tratterà appunto di aspetti molto più tecnici della nostra musica.
[unanota] In che misura le tue letture e la letteratura influenzano le tue composizioni?
[Cristiano Godano] Si tratta di un’influenza prevalentemente indiretta: quando leggo non cerco mai di rubare le fascinazioni dello scrittore, è compito mio ricreare nelle parole qualcosa di nuovo; di certo non cerco l’influenza nelle letture, semmai queste, ad esempio, riescono ad infondermi quella voglia di fare qualcosa di bello e personale.
[unanota] Un altro aspetto che hai approfondito poco nel tuo intervento poco fa è quello della lingua inglese; hai parlato di depotenziamento, ma io penso agli esperimenti che avete fatto con Skin in “La canzone che scrivo per te”, o, ancora meglio, al disco “Spore”, uscito solamente in Europa… Insomma, il tuo intento qui è anche ciò di cui parlavi prima, riguardo al brano di Nick Cave in duetto con Kylie Minogue?
(Cristiano parlava di quanto fosse stato contento sapere che con quel pezzo, che ha venduto tantissimo nel mondo, molte persone avrebbero conosciuto un artista che lui adora come Nick Cave -ndr-)
[Cristiano Godano] Sì, è vero! Mi farebbe un sacco piacere se i Marlene arrivassero ad avere un pubblico più ampio a livello internazionale, sono contentissimo che siamo arrivati sin qui in Italia, ma io per i Marlene vorrei davvero avere una maggiore visibilità in Europa. È proprio ciò che dicevo con Nick Cave, sì! Certo, poi l’inglese presenta notevoli difficoltà, anche solo per tradurre i miei testi, mi sento molto depotenziato.
[unanota] Come nasce con i Marlene il connubio testo-musica? Con “Bianco Sporco” non hai un po’ cambiato l’approccio alla scrittura, con il “songwriting solitario”?
[Cristiano Godano] Fondamentalmente no, non è cambiato il mio modo di comporre. Probabilmente con i Marlene solo un testo finora è nato prima della musica, si tratta di “Come stavamo ieri”. Sostanzialmente non è cambiato nulla da questo punto di vista.
[unanota] Il nuovo tour “S-Low” è un po’ una grossa sorpresa. Non sarà un unplugged, ma cosa? Ci sarà un’orchestra ad accompagnarvi in tour? Di cosa si tratterà esattamente, mi puoi dare qualche anticipazione?
[Cristiano Godano] No, non sarà un unplugged, non suoneremo assolutamente in acustico, né avremo sul palco violini o altro, non ce lo possiamo permettere! In questo tour vogliamo privilegiare un certo repertorio, brani presi da un po’ tutta la discografia dei Marlene, e non necessariamente dagli ultimi lavori o da “Bianco Sporco”. Ci sono alcuni pezzi vecchi che è molto tempo che non suoniamo, e tutta la discografia dei Marlene presenta brani ottimi per questo approccio.
[unanota] Ultima domanda, uno sguardo al futuro prossimo dei Marlene Kuntz: come si evolverà la vostra collaborazione con Gianni Maroccolo? È cambiato qualcosa dal tour primaverile? Si può dire qualcosa anche in vista del vostro nuovo disco?
[Cristiano Godano] Maroccolo innanzitutto suonerà sicuramente con noi in questo tour, ma per il disco nuovo è ancora tutto da decidere, le prospettive non sono cambiate molto dal tour primaverile: non siamo ancora in grado di dire come continuerà il nostro rapporto con Maroccolo.
[unanota] Cristiano, grazie mille per la disponibilità! Ciao…
[Cristiano Godano] Di niente… ciao!
…unanota
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GLove |
| SU LA TESTA! |
Domenica 5 Febbraio 2006 al Bar Parco a Crema
John Vignola, Damir Ivic e ospite d’eccezione presenteranno la pubblicazione del volume per Arcana Libri.
1994-2004: a tutti gli effetti, dieci anni che hanno sconvolto il rock italiano, affermando una volta per tutte la sua autonomia rispetto alla nostra tradizione melodica....
Domenica 5 Febbraio 2006 al Bar Parco a Crema
John Vignola, Damir Ivic e ospite d’eccezione presenteranno la pubblicazione del volume per Arcana Libri.
1994-2004: a tutti gli effetti, dieci anni che hanno sconvolto il rock italiano, affermando una volta per tutte la sua autonomia rispetto alla nostra tradizione melodica. Su la testa fornisce una dettagliata geografia sonora contemporanea, un percorso che racconta le avventure di tante piccole etichette discografiche e le affermazioni personali di Subsonica, Afterhours, Carmen Consoli e molti altri. Tutti nomi partiti dal basso e arrivati ad ottenere un considerevole successo di pubblico, con una vera e propria rivoluzione estetica, che affonda le radici negli anni Ottanta e che ha portato finalmente l’underground ai primi posti delle classifiche.
Prossimi appuntamanti:
Psychofarmers
Data: Domenica 12 Febbraio 2006
Sikitikis
Data: Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22
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McA |
| Intervista a Max Collini (Offlaga Disco Pax) |
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 1 febbraio 2006
McA: Ciao.
Max: Ciao.
McA: Come avete fatto a mettervi in risalto relativamente prestissimo, in Italia, pur con l'enorme svantaggio di fare musica di qualità?
Max: La visibilità che il gruppo ha ottenuto è dipesa da alcuni fattori: il fattore "c", cioè il culo; il fatto...
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 1 febbraio 2006
McA: Ciao.
Max: Ciao.
McA: Come avete fatto a mettervi in risalto relativamente prestissimo, in Italia, pur con l'enorme svantaggio di fare musica di qualità?
Max: La visibilità che il gruppo ha ottenuto è dipesa da alcuni fattori: il fattore "c", cioè il culo; il fatto che, grazie ad una serie di circostanze, il gruppo ha potuto da subito suonare fuori da Reggio Emilia; internet, perché un paio dei nostri primi concerti sono stati registrati da qualcuno e messi in rete, e questo ha favorito il passaparola; la vittoria al concorso Rock Contest in Toscana, che ci ha permesso di cominciare ad avere un po' di risalto a livello nazionale. Qualche giornalista specializzato ha cominciato a parlare del gruppo, da lì è nata la possibilità di fare il disco... È successo tutto molto in fretta. Infine, il fatto che abbiamo scoperto che il gruppo aveva un'identità più forte di quanto potessimo immaginare.
McA: Mi parli un po' del tuo passato, prima degli Offlaga Disco Pax?
Max: Prima del gruppo ero un semplice spettatore di concerti, di musica indipendente italiana e internazionale, non avevo alcun tipo di esperienza musicale. Io nasco come "scrittore", ho iniziato a scrivere racconti nel 2000, molto tardi, oltre i trent'anni, e ne ho spediti alcuni a Enrico e Daniele (eravamo già amici). Un giorno ad Enrico è scattata la molla di provare ad utilizzare i racconti unendoli alla musica, ed è nato tutto. Sono un esordiente tardivo.
McA: Perché voi, che siete un terzetto reggiano, vi chiamate come un paese della provincia di Brescia?
Max: Intorno al 2000 o 2001 sono andato a vedere un concerto al Buddha di Orzinuovi, in provincia di Brescia. Era una notte buia e tempestosa, ero da solo in macchina, erano le dieci di sera, tutto era spento, pioveva fortissimo. Ad un certo punto un lampo illumina un cartello: Offlaga. Io ho pensato: «Ma no, non siamo in Bosnia, non può esistere un posto che si chiama Offlaga!». Poi ho controllato su internet, e Offlaga esisteva. Il nome, il suono, mi aveva colpito molto. Tre anni dopo è nato il gruppo, e quando si è detto «Come ci chiamiamo?», la prima cosa che mi è venuta in mente è stata «Offlaga!». È stato un istinto naturale. Enrico e Daniele propendevano per Disco Pax, e abbiamo fatto un compromesso. «Tanto chi se ne frega, faremo tre concerti!», pensavamo. Ora ci sono affezionato, mi piace.
McA: A parte il blog e il disco, c'è altro materiale numerato che non siano le locandine?
Max: Il catalogatore è Enrico, che è il grafico del gruppo. Oltre alle cose che hai citato, abbiamo numerato anche la cassaforte in miniatura che usiamo come cassa nei concerti, è numerato il Doblò con cui andiamo in giro... Un concerto era venuto talmente bello che l'abbiamo numerato. Quindi anche cose immateriali.
McA: Come spaccate. Qual è il rapporto fra musica e politica nella vostra produzione?
Max: Bellissima domanda, è importante. La politica presente nei testi che io scrivo è un elemento di sottofondo, un panorama su cui si inseriscono gli eventi personali, privati che racconto. La politica ha caratterizzato moltissimo la mia adolescenza: sono stato un militante del Partito Comunista, nella Federazione Giovani Comunisti Italiani, per tre o quattro anni, in modo molto forte, coinvolgente, totalizzante. È stata un'esperienza formativa fondamentale. Non sono più un militante da quando il P.C.I. si è sciolto. Quel tipo di imprinting è stato fortissimo su di me. È inevitabile che nelle storie della mia adolescenza che racconto ci sia quel sottofondo. Però noi non siamo la classica combat band, tutto è filtrato attraverso esperienze personali. Non facciamo proclami, non è questo il nostro approccio. Il mio tentativo, quando scrivo, è quello di essere meno retorico e meno scontato possibile. La visione che ho della politica è legata a quella politica, che non esiste più. Non mi verrebbe da scrivere della politica di oggi. La seguo privatamente e basta.
McA: Cosa significa essere neosensibilisti e contrari alla democrazia nei sentimenti?
Max: La democrazia nei sentimenti non funziona. La democrazia riguarda il 50% + 1, ma in un rapporto sentimentale il 50% + 1 è un meraviglioso 100%, per cui le due cose cozzano. È anche un gioco di parole. La parola "democrazia", è abusata, stra-abusata, fino a perdere di significato. Viene spesso utilizzata a sproposito. La democrazia non deve entrare nei sentimenti, i sentimenti in realtà sono dittature. Ma c'è appunto anche il gioco di essere contro la democrazia perché oggi sono tutti democratici, e allora mi piace l'idea di dire: «Ma che du' maròn!». Esiste poi un movimento neosensibilista, che ho contribuito a fondare, la parola mi piace molto. Abbiamo un brano, che forse sarà sul prossimo disco, in cui tenteremo di spiegare il senso di "neosensibilismo".
McA: Si vocifera che tu abbia già una quarantina di racconti nuovi nel cassetto.
Max: Ho del materiale, scritto anche dopo la nascita del gruppo. Quando scrivo, comunque, non penso al gruppo. Scrivo le mie storie, poi se il gruppo lo ritiene opportuno, si valuta se lavorarci su. In ogni caso ho bisogno di tempo, è difficilissimo che una cosa che scrivo oggi venga utilizzata domani come testo del gruppo. Mi deve piacere a distanza: magari cose che pensavo dubbie, un anno dopo mi piacciono; cose che pensavo forti, un anno dopo mi fanno cagare. Il racconto magari nasce in mezza giornata, ma viene valutato nel tempo.
McA: I racconti che diventano canzoni degli Offlaga Disco Pax rimangono tali e quali a come li avevi concepiti?
Max: No, il lavoro in sala prove è importante per limare il testo, che di solito è troppo lungo per essere utilizzato come testo del gruppo. Solo con la musica mi rendo conto di ciò che devo tagliare. Di solito è solo un lavoro di sottrazione, non cambio le frasi. Sfrondo, rendo il testo più sintetico ed efficace. Oggi i testi del gruppo mi piacciono molto di più della loro stesura originale. Il progetto è comunque un tentativo di integrazione tra musica e testo: credo ci sia una compenetrazione fortissima tra i due fattori. Io vivo il gruppo come un progetto musicale, non letterario. Credo che la scelta della parola invece del cantato sia una scelta molto forte, estrema.
McA: Parlando con chi ha un minimo di attenzione alle uscite musicali, spesso saltano fuori frammenti di vostri testi. Ti assicuro che «Suo figlio, signora, ha la faccia come il culo» [da Kappler - n.d.a.] sta diventando quasi un tormentone.
Max: Questa è una delle cose più sorprendenti. Io non mi aspettavo che questo mio modo di scrivere, di interpretare, di parlare, trovasse questa identificazione in chi ci ascolta. È sorprendente, è più di quanto fosse lecito aspettarsi.
McA: In futuro prenderai in considerazione l'ipotesi del cantato tradizionale?
Max: Esiste un problema tecnico. Io non so cantare, sono stonato come una campana, e non mi pongo il problema di imparare. Credo che se ci sarà un lavoro sulla voce che non sia parlato o recitativo, sarà delegato, chiederemo a qualcuno. Magari una voce diversa, femminile, non so ipotizzare nulla di preciso.
McA: Vorrei che tu mi dessi una delle tue creative definizioni per inquadrare la forma di governo attualmente vigente in Italia.
Max: No, non spendo una parola sulla cosa. Non contribuisco in alcun modo ad aumentare il contorno a quella roba. Poi è chiaro, il 9 di aprile andrò a dare una mano anch'io.
McA: Ovvio, in funzione antiberlusconiana si fa tutto. Ma un giorno in Italia ci sarà una rivoluzione?
Max: Non credo proprio.
McA: Dovesse esserci, di che stampo sarebbe?
Max: Neoborghese.
McA: Grande. Senti, il videoclip di Robespierre è splendido, e si sposa perfettamente con il clima della canzone. Di chi è l'idea?
Max: L'idea iniziale è di Enrico, che ha mille interessi oltre alla musica e che oltre ad essere il grafico si occupa anche dell'immagine del gruppo. Poi è stata girata a Postodellefragole. Dall'idea iniziale, con noi che suoniamo in questa specie di Disco Ring [trasmissione televisiva degli anni '80 - n.d.a.], si è aggiunta la sceneggiatura, basata sul testo della canzone. Siamo molto contenti del risultato finale. Il video ha anche vinto due premi importanti.
McA: Evito di chiederti delle solite influenze musicali che vi vengono attribuite. Che cosa di non musicale influenza la vostra produzione? Ti chiedo di andare oltre ai riferimenti letterari e politici, la cui importanza è evidente.
Max: Credo che la maggiore influenza su di me sia rappresentata dalla mia interiorità. Mi sento molto romantico, cerco di mantenere sempre un po' di innocenza, tipica dei bambini, in tutto quello che faccio.
McA: Il mio gruppo preferito sono da sempre i Julie's Haircut [non è vero, ma il loro cantante viene badilato da Max nel testo di Tono Metallico Standard, quindi faccio questa domanda per il puro gusto di stuzzicarlo - n.d.a.]. Cosa ne pensi?
Max: [scoppia a ridere - n.d.a.] È una figata assoluta! In realtà quella canzone voleva solo esprimere la mia invidia nei confronti di questa persona. Alla fine 'sto povero Cristo mi aveva solo risposto un po' male! Ma la sua descrizione nel testo è talmente forte che non viene fuori tanto la mia invidia, quanto lui come personaggio! Ma non era mia intenzione!
McA: Va bene... C'è un solo socialismo o ce ne sono tanti? E, se ce ne sono tanti, il tuo qual è?
Max: Da quando si è sciolto il P.C.I. non mi pongo nemmeno più il problema... Credo che si tratti di un'utopia, che sia importantissimo continuare a portarla avanti, ma in me non c'è nessuna ambizione di poterla realizzare. Mi piace l'idea che si possa fare il socialismo in un quartiere, anziché in un intero Paese.
McA: Stasera ci dobbiamo attendere qualcosa di diverso dal concerto standard degli Offlaga Disco Pax?
Max: Ultimamente stiamo proponendo un paio di pezzi inediti, però i nostri concerti sono ormai abbastanza definiti. Questo sarà il novantesimo concerto di quest'anno, quindi la struttura è abbastanza compatta, non ci sono grandi cambiamenti. Abbiamo fatto un paio di concerti con una violoncellista amica di Enrico, e sono venuti molto bene. Non escludiamo di poter ripetere la cosa a breve. Comunque stiamo lavorando ai brani nuovi. Il disco è uscito da dieci mesi, ma non abbiamo intenzione di fermarci. Abbiamo qualche idea, vogliamo registrare qualcosa, forse faremo un altro video. Vediamo.
McA: Perfetto. Grazie, ciao!
Max: Ciao!
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Allo |
| Vinicio Capossela - Ovunque Proteggi |
Rieccolo, sfuggente, imprevedibile e mai domo Vinicio.
Dopo quasi cinque anni dall'ultimo lavoro in studio (Canzoni a Manovella) arriva questo 'Ovunque Proteggi'.
Un disco estremamente controverso, non-filtrato scandito da una processione di suggestione sghembe e mai convenzionali a scurire il lavoro vocale volutamente grottesco del Nostro.
Poetica religiosa e immaginari mitologici si...
Rieccolo, sfuggente, imprevedibile e mai domo Vinicio.
Dopo quasi cinque anni dall'ultimo lavoro in studio (Canzoni a Manovella) arriva questo 'Ovunque Proteggi'.
Un disco estremamente controverso, non-filtrato scandito da una processione di suggestione sghembe e mai convenzionali a scurire il lavoro vocale volutamente grottesco del Nostro.
Poetica religiosa e immaginari mitologici si ritrovano spesso compagni di viaggio delle discese estetiche ed esotiche dei brani.
Un livello di produzione eccellente non semplifica la mai così ermetica scrittura di Vinicio.
Squarci di scenari apocalittici si susseguono e condiscono un lavoro che mi permetto di sconsigliare per le Ninne Nanne dei più piccoli.
Sono infatti feroci le immagini alle quali Capossela attinge per la descrizione di un mondo ridicolo e sghembo talvolta ironico e talvolta cupo.
Tredici finestre rivolte ai paesaggi più imprevedibili per un domatore di atmosfere talvota travolgenti nella loro incomprensibilità.
Sostanzioso.
Tracklist:
1. Non Trattare
2. Brucia Troia
3. Dalla Parte Di Spessotto
4. Moskavalza
5. Al Colosseo
6. L'Uomo Vivo
7. Medusa Cha Cha Cha
8. Nel Blu
9. Dove Siamo Rimasti A Terra Nutless
10. Pena De L'Alma
11. Lanterne Rosse
12. S.S. Dei Naufragati
13. Ovunque Proteggi
Allo
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Allo |
| 31! vs. Aids - fotografie di Caterina Farassino |
Qualche tempo fa si è spento tragicamente uno dei talenti più limpidi della fotografia rock all'italiana.
Lei era Caterina Farassino.
Questa è una pubblicazione conseguente all'allestimento della mostra delle sue opere presso la galleria Allegretti via San Francesco d'Assisi 14 a Torino, la sua città.
Scatti di band indipendenti a noi tutte...
Qualche tempo fa si è spento tragicamente uno dei talenti più limpidi della fotografia rock all'italiana.
Lei era Caterina Farassino.
Questa è una pubblicazione conseguente all'allestimento della mostra delle sue opere presso la galleria Allegretti via San Francesco d'Assisi 14 a Torino, la sua città.
Scatti di band indipendenti a noi tutte note a dimostrazione della notevole sensibilità di Caterina nel confronti del mondo musicale.
Da Subsonica a Perturbazione, da Linea 77 a Disco Dive gli scatti sono preziose testimonianze di una scena musicale attuale e significativa.
Ecco quindi la possibilità di avvicinarsi alle opere di Caterina grazie alla Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids) alla quale è destinato l'intero incasso della pubblicazione.
Non reggono scuse.
Da avere.
31! VS AIDS
Fotografie di Caterina Farassino;
Volume di 144 pagine a colori;
Coperta cartonata con sovracoperta;
Formato 24 x 24 cm;
Artwork: Marco Rainò | brh+ www.brh.it
Le foto saranno esposte dal 1° dicembre presso lo spazio ALLEGRETTI Contemporanea di Torino.
Scatti di:
AFRICA UNITE - ARCHITORTI – ARSENICO – BUGO - C.O.V. - DISCO DRIVE - DR. LIVINGSTONE - FRATELLI DI SOLEDAD - GATTO CILIEGIA VS GRANDE FREDDO - LALLI – LARSEN - LINEA 77 - LOU DALFIN - MAMBASSA - MAO - MARIO CONGIU - MARLENE KUNTZ - MAU MAU - MEDUSA - NAMB - PERSIANA JONES - PERTURBAZIONE - STATUTO - STEFANO GIACCONE - SUBSONICA – SUSHI - TOO TIKI – TRIBà – WAHCOMPANION - WOP TIME - YO YO MUNDI
L’intero ricavato sarà devoluto alla LILA.
Il libro si può acquistare al prezzo di 18 euro presso la mostra fotografica che avrà luogo a Torino presso la galleria ALLEGRETTI, nelle librerie a partire dal 1° dicembre oppure direttamente on line sul sito della LILA
www.lila.it
Allo
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GLove |
| PSYCHOFARMERS |
E' con rammarico che comunichiamo l'annullamento della presentazione del libro Psychofarmers prevista per Domenica 12 Febbraio a Crema.
L'annullamento è stato appena comunicato dalla casa editrice per gravi motivi personali degli autori non dipendenti dalla volontà degli organizzatori.
Ci scusiamo per il disguido.
Prossimi appuntamanti:
Sikitikis
Data: Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22
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Allo |
| My Morning Jacket - Z |
Radici e riferimenti impegnativi per questi interessanti My Morning Jacket.
Country- Rock dal profumo Southern condito con una innegata propoensione indie.
Z è il nuovo disco.
Un disco che paga una forse eccessiva derivazione ma che non nasconde un buon songwriting alla radice.
Sono svariati infatti i capitoli in cui si incappa in...
Radici e riferimenti impegnativi per questi interessanti My Morning Jacket.
Country- Rock dal profumo Southern condito con una innegata propoensione indie.
Z è il nuovo disco.
Un disco che paga una forse eccessiva derivazione ma che non nasconde un buon songwriting alla radice.
Sono svariati infatti i capitoli in cui si incappa in brani di buona fattura.
Si fa quindi forte la necessità di spunti più personali per riuscire a donare all'arrangiamento un tocco significativo e intrigante.
Resta comunque la validità di un progetto che probabilmente richiede solo un pò di tempo per raggiungere ver maturazione.
Non vediamo l'ora.
Tracklist:
1. WORDLESS CHORUS
2. IT BEATS 4 U
3. GIDEON
4. WHAT A WONDERFUL MAN
5. OFF THE RECORD
6. INTO THE WOODS
7. ANYTIME
8. LAY LOW
9. KNOT COMES LOOSE
10. DONDANTE
Allo
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Allo |
| Fidel Castro. Due film di Oliver Stone |
Dalla interessantissima novità editoriale Feltrinelli intitolata 'Real Cinema' nasce questo nuovo ed inedito cofanetto dedicato indirettamente a 2 figure di spicco del secolo appena chiuso.
Si tratta del dittatore cubano Fidel Castro e del suo interlocutore Oliver Stone.
Due super-premiati documentari rinchiusi in un prezioso cofanetto a sua volta integrato con...
Dalla interessantissima novità editoriale Feltrinelli intitolata 'Real Cinema' nasce questo nuovo ed inedito cofanetto dedicato indirettamente a 2 figure di spicco del secolo appena chiuso.
Si tratta del dittatore cubano Fidel Castro e del suo interlocutore Oliver Stone.
Due super-premiati documentari rinchiusi in un prezioso cofanetto a sua volta integrato con un volumetto di approfondimento dal titolo 'Fidel Revisited'.
Due lungometraggi (Looking for Fidel e Comandante) che regalano la possibilità di addentrarsi nella fascinosissima personalità del 'lìder maximo' attraverso interviste e frammenti di vita quotidiana mai resi noti.
Una notevole possibilità per entrare in contatto con una personalità chiave del Nostro Tempo.
“Castro è ormai isolato, forse per questo io lo ammiro: è un vero combattente. Solo, ultimo rimasto in piedi, una specie di Don Chisciotte, l’ultimo rivoluzionario,” -Oliver Stone-
Marco Allegri
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Cugio |
| Anteprima:Le Couperet - Cacciatore di teste |
E se un dirigente , una volta arrivato all’apice della cariera, fosse preso e liquidato insieme ad altre centinaia di persone? Se la sua specializzazione fosse così alta da avere giusto un paio di ditte dove poter continuare il suo lavoro, che per nulla abbandonerebbe?
Semplice, basta eliminare fisicamente la concorrenza.
Bruno...
E se un dirigente , una volta arrivato all’apice della cariera, fosse preso e liquidato insieme ad altre centinaia di persone? Se la sua specializzazione fosse così alta da avere giusto un paio di ditte dove poter continuare il suo lavoro, che per nulla abbandonerebbe?
Semplice, basta eliminare fisicamente la concorrenza.
Bruno Davert (Josè Garcia), sposato e con due figli, per i primi due anni non “ci fa nemmeno caso”: ha preso la sua liquidazione ed è sicuro che troverò ancora un posto vicino all’ apice di una “piramide” e senza nemmeno troppi problemi.
Dopo tre anni di colloqui è arrivato ad un punto di non ritorno: deve assolutamente avere il posto all’ Arcadia Corporation, una delle massime produttrici di carta.
Ha davanti a sé, però, cinque ostacoli da eliminare: suoi simili, che come lui sono stati licenziati da altre società e che come lui hanno tutte le carte in regola per occupare importanti posizioni nel settore della carta.
Crea un fermo posta, tira fuori la vecchia pistola di suo padre, quella con cui il babbo aveva fatto la guerra mondiale, e inizia ad intraprende la sua guerra, quella del “cacciatore di teste”. Con un impaccio che sfiorerà talvolta il ridicolo, talvolta le risa, come un killer spietato, inizierà a fare piazza pulita dei suoi avversari: si sposterà dalla Francia al Belgio e continuerà così, in un vorticoso giro di vite, finchè…
Il regista trae il film dal romanzo “The Ax”, di Donald Westlake, dove la dottrina dell’individualismo la fà da padrona, dove il motto principale è “ognuno per sé e Dio per nessuno”.
Costa-Gavras e lo sceneggiatore (Jean-Claude Grumberg) definiscono questo un racconto “morale” contemporaneo, “morale” inteso come amorale, “morale” inteso come da Diderot o Voltaire "morale naturale": cioè giustificano la superiorità degli istinti naturali sui condizionamenti sociali.
Insomma vengono create delle situazioni, degli esempi, fortemente amorali per far si che il concetto di moralità ci appaia lampante.
Un film che consiglio assolutamente di andare a vedere proprio per la critica che vuole trasmettere: una critica contro il mondo attuale, a mio avviso impazzito, contro la tendenza delle persone alla follia, contro la sete assoluta di guadagno e potere. Il tutto è inoltre accompagnato da un ottimo cast di attori e da un bravissimo Josè Garcia il quale riesce, senza nessun problema, a spaziare dalla commedia al dramma, a farci ridere e a tenerci sulle spine.
In uscita nelle sale dal 10 febbraio.
INTERPRETI:
Jose Garcia.........Bruno Davert
Karin Viard.........Marlene Davert
Oliver Gourmet......Raymond Machefer
Ulrich Tukur........Gerard Hutchinson
Yvon Back...........Etienne Barnet
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Unanota |
| Dialoghi Sonori 2006 - Gianni Maroccolo |
Teatro Monteverdi (Cremona) – martedì 24 gennaio 2006
Ha bisogno di presentazioni un fiorentino quarantacinquenne che, basso in spalla, ha attraversato tra Litfiba, CSI, PGR e Marlene Kuntz, venticinque anni ai vertici del rock italiano, e che in tutto questo tempo ha prodotto pure qualcosa come una sessantina di dischi?
Gianni Maroccolo...
Teatro Monteverdi (Cremona) – martedì 24 gennaio 2006
Ha bisogno di presentazioni un fiorentino quarantacinquenne che, basso in spalla, ha attraversato tra Litfiba, CSI, PGR e Marlene Kuntz, venticinque anni ai vertici del rock italiano, e che in tutto questo tempo ha prodotto pure qualcosa come una sessantina di dischi?
Gianni Maroccolo è l’ospite illustre e più che gradito questa sera sul palco del teatro Monteverdi, per il terzo appuntamento di Dialoghi Sonori 2006: il tema riguarda la produzione artistica e l’arrangiamento di brani musicali.
Lo “Zio Marok” – come affettuosamente è soprannominato dai suoi fans – immerge presto il pubblico nel racconto della sua gioventù artistica, tornando agli anni ’70, da quando, bambino, rimaneva sveglio ad ascoltare la radio a onde medie, alla nascita dei Litfiba, poi i concerti in tutto il mondo, l’importante esperienza in Russia coi CCCP e il rapporto con Giovanni Lindo Ferretti, fino ai Marlene Kuntz.
Musicista per vocazione, dunque, ma anche curioso e affascinato da sempre verso tutto ciò che ruota attorno al mondo della musica, l’intero processo creativo-compositivo e la registrazione e produzione di un disco (con la sua scherzosa metafora da buon fiorentino, “tutto ciò che sta tra il maiale e il salame” !).
Per questo si iscrive al Conservatorio, indirizzo di “Fonologia e Elettronica”, e collabora da subito con gli studi di registrazione fiorentini, come il “Gas” di Altamani e Pirelli; il suo desiderio di creare qualcosa di nuovo è anche ciò che anima la nascita dei Litfiba, di lì a poco.
Il problema successivo, con il quale Maroccolo si ricollega al tema dell’incontro, è la necessità di registrare e produrre la musica del proprio gruppo, cercando di rendere al meglio, su disco, la carica e l’impatto di cui i Litfiba erano capaci nelle devastanti apparizioni dal vivo; la sua esigenza di studiare le tecniche di registrazione e diventare produttore artistico è dunque da subito dettata da tali difficoltà oggettive, e la ragione per cui il bassista abbandonò Pelù e compagni, nel 1988, per unirsi all’ex-CCCP Giovanni Lindo Ferretti, nei CSI, fu proprio l’incapacità di ricreare su disco ciò che i Litfiba facevano dal vivo.
Il limite di un collettivo musicale, prosegue Maroccolo delineando precisamente il tema proposto, è il “sacrificio personale”: all’interno del gruppo, il singolo musicista non deve dare il meglio di sé, ma andare per sottrazione, trovare cioè la giusta armonia e il corretto equilibrio compositivo, finalizzato esclusivamente all’insieme. Il ruolo del produttore artistico, dunque, è proprio quello di possedere uno sguardo distaccato e d’insieme, ottimizzando ciò che viene suonato, ad esempio lavorando sul tocco, sui registri propri dei singoli strumenti, non banalizzare la ricerca dei suoni; valorizzare il talento, aggiunge Maroccolo, significa anche saper fermare l’istintività dopo il processo creativo emozionale, e ragionare sull’arrangiamento, in quanto è ciò che valorizza l’armonia di un pezzo.
Maroccolo, da attivo produttore di gruppi e musicisti giovani, si dichiara molto deciso nel ricercare l’unicità e la particolarità in un progetto: è esattamente il contrario di come avviene la produzione per le major, riflette, dove si sfrutta invece la somiglianza ad altri. È questa una problematica attuale del mercato musicale odierno, sempre più saturo, ma che coinvolge anche, d’altro canto, i giovani musicisti: appoggiandosi alla relativa semplicità con cui oggi è possibile registrare un disco, si ritiene spesso di poter maturare un progetto artistico concreto in meno di un anno.
Per il resto, Maroccolo afferma come non gli sia possibile spiegare le tecniche e i segreti del suo lavoro di produzione, perché “non esiste che un produttore, trovato un metodo, lo applichi a qualsiasi gruppo”, dato che ogni progetto è diverso e necessita di differenti tecniche di ripresa e montaggio.
La chiacchierata prosegue ancora a lungo, si divaga, si approfondisce, si toccano diversi aspetti della sua attività: Maroccolo bassista rock, arrangiatore, produttore artistico, sperimentatore in diversi linguaggi musicali, come l’elettronica, ma sempre con un’idea fondamentale ben presente: “Ho sempre avuto una visione a 360° della musica; più che stili e generi, per me la musica si divide essenzialmente in musica bella e musica che invece non ha nulla da dire.”
…unanota
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McA |
| Dialoghi Sonori 2006 - Offlaga Disco Pax |
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 1 febbraio 2006
Stasera c'è un Dialogo Sonoro poco Dialogo e molto Sonoro.
Da Reggio Emilia con furore, Offlaga Disco Pax on stage per un vero e proprio concerto gratuito. Beneficiario: il pubblico del Teatro Monteverdi.
Enrico Fontanelli (basso, Moog e pensiero debole).
Daniele Carretti (chitarra e mutuo quinquennale).
Max...
Teatro Monteverdi (Cremona) - Mercoledì 1 febbraio 2006
Stasera c'è un Dialogo Sonoro poco Dialogo e molto Sonoro.
Da Reggio Emilia con furore, Offlaga Disco Pax on stage per un vero e proprio concerto gratuito. Beneficiario: il pubblico del Teatro Monteverdi.
Enrico Fontanelli (basso, Moog e pensiero debole).
Daniele Carretti (chitarra e mutuo quinquennale).
Max Collini (voce, testi e ideologia a bassa intensità).
Propongono tutto il loro disco Socialismo Tascabile (Prove Tecniche Di Trasmissione).
Fanno Kappler, storia di menate con un professore ultracinquantenne ed anche ultraconservatore. «Suo figlio, signora, ha la faccia come il culo» è già una frase cult.
Fanno Enver, brano d'amore e d'ossessione con base discopunk e citazione finale per la Anna Oxa embrional-punk-sanremese di Un'Emozione Da Poco.
Fanno Cinnamon, elettronostalgia per le vecchie cicche alla cannella. Max ne lancia un botto al pubblico durante l'esecuzione del brano. Riesco ad afferrarne un paio.
Fanno Tono Metallico Standard, invidia industriale per il cantante dei XXXXX'X XXXXXXX, uno di quei nerd indie rock presi male per contratto.
Fanno Khmer Rossa, ballata sentimentalcomunista con finale a sorpresa, della serie "le donne sono troppo avanti".
Fanno Piccola Pietroburgo. Ma voi ci siete stati a Cavriago? No? Andateci.
Fanno Tatranky, il colpo di grazia al mito socialista attraverso una tragica scoperta sulle confezioni dei wafer from Praga. Max ne lancia un botto al pubblico durante l'esecuzione del brano. Riesco ad afferrarne un pacchetto.
Fanno De Fonseca, capolavoro sull'elaborazione del lutto post-fine di un amore.
Fanno Robespierre, singolo punkatronico tiratissimo.
La nostra meravigliosa esibizione elettroacustica termina.
Tra i saluti e i ringraziamenti spicca il nome di Bomber Prisciandaro. D'altronde
Cremonese e Reggiana sono gemellate.
Ma c'è anche uno splendido bis.
Fanno Cioccolato IACP. Cito Max: «Una storia di sesso, sesso, droga e case popolari». Questa è inedita. La aspettiamo sul prossimo album. Però ecco spiegato perché tra i tanti ricordi che affollano Robespierre c'è anche il Toblerone.
Saluti finali, poi tutti attorno ai tre per comprare il disco, per farselo autografare, per fare due chiacchiere.
E se c'è qualcuno a cui non piacciono gli Offlaga Disco Pax, sei mesi di risaia in Cambogia.
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GLove |
| SIKITIKIS!!! |
Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22 presso il Teatro Monteverdi di Cremona, i Sikitikis sonorizzano dal vivo la proiezione del film di Petri ‘la Decima Vittima’ (1965)
Ingresso gratuito
In principio erano i CaniDaRapina, ruvida band hardcore sarda attiva fin dai primi anni '90; poi strane idee si sono mescolate, nuove persone...
Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 22 presso il Teatro Monteverdi di Cremona, i Sikitikis sonorizzano dal vivo la proiezione del film di Petri ‘la Decima Vittima’ (1965)
Ingresso gratuito
In principio erano i CaniDaRapina, ruvida band hardcore sarda attiva fin dai primi anni '90; poi strane idee si sono mescolate, nuove persone si sono aggiunte, esplosive collisioni stilistiche hanno trovato luce.
A Jimi (basso) e Diablo (voce e fabbrica di suoni) si sono aggiunti Reginald, batterista proveniente dal jazz orchestrale, e Zico, tastierista innamorato della psichedelia e del progressive. Nascono cosi' i SikitikiS. Anno 2000.
Prima band prodotta dalla neonata Casasonica di Max Casacci (Subsonica).
No chitarre, come potete vedere. Ma molte suggestioni da raccontare.
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GLove |
| CARNAVAL PARTY! |
Sabato 25 febbraio Festa di Carnevale del Centro Fumetto Andrea Pazienza presso Il Centro Sociale Culturale Luogo Comune Arci Cremona in Via Speciano a Cremona
Sul palco:
Lionel Pretzel & The Coypus
Pandremonio
Stay tune for more rock'n'roll !!!!
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Allo |
| The Elected - Sun Sun Sun |
Dichiarazione d'intenti già nel titolo per il seconodo lavoro in studio del side-project di Blake Sennett (Rilo Kiley).
Certo limitativo è considerare 'Sun Sun Sun' un rimpiazzo tra le uscite dei Rilo, meglio se lo si prende per mano come necessità artistica incontenibile.
Indie-pop con chiarissimi rimandi alla tradizione folk d'oltreocenano...
Dichiarazione d'intenti già nel titolo per il seconodo lavoro in studio del side-project di Blake Sennett (Rilo Kiley).
Certo limitativo è considerare 'Sun Sun Sun' un rimpiazzo tra le uscite dei Rilo, meglio se lo si prende per mano come necessità artistica incontenibile.
Indie-pop con chiarissimi rimandi alla tradizione folk d'oltreocenano nutrono un disco indiscutibilmente ispirato che la sempre lungimirante Sub Pop non si è certo fatto scappare.
Unico e non sottovalutabile rischio è il classico effetto anti-notorietà-indie in cui si rischia di passare velocemente nel dimenticatoio dischi dal valore inestimabile.
Un disco che quindi consigliamo sulla lunga distanza.
Tracklist:
1. Clouds Parting (8:14 P.M.)
2. Would You Come With Me
3. Fireflies In A Steel Mill
4. Not Going Home
5. It Was Love
6. Sun, Sun, Sun
7. Did Me Good
8. Bank And Trust, The
9. Old Times
10. Desiree
11. I'll Be Your Man
12. Beautiful Rainbow
13. Biggest Star
14. At Home (Time Unknown)
Allo
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Tylerdurden |
| Baustelle. |
Sono bravi e per la musica italiana sono una piccola benedizione. Niente rime cuore/amore e nessun riferimento alla Hunziker. I testi sono colti senza scadere nella saccenza Amelodica, i significati li sento miei, poetici, parlano di noi. Il vivo li valorizza, le voci di Francesco e Rachele mi piacciono ed...
Sono bravi e per la musica italiana sono una piccola benedizione. Niente rime cuore/amore e nessun riferimento alla Hunziker. I testi sono colti senza scadere nella saccenza Amelodica, i significati li sento miei, poetici, parlano di noi. Il vivo li valorizza, le voci di Francesco e Rachele mi piacciono ed entrano dentro. La Malavita è un disco completo e loro lo portano in giro con il loro stile. Revolver, la Guerra è Finita, Cuore di Tenebra sono scritti e cantati in stato di grazia e si sente. La gente sotto il palco è tanta, non tantissima, ma chi al concerto ha preferito la puntata di eliminazioni del GrandeFratello ha fatto bene a starsene a casa.
A metà concerto vado a farmi un altra birra. E troviamo cinque minuti per riflettere sulle parole ‘ l’ erba ti fa male se la fumi senza stile ’.
Finiscono lentamente, senza urlare, senza farci saltare e no, non bruciano la chitarra e non pisciano sui fan. Ci lasciano un messaggio, a volte lo sussurrano solo. Hanno fascino, sanno suonare, hanno esperienza musicale e spero ci riescano, glielo auguriamo in tanti.
Tyler Durden
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Unanota |
| Intervista a Gianni Maroccolo |
24 gennaio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Incontriamo Gianni Maroccolo in occasione della sua partecipazione alla terza serata di Dialoghi Sonori, l’appuntamento è nel tardo pomeriggio al Teatro Monteverdi. Riportiamo la lunga e stimolante chiacchierata con il musicista fiorentino…
[mattia] Una domanda importante: cos’è per te la musica?
[Gianni Maroccolo] Non so se...
24 gennaio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Incontriamo Gianni Maroccolo in occasione della sua partecipazione alla terza serata di Dialoghi Sonori, l’appuntamento è nel tardo pomeriggio al Teatro Monteverdi. Riportiamo la lunga e stimolante chiacchierata con il musicista fiorentino…
[mattia] Una domanda importante: cos’è per te la musica?
[Gianni Maroccolo] Non so se è una definizione comprensibile, però è una sorta di azione primaria e esigenza primaria, come il sangue che ti scorre nelle vene: è una cosa imprescindibile. Sin da piccolo mi sono ritrovato una passione innata, non ho scelto la musica, è la musica che mi ha scelto: anche durante l’infanzia infatti continuavo a coltivare questa cosa come una passione pura, un hobby… io volevo fare il marinaio, tutt’altra vita! Forse questa inconsapevolezza di non aver scelto mi ha portato a fare il musicista, e queste rimangono tuttora le più grosse passioni della mia vita, il mare e la musica.
[mattia] Cosa ha fatto per te la musica e cosa fai tu per la musica?
[Maroccolo] Mi ha aiutato a capire come affrontare la vita, è stata molto terapeutica perché ha costituito un punto di riferimento costante che m’ha accompagnato in tutti i momento di difficoltà; in qualche modo mi estraniavo dalle mie problematiche, le curavo attraverso la musica, senza rendermene conto, e ciò mi permetteva di riacquistare lucidità. Poi ho sempre ascoltato tanta musica, e anche se spesso la gente mi definisce un musicista rock, io in realtà sono un musicista a 360 gradi: per me la musica si divide in due grandi tronconi, c’è la musica di qualità e la musica che invece non ha nulla da dire. In qualche modo, poi, la musica è stata per me anche preparazione culturale, formazione: sono cresciuto ascoltando cose che mi facevano capire cosa stava succedendo.
[mattia] Ecco, chi o cosa ha influenzato la tua musica? Non c’è qualcosa che hai incontrato che è stato capace anche di cambiarti come persona?
[Maroccolo] Sono praticamente nato in Sardegna, anche se la mia famiglia veniva da tutt’altra parte, mi sono formato caratterialmente là; all’età di 15 anni, dall’oggi al domani, quando ormai mi ero iscritto ad una scuola per diventare capitano di lungo corso, i miei decisero di ritornare in Toscana, e lì volle dire ripartire da zero. È una cosa privata, che ha che poco a che fare con la musica, però in un momento anche abbastanza di sconforto, visto che tutte le amicizie erano rimaste là, e visto che in una città come Firenze è impossibile fare il nautico, sono ripartito nel giro di un anno e non ho fatto altro che provare: questa è stata l’unica molla che mi ha spinto a ripartire… Andavo ai concerti, suonavo, stavo attaccato per ore di notte alla radio, però era difficile per me suonare in quel periodo lì, trovavo la musica che girava abbastanza complessa, con tutta una serie di stili di musica che non facevano per me. Ho messo in piedi casualmente una piccola cover band con Aiazzi e Calamai, e poi subito, casualmente, abbiamo fatto i Litfiba… è andata bene, anche se tutto questo bene è nato paradossalmente da una specie di crisi adolescenziale.
[mattia] Il tempo passa… Cosa resta della musica oggi? È diventata soltanto uno sporco business o conserva ancora qualche ideale?
[Maroccolo] Uno sporco business lo è sempre un po’ stato… Anche quando avevo 20 anni vedevo produzioni decise a tavolino e operazioni di marketing intensivo, ora magari ci si cucca la De Filippi che ha un ragazzetto di 13-14 anni e gli fa capire che per diventare musicista o ballerino basta insegnarli due cazzate. Ma generazioni su generazioni sono cresciute con la musica e si sono create dei modelli di vita, modelli ideologici, spesso si sono anche formati culturalmente: nella musica d’autore, e non solo italiana, ma anche francese, belga, si parlava a livello di tematiche e di testi dei fenomeni sociali che stavano succedendo, e questo ti serviva a capire in che contesto stavi vivendo, dove stavi andando; accanto a tutte le piccole e grandi rivoluzioni giovanili c’è sempre stata la musica, sia essa stata musica d’autore o di lotta, e per anni anche il rock ha avuto il grande potere di aggregare persone e costringerle, in qualche modo, a riflettere. Quello che ha perso la musica oggi è appunto la grande opportunità di far riflettere le persone, aggregarle, essere una sorta di cartina di tornasole di ciò che stiamo vivendo, e un invito a capire e prendere posizioni. Spesso la musica oggi è tornata ad avere un ruolo del tipo “la musica per la musica”, l’intrattenimento per l’intrattenimento, ecco… è tornata come bene di consumo. Allo stesso tempo però c’è una sovrabbondanza di musica che non c’è mai stata: ricordo che quando ero giovane esisteva solo rai1, rai2, radio Montecarlo, poi c’erano le onde medie, si ascoltava musica dalla Turchia, Spagna, Grecia, Bulgaria, e ora fa ridere a pensare che quelle tre/quattro possibilità di ascoltare musica siano diventate oggi tremila/quattromila. C’è una sovrabbondanza, un martellamento di musica ovunque, anche se da un lato c’è una maggiore libertà di offerta, e hai potenzialmente la possibilità di andare a scovare delle belle cose; il mercato martella però solo il sei/sette per cento al massimo della musica che viene suonata e prodotta nel mondo.
[mattia] Che consiglio dai ai giovani musicisti?
[Maroccolo] …Beh, farsi il culo, senza dubbio! E come un musicista si deve fare un gran mazzo per emergere, altrettanto deve farsi un gran mazzo colui che è l’appassionato, che vuole andare al di là di ciò che il mercato gli offre: dal ricercare la musica sui portali internet a farsi 60 km in macchina per vedere un concerto. Purtroppo sono queste le alternative, diventa molto importante il ruolo del singolo individuo.
[unanota] Tu comunque vai a cercare molto la musica suonata dai giovani, anche nell’ambito dell’elettronica: ne “L’insolita compilation” hai prodotto dei gruppi anche ventenni…
[Maroccolo] Beh, quella fa parte di piccolissime opportunità che io ho la possibilità di mettere in gioco e in circolo con chi suona come me. Per me non esiste il fatto di avere 45 anni o 18, siamo musicisti e basta! Quello che io posso rimettere in circolo, cioè una piccola comunità che è questo forum (Maroccolo si riferisce al forum del suo sito internet giannimaroccolo.com –ndr), lo faccio: io non ho fatto altro che lanciare un sassolino, poi continua da solo…
[unanota] Ormai sei lo Zio Marok…
[Maroccolo] Sì, però vedi, è raro che un musicista vada a parlare dentro un suo forum, io invece sono stato presente moltissimo all’inizio, proprio per far capire che c’era un tentativo diverso… Bazzica di lì anche qualche gruppetto, appassionati di elettronica, così telefonai al vecchio amico Paolo Favati ed è nata l’idea di questo piccolo disco: non cambia la vita a nessuno, però si mettono in moto dei piccoli meccanismi. Credo che poi in tutti i sensi io abbia un po’ il dovere di fare queste cose, e non lo dico per retorica, ma perché realmente ci credo; di certo non mi portano dei soldi, ma permettono alla musica di circolare.
[unanota] Qual è il tuo approccio alla musica elettronica, diversamente dal rock? …e se c’è poi una differenza.
[Maroccolo] L’approccio è da rockettaro, non è da musicista di elettronica, né tanto meno da musicista colto. Dopo il primo anno coi Litfiba mi sono iscritto al conservatorio, istituzione che odiavo, a fare il contrabbasso, ma per potermi iscrivere al corso di “Musica elettronica e fonologia”, proprio per capire come veniva fuori certa musica e l’approccio alla registrazione: lì potevi avere la possibilità di avere a che fare con sintetizzatori, ma anche coi primi Revox a nastro. L’approccio poi era un po’ “impara l’arte e mettila da parte”, perché il corso di musica elettronica era molto chiuso a mentalità, dentro a un conservatorio, per quanto fosse in avanguardia rispetto alla normale attività didattica. Mi è servito molto per capire proprio come si genera un suono, come si manipolano le frequenze, come si interviene a livello di psicoacustica, sia nel suono stesso, sia nell’umore e negli stati emotivi delle persone; sono cose che poi non ho ricercato più di tanto facendo il musicista, però questo è un mondo che mi ha permesso di approcciarmi con l’istintività che ho, la passione, l’energia più classica della cultura rock, anche per poter scrivere in modo diverso. Poi non amo i campionatori e chi fa musica utilizzando groove e loop più di tanto: mi piace molto di più utilizzare le macchine e tutta la creatività che mettono a disposizione, la possibilità di avere a che fare con manipolazioni del suono e frequenze, poter registrare, editare, massacrare il suono in centomila modi, poter intervenire sulle strutture. Il computer però viene usato da me ancora solo come un registratore, che ha grandi potenzialità di editing, cioè di poter intervenire sul suono in maniera molto più pesante di come si possa fare in uno studio, e la possibilità di dilatare o stringere nel tempo le strutture. Io ad esempio ho un vecchissimo computer imbottito di synth virtuali, e un altro che uso per registrare: è un po’ paradossale, perché chiunque lavori coi computer sa che può piazzare un plugin di un Prophet o di un Moog e metterlo sulla traccia direttamente… Ma io non amo quel modo di lavorare, se suono il synth mi attacco con il midi al synth virtuale, un Moog, che entra in un preamplificatore valvolare stereo, e poi va dentro alla scheda audio dell’altro computer… quindi io sto suonando! Non sopporto i programmi come Reason ad esempio, anche se capisco che diano la possibilità di fare un sacco di roba, però dovrebbero costituire una traccia, una brutta copia di quello che hai intenzione di suonare poi. Questa è un’opinione del tutto personale, ad esempio lo strumento che adoro di più in assoluto di quella generazione è il Reaktor: per me è un synth pazzesco, molto cervellotico da usare, ma che trovo molto più eccitante e creativo di programmi come Reason.
[unanota] Intendi dare un seguito ai tuoi progetti di elettronica come I.G. o altro?
[Maroccolo] Mah, sia A.C.A.U. che I.G. non ritengo che siano poi progetti di elettronica in particolare, penso che a livello di sonorità e di arrangiamenti siano dischi un pelo mischiati: a volte quasi non si sentono le chitarre, c’è un arpeggio, poi manipolo il basso, c’è qualche tastiera, qualche synth, qualche groove qua e là, ma non posso definirli progetti di musica elettronica. La musica elettronica è altro, anche se oggi pensiamo che quando un synth o un groove si mischiano a del suonato, ciò diventa un progetto di musica elettronica; anche ne “L’insolita Compilation” ci sono commistioni leggere di elettronica e pop. La mia intenzione è di iniziare a fare musica elettronica vera, molto più estrema in confronto a progetti pop come può essere stato A.C.A.U. stesso.
[unanota] E con i Marlene Kuntz? Per il loro prossimo disco?
[Maroccolo] Con i Marlene, anche lì, bassista per caso, perché dal ’94, quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, una volta partiti e messi sui binari giusti, pensavo che la cosa rimanesse a livello di rapporti umani, infatti non ho avuto dubbi sull’invitare subito Cristiano per A.C.A.U.; poi in un periodo topico per i Marlene, quando dovevano decidere e capire come affrontare il futuro, sono nati dei problemi fra di loro, e Daniele se n’è andato via: io mi sono ritrovato a suonare volentieri, anche perché ho lavorato tranquillamente sui loro pezzi, e volutamente non sono entrato negli arrangiamenti e nella produzione.
[unanota] Tua comunque era già la produzione artistica di “Che cosa vedi”…
[Maroccolo] Il rapporto con loro risale al ’94, noi avevamo il CPI (Consorzio Produttori Indipendenti -ndr), a me arrivò il loro demo e si iniziò a lavorare insieme, al di là della produzione artistica precisa in studio, che io ho seguito solo nel “Live in Chatarsis” e in “Che cosa vedi”; comunque il progetto era gestito da tutti, al di là di Marco Lega che in studio seguiva le registrazioni. Anche se finora non avevo mai suonato nei Marlene, li considero uno dei progetti importanti della mia vita; però ho avuto paura in questa fase di essere troppo ingombrante… fare musica d’insieme significa spesso, anche se è difficile capirlo, fare una serie di passi indietro, non dare il meglio di sé, ma cercare di dare ciò che sei, che spesso è molto meno.
Per quanto sia piaciuto a me e a loro, non credo che sia una collaborazione destinata a durare in eterno, sicuramente dovremo arrivare al prossimo disco, quello sì, ma poi credo che sia il momento che loro trovino il vero quarto elemento dei Marlene Kuntz… non posso essere io il loro bassista.
[mattia] …infine, esprimi un desiderio.
[Maroccolo] L’unico desiderio che mi piacerebbe si avverasse, relativamente alla musica, è che si ricreasse, non certo da parte della mia generazione, ma dalle avanguardie che sono chiuse nelle cantine, uno scossone come quello tra il ’77 e l’ ’82, una cosa che cambi le carte in tavola: lì non fu solo musica, fu anche nascita di locali, di etichette indipendenti… Desidero qualcosa che metta in crisi ciò che è stato fino a ieri, primo perché queste cose non mi piacciono, poi perché ciò che si è rivoluzionato sono i contenitori, e non i contenuti: ci vorrebbero proprio delle parole nuove, con tutto il rispetto per l’avanguardia musicale in Italia.
Grazie a Gianni Maroccolo.
…unanota & mattia
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| N/A -
Allo |
| Afterhours - Ballads for Little Hyenas |
Fa un pò specie ma ne siamo tutti contenti.
Finalmente una delle realtà 'belle' italiane sbarca dall'altra parte.
Tutti intorno a fare cerchio per capire come abbiano fatto scoprendo che la risposta non può che essere il talento.
Greg Dulli (Twilight Singers, Afghan Wings) è stato una manna dal cielo: ha preso...
Fa un pò specie ma ne siamo tutti contenti.
Finalmente una delle realtà 'belle' italiane sbarca dall'altra parte.
Tutti intorno a fare cerchio per capire come abbiano fatto scoprendo che la risposta non può che essere il talento.
Greg Dulli (Twilight Singers, Afghan Wings) è stato una manna dal cielo: ha preso la band sotto l'ala esperta e l'ha portata all'esordio per One Little Indian con l'ultimo disco in studio (Ballate per piccole Iene - Mescal) traducendolo da capo a piedi.
La maturità del progetto pare non subire rallentamenti neppure dal punto di vista artistico per il quale questo è un disco assolutmanete sostanzioso e meritevole.
La notizia vera è però la volata transatlantica che si spera porterà qualche segnale significativo.
Good Job, Guys!
Tracklist:
The thin white line
Ballad for my little hyena
The ending is the greater
There's many ways
White widow
Fresh flesh
Sparkle
Desire froze here
The bed
Judah's blood
Andrea's birthday
Allo
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| N/A -
Dax |
| Le Gommeverdi - EteroGenie |
Le Gommeverdi sono Carlo Gatta e Nicola Dal Pont, duo artistico nato nel 2001 e attualmente impegnato nella preparazione del secondo album e in diversi altri progetti tra i quali la colonna sonora di "Noa e la gola di Olduvai", videogame prodotto in italia e in uscita la prossima estate...
Le Gommeverdi sono Carlo Gatta e Nicola Dal Pont, duo artistico nato nel 2001 e attualmente impegnato nella preparazione del secondo album e in diversi altri progetti tra i quali la colonna sonora di "Noa e la gola di Olduvai", videogame prodotto in italia e in uscita la prossima estate (2006).
Questo "EteroGenie" parte come una registrazione fatta in camera da letto durante una sessione di composizione, ma che poi ci porta, alla seconda traccia strumentale che riprende il motivo e lo amplia e gli da volume con con l'aiuto di una ricca sezione di fiati.
Si continua con un pezzo che ci svela quello che possiamo trovare nel resto dei brani; ottimi arrangiamenti che riescono con successo a unire uno stile cantautorale, a un tipo di ricerca musicale mai banale.
Il sound ricco di fiati potrebbe farci pensare a qualche big band ma è subito il pezzo successivo a smentirci con la sua atmosfera più pacata e riflessiva.
E' dopo un breve intermezzo di pianoforte che il cd riparte con un interessante pezzo dal sapore rocksteady ma che si arricchisce ancor di più con pregiati arrangiamenti, ed è poi il turno di "un coltello" che richiama evidentemente la copertina del cd e sembra essere un pezzo molto personale.
"Discorso" con il suo simpatico ritornello e una linea di basso che regge con molto carisma il brano ci porta ai toni meno scanzonati di 46, che gioca con il numero del corredo di cromosomi della specie umana a cui questo pezzo dedica il nome e alcune riflessioni.
"Ti amo", con un sound allegro e solare vuole riflette sull'amore prendendosi un po' in giro su quanto ormai queste parole siano "consumate come ciabatte". Il cd si conclude poi con "Rimani" anche essa con una ricca sezione di fiati che in particolare sul finale prendono il sopravvento e concludono con il giusto fasto questo cd.
Un buon lavoro, sicuramente interessante. Un difetto evidente è forse la mancanza di seconde voci che avrebbero completato il puzzle sonoro degli arrangiamenti.
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| N/A -
Unanota |
| Intervista ai Sikitikis |
15 febbraio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Dialoghi Sonori, ultimo appuntamento: i SIKITIKIS si esibiscono in una performance di sonorizzazione in diretta di immagini tratte dalle pellicole neorealiste di Elio Petri con Gianmaria Volonté, nel loro “Omaggio a Petri e Volonté”. Ho la fortuna di assistere a parte delle prove in...
15 febbraio 2006 – Teatro Monteverdi (Cremona)
Dialoghi Sonori, ultimo appuntamento: i SIKITIKIS si esibiscono in una performance di sonorizzazione in diretta di immagini tratte dalle pellicole neorealiste di Elio Petri con Gianmaria Volonté, nel loro “Omaggio a Petri e Volonté”. Ho la fortuna di assistere a parte delle prove in teatro prima di incontrare i due frontman della band sarda, il cantante Diablo e il bassista Jimi.
[unanota] Volevo chiederti innanzitutto qualcosa riguardo allo spettacolo che presenterete stasera qui al Teatro Monteverdi: come è nato l’ “Omaggio a Petri e Volonté”, spettacolo che comunque avete già portato dal vivo in altre occasioni?
[sikitikis/Diablo] Noi abbiamo preparato questo spettacolo per l’ Umbria Film Festival, dove è stato presentato, dopodiché siamo stati invitati a riproporlo per il decennale della morte di Gianmaria Volonté, e adesso stiamo cercando di divulgarlo il più possibile, perché è un aspetto del nostro gruppo che teniamo a mostrare, in qualche modo.
[unanota] Come mai il filmato è stato montato dal noto critico cinematografico Mario Sesti? Avete chiesto voi la sua collaborazione nel progetto o la proposta è stata sua?
[Diablo] Né uno né l’altro: in realtà è stata una cosa commissionata dall’Umbria Film Festival, quindi gli organizzatori hanno contattato Mario Sesti, che è sempre stato un loro collaboratore. Mario Sesti cercava un gruppo a cui far sonorizzare le pellicole e gli è giunta voce che c’era tale gruppo che lavorava per queste cose, quindi ci ha contattato ed è nata la collaborazione.
[unanota] Musicalmente come sviluppate le rivisitazioni delle colonne sonore? Vedo che sfruttate molto l’effettistica, i sintetizzatori…
[Diablo] Sì, noi partiamo praticamente dal tema, cioè scardiniamo e cambiamo completamente quello che è l’arrangiamento originale, e usiamo soltanto la melodia principale; poi mettiamo tutto quello che ci piace e che secondo noi può costituire una versione moderna del brano, anche a livello di linguaggio musicale attuale per quei temi; e quindi a gusto personale…
[unanota] Quali sonorità arrivano a colpire maggiormente, più di altre, voi e poi il pubblico?
[Diablo] Il pubblico non so… il pubblico è imprevedibile! Se mi metto io dalla parte del pubblico, cioè come ascoltatore di musica, mi piacciono le sonorità in grado di ricondurmi immediatamente ad un immaginario, che, per quanto mi riguarda, è quello cinematografico, e in particolare poliziesco e di spionaggio; in generale però io sono attratto molto, e credo anche il pubblico alla fine lo sia, da un immaginario e riferimento forte, qualcosa in grado di far viaggiare la persona.
[unanota] In qualche modo anche le immagini di Petri colpiscono molto sia a livello tematico che come visualità stessa dell’immagine…
[Diablo] Mah, diciamo che l’estetica di Petri colpisce per via del rigore che ha, e di questo contrasto forte tra estetica e riferimenti sociali, se vogliamo; poi Petri colpisce perché è di una modernità assurda, malgrado la maggior parte delle pellicole che vediamo oggi dopo venti o trent’anni, e la figata è che in realtà si può rivitalizzare anche il tema delle colonne sonore e delle ambientazioni di allora… Poi è più facile rovinarli magari come facciamo noi!
[unanota] Beh, credo proprio di no! Senti, riguardo al vostro disco invece, il connubio tra cinema e musica avviene anche nella composizione delle vostre canzoni, oppure è una cosa che a un certo punto si spezza?
[Diablo] Come ho accennato forse prima, malgrado il rapporto tra cinema e musica sia assolutamente il rapporto principale, in realtà entra in gioco soltanto in una prima fase del lavoro di creazione. Noi abbiamo deciso finora di fare dischi “di canzoni”, e quindi c’è da scrivere la canzone, prima di tutto; dopo che si è ricavata la melodia e l’armonia, le sovrastrutture della canzone stessa possono diventare il gioco in cui noi attingiamo dall’immaginario cinematografico: tanto dalle colonne sonore, piuttosto che da telefilm particolari, o ancora da un periodo specifico della musica che ci interessa, come per esempio quello dell’exotic o della lounge.
[unanota] È stato poi anche il cinema ad unire il background così variegato dei componenti del gruppo, oppure è stato invece un progetto musicale preciso e definito?
[Diablo] Allora, i componenti del gruppo, come sai, vengono da esperienze molto diverse, a parte io e Jimi che abbiamo potuto unire le nostre strade musicali già dieci anni fa per sviluppare il progetto, poi tutti gli altri si sono uniti proprio perché questa passione per il cinema e le colonne sonore accomunava tutti, a prescindere dal background di ognuno. Con tutto, i nostri background sono diversi, ma, come si vede, anche compatibili, perché nella nostra musica si incontra tanto la psichedelia che Zico ha nelle sue corde, quanto l’aggressività e la carica di Jimi per esempio, e quindi il discorso è che siamo stati aiutati da un punto d’incontro da cui iniziare a parlare; poi il progetto in realtà ha avuto sempre una strada molto chiara, ci siamo sempre precisati le nostre tappe, grossomodo poi non sempre le abbiamo raggiunte nel tempo necessario, però sapevamo cosa volevamo fare, sin dall’inizio.
[unanota] Ho trovato molto particolare il suono del vostro disco… Approfitto della presenza di Jimi, perché, insomma, la chitarra non c’è, ma sembra quasi che si senta nel gruppo! Le tue parti di basso sembrano un po’ una via di mezzo tra i due strumenti…
[Jimi] Il punto è che quando abbiamo cominciato a studiare il disco, avendo già messo da parte il discorso del non trovare un chitarrista, abbiamo deciso di lavorare su quello che avevamo, e soprattutto in studio abbiamo lavorato molto sulle frequenze, per trovare il “modo” affinché lo spettro sonoro coperto normalmente dalle frequenze della chitarra non mancasse; quindi il mio è un basso, ma un basso che suona molto sui medio-alti.
[unanota] Poi usi molto accordi di quinta, e alla fine se andiamo a prendere un disco dei Kyuss o il vecchio stoner, con le chitarre abbassate d’accordatura in do, escono fuori le medesime sonorità…
[Jimi] Esattamente, hai detto benissimo! È anche divertente, poi, senza la chitarra, con questo stile, sentire i musicisti alla fine dei concerti chiederti “interessante, ma come hai rigirato questo accordo? Suoni a metà tra un basso e una chitarra, tra riff, accordi, e cose così…” !
[unanota] A questo punto, andando più sul tecnico, come lavori e sviluppi i suoni del tuo basso?
[Jimi] Guarda, non è una cosa particolarissima: alla base di tutto sta il fatto che il segnale del basso venga sdoppiato attraverso una scatoletta, da qui entro con il basso in diretta, poi un canale va direttamente alla cassa e testata Markbass, e ha sempre il suono pulito del basso. L’altro canale attraversa la cascata di effetti, fondamentalmente una Zoom, un Distortion Modeler della Line6 e un pedale wha; poi la catena di effetti va direttamente all’altro amplificatore, più piccolo, l’SWR. Dopodiché faccio un suono di massima sul monitor, e poi ci pensa il mio fonico a miscelare meglio il suono a seconda delle mie esigenze.
[unanota] Quindi non usi effetti di modulazione; d’altronde, con il sintetizzatore…
[Jimi] Esattamente. Noi abbiamo di base un’esigenza importante che è quella di riempire lo spettro sonoro e armonico con quello che abbiamo a disposizione, e siccome le tastiere vintage e in particolare il Moog permettono delle soluzioni molto interessanti, noi cerchiamo di sfruttarle molto anche per quanto riguarda il groove e il basso: quindi quando io suono più “chitarroso”, ecco che Zico suona il Moog quasi come un basso synth un po’ plasticoso, e cerchiamo di bilanciare in quel modo il discorso di non avere un basso tradizionale e la chitarra.
[unanota] Che peso ha avuto, nel sound del vostro disco, la produzione di Max Casacci e di Casasonica?
[Jimi] Dunque, a lui quello che è piaciuto è la band così com’era, ha messo in gioco la sua esperienza, la sua capacità di mixer e produttore, per far sì che il suono del disco fosse quanto di più vicino possibile al suono originario dei Sikitikis; chiaramente, poi, per quanto Casacci si sia sempre vantato di rispettare totalmente la band, è innegabile che la sua impronta si senta in questo disco. Spesso però quando uno viene a sentire i nostri concerti rimane un po’ stupito perché dal vivo il nostro suono è più violento, più compromettente, anche grazie a quel nostro lato garage e punk.
[unanota] Come mai ora avete scelto di far uscire come singolo proprio la cover di Mina, “L’importante è finire”?
[Jimi] Beh, noi siamo usciti inizialmente con un pezzo nostro, “Non avrei mai”, che ha avuto pure il video, seppur a diffusione un po’ meno nazionale, e poi quando ci hanno chiesto il secondo singolo abbiamo pensato al pezzo di Mina, che era uno di quelli che avevamo registrato inizialmente a scopo promozionale: voglio dire, Mina è una cantante conosciuta da tutti, poi quello è un pezzo di trent’anni fa ma ancora molto attuale, e che ci è sempre piaciuto, per cui la scelta di uscire con quella canzone è stata abbastanza naturale. Poi siamo anche molto contenti del video di Lorenzo Vignola, sta passando molto in giro...
[unanota] La scelta di cantare in italiano è spontanea o dettata da altre esigenze?
[Jimi] No, nel nostro caso la scelta di cantare in italiano è assolutamente spontanea, dato che già con Diablo, nella nostra vecchia band, i “Cani da Rapina”, il cantato era in italiano: noi ormai è dal ’93-’94 che scriviamo in italiano, anche perché, parlando chiaramente, sarà molto più difficile ma anche più bello che nascondersi sotto le solite frasi fatte dell’inglese. C’è la possibilità di dire qualcosa che venga veramente capito, esprimendo magari dei contenuti, senza sfociare nello slogan, cosa che non ci piace proprio; diciamo che vogliamo sfruttare l’italiano per dare dei messaggi chiari e precisi, magari ripescati nel passato, ma ancora molto attuali, e per fortuna, si spera, abolendo lo sloganismo. Poi non è escluso che potremo cantare anche in inglese, in futuro, ma per il momento va bene così, nelle nostre corde c’è assolutamente l’italiano.
[unanota] Ultima domanda: cos’è il Deserto del Tiki?
[Jimi] Non è un deserto fisico, sicuramente, molto spesso è una metafora che utilizziamo per scappare dall’omologazione imperante; stando nella metafora, è come un invito a riappropriarsi della regia della propria vita, contro il bombardamento della comunicazione e i luoghi comuni. E poi riflette anche l’immaginario di quella condizione un po’ desertica del nostro disco che musicalmente va a parare su certe sonorità, come lo stoner; ma poi direi anche, da ultimo, che il deserto è un riferimento alla nostra terra, la Sardegna, arida, un po’ disagiata …in culo al mondo!
Grazie ai Sikitikis.
…unanota
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| BAND CAPITOLO I°...MARTA SUI TUBI |
Domenica 12 Marzo 2006 alle 21.30 al Transilvania di Cremona partono le serate di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco DaRi, Valery Larbaud e per finire Marta sui Tubi.....
DaRi
L’Emotronica è Divertimento,originalità e sentimento per tre amici che si esprimono con la musica.
Fu scelto il nome...
Domenica 12 Marzo 2006 alle 21.30 al Transilvania di Cremona partono le serate di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco DaRi, Valery Larbaud e per finire Marta sui Tubi.....
DaRi
L’Emotronica è Divertimento,originalità e sentimento per tre amici che si esprimono con la musica.
Fu scelto il nome DaRi in quanto il progetto iniziò come idea solista infatti Pirovano Dario (programmazioni, chitarra e voce) è conosciuto dai + con questo nome ma, i DaRi sono una band a tutti gli effetti formata da Pirovano Dario, Cuffari Fabio(basso elettrico) e Domaine François( batteria) tre ragazzi che abitano nella piccola Valle D’Aosta e che hanno una grande passione in comune: la musica.
Tutto ebbe inizio quando Dari registrò la sua prima demo nel 2004, un cd alquanto scarno suoni sintetici e voce cantata rigorosamente in italiano.
Terminata la registrazione del disco ci fu l’ esigenza di COMUNICARE con il pubblico, ci fu la necessità di presentare quanto partorito e quindi furono arruolati per il lieto compito François (da tutti conosciuto con il nome di Cianci) e Fabio e fu così che prese il via la nostra avventura.
Ci esibimmo nella nostra piccola valle riscuotendo un piacevole consenso da pubblico e dalla critica infatti proprio nel 2006 veniamo scelti per rappresentare la Valle D’Aosta ad AREZZO WAVE LOVE FESTIVAL 2006.
Lo scopo che ci prefiggiamo è quello di far buona musica che diverta noi e gli altri, vogliamo trasmettere un messaggio positivo, vogliamo far capire che facciamo quel che facciamo perché ci diverte, per noi ogni esperienza live è importantissima che ci siano 10 o 100 persone diamo sempre il meglio di noi, vogliamo contagiarli con la nostra musica...per ora è tutto .
infernoEcioccolata a tutti quanti…
Valery Larbaud
I Valéry Larbaud nascono nel settembre 1999.Il nome è quello di un critico letterario Francese che ha il merito di aver portato alla fama internazionale ITALO SVEVO facendo da tramite al suo incontro con JOYCE.
Hanno all’attivo tre registrazioni:
“ Valéry Larbaud ” ( Mar. 2001) contenente il brano: I GIORNI CHE HO DI NOI scelto per entrare nelle compilation: TENDENZE 2001 e ALTERAZIONI SONORE VOL.2.
DA DOVE VUOI ( Nov. 2001)che ha ricevuto recensioni molto positive dalle più importanti riviste musicali italiane fra cui :ROCKSOUND,MUCCHIOSELVAGGIO, e TUTTOMUSICA che lo ha scelto come demo del mese dedicando alla band un’intervista.
A SINISTRA DEL ROSSO (Nov. 2002) scelto ancora come DEMOdel mese da TUTTOMUSICA su FEB.’ 03 e questa volta anche da ROCKSOUND di APRILE 03 . E’ stato inoltre recensito ottimamente da MUCCHIO Selvaggio n°519 e da RUMORE di marzo ’03 (che lo ha recensito nelle pagine solitamente dedicate a band con un contratto discografico) poi sui siti: rockit.it , sonicbands.it, ,musicagratis.best.cd., .dnamusic.it , lastampa.it ,lascena.it, sotterranea.com
I brani dell’ e.p. hanno trovato spazio nelle programmazioni di varie radio fra cui: Radio 1RAI, Radio Popolare Milano, Radio Cittaperta Roma, RadioHinterland Pavia.
Inoltre la band ha presentato l’e.p. a DATABASE trasmissione dell’emittente ROCKTV (canale 718 di SKY) e al Rolling Stone di Milano in una ROCKTV Nitgh dove il concerto è stato registrato e mandato in onda nella trasmissione ON THE ROAD con un’intervista.
Il 2003 si è concluso con la partecipazioni alle fasi finali di due prestigiosi concorsi:
- FESTIVAL INTERNAZIONALE GRUPPI EMERGENTI Azzano Decimo PN
- BANDE RUMOROSE Copparo FE
Con i loro concerti hanno toccato diverse province della penisola da Brescia ad Ascoli,da Pordenone a Milano, riuscendo poi ad aprire i concerti di alcune delle migliori band rock del panorama italiano quali: AFTERHOURS, ONE DIMENSIONAL MAN, JULIE’S HAIRCUT, BANDABARDO’, BUGO suonando inoltre nei più prestigiosi club rock italiani fra cui: FILLMORE(Cortemaggiore PC), THUNDEROAD(CodevillaPV), FUORIORARIO(Reggio_emilia), DONNEMOTORI(Brescia), JAZZROCK (Rieti), THEFIELD (Carpaneto PC), RENFE(Ferrara), NEXUS (Terni), ROLLING STONE ( Milano).
Tutto il 2004 è stato per la band un anno di lavoro dedicato ai brani che compongono l’esordio discografico “Altro Non è Rimasto” in co-produzione con l’etichetta Acide Produzioni e distribuito da Venus Dischi in uscita nella primavera 2005.
Nel disco i VL concentrano tutte le molteplici caratteristiche della loro musica. La voce e il pianoforte a tracciare le melodie e le armonie intrise della poetica cantautorale italiana, presente anche nei testi, miscelate alle sonorità abrasive, dissonanti della chitarra unite a ritmiche tra il post-punk e il grunge.
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| SELEZIONATI!!!! |
Ecco le otto bend selezionate a Band in Cantiere 2006.
DaRi
L’Emotronica è Divertimento,originalità e sentimento per tre amici che si esprimono con la musica.
Fu scelto il nome DaRi in quanto il progetto iniziò come idea solista infatti Pirovano Dario (programmazioni, chitarra e voce) è conosciuto dai + con questo nome...
Ecco le otto bend selezionate a Band in Cantiere 2006.
DaRi
L’Emotronica è Divertimento,originalità e sentimento per tre amici che si esprimono con la musica.
Fu scelto il nome DaRi in quanto il progetto iniziò come idea solista infatti Pirovano Dario (programmazioni, chitarra e voce) è conosciuto dai + con questo nome ma, i DaRi sono una band a tutti gli effetti formata da Pirovano Dario, Cuffari Fabio(basso elettrico) e Domaine François( batteria) tre ragazzi che abitano nella piccola Valle D’Aosta e che hanno una grande passione in comune: la musica.
Tutto ebbe inizio quando Dari registrò la sua prima demo nel 2004, un cd alquanto scarno suoni sintetici e voce cantata rigorosamente in italiano.
Terminata la registrazione del disco ci fu l’ esigenza di COMUNICARE con il pubblico, ci fu la necessità di presentare quanto partorito e quindi furono arruolati per il lieto compito François (da tutti conosciuto con il nome di Cianci) e Fabio e fu così che prese il via la nostra avventura.
Ci esibimmo nella nostra piccola valle riscuotendo un piacevole consenso da pubblico e dalla critica infatti proprio nel 2006 veniamo scelti per rappresentare la Valle D’Aosta ad AREZZO WAVE LOVE FESTIVAL 2006.
Lo scopo che ci prefiggiamo è quello di far buona musica che diverta noi e gli altri, vogliamo trasmettere un messaggio positivo, vogliamo far capire che facciamo quel che facciamo perché ci diverte, per noi ogni esperienza live è importantissima che ci siano 10 o 100 persone diamo sempre il meglio di noi, vogliamo contagiarli con la nostra musica...per ora è tutto .
infernoEcioccolata a tutti quanti…
Valery Larbaud
I Valéry Larbaud nascono nel settembre 1999.Il nome è quello di un critico letterario Francese che ha il merito di aver portato alla fama internazionale ITALO SVEVO facendo da tramite al suo incontro con JOYCE.
Hanno all’attivo tre registrazioni:
“ Valéry Larbaud ” ( Mar. 2001) contenente il brano: I GIORNI CHE HO DI NOI scelto per entrare nelle compilation: TENDENZE 2001 e ALTERAZIONI SONORE VOL.2.
DA DOVE VUOI ( Nov. 2001)che ha ricevuto recensioni molto positive dalle più importanti riviste musicali italiane fra cui :ROCKSOUND,MUCCHIOSELVAGGIO, e TUTTOMUSICA che lo ha scelto come demo del mese dedicando alla band un’intervista.
A SINISTRA DEL ROSSO (Nov. 2002) scelto ancora come DEMOdel mese da TUTTOMUSICA su FEB.’ 03 e questa volta anche da ROCKSOUND di APRILE 03 . E’ stato inoltre recensito ottimamente da MUCCHIO Selvaggio n°519 e da RUMORE di marzo ’03 (che lo ha recensito nelle pagine solitamente dedicate a band con un contratto discografico) poi sui siti: rockit.it , sonicbands.it, ,musicagratis.best.cd., .dnamusic.it , lastampa.it ,lascena.it, sotterranea.com
I brani dell’ e.p. hanno trovato spazio nelle programmazioni di varie radio fra cui: Radio 1RAI, Radio Popolare Milano, Radio Cittaperta Roma, RadioHinterland Pavia.
Inoltre la band ha presentato l’e.p. a DATABASE trasmissione dell’emittente ROCKTV (canale 718 di SKY) e al Rolling Stone di Milano in una ROCKTV Nitgh dove il concerto è stato registrato e mandato in onda nella trasmissione ON THE ROAD con un’intervista.
Il 2003 si è concluso con la partecipazioni alle fasi finali di due prestigiosi concorsi:
- FESTIVAL INTERNAZIONALE GRUPPI EMERGENTI Azzano Decimo PN
- BANDE RUMOROSE Copparo FE
Con i loro concerti hanno toccato diverse province della penisola da Brescia ad Ascoli,da Pordenone a Milano, riuscendo poi ad aprire i concerti di alcune delle migliori band rock del panorama italiano quali: AFTERHOURS, ONE DIMENSIONAL MAN, JULIE’S HAIRCUT, BANDABARDO’, BUGO suonando inoltre nei più prestigiosi club rock italiani fra cui: FILLMORE(Cortemaggiore PC), THUNDEROAD(CodevillaPV), FUORIORARIO(Reggio_emilia), DONNEMOTORI(Brescia), JAZZROCK (Rieti), THEFIELD (Carpaneto PC), RENFE(Ferrara), NEXUS (Terni), ROLLING STONE ( Milano).
Tutto il 2004 è stato per la band un anno di lavoro dedicato ai brani che compongono l’esordio discografico “Altro Non è Rimasto” in co-produzione con l’etichetta Acide Produzioni e distribuito da Venus Dischi in uscita nella primavera 2005.
Nel disco i VL concentrano tutte le molteplici caratteristiche della loro musica. La voce e il pianoforte a tracciare le melodie e le armonie intrise della poetica cantautorale italiana, presente anche nei testi, miscelate alle sonorità abrasive, dissonanti della chitarra unite a ritmiche tra il post-punk e il grunge.
DiuesseI diuesse nascono a roma dieci anni fa. dei ragazzi si conoscono e mettono su un gruppo con altri ragazzi. un po’ di gente entra ed esce dal gruppo finché non raggiungono una qualche forma provvisoria con cui registrano diversi demo e suonano praticamente in tutti i locali della città. nel 2004 arrivano alla formazione attuale, anno in cui entrano in Polyester, coordinamento romano di band indipendenti.
continuano ininterrottamente a suonare a roma e dintorni. nella primavera del 2005 registrano la cura migliore, il loro ultimo EP autoprodotto, presentato il 24 settembre al circolo degli artisti di Roma. continuano nel portare avanti i loro set, ora elettrici (Circolo degli Artisti, Alpheus, Il locale, Sonica, 360°, ed altri locali della capitale) ora acustici (Husker Du, Folkosteria, O'Connor, Il Mitreo).
arrivano alle semifinali del Marte live, ad Avvertenze Generali, suonano ancora a La Palma e al Circolo degli Artisti.
Suonano alla festa dell'unità di Sarteano (SI) e al festival Musicarnevart (Anguillara Sabazia).
Il 13 luglio condividono il palco con Andrea Ra, Federico Zampaglione e altri gruppi nella prima serata del festival Sapienza in musica. Arrivano alla finale, conquistando quarto posto e ottime recensioni dagli addetti ai lavori presenti in giuria.
Il primo novembre aprono con una suggestiva performance acustica il concerto romano di Chris Leo, già leader dei seminali Van Pelt, gruppo di punta della scena alternative-indie americana.
Insomma movimento e pensiero, voce e distorsore, raduno e celebrazione. basso, chitarre, batteria. quattro individui da non prendere sotto gamba. Dieciunitàsonanti
Don't Dare
Il progetto Don't Dare nasce nel millenovecentonovantanove. Noise rock che si e' modificato nel tempo, cavalcando i mutevoli orizzonti musicali e assecondando due cambi di line-up, sempre alla batteria. Si e' sempre registrato tanto, ben tre demo-cd nell'arco di tre anni, per lasciar traccia di ogni evoluzione. Da 'palingenesi' (ottobre duemilaedue), passando per 'riflessi di battaglia' (maggio duemilaetre), fino a 'senza chiedere al tempo ne' permessi ne' consensi' (settembre duemilaequattro), la musica e' cambiata, ha guadagnato nuove sfumature rinunciando ad altre, si e' giovata dell'aggiunta di nuovi strumenti, ha sempre seguito umori e desideri del momento. Il filo conduttore, quello, non e' cambiato: rumore e melodia, armonia e dissonanza, che si mescolano e provano a completarsi.
Minimal Tuesday
Trio fondato nell’agosto 2004 da Roberto Calvi, Fabio Guarneri e Simone Siano.
Genere: pop acustico con contaminazioni folk, grunge, bossanova e new wave. Il cantato è in inglese e i testi, dall’introspettivo all’emozionale, spaziano dalla descrizione di sensazioni personali alla riflessione su temi sociali. Sono più di venti i pezzi originali arrangiati e pronti.
Discografia: “Volume One”, luglio 2005, demo a 6 pezzi.
Morkobot
Sin dagli albori delle prime galassie la voce di MORKOBOT riecheggiava solenne oltre le atmosfere sature di gas dei pianeti in evoluzione.
Dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza, Morkobot è tornato a farsi sentire anche sulla terra attraverso i suoi tre messaggeri LIN,LAN,LEN brutalmente sottomessi al suo volere.
Sul nostro pianeta MORKOBOT si manifesta in musica, mediante deliri strumentali e sperimentazioni di onde sonore tra ciò che qui sulla terra viene chiamato noise, psichedelia, o forse più semplicemente r'n'r, pervadendo le menti ottenebrate di LIN, LAN e LEN e conducendo le di costoro note in sadici deliri consequenziali.
Vieni a nutrirti del verbo supremo, al più presto nella tua città.
Sydrojè
Ste, Muke e Andrea sono di Cremona e suonano insieme dal 2003, inizialmente in un gruppo con una formazione a quattro che comprende due chitarre, e dal giugno del 2005 nei Sydrojé, band che prevede una sola chitarra e formazione a tre. Stefano Scrima: voce e chitarra, Andrea Carasi: basso, Stefano Muchetti: batteria.
I Sydrojé suonano musica influenzata dalle sonorità aggressive del rock anni '90, sia italiano che straniero, e dalla riflessione e dolcezza del cantautorato italiano degli anni '60 e '70.
Sono aperti a partecipazioni di altri musicisti e strumenti nella loro musica mantenendo però sempre il nucleo a tre.
La loro concezione della musica è basata essenzialmente sull'avere qualcosa da dire sia con le parole che con gli strumenti e non sullo sfoggio di qualche capacità tecnica imparata negli anni.
Cantano in italiano con qualche eccezione, nei testi sono presenti anche “termini” stranieri, però senza un significato.. sono dei simboli.
Con i Sydrojè i tre ragazzi hanno suonato dal vivo una decina di volte nell’ultimo anno con esiti decisamente positivi.
Ora stanno preparando il loro primo album.
Vinyl
I Vinyl nascono a Prato nell'aprile del 2005 col chiaro intento di enfatizzare la loro attitudine rock e dare una scossa alla noiosa scena alternativa locale. Dopo solo 20 giorni dalla loro nascita registrano (con la collaborazione di Andrea Franchi) alcune session in presa diretta al DDR Studio (Prato), da queste nasce una demo "Clap/Nostrils". Si impongono così all'attenzione del pubblico con live diretti decisamente rock 'n' roll e il 4 Giugno vincono il Blackout Festival 2005 Sezione Emergenti. Preferendo le All Star ai mocassini e spinti dalla carica semisintetica di OSCar Vedmer i Vinyl propongono musica guastafeste di forte impatto visivo ed emotivo mischiando Lou Reed, i Television, Ringo Starr e Margaret Thatcher.
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Allo |
| Julie's Haircut - After Dark, My Sweet |
Riecco i nostri beniamini Julies all'ormeggio del quarto disco.
Un lavoro atteso e pressochè indecifrabile viste le nuove derive intraprese già con il precedente 'Adult Situations'.
La psiche diviene quindi il primo obiettivo.
Tanta volgia di giocare con il suono, con la suggestione dell'ascoltatore che per buona parte subisce il rapimento virtuale...
Riecco i nostri beniamini Julies all'ormeggio del quarto disco.
Un lavoro atteso e pressochè indecifrabile viste le nuove derive intraprese già con il precedente 'Adult Situations'.
La psiche diviene quindi il primo obiettivo.
Tanta volgia di giocare con il suono, con la suggestione dell'ascoltatore che per buona parte subisce il rapimento virtuale delle derive strumentali dei cinque di Sassuolo.
Un disco maturo per l'indie italiano, una sorta di punto di neo-partenza verso chissà quali conferme o smentite.
La ricerca del suono è costante: ecco quindi i synth analogici, i delay, le atmosfere.
Intendamoci, nulla per cui sbuffare, anzi. Il lavoro di composizione risente infatti dell'ottima scelta della presa diretta in fase di registrazione.
Un lavoro di livello che entra di diritto tra le migliori produzioni nostrane ascoltate in questo inizio 2006.
Lo rivedremo tra le classifiche di fine anno.
Tracklist:
1. open wound
2. sister pneumonia
3. afterdark
4. satan eats seitan
5. death machine
6. liv ullman
7. purple jewel
8. gemini, pt. 1 & pt. 2
9. ingrid thulin
10. pistils
11. my eyes have seen the glory
Allo
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GLove |
| BAND CAPITOLO II°... MOJOMATICS |
Sabato 18 Marzo 2006 alle 21.30 allo Zang Tumb Tumb di Crema seconda serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco Diuesse, Don't Dare e per finire Mojomatics.....
Diuesse
I diuesse nascono a roma dieci anni fa. dei ragazzi si conoscono e mettono su un gruppo con...
Sabato 18 Marzo 2006 alle 21.30 allo Zang Tumb Tumb di Crema seconda serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco Diuesse, Don't Dare e per finire Mojomatics.....
Diuesse
I diuesse nascono a roma dieci anni fa. dei ragazzi si conoscono e mettono su un gruppo con altri ragazzi. un po’ di gente entra ed esce dal gruppo finché non raggiungono una qualche forma provvisoria con cui registrano diversi demo e suonano praticamente in tutti i locali della città. nel 2004 arrivano alla formazione attuale, anno in cui entrano in Polyester, coordinamento romano di band indipendenti.
continuano ininterrottamente a suonare a roma e dintorni. nella primavera del 2005 registrano la cura migliore, il loro ultimo EP autoprodotto, presentato il 24 settembre al circolo degli artisti di Roma. continuano nel portare avanti i loro set, ora elettrici (Circolo degli Artisti, Alpheus, Il locale, Sonica, 360°, ed altri locali della capitale) ora acustici (Husker Du, Folkosteria, O'Connor, Il Mitreo).
arrivano alle semifinali del Marte live, ad Avvertenze Generali, suonano ancora a La Palma e al Circolo degli Artisti.
Suonano alla festa dell'unità di Sarteano (SI) e al festival Musicarnevart (Anguillara Sabazia).
Il 13 luglio condividono il palco con Andrea Ra, Federico Zampaglione e altri gruppi nella prima serata del festival Sapienza in musica. Arrivano alla finale, conquistando quarto posto e ottime recensioni dagli addetti ai lavori presenti in giuria.
Il primo novembre aprono con una suggestiva performance acustica il concerto romano di Chris Leo, già leader dei seminali Van Pelt, gruppo di punta della scena alternative-indie americana.
Insomma movimento e pensiero, voce e distorsore, raduno e celebrazione. basso, chitarre, batteria. quattro individui da non prendere sotto gamba. Dieciunitàsonanti
Don't Dare
Il progetto Don't Dare nasce nel millenovecentonovantanove. Noise rock che si e' modificato nel tempo, cavalcando i mutevoli orizzonti musicali e assecondando due cambi di line-up, sempre alla batteria. Si e' sempre registrato tanto, ben tre demo-cd nell'arco di tre anni, per lasciar traccia di ogni evoluzione. Da 'palingenesi' (ottobre duemilaedue), passando per 'riflessi di battaglia' (maggio duemilaetre), fino a 'senza chiedere al tempo ne' permessi ne' consensi' (settembre duemilaequattro), la musica e' cambiata, ha guadagnato nuove sfumature rinunciando ad altre, si e' giovata dell'aggiunta di nuovi strumenti, ha sempre seguito umori e desideri del momento. Il filo conduttore, quello, non e' cambiato: rumore e melodia, armonia e dissonanza, che si mescolano e provano a completarsi.
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| [Special] Bur - Senzafiltro |
E' da qualche tempo che in Italia va di moda l'espediente.
Il trend allo zittire, al boiccottare, alla censura è una delle primarie ragioni per le quali prende vita questa fondamentale collana della Bur.
SenzaFiltro è il nome e senza filtro è certamente il contenuto. Un piccolo paradiso per chi troppe...
E' da qualche tempo che in Italia va di moda l'espediente.
Il trend allo zittire, al boiccottare, alla censura è una delle primarie ragioni per le quali prende vita questa fondamentale collana della Bur.
SenzaFiltro è il nome e senza filtro è certamente il contenuto. Un piccolo paradiso per chi troppe volte in una nazione retrograda non riesce a dire il proprio, ad eprimere il suo sterminato sapere.
Ecco quindi una raccolta di testimonianze (dvd + booklet) illuminate, importanti, significative di alcuni dei maestri di pensiero e satira del nostro tempo.
Cervelli e talenti cristallini allontanati da pochi ma potenti inquisitori.
Gente che è abituata alla denuncia, allo scontro e che quindi impaurisce non poco.
Uno spiraglio di informazione libera che grazie alla Bur raggiunge gli scaffali di tutte le librerie.
Un' opportunità importante per continuare nella ricerca della verità delle cose, del limpido.
Maestri d'eccezione per un'epoca che pagherà salatamente il retro-illuminismo svolto da determinate persone, e che grazie a questi documenti può ri-pensare ad un futuro di nuovamente illuminato.
ANDREA SALERNO - Era pølare. Libro+ DVD
Andrea Salerno
Era pølare. Libro+ DVD
Raccolta definitiva su ciò che di tagliato, omesso e censurato abbiamo registrato negli ultimi anni di televisione italiana.
Grandi personaggi costretti a vie alternative, fuori dal coro e dai salotti compiacenti.
Gente che non s'inchina.
SABINA GUZZANTI - Viva Zapatero! LIBRO + DVD
Sabina Guzzanti
Viva Zapatero! LIBRO + DVD
Il celeberrimo documentario di denuncia sulle censure svolte in italia negli ultimi 5 anni.
Grandi persone allontanate in malomodo solo perchè ritenute 'scomode' da qualcuno.
Misteri D'Italia.
FIORELLA MANNOIA - Live in Roma 2005 con il libro Biografia di una voce
Fiorella Mannoia
Live in Roma 2005 con il libro Biografia di una voce
Documento sul concerto romano di anno 2005 della sempre brava Fiorella Mannoia.
Una delle migliori cantautrici del nostro tempo ripercorre la sua crescita artistica con un concerto di quelli che si dimenticano difficilmente.
Fondamentale.
AA. VV. - Un attore contro - Gian Maria Volonté
Aa. Vv.
Un attore contro - Gian Maria Volonté
Documentario dall'importanza sterminata per ripercorrere e ri-conoscere il percorso artistico e umano di uno dei più grandi attori italiani di sempre.
Un perfetto portavoce di cinema e cultura libera, senza ritagli nè concessioni.
Da riscoprire.
NICOLA PIOVANI - Concerto fotogramma + dvd
Nicola Piovani
Concerto fotogramma + dvd
Maestro e autore di musiche senza tempo in un concerto dal fascino spropositato.
Opportunità notevole di accostarsi a livelli altissimi di composizione ed arrangiamento all'italiana.
La musica e la pellicola si fondono in uno spettacolo mozzafiato.
CORRADO GUZZANTI, SERENA DANDINI - Lorenzo e la maturità
Corrado Guzzanti, Serena Dandini
Lorenzo e la maturità
Raccolta di estrema comicità di Lorenzo (Guzzanti) e la maestrina (Dandini) in preparazione al fantomatico esame di maturità.
Una delle accoppiate più riuscite degli ultimi anni di comicità di spessore nel belpaese.
PAOLO ROSSI - Questa sera si recita Molière (libro + DVD)
Paolo Rossi
Questa sera si recita Molière (libro + DVD)
Spettacolo censurato dalle reti Rai nel quale il folletto Rossi ripercorre in maniera esilarante e finissima le vicende del teatro di Molière.
Lo spettacolo è del 2002 ma rimane attualissimo rispetto alle vicende più vicine.
SABINA GUZZANTI - Reperto RaiOt
Sabina Guzzanti
Reperto RaiOt
Show televisivo censurato dalle reti Rai.
Nella sua integrità uno dei migliori programmi di satira concepiti nell'ultimo decennio.
Sabina mattatrice di un progetto che difficilmente verrà affossato dalle dirigenze.
Piccole-Grandi testimonianze di un'Italia sommersa ma fulgida di teste e talento.
Un nuovo punto di vista prezioso per quella libertà che troppe volte viene negata a chi ne ha fatto una questione d'attitudine.
Da tenersi stretto-stretto!
Marco Allegri
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| V per Vendetta |
In un’ Inghilterra dal futuro orwelliano il potere è in mano ad un uomo con l’ aspetto di Himmler e le convinzioni politiche di Calderoli. Il suo Partito si autocelebra con parate nazional-socialiste e impone la persecuzione di omosessuali e diversi che neanche la Chiesa medioevale del Torquemada. Chi canticchia...
In un’ Inghilterra dal futuro orwelliano il potere è in mano ad un uomo con l’ aspetto di Himmler e le convinzioni politiche di Calderoli. Il suo Partito si autocelebra con parate nazional-socialiste e impone la persecuzione di omosessuali e diversi che neanche la Chiesa medioevale del Torquemada. Chi canticchia God Save the Queen dei Sex Pistols viene messo al muro. Voi vi state chiedendo: come può il popolo inglese aver dato voto e fiducia a certa brutta gente? Come può il popolo che ha inventato Magna Charta, Parlamento e habeas corpus essersi affidato ad un Leader xenofobo e violento?.. semplice il leader xenofobo e violento ha convinto i 60milioni di inglesi che la loro pacifica esistenza è in pericolo, che il Terrorismo deve essere sconfitto e ripristinata la sicurezza nazionale. Se questo meccanismo psicologico vi ricorda qualcosa, sappiate che probabilmente avete ragione. Quando il ceto medio ha paura si affida all’ uomo forte. Vedi l’ Italia del ’21. (Se poi state pensando anche all’ Italia degli anni ’70 quando le bombe tipo Pzza Fontana venivano imputate ad anarchici innocenti per far lievitare i voti dei partiti della sicurezza, cioè DC e MSI, sappiate che lo state pensando voi. Se credete che Cia e Dipatimento di Stato siano stati artefici occulti della ‘Strategia della Tensione’ fate pure. Io non centro).
Cupa dittatura post-moderna resa inquietante da richiami pescati nella cronaca del nostro presente: mass-media omologanti, chicken flu, vescovi pedofili, prigioni degli orrori, satira bandita, democrazia svuotata della semantica e sminuita ad icona vuota e ripetuta.
Ed è allora che arriva V. la maschera anarchica che combatte la dittatura. V non raccoglie firme, non appende bandiere colorate al balcone, non canta per concerti di beneficenza, non organizza sit-in di protesta e girotondi sotto il Parlamento. Il Parlamento semplicemente lo fa saltare per aria. Acciaio e tritolo. Metodo opinabile quanto efficace.
Ora vi elenco qualche dotta citazione che un buon critico cinematografico avrebbe inserito via via durante la recensione della trama, ma essendo io un semi-analfabeta ve le butto giù così, senza stile:
Genere: Azione-Fantapolitico(?) Regia: James McTeigue Sceneggiatura: fratelli Wachowski Con: Natalie Portman (la tipa della fellatio a Darth Vader), Hugo Weaving (l’ agente Smith in Matrix).
Le suggestioni vengono da 1984 di Orwell (in celluloide con la regia di Radford del ‘84) e da Fahrenheit 451 di Bradburry (in celluloide con la regia di Truffaut del ‘66).
Il film è tratto da un fumetto di Alan Moore della Dc Comics anni ’80. Moore si è dissociato dal film considerandolo incoerente con le sue intenzioni.
Tyler Durden
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| BAND IN CANTIERE III°+RAY DAYTONA |
Domenica 26 Marzo 2006 alle 21.30 al Transilvania di Cremona terza serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco Morkobot, Sydrojè e per finire Ray Daytona & Googoobambos.....
Morkobot
Sin dagli albori delle prime galassie la voce di MORKOBOT riecheggiava solenne oltre le atmosfere sature di...
Domenica 26 Marzo 2006 alle 21.30 al Transilvania di Cremona terza serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco Morkobot, Sydrojè e per finire Ray Daytona & Googoobambos.....
Morkobot
Sin dagli albori delle prime galassie la voce di MORKOBOT riecheggiava solenne oltre le atmosfere sature di gas dei pianeti in evoluzione.
Dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza, Morkobot è tornato a farsi sentire anche sulla terra attraverso i suoi tre messaggeri LIN,LAN,LEN brutalmente sottomessi al suo volere.
Sul nostro pianeta MORKOBOT si manifesta in musica, mediante deliri strumentali e sperimentazioni di onde sonore tra ciò che qui sulla terra viene chiamato noise, psichedelia, o forse più semplicemente r'n'r, pervadendo le menti ottenebrate di LIN, LAN e LEN e conducendo le di costoro note in sadici deliri consequenziali.
Vieni a nutrirti del verbo supremo, al più presto nella tua città.
Sydrojè
Ste, Muke e Andrea sono di Cremona e suonano insieme dal 2003, inizialmente in un gruppo con una formazione a quattro che comprende due chitarre, e dal giugno del 2005 nei Sydrojé, band che prevede una sola chitarra e formazione a tre. Stefano Scrima: voce e chitarra, Andrea Carasi: basso, Stefano Muchetti: batteria.
I Sydrojé suonano musica influenzata dalle sonorità aggressive del rock anni '90, sia italiano che straniero, e dalla riflessione e dolcezza del cantautorato italiano degli anni '60 e '70.
Sono aperti a partecipazioni di altri musicisti e strumenti nella loro musica mantenendo però sempre il nucleo a tre.
La loro concezione della musica è basata essenzialmente sull'avere qualcosa da dire sia con le parole che con gli strumenti e non sullo sfoggio di qualche capacità tecnica imparata negli anni.
Cantano in italiano con qualche eccezione, nei testi sono presenti anche “termini” stranieri, però senza un significato.. sono dei simboli.
Con i Sydrojè i tre ragazzi hanno suonato dal vivo una decina di volte nell’ultimo anno con esiti decisamente positivi.
Ora stanno preparando il loro primo album.
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| JAZZ IN CANTIERE II° |
Sabato 25 Marzo 2006 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti seconda serata di Jazz in Cantiere 2006!. Ospiti della serata il Quartoditono Sax Sextet
Gianpiero Fronte (sax alto - soprano)
Claudio Ricci (sax alto)
Alberto Venturini (sax tenore)
Nicola Laterza (sax baritono)
Roberto Pascucci (contrabbasso)
Simone Gagliardi (drums)
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Tylerdurden |
| Old School. |
Tyler Durden @ More Fire 2
Rolling Stone. Milano.
22-03-06
I mostri sacri del rap italiano sul palco del Rolling. Bboy e fly con i cubotti verso il cielo a dargli il benvenuto. Potente risposta hardcore ad un rap impoverito da un successo malato che lo vincola a tette, ori e machines made...
Tyler Durden @ More Fire 2
Rolling Stone. Milano.
22-03-06
I mostri sacri del rap italiano sul palco del Rolling. Bboy e fly con i cubotti verso il cielo a dargli il benvenuto. Potente risposta hardcore ad un rap impoverito da un successo malato che lo vincola a tette, ori e machines made U.S.A.
Sul palco ieri niente negrate, solo True School. Colle der Fomento, Kaos One, Moddi Mc, Dj Trix, Dj Gruff, Dj Enzo e Next One. Nomi che hanno fatto la storia del rap in questo pezzo di mondo. Messi insieme dal Bounce! che tu dai nomi qui sopra pensi sia un organizzazione tipo Spectre e invece sono solo tre ragazzi con gusto ed energie.
Jam d’ altri tempi, la gente lo sapeva, sentiva il clima da evento, si vedeva anche sulle brutte facce di quei mostri sul palco, gioco virtuoso di specchi che crea l’ attimo, lo rende unico e irripetibile e lo consegna alla sfera dell’ inconscio emotivo. Nel Giappone antico per descrivere questo bizzarro e arcaico fenomeno si usava l’ espressione ‘mono no aware’. bellezza preziosa perché soggetta alla caducità delle cose. E ieri la magia stava anche in questo, nella tacita consapevolezza che l’ Old School appartiene ad un tempo che è stato, ad espressioni e vissuti che dal presente scivolano lentamente via. Commovente, ma bellissimo. E ieri lo sapevamo tutti. Lo sapevano quei ragazzi che sono venuti apposta da Ancona, lo sapeva Kaos quando si è scaraventato sulla folla, lo sapeva Gruff che non voleva togliere le mani da quel piatto e lo sapevamo noi che non volevamo andare più via.
More Fire 2. Old School. Rime che entrano dentro, una dietro l’ altra, e poi schizzano via come i rami di un fuoco d’ artificio. Suoni antichi che ancora una volta si fanno sentire prima che gli idoli prendano il posto delle idee. Ancora una volta braccia verso il cielo davanti a queste parole incisive ed essenziali come un haiku. Ancora una volta grazie a chi ha dimostrato che l’ hip-hop è resistenza armata all’ apatia.
Tyler Durden
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Allo |
| Max Maffia - Anywhere, in the World! |
Demo anomalo per Max Maffia. Cinque brani di supporto sonoro al video 'Picasso, sulle impronte del mito' edito da Cactus Film.
Un lavoro prettamente strumentale svolto con la produzione artistica di Sergio di Nicola (Synth, Voice, Drum Programming).
Atmosfere forestiere ed etniche si miscelano all'arpeggio più locale per un lavoro interessante...
Demo anomalo per Max Maffia. Cinque brani di supporto sonoro al video 'Picasso, sulle impronte del mito' edito da Cactus Film.
Un lavoro prettamente strumentale svolto con la produzione artistica di Sergio di Nicola (Synth, Voice, Drum Programming).
Atmosfere forestiere ed etniche si miscelano all'arpeggio più locale per un lavoro interessante ma forse non al livello dell'obiettivo perseguito.
Troppe sono le lacune a livello sonoro per poter permettere al demo di raggiungere interessi più elevati.
Le idee sono interessanti ed efficaci, è la resa purtroppo a penalizzare il lavoro svolto in composizione.
Resta comunque la peculiarità di un progetto di per sè intrigante che però fatica ad esprimersi nella sua totalità.
Speriamo nel prossimo.
Tracklist:
1. Arabia
2. Arpeggio In
3. Corrida
4. Onda
5. On the road (to africa)
Allo
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Allo |
| Gomo - Best of |
Arriva dal Portogallo questo splendido indie-cantautore.
Grazie alla lungimiranza di due delle migliori label indie italiane (Homesleep e Santeria) vede la luce un bellissimo disco, pubblicato in patria nel 2004.
Richiami alt-folk e indie-pop condiscono un disco di livello che apre uno spiraglio per una scena indipendente iberica prevalentemente sconosciuta.
Lui è...
Arriva dal Portogallo questo splendido indie-cantautore.
Grazie alla lungimiranza di due delle migliori label indie italiane (Homesleep e Santeria) vede la luce un bellissimo disco, pubblicato in patria nel 2004.
Richiami alt-folk e indie-pop condiscono un disco di livello che apre uno spiraglio per una scena indipendente iberica prevalentemente sconosciuta.
Lui è Paulo Gouveia, un eclettico, vivace e romantico che con la chitarra riesce a comporre strofe di rara intensità ed ironia.
Un piccolo Beck acerbo che da sfogo ad un talento irreversibilmente destinato alla qualità.
Unica pecca è forse l'eccessiva attenzione produttiva che penalizza talvolta la spontaineità trasudante di un cantante anomalo e quantomai fascinoso.
Da scoprire.
Tracklist:
01. Feeling alive
02. I Wonder
03. Santa's depression
04. Army Slave
05. Proud to be bald
06. November 6th
07. Can't find you
08. You never came
09. Be careful with the train
10. It's all worth it
11. Caught
12. You might ask
Allo
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GLove |
| BAND IV° + Super Elastic Bubble Plastic |
Sabato 01 Aprile 2006 alle 21.30 allo Zang Tumb Tumb di Crema quarta e ultima serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco i Minimal Tuesday, Vinyl e per finire Super Elastic Bubble Plastic.....
Minimal Tuesday
Trio fondato nell’agosto 2004 da Roberto Calvi, Fabio Guarneri e...
Sabato 01 Aprile 2006 alle 21.30 allo Zang Tumb Tumb di Crema quarta e ultima serata di Band In Cantiere 2006!
Nel corso della serata si alterneranno sul palco i Minimal Tuesday, Vinyl e per finire Super Elastic Bubble Plastic.....
Minimal Tuesday
Trio fondato nell’agosto 2004 da Roberto Calvi, Fabio Guarneri e Simone Siano.
Genere: pop acustico con contaminazioni folk, grunge, bossanova e new wave. Il cantato è in inglese e i testi, dall’introspettivo all’emozionale, spaziano dalla descrizione di sensazioni personali alla riflessione su temi sociali. Sono più di venti i pezzi originali arrangiati e pronti.
Discografia: “Volume One”, luglio 2005, demo a 6 pezzi.
Vinyl
I Vinyl nascono a Prato nell'aprile del 2005 col chiaro intento di enfatizzare la loro attitudine rock e dare una scossa alla noiosa scena alternativa locale. Dopo solo 20 giorni dalla loro nascita registrano (con la collaborazione di Andrea Franchi) alcune session in presa diretta al DDR Studio (Prato), da queste nasce una demo "Clap/Nostrils". Si impongono così all'attenzione del pubblico con live diretti decisamente rock 'n' roll e il 4 Giugno vincono il Blackout Festival 2005 Sezione Emergenti. Preferendo le All Star ai mocassini e spinti dalla carica semisintetica di OSCar Vedmer i Vinyl propongono musica guastafeste di forte impatto visivo ed emotivo mischiando Lou Reed, i Television, Ringo Starr e Margaret Thatcher.
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GLove |
| JAZZ IN CANTIERE III° |
Domenica 02 Aprile 2006 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti terza serata di Jazz in Cantiere 2006!. Ospiti della serata: Lary Jay Quartet e Federico Squassabia “Un_Certain” 4tet
Lary Jay Quartet :
Lara Iacovini, voce
Mauro Sereno, contrabbasso
Antonio Principe, pianoforte
Sergio Mazzei, batteria
Ciascuno dei suoi componenti svolge...
Domenica 02 Aprile 2006 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti terza serata di Jazz in Cantiere 2006!. Ospiti della serata: Lary Jay Quartet e Federico Squassabia “Un_Certain” 4tet
Lary Jay Quartet :
Lara Iacovini, voce
Mauro Sereno, contrabbasso
Antonio Principe, pianoforte
Sergio Mazzei, batteria
Ciascuno dei suoi componenti svolge attività concertistica muovendosi in diversi contesti di musica afroamericana .
Insieme, anche in questa occasione, alla ricerca di nuove avventure.......jazzistiche s'intende!!!
Federico Squassabia “Un_Certain” 4tet
Federico Squassabia, piano
Nicola Bardini, tenor&soprano sax
Massimiliano Sorrentini, drums
Paolo Biasi, electic bass
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Componiamo cosa? Cieli celesti? Canzoni cattive?
Cerchiamo cieli cattivi, catturiamo cattiverie celestiali, costringiamo costoro carpire cosa capita cuori.
Capire? Capire cosa?
Che conviene cantare. Crogiolarsi con canzoncine convinti che compiangeremo chi crede che contino certezze.
Coprimi cara, carezzami con cura, condividi con codesti canzonieri ciò che conta.
Con curiosità cerca capire componimenti che chiacchierano cripticamente cosicché condivideremo cuore, cervello, certezze, caffè.
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Cugio |
| Esterni 06' - M'AM Museo d'arte momentanea |
Ieri sera, ai magazzini di P.ta Genova, ha preso forma ed è stato innaugurato il Museo D’Arte Momentanea, M’AM.
All’entrata (con tessera interni 5 Euro) si poteva reperire il materiale di cui si aveva bisogno per creare l’opera: da bottiglie di plastica a chiodi, da coni di cartone a pezzi di...
Ieri sera, ai magazzini di P.ta Genova, ha preso forma ed è stato innaugurato il Museo D’Arte Momentanea, M’AM.
All’entrata (con tessera interni 5 Euro) si poteva reperire il materiale di cui si aveva bisogno per creare l’opera: da bottiglie di plastica a chiodi, da coni di cartone a pezzi di legno, da tavole in cartone alla tempera.
Una volta terminata l’opera questa fungeva da biglietto di entrata nel “prive” dove si esibivano i musicisti.
Inizialmente si è assistito ad un progetto di creazione musicale con ogni sorta di fonte sonora (jak scoperti, videogiochi, pedali deelay, microfoni, cracklebox…) staccandosi però dagli strumenti tradizionali.
Autori del progetto sono stati Tony Light, Xabier Iriondo, Gak Sato e Steve Piccolo che durante la performance hanno anche coinvolto il pubblico facendogli suonare qualche strano oggetto.
Dopodichè è stata la volta di Paolo Ciarchi definitomi come “Musicista, compositore, o meglio inventore di suoni”che ha creato armonie con percussioni ricavate da vecchi barili e suonando tubi di pastica come fossero trombe. Ovviamente il pubblico è stato coinvolto anche in questa occasione.
L’ultimo evento è stato un live set di “Alterazioni Video” (che non ho potuto vedere perché non avevo la mia opera d’arte) il quale mi hanno detto essere molto bello. Eseguita da: Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erembourg, Andrea Masu, Giacomo Morfiri.
La struttura era composta da varie lampadine ad incandescenza e luci caleidoscopiche accompagnate da suoni low-fi.
In finale musica vintage electro-rock gestita da Tommaso Toma, dj di radio popolare.
Dunque un prototipo di festa ben riuscita che potrebbe anche, in un futuro, avviare una sorta di moda.
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Unanota |
| EGONAUTA - live in Tisaneria |
mercoledì 16.03.06 [Tisaneria, piazza della Pace -Cremona]
È con grande piacere che scrivo qualche riga sull’atteso ritorno dal vivo di EGONAUTA: il silenzio della band cremonese si prolungava ormai da agosto, ma dopo mesi di discussione e sviluppo creativo, difficoltà a trovare spazi, persino il progetto di un disco autoprodotto, attualmente...
mercoledì 16.03.06 [Tisaneria, piazza della Pace -Cremona]
È con grande piacere che scrivo qualche riga sull’atteso ritorno dal vivo di EGONAUTA: il silenzio della band cremonese si prolungava ormai da agosto, ma dopo mesi di discussione e sviluppo creativo, difficoltà a trovare spazi, persino il progetto di un disco autoprodotto, attualmente in lavorazione (ma che si prospetta già un piccolo capolavoro cittadino!), è la Tisaneria di piazza della Pace a proporli in cartellone.
Egonauta è un’idea artistica che ben poco ha da spartire con quanto si sente in giro oggi e dalle nostre parti; sicuramente un progetto complesso, poco accessibile e catalogabile: c’è chi lo addita come post-rock, ovvero destrutturazione in chiave prevalentemente strumentale della “forma canzone” e del rock stesso, a favore di una ricerca sonora senza limitazioni… E cioè asfissianti dilatazioni temporali e composizioni oniriche e psichedeliche, che si servono del linguaggio tipicamente “rock” per andare repentinamente al di là di esso: “post” si realizza dunque nel navigare istintivamente l’ego fino alla sorgente stessa del suono e delle vibrazioni elettriche.
È per questo quasi un torto, oltre ad una mia difficoltà, voler spezzare il live set di mercoledì sera e raccoglierne tardivamente le emozioni.
Egonauta si presentano sul parquet della Tisaneria circondati dalla propria strumentazione, tra effettistica, sintetizzatori e curiose manipolazioni elettroniche, oltre alle “solite” chitarre, basso, batteria.
I quattro paiono subito chiari nel delineare al pubblico la deviazione artistica intrapresa nell’ultimo periodo di inattività live: scompaiono le spigolosità distorte e l’impasto ondoso si ammorbidisce complessivamente, forte della conduzione di una batteria capace di unire la semplicità ritmica e l’etereità dei metalli e delle pelli ad un senso interpretativo unico ed efficace.
I maturi e lunghi brani strumentali si allontanano decisamente da quelle prevedibilità di cui forse potevano peccare le prime strutture compositive della band: appare sviluppato ora un armonico susseguirsi di atmosfere e cellule melodiche, dove non si distinguono -e non ha più nemmeno senso farlo- il basso da una chitarra o dal synth. Il flusso sonoro è arioso quanto le splendide vibrazioni dei piatti, convogliato dalla morbidità del basso, sempre armonicamente ambiguo e intrecciato alle chitarre, tappezzate di modulazioni elettriche e dilatazioni. Ogni suono, comunque, non è mai fine a sé stesso o voglioso di stupire l’ascoltatore, ma è sfruttato sapientemente dalla band per contribuire a delineare la musicalità dei brani, e senza mai eccessive confusioni e sovrapposizioni.
Se proprio vogliamo il gioco delle influenze, purtroppo tremendamente riduttivo in questi contesti, dobbiamo cercare il percorso dei solchi di nicchia di band come Tortoise e Godspeed you! Black emperor; ma si va oltre, indubbiamente. Applausi quando i quattro attaccano con i pezzi più datati, sfuggevole silenzio tra il pubblico, invece, quando si rimane catturati dalle atmosfere dei nuovi brani; tra questi, nel finale compare pure un pezzo cantato, dove la voce, pacata e melanconica, prende il posto di altre sonorità nel fluire musicale.
Non esiste più struttura. Non esiste più strumento. Il viaggiatore dell’io assorbe oscillazioni e battiti per insinuarsi pacificamente nelle sensazioni altrui.
Un caloroso applauso, sperando che maggiori spazi in futuro vengano concessi a band di tale intraprendenza e capacità.
…unanota
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| N/A -
GLove |
| JAZZ IN CANTIERE IV° |
Ultimo appuntamento per i percorsi di Cantiere Sonoro 2006......Domenica 09 Aprile 2006 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti quarta ed ultima serata di Jazz in Cantiere 2006!. Ospiti della serata: ELECTRIC TRANE e MARCO MATURO&FLORINDO GRILLO 4TET
ELECTRIC TRANE
Marco Torriani – chitarra, elettronica
Mattia Manzoni – piano...
Ultimo appuntamento per i percorsi di Cantiere Sonoro 2006......Domenica 09 Aprile 2006 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti quarta ed ultima serata di Jazz in Cantiere 2006!. Ospiti della serata: ELECTRIC TRANE e MARCO MATURO&FLORINDO GRILLO 4TET
ELECTRIC TRANE
Marco Torriani – chitarra, elettronica
Mattia Manzoni – piano elettrico, sintetizzatore
Fabio Crespiatico – basso
Michele Corradini – percussioni
Denis Guerini – batteria
MARCO MATURO&FLORINDO GRILLO 4TET
Marco Maturo – chitarra
Florindo Grillo – sax
Fabio Crespiatico – basso
Simone Gagliardi – batteria
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| N/A -
Allo |
| Living Things - Ahead of the Lions |
Retroattivi ma efficaci questi Living Things, al secondo disco ufficiale, giunti all'agognata fama con il boom-single 'Bom Bom Bom'.
Loro, sono tre fratelli e fanno rock, hard-rock, un pò settanta e un pò ottanta; ma anche novanta.
Certo non dicono nulla di nuovo e la scelta esteticamente aggressiva non fa che...
Retroattivi ma efficaci questi Living Things, al secondo disco ufficiale, giunti all'agognata fama con il boom-single 'Bom Bom Bom'.
Loro, sono tre fratelli e fanno rock, hard-rock, un pò settanta e un pò ottanta; ma anche novanta.
Certo non dicono nulla di nuovo e la scelta esteticamente aggressiva non fa che avvalorarne la derivazione stilistica.
Il disco è ruffianamente ben fatto e le canzoni non faticano a guadagnarsi un 'repeat' bello tamarro per mettersi a schitarrare l'aria davanti allo specchio.
Il problema sta nella percettibile scarsa caratterizzazione del progetto.
Molti sono i rimandi, le idee, i tentativi ma siamo ancora ben lontani dalla creazione di un proprio suono, ben definito e personale.
E' per questo che il disco passa, ma con gli esami rimandati a settembre!
Allo
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| N/A -
Zitanza |
| Rock'n'Roll High Scool quinta serata |
Sabato 15 aprile presso il Centro Socio Culturale "Luogo Comune" Arci, in via Speciano n.4 Cremona.
Sul palco:
The Deadwalk
punk-rock da Calvatone
Human Line
rock dalla bassa bresciana
Se durante la settimana vi siete annoiati tra i banchi di scuola una buona dose di rock'n'roll vi rimetterà in sesto.
Una collaborazione Ufficio Politiche Giovanili del Comune...
Sabato 15 aprile presso il Centro Socio Culturale "Luogo Comune" Arci, in via Speciano n.4 Cremona.
Sul palco:
The Deadwalk
punk-rock da Calvatone
Human Line
rock dalla bassa bresciana
Se durante la settimana vi siete annoiati tra i banchi di scuola una buona dose di rock'n'roll vi rimetterà in sesto.
Una collaborazione Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, Centro Musica "Il Cascinetto", Arci Nuova Associazione.
INGRESSO GRATUITO!
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McA |
| Jazz In Cantiere 2006 - Prima serata |
Domenica 19 marzo si è tenuto il primo appuntamento della rassegna Jazz In Cantiere.
La serata, al Teatro Monteverdi, ha visto sul palco il Trio Chemistry e gli
Enfant Prodige.
Il Trio Chemistry, primo ensemble ad esibirsi, è formato da tre chitarristi,
Marco Torriani, Marco Zanardi e Stefano
Mantegazza. Le tre chitarre acustiche ci regalano...
Domenica 19 marzo si è tenuto il primo appuntamento della rassegna Jazz In Cantiere.
La serata, al Teatro Monteverdi, ha visto sul palco il Trio Chemistry e gli
Enfant Prodige.
Il Trio Chemistry, primo ensemble ad esibirsi, è formato da tre chitarristi,
Marco Torriani, Marco Zanardi e Stefano
Mantegazza. Le tre chitarre acustiche ci regalano quasi un'ora di concerto,
spaziando tra i territori musicali più disparati. Oltre all'ottima ed appassionata
esecuzione, i tre si fanno apprezzare in primo luogo per la scelta delle cover jazz: lungi da
qualsiasi compiacimento snobistico, la setlist è costruita su brani classici e
famosi, tanto che anche i più o meno "profani" dimostrano di conoscere parecchi dei pezzi
eseguiti. Il discorso vale a maggior ragione per le rivisitazioni più disparate di brani
cantautorali (uno splendido inserto di Enzo Jannacci, la celebre Vengo Anch'Io. No, Tu
No)) e rock (il surf di Misirlou di Dick Dale, brano degli anni '60 che ha
trovato enorme fortuna come pezzo d'apertura di Pulp Fiction, ed il progressive di
Red dei King Crimson). I tre conquistano anche la simpatia del pubblico presente in
sala, soprattutto durante i siparietti che coprono il tempo necessario a cambiare una corda
della chitarra, saltata durante un assolo particolarmente infuocato. Nel finale eseguono
anche un brano di loro composizione. Molto bravi.
A seguire gli Enfant Prodige, che suonano invece elettrici. La formazione è composta da
Giovanni Colombo alla tastiera, Jacopo Delfini alla
chitarra e voce, Matteo Lorito al contrabbasso e Nicola
Frosi alla batteria. Il quartetto propone classici jazz e altri brani, rivisitati in
chiave swing. I brani strumentali si alternano a quelli cantati. In particolare, cito con
piacere le riletture di brani dei Beatles (Eleanor Rigby e Here Comes The
Sun), a cui viene donato un sapore quasi latineggiante. L'impostazione jazzistica più
"tradizionale" emerge durante il consueto spazio dedicato agli assoli, nel quale anche
contrabbassista e batterista hanno modo di dare sfoggio della loro abilità di virtuosi, già
ampiamente dimostrata da chitarrista e tastierista. Un clima del tutto differente da quello
del gruppo precedente, ed ugualmente valido.
Ottima serata, dunque, con musica di altissima qualità. La risposta di pubblico è stata
discreta: si spera che le presenze facciano registrare un ulteriore incremento nel corso dei
prossimi appuntamenti.
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| N/A -
Unanota |
| Overdrive - Overdrive |
Per suonare (bene) metallo pesante è decisamente necessario sudare (tanto) e miscelare in giuste proporzioni una buona dose di cattiveria spontanea e capacità tecnica sugli strumenti.
Farsi il culo, insomma. Come in ogni cosa del resto, ma il metallo pesante è una brutta bestia, e va trattato come tale, quindi… casino...
Per suonare (bene) metallo pesante è decisamente necessario sudare (tanto) e miscelare in giuste proporzioni una buona dose di cattiveria spontanea e capacità tecnica sugli strumenti.
Farsi il culo, insomma. Come in ogni cosa del resto, ma il metallo pesante è una brutta bestia, e va trattato come tale, quindi… casino gratuito vs musica corrosiva, incazzata e ben suonata.
Il giovane collettivo di Casalmaggiore propone un discreto demo d’esordio ripercorrendo quella corrente musicale in bilico tra il death metal floridiano dei primi ’90 e sorpassate reminiscenze trash dell’epoca precedente, senza dimenticare influenze più hardcore e punkeggianti.
Alcuni brani mi riportano indietro a quel disco seminale per il panorama metallico pesante che fu “Spiritual Healing” dei Death: gli Overdrive non aggiungono nulla di nuovo, né d’altronde si può pretenderlo…
I quattro ripercorrono gli stilemi classici del genere, componendo brani strutturati da susseguirsi di riff aspri e strappati, con ossessivi e potenti cambi di tempo, voce sofferta e variante dallo screaming al growling (“grugnito”), solismo chitarristico in evidenza.
In ben pochi tratti però gli Overdrive raggiungono la sufficienza, ma d’altronde si tratta solo del primo lavoro in studio di una giovanissima band, e ciò deve essere considerato come spunto e incoraggiamento... La maggiore potenzialità del gruppo è rappresentata sicuramente dal preciso, potente ed efficace lavoro di batteria, che offre una buona prova prendendosi la briga di condurre i pezzi e dargli un minimo di tono e timing. Le chitarre paiono invece più confuse e disperse in quel marasma di distorsioni-centrifuga che tanto si autopuniscono; la parte solistica evidenzia poi tutte le comprensibili ingenuità della band: c’è velocità, come impone la tradizione, ma è ottenuta grazie ai soliti pattern ripetuti in continuazione con scarso senso armonico e dinamico… quando le note sono sospese o tirate, spesso mancano infatti di sostegno e intonazione.
La voce offre gli episodi migliori quando insiste su growling o screaming, altrimenti è inconcludente e inefficace, disturbando la tensione raggiunta nel brano; eccezione è la buona prova di “Go Away”, forse il brano più riuscito del demo, con la buona melodia e i riff in mid-tempo. Buoni anche la cattiveria degli stacchi della veloce “N.W.” e dei riff graffianti di “Fuck you all”, ma per il resto, testi compresi, è necessario al gruppo trovare ancora una propria direzione compositiva attraverso un panorama musicale, l’heavy metal, che tanto si è già espresso e dalla cui tradizione è purtroppo difficile schiodarsi.
A risentirci!
[Tracklist: 1- N.W. / 2- Go away / 3- Fuck you all / 4- Jump here / 5- Understand]
…unanota
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McA |
| Dialoghi Sonori 2007 - Sodastream |
Teatro Monteverdi (Cremona) - Lunedì 18 dicembre 2006
Per il secondo appuntamento "anticipato" dell'edizione 2007 della rassegna Dialoghi Sonori, la scelta dei ragazzi del Centro Musica è caduta su un duo noto a livello internazionale: gli australiani Sodastream. Da relativo profano del genere musicale in questione, mi sentirei comunque di includerli...
Teatro Monteverdi (Cremona) - Lunedì 18 dicembre 2006
Per il secondo appuntamento "anticipato" dell'edizione 2007 della rassegna Dialoghi Sonori, la scelta dei ragazzi del Centro Musica è caduta su un duo noto a livello internazionale: gli australiani Sodastream. Da relativo profano del genere musicale in questione, mi sentirei comunque di includerli in quello che viene definito New Acoustic Movement. La coppia, composta da Karl Smith (voce, chitarra acustica, armonica, tastiera) e Pete Cohen (contrabbasso, seconda voce e...), ha regalato al pubblico del Teatro Monteverdi (che vedeva anche una nutrita rappresentativa milanese) una serata piacevolissima, emozionante e divertente, dai toni rarefatti e suggestivi.
Attualmente, i Sodastream sono impegnati con il tour dell'ultimo album, Reservations, che aveva già toccato l'Italia, poche settimane prima. Pete, al contrabbasso, un ragazzo grande e grosso con la camicia a quadri e i capelli lunghi e incasinati, introduce (in italiano!) quasi ogni brano. Gentilissimi e sempre sorridenti, i due ci presentano le canzoni del nuovo disco (tra cui la title track), e Pete condisce il tutto con gustosi aneddoti. Rimane in mente il retroscena di Keith And Tina, brano nato in America, durante il tour di alcuni anni prima. I due del titolo sono un lui e una lei che, a detta di Pete, «Amavano le droghe un po' troppo pesanti» (risate in platea). Da lì, l'ispirazione per la canzone.
Sin dall'inizio del concerto (Tickets To The Fight, Horses, Charity Board...), emerge chiaramente la struttura dei brani dei Sodastream: su una base di due o tre semplici accordi, si innestano armonicamente dei piccoli ricami di chitarra, il flusso continuo del contrabbasso (spesso suonato con l'archetto) e, talvolta, la seconda voce, che diventa in sostanza un secondo basso, a bilanciare e sostenere la linea vocale di Karl (dal timbro molto delicato).
Poco prima di Warm July, il pezzo che mi è rimasto maggiormente impresso, Pete racconta di alcune sfortune incontrate durante il recente tour: la chitarra con cui Karl sta suonando gli è stata gentilmente prestata, visto che la sua si è rotta nel viaggio; tempo prima, qualche «disgraziato» (così lo definisce Pete) aveva rubato al gruppo parte della strumentazione. Insomma, alla fine del racconto vien voglia di salire sul palco per abbracciarli!
In chiusura di concerto, dopo aver apprezzato Karl alla tastiera (usata senza effetti, ma semplicemente come un pianoforte), Pete ci stupisce estraendo dal cilindro... Una sega da taglialegna! Il suono che nasce dallo sfregamento della lama contro l'archetto e dalla curvatura della lama stessa è magico: simile a quello di un theremin, ma più caldo ed avvolgente.
Dopo i ringraziamenti allo staff del Centro Musica e al ragazzo che li ha scarrozzati in furgone durante le date italiane («Quando si è in giro sul furgone, si diventa come una famiglia», dice Pete), i due escono tra gli applausi dopo la prevista setlist, ma è palese che il pubblico li vuole ancora sul palco. Subito disponibili, Karl Smith e Pete Cohen ci regalano due gemme finali come bis. Prima dell'ultimissimo brano, Pete tocca inavvertitamente con l'archetto la paletta della chitarra di Karl, e gli chiede scusa, per giunta in italiano! C'è davvero la sensazione di avere davanti due persone squisite, cristalline.
Dopo il concerto, li ritroviamo al banchetto, tra cd e magliette, a firmare qualche autografo e a chiacchierare con tutti, sempre cordiali e spontanei al massimo.
Grandi Sodastream!
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Allo |
| Mtv Brand:New Night |
Sul palco del Rolling Stone di Milano per questa prima notte dedicata all'alternativa satellitare Brand:New Graham Coxon (ex Blur), Dirty Pretty Thngs (nuovo progetto di Carl Barat - Libertines) e gli italiani The Stylers.
Si prospetta una seratona proprio nella notte di palpitazione elettorale.
Sarà un pò la chiususra delle urne,...
Sul palco del Rolling Stone di Milano per questa prima notte dedicata all'alternativa satellitare Brand:New Graham Coxon (ex Blur), Dirty Pretty Thngs (nuovo progetto di Carl Barat - Libertines) e gli italiani The Stylers.
Si prospetta una seratona proprio nella notte di palpitazione elettorale.
Sarà un pò la chiususra delle urne, il ritardo nella promozione dell'evento, fatto sta che il Rolling è davvero semi-vuoto, persino con un invitante ingresso free.
Perdiamo gli Stylers entrando solo all'inzio del gradevole set dei Dirty Pretty Things.
Garage Alternative sulla scia della precedente formazione Libertina che non per niente conferma la buona vena compositiva del fratello buono Barat.
Il progetto è appena sbocciato e non ha ancora visto pubblicazioni ufficiali, infatti non è un caso che i Nostri preferiscano affidarsi al qualche glorioso pezzo dei defunti tempi Barat-Doherty.
Esibizione energica e ben assestata che lascia ampia attesa per la pubblicazione dei primi lavori (previsto il singolo il 24 Aprile).
E' il turno dell'Indie-Nerd per eccellenza Coxon che, archiviata la pratica Blur, si getta a capofitto nel Punk-Garage più tirato.
Sarà un'esigenza, non ne dubitiamo, ma gli unici picchi dell'esibizione paiono essere esclusivamente i brani che più rconducono al suono Blur, mentre il resto pare passare inosservato sotto una carica forse esageratamente concessa.
Un live deludente che non lascia altro che nostalgie per i bei tempi che furono, con qualche perlina qua e là non sufficenti a sollevare le sorti di un percorso solista forse al di sotto delle aspettative.
Ma non c'è più tempo...
...Tutti in macchina a sentire che ne sarà del nostro povero bel-paese.
Marco Allegri
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| JAZZ IN CANTIERE LAB!!! |
Parte mercoledi 26 aprile 2006 presso il teatro Monteverdi Fabbrica delle Arti il primo appuntamento dei Jazz in Cantiere Lab.....i 12 selezionati accompagnati dal maestro Igor Sciavolino intraprenderanno questo nuovissima esperienza laboratoriale in vista di una primissima esibizione...(tra pochissimo ulteriori informazioni) ecco i magnifici 12:
Gianpiero Fronte - ...
Parte mercoledi 26 aprile 2006 presso il teatro Monteverdi Fabbrica delle Arti il primo appuntamento dei Jazz in Cantiere Lab.....i 12 selezionati accompagnati dal maestro Igor Sciavolino intraprenderanno questo nuovissima esperienza laboratoriale in vista di una primissima esibizione...(tra pochissimo ulteriori informazioni) ecco i magnifici 12:
Gianpiero Fronte - Sax
Florindo Grillo - Sax
Nicola Bardini - Sax
Alberto Venturini - Sax
Marco Torriani - Guitar
Marco Maturo - Guitar
Stefano Mantegazza - Guitar
Federico Squassabia - Piano & Keyboards
Fabio Crespiatico - Bass
Paolo Biasi - Bass
Simone Gagliardi - Drum
Massimigliano Sorrentini - Drum
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| FRUIT OF THE DOOM LIVE! |
La reunion, dopo quasi sei anni.
Janfree (voce), Ben (chitarra), Spino (chitarra) e Nicola Nicola (batteria) di nuovo insieme (con Rob al basso) in occasione dei festeggiamenti di laurea di Janfree. I Fruit Of The Doom, il più grande gruppo punk rock cremonese, riuniti per una sola sera. Al C.S.A. Kavarna...
La reunion, dopo quasi sei anni.
Janfree (voce), Ben (chitarra), Spino (chitarra) e Nicola Nicola (batteria) di nuovo insieme (con Rob al basso) in occasione dei festeggiamenti di laurea di Janfree. I Fruit Of The Doom, il più grande gruppo punk rock cremonese, riuniti per una sola sera. Al C.S.A. Kavarna (Via Maffi, 2), sabato 29 aprile 2006, dalle 22:30 in poi.
Chi dovesse mancare, può pure cambiare città.
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Allo |
| AA.VV. - Songs For Another Place |
Compila di lusso per la sempre attiva ed intrigante Urtovox, nota indie-label italiana, per l'evento eccezionalmente abbracciata alla awful bliss.
Doppia compilation di brani inediti delle più suggestive ed avvincenti bands indipendenti americane ed italiane (divise tra i 2 dischi) la cui uscita sul mercato italiano ed estero è lanciata...
Compila di lusso per la sempre attiva ed intrigante Urtovox, nota indie-label italiana, per l'evento eccezionalmente abbracciata alla awful bliss.
Doppia compilation di brani inediti delle più suggestive ed avvincenti bands indipendenti americane ed italiane (divise tra i 2 dischi) la cui uscita sul mercato italiano ed estero è lanciata da una limitatissima tiratura speciale.
La ricerca è essenzialemente la voglia estrema di 'good songs' da proporre per chissà quale posto 'diverso' ipotizzato dalle due label.
Come in tutte le compilation il ritmo e i livelli sono alternati ma confermano la buona idea-base del progetto mostrando una folta vetrina di promettentissime proposte talvota sottovalutate.
Ecco un' opportunità da non perdersi per chi, da sempre, ha fame di bellezza.
Il piatto è servito.
Cd americano
(band-list definitiva curata da awful bliss) :
Faris Nourallah
Great Lake Swimmers
Hirsches
Tobin Sprout (ex-Guided by Voices)
Phosphorescent
Jeffrey Luck Lucas
Hotel Alexis
Unbunny
Everything is Fine
Holy Sons
Tracker (with Adam Selzer of Norfolk & Western)
Elephant Micah
Swearing at Motorists
LUCA
Barzin
Dolorean
The Cannery ( Charles Sommer’s new band)
The Strugglers
Will Johnson
Lazarus
Cd italiano
(band-list definitiva curata da Urtovox) :
A Toys Orchestra
Blessed child opera
Cesare Basile
Edwood
Franklin Delano
Gea
Giardini di Mirò
Goodmorningboy
Hogwash
Midwest
Buzzino/Lorenzo Corti
Prague
Psycho Sun
Rosolina Mar
Satellit Inn
Song for Ulan
The Softone
Ultraviolet Makes Me Sick
Allo
(leggi tutto)
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Allo |
| Bob Corn - songs from the spiders house |
Riecco Tizio, in arte Bob Corn, con il suo songwriting sghembo e mai scontato.
E' il secondo capitolo, che segue il fortunato 'sad punk and pasta for breakfast'.
Un indie-cantautore nuovo e allo stesso tempo familiare (Iron & Wine sorride...) con una predisposizione alla melodia davvero fuori dal comune.
Le canzoni scivolano...
Riecco Tizio, in arte Bob Corn, con il suo songwriting sghembo e mai scontato.
E' il secondo capitolo, che segue il fortunato 'sad punk and pasta for breakfast'.
Un indie-cantautore nuovo e allo stesso tempo familiare (Iron & Wine sorride...) con una predisposizione alla melodia davvero fuori dal comune.
Le canzoni scivolano su trame mai scontate componendo un processo di crescita tra i due dischi notevolemente rilevabile.
La produzione migliora, come la consapevolezza di godere di un progetto davvero unico e meritevole.
Ci vuole genuinità rara per portare avanti progetti in stile Fooltribe, e quella di Bob Corn non può che venire da lì.
Tanto di cappello per uno dei produttori-cantautori più sinceri dello stivale.
Good Job, Bob.
Tracklist:
1. eyes without lies II
2. walking alone out of tune blues
3. black kiss
4. you are my island
5. i will return
6. i need love
7. first song ( comes at the end )
Allo
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Zitanza |
| Rock'n'Roll High Scool sesta serata |
Sabato 13 maggio dalle ore 22:00 presso il Centro Sociale Culturale "Luogocomune" Arci, in via Speciano n.4 a Cremona.
Live:
Blunitro
Il combo pop-punk presenterà il nuovo lavoro "Fuori dal suono".Impossibile non esserci.
Viscera
Grande ritorno a rock'n'roll high school della micidiale grindustriadelic band.
The Hoods
Sbarcano a Cremona i rockers ferraresi. Da non perdere.
Vi aspettiamo numerosi...
Sabato 13 maggio dalle ore 22:00 presso il Centro Sociale Culturale "Luogocomune" Arci, in via Speciano n.4 a Cremona.
Live:
Blunitro
Il combo pop-punk presenterà il nuovo lavoro "Fuori dal suono".Impossibile non esserci.
Viscera
Grande ritorno a rock'n'roll high school della micidiale grindustriadelic band.
The Hoods
Sbarcano a Cremona i rockers ferraresi. Da non perdere.
Vi aspettiamo numerosi all'ultima puntata di Rock'n'Roll High School per quest'anno.
Continua...
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Allo |
| Enrico Brizzi & Frida X - Nessuno lo saprà |
Dall'ultimo capitolo editoriale del bolognese Brizzi nasce il progetto di narrativa rock con i Frida X.
Il connubbio nasce già con la collaborazione per la colonna sonora della pellicola di Jack Frusciante per la quale la band aveva regalato piccole perle di adolescenziale splendore.
Per il reading però le atmosfere si...
Dall'ultimo capitolo editoriale del bolognese Brizzi nasce il progetto di narrativa rock con i Frida X.
Il connubbio nasce già con la collaborazione per la colonna sonora della pellicola di Jack Frusciante per la quale la band aveva regalato piccole perle di adolescenziale splendore.
Per il reading però le atmosfere si fanno soffuse in trame post di buona fattura che seguono a regola la narrazione dello stesso Brizzi.
Un buon lavoro di composizione che però non cela le eccessive derivazioni 'Clementiane' dei conterranei Massimo Volume.
Un lavoro che comunque sa regalare brividi e e scossoni senza difficoltà.
Del resto Brizzi lo conosciamo, non poteva che volare alto.
Tracklist:
1. Intro (Da Un Mare All'Altro)
2. Lo Zaino
3. Tuo Fratello
4. Animali
5. I Motociclisti Americani
6. Dimentica Il Tuo Nome
7. Andare D'Accordo
8. Il Lamento Del Viet
9. Dove Sono Le Nostre Amiche?
10. Il Silenzio E Le Sue Qualità
11. L'Arrivo + Road To Nowhere
Allo
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Allo |
| Super Elastic Bubble Plastic - Small Rooms |
Torna il trio mantovano artefice di uno dei più entusiasmanti esordi della scorsa stagione di discografia indie all' italiana.
Come succede in questi casi il lavoro riferito ad una seconda pubblicazione risente positivamente delle maggiori possibilità (sopratutto di produzione) concesse alla band.
Ecco quindi che il lavoro già dai primi ascolti trasuda...
Torna il trio mantovano artefice di uno dei più entusiasmanti esordi della scorsa stagione di discografia indie all' italiana.
Come succede in questi casi il lavoro riferito ad una seconda pubblicazione risente positivamente delle maggiori possibilità (sopratutto di produzione) concesse alla band.
Ecco quindi che il lavoro già dai primi ascolti trasuda un denominatore di maturità davvero significativo.
Gionata, Gianni e Alessio hanno capito per benino dove vogliono andare e non tergiversano molto nel farcelo capire.
Un rock potente, dannato e diretto, gonfio come una spugna di un sanguigno dolore esistenziale.
Ecco quindi la rabbia esplodere nella 'In John' Shoes' d'apertura, spianando tutto ciò che da lì dovrà seguire.
Un disco potente e ben suonato, che conferma lo stato di grazia di uno dei progetti alternative rock più intriganti dell'intera penisola.
Non fatevelo scappare (uscite dalle piccole stanze)
Track-List:
1) In John' Shoes
2) Rage Age
3) So Shy
4) Need A Gun
5) Feel Sleepy
6) Hold On
7) Guilty
8) Selfmade Popsong
9) 16 Bits Vs 16 Trks On 2"
10) Julie The Splinter
11) Grace Is LostDouble party
Allo
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Allo |
| Cm al Miami! |
Fedele come pochi anche lo staff del Centro Musica 'Il cascinetto' sarà ospite di Rockit per per la seconda edizione del miglior festival indie italiano: MIAMI 2006 all'idroscalo di Milano il 9 e 10 Giugno prossimi.
Per tutte le info:
http://rockit.it/miami/2006/home.php
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Allo |
| Egokid - The K Icon & Songs in the K of E |
Conclusa l'esperienza Snowdonia riecco gli Egokid.
Nuova etichetta, nuovo disco, nuove stravaganze.
Un lavoro composto nello stesso supporto da album ed ep assemblati a meraviglia in una devozione distaccata per le icone sparpagliate dei nostri tempi.
Una sorta di concept quasi completamente dedicato alla dissacrante visione di un mondo che non esiste...
Conclusa l'esperienza Snowdonia riecco gli Egokid.
Nuova etichetta, nuovo disco, nuove stravaganze.
Un lavoro composto nello stesso supporto da album ed ep assemblati a meraviglia in una devozione distaccata per le icone sparpagliate dei nostri tempi.
Una sorta di concept quasi completamente dedicato alla dissacrante visione di un mondo che non esiste (o forse si).
Musicalemtne il disco è ben confenzionato e non nega soddisfazioni di buon livello in comunque gradevole denominatore indie-pop.
La stranezza sonora e stilistica dei nostri aiuta non poco una caratterizzazione che già da tempo gli ha fatti emergere dal marasma Indie all'italiana.
Insomma,
...c'è dell'altro.
Allo
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Zitanza |
| Anti-Flag - For Blood And Empire |
Il nuovo disco degli Anti-Flag coinvolge subito l’ascoltatore trascinandolo ,attraverso i tredici pezzi che lo compongono, nell’america governata da Bush.
Non ci sono scappatoie, questo è un disco politico al 100%.
Così va bene, è così che si deve fare se non ti vuoi omologare alla miriade di gruppi e gruppettini punk,...
Il nuovo disco degli Anti-Flag coinvolge subito l’ascoltatore trascinandolo ,attraverso i tredici pezzi che lo compongono, nell’america governata da Bush.
Non ci sono scappatoie, questo è un disco politico al 100%.
Così va bene, è così che si deve fare se non ti vuoi omologare alla miriade di gruppi e gruppettini punk, che invadono la scena statunitense.
L’unico modo per emergere è cantare diverso dal coro, del “viviamo nel più bel mondo possibile e siamo tutti felici”.
Gli Anti-Flag ti ricordano invece che ci stanno ingannando, che ci stanno controllando, che ci dicono solo quello che vogliono e che tu puoi fare qualcosa.
Con le loro canzoni, dalle ritmiche potenti, voci urlate e arraggiamenti che a volte ricordano i Clash, gli Anti-Flag confezionano un disco che prova a svegliare le anime dei giovani americani che li ascoltano.
I pezzi migliori, che prendono di più, sono “Hymn For The Dead”, “This is the end (for you my friend)” e “Cities Burn”.
Grazie anche ad un bellissimo e curatissimo booklet, che oltre a stilare tutti i testi, indica da dove prendono ispirazione per la composizione.
Inoltre sono presenti una serie di siti internet che gli Anti-Flag supportano,come: forbloodandempire.com, militaryfreezone.org, undergroundactionalliance.org e fair.org.
Un ottimo lavoro in generale questo disco, che non pretende di essere un inno generazionale pacifista, ma cerca di smuovere le anime di chi lo ascolta.
Questa la track list:
#1 I’d Tell You But...
#2 The Press Corpse
#3 Emigre
#4 The Project For A New American Century
#5 Hymn For The Dead
#6 This is the end (for you my friend)
#7 1 trillion dollars
#8 State Funeral
#9 Confessions Of An Economic Hit Man
#10 War Suks, Lets Party!
#11 The W.T.O. Kills Farmers
#12 Cities Burn
#13 Depleted Uranium Is A War Crime
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Zitanza |
| POPSTERS live |
Domenica 11 giugno, La Locanda - Vigolo Marchese (PC)
Tra i colli piacentini, dalle parti della bellissima rocca di Castell'Arquato, si è svolta una delle migliori serate punk-rock della nostra zona.
I migliori complimenti vanno ai ragazzi del portale 29100.it che si sono sbattuti per la realizzazione.
Altrettanti complimenti vanno alle tre band...
Domenica 11 giugno, La Locanda - Vigolo Marchese (PC)
Tra i colli piacentini, dalle parti della bellissima rocca di Castell'Arquato, si è svolta una delle migliori serate punk-rock della nostra zona.
I migliori complimenti vanno ai ragazzi del portale 29100.it che si sono sbattuti per la realizzazione.
Altrettanti complimenti vanno alle tre band che si sono alternate sul palco.
Si comincia con i The Bites, al secolo conosciuti come Mercy Drama da Voghera.
La giovanissima band sforna una serie ti pezzi di un pregevole pop-punk, di quello che ti rende felice, ti mette voglia di cantare e muovere la testa su e giù.
Ottimi sia nella composizione dei pezzi che nella loro ralizzazione.
Ascoltare per credere: www.myspace.com/bitersrock.
Salgono poi sul palco gli energici From This Day On, che ci sbattono in faccia il loro potente show.
Emo-punk all'ennesima velocità urlato con la rabbia giusta, muove i punkers in sala.
Spettacolare performance del quartetto, in particolare del bassista che si butta letteralmente tra noi del pubblico mentre violenta il suo legno a quattro corde.
Dopo questa tiga di power-chords è il momento degli headliner Popsters da Palermo.
Questa è l'ultima tappa del loro tour italiano, che gli ha portati in giro per mezzo stivale, dopo essere stati in tour anche negli USA.
Il loro semplice, melodico e diretto punk-rock ti prende troppo bene e ti fà cantare.
La scaletta è farcita di pezzi tratti dal loro ultimo disco "All Of You", prodotto dalla statunitense Incessant Drip Records, mixato e masterizzato da Mass Giorgini.
Ottima performance e grande presa sul pubblico fà di questa band una delle migliori della nostra penisola, isole comprese!
In generale, bella serata, buoni gruppi e tanti punkers nel locale.
Alla prossima.
Gabba gabba hey!
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Allo |
| The Reverse - The Reverse |
Visto che ci si fa bagnare il naso da tutte le dance-hall/floor del mondo è giusto dare risalto a quei pochi progetti che dimostrano caratteristiche interessanti sul suolo italico.
Questo è il caso del progetto Reverse, prodotto dalla Copasetik di Londra.
Un lavoro denso di collaborazioni illustri alla stregua dei padroni...
Visto che ci si fa bagnare il naso da tutte le dance-hall/floor del mondo è giusto dare risalto a quei pochi progetti che dimostrano caratteristiche interessanti sul suolo italico.
Questo è il caso del progetto Reverse, prodotto dalla Copasetik di Londra.
Un lavoro denso di collaborazioni illustri alla stregua dei padroni di casa Dj Mike, Svedonio e Lillo a partire dallo stesso produttore Nigel Godrich (Radiohead).
L'attesa non si può che fare pressante.
Purtroppo però gli ascolti non riescono a colmare totalemnte l'hype che ha iniziato ad aleggiare attorno al progetto.
Purtroppo per tutto il disco si respira una sortà di immaturità compositiva che condiziona le interessanti scelte sonore.
Ci si aspettava una babele di generi e finalmente un disco che potesse esaudire l'appetito di tanti appassionati.
Così non è.
Meglio aspettare in qualcosa di meglio.
Tracklist:
01 Introck
02 Esrever
03 Indian flipper
04 Imagine 05
05 Overdriver
06 Escape
07 Supersnakez
08 Dark rain
09 I'm natural...
10 Explorer
11 Morphologicalnoise
12 Extrabeat
13 Syncopate
14 Holocaust
15 Ouverture '03
16 Reverse
Allo
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Zitanza |
| John Malasuerte |
Ve li ricordate?
Quanto tempo è passato dall’ultima volta che li avete sentiti dal vivo?
Per chi non se li ricordasse, o per quanti non li abbiano mai visti su un palco, sono una delle migliori ska-core band che la bassa bresciana abbia mai sfornato.
Sei ragazzini in camicia e cravatta, bravi...
Ve li ricordate?
Quanto tempo è passato dall’ultima volta che li avete sentiti dal vivo?
Per chi non se li ricordasse, o per quanti non li abbiano mai visti su un palco, sono una delle migliori ska-core band che la bassa bresciana abbia mai sfornato.
Sei ragazzini in camicia e cravatta, bravi tecnicamente, che ci facevano ballare e prendere bene.
Si, ci facevano ballare, perché è da un annetto o più che ormai sono fermi, ma appena mi è arrivato tra le mani il loro demo ,registrato nel maggio 2003, sono tornato a ballare e a cantare le loro coinvolgenti canzoni.
Sette canzoni più un intro per venti minuti abbondanti, che fermano un momento importante per la storia di questo gruppo.
Un cresendo di fiati introduce l’ascoltatore al primo brano per poi essere avvolti da ritmi in levare che la faranno da padrone per tutto il disco.
I pezzi più belli e da cantare a squarciagola sono sicuramente “I don’t know why i exist”, “Wake up and dream”, “Beach Mexico”, la canzone con il miglior arrangiamento dell’intero demo.
A chidere il tutto, ci pensa la bellissima “Wise of the table”, introdotta da un coro perfetto a più voci che poi esplode nel resto della canzone.
Gran demo per un gran gruppo che ha calcato la nostra provincia spesso e volentieri.
Proprio un peccato che siano fermi, ma voci indiscrete dicono che torneranno presto.
Nuovo progetto, nuovo nome, vecchia carica e voglia di suonare.
Staremo a vedere e li aspettiamo presto.
Questa la track list:
1- Inro
2- John Skavolta
3- Peppy girl
4- I don’t know why I exist
5- Wake up and dream
6- Beach Mexico
7- Only ska in the summer
8- Wise of the table
La storia continua…
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Allo |
| Bugo - Sguardo Contemporaneo |
Bugo è tornato. A suo modo.
C'è chi non avrebbe dato un solo soldino al futuro di Cristian, quel simpatico ragazzone, arrivato alla notorietà dopo una vicenda indie di passaparola ed entusiasmo.
I tempi sono quindi maturi per tirare le prime somme di una carriera inevitabilmente stravagante e sincera.
Arriva quindi il...
Bugo è tornato. A suo modo.
C'è chi non avrebbe dato un solo soldino al futuro di Cristian, quel simpatico ragazzone, arrivato alla notorietà dopo una vicenda indie di passaparola ed entusiasmo.
I tempi sono quindi maturi per tirare le prime somme di una carriera inevitabilmente stravagante e sincera.
Arriva quindi il quinto disco 'Sguardo Contemporaneo', una miscela estrema della canonica e riconusciuta ironia del Bugatti con invece una nuova vena ispirata e più seriosa del songwriting del piemontese.
Si temeva che Bugo fosse solo un pò eccentrico e niente più...ecco la smentita.
Un disco maturo che vede i passaggi migliori proprio dove si incrocia il personaggio inedito che non sempre ha voglia di scherzare.
Si apre quindi un nuovo mondo per il futuro di Bugo. Fatto di gioia, ironia ma anche, inaspettatamente, di un pò di serietà...
...e non è poco.
Tracklist:
Plettrofolle
Gelato giallo
Che lavoro fai
Oggi è morto Spock
Ggeell
Amore mio infinito
Millennia
La caffetteria
Roma
Una forza superiore
Quando ti sei addormentata
Coda d'Italia
Allo
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Allo |
| Traffic - Torino Free Festival 2006 |
Ed eccoci a Torino per la terza edizione di quello che da qualche giorno possiamo definire PRIMO FESTIVAL ITALIANO.
Si, perchè i numeri (185.000 presenze) hanno finalmente consegnato lo scettro ad uno dei migliori eventi che si siano mai visti in suolo italico.
Tutto merito di alcuni fondamentali personaggi della...
Ed eccoci a Torino per la terza edizione di quello che da qualche giorno possiamo definire PRIMO FESTIVAL ITALIANO.
Si, perchè i numeri (185.000 presenze) hanno finalmente consegnato lo scettro ad uno dei migliori eventi che si siano mai visti in suolo italico.
Tutto merito di alcuni fondamentali personaggi della scena torinese: Max Casacci, Cosimo Ammendolia, Alberto Campo, Fabrizio Gargarone.
Ecco quindi che in tre anni (primo:Iggy Pop, secondo:New Order) arriva l'edizione della consacrazione.
Giungiamo giusto il giorno dopo il bagno di folla (80.000) che ha abbracciato Manu Chao con Gogol Bordello e Caparezza. Le attese non possono che essere vertiginose visti gli attesi di giornata: Franz Ferdinand.
Sarà il mio terzo concerto del quartetto scozzese.
Set incendiario e frizzante che regala un paio di perle memorabili (tra le quali una Bella Ciao! improvvisata) pronte da confezionare per la storia.
Antipasto mai così perfetto per poi scendere nei deliri Murazziani di Giancarlo(dove assistiamo al live di Ellen Ripley, nuovo progetto di Ninja, Ale Bavo, Victor e Pierfunk made in Casasonica) e dove si tira l'alba tra chiacchere e birre a non finire con un cicerone d'eccezione: Gigi dei Perturbazione, accompaganto dallo stesso Alberto Campo e da un paio di altri simpaticissimi personaggi.
La mattina ha le vertigini e ci si rifugia con Cugio (compagno di trasferta) nel Museo del Cinema alla Mole Antonelliana. Nello stesso è prevista una bellissima retrospettiva fotografica dedicata a Pasolini. Motivo in più.
Si riparte per la Pellerina per il live più atteso: The StrokeS .
Potrebbe succedere di tutto.
Apre la serata Joan as a Policewoman che però non colpisce la già incalzante platea.
Ci si butta sotto il palco (si, avevamo un pass stampa che ci permetteva di assistere ai primi 3 pezzi SOTTO al palco) per vedere da vicino i portavoce naturali di una new-new wave mai così vivace.
Julian è un pò ciccio ma pare in forma. Nick è fumettistico nella sua magrezza.
Già nel backstage ci eravamo persi ad osservare di chissà quali donne potessero circondarsi questi adoratissimi cinque ragazzi. Ci sbagliavamo: nessuna modella di Elite Moda, solo semplici e simpatiche compagne di bella presenza.
Ecco quindi svelato l'arcano: non sono dei FENOMENI. Niente scenate da rockstar viziate. Solo R'n'r.
Diretti, precisi, puliti, il live è un petardo nel cervello di ognuno dei 40.000 accorsi per assistere a quel che già da tutti viene definito il 'miglior live degli Strokes in Italia'.
Sappiamo solo di aver assistito ad un concerto memorabile.
La strada dell ritorno è quindi rinfrancata dalla consapevolezza che per qualche ora non abbiamo dovuto invidiare palchi d'oltreoceano/manica: c'è il Traffic, il migliore.
Quasi dimenticavo...quello gratis!
Marco Allegri
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| Imogen Heap - Speak for Yourself |
Ce la ricordavamo con quel ritornello odioso sotto le vesti di Frou Frou. Bellissima ed allo stesso tempo prescindibile.
Chi si sarebbe aspettato un disco così?
Persa l'inutile veste di fenomeno radiofonico ecco che arriva Guy Sigsworth (collaboratore e produttore di Bjork) per confezionare il progetto Imogen Heap.
Il nome dirà ben...
Ce la ricordavamo con quel ritornello odioso sotto le vesti di Frou Frou. Bellissima ed allo stesso tempo prescindibile.
Chi si sarebbe aspettato un disco così?
Persa l'inutile veste di fenomeno radiofonico ecco che arriva Guy Sigsworth (collaboratore e produttore di Bjork) per confezionare il progetto Imogen Heap.
Il nome dirà ben poco, ma se si pensa al bellissimo 'Hide and Seek' colonna sonora (aimè) dello spot Skoda allora qualche lucina si accende (quello tutto vocoder...).
Stiamo parlando di un'ottimo lavoro electro-pop ricercato e mai banale.
Una scelta coraggiosa per la Nostra quella di non farsi assorbire dall'imbuto 'commercial' e provare ad inoltrarsi in lande poco frequentate e di ricerca sonora.
Eccola premiata con un disco di livello che certamente premia la vittoria dello stile sul doblone d'oro.
Non ci resta che immergerci nelle atmosfere rarefatte di 'Speak for Yourself' per poterci finalmente abbandonare per qualche minuto nell'idillio di un mondo fatto di 'coraggiosi'.
Tracklist:
1. Headlock
2. Goodnight and Go
3. Have You Got It in You?
4. Loose Ends
5. Hide and Seek
6. Clear The Area
7. Daylight Robbery
8. The Walk
9. Just For Now
10. I Am In Love With You
11. Closing In
12. The Moment I Said It
Marco Allegri
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Unanota |
| Diario di BAND IN CANTIERE 2006 |
Nel frattempo è successo un po’ di tutto.
Dovrei iniziare con “C’era una volta…”: chi si ricorda ancora?
Estate inoltrata, la canicola di metà luglio, ormai l’evento musicale cittadino più atteso dell’anno è iniziato e finito. CROCK – Cremona Rock Festival, settima edizione…
Alle sue spalle però una lunga ed impegnativa serie di...
Nel frattempo è successo un po’ di tutto.
Dovrei iniziare con “C’era una volta…”: chi si ricorda ancora?
Estate inoltrata, la canicola di metà luglio, ormai l’evento musicale cittadino più atteso dell’anno è iniziato e finito. CROCK – Cremona Rock Festival, settima edizione…
Alle sue spalle però una lunga ed impegnativa serie di eventi in preparazione, tra le selezioni del concorso “Cantiere Sonoro” (numerosi i demo che hanno affollato anche quest’anno i nostri tavoli al Centro Musica), le serate di Dialoghi Sonori con gli ospiti prestigiosi di cui via via avete potuto leggere sulle pagine di questo portale, lo spazio per i collettivi jazz, ma soprattutto le quattro belle ed intense serate di Band in Cantiere, punto d’approdo per le otto band (quattro cremonesi, quattro dal resto d’Italia) selezionate dai giurati, e terreno di competizione per il traguardo più prestigioso, il palco del Crock Festival!
I più bravi? …i più belli? … i più originali? …i più cattivi? … i più capaci? …i più intraprendenti? …i più fastidiosi? …i più simpatici?
Chi è passato e come si sono svolte le serate, senza dimenticare gli ospiti “famosi” e strafichi del circuito indie italiano che hanno contribuito ad arricchire i live, ve lo racconto ora: per ricordare come siamo arrivati al Crock e per capire meglio cosa ci hanno proposto quest’anno i veri “protagonisti nascosti” del festival cittadino.
-------- DIARIO di BAND IN CANTIERE 2006 -------
PRIMA SERATA
domenica 12 marzo @ Transilvania (Cremona) – DARI vs VALERY LARBAUD, ospiti MARTA SUI TUBI
Nientemeno che per l’inaugurazione live del concorso, i primi e giovanissimi classificati in graduatoria, DaRi dalla Val D’Aosta, si confrontano con uno dei collettivi cremonesi più meritevolmente seguiti e ammirati, i Valery Larbaud. Due proposte musicali radicalmente diverse, forse opposte, che piacciono al pubblico ma che costringono in seria difficoltà la pur abile e scafata giuria (d’ora in poi, saranno Carlo Pastore di Rockit, Luca Muchetti, Lorenzo Colace, Simone Gagliardi). DaRi mi lasciano decisamente ben impressionato: trio giovanissimo dall’attitudine post-punk-naif, tra le borchie del ’77, il cuoio più glamourous, e beat elettro-danzerecci d’oltremanica. Emotronica, la chiamano. Ci può stare, e i tre suonano davvero bene, con basi elettroniche per nulla scontate lanciate dal laptop sotto a chitarra semiacustica, basso e batteria, che schizzano su accordi in controtempo provocando anche qualche scossa tra l’incollato pubblico. Reinterpretazione del concetto-punk in chiave modernista ed elettronica. Coraggiosi ed originali, ma le liriche forse un po’ troppo adolescenziali sono la pecca dei DaRi contro le immagini suggestive, intimiste ed emozionali dei Valery Larbaud… I quattro cremonesi propongono dalla loro un rock molto più classico nel senso però “indie” del termine: dissonanze e dissolvenze, architetture melodiche, intensità vocale e gestuale per una ricercatezza lirica intimamente espressa. Quasi sull’onda dei Marlene Kuntz (tanto per azzardare un paragone comunque fuori luogo), la complessità emozionale dei Valery è pari alla semplicità della loro personale interpretazione della “forma canzone”, meno sbottata, giovane e irriverente di quanto suonato dai DaRi. Bravissimi entrambi e ottime esibizioni, al termine dei quali un Carlo Pastore quasi imbarazzato annuncia il vincitore: Valery Larbaud primi selezionati per il palco del Crock! È l’ora degli attesissimi ospiti della serata, nientemeno che i Marta sui Tubi, trio siciliano-bolognese (d’adozione!) rivelazione indie dello scorso anno, autore di due ottimi dischi e portatore di tanta inaspettata freschezza nel piatto panorama italiano. Transilvania affollatissimo per l’occasione, e a ragione: l’esibizione del trio è coinvolgente e trascinante, si cantano tutti i pezzi più famosi, da “Vecchi difetti” a “Perché non pesi niente”, e non mancano i consueti siparietti esilaranti tra i tre.
SECONDA SERATA
sabato 18 marzo @ Zang Tumb Tumb (Crema) – DIUESSE vs DON’T DARE, ospiti THE MOJOMATICS
Il carrozzone si sposta a Crema. A sfidare i Don’t Dare, acclamata band cittadina, su in pianura fin da Roma i Diuesse… ovvero, Dieci Unità Sonanti. È il loro rock genuinamente d’oltreoceano e superficialmente patinato da un fresco richiamo melodico vocale più leggero e “pop”, a battezzare il palco circolare dello Zang Tumb; i quattro, forti di una solidità esecutiva e di una rara compiutezza di suoni, si evidenziano fin da subito per il livello raggiunto in fase compositiva: i brani mai volgarmente stupiscono né annoiano, bensì emozionano… ed è diverso. Il suono Diuesse palesa richiami a quel ramo d’alternative anni ’90 proveniente dagli States, ma raggiunge la dimensione più consona nella personalità vocale del frontman, in bilico tra soluzioni semplici ed efficaci quanto mai banali e ripetitive. C’è poco da aggiungere, il gruppo regala ottimi brani ipotecando non poco il diritto al palco del Crock solamente grazie alla freschezza compositiva del buon rock nostrano e genuino di cui è capace.
Tutt’altra pasta i Don’t Dare. Certo, si tratta sempre di chitarra, voce, basso, batteria, ma l’attitudine è ben diversa: ancora anni ’90, ma con una lacrimuccia al grunge che fu e un occhio di rispetto verso la lezione post-rock. Il risultato, purtroppo, non convince del tutto, e soprattutto in fase compositiva: le buone intuizioni sono presenti, ma paiono annebbiate spesso da un incedere eccessivamente macchinoso e debilitante del brano; poco può aggiungere, dunque, la sofferta forza vocale (sincera debitrice a tutto ciò che può essere stato il grunge) di Sebastiano Giordani, il cui cantato italiano è veicolo espressivo di quel malessere esistenziale e viscerale così ben identificato dagli arpeggi sonici, malati e sospesi, dei quattro. Affiora l’ombra dei primi Marlene Kuntz, ma si dissolve per la mancanza di compattezza strutturale delle canzoni, ed è un peccato: ciò costa ai pur capaci Don’t Dare la finale del concorso. Diuesse promossi al Crock!
Ma ora… Pronto a spettinarmi, sotto ai suoni grezzi, diretti, tremendamente rock, che il Les Paul si prepara a sparar fuori da quella vecchissima testata Marshall Plexi e dai quattro coni da basso nella cassa che vedo sul palco. The Mojomatics! Sound fottutamente anni ’70 e attitudine da bluesettoni rockabilly, ma giovani e menefreghisti in giacca e cravatta, per i due veneziani: una potentissima coppia (chitarra/voce e batteria) che alza incredibilmente il ritmo e il tiro -a nostro rischio e pericolo-. Nulla di particolarmente “nuovo”, se non la compattezza dei vecchi giri rock’n’roll di sempre, a modo loro, e con un suono graffiante e vintage nel 2006, tutto per un irresistibile groove da paura. Qualcuno s’è accorto che mancava il basso?
TERZA SERATA
domenica 26 marzo @ Transilvania (Cremona) – SYDROJÉ vs MORKOBOT, ospiti RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS
Di nuovo a Cremona, di nuovo al Transilvania. Sydrojé, giovanissimi padroni di casa, dovranno vedersela con gli “alieni” lodigiani Morkobot: due opposte realtà, età e concezioni artistiche diverse e conflittuali a confronto. Al trio cremonese l’onore di aprire la serata: il collettivo conferma presto le intenzioni di perseguire la strada di un rock viscerale e diretto, in costante bilico tra spigolosità grunge e richiami più o meno palesi alla scuola cantautorale italiana, così come a più recenti e influenti musicisti dell’ultimo decennio. La forza dei Sydrojé è tutta riposta nel carisma (auto)distruttivo della voce del frontman Stefano Scrima, pure chitarrista della band: asprezza, ruvidità e volgarità vocale intersecano dolci, refrattarie e tristi melodie; il denominatore comune è un marcato senso di malessere e disagio esistenziale, esplicitato in chiave diretta e sfrontata dalle liriche del trio, sempre attinenti a un immaginario “adolescenziale” e legato all’esperienza quotidiana. La band convince meno, tuttavia, nella varietà della composizione dei brani, a volte appesantiti dalle sonorità troppo statiche o eccessivamente adagiate su tonalità già ampiamente sfruttate e sperimentate dai tre, penalizzando un’esibizione live comunque onesta. Poco possono in confronto ai ben più esperti Morkobot, e alla loro stranissima commistione di suoni non meglio identificati: il palco è subito occupato da esagerate pedaliere vintage, e presto mi accorgo della presenza di ben due bassi, unici strumenti oltre alla batteria, anch’essa non senza qualche stranezza. Il richiamo va a recenti sperimentazioni sonore d’oltreoceano, ma a colpire è la compattezza e bravura compositiva con cui la band affronta le lunghe cavalcate strumentali, visionarie e vibranti nella psichedelia rumoristica e allucinata che caratterizza il complesso sound Morkobot. Non solo drone o effetti elettronici a casaccio, ma una sorta di math-rock strutturato da potenti e precise linee di basso, rotte spesso e volentieri da dilatazioni sature di tremori sonori acidi e suggestivi; uno stile compositivo tanto coraggioso e arduo quanto difficilmente comprensibile e proponibile, ma che vale a Morkobot il palco del Crock Festival. Ospite della terza serata di Band in Cantiere, Ray Daytona e i suoi allegri e irriverenti Googoobombos: surf, rockabilly, riverberi ed echi dal sapore impolverato intrattengono gli avventori… tra nostalgiche rivisitazioni di pezzi classici, qualche eccentricità (il suonatore di theremin con casco da motociclista), e molto sudore.
QUARTA SERATA
sabato 1 aprile @ Zang Tumb Tumb (Crema) – VINYL vs MINIMAL TUESDAY, ospiti SUPER ELASTIC BUBBLE PLASTIC
L’ultima. La più bella? Forse… Di certo la ghiotta sorpresa in cartellone (Super Elastic Bubble Plastic) attira non poche orecchie avvezze all’indie-rock’n’roll più ruvido. I pratesi Vinyl battezzano le casse da piccolo club dello Zang Tumb… e sono tutte per loro: miscela esplosiva di rock’n’roll vorticoso e maledettamente coinvolgente dal retrogusto sintetico. Non si sta fermi. Interpol, Franz Ferdinand; ma anche divertenti e gommosi synth anni ’80 a roteare sotto alle pastose e danzanti linee del Rickenbacker rosso. La buona attitudine si esprime in uno stile compositivo che ricalca gli ascolti preferiti ma con saggezza reinterpretativa e gusto personale; la voce decisamente in forma, senza mai strafare, è semplicemente perfetta sopra al rolling groove dei quattro toscani. Cambio palco. Cambio genere, cambio stile, cambio strumentazione. I cremonesi Minimal Tuesday sono infatti fautori di un rock acustico e delicato, dalle atmosfere concilianti e raffinate. La coppia di chitarre è condotta dagli arpeggi lievi e timidi di Simone Siano, ma è la voce di Roberto Calvi a rendersi protagonista: ispirazione e lingua d’oltremanica per un cantato sempre piacevole e mai sopra le righe, a cui in alcune composizioni si aggiunge l’ottima cornice di una voce femminile, capace di rubare la scena con carezzevoli sovrapposizioni melodiche. L’equilibrato lavoro di batteria rimane sullo sfondo maneggiando ritmi dalla bossanova al pop-rock più tradizionale, e mai banalmente. Di fronte alle indubbie capacità artistiche di entrambe le band, la giuria premia i Vinyl.
E ora…: Super Elastic Bubble Plastic! Il piccolo locale si satura brevemente …tutti davanti, a spettinarsi! Le dimensioni aiutano di certo la potenza del ruvidissimo trio, che non ci pensa due volte a sparare uno dietro l’altro con foga e convincente attitudine rock’n’roll tutti i pezzi in scaletta. Indie, ma indie chitarroso, fatto di Les Paul grezza amplificata da un Fender e un Marshall (uno solo non bastava!), batteria Ludwig dalla composizione anni ’70 per un tiro soffocante. E sotto, precise e semplici linee di basso. Voce grezza, garage, grintosa, sparata sopra ai riff che ti piegano lo stomaco. È il rock’n’roll del 2006.
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Il carrozzone di Band in Cantiere si è felicemente concluso; tanto pubblico, tanti appassionati, tanti curiosi hanno reso queste quattro serate più belle e più “vive”… verso la tappa successiva, Crock Festival.
Le quattro band selezionate per le due serate di CROCK – Cremona Rock Festival (che si sono tenute il 29 e 30 giugno, e di cui potrete leggere su questo portale), sono Valery Larbaud, Diuesse, Morkobot, Vinyl.
…unanota
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Tylerdurden |
| psychofarmers |
Lo psicofarmaco è uno dei simboli del ‘900. esagerazione? No, non credo, e questo libro illustra come nella bacheca dei topoi del secolo scorso oltre alla televisione, l’ automobile, la bomba atomica, la minigonna, anche lo psicofarmaco abbia influenzato l’ immaginario collettivo. Ogni giorno una parte di umanità assume ‘pillole...
Lo psicofarmaco è uno dei simboli del ‘900. esagerazione? No, non credo, e questo libro illustra come nella bacheca dei topoi del secolo scorso oltre alla televisione, l’ automobile, la bomba atomica, la minigonna, anche lo psicofarmaco abbia influenzato l’ immaginario collettivo. Ogni giorno una parte di umanità assume ‘pillole della felicità’. 4milioni solo in Italia.
Il libro di Pietro Adamo e Stefano Benzoni è teoria, immagini, suggestioni, dizionario. L’ oggetto in questione viene analizzato e ribaltato da più punti di fruizione per capirne davvero il senso e l’ importanza. L’ aurea mistica che lo accompagna quando è sul comodino di Marylin Monroe o nelle note di Frank Zappa stride con la facilità del suo consumo, la banalità della sua assunzione. Lo vendono in farmacia no? E’ una droga di massa, ma diverso dalla cocaina e ancora più dalla cannabis.
ISBN edizioni nello stampare e divulgare questo libro dimostra ancora una volta di compiere scelte assolutamente anticonvenzionali e mai retoriche come l’ argomento di questo libro potrebbe lasciare indurre. Abolizione degli arcaismi strutturali, immaginazione, coraggio sono le caratteristiche di ISBN edizioni. Vi teniamo aggiornati sulle prossime uscite.
TYLER DURDEN.
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Unanota |
| [special] - Intervista ai MONO |
8 luglio 2006 – Taverna delle Fate (Piacenza)
Serata d’eccezione alla Taverna delle Fate, in riva al Po piacentino: episodio conclusivo del festival “Tendenze”, organizzato dai ragazzi del portale 29100.it. Ospiti speciali, i giapponesi MONO.
Alzi la mano chi li conosce. Pochi? Nessuno? Eppure loro sono bravi. E parecchio… prodotti dal guru...
8 luglio 2006 – Taverna delle Fate (Piacenza)
Serata d’eccezione alla Taverna delle Fate, in riva al Po piacentino: episodio conclusivo del festival “Tendenze”, organizzato dai ragazzi del portale 29100.it. Ospiti speciali, i giapponesi MONO.
Alzi la mano chi li conosce. Pochi? Nessuno? Eppure loro sono bravi. E parecchio… prodotti dal guru Steve Albini, sono a torto classificati come i “Mogwai del Sol Levante”. Fautori di un post-rock sui generis, dalla tendenza orchestrale che trova distratti paragoni con i più noti canadesi Godspeed you! Black emperor, i Mono dimostrano nella loro semplicità compositiva una profonda devozione per la musica classica; il nucleo essenziale è comunque fedele agli strumenti tradizionali, quali chitarre, basso, batteria, capaci di evolversi in crescendo visionari e intrecci emotivi di rara bellezza e avvolgimento, senza sconfinare in esagerate jam soniche, ma con delicata attenzione per atmosfera e melodia, pure nei tratti più rumoristici e violenti.
Ho la fortuna di poter incontrare i musicisti giapponesi prima del concerto, e superando i limiti della lingua (sia miei che loro) e una certa dose di emozione, riesco a catturare una piccola intervista in esclusiva.
A rispondere è il chitarrista e frontman della band, Takaakira Goto, unico del gruppo a parlare inglese…
“Are you Takaakira, the guitarist?” … “Yes, but call me Taka!”.
Memore della loro diffidenza per l’etichetta di post-rockers e della scelta di chiamarsi un po’ fuori da tale scena, provo subito a stuzzicare Taka…
[unanota] Cosa significa “post rock” per i Mono?
[Taka/Mono] (ride…) Cosa significa?!? Oh, non lo so! Attualmente non apparteniamo alla scena post-rock… vediamo che ora ci sono così tante band “post-rock” in tutto il mondo. Sì, non c’entriamo… (ride ancora)
[unanota] Quali sono allora le vostre influenze?
[Taka] Ora le nostre principali fonti di ispirazione vengono dalla musica classica…
[unanota] Come Beethoven, ad esempio? Ho sentito che parli molto di lui… Se permetti è anche un po’ inusuale…
[Taka] Sì, Beethoven! Ma anche Ennio Morricone, ad esempio…
[unanota] Ma quali elementi in particolare della musica classica e degli artisti che hai citato sfruttate per le vostre composizioni?
[Taka] Beethoven rappresenta per me le emozioni profonde e scure, è più intenso e cupo… mentre Ennio Morricone ha sonorità decisamente più calde, che conducono ad un immaginario diverso… it’s beautiful…! Mi piacerebbe fare anche qualcosa di simile, in futuro…
[unanota] Infatti il vostro ultimo disco, “You are there”, riflette molto, ad esempio, questo aspetto scuro del vostro modo di suonare, che contemporaneamente è anche molto orchestrale…
[Taka] Sì, il nostro ultimo album che hai citato, più di quello vecchio, è un disco decisamente scuro. Il nostro album precedente, “Walking cloud and deep red sky, flag fluttered and the sun shined” ha un suono molto più caldo, ma “You are there” è scuro e profondo perchè lì abbiamo cercato di esprimere, quasi attraverso una colonna sonora, il senso dell’esistenza, dell’essere umano… insomma, è un po’ complicato… è anche per questo che “You are there” è più profondo.
[unanota] Un altro aspetto della vostra musica: usate particolari abilità tecniche o strumenti elettronici, effetti, per esprimere tutte le emozioni in musica?
[Taka] La nostra prima intenzione è quella di esprimere una musica “emozionale”, e tentiamo di ottenere ciò attraverso un approccio equiparabile alla musica sinfonica… ecco, “sinfonia” può rendere bene l’idea di ciò che cerchiamo suonando. E quindi, strumenti aggiuntivi sono per noi le sezioni di archi… Ora puoi ascoltare nel disco piccole parti, ma la mia immagine è quella di una smisurata e vasta orchestra, magari ottenuta dalle chitarre con qualche effetto che sto usando ora, come echo, delay…
[unanota] …per dare atmosfera al sound delle vostre chitarre…
[Taka] Sì, esatto!
[unanota] Ecco, da questo punto di vista, sotto l’aspetto della resa sonora, quale è stato il contributo di Steve Albini nelle vostre ultime registrazioni?
[Taka] Noi abbiamo iniziato a lavorare insieme già dal penultimo disco, ed ero un po’ nervoso all’inizio… Sai, è così famoso! Moltissima gente parla parecchio delle produzioni di Steve Albini… Ma quando l’ho incontrato… ero nervosissimo, nella sua casa-studio, poi invece era veramente molto confortevole e disponibile per fare tutto! Steve Albini è diventato presto come il nuovo membro del gruppo: riusciva sempre a capire velocemente ogni nostra esigenza in fase di registrazione.
[unanota] Quindi è stato particolarmente importante per i Mono…
[Taka] Sicuramente. Vedi, ad esempio non usava mai i computer per lavorare sui pezzi, eravamo sempre molto più diretti, e anche per questo ci ha trasmesso molta umanità.
[unanota] Che è anche quello che si sente negli ultimi album… Quindi la vera forza del suono è solamente basso, chitarre, batteria, in pratica…
[Taka] Sì. E soprattutto, anche sotto la sua indicazione, abbiamo voluto usare tecniche analogiche di registrazione, niente computer!
[unanota] Avete utilizzato inoltre anche qualche sintetizzatore, o altro?
[Taka] Sintetizzatori no, non ne usiamo, ma attualmente suoniamo anche strumenti come il mellotron, che ha un suono più “classico”, oppure l’organo Hammond, in alcuni passaggi.
[unanota] Un’altra domanda: come è nata la collaborazione con i Pelican, che ha portato al vostro recente split con la band americana, e pure al tour assieme negli Stati Uniti, da cui siete reduci? In fondo, si tratta pur sempre di una band dall’impronta “metal”… tra virgolette, chiaro.
[Taka] Ultimamente stanno un bel po’ facendo cadere l’etichetta di “metal band”… Ma poi, sai, bene o male, anche noi Mono eravamo abituati a suonare heavy metal! (ride…) Quello dei Pelican, comunque, può essere heavy metal, magari sì, ma molto più cinematico, destrutturato: rumoroso ma decisamente diverso. Penso sia un ottimo contrasto per noi. E poi i loro puzzle di chitarre divertono e affascinano molti… sono veramente incredibili.
[unanota] Ora siete in tour in Europa. Quali differenze state incontrando rispetto ai concerti americani, che impressioni avete?
[Taka] Riguardo al pubblico? Mmm… credo che ora la scena musicale americana sia ben più vasta; mi sembra che il pubblico europeo abbia molta meno energia di quello americano! Siamo comunque molto soddisfatti del fatto che anche qua la gente porta rispetto e ascolta… Ad essere onesti, il pubblico americano però dà decisamente emozioni più forti!
[unanota] E per le vostre prossime registrazioni…? Prevedi di inserire delle voci?
[Taka] Non sono sicuro, ma attualmente ci sto ancora pensando su… in futuro mi piacerebbe tanto suonare con dei cori, o perlomeno provare a fare qualcosa di simile… è tra i miei sogni.
Grazie ai Mono.
…unanota
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Unanota |
| Intervista ai Three Second Kiss |
23 luglio 2006 – NoSilenz Festival, Coniolo di Orzinuovi (Brescia)
Three Second Kiss è ormai un nome di grido della piccola e soffocante scena underground italiana. Attivi da ben tredici anni e con quattro dischi e due tour negli Stati Uniti alle spalle, il trio bolognese propone una sorta di math-rock...
23 luglio 2006 – NoSilenz Festival, Coniolo di Orzinuovi (Brescia)
Three Second Kiss è ormai un nome di grido della piccola e soffocante scena underground italiana. Attivi da ben tredici anni e con quattro dischi e due tour negli Stati Uniti alle spalle, il trio bolognese propone una sorta di math-rock asciutto e cerebrale, sull’onda del post primi Novanta, ma dal tiro decisamente personale e alimentato dalle liriche votate a scavare nell’assurdità del quotidiano. L’ammirazione all’estero, più che in madrepatria, ha valso loro la stima di band come June of 44 e la presenza, dietro al mixer in studio, di un personaggio come Steve Albini. Three Second Kiss non a caso, quindi, headliner per l’ultima serata dell’edizione annuale di NoSilenz – Indie Rock Festival: è qui che incontro la band, e Sergio Carlini, chitarrista del gruppo, risponde volentieri alle mie domande.
[unanota] Risale a non molto tempo fa l’abbandono del gruppo da parte del vostro batterista… Posso chiederti a cosa è dovuta questa scelta, dopo tredici anni nei Three Second Kiss?
[TSK/Sergio Carlini] Mah, guarda, per i motivi più comuni, quando superi i 35 anni…! Lui semplicemente ha proprio deciso di smettere di suonare la batteria; ci continuiamo a frequentare, quindi non ci sono le classiche problematiche dei gruppi per divergenze musicali, ma ha deciso che non ha più la testa per seguire la batteria, e quindi si impegna un po’ di più per la sua famiglia e il suo lavoro.
[unanota] Il vostro nuovo batterista si chiama Sacha Tilotta; questo cambiamento comporterà una nuova direzione stilistica musicale o non ci saranno particolari virate?
[Sergio] No… cioè, inevitabilmente sì, nel senso che lo stile di Lorenzo era unico, quindi l’intento non è certamente quello di replicare il suo stile e cercare qualcuno che possa avvicinarsi a lui. Sacha è un nostro amico di vecchissima data, un ragazzo siciliano che suona in altro gruppo molto valido, i Theramin: sapevamo già come suonava, e comunque la cosa più importante per noi è che ci conoscevamo e sapevamo di poter entrare in sintonia subito, per cui l’abbiamo chiamato subito dopo che Lorenzo ci ha dato la notizia. Dal punto di vista musicale abbiamo ripreso parte del repertorio: ovviamente rimanendo Three Second Kiss stiamo salvando l’ottanta per cento dei brani, e comunque per adesso, perché col tempo contiamo anche di ampliarne di più. Stiamo già facendo delle cose nuove, infatti anche stasera suoniamo quattro pezzi nuovi. Lui comunque ha un altro tipo di stile, probabilmente è più minimale di Lorenzo, e il sound ne risentirà inevitabilmente, ma non c’è una pianificazione…
[unanota] Avevo letto infatti che già ad Aprile ed i mesi scorsi eravate in sala a riarrangiare i vecchi pezzi...
[Sergio] Sì, perché lui ha fatto una cosa molto saggia, ha cercato di tenere quello che secondo lui andava conservato nei vecchi pezzi per non alterarne troppo il senso, ma comunque rimodellando le parti con il suo stile. Lui è sicuramente un batterista molto aggressivo, ha uno stile molto incisivo e un approccio più secco, più minimale di Lorenzo, quindi inevitabilmente il sound in qualche modo sta prendendo una piega diversa, però mi pare che l’essenza del gruppo sia rimasta poi quella.
[unanota] Già ho notato che nei vostri ultimi lavori il suono si è asciugato ancora di più, ad esempio parecchio nelle chitarre… Tanto per prendere un disco, ora mi ricordano di più qualcosa da “Spiderland” degli Slint, per il suono molto secco e diretto…
[Sergio] Sì, noi abbiamo sempre avuto un suono comunque molto asciutto. I primissimi tempi, e parlo del disco d’esordio, quindi di un sacco di anni fa, rispetto a quello che andava alla fine degli anni Novanta, forse i pezzi avevano un tipo di struttura o un approccio sonoro che era molto ricco, e quindi probabilmente è quello che intendi. Il nostro suono è sempre stato molto asciutto e molto lancinante, anche in tempi in cui magari andava il grunge e cose di questo tipo, dove quindi tutti avevano chitarroni sempre molto liquidi e noise…
[unanota] Per esempio come confronto mi riferisco anche ai dischi dei Don Caballero, che come math-rock sono più grassi volendo…
[Sergio] I primi sì, poi anche loro sono andati asciugandosi, pur nella ricchezza espressiva. Per noi questo era l’intento, cioè dopo l’ultimo disco, che poi in realtà è di tre anni fa, abbiamo cercato proprio ad essere più essenziali, pur mantenendo una sorta di spessore di fondo… Questa è un po’ la sfida nostra di questo periodo, cioè cercare di arrivare un attimo più all’essenza dei pezzi senza fronzoli: quindi quello che hai detto tu è comunque giusto.
[unanota] A proposito volevo chiederti: mi sembra che voi siate una band dall’approccio decisamente live, cioè in disco non si ascoltano sovraincisioni di chitarre o strumenti elettronici, synth… queste cose non ci sono. Perché comunque vi interessa avere un approccio su disco che rispecchi poi l’esibizione dal vivo, se non sbaglio… che differenza avvertite tra le due dimensioni?
[Sergio] In un primo periodo c’era sicuramente una sorta di volontà ben precisa di fare dei dischi che rispettassero tantissimo l’aspetto live del gruppo. Adesso siamo un po’ più flessibili da questo punto di vista, cioè il nostro approccio è sicuramente molto diretto, quindi inevitabilmente non facciamo dischi con delle pre-produzioni dietro, e siamo molto essenziali anche come tipo di registrazione, però stiamo cominciando ad imparare che la dimensione da studio è una cosa e la dimensione live è un’altra: pur nella crudezza dell’intento, dell’approccio sonoro, ci piace quando un disco riesce in un modo, sempre che rispecchi il gruppo, e poi il live sia comunque in parte un’altra cosa… perché lo è: dove c’è comunque un minimo di improvvisazione, c’è il rapporto con il pubblico.
[unanota] Nel vostro ultimo album invece, “Music out of music”, siete stati prodotti da quello che ormai è un guru, Steve Albini… Lui ha contribuito in qualche modo ad aiutarvi a definire il vostro suono, o a fornire indicazioni di natura compositiva, oppure il suo è stato un altro tipo di contributo?
[Sergio] No, il suo è stato un contributo proprio tecnico; io penso faccia così con un po’ tutti i gruppi, a meno che non si tratti di grosse produzioni, perché Steve Albini passa dai gruppi underground come il nostro, cioè veramente poco conosciuti all’estero, a Jimmy Page e Robert Plant o ai Nirvana, insomma! Con noi, e so che fa così con tanti altri gruppi, lui si limita un attimo inizialmente a capire com’è il sound e poi a cercare di captarlo nel miglior modo possibile: ci è piaciuta proprio la resa acustica di quello che ha fatto, quindi non è intervenuto in nessun modo, né a livello di arrangiamento, né consigli sonori... quello che fa il gruppo è come dire “sacrosanto”, sempre che il gruppo non gli chieda qualcosa; nel nostro caso, si è trattato di un intervento tecnico, proprio da ingegnere del suono.
[unanota] Un altro elemento curioso e particolarmente interessante della musica dei Three Second Kiss è la composizione dei testi: mi pare di aver notato che essi si riferiscano molto alla vita quotidiana, in un certo senso, però sotto compare costantemente un elemento quasi schizofrenico, al tempo stesso particolarmente collegato alla musica e al suo nervosismo di fondo, scorrevole ma continuamente interrotta e tesa…
[Sergio] Sì, i testi non li faccio io, però so come lavora Massimo, che è il bassista e cantante del gruppo… in realtà è così; sono dei piccoli specchi di vita quotidiana: molto spesso la quotidianità nasconde delle inquietudini e dei momenti di tensione imprevisti, e quindi so che lui cerca un po’ di cogliere questo aspetto inatteso nel quotidiano, dove si nasconde un orrore, magari un mostro che t’aspetta…! Un lato inconscio che lui come percorso dei testi sta cercando di studiare a modo suo; Massimo ha un approccio molto semplice, con qualche simbolismo, qualche metafora qua e là, però il suo lavoro è proprio sul quotidiano, su quello che lui vive tutti i giorni, adesso non riuscirebbe a scrivere niente di altro.
[unanota] Tu hai uno stile di chitarra che trovo molto particolare: cioè, nel suono asciutto e nervoso riesce sempre a trasparire una linea melodica, note, arpeggi… Non si sentono mai poi accordi classici, le quinte. Mi sembra che in Italia, se posso azzardare un paragone, si può trovare qualcosa di simile negli One Dimensional Man, ad esempio, come suono, come attitudine proprio alla chitarra.
[Sergio] Sì… cioè, non so cosa dirti, nel senso che ho sempre suonato in questo modo, sicuramente ho fatto mio un approccio un po’ diverso dal solito. Suono magari meno accordi, faccio più grappoli di note… Forse sarà che la maggior parte dei pezzi l’ho fatta con accordatura diversa, che non è niente di trascendentale, sono delle accordature blues aperte, ma quindi probabilmente l’approccio e l’effetto sonoro cambiano. Il lato melodico, nel senso tradizionale, è sempre sotteso, magari un po’ nascosto a volte, però c’è effettivamente, quindi cerco di alternare un approccio magari più nervoso a delle cose ogni tanto più liriche e anche più decodificabili.
[unanota] Ormai è passato un po’ di tempo, ma voglio chiederti di ricordare qualcosa riguardo al tour che avete fatto negli Stati Uniti: come è stato suonare davanti ad un pubblico che pare essere molto diverso da quello a cui eravate abituati? Che cosa avete raccolto e cosa avete guadagnato da questa esperienza?
[Sergio] Noi siamo stati due volte in America, ed è passato in mezzo un po’ di tempo… anno dopo anno sento che le cose cambiano in maniera vorticosa, quindi è importante distinguere: cioè, la prima volta è stato un tour particolare, il più corposo della nostra esperienza di gruppo; abbiamo fatto 26 date con i June of 44 che allora, nel ’99, erano il gruppo del momento, sia in America che in Europa, per cui abbiamo suonato in situazioni veramente molto grandi: quella è stata per noi una prova importantissima, e sempre ben riuscita. Non ho notato grosse differenze nell’approccio, nella sincerità dei ragazzi nei confronti della musica, però si capisce sicuramente che il rock è qualcosa di loro, non si fanno troppe paranoie se il gruppo che suona è europeo o americano. Invece in Europa noi abbiamo suonato poco, un po’ in Inghilterra e un po’ all’Est, e ho notato un approccio un po’ diverso: forse adesso meno, ma in Italia, nei primi tempi, c’era sempre un po’ di attesa all’inizio, conta molto quello che dice la stampa, mentre in America invece se ne fregano abbastanza. La seconda volta che siamo andati è stato nel 2003, ed è stata una cosa un po’ diversa, nel senso che abbiamo provato quello che provano i veri gruppi underground in America, che si fanno un culo grandissimo: abbiamo fatto un po’ di date con gli Shipping News (gruppo nato dalle ceneri dei June of 44 – ndr) e un po’ da soli, vedendo grandi situazioni come anche club molto piccoli. Andare a suonare fuori è come una prova di fuoco del gruppo, e suonare in America lo è ancora di più, perché lì di gruppi ne macinano tantissimi… ed è sempre andata molto bene, cosa che ci spinge a tornare nonostante noi purtroppo facciamo passare degli anni tra una tournee e l’altra… cercheremo di non farlo in futuro! È stato sicuramente un arricchimento, però suonare in Italia o in America alla fine è un po’ la stessa cosa, cambiano un po’ le dimensioni dei locali, cambia un po’ l’approccio del pubblico nei confronti della musica, ma vedo che ultimamente la cosa si sta molto livellando.
[unanota] A proposito: si parla tanto della scena internazionale, però c’è qualcosa nella scena underground italiana che ti colpisce negli ultimi anni, che ti interessa?
[Sergio] Ma sì, in Italia ci sono tanti gruppi validi, anche il gruppo con cui suoniamo questa sera, i Rosolina Mar, che conosciamo bene, e con cui abbiamo suonato tante volte, è un gruppo che ci piace molto. In passato ho avuto un ottimo rapporto con i Laundrette, gruppo che adesso è stato in silenzio per un po’, ma usciranno fuori… con loro c’è un po’ di parentela, perché ci suona mio fratello alla batteria, e canta. Poi siamo molto legati per questioni sia affettive che di booking con alcuni gruppi siciliani e catanesi, prima di tutto gli Uzeda, che sono un gruppo storico, e poi altri come Jerica’s, Theramin, che citavo prima… Ma magari mi piacciono molto anche band che hanno uno stile musicale completamente diverso, come i veneti North Pole: mi piacciono perché sono molto veri e sinceri in quello che fanno. Sì, di gruppi validi ce ne sono, non li conosco tutti bene, però, insomma, negli ultimi anni ho sentito delle buone cose.
[unanota] Ultima: ci puoi dare un’anticipazione sul prossimo disco?
[Sergio] Ci stiamo lavorando ora molto più velocemente perché Lorenzo, nostro grandissimo amico, negli anni ha determinato sicuramente un rallentamento dei lavori del gruppo. Abbiamo cinque brani, quindi probabilmente siamo a un po’ più della metà dell’opera. La nostra vecchia etichetta, l’americana Slowdime, nata dall’esperienza della Discord di Washington, dei Fugazi, purtroppo è morta, perché i ragazzi che la gestivano si sono separati, e Juan Carrera, che era un po’ il factotum dell’etichetta, adesso è un manager di grido in America di gruppi major, quindi preso da mille cose ha deciso di abbandonare l’etichetta. Per questi motivi siamo in contatto con una serie di situazioni, sia in America che in Italia, e dobbiamo capire un attimo cosa fare. Prevedo che finiremo in autunno la composizione dei pezzi, poi dovremo registrare qualcosa quanto prima… purtroppo i nostri tempi sono pachidermici e mettono a dura prova la costanza della gente: vedo arrivare diciottenni e ventenni che ovviamente non ci conoscono e dobbiamo recuperare gli anni che ci sono in mezzo tra un disco e l’altro! …però, insomma, contiamo entro un anno di registrare e di trovare l’etichetta giusta per noi.
Grazie ai Three Second Kiss.
…unanota
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Allo |
| Rosolina Mar - Before and After Dinner |
Riuscire a distruggere e ricostruire ancora meglio non è mai stata cosa da tutti.
Questo uno dei segreti dei Rosolina Mar, power-trio veronese, al secondo disco su Wallace Records.
La miscela è esplosiva e già lo si sapeva.
Rock senza definizione figlio di una deriva post, ma non senza caratterizzazioni ben distinte...
Riuscire a distruggere e ricostruire ancora meglio non è mai stata cosa da tutti.
Questo uno dei segreti dei Rosolina Mar, power-trio veronese, al secondo disco su Wallace Records.
La miscela è esplosiva e già lo si sapeva.
Rock senza definizione figlio di una deriva post, ma non senza caratterizzazioni ben distinte dalle definizioni di genere.
Brani che ti assalgono (la versione live è pura dinamite!) e non ti lasciano più, fraseggi distorti e ritmiche di ottima fattura condiscono un lavoro a tratti entusiasmante.
Seguiti ormai dall'onnipresente Fabio Magistrali, il disco spruzza un pò di quello che è tra le corde dei 3 veronesi: Energia.
Destinazione è la deriva, la partenza da ognidove.
Quindi meglio sedersi che non si sa mai...
...consigliato!
Tracklist:
1. Domenica mattina la benedizione dei trattori
2. Protopapetti
3. Mingozo di mongozo
4. L'ora di religione
5. Flesh Dance
6. Before and after Dinner
7. Il culto del cavo elettrico
8. Sea Tomato
9. Amore tossico
10. Isa Eyes
11. Car Patch (D-Tone)
12. Tuttopapetti
Allo
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| Makaber Antrieb - Makaber Antrieb |
Metallo-core.
Dopo l’apparizione su queste pagine, mesi fa, si ripresentano nientemeno che con un disco demo di sei pezzi. Altra band cremonese su cui grava il peso di un giudizio sul proprio lavoro in studio, i Makaber Antrieb si avvalgono della preziosa ed esperta produzione del Beatbazar Studio. E non sono...
Metallo-core.
Dopo l’apparizione su queste pagine, mesi fa, si ripresentano nientemeno che con un disco demo di sei pezzi. Altra band cremonese su cui grava il peso di un giudizio sul proprio lavoro in studio, i Makaber Antrieb si avvalgono della preziosa ed esperta produzione del Beatbazar Studio. E non sono noccioline, perché la differenza –nonostante ci provino gusto a fare i metallari, sì– sta in buona parte anche nei suoni calibrati e nel missaggio impeccabile dello studiolo cremonese…
Ma loro sono bravi: in cuffia la botta è violentissima, le chitarre grosse e incazzate, il basso divora tutte le frequenze lasciate libere dalle pelli e dai piatti assassini della batteria incalzante e nervosa.
La voce? Sì, c’è… e stranamente mi impedisce di scrivere “purtroppo”: dopo averne sentite quasi di ogni –dai tentativi di emulare lo screaming del bel tempo che fu, a quelli di modulare qualche gargarismo informe– le parole di Bozzu si inseriscono invece come i tasselli un puzzle nel groove dall’impulso macabro. Se qualche linea ritmica e/o melodica può essere magari discutibile, tutto il lavoro è comunque meritevole, più che altro per l’abilità di far rientrare le parti vocali nelle proprie –ampie– capacità, e utilizzando registri differenti; i testi in lingua italiana, poi, favoriscono senza dubbio il gruppo, alla faccia di chi non apprezza la madrelingua nei generi heavy: pur nell’asprezza delle parole sputate con viscerale disgusto, il significato è sempre comprensibile e apprezzabile.
Ma cosa suonano i Makaber Antrieb?
E’ scontato premetterlo, ma è giusto scriverlo: di certo nulla di esageratamente nuovo. Tuttavia un buon metal pesante che pesca a mani aperte nelle suggestioni degli anni ’90 e saccheggia tutto quanto c’era prima, senza perdersi in stucchevoli refrain, è di ottime intenzioni. Quando poi è suonato pure bene, e i ragazzi ci mettono del loro, il progettino piace. Chitarracce figlie del thrash americano e batteria hardcoreggiante, basso e riffoni in tipico groove-metal style, assenza di fronzoli per una compattezza sonora su cui si trovano a proprio agio disgustate e misantropiche riflessioni urlate senza remore. “Ambiente Ostile”, “Memento Mori”, o “Infine Antropofagia” non contengono scontate e sanguinolente liriche, ma violente paure materializzate direttamente dal tormentato animo umano. L’inizio di “Memento Mori” è una extremely low-frenquency sberla nello stomaco, i cambi di tempo di “F5 Fury” sono imponenti e graffianti, i riff grassi e chitarrosi di “Bart’s Song” spezzano la schiena con un down-tempo ossessivo e decisamente ben costruito.
Il disco è omogeneo, immediato, nel complesso ben scritto, ma lascia intravedere comunque buoni margini per un’ulteriore personalizzazione e maturità del suono… chiave, questa, per un risalto maggiore dell’abilità compositiva dei cinque, già capaci di insolita intelligenza in un contesto “metal” di nicchia, spesso costretto a proporre progetti imbarazzanti.
…unanota
[Tracklist: 1. F5 Fury / 2. Ambiente Ostile / 3. Memento Mori / 4. Infine Antropofagia / 5. Bart’s Song / 6. Riki’s Song]
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Allo |
| Kasabian - Empire |
Barocco, ridondante e cinicamente fuori moda.
Questo fa di 'Empire' un disco inaspettato e decisamente di livello.
Dopo il travolgente ed omonimo esordio i 4 ragazzacci di Leicester hanno cavalcato sapientemente l'onda giusta prendendo tutti in contropiede con un singolo a marcetta militare (Empire) con l'orchestra al posto delle chitarre.
E che...
Barocco, ridondante e cinicamente fuori moda.
Questo fa di 'Empire' un disco inaspettato e decisamente di livello.
Dopo il travolgente ed omonimo esordio i 4 ragazzacci di Leicester hanno cavalcato sapientemente l'onda giusta prendendo tutti in contropiede con un singolo a marcetta militare (Empire) con l'orchestra al posto delle chitarre.
E che rocker sono?
Attuali. Su questo non ci piove.
Empire è uno schiaffo a chi non scommetteva un nichelino su quel miscuglio tanto divertente e modaiolo.
I Nostri tirano fuori le unghie e stendono critche e mugugni.
Un disco r'n'r fatto di canzoni splendide e sovra-prodotte, tanto fuori moda in questi ultimi anni.
Questa è la forza dei kasabian: domani.
Per questo ne sentiremo parlare ancora per molto.
Tracklist:
1.empire
2.shoot the runner
3.last trip
4.me plus one
5.sunrise
6.apnea
7.program 68
8.stuntman
9.seek and destroy
10.british legion
11.the doberman
Allo
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Zitanza |
| Manges + Senza Benza live |
Arci Taun, Fidenza (PR)
Venerdì 20 ottobre 2006.
L'occasione era ghiotta, non si poteva perdere.
I Manges tornano live e presentano il loro nuovissimo e attesissimo disco "Go Down".
Si può dire che chi contava c'era.
Tutti quelli che tre accordi bastano eccome, tutti quelli che non si stancano mai ad ascoltare "Rocket to Russia",...
Arci Taun, Fidenza (PR)
Venerdì 20 ottobre 2006.
L'occasione era ghiotta, non si poteva perdere.
I Manges tornano live e presentano il loro nuovissimo e attesissimo disco "Go Down".
Si può dire che chi contava c'era.
Tutti quelli che tre accordi bastano eccome, tutti quelli che non si stancano mai ad ascoltare "Rocket to Russia", insomma tutti quelli che amano i Ramones erano lì.
Il locale era farcito e bollente già quando sul minuscolo palco si esibiscno gli storici Senza Benza.
Tra vecchie e nuove canzoni scaldano e trascinano il pubblico verso il momento tanto atteso.
Appena i quattro con le magliette a righe salgono sul palco tutti noi impazziamo ed è subito delirio.
Alle prime note le prime file si scatenano in un pogo esagerato per il piccolo posto, seguito da vari stage diving che proiettano i malcapitati a pochi centimetri dal soffitto data la poca altezza di esso.
I Manges comunque sono un treno potente e preciso che si ferma di rado tra una canzone e l'altra, giusto il tempo di prendere fiato.
Personalmente ho apprezzato tantissimo i pezzi vecchi ma anche quelli nuovi spaccano di brutto.
Tra questi i miei preferiti: "Ten shots", "Vengeance is mine" e "Another day".
Alla fine del loro bollentissimo live-set usciamo tutti dal locale per ripendere fiato accaldati e sudati ma soddisfatti.
Di gruppi come loro in Italia ce ne sono pochi.
Di gente che crede in quello che fà come loro, altrettanto.
Loro sono il punk-rock in Italia, quello vero.
Ascoltare per credere.
Gabba gabba hey!
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Allo |
| Le Nuvole di Feltrinelli |
Quando un mondo è brutto è più facile innamorarsi del bello.
Questo è il pensiero primo entrando nello specifico della collana 'Le Nuvole' della Feltrinelli.
Una raccolta atipica e gradevolmente colta di tutte le migliori pellicole circolate nelle (poche) sale italiane e prossime alla pubblicazione in dvd.E fino a qui niente...
Quando un mondo è brutto è più facile innamorarsi del bello.
Questo è il pensiero primo entrando nello specifico della collana 'Le Nuvole' della Feltrinelli.
Una raccolta atipica e gradevolmente colta di tutte le migliori pellicole circolate nelle (poche) sale italiane e prossime alla pubblicazione in dvd.E fino a qui niente di nuovo.
Se non che la sempre attenta casa editrice ha avuto l'intuizione corretta: perchè, oltre che pubblicare il film in dvd, non aggiungiamo qualcosa in più?
Alla fine, a pensarci bene, capita spessisimo di spendere quei 20 euro per il film che tanto asppettavamo e ci ritroviamo essenzilamente con il dischetto e la custodia in plastica. Nulla di più.
Ecco quindi la nascita de 'Le Nuvole'.
Stupefacente proposta 'alternativa' all' acquisto del dvd, pubblicato in un elegante packaging cartonato e con allegato sempre qualcosa 'in più'.
Da un secondo dvd di approfondimenti a volumi e fascicoli per scavare attorno alle tematiche proposte dalle pellicole. Ad un prezzo identico a quello di videoteca.
Ottima opportunità per entrare in contatto con alcune delle migliori produzioni mondiali degli ultimi periodi.
Ad oggi ecco i film pubblicati:
David Cronenberg - A history of violence
DVD+libro. Una storia di violenza o una storia della violenza? Il racconto di un caso particolare o la genealogia di un male che riguarda tutti noi? Da uno dei maestri dell’horror, il regista di Crash, Spider, Il pasto nudo. Con Ed Harris e William Hurt. Con il libro Cronemberg, le origini, di Gianni Canova. Introduzione di Bruno Fornara.
Gavin Hood - Il suo nome è Tsotsi
DVD+libro. Dal Sud Africa una commovente storia di redenzione. Oscar 2006 come miglior film straniero. Negli extra del dvd il backstage del film e un'intervista esclusiva a Nadine Gordimer. Con il libro Gli uomini non nascono fratelli, introduzione di Dario Zonta, testi di Nadine Gordimer. Negli extra: The storekeeper e Un giorno nella vita di Josiah: cortometraggi inediti di Gavin Hood;
Ang Lee - I segreti di Brokeback Mountain
2 DVD+libro. Il film scandalo più acclamato, amato e premiato del 2006. Con Heath Ledger, Jake Gyllenhaal. Leone d’oro per il miglior film alla LXII Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2005); 4 Golden Globes 2006: miglior film drammatico, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior canzone; Oscar 2006: miglior regia, miglior colonna sonora e migliore sceneggiatura non originale.
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne - L'enfant
DVD+libro. I fratelli Dardenne, grandi maestri del cinema europeo, firmano un altro capolavoro: una storia d’amore che è anche storia di come essere padre. Palma d’oro del Festival di Cannes 2005. Negli extra: lezione di cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne, un'intervista a Jean-Pierre e Luc Dardenne e a Daniele Gaglianone.
Jim Jarmusch - Broken Flowers
DVD+libro. Dal grande regista di Ghost Dog, Dead Man, Daunbailò, il film che ha vinto il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2005. Con Bill Murray, Jessica Lange, Sharon Stone, Tilda Swinton.
Michael Haneke - Niente da nascondere
DVD+Libro. “Dal regista di La pianista due grandi attori per un vero capolavoro del cinema!” Con Daniel Auteil e Juliette Binoche.
Cristina Comencini - La bestia nel cuore
DVD+libro. Il film rivelazione del Festival di Venezia 2005, candidato agli Oscar 2006 come miglior film straniero in edizione speciale. Negli extra il backstage del film e interviste esclusive a Cristina Comencini e Adriano Sofri. Al DVD è allegato il libro La bestia nel cuore, dal romanzo al film.
Occasione unica per poter andare a fondo di ciò che di bello, questo mondo brutto, riesce ancora a produrre.
Seguiranno aggiornamenti.
Marco Allegri
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Allo |
| MEI 2006! |
Come da tradizione ormai assodata lo staff del Centro Musica 'Il Cascinetto' e la poderosa redazione dell'annesso portale web saranno presenti per l'edizione 2006 del Mei - Meeting delle Etichette Indipendenti.
E' quindi confermato lo stand per ritrovarsi e incontrare tutto e tutti.
Le band della città di Cremona interessate a promozionare...
Come da tradizione ormai assodata lo staff del Centro Musica 'Il Cascinetto' e la poderosa redazione dell'annesso portale web saranno presenti per l'edizione 2006 del Mei - Meeting delle Etichette Indipendenti.
E' quindi confermato lo stand per ritrovarsi e incontrare tutto e tutti.
Le band della città di Cremona interessate a promozionare i loro prodotti presso lo stand del Centro Musica non devono fare altro che far pervenire il materiale entro e non oltre il 21 Novembre presso:
Centro Musica il Cascinetto
via Maffi 2a
Cremona
Buon Mei a tutti.
Lo staff del CM
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| Sodastream - Reservations |
Gran colpo per casa Homesleep, non c'è che dire.
Karl & Pete necessitano di ben poche presentazioni.
Duo australiano eclettico ad alte tinte alt-folk riconosciuto ormai da anni quale una delle migliori relatà di ciò che resta del famigerato NAM, New Acoustic Movement.
Seguito del capolavoro 'A Minor Revival' questo 'Reservations' presenta...
Gran colpo per casa Homesleep, non c'è che dire.
Karl & Pete necessitano di ben poche presentazioni.
Duo australiano eclettico ad alte tinte alt-folk riconosciuto ormai da anni quale una delle migliori relatà di ciò che resta del famigerato NAM, New Acoustic Movement.
Seguito del capolavoro 'A Minor Revival' questo 'Reservations' presenta tinte decisamente più scure e cupe, mantenedo nel proprio dna la formula ormai acquisita dai due simpatici australiani.
Melodie senza tempo che, impassibili a qualsiasi tipo di moda o hype, raccontano storie. Nulla di più.
Ed è proprio questo che chiediamo ai Sodastream: prenderci per mano ed accompagnarci nelle loro armonie tanto distanti e suggestive.
Non chiediamo altro, perchè i Sodastream sono e devono rimanere eccezionali nella loro semplicità.
Ed in questo 'Reservations' certo non delude.
Tracklist
1. Warm July
2. Anti
3. Twin Lakes
4. Tickets To The Fight
5. Anniversary
6. Michelle's Cabin
7. Firelines
8. Reservations
9. Don't Make A Scene
10. Young And Able
Marco Allegri
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| Marlene Kuntz - S-Low |
Talvolta gli estratti live hanno ben poche motivazioni.
Talvolta è il $ a dettare determinate uscite.
Questo non è il caso di S-Low dei Marlene Kuntz.
Documento audio della bellissima tournè 'pacata' appena conclusa.
Epilogo di un progetto bello e doveroso che ha ridato lustro ad una macchina live talvolta eccessivamente sottovalutata.
E' bello...
Talvolta gli estratti live hanno ben poche motivazioni.
Talvolta è il $ a dettare determinate uscite.
Questo non è il caso di S-Low dei Marlene Kuntz.
Documento audio della bellissima tournè 'pacata' appena conclusa.
Epilogo di un progetto bello e doveroso che ha ridato lustro ad una macchina live talvolta eccessivamente sottovalutata.
E' bello poter rivivere i brani che hanno fatto la storia discografica dei 4 cuneesi rivisti in chiave 'lenta', slow appunto.
Una buona occasione per incontrare ciò che dei Marlene era sempre stato dimenticato: il songwriting.
Perchè talvolta, dietro alla rockstar c'è di più.
Ed è questo il caso.
Tracklist:
1. Lieve
2. Danza
3. Ti giro intorno
4. Fuoco su di te
5. La canzone che scrivo per te
6. Serrande alzate
7. Infinità
8. Amen
9. L'inganno
10. Come stavamo ieri
11. Schiele, lei, me
12. Nuotando nell'aria
Marco Allegri
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| VINCITORI MYSPACE 2007!!! |
si sono chiuse le votazioni del concorso Myspace Contenst 2007.
Tra le 220 band iscritte sono emersi i tre vincitori:
Canadians
the phinx
Fresh Air of Hiroshima
Lo staff di Cantiere Sonoro 2007 vuole ringraziare tutte le band partecipanti.
La serata finale del concorso è prevista per il prossimo 23 marzo 2007 presso il Mydian...
si sono chiuse le votazioni del concorso Myspace Contenst 2007.
Tra le 220 band iscritte sono emersi i tre vincitori:
Canadians
the phinx
Fresh Air of Hiroshima
Lo staff di Cantiere Sonoro 2007 vuole ringraziare tutte le band partecipanti.
La serata finale del concorso è prevista per il prossimo 23 marzo 2007 presso il Mydian di Cremona.
Ospiti della serata saranno Il Teatro degli Orrori ()www.ilteatrodegliorrori.comILTEATRO DEGLI ORRORI, al secolo, Giulio Ragno Favero al basso, Gionata Mirai alla chitarra, Francesco Valente alla batteria, Pierpaolo Capovilla alla voce.
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Allo |
| Myspace Event 2007 |
Venerdì 23 Marzo 2007
MYSPACE EVENT
Midian - via Eridano 2 - Cremona
21,30 - Ingresso gratuito
CANADIANS
www.myspace.com/canadianstheband
FRESH AIR OF HIROSHIMA
www.myspace.com/freshairofhiroshima
THE PHINX
www.myspace.com/thephinx
Gli ospiti della serata saranno:
IL TEATRO DEGLI ORRORI
www.ilteatrodegliorrori.com
SUPER- ANTEPRIMA DEL DISCO IN USCITA IL 6 APRILE
Pierpaolo Capovilla alla voce (One Dimensional Man)
Giulio Ragno Favero al basso (ex-One Dimensional Man)
Gionata Mirai alla chitarra...
Venerdì 23 Marzo 2007
MYSPACE EVENT
Midian - via Eridano 2 - Cremona
21,30 - Ingresso gratuito
CANADIANS
www.myspace.com/canadianstheband
FRESH AIR OF HIROSHIMA
www.myspace.com/freshairofhiroshima
THE PHINX
www.myspace.com/thephinx
Gli ospiti della serata saranno:
IL TEATRO DEGLI ORRORI
www.ilteatrodegliorrori.com
SUPER- ANTEPRIMA DEL DISCO IN USCITA IL 6 APRILE
Pierpaolo Capovilla alla voce (One Dimensional Man)
Giulio Ragno Favero al basso (ex-One Dimensional Man)
Gionata Mirai alla chitarra (Super Elastic Bubble Plastic)
Francesco Valente alla batteria (One Dimensional Man)
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| MONTEVERDI UNPLUGGED |
...ultimo appuntamento pr la neorassegna Monteverdi Unplugged....
Domendica 25 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi-Fabbrica delle Arti quarto appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Don't Dare e Sydorojé; espone Cristina Biondi - Pittrice
Don't Dare www.dontdare.it
I Don't Dare nascono nel 1999 a Crema (CR). Da allora si sono esibiti...
...ultimo appuntamento pr la neorassegna Monteverdi Unplugged....
Domendica 25 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi-Fabbrica delle Arti quarto appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Don't Dare e Sydorojé; espone Cristina Biondi - Pittrice
Don't Dare www.dontdare.it
I Don't Dare nascono nel 1999 a Crema (CR). Da allora si sono esibiti in decine di concerti tra feste dell'Unità, feste della birra, pub e locali di Lombardia, Emilia e Toscana. Hanno all'attivo tre CD autoprodotti, partecipazioni a manifestazioni e concorsi a livello regionale e nazionale ed i loro brani sono stati inclusi nelle compilation "CantiereSonoro 2002" (Cremona), "AQUED8" (Bologna) e Rock'akrema (Crema).
Sydroje www.myspace.com/sydroje
Ste, Muke e Andrea sono di Cremona e suonano insieme dal 2003, inizialmente in un gruppo con una formazione a quattro che comprende due chitarre, i Rumori Di Fondo; e dal giugno del 2005 nei Sydrojé, band che prevede una sola chitarra e formazione a tre. I Sydrojé suonano musica influenzata dalle sonorità aggressive del rock anni '90, sia italiano che straniero, e dalla riflessione e dolcezza del cantautorato italiano degli anni '60 e '70. Sono aperti a partecipazioni di altri musicisti e strumenti nella loro musica mantenendo però sempre il nucleo a tre.
Cristina Biondi - pittrice
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Allo |
| Elle - Bstrong |
A tre anni da le melodie sognanti di People Are Dancing In The AM tornano i gioiellini di casa Urtovox: Elle.
Indie-Rock quasi Tronico che immerge ancor di più i bravi Mestrini in atmosfere alterne ma mai stucchevoli.
Merito di un songwritng maturo e saldo e di una maggior consapevolezza delle...
A tre anni da le melodie sognanti di People Are Dancing In The AM tornano i gioiellini di casa Urtovox: Elle.
Indie-Rock quasi Tronico che immerge ancor di più i bravi Mestrini in atmosfere alterne ma mai stucchevoli.
Merito di un songwritng maturo e saldo e di una maggior consapevolezza delle strade da intraprendere.
La maturità è il denominatore di un disco bello, a tratti sorprendente ma che necessiterebbe forse di quel coraggio che rende il bello un capolavoro.
Fatto stà che qui il livello è davvero buono e di dischi così ce ne sono in giro ben pochi.
Meglio quindi non farselo scappare.
Confidando in quell'indie che tanto ci fa sentire a casa.
Tracklist:
* Come On
* How Does It Feel?
* Human Grace
* I Can't Understand
* FAQ
* To Be On The Way Out
* Might Is Right
* What's New?
* And You?
* Spy
Marco Allegri
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| My Space in Cantiere Contest 2006/2007 |
Scarica il regolamento completo!
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GLove |
| Gelato al Veleno |
(live act: BUGO + VIOLA / TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI / TEN THOUSAND BEES)
VENERDI 1 DICEMBRE 2006 - RAINBOW CLUB DI MILANO - ORE 21 -10
PREVENDITE SU www.rockit.it/gelatoalveleno SOLO PER OGGI
4 BIRRE a 10 EURO!
Rockit si avvicina al suo primo compleanno a doppia cifra. Nel 2007 saranno i...
(live act: BUGO + VIOLA / TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI / TEN THOUSAND BEES)
VENERDI 1 DICEMBRE 2006 - RAINBOW CLUB DI MILANO - ORE 21 -10
PREVENDITE SU www.rockit.it/gelatoalveleno SOLO PER OGGI
4 BIRRE a 10 EURO!
Rockit si avvicina al suo primo compleanno a doppia cifra. Nel 2007 saranno i primi dieci anni del punto di riferimento per tutta la Musica Italiana. Dieci anni che verranno festeggiati con 10 feste distribuite su tutto il territorio italiano. Ma prima del 10, c'è il 9. E ormai mancano solo due giorni: il primo dicembre - al Rainbow Club di Milano - si terrà "Gelato al veleno" - questo il nome della serata, una produzione "Decennale Rockit" - la festa più colorata del dicembre milanese.
Evento imperdibile, oltre che di per sè, per l'eccezionalità del cast. Sul palco saliranno per primi i Ten Thousand Bees, rivelazione della Provincia Italiana con le loro dolcezze indie-pop. A seguire i Tre Allegri Ragazzi Morti, che alterneranno i loro classici ini teen'n'roll a brani estratti dal loro nuovo album "Allegria senza fine" in uscita a gennaio. Infine, grande show del chiacchieratissimo "Beck delle Risaie" Bugo, in featuring esclusivo con Viola (lo pseudonimo dell'attrice Violante Placido), con la quale ha (re)inciso uno dei singoli più rotondi e gommosi del momento, "Amore mio Infinito". Per l'occasione ci saranno pure dei fiati... cornice da non perdere.
In chiusura, infine, ancora voglia di ballare indie-pop e rock'n'roll con le bolle di sapone soffiate sul dancefloor dai dj set di Polaroid Blog (da Bologna, patria indie italiana). In consolle anche Enver, con i suoi vini pregiati.
C'è poi una novità dell'ultim'ora. Grazie alla collaborazione con lo sponsor Heineken, Rockit offrirà una promozione speciale per fare festa come si deve: 4 birre a 10 euro. Per conquistarvi anche con le cose facili.
Il biglietto costerà 10 euro. Le prevendite sono aperte ancora per oggi su http://www.rockit.it/gelatoalveleno; per tutti quelli che vogliono essere sicuri di avere il biglietto ed evitare la fila passando dall' "Entrata avvelenati". Inizio serata ore 21. E all'interno si potranno scoprire tutte le novità di questo anno di festeggiamenti, compreso il nuovo ROCKIT'mag con 64 pagine.
Il tempo del contagio è arrivato e ormai non c'è più possibilità di vaccino.
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GLove |
| My Space Contest !!! |
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Regolamento
1. “MySpace in Cantiere Contest” è un concorso riservato a band e singoli, che presentino una pagina web pubblicata all’interno della community di www.myspace.com con una produzione di musiche inedite. Sono ammessi tutti gli stili musicali contemporanei. Sono ammesse anche le band con contratto discografico...
Vuoi saperne di più....
Regolamento
1. “MySpace in Cantiere Contest” è un concorso riservato a band e singoli, che presentino una pagina web pubblicata all’interno della community di www.myspace.com con una produzione di musiche inedite. Sono ammessi tutti gli stili musicali contemporanei. Sono ammesse anche le band con contratto discografico e di distribuzione indipendente che non abbiano all’attivo più di una pubblicazione.
2. I partecipanti al concorso e alla rassegna devono avere un’età non superiore a 30 anni compiuti. Per le band s’intende l’età media dei componenti.
3. Ogni band deve indicare il nome del referente responsabile. Per i minorenni deve essere indicato il nome di un maggiorenne quale referente.
4. La partecipazione al concorso è gratuita e non prevede nessuna forma di rimborso per i partecipanti alla serata conclusiva. Le band che ne faranno richiesta saranno ospitate a titolo gratuito in strutture debitamente attrezzate ad alloggio.
5. Per partecipare al concorso “MySpace in Cantiere Contest” è necessario fare:
Compilare l’apposito form d’iscrizione sul sito www.centromusicacremona.it
Inserire nella propria pagina “MySpace” il banner di partecipazione che verrà fornito via mail come risposta all’iscrizione;
6. I materiali di cui al punto 5 andranno registrati on-line entro il 28 Febbraio 2007.
7. La partecipazione a “MySpace in Cantiere Contest” non è consentita ai gruppi vincitori della passata edizione di Band in Cantiere, mentre per le band che hanno già partecipato c’è l’obbligo di presentare, alle selezioni, due brani diversi da quelli già presentati.
8. Le richieste di partecipazione al concorso “MySpace in Cantiere Contest” saranno valutate da una Giuria di Esperti e Professionisti del settore musicale, che individueranno un massimo di 3 band. Le tre band selezionate parteciperanno ad una serate dal vivo in un locale pubblico cremonese e la prima classificata vincerà un IPOD Nano 4 Giga. L’esibizione in pubblico dovrà rispettare le normative Enpals.
9. Le band selezionate dovranno essere in grado di suonare per trenta minuti.
10. Per quanto non previsto esplicitamente dal presente Regolamento, la Commissione di Esperti si esprimerà in merito ad eventuali controversie.
Realizzato in collaborazione con Finder srl
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Unanota |
| Intervista agli Ufomammut |
25 novembre 2006 – Meeting Etichette Indipendenti, Faenza
Meeting Etichette Indipendenti, rumorosa fiera della musica indie italiana e colorato mercatino e viavai di indaffarati e curiosi musicisti, produttori, operatori del settore, scribacchini, ascoltatori... un po' di tutto.
È in questo contesto che incontro -finalmente- Urlo e Poia, rispettivamente bassista/synthman/cantante e chitarrista/synthman degli...
25 novembre 2006 – Meeting Etichette Indipendenti, Faenza
Meeting Etichette Indipendenti, rumorosa fiera della musica indie italiana e colorato mercatino e viavai di indaffarati e curiosi musicisti, produttori, operatori del settore, scribacchini, ascoltatori... un po' di tutto.
È in questo contesto che incontro -finalmente- Urlo e Poia, rispettivamente bassista/synthman/cantante e chitarrista/synthman degli UFOMAMMUT... band di punta dell'underground psichedelico e pesante italiano, conosciuti e apprezzati -tristemente, come al solito-, forse più all'estero che in madrepatria.
Un punto di riferimento non solo per i tre splendidi dischi pubblicati finora (“Godlike Snake” - 2000, “Snailking” - 2004, “Lucifer Songs” - 2005), ma anche per aver intrapreso un ambizioso -e originale- progetto discografico, con l'etichetta Supernatural Cat.E non è finita: quanti visitatori del MEI non hanno passato almeno dieci minuti ad ammirare le serigrafie della poster-art di Malleus? Beh, sempre di Urlo e Poia si tratta, insieme alla splendida Lu.
È qui che posso conoscere i due artisti, e registrare una lunga chiacchierata in loro compagnia... tra freddure da brivido, continui scambi di identità, notizie e aneddoti vari. Buona lettura.
[unanota] Ci troviamo al Meeting delle Etichette Indipendenti, ma Ufomammut è presente soltanto in modo indiretto... allo stand espositivo di Malleus, una sola tra le vostre ”forme”. Ma qua al MEI, la più significativa e rappresentativa di queste sarebbe Supernatural Cat, forse la più bizzarra delle etichette; mi sembra che ora, in Italia, tra i pochi musicisti veramente indipendenti ci siate soprattutto voi, grazie a questo progetto un po' particolare...
[Urlo/Ufomammut] Supernatural Cat, intanto, è l’etichetta di Malleus, non di Ufomammut: molti confondono la cosa, dato che noi siamo “purtroppo” in molti progetti: Ufomammut, con Poia ed io, che poi siamo anche due dei tre Malleus, e Supernatural Cat che deriva da Malleus. Sì, Supernatural Cat è sicuramente, penso, l’etichetta più indipendente che ci sia oggi, perché proprio è un’etichetta fai-da-te: stiamo cercando di costruire un “panorama”, una cerchia di gruppi interessanti in Italia, e ci stiamo accorgendo che sono veramente pochi, perché ci sono molti cloni di bands straniere e pochi gruppi che cercano di fare qualcosa di veramente personale. Partendo da questo presupposto, stiamo cercando di fare un’etichetta che sia interessante, oltre che per la musica, anche per la grafica... quindi studiamo copertine realizzate a mano, stampate, numerate, come abbiamo fatto in questi anni con i poster. La prima uscita è stata “Lucifer Songs” degli Ufomammut, in collaborazione con l'inglese Rocket Recordings. Adesso esce il disco dei Morkobot, “Mostro”: saranno 500 cd e 500 lp, cioè 10” stampati a mano e numerati. E poi abbiamo in cantiere già prossime uscite… i Lento potrebbe essere una di queste, poi ci sarà sicuramente la ristampa di “Snailking” degli Ufomammut, e poi comunque altre band interessanti verranno proposte, come i Farwest Zombee...(Urlo mi dirà poi che i Farwest Zombee sono un suo progetto, in uscita nel 2007... un side-project nato da lui, a cui lavorerà con Poia e che coinvolgerà entità diverse. - n.d.r.)
[Poia/Ufomammut] Il fatto di essere in Ufomammut è semplicemente il modo per sperimentare anche questa nuova etichetta, perché ci siamo affidati a un gruppo che poteva meno rompere le balle… Cioè, alla fine per Ufomammut le copertine che fa Malleus vanno bene!
[Urlo] Già, non dice mai niente, non si lamenta... Ma anche a noi piace la loro musica, comunque. (risate) L’occasione di partire con sé stessi è sicuramente una buona cosa... Però con i Morkobot forse ci siamo trovati ancora meglio che con gli Ufomammut, perché sono proprio entusiasti e felici… siamo contenti che la seconda uscita sia stato il loro disco.
[unanota] Malleus interviene anche più direttamente nella vostra musica, ovvero nella creazione dei “soundscapes”, i visual che proiettate durante i vostri concerti e che sono parte integrante della musica di Ufomammut.
[Urlo] Sì, per noi è una cosa spontanea: come Ufomammut abbiamo l’occasione di “sfruttare” l’amicizia con Malleus, per cui avere gratis alcune cose che alla fine altre band non potrebbero avere. Un progetto come “Lucifer Songs” sarebbe sicuramente costoso per una band che non ha la nostra possibilità, per cui siamo stati abbastanza fortunati…
[Poia] …a conoscerci! (risate) E comunque il filo conduttore di tutto quanto, per adesso, è sempre stata la musica; è quella che ha spinto e ha mosso tutto il resto… abbiamo iniziato suonando in un gruppo e da lì è venuto fuori tutto… perché la musica ha bisogno anche dell’immagine.
[unanota] E come nei live-set, pure il vostro ultimo disco, con il dvd di “paesaggi sonori” allegato, è improntato come unione e correlazione complementare di musica e immagini, un coinvolgimento totale...
[Urlo] Sì, perché la nostra musica senza immagini forse non sarebbe la stessa cosa, e così le immagini senza la musica; penso che un disco come “Lucifer Songs” senza una versione in immagine non avrebbe la stessa forza. Anche questo non nasce da un'imposizione: abbiamo iniziato a lavorare a proiezioni per i live ed è venuto spontaneo fare una versione dvd del disco. Penso che sarà così anche per il prossimo, perché comunque ormai non riusciamo a scindere le due cose... quando ci capita magari di suonare in locali dove non puoi avere le proiezioni è come se mancasse un quarto componente.
[Poia] L’idea dello spettacolo totale ci ha sempre entusiasmato: le poche volte in cui ci è capitato di vedere un concerto e in contemporanea di assistere anche a uno spettacolo di proiezioni, magari solo diapositive, piuttosto che bolle colorate o cose del genere, la cosa cambiava molto. L’idea del coinvolgimento multisensoriale è stata sempre una delle nostre priorità... e poi ci siamo ispirati anche a quello che è già avvenuto ma che è stato dimenticato nei vari live acts degli anni ’60 con proiezioni, luci, colori… Diciamo che questa è stata un po’ la molla primigenia di tutto quanto, poi dopo abbiamo esplorato il nostro modo di fare.
[Urlo] Sicuramente non abbiamo fatto niente di nuovo, anche perché oggi è impossibile, però abbiamo cercato di farlo a modo nostro... Se tu guardi “Lucifer Rising” (pellicola del 1972 diretta da Kenneth Anger - n.d.r.) e poi “Lucifer Songs”, non c’è niente di nuovo, ma è sicuramente personale: abbiamo voluto addentrarci tramite la musica in un altro mondo, e capire cosa poteva venire fuori mescolando i due elementi.
[unanota] “Snailking” mi è sembrato un disco di per sé davvero sconvolgente: un suono totale, un gran disco come sonorità, emozioni, coinvolgimento. Ascoltando “Lucifer Songs”, pur molto bello e diverso dal predecessore, mi chiedevo se non si trattasse soltanto di una specie di passaggio verso qualcosa di ancora diverso...perché i pezzi sembravano forse più semplici, il suono più cupo e scarno, con meno elementi seppur con un fascino e una potenza notevoli.
[Urlo] Non so, come ti dicevo prima le cose nascono senza una ricerca esasperata, proprio per non forzarle e non farle diventare esagerate o innaturali. “Lucifer Songs” è nato e deriva da “Snailking”, anche perché comunque alcuni pezzi erano già in cantiere...
[Poia] Sono i cosiddetti “out-takes”…
[Urlo] Sì, erano brani che esistevano già con “Snailking”, e che però avevamo deciso di posticipare proprio perché diversi nello stile rispetto a quel disco; in più ci sono brani forse più scuri e più scarni, come la stessa “Lucifer Song”... pezzi che forse sono un passo verso quelle che saranno le nuove composizioni, secondo me completamente diverse... in quanto partono dal non voler ripetere un disco.Già da “Godlike Snake” a “Snailking” il passo era stato secondo me notevole; il primo disco è più psichedelico, il secondo è già più macinoso e “complicato”…
[unanota] Il primo album infatti contiene anche una coda strumentale molto psichedelica, quasi pinkfloydiana... il pezzo finale dell'ultimo ep, invece, è qualcosa di completamente diverso e più misterioso.
[Urlo] Esatto… Ma “Lucifer Songs” è forse più vicino a “Godlike Snake” come impronta. I prossimi pezzi, -se mai li faremo, poi non si sa mai!- saranno secondo me un altro passo… poi che sia un ritornare indietro, andare avanti, o altro... non so!
[Poia] E’ un po’ una cosa di equilibrio, nel senso che non vogliamo rifare le stesse cose, però al tempo stesso non è che vogliamo per forza fare gli strani a tutti i costi. Molte volte oggi senti dei gruppi che forzano l’aspetto estetico per renderlo più strano e inascoltabile possibile, ma secondo me poi perdono di vista l’idea stessa della musica, che invece deve essere qualcosa che ti perseguita come se fosse un tuo “credo”.
[Urlo] Sì, è importante e fondamentale fare ciò che in quel momento tu vuoi. Non ci siamo mai posti dei generi... infatti quando ci dicono che siamo stoner, per esempio, ci girano le balle, ma non tanto per la definizione…
[unanota] Già. Da ascoltatore posso dire ad esempio che certi riff di “Lucifer Songs” mi ricordano qualcosa degli Sleep, piuttosto che un synth o un altro suono mi rimandano a qualcosa di diverso, però so che considero un singolo elemento in un contesto enorme, cosa che ha poco senso nell’ascoltare musica.
[Urlo] Sì, ma poi è logico, nel senso che gli Sleep o i God Machine, o altre bands, sono stati per noi gruppi fondamentali.
[Poia] Gli Sleep, e non, per dire, gli Electric Wizard… gli Sleep sono venuti prima, e hanno fatto qualcosa, cioè rielaborare il suono dei Black Sabbath in un modo personale. Loro stessi si definivano “stoned metal”, però allora non esisteva questa definizione, che alla fine serve per mettere insieme musica psichedelica e pesante.
[Urlo] Poi chiudere la musica in un circuito rimane riduttivo... Ad esempio “Lacrimosa” è il pezzo quasi “pop” di “Snailking”, mentre “Lucifer Song” è più una composizione sinfonica… Per cui non ci siamo mai posti il problema se dobbiamo essere un gruppo “stoner” o, butto lì, un gruppo “doom”, proprio per una questione di non interesse a fermarsi a fare sempre una stessa cosa.
[unanota] C'entrano anche i vostri ascolti, immagino... Esempi?
[Poia] Ascoltiamo molte cose diverse continuamente… roba pesante ne ascoltiamo molta meno… cambiano anche i gusti. Stiamo anche riscoprendo roba vecchia, tanto da rendersi conto che molte cose che sembrano nuove in realtà sono già state fatte vent'anni fa, e anche meglio.
[Urlo] Stiamo ascoltando musica che non c'entra nulla con quello che suoniamo: Amandine, in questi giorni, o Mister Oizo, ma anche Devendra Bhanart, Vetiver, Charlotte Gainsbourg... tutte cose molto tranquille. Quando qualcosa è troppo violento non mi interessa più, preferisco ricercare altrove. Ci sono gruppi che comunque mi piacciono, come i Dillinger Escape Plan, però non sono dischi che ascolterei più di una volta.
[Poia] Alcune cose troppo violente sembrano che siano sviluppate solo in un’unica direzione, è come usare sempre uno stesso tono di voce, dopo un po’ non ne puoi più, non c’è l’altro lato della musica, scavi e trovi solo quello, l’urgenza della violenza.
[Urlo] Dipende anche che significato dai alla parola violenza; secondo me “violento” in musica non deve essere solamente una cascata di gente che urla o che suona chitarre ultra pesanti… cioè, probabilmente per degli ascoltatori noi siamo un gruppo violento, o pesante, non lo so... Ma l’idea della malvagità è un po’ più interessante dell’idea del violento…come dicevi ad esempio tu prima riguardo a “Lucifer Songs”.
[unanota] Una domanda molto più sbrigativa per i fan e chi vi segue e vi ascolta... Avete previsioni “pratiche” su come sviluppare i lavori per il disco, uscite, o cose del genere...?
[Urlo] No. Adesso abbiamo una coda di tantissimi gruppi che dobbiamo soddisfare... Anche qui non abbiamo programmi precisi. Più invecchiamo e più diventiamo aperti a progetti nuovi... adesso comunque stiamo sviluppando delle altre idee, muovendoci su altri territori, sperimentando il modo di comporre i pezzi magari in maniera più larga, e così via... per cui sicuramente uscirà qualcosa, ma non sappiamo quando, non sappiamo come, non sappiamo perché...! Anche adesso come etichetta diventa più facile il fatto di poter fare quello che vuoi... perché sai che c'è sempre un allocco che ti pubblica i dischi!
[Poia] ...che poi saremmo noi! (risate)
[unanota] Un'altra questione per pochi “fanatici”... Volevo chiedervi, se possibile, qualche piccolo segreto riguardo alla strumentazione che utilizzate... dato il suono così incredibile e spesso che vi caratterizza.
[Urlo] Io uso un basso Rickenbacker, poiché il basso è Rickenbacker -punto e basta!-, ma poi ho anche uno Squier che va abbastanza bene. Poi suono con testata Orange e cassa Green... Come effetti uso un distorsore, un delay, uno Small Stone, poi alcuni effetti per la voce... e un Moog Taurus.
[Poia] Io invece uso testata Green, cassa Green, come chitarra alterno tra una Gibson Les Paul e una Squier Bullet... Mi sono autocostruito una valigetta di legno con gli effetti, e poi uso una pedaliera midi con cui comando un calcolatore elettronico e lancio dei campioni...
[unanota] A maggio siete stati per la prima volta a suonare in giro per l'Europa... a parte la soddisfazione e il notevole traguardo, come è stato suonare all'estero, come vi siete trovati? Qualche aneddoto...
[Urlo] Fondamentalmente, come in Italia: dipende dai posti e dalla promozione che viene fatta... ci è capitato di suonare a Bournemouth davanti a due persone; il gestore è arrivato, tutto contento, e dice: “Sai, gli stipendi arrivano la settimana prossima, però volevo fare la data lo stesso...” ! Però poi ci hanno dato un albergo che ci ha ripagati dello scotto: una roba così non l'abbiamo mai vista in vita nostra! Eravamo in quattro e avevamo una tripla a testa, con balcone sull'oceano e lussi vari, e non abbiamo mai capito perché.
[Poia] E poi lì a Bournemouth abbiamo suonato in un posto chiamato "Opera House", che è un locale che in Italia non potrà mai esistere: splendido, doppio palco con una sala enorme tutta barocca... il palco dove abbiamo suonato noi, che era quello "piccolo", era una cosa immensa!
[Urlo] In Belgio invece abbiamo avuto un notevole seguito, abbiamo suonato con Boris e Knut.
[Poia] A Bristol, in Inghilterra, la sera prima era pieno...
[Urlo] Al Roadburn Festival è stato divertente perché noi abbiamo un fonico -che adoriamo-, Ciccio... è importante questo nome: io lo chiamavo dicendo: "Ciccio, alza...! Ciccio, Ciccio!", e Poia pure: "Ciccio... Ciccio!", e ad un certo punto c'era tutta la gente che urlava: "Ciccio! Ciccio!"... (risate)
[unanota] Siete soddisfatti comunque che questo tour, anche a livello promozionale, vi abbia portato a una migliore visibilità anche in Italia? Rispetto ai periodi "bui" fino al pressochè sconosciuto "Snailking"...
[Urlo] "Snailking" è stato curato da un'etichetta che alla fine non ha curato niente; la cosa di cui siamo felici è che ora noi abbiamo in mano noi stessi, sta a noi fare il più possibile, e da noi dipende adesso la riuscita o meno delle cose; per cui c'è più sbattimento ma è anche più interessante e stimolante.
[unanota] Vi ringrazio tantissimo per la chiacchierata... Mi è dispiaciuto molto non avervi potuto vedere qui al MEI dal vivo...
[Urlo] Eh, anche a noi è spiaciuto, perché volevamo fare una serata Supernatural Cat con i Lento e i Morkobot, però poi le possibilità erano solo pizzerie o cose del genere... Forse per il suono che abbiamo è stato meglio lasciar perdere. Ma ci saranno altre occasioni: stiamo lavorando all'idea di serate Supernatural Cat, per cui spero che la gente si accorgerà presto che non esiste solo un certo tipo di musica in Italia, cioè quell'insopportabile indie-pop o i Death of Anna Karina o cagate del genere...
[Poia] Il problema è anche l'esportabilità: la maggior parte dei gruppi italiani, se li fai sentire all'estero, ti ridono dietro... anche perché sono in ritardo; io penso che se tu devi fare musica devi fare quello che vuoi tu, non devi seguire un genere o pensare di diventare famoso come il proprio gruppo di riferimento... L'importante piuttosto è creare qualcosa di originale o personale; mi sembra quasi impossibile che in musica non ci sia in realtà questa ricerca. Alla fine è un'arte, chiamiamola così... possiamo anche sminuirla quanto vuoi ma in realtà rimane sempre un'arte... quindi devi esplorare, non puoi copiare.
Grazie a Ufomammut.
Un ringraziamento particolare a Urlo e Poia.
...unanota
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| Doppio Lungo Addio - Bubola e Cotto a Dialoghi Sonori 2007 |
Doppio lungo Addio
incontro con Massimo Bubola e Massimo Cotto (Aliberti Editore)
Mercoledì 6 Dicembre 2006
Teatro Monteverdi – Cremona
Ore 21,30 – Ingresso Gratuito
In Doppio lungo addio, per la prima volta, il compagno di viaggio di Fabrizio de André (con lui ha firmato capolavori come Andrea, Don Raffaè, Franziska, Coda di lupo...
Doppio lungo Addio
incontro con Massimo Bubola e Massimo Cotto (Aliberti Editore)
Mercoledì 6 Dicembre 2006
Teatro Monteverdi – Cremona
Ore 21,30 – Ingresso Gratuito
In Doppio lungo addio, per la prima volta, il compagno di viaggio di Fabrizio de André (con lui ha firmato capolavori come Andrea, Don Raffaè, Franziska, Coda di lupo e tante altre…) accetta di raccontare nel dettaglio la sua amicizia con De André, di rivelare gli aneddoti, i dialoghi, le paure, i successi, i contrasti. Una carrellata di ricordi, un film appassionante e straordinario girato assieme all'artista più amato che ha lasciato segni indelebili nella memoria collettiva.
In collaborazione con la Libreria il Convegno di Cremona.
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| [Special] Subsonica - Terrestre Live ed altre disfunzioni |
Dopo un tour mastodontico che ha consacrata il verbo Subsonica in ognidove ecco che arriva la giusta e sentita testimonianza dell'accaduto.
Nulla di nuovo, all'apparenza, ma ormai siamo abituati ad aspettarci la non banalità.
S'è parlato di loro tanto, forse troppo, ed il rischio di vederli ingabbiati nelle logiche marketing di...
Dopo un tour mastodontico che ha consacrata il verbo Subsonica in ognidove ecco che arriva la giusta e sentita testimonianza dell'accaduto.
Nulla di nuovo, all'apparenza, ma ormai siamo abituati ad aspettarci la non banalità.
S'è parlato di loro tanto, forse troppo, ed il rischio di vederli ingabbiati nelle logiche marketing di una multinazionale proprio non ci andava giù.
Ma ecco che i prodi torinesi riescono a smentirci un'altra volta.
Doppio cd con un lato di energia pura estratto dal live della scorsa stagione. Si ok, ma tutto qui?
Neanche per idea.
Ecco che sbuca una perla.
Un disco allegato (che da solo vale l'acquisto) di soli riarrangiamenti acustici e pezzi inediti.
Un piccolo memorandum di quanto le canzoni siano ancora al centro del discorso.
Sbuca un singolo-cover (Coriandoli a Natale) che non ti aspetti ripescato dalla discografia torinese sotteranea di un ventennio fa (Gigi Restagno) e subito capisci che nulla è cambiato.
Sono sempre loro.
Successi passati, inediti e nuove collaborazioni atte a ribadire che di carne al fuoco ce n'è ancora molta.
Se poi si prende conoscenza anche del dvd allora il gioco è fatto.
Invece di propinarci la solita scaletta live ecco un docu-film diretto da Luca Pastore in cui il palco è solo l'appendice alle vicende del gran carrozzone subsonico.
Camerini, chiacchere e contenuti extra (nascosti!!!) condiscono le migliori esibizioni live della migliore live band italiana.
Energia pura e genuinità immutata.
Questo è il punto. Questo è Subsonica.
Ed è proprio per questo che non siamo ancora stanchi.
Sempre in attesa di emozioni nuove.
Genuine e soniche.
Tracklists:
Terrestre live CD_1
01 Giorni a perdere (live)
02 Ratto (live)
03 Abitudine (live)
04 L’errore (live)
05 Two – Incantevole (live)
06 Corpo a Corpo (live)
07 Gasoline (live)
08 L’odore (live)
09 Il cielo su Torino (live)
10 Preso Blu (live)
Varie altre disfunzioni CD_2
00 Intro
01 Corpo a Corpo (versione acustica)
02 Angeles [ascolta]
03 Tutti i miei sbagli (versione acustica)
04 Le serpi (versione acustica)
05 Preso Blu (versione acustica)
06 I Chase the devil (featuring Victor)
07 Salto nel vuoto (remix)
08 Altre Disfunzioni
09 Lasciati (versione acustica)
10 Incantevole (versione acustica)
11 Coriandoli a Natale
12 Ancora ad odiare (versione domestica)
Be Human. Cronache terrestri tour 2005 (dvd)
01 Intro Terrestre;
02 Giorni a perdere;
03 Ratto;
04 Sole silenzioso;
05 Chase the devil;
06 Abitudine;
07 L'errore;
08 Liberi tutti;
09 Incantevole + Two;
10 L'odore;
11 Il cielo su Torino;
12 Gasoline;
13 Corpo a corpo;
14 Tutti i miei sbagli;
15 Preso Blu;
16 Nuova ossessione;
17 Perfezione;
18 Ancora ad odiare;
19 Fluido the activator;
Marco Allegri
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Allo |
| The Whitest Boy Alive - Dreams |
Colpevolmente in ritardo, sommerso dal marasma di uscite estive, ecco finalmente che si parla anche qui dei Whitest Boy Alive.
Side-non troppo-project di Erlend Oye dei Kings of Convenience che da battesimo alla neonata label Sleeping Star.
Disco bello, a tratti inaspettato, che frulla indie-pop di pregevole fattura con ritmiche sempre...
Colpevolmente in ritardo, sommerso dal marasma di uscite estive, ecco finalmente che si parla anche qui dei Whitest Boy Alive.
Side-non troppo-project di Erlend Oye dei Kings of Convenience che da battesimo alla neonata label Sleeping Star.
Disco bello, a tratti inaspettato, che frulla indie-pop di pregevole fattura con ritmiche sempre incalzanti e mai derivative.
Frutto della passione acustica del buon Erlend e del suo stesso volto electro che aveva visto luce con il suo primo (ed unico) disco solista.
Un disco leggero leggero che però fa muovere il piedino per bene e condisce con un bel 'più' il potenziale della band in oggetto.
Non è facile essere sempre all'altezza.
Ma questo pare proprio non esser un problema per il simpatico Oye.
Anzi.
Tracklist:
1. Burning
2. Above You
3. Inflation
4. Fireworks
5. Done With You
6. Don't Give Up
7. Figures
8. Borders
9. Golden Cage
10. All Ears
Marco Allegri
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Unanota |
| Sydrojé - Né vivere né morire |
80 minuti, forse, sono un po' eccessivi. Ventiquattro canzoni: tantissime.
Una raccolta caparbia dell'intera produzione della giovane band cremonese, dall'estate 2005 a giugno 2006, mese di pubblicazione del loro album d'esordio “Né vivere né morire”.
Cosa i tre suonino, è presto detto: rock semplice e diretto, suggestionato dalla poesia della tradizione cantautorale...
80 minuti, forse, sono un po' eccessivi. Ventiquattro canzoni: tantissime.
Una raccolta caparbia dell'intera produzione della giovane band cremonese, dall'estate 2005 a giugno 2006, mese di pubblicazione del loro album d'esordio “Né vivere né morire”.
Cosa i tre suonino, è presto detto: rock semplice e diretto, suggestionato dalla poesia della tradizione cantautorale italiana e dal modello verse-chorus-verse del grunge di Seattle. Suoni ruvidi e chiassosi si insinuano tra minimali ballate semi-acustiche e pianoforti intristiti... ma ciò è solo un tappeto teso e dolorante per i racconti, le canzoni, le liriche di Stefano Scrima (pure alle chitarre).
L'intento quasi lo-fi della resa del suono appiattisce gli strumenti rendendo le composizioni omogenee e poco varie negli arrangiamenti: è il cantato a dirigere la conduzione dei brani, e i frequenti cambi timbrici e le diverse soluzioni sottolineano il mood con cui affrontare la lettura -interessante, ricercata, seppur a volte ripetitiva- delle liriche. Le tematiche quotidiane e tipiche dell'adolescenza sono riscritte qui con insistente piglio autobiografico e inevitabilmente negativo, a volte quasi esasperato; non servono metafore o ardite costruzioni retoriche: come un diario intimo e personale, ogni brano del disco racchiude un capitolo -sofferente, triste, pessimista, innamorato- del continuum quotidiano del suo autore. Poco lirismo e scarsa mediazione linguistica, dunque, a fronte di un bisogno prepotente di sbattere in faccia all'ascoltatore la propria storia e le più interiori sensazioni: ascoltando il disco, la forza e la crudezza espressiva conducono inevitabilmente ad immedesimarsi nella voce e nella parola.
È sicuramente questo il lato più affascinante dei Sydrojé, anche se la lunga durata del disco è un deterrente in termini di ripetitività e ridondanza. Dall'altro lato, infatti, gli ascolti preferiti del trio pesano ancora molto sulla composizione musicale: molto citazionismo, in bilico tra Nirvana, Afterhours, Tre Allegri Ragazzi Morti ...evidenziando solo gli spunti più appariscenti. Le belle canzoni comunque non mancano, anche se spesso qualcosa si perde nei solchi di un giro di accordi troppo dilungato, o tra i versi di un ritornello ancora ripetuto; maggiore sintesi sarebbe certamente d'aiuto. Ottimi i capitoli di “Cercherò di essere un po' meglio di voi”, dove la voce di Stefano emerge al massimo della sua espressività, o della ritmatissima “Marocco dream nation”, idea quasi a sé stante, fulmine nei live-set del trio, in bilico tra garage-punk e l'indie-rock danzereccio di stampo british. A fare da contraltare, la cattiva e veloce “Succhi gastrici” e l’asfissiante negatività che pervade “Inutilità”, spiazzante e desolata in versi come “settanta chili in meno su questa terra verde, non sarà poi così grave. Sono già morti in tanti”. Tra gli episodi migliori anche “Quelli che soffrono”, diviso tra un classico riff di scuola grunge e il racconto post-scolastico dal mood alla Tre Allegri Ragazzi Morti. “Rabbia-Spray”, “Tutte le sere” e “Pesa il cielo” strizzano l’occhio ai Nirvana grezzi e istintivi degli esordi. Afterhours dietro l’angolo, invece, nella voce sospesa e nelle dinamiche della bella “Non sarò timido” e nella profonda “Né vivere né morire”, dove il pessimismo cosmico trova finalmente sfogo nel desiderio di rivalsa e riscatto personale. Tra i pezzi lenti e riflessivi, “La membrana plastica” è fra i più toccanti e meglio composti, anche di tutto il disco.
Insomma: esordio (fin troppo) corposo. Tantissima voglia di suonare. Musica che si racconta, giovanissimo cantautorato, poco curante della ricerca puramente sonora. Belle melodie, capaci di appigliarsi subito all'orecchio anche meno attento. Fosse un demo di cinque pezzi, il disco sarebbe ottimo. È necessario smussare gli angoli più ruvidi e i passaggi ostici. Confidiamo certamente nel futuro prossimo. Buon lavoro, buona continuazione.
...unanota
> Sydrojé: Stefano Scrima – voce & chitarra / Andrea Carasi – basso / Stefano Muchetti – batteria
> Tracklist: 01. Cercherò di essere un po' meglio di voi 02. Rabbia-spray 03. Inutilità 04. Carezze spaccacuore 05. Quinto piano vista sul Danubio 06. Non sarò timido 07. Quale onore 08. Né vivere né morire 09. Succhi gastrici 10. Non è mica semplice 11. La membrana plastica 12. Quelli che soffrono 13. Con te tonight 14. Come quando uccidevo per te 15. Mi rovina le giornate 16. Tutte le sere 17. Un cinghiale laureato in matematica pura 18. Amarti forte 19. Campeggio Barcellona 20. Sorridere 21. Marocco dream nation 22. Una voragine nel petto 23. Pesa il cielo 24. Vorrei finire tutto così
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Allo |
| Buon Natale e felice 2007! |
Lo staff del Centro Musica 'il Cascinetto' e di Cantiere Sonoro vi augurano felici feste e un buon inizio 2007.
A risentirci...
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Unanota |
| Morkobot - Mostro |
Dopo un paio di ascolti, l’unico pensiero sensato è quello di aver caricato l’hi-fi di casa con un disco di quelli che non capitano spesso. Un disco difficile. Ma incredibilmente suggestivo. E il brividino lungo la schiena mi fa temere di dover sprecare parole (queste parole) e non essere capace...
Dopo un paio di ascolti, l’unico pensiero sensato è quello di aver caricato l’hi-fi di casa con un disco di quelli che non capitano spesso. Un disco difficile. Ma incredibilmente suggestivo. E il brividino lungo la schiena mi fa temere di dover sprecare parole (queste parole) e non essere capace di raccontare nulla di intelligente su questo album. Diciamolo, una manciata di brani che hanno bisogno di essere ascoltati senza sproloqui d’inchiostro o divagazioni semi-mistiche da parte del malcapitato recensore.
Quindi, prima cosa: se il volume del vostro impianto casalingo è già alto, non lo sarà comunque a sufficienza. Seconda cosa: fan di easy-listening e indie-pop, alternativi di classifica, cambiate pagina e cambiate articolo. Terza cosa: informazioni preliminari.
“Mostro” è il secondo lavoro dei lodigiani Morkobot, pubblicato dall’indipendente italiana Supernatural Cat in edizione limitatissima, corredata dal meraviglioso artwork del laboratorio grafico Malleus, visionario e schizoide quanto basta per un’immersione prematura nell’atmosfera acida del disco.
Il “Mostro” è diviso in due. E parto da qui. Due facce, e se già una trasuda cattiveria, l’altra è seduttivamente malvagia. “Tobokrom” e “Zorgongollac” sono i brani di apertura, girano rabbiosi e nervosamente math: i due bassi pulsano in un marasma psichedelico di suoni vibranti… schizzi elettronici, una pausa dilatata a cui segue presto un’asfissiante ripresa; cambi di tempo, destrutturazioni morbose, susseguirsi di melodie lisergiche nel caos di fondo.
Pochi minuti per permettere al “Mostro” di emergere dai liquami degli abissi, uno schiaffo in faccia che svanisce con “Kaklaipus“, ma che si tramuta presto in un’atmosfera pervasiva dall’impatto sonoro apparentemente non-violento ma in realtà ancora più visionario e corrosivo. Il disco cambia letteralmente faccia: si tratta anche del lato più sinuoso, affascinante, rarefatto e scomposto, perverso, suggestivo, ipnotico e malvagio… dove la band fa il salto di qualità –creativa– diventando, più che extra/terrestre, extra/cliché… grazie a composizioni dallo spirito veramente personale.
Sostanzialmente, di post-ambient si tratta. Musica psichedelica, ambient destrutturato. Colori, suoni, sensazioni che si rincorrono dietro alla lentezza esasperata delle note trascinate o del trip in crescendo di “Cammut”. “Skrotokolm” esordisce con un incedere post-rock fangoso e marcio, aprendo la strada all’odissea psichedelica di “Poldon”, 24 minuti.
Dopo, il Nulla e l’appagamento di aver ascoltato qualcosa di eccezionale. L’ultimo brano, forse il più ricco di suggestioni, è praticamente una suite in cui individuo tre frammenti distinti… ricordo la prima parte in alcune vecchie esibizioni live della band: urla e risate maligne e agghiaccianti nel basso, quel riff così sludge e lascivo, con spirali sintetiche che si arrotolano ovunque… Poi, una batteria che impazzisce nell’eco, schizzi elettrici, il respiro ampio di quel la-mi ossessivo e ridondante. Poi, vapori e fumi che salgono, acri e soffocanti, a pulire la mente.
Il contorno si muove, mi accorgo di essere totalmente assorbito dalle vibrazioni.
Alzare ancora il volume. Spegnere la luce. Chiudere gli occhi. Lasciarsi suggestionare.
Perché il resto è veramente inchiostro sprecato.
…unanota
[Tracklist: 1.Tobokrom / 2. Zorgongollac / 3.Kaklaipus / 4.Cammut / 5.Skrotokolm / 6.Poldon]
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Allo |
| Lionel Pretzel & The Coypus |
Lionel Pretzel & The Coypus... Ho già paura alla prima domanda. Perché questo nome?
Caro Centro Musica, non devi temerci. Ti tratteremo come un amico, almeno fino alla fine dell'intervista.
Devi sapere che il nome Lionel Pretzel nasce dalla fusione di due entità che risalgono alla fine degli anni '90. Protagonista di...
Lionel Pretzel & The Coypus... Ho già paura alla prima domanda. Perché questo nome?
Caro Centro Musica, non devi temerci. Ti tratteremo come un amico, almeno fino alla fine dell'intervista.
Devi sapere che il nome Lionel Pretzel nasce dalla fusione di due entità che risalgono alla fine degli anni '90. Protagonista di quegli anni liceali era un famoso cantautore cremonese, legato alla scena electro-ambient-folk-indie-pop, che si faceva chiamare Lindom Pricess, per il quale avevamo sviluppato una vera e propria venerazione. Il fatto che il nome Lindom Pricess assomigliasse foneticamente al nome Lionel Ritchie ci portò sempre più sovente a chiamare quell'uomo Lionel Pricess. Devi altresì sapere che ai tempi, presso noi giovani rockstar in erba, spopolava un celebre episodio della nota seria animata The Simpsons, nel quale Marge (non sappiamo se la conosci, è quella con i capelli blu) si inventava imprenditrice nel duro mercato dei pretzel, gli squisiti snack salati di origine teutonica. E così, sai, abbiamo fatto una sorta di remix delle due cose, ed ecco spiegata l'origine del nome del nostro irresistibile frontman.
Fremerai ora dalla curiosità di conoscere le radici del resto del nome del nostro complesso. Ebbene, la parola inglese coypu è la trasposizione del nome scientifico myocastor coypus, cioè la nutria, un grosso roditore che infesta la campagna cremonese. Essendo noi dei ribelli, ci pareva giusto paragonarci a queste bestioline, che di primo acchito possono risultare ributtanti, ma che in realtà sono prodighe d'amore e romanticismo. Quanto ai nomi dei fratelli Coypu, ossia Randolph e Mortimer, possiamo solo dire che si tratta di una citazione cinefila. Ai fan più appassionati il compito di scovare lo splendido film di riferimento, diretto dal grande John Landis, regista che noi amiamo.
Vi servite di cover e di ritornelli noti nei vostri live. Come li selezionate?
Come si può intuire dalla risposta precedente, siamo dei grandi estimatori del cinema di qualità, quindi per i nostri show attingiamo a piene mani dalle colonne sonore delle pellicole che più ci aggradano. Aggiungi a ciò il debito che sentiamo di avere nei confronti del rock'n'roll embrionale, del blues, del doo-wop e della tradizione melodica, e il gioco è fatto. All'interno di un così vasto bacino musicale, selezioniamo i brani che meglio si adattano alle nostre ridotte capacità tecniche e all'essenzialità che vogliamo mantenere sul palco.
Quanto conta l'estetica in un progetto di questo tipo?
Il rock'n'roll è apparenza.
Noi siamo apparenza.
Noi siamo il rock'n'roll.
Per ora annoverate due autoproduzioni. Che c'è nei piani futuri del progetto?
È già in lavorazione il nostro primo dvd cronologico ed antologico, di cui - pensa a quanto sei fortunato - anticipiamo il titolo: Behind The Pretzel. Conterrà documenti shock, che faranno luce sugli aspetti più scabrosi del «power trio dell'amore» (come ci ha definiti Lester Bangs in un suo articolo del 1974). Conoscerete l'uomo che si nasconde sotto le spoglie di Lionel Pretzel, scoprirete il segreto della leggendaria prestanza sessuale di Randolph Coypu, vi addentrerete tra le ombre che gravano sul passato di Mortimer Coypu.
Unica domanda seria: da applausi la scelta di donare in beneficenza i ricavi delle vendite dei primi due lavori. Spiegateci il perché e il percome.
L'idea iniziale era quella di incidere in gran segreto un piccolo disco natalizio da donare ai nostri fan più appassionati e agli amici più cari. Ma spesso rock'n'roll e solidarietà vanno a braccetto, quindi ci siamo detti: «Facciamo le cose in grande!». Abbiamo deciso di coinvolgere nelle sessioni di registrazione degli ospiti speciali, abbiamo organizzato un concerto-evento che ha riscosso uno straordinario successo e alla fine abbiamo devoluto tutti gli utili, perché fare i deficienti va bene, ma farlo aiutando qualcuno va anche meglio.
Alla prossima, caro amico Centro Musica!
Domande: Allo
Risposte:Lionel Pretzel & The Coypus
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Unanota |
| Morvida - Super Muff ep |
Uno dei (pochi) gruppi accattivanti visti nei quindici minuti di esibizione scarsi sui palchi a rotazione del MEI 2006. Uno dei pochi demo raccolti nella due giorni di bagarre faentina che tolgono la voglia di far prendere polvere. Quattro pezzi onesti, omogenei, gradevoli all’ascolto. Da ascoltare col volume a palla...
Uno dei (pochi) gruppi accattivanti visti nei quindici minuti di esibizione scarsi sui palchi a rotazione del MEI 2006. Uno dei pochi demo raccolti nella due giorni di bagarre faentina che tolgono la voglia di far prendere polvere. Quattro pezzi onesti, omogenei, gradevoli all’ascolto. Da ascoltare col volume a palla e senza troppi pensieri per la testa. Cazzeggiando e sorridendo ancora per quella ragazza troppo carina vista cinque minuti fa in strada.
Post-grunge con condimento stoner, chitarrona fuzzosa e ritmi spettinati da frequentazioni indie, per dirla con le solite due parole. Cose già fatte e rifatte in abbondanza? Certamente. Ma i giovanissimi Morvida hanno il pregio di concedere poche ingenuità all’ottimo lavoro di composizione, evidenziandosi per l'intento sonico roccioso e compatto… e chi li ha visti dal vivo non sarà rimasto a guardarsi le scarpe! La voce è il valore aggiunto del trio pesarese: le melodie e la timbrica acuta sono la prima cosa ad incollarsi in testa… e quindi chissenefrega se la pronuncia inglese a volte è quello che è, o se altri in Italia hanno percorso –ben prima– i medesimi solchi. Niente sporcizie vocali di gola da scuola grunge, ma tonalità pulite e dalle melodie sottili e ben cesellate che si stagliano nette sul muro di fuzz e crash, rendendo tutto molto teen ma anche spontaneo fino al midollo. E quindi l’ingresso di “Age of Empire” è proprio bello così come è, da cantare e cantilenare sopra al disco, con la chitarra acida sotto e il groove pastoso che gira alla grande con le quinte decise. Il riff sudato di “Ghost C.” è quasi un classico, ma poco importa, se con quella saturazione sulle corde tira giù i muri della cameretta. Gli accordoni lanciati della conclusiva “The Picture” escono in diretta dai deliri desertici del vecchio Homme… e il gruppo anche altrove si propone con un suono veramente notevole, vedi “The Circle”.
Il demo concede numerosi ascolti senza annoiare. Una maggiore ricerca in chiave personale può soltanto fare la differenza per un trio che si dimostra già così vivace e guizzante alle prime esperienze.
Ma per ora va benissimo così.
…unanota
> Morvida: Paolo Rossi – voce & chitarra; Massimiliano Cerri – basso; Eugenio Marchetti – batteria
> Tracklist: 1.The Circle / 2.Age of Empire / 3.Ghost C. / 4.The Picture
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Unanota |
| Nico Vascellari - Cuckoo |
Performance with STEPHEN O’MALLEY, JOHN WIESE
martedì 28 novembre 2006 – VIAFARINI – Milano
Poderosi tronchi di legno accasciati l’uno sull’altro. Il cortile di Via Farini. Milano? Una stanza rettangolare, bianca. Poderosi tronchi di legno aguzzi si ergono dai piedi di segatura fino al soffitto. Il bagliore oscillante di due lampadine perse...
Performance with STEPHEN O’MALLEY, JOHN WIESE
martedì 28 novembre 2006 – VIAFARINI – Milano
Poderosi tronchi di legno accasciati l’uno sull’altro. Il cortile di Via Farini. Milano? Una stanza rettangolare, bianca. Poderosi tronchi di legno aguzzi si ergono dai piedi di segatura fino al soffitto. Il bagliore oscillante di due lampadine perse nei rami artificiali che si disperdono in alto. Dove ci troviamo, non importa. Forse millenni di anni fa, all’alba dell’uomo. In mezzo, un altare in vigoroso massello chiaro. Quattro piedi snelli, a sorreggere l’elettricità violenta e satura, vibrazioni e sensazioni primordiali. La gente ammassata. Non-equilibrio di gambe, mani, corpi. Un odore soffocante. Una forma ricorsiva. Un rumore molesto e ancestrale. Questo è Cuckoo.
L’artista/performer Nico Vascellari mette in scena nei locali dell’associazione Viafarini la complessa sonorizzazione dell’installazione artistica “Cuckoo”… dove il minimalismo visionario disegna un non-luogo capace di ricollegare l’uomo alle sue sensazioni primordiali.
Vascellari si avvale della preziosa collaborazione dei musicisti Stephen O’Malley e John Wiese (rispettivamente membri delle band Sunn O))) e Bastard Noise), entrambi attivi da anni in molteplici progetti nel campo underground della musica sperimentale estrema… drone, ovvero rumorismo esasperato ai massimi eccessi di profondità e sopportazione, tanto da diventare, quasi paradossalmente, “musica d’ambiente”; il tutto corredato spesso e volentieri da un simbolismo rituale ed evocativo, coniugando così buzz elettrici sparati a volume folle con arti grafiche e concettuali. E’ tramite il singolare linguaggio di questa corrente –artistica, più che musicale– che si è sviluppata la performance concepita da Nico Vascellari. La violenza sprigionata dai tre figuri incappucciati e dall’ambiente realizzato dall’artista, è stata tale da suscitare un’emozione viscerale, interiore, catalizzando sensazioni remote e paure.
O’Malley alla chitarra, Wiese agli effetti che filtrano la voce di Vascellari. Il suono è tremendo. Suite divisa in due parti, di cui la seconda lunghissima ed estenuante, con la chitarra costantemente distorta da un fuzz cupo e logorante, quasi senza ritmo, senza melodia, a stuprare l’aria con reiterazioni percussive e suoni d’ambiente catatonici, a volume esagerato; gli schizzi più lancinanti provengono dal microfono di Vascellari: l’artista sembra posseduto, si contorce nell’abito da vestale, avvolgendosi nei cavi e vomitando urla, schizzate poi dagli oscillatori di Wiese sui timpani del pubblico. Violenza pura e primordiale, rituale animista con vibrazioni lancinanti che emergono senza preavviso e senza pudore sopra al costante tappeto drone della chitarra.
Ma è Cuckoo: e quindi la forma emerge dall’altare, viene fatta passare sulle teste del pubblico, mentre uomini con bastoni si lasciano cadere tra la folla ammassata, avanzando a spintoni; il coinvolgimento è totale; l’attenzione è disturbata ora dagli sconquassi elettrici della voce e dai movimenti spaventevoli di Vascellari, ora dall’oggetto che percorre la stanza di mano in mano tra le braccia alzate, ora dall’avanzamento scomposto e fastidioso degli uomini. La tensione già notevole aumenta insieme al disagio provocato dal luogo e dal rumore assordante; calci alla segatura, e il respiro diventa affannoso, con l’aria satura di polvere e vibrazioni. Vascellari si lancia sul pubblico, gli uomini lasciano i bastoni e si rotolano per terra tra le gambe degli astanti, e le vene pulsano forte sussultando ad ogni movimento inaspettato tra i pali aguzzi dello stanzone.
Al culmine della catarsi emotiva, la tempesta cessa.
Silenzio e quiescenza. Raccoglimento e stupore. I battiti che a mano a mano calano, il corpo che si tranquillizza e si ricompone, destandosi la polvere e l’angoscia di dosso.
Un’esperienza unica e sconvolgente.
…unanota
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Allo |
| Lionel Pretzel & The Coypus |
Ogni tanto si sente il bisogno di band come Lionel Pretzel & The Coypus.
Perchè la musica è fondamentalmente divertimento, ma qualcuno pare esserselo dimenticato.
Così ecco che accogliamo a braccia spalancate le prime 2 autoproduzioni (live+cd natalizio) della band che ha sconvolto la scena nostrana degli ultimi mesi.
Ostentare l'inostentabile in una...
Ogni tanto si sente il bisogno di band come Lionel Pretzel & The Coypus.
Perchè la musica è fondamentalmente divertimento, ma qualcuno pare esserselo dimenticato.
Così ecco che accogliamo a braccia spalancate le prime 2 autoproduzioni (live+cd natalizio) della band che ha sconvolto la scena nostrana degli ultimi mesi.
Ostentare l'inostentabile in una pacchiana rivisitazione degli stereotipi della Rockstar navigata d'oltreoceano.
Personaggi fittizzi e tremendamente kitsch (Lionel, Randolph & Mortimer) che fanno del dettaglio un'arma decisamente affilata.
Per ora i contenuti musicali sono scarni e quasi completamente 'cover' ma non è questo il punto.
L'obiettivo dell'impossessarsi di figure 'mitologiche' per far sorridere e divertire (e aiutare, vista la beneficenza fatta con i ricavati dei 2 cd) è perfettamente centrato, in una miscela talmente esplosiva da far gridare alla rivelazione nostrana.
Ciuffi, gorgheggi e cori sghembi (risate annesse) pungono più di riff pretenziosi e sguardi fieri, a dimostrazione che forse in questo strano ambiente un paio di sorrisi sinceri non farebbero certo male...
Lionel Pretzel & The Coypus - Live Legend
01) Intro
02) In The Sky
03) A Shot In The Dark
04) Girl, You'll Be A Woman Soon
05) Louie Louie
06) Cold Water
07) Great Balls Of Fire
08) Jump In Line (Shake, Shake Señora)
09) After Dark
10) Riot In Cell Block Number Nine
11) Stuck In The Middle With You
12) A Little Less Conversation
13) Le Basette Lungo Il Volto
14) The Man In Me
Lionel Pretzel & The Coypus & Friends - Christmas With The Coypus
01) Adeste Fideles
02) Jingle Bell Rock
03) Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!
04) Jingle Bells
05) White Christmas
06) Xappy Xmas (War Is Over)
07) Adeste Fideles
Allo
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Allo |
| Micecars - I'm the Creature |
Attesissimi. In maniera forse esagerata.
Una next-big-thing nostrana balzata alle cronache un paio d'anni fa con un demo (recensito anche in queste pagine) a tratti sorprendente.
E così arrivò subito il contratto con la Homesleep e poi buio.
Silenzio fino a poco fa, fino all'uscita di 'I'm The Creature', disco d'esordio per...
Attesissimi. In maniera forse esagerata.
Una next-big-thing nostrana balzata alle cronache un paio d'anni fa con un demo (recensito anche in queste pagine) a tratti sorprendente.
E così arrivò subito il contratto con la Homesleep e poi buio.
Silenzio fino a poco fa, fino all'uscita di 'I'm The Creature', disco d'esordio per il combo romano.
Un disco bello, gustoso e meritevole di più di un'attenzione.
Lo scotto per un'attesa un pò prolungata fa in modo che non ci sia più l'effetto 'sorpresa' e che quindi si possa discutere dei contenuti in maniera calma ed equilibrata.
Trame prettamente Indie-rock condite da un buona consapevolezza e caratterizzazione, che in quest'ambiente non guastano mai.
Da segnalare le strepitose 'Heretical' e 'Americans', pronte per le dancefoor indie-rock di ognidove.
Un disco quindi che conferma il valore del progetto, nella speranza di un percorso lungo e redditizio.
Consigliato.
Tracklist:
01. Watch Over Your Gun!
02. Nihil is the Quest
03. Introducing the Liquid Pets
04. Underwater Slug
05. The Ancient Art of Peeping
06. Fritz is Alive
07. The Battle Against Nimesulide
08. Ghost Trolley
09. Hulk Hogan (Torch Song)
10. Heretical
11. Devil
12. Americans
ghost track - "Goonies 'r' Good Enough" (Cindy Lauper cover)
Marco Allegri
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Allo |
| Canadians vincitori di Myspace Contest 2007! |
Si è chiusa lo scorso Venerdì 23 Marzo 2007 la prima edizione del MYSPACE CONTEST, all'interno di CANTIERE SONORO 2007.
In seguito alle esibizioni, tenutesi presso il MIDIAN di Cremona, sono emersi i vincitori:
CANADIANS
che si sono aggiudicati l'Ipod da 4 Gb gentilmente offerto dallo sponsor FINDER di Cremona.
Complimenti anche agli...
Si è chiusa lo scorso Venerdì 23 Marzo 2007 la prima edizione del MYSPACE CONTEST, all'interno di CANTIERE SONORO 2007.
In seguito alle esibizioni, tenutesi presso il MIDIAN di Cremona, sono emersi i vincitori:
CANADIANS
che si sono aggiudicati l'Ipod da 4 Gb gentilmente offerto dallo sponsor FINDER di Cremona.
Complimenti anche agli altri 2 finalisti:
FRESH AIR OF HIROSHIMA
THE PHINX
che hanno incendiato la serata prima della devastante esibizione de IL TEATRO DEGLI ORRORI.
Un ringraziamento a tutti i 220 partecipanti, ai collaboratori, al locale e al pubblico di tutta la manifestazione.
Ci si rivede nel 2008.
Bye.
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dio |
| kocani orkestar meets paolo fresu e antonello salis |
La strepitosa Kochani orkestar non ha certo bisogno di presentazioni,il suono dei loro ottoni è da tempo un istituzione,la loro musica balcanica (rigorosamente popolare) risuona in giro per il mondo da molti anni portando gioia,e tanta voglia di far festa!!!!!!!
…. e tantomeno han bisogno di presentazione Paolo fresu...
La strepitosa Kochani orkestar non ha certo bisogno di presentazioni,il suono dei loro ottoni è da tempo un istituzione,la loro musica balcanica (rigorosamente popolare) risuona in giro per il mondo da molti anni portando gioia,e tanta voglia di far festa!!!!!!!
…. e tantomeno han bisogno di presentazione Paolo fresu ed Antonello Salis,due grandi personaggi del panorama jazz italiano sempre pronti ad emozionarci con progetti che abbracciano ogni tipo di genere musicale…..
...tutti seduti,comincia il concerto!
Ad aprire le danze è Salis, un pianoforte, una musica agro-dolce, mani virtuose che volano fino a perdersi dentro ai meccanismi interni dello strumento a cercar suoni senza tempo,a suonare una musica che forse non esiste….fino a quando le inebrianti note del candido flicorno di Fresu sfumano la musica, sottofondo per l’ingresso dei 10 musicisti che compongono la Kochani orkestar….e a quel punto è la fine!!!!
Un atmosfera di festa incredibile nonostante fossero tutti posti a sedere.
…..le tipiche fanfare dei paesi dell’est europa cariche di energia suonate a dovere dalla Kochani, impreziosite dalle magiche note alternate di fisarmonica e pianoforte di Salis,….mentre Fresu scambia opinioni sonore con gli altri amici ottoni in un clima di felicità e spensieratezza, nell’aria inizia a palesarsi tutta la carica musicale che di lì a poco sarebbe esplosa.
…una carica impressionante,2 ore di concerto ininterrotto, attenuate solo in alcuni momenti,quando Salis e Fresu,soli sul palco deliziano un publico attento ad ascoltarli,con una dolce musica virtuosa .!
Tutti seduti(o quasi) fino alla fine,quando le note di una tromba d’altri tempi introducono la famosissima Kalasnikov !!!!
Salis suona con le bacchette una sedia di ferro,Fresu visibilmente preso dall’evento suonando sorride e i musicisti della kocani diventano ballerini...finalmente il fillmore esplode!!!
...esplosione che si espande ancor di più quando i musicisti decidono di scendere dal palco per suonare tra la gente e a quel punto le emozioni iniziano a volare!!
..in pratica un altro concerto!!!
un secondo concerto che dura più di 20 minuti, quello vero,senza fili ne microfoni,
una musica senza filtri...
.. solo aria nell’aria
e tanta voglia di continuare a respirarla
Mattia Esposito
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Allo |
| The Banshee - Public Talks |
Riferimenti freschi e del nostro tempo, una volta tanto.
Sulla scia della New-New Wave d'oltremanica non poteva mancare l'arrivo (ovviamente ritardato...) di determinate sonorità anche nel belpaese.
Si, perchè noi arrivamo sempre un pò dopo, però arriviamo.
Ed ecco quindi i bravissimi Banshee, genovesi ed esterofili al punto giusto.
Un disco 'non' italiano...
Riferimenti freschi e del nostro tempo, una volta tanto.
Sulla scia della New-New Wave d'oltremanica non poteva mancare l'arrivo (ovviamente ritardato...) di determinate sonorità anche nel belpaese.
Si, perchè noi arrivamo sempre un pò dopo, però arriviamo.
Ed ecco quindi i bravissimi Banshee, genovesi ed esterofili al punto giusto.
Un disco 'non' italiano che strizza entrambi gli occhi alla nuova scena post-eighties inglese trainata da Maximo Park, Kaiser Chiefs e Franz Ferdinand.
Beh, in effetti un pò fa piacere.
Perchè non se ne poteva più di figli putativi di mostri sacri anche un pò ammuffiti.
Meglio i fligli dei figli, cioè i nipotini.
Decisamente più credibili se considerati nella sfera contemporanea.
E' così che i Banshee finiscono per gonfiare questo 'Public Talks' di Belle canzoni, addocchiate persino dall'onnipresente NME, certo non originalissime ma pur sempre caratterizate da notevole songwriting e buona esecuzione.
Non male quindi per la nostrana seconda generazione.
Accattatevillo!
Tracklist:
1. Talking On The Phone
2. So Long
3. Games People Play
4. Holiday Drink
5. Candy Cane Guy
6. City
7. Maybe Baby
8. Picture Moving
9. Why Not
10. Panic At The Party
Marco Allegri
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Cugio |
| Rinocerose Schizophonia Tour 06’/07’ – Concerto per pochi intimi – |
Schizophonia è il titolo del disco e del tour che li sta portando in giro per mezzo Mondo.
Partiti dal Belgio circa 7 mesi fa hanno suonato a fianco di grandi nomi come Cypress Hill, Kelis, The Strokes, Franz Ferdinand, Tiga…
Ieri sera sono approdati qui, al Transilvania di Milano: un chitarrista/cantante,...
Schizophonia è il titolo del disco e del tour che li sta portando in giro per mezzo Mondo.
Partiti dal Belgio circa 7 mesi fa hanno suonato a fianco di grandi nomi come Cypress Hill, Kelis, The Strokes, Franz Ferdinand, Tiga…
Ieri sera sono approdati qui, al Transilvania di Milano: un chitarrista/cantante, un altro chitarrista/cantante, un batterista/percussionista, una bassista (per capirsi, la biondona dei manifesti).
Insieme a loro c’èra anche un omino molto curioso che si occupava di far partire i campioni e le basi quando la batteria era sprovvista di personale e di mixare a tempo di musica i visual che, aimè, venivano proiettati su un francobollo alle spalle del gruppo…beh, se ci si impegnava, tra un tom e un piatto qualche cosa si poteva vedere.
Dopo una partenza un po’ timida , dovuta alla freddezza del pubblico, hanno “ingranato la quinta” e, anche grazie alla Hit “Bitch” interpretata da un alter-ego di “Norbert capelluto della Pallottola Spuntata” hanno oleato gli ingranaggi del pubblico che da lì in poi non ha più smesso di ballare.
Un ora e un quarto di balli scatenati che sono terminati..terminati? No, in effetti il concerto non è mai terminato in quanto al secondo pezzo del bis, la dj ha deciso di iniziare a mettere su i suoi dischi. Increduli, i Rinocerose, sono rimasti nei loro camerini nonostante il rodie gli avesse già preparato un nuovo set sul palco.
Descrittovi il quadro del concerto nella maniera più oggettiva possibile passo al mio personale e discutibilissimo punto di vista in cui non mi dilungo nemmeno: non suonavano molto insieme, un po’ di errori ne hanno fatti, qualche problema tecnico è saltato fuori, di grinta ne avevano da vendere…Insomma se ripassano da qui andateli a vedere ma rifiutatevi se vi chiedono 15€ d’ingresso.
Un concerto a cui, se dovessi dare un voto, darei 6.
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Allo |
| AA.VV. - Kitsuné Maison 3 |
Gildas e Masaya sono tornati. A loro modo.
Avanguardia.
Arriva il terzo, poderoso, capitolo della vicenda Kitsunè Masion.
Ormai abbiamo capito che il meglio dell'indie-electro passa da qui e quindi è meglio non farsi trovare impreparati ad uscite di questo tipo.
Si, perchè i dancefloor di tutto il mondo si prostrano alle sonorità...
Gildas e Masaya sono tornati. A loro modo.
Avanguardia.
Arriva il terzo, poderoso, capitolo della vicenda Kitsunè Masion.
Ormai abbiamo capito che il meglio dell'indie-electro passa da qui e quindi è meglio non farsi trovare impreparati ad uscite di questo tipo.
Si, perchè i dancefloor di tutto il mondo si prostrano alle sonorità Kitsunè in maniera quasi automatica e fisiologica, quasi dal ricordare l'ondata Dfa di qualche stagione fa.
E di questo non possiamo certo non gioire.
Simian Mobile Disco, Mstrkrft, Klaxons ,Freeform Five, Boys Noize, Alex Gopher, Dead Disco, Digitalism e tutti gli altri non sono altro che le migliori produzioni alternative-floor in circolazione.
Tutte racchiuse al cospetto della multi-icononografica label francese, come in una squadra di tutti fuoriclasse.
Ed è così che la panchina e la tribuna diventano un problema dal momento in cui davvero tutti meriterebbero la formazione titolare.
Fondamentale (assieme ai primi 2).
Tracklist:
01. Simian Mobile Disco – I Believe
02. The Lovely Feathers - Frantic
03. The Whip – Trash
04. Fox n’ Wolf – Youth Alcoholic
05. Klaxons – Gravity’s Rainbow (Van She Remix)
06. Freeform Five – Home With U
07. Boys Noize – Feel Good (TV=Off)
08. Gossip – Standing in the Way of Control (Soulwax Nite Version)
09. Alex Gopher – Motorcycle (Wet Clutch short edit)
10. The World Domination – Galactic Lover
11. Dead Disco – The Treatment (Metronomy Remix)
12. The Valentinos – Kafka ! (Bag Raiders How’d Ya Like at Five Remix)
13. Oh No ! Oh My! – I Love You All The Time
14. The Whitest Boy Alive – Done With You
15. Digitalism – Zdarlight (Paranoid Asteroid mix)
Allo
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Allo |
| [OldTimes] Europe - The Final Countdown |
Buonasera. O buongiorno. È un po’ che non scrivo recensioni di demo. Ho combattuto a lungo contro l’analfabetismo d ritorno. Ed ho perso. Ormai vivo tra Cremona e Milano, Londra e San Giovanni in Croce. E questo spiega perché non ho sottomano nulla da recensire. Ero l’altro dì sullo...
Buonasera. O buongiorno. È un po’ che non scrivo recensioni di demo. Ho combattuto a lungo contro l’analfabetismo d ritorno. Ed ho perso. Ormai vivo tra Cremona e Milano, Londra e San Giovanni in Croce. E questo spiega perché non ho sottomano nulla da recensire. Ero l’altro dì sullo snowboard e mentre scendevo pensavo a centinaia di cose. Alla mia laurea in storia, alla vacanza del prossimo anno sul surf, al mio lavoro da eroe ed alla musica. Sono entrato in un negozio ed ho comprato qualche cosa.. di commerciale. Niente demo. Solo robba da hit parade. Potevo dunque non essere attratto dall’ultimo singolo degli Europe? Ormai tutti lo cantano e, fra le polemiche più o meno velate delle frange più estreme del movimento Metal e Glam (non per ultime sono da leggere le numerose corrispondenze su Metal Hammer), possiamo sicuramente dire che nessun altro disco può meglio essere considerato come la colonna sonora di questo 1986, di questi anni ottanta, di questi anni travagliati che ci stanno lanciando sparati verso la fine del millennio. Ed è forse qui l’intuizione geniale di Tempest e compagni. La sensazione di fine, di arrivo, lo smarrimento per degli anni forieri di speranze ed intrisi solo di una snervante guerra non dichiarata ne’ guerreggiata fra il blocco comunista, i nemici della democrazia, ed il mondo libero. La “Drole de guerre” la chiamavano nel 1940.
Il tema del conto alla rovescia è ormai un must fra molti scrittori di testi di questi anni. Molti altri gruppi hanno espresso il senso di inquietudine, dettato dal timore che “il dottor Stranamore” di Kubrick non sia solo una scongiurabile remota elucubrazione cinematografica, attraverso la metafora del conto alla rovescia (Non per ultimi i Maiden con il loro “2 minute to midnight”, la mezzanotte atomica). I continui incontri fra il presidente Regan e il suo parigrado Gorbachev non fanno presagire nulla i buono.
Ma parliamo di musica. Il disco è ciutto, fin dalla copertina. I 5 boys svedesi sono li, come ti immagineresti vederli fuori da un Burghy a San Babila. Duri, sguardo incazzato. Giubbi di pelle nera e borchie. Sul lato B la sempre bella “On Broken wings”; anche se la delusione di non avere “Carrie” è profonda so che in realtà metà delle copie necessarie alla vittoria del disco d’oro gli Europe l’hanno vendute grazie al loro conto alla rovescia.
I suoni, gli Europe, gli hanno presi direttamente dal prossimo millennio. Inizia così, pochi secondi di effetti, un senso di angoscia sospesa che prelude le pianole, l’arrivo rabbioso delle chitarre. Non solo i galli originali amburghesi riescono a capire da quanto tempo stessimo aspettando un inno per questa generazione perduta. Neppure “Ragazzi di Oggi” di Eros è riuscita, parlando a nome del pubblico italiano, a regalarci di più. Dai Mc Donald’s di New York ai Burghy di Milano tutti, indipendentemente dalla tribù di appartenenza (Metallari, Paninari, Yuppies, Cinesi e Cinghios), devono riconoscere che questa canzone passerà alla storia. Il ritmo, le pianole che ti spingono in una dimensione di venti ed altipiani, città tentacolari e sfide supreme da affrontare a muso duro, ti spinge a saltare, a dare gas alla moto (od al Ciao per i meno abbienti), ad attaccarti al meucci, sentire i tuoi amici ed organizzarti un viaggio coast to coast negli States. P.D. Pura Dinamite. Il pezzo finisce. Neppure Wild Boys mi ha mai lasciato così, come se mi fosse passato sulla schiena un Caterpillar. Mi avvicino al giradischi. Guardo alla Tv i ragazzi della III C. Non me ne perdo una puntata da che è in programmazione, lo Zampetti ed il Chicco Lazzaretti meritano tutta la mia devozione. Ma oggi forse potranno capire. Il disco del millennio è nelle mie mani, lo soppeso, riguardo la Tv, la spengo e riposiziono la puntina. E via. I vecchi amori, i Duran duran, Scialpi, Ramazzotti, gli Ah – a sono pallidi ricordi di un mondo che sta per finire. È il conto alla rovescia finale. Il futuro, il presente è degli Europe.
Se devo dare un consiglio ai miei lettori è questo. Qualsiasi cosa stiate facendo fermatevi. Uscite di casa, in Timberland, in Ciao, in R5, coi boxer ed il Moncler se non trovate i 501 d’ordinanza e fiondatevi nel primo negozio di musica a prendervi sia la cassetta per la macchina e il walk man che il disco per il castello. Avvertiti. Non cercate più scuse se vi sentirete dare degli sfigati.
Janfree
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Allo |
| Marco Mancassola & Superwow – Last Love Parade reading |
Marco Mancassola & Superwow – Last Love Parade reading
@ Dialoghi Sonori 2007
Mercoledì 7 Febbraio 2007
Teatro Monteverdi
Via Dante 149 - Cremona
21,30 - Ingresso Gratuito
Marco Mancassola è nato in Veneto nel novembre ’73. Dai diciassette anni in poi ha vissuto con mille lavori. Ha vissuto a Padova, Roma, e attualmente a...
Marco Mancassola & Superwow – Last Love Parade reading
@ Dialoghi Sonori 2007
Mercoledì 7 Febbraio 2007
Teatro Monteverdi
Via Dante 149 - Cremona
21,30 - Ingresso Gratuito
Marco Mancassola è nato in Veneto nel novembre ’73. Dai diciassette anni in poi ha vissuto con mille lavori. Ha vissuto a Padova, Roma, e attualmente a Londra. Come scrittore esordisce con alcuni racconti nel 1996. Nel 2001 esce la prima edizione del romanzo ‘Il mondo senza di me’, che diventa un caso nella piccola editoria italiana. Seguono: ‘Qualcuno ha mentito’ (2004), ‘Last Love Parade. Storia della cultura dance, della musica elettronica e dei miei anni’ (2005), ‘Il ventisettesimo anno. Due racconti sul sopravvivere’ (2005).
‘Last Love Parade. Storia della cultura dance, della musica elettronica e dei miei anni’ è il terzo libro di Marco Mancassola, uscito nell’aprile 2005 per Mondadori-Strade Blu (nuova edizione tascabile Oscar Mondadori, giugno 2006 - pp. 234, euro 8,40).
‘Last Love Parade. Storia della cultura dance, della musica elettronica e dei miei anni’ è il terzo libro di Marco Mancassola, uscito nell’aprile 2005 per Mondadori-Strade Blu.
‘Il mistero del ballo è il mistero del corpo, qualcosa di insolubile e per questo senza fine.’
A inizio anni 70, mentre il mondo si avvia lungo i sentieri ambigui dell’era post-industriale, nasce la cultura dance contemporanea. La pista da ballo, assieme alla nuova ‘categoria emotiva’ del sabato sera, rispecchia un nuovo cli! ma socia le: trasformazioni economiche, liberazione del corpo, liberazione sessuale. Ad accompagnare questa cultura sarà una musica ‘virtuale’ e al tempo stesso intensamente fisica, tanto disumana quanto capace di far sentire disperatamente umani: la musica elettronica.
La storia di questo libro si snoda dagli anni 70 ai giorni attuali, dalla disco music alla post-techno, passando in particolare per il decennio denso e sospeso degli anni 90: gli anni che l’autore individua come centrali nella propria formazione, oltre che in quella ‘ideologia del party’ che racchiude, in sé, le contraddizioni dell’epoca. Tra edonismo e cinismo, tra un crescente senso di claustrofobia e un’ormai impossibile aspirazione all’altrove, tra le tensioni opposte e complementari dell’underground e del pop: ciò che questo libro racconta, attraverso la lente della cultura musicale elettronica, è l’intero clima degli anni recenti. È la storia di un ritmo che accelera senza sosta per sfociare infine, come un sogno consumato per sempre, nel limbo sospeso dei giorni attuali. La storia di un movimento collettivo e insieme personale, di una giovinezza in cui imparare a ‘non somigliare a nessuno’, e di un’amicizia dal destino oscuro: quella con Leo, scomparso un giorno del 2001 senza lasciare traccia di sé.
Saggio, memoria personale, romanzo. Ecco una storia erratica e inquieta, eppure narrata con voce rigorosa. Dalla provincia italiana a New York, da Detroit a Chicago, dalla Berlino della Love Parade, grande rito collettivo del post-muro anni 90, fino alla Londra più recente: alla ricerca non tanto di identità né di impossibili risposte, quanto di ‘intensità’, di quei ‘modi temporanei in cui certa gente ha risolto temi eterni come il piacere, la disperazione, il desiderio di spazio e il desiderio di tempo’.
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Allo |
| Back to School! – progetto Under 18 |
Back to School! – progetto Under 18
Reduci dai successi di Dialoghi Sonori 2006, che ha visto un incremento vertiginoso di partecipazioni e consensi, si va delineando una rassegna 2007 dedita alla continuità.
I seminari tenuti con alcune classi del Liceo Anguissola le scorse edizioni hanno registrato la partecipazione di...
Back to School! – progetto Under 18
Reduci dai successi di Dialoghi Sonori 2006, che ha visto un incremento vertiginoso di partecipazioni e consensi, si va delineando una rassegna 2007 dedita alla continuità.
I seminari tenuti con alcune classi del Liceo Anguissola le scorse edizioni hanno registrato la partecipazione di opiti d’eccezione come: Perturbazione, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Gianni Maroccolo, Bugo e Offlaga Disco Pax.
Per l’annata 2007 si quindi pensato ad una nuova formula di coinvolgimento per gli studenti della città di Cremona che sorpassi la semplice modalità d’incontro adattandosi ad un vero e proprio laboratorio pratico.
Ecco quindi l’idea di realizzare un percorso nel quale 2 ospiti-docenti provenienti dalla scena rock indipendente italiana contribuiscano alla realizzazione di una vera e propria rock-band studentesca da poter fare esibire in una speciale data primaverile di Dialoghi Sonori.
DOCENTI
Gigi Giancursi (Perturbazione)
Cristiano Bugatti (Bugo)
Aldo Pini (Liceo Anguissola)
TEMPI
Il percorso è stato avviato, previa invio documento d’invito in tutte le scuole cittadine, nei mesi di Dicembre - Gennaio 2006 per realizzare una selezione tra tutti gli studenti che dimostreranno interesse al progetto.
Verranno accettati solo gli studenti iscritti alle scuole medie superiori della città di Cremona.
Le selezioni verranno svolte da Aldo Pini.
Una volta selezionati i componenti si passerà alla fase pratica.
Nei mesi di Febbraio – Marzo - Aprile 2007 verranno svolte con una cadenza settimanale le prove per la realizzazione della super-band studentesca.
Delle prove settimanali si occuperà Aldo Pini, mentre con una cadenza mensile i ragazzi entr! eranno i n contatto con i 2 ospiti con cui raffineranno lo spettacolo conclusivo.
LOCATION
Le prove si svolgeranno presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola e prevederanno un orario settimanale di 2 ore, da svolgere nel primo pomeriggio.
L’esibizione finale avrà modalità di svolgimento ancora da definire.
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| Uà - Uà |
Sono piombati sulle nebbie Cremonesi come uno spiraglio di sole dopo stagioni cupe.
Hanno portato i sorrisi e la voglia di fare delle loro terre (Napoli, Atri, Francia, Puglia e Abruzzo) in una patchanka multiculturale sorprendente.
Si sono stabiliti, e con loro le splendide canzoni che si portano in giro da...
Sono piombati sulle nebbie Cremonesi come uno spiraglio di sole dopo stagioni cupe.
Hanno portato i sorrisi e la voglia di fare delle loro terre (Napoli, Atri, Francia, Puglia e Abruzzo) in una patchanka multiculturale sorprendente.
Si sono stabiliti, e con loro le splendide canzoni che si portano in giro da qualche tempo.
Ecco finalmente il demo che ne sancisce la definitiva esistenza.
Spensierati ma non per questo frivoli, i pezzi degli Uà, sorprendono per immediatezza pop e voglia di non allinearsi.
Un pò jazzy, un pò raggae, un pò pop, un pò tutto.
E' questa la vera forza di una formazione poli-strumentista che mai s'adagia.
E' questa la vera forza di chi ha voglia di sperimentarsi in un cantato in italiano mai banale.
E' questa la vera forza Uà.
Procurateveli.
Allo
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Zitanza |
| BLACK MOVIES |
BLACK MOVIES
Rassegna cinematograficca sulla storia della black music, organizzata dal Centro Musica "il Cascinetto" e l'Arci di Cremona.
ARCI - Via Speciano, 4
Ore 21:30
Domenica 21 gennaio - Jackie Brown - Di Quentin Tarantino - U.S.A. 1997
Domenica 18 marzo - Crooklyn - Di Spike Lee - U.S.A. 1994
Domenica 22 aprile - Wild...
BLACK MOVIES
Rassegna cinematograficca sulla storia della black music, organizzata dal Centro Musica "il Cascinetto" e l'Arci di Cremona.
ARCI - Via Speciano, 4
Ore 21:30
Domenica 21 gennaio - Jackie Brown - Di Quentin Tarantino - U.S.A. 1997
Domenica 18 marzo - Crooklyn - Di Spike Lee - U.S.A. 1994
Domenica 22 aprile - Wild Style - Di Charlie Ahearn - U.S.A. 1982
Domenica 13 maggio - Ghost Dog - Il codice del samurai - Di Jim Jarmusch - U.S.A. 1999
Non mancate! 4 grandi film!
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| MONTERVERDI UNPLUGGED |
Domendica 25 Febbraio alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti, primo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Valery Larbaud e Uà; ad impreziosire la serata esposizione delle opere di Veronica Orlando
Primo appuntamento del nuovo percorso di Cantiere Sonoro 2007 che verdrà impegnate sul palco del Teatro...
Domendica 25 Febbraio alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti, primo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Valery Larbaud e Uà; ad impreziosire la serata esposizione delle opere di Veronica Orlando
Primo appuntamento del nuovo percorso di Cantiere Sonoro 2007 che verdrà impegnate sul palco del Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti dieci band del panorama locale che per l'occasione si esibiranno in versione acustica.Sarà presente per ogni serata un artista che esporrà i propri lavori...
Per saperne di più sulla prima serata:
Valery Larbaud
Nascono nel settembre 1999. Il nome è quello di un critico letterario Francese che ha il merito di aver portato alla fama internazionale Italo Svevo facendo da tramite al suo incontro con Joyce. Con i loro concerti i Valéry Larbaud hanno toccato numerose città italiane collaborando con alcuni dei migliori gruppi rock del panorama italiano – Afterhours, Marlene Kuntz, One Dimensional Man, Julie’s Haircut, Bandabardò, Bugo – e suonando nei club più prestigiosi.
Il 2005 è l’anno dell’esordio discografico: esce Altro non è rimasto, in co-produzione con l’etichetta Acide Produzioni e distribuito da Venus Dischi. È qui che i VL riescono a concentrare tutte le molteplici caratteristiche della loro musica. Voce e piano tracciano melodie e armonie intrise di quella poetica cantautorale italiana che è presente anche nei testi, il tutto miscelato alle sonorità abrasive e dissonanti della chitarra unite a ritmiche tra il post-punk e il grunge.
L’ultimo lavoro della band è l’Ep La resa del vetro, disponibile in ascolto su www.myspace.com/valerylarbaud.
Uà
Sono piombati sulle nebbie Cremonesi come uno spiraglio di sole dopo stagioni cupe. Hanno portato i sorrisi e la voglia di fare delle loro terre (Napoli, Atri, Francia, Puglia e Abruzzo) in una patchanka multiculturale sorprendente. Spensierati ma non per questo frivoli, i pezzi degli Uà sorprendono per immediatezza pop e voglia di non allinearsi. Un po’ jazzy, un po’ raggae, un po’ pop, un po’ tutto.
Veronica Orlano - pittrice:
Dopo un diploma in Grafica pubblicitaria e Fotografia, nel 1995 Veronica inizia il suo percorso formativo artistico presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. È in questi anni che si appassiona allo studio dell’arte contemporanea e astratta. Nel 2001 lascia Napoli per trasferirsi a Cremona dove ancora oggi vive. Attualmente insegna grafica pubblicitaria presso l’Istituto Professionale di Crema.
«La materia si fonde con il colore, il segno forte e deciso è l’istin! to del p roprio io. L’impatto visivo di forze magnetiche che nel dipingere non lasciano mai il pennello. Un continuo ‘non pensare ma agire’ che solo una libertà interiore può conoscere.»
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| Beaucoup Fish - Come L'acqua |
La crescente attenzione affidata ad una delle migliori band Cremonesi degli ultimi anni sfocia nella prima e ufficiale pubblicazione per la indie-label Bagana Records/V2.
Tanto tempo nel frattempo è trascorso, e tante sono le evoluzioni che i Beaucoup Fish hanno apportato alle loro produzioni.
'Come L'acqua' arriva in un periodo di...
La crescente attenzione affidata ad una delle migliori band Cremonesi degli ultimi anni sfocia nella prima e ufficiale pubblicazione per la indie-label Bagana Records/V2.
Tanto tempo nel frattempo è trascorso, e tante sono le evoluzioni che i Beaucoup Fish hanno apportato alle loro produzioni.
'Come L'acqua' arriva in un periodo di notevole trasformazione all'interno degli schemi sonori che i Nostri si erano concessi nel precedente demo 'Beta03'.
Ecco quindi che i synth lasciano decisamente spazio ad una melodica concezione pop del discorso d'arrangiamento dei brani.
Il passo è significativo, non c'è che dire.
Per questo il disco lascia decisamente spiazzati nei primi ascolti (discorso valido ovviamente per chi conosceva glà la band...) e gigioneggia un pochettino prima di riproporsi al lettore.
Questione di tempo, in quanto la neo-dinamica-pop della band esce sulla lunga distanza producendo un disco di notevole impatto e contenuto.
Ottimo approccio 'a-cavallo' che lascia comunque aperte tutte le porte.
Più songwriter e meno electro-boys i Beaucoup Fish si confermano una delle più promettenti novità della scena indie-pop nostrana...
...in attesa della prossima Evoluzione.
Tracklist:
01. La mia pace
02. Vieni via
03. Mi sento più leggero
04. Controluce
05. La plage du Nord
06. Nella pioggia
07. Scivolo
08. Così facile
09. Spirali
10. Come un addio
Allo
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| MONTEVERDI UNPLUGGED |
Domendica 4 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti, secondo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Minimal Tuesday e Beaucoup Fish; espone Alice Acerbi - Fotografa
domenica 4 Marzo 2007
Minimal Tuesday
www.minimaltuesday.com
Il gruppo nasce nel 2004, dall'incontro tra il disoccupato Roberto Calvi e il maniaco del...
Domendica 4 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi - Fabbrica delle Arti, secondo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Minimal Tuesday e Beaucoup Fish; espone Alice Acerbi - Fotografa
domenica 4 Marzo 2007
Minimal Tuesday
www.minimaltuesday.com
Il gruppo nasce nel 2004, dall'incontro tra il disoccupato Roberto Calvi e il maniaco del suono Fabio Guarneri. Dopo un periodo di produttiva confusione grunge, i due intuiscono che quella non è la loro strada. Roberto capisce che non riuscirà mai a suonare una chitarra elettrica e a superare la sua remota e oscura paura per effetti e pedali in genere. Fabio propone una svolta acustica. Roberto accetta la sfida. E a questo punto che il destino invia un dono: il chitarrista acustico Simone Siano. C'è subito intesa. Inizia così il lungo e travagliato percorso dialettico che nel giro di qualche mese porta alla nascita del gruppo musicale dei Minimal Tuesday, nome di sfinimento, cioè deciso alla fine di un rigido processo di esclusione. Il gruppo esordisce ufficialmente con molta timidezza il primo maggio 2005. Da allora i tre ragazzi ci hanno preso gusto e si danno da fare per suonare ovunque possibile. Anzi, se leggendo questa bio ti rendi conto di avere un locale che fa musica dal vivo o di doverti sposare a breve e di non aver ancora trovato il gruppo, chiama ora, invia un sms o una mail ai Minimal Tuesday. Tornando alla bio, dopo un anno i tre ragazzi diventano quattro, grazie all'eccezionale acquisto del maestro di tamburi Simone Gagliardi. Il gruppo è al momento impegnato nella registrazione del secondo demo autoprodotto - Volume Two. Appena pronto ve ne daremo un assaggio.
Beaucoup Fish
www.beaucoup-fish.com
Ha tutto inizio verso la fine del 1999, quando Matteo Gosi , cantante di un gruppo noise cremonese, lascia l'Italia trasferendosi in Belgio. I tre membri rimanenti della band (il chitarrista Giovanni Gosi , il bassista Filippo Mannello e il batterista Stefano Uggeri ) cominciano a tentare strade nuove, mentre l'ultimo componente, il secondo chitarrista, si allontana e non farà più parte di questa storia.
Il combo, ancora senza nome, comincia a mandare provini e registrazioni a Matteo che, armato di PC e poco altro, registra le prime tracce vocali.
Nel 2001 il gruppo si vede costretto a scegliere il suo nome definitivo: "Beaucoup Fish", nome mutuato in maniera più o meno casuale dal titolo di un disco degli Underworld. Vincono un concorso "Rock e i suoi fratelli" e sono finalisti nelle selezioni regionali per Arezzowave. Il primo demo è recensito favorevolmente da Musica! (settimanale de La Repubblica) e Rocksound.
I Beaucoup Fish continuano il lavoro sul disco, affinando le competenze tecniche di registrazione e mixaggio ed allestendo a poco a poco un vero e proprio project studio.
Il nuovo banco di prova è il concorso "Cantiere Sonoro IV". I nostri, secondi alle selezioni su una rosa di 150 gruppi, accedono alle finali, vincendo davanti ad una giuria formata, tra gli altri, da Damir Ivic, John Vignola (Il Mucchio Selvaggio) e Carlo Pastore (Rockit). Segue il live come spalla di The Candies, LoFi Sucks! e Marlene Kuntz nel quale viene loro consegnato il premio della critica intitolato a Marco Costantini per il miglior testo.
Ad un anno dall'inizio dei lavori, danno alle stampe la prima versione del disco (10 brani): "Beaucoup Fish '03". Farà subito seguito una versione alleggerita di tre pezzi e integrata dal video del brano "Come un addio", diretto da Nicola Gastaldi.
Tra gli eventi da ricordare di quell'anno, anche un concerto al "Covo" di Bologna, con i "Perturbazione" e la trasmissione su "RAI Radio1" di "Spirali".
In queste occasioni il gruppo è notato da Andrea Vittori (in forze ai TBH, gruppo Jestrai) e Marion Pessina (ex Nun), soci in MA9 Promotion, ufficio stampa e agenzia di management di Milano che comincia a curare gli interessi dei BF.
In epoca recentissima (maggio 2005) i BF entrano nella rosa dei 15 gruppi scelti tra più di 1500 per suonare al "Heineken Jammin' Festival" e ad esibirsi in diretta durante la trasmissione PLAY IT di "Rete A All Music".
Oggi i nostri aspettano qualche risposta, qualche bozza di contratto. Chissà.
Espone: Alice Acerbi – Fotografa
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Unanota |
| The Mojomatics - Songs for Faraway Lovers |
Canzoni senza tempo.
Roba che magari avrebbe ascoltato mio nonno se solo fosse nato sulle rive del Missisippi o in qualche spelacchiata contrada inglese... L’era della british invasion, le jam sessions, le chitarre accordate in sol, o andando ancora più indietro con le fotografie, le bettole sporche e sudate, lo stereotipo...
Canzoni senza tempo.
Roba che magari avrebbe ascoltato mio nonno se solo fosse nato sulle rive del Missisippi o in qualche spelacchiata contrada inglese... L’era della british invasion, le jam sessions, le chitarre accordate in sol, o andando ancora più indietro con le fotografie, le bettole sporche e sudate, lo stereotipo del negro con l’armonica nel campo di cotone, la maledizione di Robert Johnson. Poche parole: blues.
Eppure i Mojos non peccano di stucchevole revivalismo. C’è chi dice retrocool e chi il culo lo muove, ai loro concerti. Perché se le cravattine e le giacche scure sono anche quelle che indossava Fred Buscaglione, l’aria spettinata e irriverente tradisce i loro ruvidi esordi garage’n’roll. Ora ci sono le chitarrine in slide e le armoniche, i walkin’ tempos e i boogie accelerati, il riverbero a molla e cassa-rullante-charleston… tutto rigorosamente impolverato e in bianco e nero, a metà tra il lo-fi e i primi Beatles senza i coretti yeh yeh, il garage e la sporcizia dei primi Stones, le melodie felicemente country-pop e i giri classici dai vinili degli Yardbirds.
Siamo nel mondo della musica indipendente, quella che sogna e se ne fotte. Come i Mojomatics. E come la neonata indie-label cremonese che li ha prodotti, I Dischi de La Valigetta… Assurdo che una band con tale carisma frequentasse da tempo i locali dei circuiti rockabilly di mezza Europa senza trovare uno straccio di etichetta italiana disposta a degnarli di attenzione. Giunti al secondo disco, “Songs for Faraway Lovers” fa il botto… trenta minuti e poco più di ottime canzoni. Nessuna pretesa di inventare stili e neologismi di genere. Easy-listening a manetta, disimpegno e pensieri frivoli; ma il duo veneziano ci mette il cuore, e il risultato è tutto fuorché una sciocca riproposizione di musica d’intrattenimento stile domani-chi-si-ricorda-di-questo-disco. Perché le canzoni catturano e corrono, tre minuti e già alla successiva, ma nel frattempo quei refrain ti si incollano nell’encefalo insieme all’armonica sbilenca e al tu-tu-pa tu-tu-pa che voglia quasi di ballare il twist in cameretta. Dal vivo esce il lato più grezzo del duo veneziano: Mojo-Matt e Dave-Matic grattano e grattugiano dove invece nel disco lasciano spazio a quelle deliziose decorazioni vintage di slide guitar mezzo stonate, e dove la chitarra sa di country suonato in stile garage. It’s only rock’n’roll, but I like it.
Ops… l’ha già detto qualcun altro?
...unanota
> Tracklist:
01. Why don’t you leave me
02. No place to go
03. Right or wrong
04. Leave this town
05. The last train
06. I’ll be back home
07. That night in 1939
08. Stealin’ stealin’
09. Liquor store blues
10. A fall on the floor
11. Hard travelin’
12. The riverside
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| MONTEVERDI UNPLUGGED |
...dopo il clamoroso successo dei primi due appuntamenti ritorna Monteverdi Unplugged....
Domendica 11 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi terzo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Annie Hall ed Egonauta; espone Claudia Minuta - Fotografa
Egonauta www.myspace.com/egonautaband
l gruppo si forma nell'estate 2003, i componenti tutti derivanti da esperienze precedenti. La...
...dopo il clamoroso successo dei primi due appuntamenti ritorna Monteverdi Unplugged....
Domendica 11 marzo alle 21.30 presso il Teatro Monteverdi terzo appuntamento del percorso Monteverdi Unplugged!
Ospiti della serata Annie Hall ed Egonauta; espone Claudia Minuta - Fotografa
Egonauta www.myspace.com/egonautaband
l gruppo si forma nell'estate 2003, i componenti tutti derivanti da esperienze precedenti. La formazione è composta da quattro elementi: basso, batteria edue chitarre, coadiuvati da inserti di synth e tastiere. L'attitudine è prettamente strumentale, quando presente la voce diventa quinto strumento aggiunto.Il primo lavoro in studio, 'Egonauta', risale al gennaio 2004 e consiste in un demo autoprodotto di tre brani, che nel settembre 2004 si è arricchito delle migliori prese dal vivo realizzate durante i concerti estivi: il risultato è una serie di brani melodicamente strutturati, che per la lunga durata, le atmosfere dilatate e l'approccio marcatamente strumentale rimandano ad un sottogenere dalla definizione quanto mai vaga ma comunque abusata da critici e musicisti: il post-rock.
Il gruppo si riconosce a fatica in questa denominazione, la vive più come un trampolino di lancio per raggiungere territori dove la psichedelia e la sperimentazione si coniughino con una profonda ricerca ritmica e melodica in continuo farsi.
Con il 2005 si apre un periodo contrassegnato da una nuova consapevolezza, che porta gli Egonauta a chiudersi in sala prove alla ricerca di uno stile più personale.Gli esiti di questa decisione sono tuttora sospesi su scenari variabili: una maggiore cura delle sfumature, un equilibrato sovrapporsi delle melodie, la rarefazione del suono e l'attenzione rivolta alle variazioni ritmiche danno così vita a strutture eterogenee accomunate da una costante ricerca formale, vera e propria chiave di lettura dellintera esperienza creativa della band cremonese.
Gli Egonauta hanno all'attivo un discreto numero di apparizioni live, tra le quali spicca lesibizione al M.E.I. di Faenza nell'ottobre 2004.
Annie Hall www.anniehall.it
‘Un mix di morbide e soffici melodie pop, un pic-nic primaverile con tavernello e tramezzini, biciclette e tovaglie a quadretti, fra gli stilosissimi rovesci di Edberg e l’ironia di Woody Allen.’
Andrea, Budo, Fabio e Giorgio tornano a Cremona con le loro atmosfere folk-pop, intime e raffinate, un po’ Kings of Convenience e un po’ Belle and Sebastian, un po’ Elliott Smith e un po’ Badly Drawn Boy.
Dopo Good Old Day, l’Ep uscito nel 2006, a primavera è prevista l’uscita del primo album ufficiale della band, prodotto dalla Pippola Music di Firenze e distribuito da Audioglobe. Brani ascoltabili su www.myspace.com/unclepig e sul sito ufficiale.
Caludia Minuta - Fotografa
Frequenta l’accademia di Brera dove si diploma in scenografia nel 1997. Successivamente segue dei corsi di specializzazione in conservazione dei beni archeologici e restauro di dipinti murali. Come restauratrice ha lavorato nei principali centri di Emilia Romagna e Lombardia. Parallelamente è impegnata come scenografa e costumista per la compagnia teatrale La Canea di Piacenza. Appassionata di fotografia, ama il bianco e nero e la fusione tra soggetto in movimento e paesaggio: “Le mie immagini sono fortemente ispirate da ciò che mi circonda. Ogni gesto che noi compiamo dilata lo spazio intorno a noi, lo cambia, lo muta. Siamo un’unica materia, non possiamo vivere slegati dallo spazio.”
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Allo |
| Montecristo - Montecristo |
Ruvidi, sporchi e tremendamente convincenti.
Questo è l'esordio dei romani Montecristo su Sleeping Star.
Un disco di valore che sta facendo parlare di sè.
Tremendamente internazionale (tanto che vede la produzione di Tony James - Generation X) e figlio di una dinastia di band d'oltreoceano che hanno segnato le sorti del rock...
Ruvidi, sporchi e tremendamente convincenti.
Questo è l'esordio dei romani Montecristo su Sleeping Star.
Un disco di valore che sta facendo parlare di sè.
Tremendamente internazionale (tanto che vede la produzione di Tony James - Generation X) e figlio di una dinastia di band d'oltreoceano che hanno segnato le sorti del rock mondiale.
Masterizzato proprio a NY il disco è un bignami di puro r'n'r, senza se e senza me.
Rimandi forti che però non peccano di scarsa caratterizzazione.
Un pò di quà ed un pò di là, è questo il bello.
Quindi forti dosi di headbanging e via andare.
Un pò Eagles of Death Metal e un pò Stooges.
Forti questi Montecristo, non c'è che dire: una delle tante nuove promesse della neo-indie scena nostra.
Perchè il fuzz a noi ci piace.
Tracklsit:
01. Cease & Desist
02. Shake Your Bones
03. Ready Steady Nothing
04. Devil's Do's
05. I'm A Wheel
06. Misterya
07. French Kill
08. Part Time Loser
09. 1975
10. You Ain't No Peace Of Cake, Girl
11. Sweet Revenge
12. Loader
Allo
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Unanota |
| [anteprima] - Il Teatro degli Orrori |
> 23 marzo 2007 – Cremona - "Myspace Event"
Una serata con l’ospite d’onore a capotavola.
A volte succede anche a Cremona. E se poi l’ospite porta pure la bottiglia di rosso d’annata, non potrebbe andare meglio di così. Il Teatro degli Orrori ci regala un’anteprima del suo primo disco, suonandolo...
> 23 marzo 2007 – Cremona - "Myspace Event"
Una serata con l’ospite d’onore a capotavola.
A volte succede anche a Cremona. E se poi l’ospite porta pure la bottiglia di rosso d’annata, non potrebbe andare meglio di così. Il Teatro degli Orrori ci regala un’anteprima del suo primo disco, suonandolo dal vivo e alzando pure il volume di brutto. “Dell’Impero delle Tenebre” uscirà il 6 aprile, ma noi lo degustiamo ora; serata conclusiva di Myspace Contest.
Sul palco quattro conoscenze fondamentali del rock indipendente italiano degli ultimi anni: Pierpaolo Capovilla e Francesco Valente (One Dimensional Man), Gionata Mirai (Super Elastic Bubble Plastic, qui alle chitarre), Giulio Favero (ex-chitarrista di One Dimensional Man, poi produttore, ora al basso).
Insomma, una sorpresa capace di rovinare la cena.
Pierpaolo Capovilla e Gionata Mirai rispondono alle mie attonite domande pre-concerto.
[unanota] Questa sera parte il tour de Il Teatro degli Orrori. Super-anteprima, perché il disco esce il 6 aprile… Circola ben poco in giro, per ora, del vostro progetto. Com’è nata l’idea del Teatro degli Orrori, e quando e come sono nate le canzoni?
[Pierpaolo] Ormai sono già due anni e mezzo che lavoriamo a questa cosa, per cui tanto nuova non è… E’ sicuramente nuova per il pubblico, e nuovo è il disco… è il primo che facciamo, per cui si tratta di un vero debutto. Tuttavia è parecchio tempo che prepariamo l’album, adesso l’abbiamo registrato e ci mettiamo a suonarlo in giro; ma rappresenta il punto d’arrivo di un lavoro e di idee sviluppate insieme in oltre due anni!
[Gionata] C’è stata la voce che c’era in ballo qualcosa… L’estate scorsa abbiamo fatto qualche piccolo concerto di rodaggio, in preparazione prima di entrare in studio. Ma adesso è partito il tour, tra pochissimo uscirà il disco… e vedremo cosa succede, come reagirà la gente. E’ una bella scommessa.
[unanota] Molti pensano che si tratti dell’unione dello stile di One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic; in realtà da quel poco che ho potuto sentire (due brani in anteprima su internet) si tratta di una cosa ben diversa!
[Gionata] Io credo che inevitabilmente si parta da presupposti di background musicale simili tra noi, ma tenderei a pensare il progetto come il superamento o l’esperimento di nuove formule; e per quanto mi riguarda, con delle persone diverse dagli altri Super Elastic Bubble Plastic. Con Il Teatro degli Orrori faccio delle cose che con loro penso non farei mai, semplicemente perché si tratta di un altro gruppo. Anche Pierpaolo, cantando in italiano, sperimenta soluzioni che con gli One Dimensional Man non ha mai provato, se non in qualche tentativo… Questa band porta con sé un approccio un po’ diverso alle canzoni e alla musica, e al progetto in sé come messaggio, come modo di esprimersi. Dall’ascolto del disco secondo me viene fuori bene questo aspetto.
[unanota] Una delle maggiori sorprese, infatti, sono proprio i testi scritti e cantati in italiano. Perché proprio ora questo cambiamento radicale, dopo anni di composizione in inglese?
[Pierpaolo] Beh, ma intanto… e perché no? L’italiano è la nostra lingua, e credo che la cosa più onesta che ti possa venire in mente è di cantare con la tua lingua, e non in inglese… Sul perché ora, dopo aver cantato per tanti anni in inglese… forse perché io sulle cose belle ci arrivo sempre tardi…! (risate) Comunque non è troppo importante la lingua con cui tu racconti delle cose, l’importante sono le cose che dici. Io credo che anche con gli One Dimensional Man un pochino ho cercato di dire delle cose interessanti, e credo anche in una certa misura di esserci riuscito, ma con l’italiano tutto diventa molto più interessante: ogni singola parola ha un significato talmente forte perché è la tua lingua, e non utilizzi un medium attraverso cui dire quello che hai voglia di dire… lo devi dire e basta! E questa cosa è molto più difficile… ma dà anche molta più soddisfazione di prima.
[Gionata] Il fatto del cantato in italiano stabilisce proprio un approccio differente alla poetica della parola. L’italiano è un veicolo diverso, su cui si può lavorare in un altro modo, riuscendo a proporre delle immagini e trasmettere delle sensazioni molto più immediatamente che con l’inglese. Questo è proprio uno dei punti di forza del nostro progetto.
[unanota] E infatti anche il nome del gruppo è in italiano. Cosa vuole significare “Il Teatro degli Orrori”? Cosa c’è dietro?
[Pierpaolo] Ci siamo ispirati all’idea del Teatro delle Crudeltà, però non potevamo far coincidere il nome del nostro gruppo con una cosa così bella, così grande… e così ipotetica anche, quale era. Il Teatro delle Crudeltà era infatti un’ipotesi di teatro, ideata da Antonin Artaud, uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, a cui si sono ispirati tanti, soprattutto negli anni ‘60 e ‘70, e a cui si è ispirato il nostro Carmelo Bene. A noi piace questa citazione colta: il Teatro delle Crudeltà era un’esperienza di rivolta contro l’esistente, e anche noi vogliamo essere un’esperienza di questo tipo, almeno nel nostro piccolo, nel rock in Italia. ( …pausa…) Una rivolta contro il rock italiano! (risate)
[unanota] Sperimentazione linguistica, richiami alla letteratura nelle liriche, l’idea radicale del teatro di Artaud… ma anche dal punto di vista strettamente musicale Il Teatro degli Orrori tenta vie diverse. Ho notato che soprattutto le sonorità si discostano non poco da quelle delle vostre band “madri”. Quali sono state, qui, le vostre maggiori influenze? Quali idee avete tirato fuori dal cilindro?
[Gionata] I suoni sono stati frutto di un lavoro titanico in studio per creare il disco; è una cosa a cui abbiamo lavorato tantissimo, così tanto che alcuni pezzi sono stati finiti, se non quasi creati completamente, nei tre mesi trascorsi in studio. C’è stato un lavoro maniacale sul suono perché si cercava qualcosa di assolutamente poco italiano, o comunque un risultato il più personale possibile. L’idea era quella di una cosa che arrivi in faccia il più possibile…
[Pierpaolo] Una sberla in faccia!
[Gionata] Già, l’obiettivo è partire dal testo in italiano, e con il suono e il modo di fare sul palco, arrivare subito in faccia, direttamente… e l’attitudine del gruppo e del disco è quella. Poi, in quanto a riferimenti strettamente musicali, si parte sempre dai buoni vecchi anni novanta americani, come Jesus Lizard; però considero i Neurosis come un caposaldo, e poi i Melvins, di cui tutti noi siamo ossessionati…
Ad esempio se hai sentito “Vita mia”, l’idea è un po’ quella… Alcune interpretazioni di voce di Pierpaolo ricordano invece un approccio riconducibile a Scratch Acid, Birthday Party; o ancora, per quanto mi riguarda, da amante del noise alla Unwound ho messo dentro al disco quello che penso possa venirmi da un gruppo del genere.
[unanota] Una curiosità: a parte la sua preziosa esperienza di produttore, come mai sei tornato a suonare proprio con Giulio Favero?
[Pierpaolo] Semplicemente perché gliel’ho chiesto io! E poi la proposta è stata anche per lui stimolante: passando dalla chitarra al basso e cambiando strumento, fa una cosa diversa e diventa tutto più interessante. E in un certo senso poi è ripartito a suonare.
[unanota] Ultima domanda… forse tanto idiota quanto necessaria. Ha senso chiedervi se ora in Italia si suona finalmente a buoni livelli, se le etichette fanno il loro lavoro, se c’è una proposta interessante?
[Gionata] Panorama italiano? Gruppi indie? Parlo solo in presenza dei miei legali.
[Pierpaolo] Ma ti sembra un paese serio, questo?! (risate)
[Gionata] Sottoterra c’è qualcosa, ma da un certo livello in su credo sia rimasto ben poco o niente di quel poco che già c’era una volta. Qualche nome di gruppi underground che spaccano veramente, e che non trovano sbocchi: Ornaments, Dead Elephant, a cui hanno stampato il demo negli Stati Uniti e in Italia non c’è manco una etichetta che li faccia uscire. Se li vedi dal vivo resti fulminato, però funziona così: se fai un pezzo col charleston in levare un’etichetta la trovi… oppure ti fai crescere la frangia, e sei a posto. La questione è che in Italia, a livello appena superiore al sotterraneo, per intenderci dalla indie medio grande in su, la qualità non c’è. Non la vedo tanto bene, sinceramente. Però… adesso c’è il Teatro degli Orrori, siamo a posto.
Grazie a Il Teatro degli Orrori.
…unanota
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Allo |
| Ronin - Lemming |
Dall'ennesima creatura di quel bruno Dorella (Ovo, Bar la Muerte, ecc) sbuca uno dei migliori lavori di questo inizio 2007.
Ronin è atmosfera, e questo già si sapeva.
Ronin è tradizione e sangue, e questo già si sapeva.
Ronin non fa altro che confermarsi.
Un disco splendido, sghembo e quantomai divertito farcito di...
Dall'ennesima creatura di quel bruno Dorella (Ovo, Bar la Muerte, ecc) sbuca uno dei migliori lavori di questo inizio 2007.
Ronin è atmosfera, e questo già si sapeva.
Ronin è tradizione e sangue, e questo già si sapeva.
Ronin non fa altro che confermarsi.
Un disco splendido, sghembo e quantomai divertito farcito di richiami, onde e derive davvero di livello.
Un pò post, un pò folk.
L'atmosfera diviene quindi tramite per addentrarsi in mondi apparentemente lontani, ma che velocemente si finisce per riconoscere come nostrani e vicini.
La lontananza del suono d'oltreoceano si mischa con la tradizione più popolare italica in una miscela davvero accattivante.
Nient'altro da fare se non alzarsi ed applaudire.
Splendido.
Tracklist:
1. I pescatori non sono tornati
2. La banda
3. Mantra infernale
4. Il galeone
5. Portland
6. You need it, then it comes
7. L’etiope
8. Mar Morto
9. Lemming
Allo
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Arianna |
| La sindrome di Brontolo |
"La sindrome di Brontolo" di Stefano Bollani.
Baldini Castaldi Dalai editore.
Conosciamo Stefano Bollani come uno dei pianisti jazz più famosi del mondo. Per la prima volta si presenta attraverso le parole ed il risultato è sorprendente. Leggendo… quel che si sente è musica! Un pezzo jazz straordinariamente condotto. Cinque strampalati personaggi...
"La sindrome di Brontolo" di Stefano Bollani.
Baldini Castaldi Dalai editore.
Conosciamo Stefano Bollani come uno dei pianisti jazz più famosi del mondo. Per la prima volta si presenta attraverso le parole ed il risultato è sorprendente. Leggendo… quel che si sente è musica! Un pezzo jazz straordinariamente condotto. Cinque strampalati personaggi prendono il posto degli strumenti, s’inseguono, si contaminano, in un fantasioso gioco a specchi; sono voci soliste che parlano di sé in quell’organizzato caos che è la melodia… o la vita. Racconti brevi e semplici ma traboccanti di pensieri come solo le note sanno essere. Così il microcosmo bollaniano c’incanta, sospesi e scanzonati, senza saper discernere tra finzione e realtà, o meglio, senza bisogno di farlo. Ad unire le imprevedibili vicende un filo, quello a cui sono legati i palloncini che vede uno dei personaggi ed attraverso i quali si vola via, verso il cielo… poiché “la vita è sempre più fantasiosa di come ce la immaginiamo”.
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Arianna |
| I Simpson e la filosofia |
"I Simpson e la filosofia" di Irwin, Conard, Skoble.
Chi non ha mai visto almeno una puntata dei Simpson? Una serie tv che ancor oggi può contare su una media di quattro milioni di spettatori ogni giorno solo in Italia: irriverente, sarcastica, provocatoria, scorretta ed indubbiamente unica nel suo genere....
"I Simpson e la filosofia" di Irwin, Conard, Skoble.
Chi non ha mai visto almeno una puntata dei Simpson? Una serie tv che ancor oggi può contare su una media di quattro milioni di spettatori ogni giorno solo in Italia: irriverente, sarcastica, provocatoria, scorretta ed indubbiamente unica nel suo genere. Prodotto e specchio della cultura pop-olare dei nostri giorni, tutto si può pensare di questa strampalata famiglia tranne che sia dispensatrice di verità filosofiche; ma proviamo a riflettere sul suo successo, consideriamo perché questi antieroi tutti gialli riescano, in modo così immediato, a suscitare affetto e simpatia, ad entrare trasversalmente in sintonia con chiunque ci si approcci; poniamoci nell’ottica sprigfieldiana e soverchiamo i consueti canoni sociologici di analisi, ricerchiamo una visione insolita, attraversiamo il banale e, iperironicamente, chiediamoci quale sia il significato della vita…. a Springfield. E allora, perché no?!? … I Simpson e la filosofia! E, perché no?!? Homer Simpson per definire il ruolo dell’ “uomo” nell’universo, Bart come perfetta rappresentazione del superuomo nichilista di Nietzsche, Lisa, piccola intellettuale sfigata (molto americana nel suo genere), innalzata a prototipo dell’ottimismo teorico socratico, Marge come incarnazione aristotelica del principio di virtù, Meggie interpretata attraverso la psicologia esistenzialista di Sartre e Sprinfield con implicazioni marxiste. Il tutto condito dalle esilaranti battute della serie. Ed è proprio attraverso l’ironia, scintilla fautrice dell’esistenza di Sringfield, che si costituisce il presupposto di questa trattazione, senza pretese ma con l’intento di trasportare un po’ di rigore dialettico nella nostra vita quotidiana. I Simpson a servizio della filosofia per far si che questioni deontologiche possano essere portate all’interesse di un pubblico non specializzato e, ancor più, per far sorridere di dissertazioni trascendentali, perché, permettetemelo, la speculazione filosofica non porta a nulla se non è finalizzata ed un risolino compiaciuto sulla vita come fine, penso, giustifichi pienamente i mezzi. Ciucciatevi il calzino!
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Unanota |
| Three Steps to The Ocean - s/t |
Debutto silenzioso e schivo per una band lombarda dalle ambiziose aspettative.
Un piccolo lavoro raccolto quasi per caso più che per necessità, in due soli giorni concentrati sugli strumenti in studio. E nonostante la recente formazione, i quattro stupiscono nella riproposizione delle sonorità più attuali e interessanti del florido panorama underground...
Debutto silenzioso e schivo per una band lombarda dalle ambiziose aspettative.
Un piccolo lavoro raccolto quasi per caso più che per necessità, in due soli giorni concentrati sugli strumenti in studio. E nonostante la recente formazione, i quattro stupiscono nella riproposizione delle sonorità più attuali e interessanti del florido panorama underground statunitense, sostituendo inventiva e buon gusto alle altrimenti prevedibili ingenuità e scopiazzature.
Le coordinate del demo sono individuabili nella nicchia sperimentale con cui la definizione “post-rock” è stata plasmata negli ultimissimi anni da musicisti americani fuoriusciti dalla scena post-hardcore. Paiono infatti lontani gli anni in cui i Mogwai incidevano dischi fondamentali come il minimale “Young Team”; se col passare del tempo i solchi della destrutturazione in chiave psichedelica e reiterativa del rock canonicamente inteso si sono inevitabilmente ossidati e ripetuti, le sperimentazioni di band come Explosions in The Sky e Red Sparowes hanno restituito nuova linfa creativa al genere.
Three Steps To The Ocean si pongono dunque lungo questa direzione, licenziando un ottimo demo d’esordio, ben composto e curato nei dettagli e nelle sonorità; i tre lunghi brani strumentali potrebbero far parte di un’unica suite per omogeneità di colori e sensazioni. I sottili dinamismi delle composizioni si susseguono per intuizioni fino a sfociare nel picco sonico delle chitarre in saturazione, rincorrendo progressioni armoniche sempre capaci di costituire l’idea centrale del brano, anziché esserne una banale decorazione. L’assenza di passaggi di maniera o forzature fa solo intuire le capacità compositive della band, pure abile nel destreggiarsi con le descrizioni sonore degli strumenti: una chitarra dalla tinta sommessa e “lontana”, anche nelle ritmiche più aggressive, è bilanciata dagli inserimenti elettronici di synth e tastiere, sempre azzeccati e piacevoli. “Oceanside” è divisa in due parti, con la prima a costituire un’introduzione –al limite dell’ambient, per la ripetitività della chitarra e dei campionamenti di tappeto– alla seguente “Last Breath of Air”, brano in cui emerge maggiormente l’influenza del post-rock americano: Red Sparowes nei tempi frammentati e nelle progressioni ricorsive, filtrati dall’aggressività meno vorace degli ultimi Pelican e da sporcizie sintetiche sulla scia di 65 Days of Static. La conclusiva “Submerged Universe”, pur non discostandosi dalle atmosfere di “Oceanside”, è forse il brano più riuscito, nel suo lunghissimo viaggio tra arpeggi dilatati e muri di crash a sostenere le melodie sospese delle corde e gli schizzi visionari del synth.
...A quando un full-length?
…unanota
> Tracklist: 01.Oceanside / 02.Last Breath of Air (Oceanside pt. 2) / 03.Submerged Universe
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Allo |
| Buona Pasqua! |
Lo staff del Centro Musica 'IL CASCINETTO' e di CANTIERE SONORO vi augurano le più liete festività pasquali.
Stay Tuned.
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Allo |
| Stay Tuned! |
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Guido |
| I POLICE LIVE in ITALIA anche se solo una volta!!! |
Dal sito di Milano Concerti:
FINALMENTE ANNUNCIATA L’UNICA DATA ITALIANA
2 OTTOBRE 2007
TORINO, STADIO DELLE ALPI
Come annunciato qualche settimana fa, i Police apriranno il loro tour europeo il 29 agosto alla Globe Arena di Stoccolma, a seguito delle date sold-out in America. Dopo aver annunciato e messo in vendita i biglietti per...
Dal sito di Milano Concerti:
FINALMENTE ANNUNCIATA L’UNICA DATA ITALIANA
2 OTTOBRE 2007
TORINO, STADIO DELLE ALPI
Come annunciato qualche settimana fa, i Police apriranno il loro tour europeo il 29 agosto alla Globe Arena di Stoccolma, a seguito delle date sold-out in America. Dopo aver annunciato e messo in vendita i biglietti per la maggior parte delle date in calendario, i promoter The Next Adventure e Milano Concerti (a Live Nation company) sono felici di rendere ufficiale l’unica data italiana della band: il nostro paese ospiterà la storica band martedì 2 ottobre allo Stadio delle Alpi di Torino.
Fin dall’inizio della loro carriera, i Police hanno dimostrato di essere una straordinaria Live Band - un gruppo in grado di galvanizzare un già entusiasmante sound in studio in qualcosa di indescrivibile ed entusiasmante durante i concerti. Combinando energia e melodie evocative, Sting, Stewart Copeland e Andy Summers hanno sempre suonato con l’istinto verso l’improvvisazione di un trio jazz e l’energia grezza di una band punk-rock: una formula che li ha resi uno dei più importanti gruppi rock degli anni Settanta e Ottanta.
Come special guest, la band Fiction Plane aprirà gli show dei Police. Conosciuti per le loro potenti esibizioni live, questo trio rock pubblicherà il secondo album a maggio. I Fiction Plane sono: Joe Summer (basso), Seton Daunt (chitarra) e Pete Wilhoit (batteria).
Una parte dei proventi di questo tour sarà devoluta a WaterAid, un’organizzazione non governativa fondata nel 1981 con lo scopo di sconfiggere la povertà migliorando l’accesso a risorse idriche sicure, a strutture igieniche adeguate e promuovendo una maggiore cultura dell’igiene. Per maggiori informazioni www.wateraid.org.
La produzione del Police World Tour è a cura di The Next Adventure (a Live Nation Company) in associazione con RZO Entertainment, Inc.
Per maggiori informazioni: www.thepolicetour.com.
I biglietti per l’unica data italiana, 2 ottobre, Torino, Stadio delle Alpi, saranno in vendita, IN ESCLUSIVA PER IL FAN CLUB UFFICIALE, nei giorni 12-13-14 aprile; la vendita al pubblico partirà il 17 aprile tramite il circuito TicketOne www.ticketone.it e dal 19 aprile in tutte le prevendite autorizzate.
Costo dei biglietti
PRATO : 50 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 1° LIVELLO OVEST – CENTRALE: 100 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 1° LIVELLO OVEST – LATERALE: 80 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 2° LIVELLO OVEST – CENTRALE: 100 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 2° LIVELLO OVEST – LATERALE: 80 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 3° LIVELLO OVEST EXTRA – CENTRALE: 100 euro + prevendita
TRIBUNA NUM 3° LIVELLO OVEST – LATERALE: 80 euro + prevendita
CURVA NORD 1° LIVELLO NON NUM: 50 euro + prevendita
CURVA NORD 2° LIVELLO NON NUM: 50 euro + prevendita
CURVA NORD 3° LIVELLO NON NUM: 50 euro + prevendita
TRIBUNA EST 1° LIVELLO NON NUM: 60 euro + prevendita
TRIBUNA EST 2° LIVELLO NON NUM: 60 euro + prevendita
TRIBUNA EST 3° LIVELLO NON NUM: 60 euro + prevendita
Per maggiori informazioni Milano Concerti (a Live Nation Company).
Tel.: 02 5300 6501 – info@milanoconcerti.net – www.milanoconcerti.net
Tour europeo:
29 agosto - Stoccolma - Globe Arena - sold-out
30 agosto -Stoccolma - Globe Arena
1° settembre - Aarhus - Vestereng
4 settembre Birmingham - National Indoor Arena - sold-out
5 settembre - Birmingham - National Indoor Arena - sold-out
8 settembre - Londra - Twickenham Stadium - sold-out
9 settembre - Londra - Twickenham Stadium
11 settembre - Amburgo - AOL Arena
13 settembre - Amsterdam - Arena - sold-out
14 settembre - Amsterdam - Arena
16 settembre - Praga - Sazka
19 settembre - Vienna - Stadthalle - sold-out
22 settembre - Monaco - Olympiastadion
27 settembre - Barcellona - Olympic Stadium
29 settembre - Parigi - Au Stade de France - sold-out
2 ottobre - Torino - Stadio delle Alpi
8 ottobre - Antwerp - Sportpaleis - sold-out
9 ottobre - Antwerp - Sportpaleis - sold-out
10 ottobre - Mannheim - SAP Arena - sold-out
13 ottobre - Dusseldorf - LTU Arena
15 ottobre - Manchester - MEN Arena - sold-out
16 ottobre - Manchester - MEN Arena - sold-out
19 ottobre - Cardiff - Millennium Stadium
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| Ladytron - Witching Hour |
Terzo capitolo per il quartetto di Liverpool dopo i precedenti '604' e il successivo 'Light & Magic', targati 2001 e 2002.
Si sono presi più tempo i Nostri, non c'è che dire.
In effetti il riscontro per il precedente lavoro non è che facesse gridare ad un probabile miracolo del decennio.
Per...
Terzo capitolo per il quartetto di Liverpool dopo i precedenti '604' e il successivo 'Light & Magic', targati 2001 e 2002.
Si sono presi più tempo i Nostri, non c'è che dire.
In effetti il riscontro per il precedente lavoro non è che facesse gridare ad un probabile miracolo del decennio.
Per questo ci son voluti degli anni (3, uscito in UK nel 2005, 'Witching Hour' arriva in Italia grazie a Sleeping Star) , e si sente.
Un lavoro compatto, e di livello.
Synth-pop scuro e mai banale, atmosfere acide e dissonanti danno la giusta dose di elettricità al disco.
Le voci femminili si intrecciano perfettamente ed ogni cosa pare al suo posto.
Sarà anche la complicità di produzione da parte di Jim Abbis, già impegnato con i Placebo e Kasabian, ma è difficile trovare difetti ad un lavoro di questo tipo.
Tanto meglio goderselo.
Consigliato.
Tracklist:
1. High Rise
2. Destroy Everything You Touch
3. International Dateline
4. Soft Power
5. CMYK
6. AmTV
7. Sugar
8. Fighting In Built Up Areas
9. Last One Standing
10. Weekend
11. Beauty 2
12. Whitelightgenerator
Allo
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| ChantSong Orchestra |
Prende vita Indie-Mood, l’esordio discografico della ChantSong Orchestra (in uscita nei negozi il 7 Maggio 2007) che vede la partecipazione di: Cristina Donà, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Frankie Hi Nrg, Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Emidio Clementi (Massimo Volume, El Muniria), Emiliano “Emo” Carlo Audisio (Linea 77), Luca Morino (Mau...
Prende vita Indie-Mood, l’esordio discografico della ChantSong Orchestra (in uscita nei negozi il 7 Maggio 2007) che vede la partecipazione di: Cristina Donà, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Frankie Hi Nrg, Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Emidio Clementi (Massimo Volume, El Muniria), Emiliano “Emo” Carlo Audisio (Linea 77), Luca Morino (Mau Mau), Roy Paci e lo scrittore Aldo Nove.
Il Centro Musica “Il Cascinetto” dell' Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona in collaborazione con il Progetto Jazz del Sistema Teatrale Cremonese ha organizzato nei mesi di marzo e aprile 2006 la rassegna "Jazz in Cantiere 2006", all’interno di Cantiere Sonoro 2006, presso il Teatro Monteverdi Fabbrica delle Arti di Cremona.
La fisionomia della manifestazione si era ormai consolidata ospitando, nelle edizioni precedenti, alcune delle migliori jazz-band della penisola.
La svolta è giunta con la nascita del progetto Chantsong Orchestra in cui si dava una continuazione alla rassegna per gli strumentisti più meritevoli ed interessati.
Il percorso ha dato l'opportunità di suonare a giovani promettenti musicisti jazz, individuati grazie ad un lavoro sinergico con Manuela Casale (Direttore Artistico del Progetto Jazz del Sistema Teatrale Cremonese), Giancarlo Tossani (Pontesound / Scuola di Musica Popolare dell’Arci di Cremona ), Gianluca Monti (Scuola di Musica Popolare dell’Arci di Cremona ) e Roberto Cipelli (Scuola Civica di Musica Claudio Monteverdi / Conservatorio di Brescia).
La seconda fase della rassegna “Jazz in Cantiere 2006” ha visto Igor Sciavolino impegnato a selezionare i migliori 12 musicisti visti nel corso delle serate e a condurre con questi un laboratorio di 3 mesi, svoltosi presso il Teatro Monteverdi Fabbrica delle Arti, nel quale si è creato il repertorio “Indie Rock Italiano” dell'orchestra.
L’uscita del disco determina per Jazz In Cantiere il raggiungimento del suo obiettivo creando una possibilità concreta per i giovani musicisti impegnati nel progetto.
Gli obiettivi del percorso erano infatti quelli di creare spazi, confronti e opportunità per i giovani partecipanti.
Le attività svolte
La ChantSong Orchestra si è esibita presso il Teatro Monteverdi Fabbrica delle Arti il 28 giugno 2006 come evento di apertura di Crock Festival 2006 ospite Lorenzo Corti (chitarrista di Cristina Donà e Cesare Basile) e presso i Giardini di Piazza Roma il 22 settembre 2006 con ospiti Giò (La Crus) ed Emidio Clementi (Massimo Volume, El Muniria).
In occasione della data del 28 giugno 2006 è stato registrato un CD live contenente 12 tracce ed utilizzato per promuovere e divulgare il progetto tra gli addetti ai lavori, giornalisti e musicisti.
L'uscita discografica
La ChantSong Orchestra ha suscitato l'interesse di due realtà del mondo discografico che si sono prodigate per la realizzazione del primo disco e per la gestione delle future uscite Live.
Felmay: è una casa discografica con sede a Torino che opera nell'ambito jazz e etnofolk ha un catalogo di più di 250 titoli ed è la fautrice del successo del progetto Banda Ionica.
www.felmay.it
Acid Studio: è uno studio di registrazione con sede a Cremona, ma svolge anche attività di service Audio, ufficio stampa e booking.
www.acidstudio.it
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| Crock presenta: Cremona Vista dal Basso |
Bugo, Perturbazione, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Meg (ex 99 Posse), Remo Remotti, Simone Lenzi (Virginiana Miller), e tanti altri...
Questo è Crock 2007. Visto dal basso.
CREMONA VISTA DAL BASSO
8 – 9- 10 Giugno 2007
Arena Giardino
Parco Tognazzi – Viale Po – Cremona
Ingresso Gratuito
Venerdì 8 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
BUGO
+...
Bugo, Perturbazione, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Meg (ex 99 Posse), Remo Remotti, Simone Lenzi (Virginiana Miller), e tanti altri...
Questo è Crock 2007. Visto dal basso.
CREMONA VISTA DAL BASSO
8 – 9- 10 Giugno 2007
Arena Giardino
Parco Tognazzi – Viale Po – Cremona
Ingresso Gratuito
Venerdì 8 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
BUGO
+ Back to School Band!
Sabato 9 GIUGNO 2007
dalle 9.00 – Ingresso Gratuito
FESTA DELLA MUSICA STUDENTESCA
Domenica 10 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
LE CITTÀ VISTE DAL BASSO
Con:
PERTURBAZIONE
MEG
CRISTIANO GODANO (MARLENE KUNTZ)
SIMONE LENZI (VIRGINIANA MILLER)
REMO REMOTTI
Le città viste dal basso è il nome che abbiamo voluto dare a un concerto un po’ particolare.
Di che si tratta? Di una piccola forzatura, anzitutto. In Vedute dallo spazio dei Massimo Volume si parla di «città viste dall’alto». Da lì siamo voluti partire, ma cambiando prospettiva. Provando a osservare, come quando si cammina.
Quello che c’interessa è capire come le città sono state raccontate e descritte dalla canzone e dalla letteratura italiana negli ultimi 30 anni. Per farlo, ci facciamo accompagnare lungo questo viaggio da alcuni ospiti, scelti fra i musicisti che più stimiamo fra quelli che oggi provano a raccontare che cosa sono i luoghi “italiani” che ci circondano.
Descrizioni, racconti, attraversamenti, paesaggi, fotografie, abitanti, edifici, distanze, quartieri, strade, incroci. Sono elementi che ci cascano sotto gli occhi quotidianamente. Qualcuno li abita. Qualcuno ha provato a cantarli. Qualcuno l’ha fatto molto bene.
L’intera serata è perciò un esperimento e uno spettacolo inedito assieme, perché si tratta di un evento unico: mai i musicisti in questione si sono ritrovati assieme sullo stesso palco per uno spettacolo del genere.
Il concerto è perciò un lungo racconto in cui si alternano canzoni e letture, pagine di decenni fa e contemporanee, tranci di storie, unite da un denominatore comune: le città, cuore pulsante di tutto lo spettacolo.
Perturbazione
La location per tutti e tre le giornate è fissata nella suggestiva cornice dell’Arena Giardino all’interno del Parco Tognazzi di Viale Po a Cremona.
in collaborazione con:
Assessorato alle Pari Opportunità
Attraversarte
Liceo ‘Sofonisba Anguissola’ di Cremona
Associazione Bakelite
Consulta degli Studenti di Cremona
Liceo ‘ Bruno Munari’ di Cremona
Istituto Professionale Einaudi
Centro Fumetto ‘Andrea Pazienza’
Cremonapalloza
Gruppo culturale Amigdala
ArciCremona
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| A Toys Orchestra - Technicolor dreams |
Grandi.
Conferma assoluta di una scena indipendente che ha sempre più bisogno di perle di questo tipo.
Il 'Disco' dell'orchestra giocattolo è questo.
Melodie epidemiche, cuore e tanto talento.
Songwriting elevatissimo che conferma la band addirittura a livello internazionale (non solo per la produzione artistica di Dustin O'Halloran dei Devics).
Tanti i riferimenti.
Meastri della...
Grandi.
Conferma assoluta di una scena indipendente che ha sempre più bisogno di perle di questo tipo.
Il 'Disco' dell'orchestra giocattolo è questo.
Melodie epidemiche, cuore e tanto talento.
Songwriting elevatissimo che conferma la band addirittura a livello internazionale (non solo per la produzione artistica di Dustin O'Halloran dei Devics).
Tanti i riferimenti.
Meastri della melodia (Beatles in primis) ri-assettati per una produzione discografica del terzo millenio.
Ogni pezzo è un' emozione, ogni brivido è una conferma in più dell'immenso valore del suddetto disco.
Sicuramente una delle migliori uscite nostrane dell'anno.
Tracklist:
01. Invisible
02. Cornice dance
03. Mrs Macabrette
04. Letter to myself
05. Ease off the bit
06. Powder on the words
07. Amnesy International
08. Santa Barbara
09. Bug Embrace
10. Danish cookie blue box
11. Technicolor dream
12. Be 4 i walk away
13. Panic attack #3
Marco Allegri
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Allo |
| BACK TO SCHOOL BAND! + BUGO & GIGI (Perturbazione) |
BACK TO SCHOOL BAND! LIVE
+ BUGO & GIGI (Perturbazione)
Giovedì 17 Maggio 2007
Festa Dell’Arte Studentesca
Giardini P.za Roma – Cremona
Dalle 09.00 in poi
Il Servizio Politiche Giovanili ed il Centro Musica ‘Il Cascinetto’ del Comune di Cremona nell’ambito di Dialoghi Sonori 2007
Presentano:
BACK TO SCHOOL BAND!
Cantiere Sonoro 2007
Progetto Under 18
Dopo i percorsi scolastici...
BACK TO SCHOOL BAND! LIVE
+ BUGO & GIGI (Perturbazione)
Giovedì 17 Maggio 2007
Festa Dell’Arte Studentesca
Giardini P.za Roma – Cremona
Dalle 09.00 in poi
Il Servizio Politiche Giovanili ed il Centro Musica ‘Il Cascinetto’ del Comune di Cremona nell’ambito di Dialoghi Sonori 2007
Presentano:
BACK TO SCHOOL BAND!
Cantiere Sonoro 2007
Progetto Under 18
Dopo i percorsi scolastici intrapresi negli scorsi anni da Cantiere Sonoro, manifestazione musicale legata al Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, ed il Liceo Anguissola di Cremona, ecco nascere il progetto BACK TO SCHOOL BAND!.
I seminari tenuti con alcune classi del Liceo Anguissola nelle scorse edizioni hanno registrato la partecipazione di ospiti d’eccezione come: Perturbazione, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Gianni Maroccolo, Bugo e Offlaga Disco Pax.
Per l’annata 2007 si è però pensato ad una nuova formula di coinvolgimento per gli studenti della città di Cremona, che superi la semplice modalità d’incontro, per attivare un vero e proprio laboratorio musicale.
Ecco quindi l’idea di realizzare un percorso nel quale 2 ospiti-docenti, provenienti dalla scena rock indipendente italiana, intervengano nella realizzazione di una vera e propria rock-band studentesca.
Il percorso era aperto a tutti gli studenti iscritti alle scuole medie superiori della città di Cremona.
Ecco quindi delineata la line-up della Back to School Band:
Bodini Niccolò – batteria
Tartamella Paola – basso
Bee Luca – chitarra
Giussani Jacopo – batteria
Migliorati Fabio – voce
Dagani Giulia – voce
Cacciatore Simone – voce
Verena Marsella – voce
Miragoli Ludovico – basso
Miragoli Dimitri – batteria
Arini Alessandro – chitarra
Gritta Valentina – piano
Di Filippo Angelo – chitarra
Nei mesi di Febbraio - Marzo – Aprile 2007 si sono svolte, con cadenza settimanale, le prove per la realizzazione della rock big band studentesca.
Delle prove settimanali e della gestione della band si è occupato il Prof. Aldo Pini (Liceo Anguissola), mentre con cadenza mensile, i ragazzi sono entrati in contatto con i 2 ospiti Gigi Giancursi (Perturbazione – www.perturbazione.com ) e Cristian Bugatti (Bugo – www.bugo-net.it ) con cui è stato perfezionato lo spettacolo conclusivo.
Le prove si sono tenute presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola e hanno previsto un incontro settimanale di 2 ore.
Il repertorio affrontato dai ragazzi ripercorre la storia del rock indipendente italiano ed internazionale attraverso la rivisitazione di brani di: Bugo, Perturbazione, Tre Allegri Ragazzi Morti, Patty Pravo, The White Stripes, e altri.
Una ventata d’aria fresca che è stata accolta con entusiasmo dai giovani partecipanti.
La prima esibizione della Back to School Band! è stata fissata, con la collaborazione della Consulta degli Studenti Cremonesi, all’interno della Festa Dell’Arte Studentesca:
Giovedì 17 Maggio 2007
Festa Dell’Arte Studentesca
Giardini P.za Roma – Cremona
Dalle 09.00 in poi
In questa occasione i ragazzi saliranno sul palco assieme ai due ospiti-docenti, Bugo e Gigi (Perturbazione) e realizzeranno con loro l’intero repertorio costruito nei 3 mesi di lavorazione.
Un’ occasione speciale per poter assistere ad uno dei progetti più interessanti ed innovativi degli ultimi anni di Cantiere Sonoro.
Da non perdere!
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Cugio |
| Anteprima su Arezz...Ops Italian Wave. |
Cambio di nome e di location per l'Arezzo Wave che si tramuta in Italian Wave e si sposta a Firenze.
Dal 17 al 22 Luglio, in uno spazio di 15 ettari appena fuori dal centro abitato, si svolgeranno 261 eventi che coinvolgeranno 24 nazioni da tutto il mondo.
Molti gli spazi adibiti...
Cambio di nome e di location per l'Arezzo Wave che si tramuta in Italian Wave e si sposta a Firenze.
Dal 17 al 22 Luglio, in uno spazio di 15 ettari appena fuori dal centro abitato, si svolgeranno 261 eventi che coinvolgeranno 24 nazioni da tutto il mondo.
Molti gli spazi adibiti alle performance, non solo musicali, che intratterranno un pubblico, come da tradizione, non pagante (fino alle 10 di sera dove poi verrà richiesto un forfait di 10 €) dalle 10.30 del mattino fino a notte inoltrata.
Molte le date uniche e le esclusive che vedranno alternarsi, principalmente sul Main stage, nomi come Clap Your Hands and Say Yeah, Mika, The Good the Bad and The Queen, Bob Geldof, Enter Shikari, Leningrad, Naturally 7 e altri.
Sul Global Stage si parte con i Gocoo, per la prima volta in Italia e direttamente dal Giappone, per passare poi ai Sud Sound System, Avion Travel, Radiodervish (progetto Italo/palestinese), Orchestra di Piazza Vittorio, Susanna Baca (Perù), Chico Cèsar Feat. Quinteto de Paraiba (Brasile) e ancora molti altri.
Lo Psycho Stage è l'ultimo spazio dedicato alle band che si esibiranno dal vivo. E' il palco in cui si svolgeranno la maggior parte degli eventi (51 per esattezza) e dove suoneranno anche le band selezionate all' interno di Mediawave, cioè quei gruppi "giudicati come migliori realtà della scena musicale attuale dalle testate stampa-radio-TV."
Si inizia con Disco Drive (Mtv:Brand New), Shitdisco, !!!, Numero6 (Muz), Casino Royale, T.A.R.M (La Repubblica XL), A Toys Orchestra, Tunng, Diego Mancino (radio Deejay), Yo Yo Mundi, Marcho's (popolare Network), The Mojomatics (Rumore), Messer Chups, Emily Novak (Freequency), Fresh Air of Hioshima (Ed. Zero) Pass The Mic (Assalti Frontali + Colle Der Fomento + Esa), Dufresne (Rock Sound), Montecristo (Rockstar), Il teatro degli orrori, Black eyed dog (il Mucchio), The Second Grace (Insound), The Hormonauts, Mattia Donna (Jam), My awesome mixtape (Rockit), Malfunk, Leningrad, Jet Set Roger (Radio wave), Stereoclimax (Chitarre), Mando Diao...
Per gli amanti dell' elettronica non poteva mancare Elettrowave che si concentrerà dal 20 al 21...e alla sera, ovviamente.
Suddivisa in due aree principali, una esterna alla Ex Longinotti, l'altra interna e suddivisa a sua volta in due spazi distinti (Theatre e Club), prenderanno vità dj-set internazionali, vj-set e veri e propri Live.
Per citarvene alcuni Alex Gopher (live), Cassius (live), Ame, Datarock (live), Matthew Dear's Big Hands (live), Missil, Zip...
Tanti altri spazi e aree di spettacolo non musicali sono state create; il word stage, per esempio, "avrà come elemento l'intreccio tra eventi dedicati alle nuove forme della letteratura e momenti dedicati alla tradizione" con molti ospiti che interverranno durante tutto il festival. Un evento tra tutti la presentazione del nuovo attesissimo romanzo del collettivo Wu Ming.
Confermato ancora per il terzo anno consecutivo Comicswave, l' evento dedicata ai fumetti.
Ci saranno ospiti di caratura internazionale, si festeggeranno i 25 anni di vita del "Detective dell' impossibile Martin Mystère" e ci sarà la 24 Hour Italy Comics: "una maratona a fumetti di 24 ore!".
Altri gli spazzi dedicati al teatro, all' arte e alle nuove tecnologie.
Per terminare saranno forniti anche quest' anno i servizi come: punti wi-fi per la connesione ad Internet, campeggio all' interno dell' area festival, punti di ristorazione ecc.
Ciaoo...
P.s: Programma completo e altro al link dell' evento.
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Unanota |
| Vanessa Van Basten |
> 18 maggio 2007 – Circolo Boeri, Piacenza
Vanessa Van Basten è uno dei nomi più interessanti e non-convenzionali partoriti ultimamente in Italia dalla scena musicale indipendente. Attitudine sperimentale e “post”, tra suoni e ritmiche pesanti e industriali, melodie visionarie, atmosfere ambientali, divagazioni acustiche. Autori del bellissimo album “La Stanza...
> 18 maggio 2007 – Circolo Boeri, Piacenza
Vanessa Van Basten è uno dei nomi più interessanti e non-convenzionali partoriti ultimamente in Italia dalla scena musicale indipendente. Attitudine sperimentale e “post”, tra suoni e ritmiche pesanti e industriali, melodie visionarie, atmosfere ambientali, divagazioni acustiche. Autori del bellissimo album “La Stanza di Swedenborg”, datato ottobre 2006 e preceduto dall’omonimo ep d’esordio, il duo genovese è ora alle prese con i primissimi live-set della sua carriera artistica.
E’ proprio in occasione del debutto assoluto sui palchi italiani che intervisto Morgan Bellini, frontman del progetto. Una lunghissima intervista in cui il musicista mette a nudo sé stesso e i Vanessa Van Basten.
Buona lettura!
[unanota] Ne “La Stanza di Swedenborg” coesistono brani dall'atmosfera cupa e pesante accanto ad altre composizioni dal mood quasi opposto, mantenendo però un raro equilibrio. Tu hai scritto che si tratta di “un tributo alla natura”. Che significa? Qual è l'intento del disco?
[Morgan] Difficile da dirsi. Il concetto di tributo alla natura, in questo caso, è più che altro il nostro modo di omaggiare quella che era lo stile di vita di una volta… oggi come oggi, vivendo nelle grandi città, l’uomo ha un contatto con la natura assai limitato. Io penso che prima o poi questa cosa graverà pesantemente sulla società. L'assenza di elementi naturali nella vita delle grandi città è una sofferenza aggiunta alla nostra condizione. Intendo dire che è andato perdendosi il giusto modo di vivere, e che troppa gente vive un'esistenza ripetitiva, monotona, cupa. Io penso che provare a fare una musica che si rifà ai suoni della natura, ai grandi spazi, ai riverberi, agli echi, dia una piccola chance alle persone per ricongiungersi con quello che dovrebbe essere l’ambiente naturale.
[unanota] “Giornada de Oro”, ballata semi-acustica con passaggi progressive e armoniche country. L’intensa colonna sonora di “Floaters”. Brani che, francamente, con il post-rock canonico c'entrano poco, così come con il finale drammatico pieno di glitch e noise. Eppure il disco sembra molto omogeneo, coeso e “unico” pure nelle sue dinamiche alternanti e contrastanti. Hai utilizzato uno schema “concettuale” per la composizione e la successione dei brani?
[Morgan] No, per la composizione dei brani non c’è nessuno schema concettuale. Noi partoriamo una grande quantità di melodie, armonie, atmosfere, e da queste selezioniamo poi quelle che diventeranno un brano o una canzone. Il concetto sta più che altro dietro alla nostra musica, e non tanto dietro a un singolo pezzo: non siamo così specifici nel concettualizzare, anche se in effetti quando un brano comincia ad avere una forma defininitiva spesso viene da noi rifinito e contestualizzato, quasi fosse una piccola storia a sè. Ma teniamo al fatto che sia presente un concetto nostro, tipico, che sia riscontrabile in tutti i brani. Cerchiamo di trovare quella melodia nascosta che ancora non è uscita, ovvero la “melodia finale”, che ha quel qualcosa di quasi divino, che ti collega con l’assoluto, col prerazionale. È come se i Vanessa Van Basten per noi fossero una sorta di ricerca… e questi dischi ne rappresentano il risultato parziale. Noi cerchiamo fondamentalmente una melodia. Non so se la troveremo, alla fine… potrebbe essere una ricerca infinita.
[unanota] Riverberi, echi, voci e cori lontani. Forse “La Stanza di Swedenborg” è un disco “da vedere” più che da ascoltare?
[Morgan] Vedi, è proprio per questo che noi non siamo molto propensi a fare video, perché crediamo nella “visibilità” della musica, ovvero nella possibilità che la musica ha di suscitare visioni... alcuni bravi musicisti riescono persino a suscitare sensazioni tattili, odori. La cosa che più amo nel mio tempo libero è rilassarmi, artificialmente o meno, e ascoltare con attenzione una gran quantità di dischi. Amo quegli album che ti portano letteralmente via, verso un'altra dimensione. Poi preferisco che siano gli ascoltatori a decretare se anche “La Stanza di Swedenborg” possiede questa caratteristica.
[unanota] Come è nato “fisicamente” il disco?
Hai composto i brani durante le sessioni di registrazione, o l'intero disco è nato autonomamente dalle sperimentazioni in studio?
[Morgan] Noi avevamo già due o tre brani del disco all’epoca dell’ep. A un certo punto ci è stato chiesto di creare una scaletta con materiale nuovo da pubblicare: abbiamo assemblato questi e composto cose nuove contemporaneamente. Il concetto di improvvisazione e di studio per noi è stato un po’ particolare; spesso ci ritrovavamo in casa… registravamo nella mia cucina, all'epoca non volevamo e non potevamo fare in nessun altro modo. Abbiamo bisogno di due strumenti qualsiasi, ad esempio due chitarre acustiche, per cercare di tirar fuori delle melodie. La qualità del suono è importante, sì, ma quello che a noi importa veramente è la melodia, anche a discapito del resto.
[unanota] Sapevi già quali atmosfere e quali suoni ottenere? In altri termini: sapevi già come avrebbe suonato il disco, prima di registrare e comporre?
[Morgan] In linea di massima sì. Per quanto riguarda i suoni, sicuramente sì, sapevo cosa ottenere: io voglio i suoni più pesanti possibili! Ho in mente alcune band come riferimento, quelle con i suoni più heavy in assoluto. Ad esempio penso alle chitarre di una band come gli Electric Wizard, ineguagliabili in pesantezza, o ai Sunn O))), indifferentemente. Le band che derivano dal blues e dalla tradizione stoner in questi anni hanno cercato di calcare pesantemente sul sound. Noi stiamo cercando di ispirarci al loro sound per sfruttare però le nostre melodie e strutture.
[unanota] In quali termini ha pesato il fatto di aver dovuto comporre le tracce di batteria con drum
machines? Meglio fare tutto da solo, o ciò è stato per certi versi “limitante” alle tue capacità e possibilità compositive?
[Morgan] Non è stato assolutamente un limite, perché programmare la drum machine significa mettere i tasselli al posto giusto dove vuoi tu, senza lasciare a un’altra persona con tocco, individualità, sensibilità musicale diversa, di intromettersi. E poi i nostri grooves sono semplicissimi e quadrati. Credo che continuerò sempre a programmare la batteria… nel prossimo disco cercherò in alcune parti di farla suonare veramente, però credo che vorrò sempre comporla io, anche perché ritengo che la batteria non sia solo uno strumento ritmico. Il grosso della ritmica, in quello che abbiamo fatto finora, è dato soprattutto dai campionamenti e dalle chitarre. La batteria è sì portante, però allo stesso tempo dà ai pezzi quegli accenti che mancano ai nostri arpeggi, ai nostri riff. E infatti non escludo che in futuro potremo usare la batteria in un modo assolutamente non convenzionale, ad esempio non usando i piatti, ma solo cassa e rullante. Credo che sia interessante utilizzare qualsiasi strumento in maniera non convenzionale; mi piacciono le esagerazioni, le stranezze, anche perchè sono convinto che in un ambito musicale indipendente e “di nicchia” come il nostro possono essere capite e apprezzate.
[unanota] Quando hai conosciuto il bassista Stefano Parodi?
Avete composto insieme i brani dei due album?
[Morgan] No, abbiamo composto insieme solo alcune cose de “La Stanza di Swedenborg”. “Il Faro” è stato l’unico brano completo che abbiamo partorito insieme io e lui. Stefano è un validissimo compagno, anche se a lui piace affidarsi a me per la stesura dei brani. Lo conobbi nel 2004, in un locale. Aveva un'ottima band in stile Kyuss, e quel carattere maturo che ci vuole per star dietro ad un pazzo come me! Ora, comunque, avendo iniziato con i concerti, stiamo scrivendo nuovo materiale addirittura a sei mani, che probabilmente si affiancherà ad alcuni scheletri che ho nell'armadio per il prossimo disco.
[unanota] Ep e album a confronto. Alcuni pezzi della vostra prima uscita sono forse tra i migliori dei Vanessa Van Basten; però “La Stanza di Swedenborg” ha dalla sua parte, oltre ad una manciata di canzoni bellissime, un suono maggiormente “nuovo” e personale, rispetto al precedente lavoro. Sei d'accordo? Che tipo di ricerca sonora hai fatto per i brani dell'ultimo disco? Quali soluzioni particolari hai adottato?
[Morgan] Nell’ultimo disco abbiamo cercato di impastare di più il suono, di renderlo più omogeneo, con meno picchi dinamici e meno differenze tra i vari strumenti. L’intento è cercare di creare un suono unico… è un discorso assimilabile a quello di poco fa sulla cosiddetta “melodia finale”. Con “La Stanza di Swedenborg” abbiamo fatto un piccolo passo avanti per trovare un suono più interessante e coeso tra i vari strumenti. A noi piacerebbe, in definitiva, eliminare le distinzioni tra chitarra, basso e tastiere. Creare un suono talmente unito e potente sarebbe a livello ipotetico il massimo; noi andiamo in quella direzione, un po' come facevano alcune band inglesi nei primi anni '90, o alcune frange del black metal più atmosferico.
[unanota] Alcune canzoni dell'ep richiamano altre dell'album, e viceversa. “La Scatola”, ad esempio, ricorda la pesantezza ossessiva e le melodie sintetiche di “Dole”, uno dei brani più significativi del disco. Qual è il tuo punto di vista? Sei in grado di confrontare i due lavori? Che cosa c’è “nelle canzoni” di nuovo e diverso?
[Morgan] Non c’è poi molto di nuovo e diverso… anche perché i due lavori sono usciti in periodi abbastanza vicini. Poi alcuni brani de “La Stanza di Swedenborg” sono assolutamente contemporanei rispetto al demo. Se tu trovi che ci siano delle sonorità, delle atmosfere simili tra i due lavori è proprio perché io sono fermamente convinto che ogni musicista ha dentro di sé delle melodie, e tende a proporle per sempre. A seconda poi di quali altri musicisti si trova vicino, esse cambiano forma, però se un musicista ha “le idee molto chiare”, allora propone melodie molto simili nella sua carriera. Invece a livello di struttura del disco ci sono molti parallelismi tra i due lavori. Il primo brano in entrambi i casi ha una grossa componente ambient, il secondo è sempre stato monolitico, il terzo semi-acustico. Mi piaceva questa formula.
[unanota] Il gioco della ricerca di influenze e allusioni sonore è spesso banale e poco intelligente. Tuttavia non può risparmiare anche “La Stanza di Swedenborg”, così come il vostro precedente lavoro. “Dole”, “La scatola”, “Good Morning, Vanessa Van Basten” sono i brani dove è maggiore l'influenza “mentale” dei lavori di Justin Broadrick. Da ascoltatore, fin dove senti arrivare il peso degli Jesu sui Vanessa Van Basten? Da musicista, consideri il loro approccio sonoro come una fonte d'ispirazione “inconscia”?
[Morgan] A livello inconscio, anche tralasciando Justin Broadrick, le influenze sono tantissime. Poi ci sono delle influenze “conscie”, che non sono propriamente il voler copiare la musica di altri artisti. Per me significa percorrere una strada che un’altra band, spesso più importante, ha aperto per tutti, magari abbandonandola molto presto, come nel caso degli Jesu. La loro strada attuale è molto diversa da quella che percorreremo noi. Però credo che quello che ha fatto lui in questi ultimi dieci anni sia manna dal cielo per una persona che cerca le cose di cui parlavo prima: la melodia finale e il suono finale. E di conseguenza in un certo senso non posso che cercare di calcare alcune delle sue orme, cercando di limitarmi il più possibile, per vedere dove si va. Non è semplice trovare un compromesso tra ciò che si ama ascoltare e ciò che si vuol comunicare.
[unanota] “The Kingdom”, di Lars Von Trier. “Mulholland Drive”. (film da cui sono stati estratti i samples che compaiono rispettivamente ne "La Stanza di Swedenborg" e nell'ep - n.d.r.) La tua musica nasce anche dalle suggestioni dello schermo?
[Morgan] Sì, assolutamente. Io sono un amante del cinema, come della musica, altrettanto. Forse nel cinema sono un po’ meno ferrato, però la sensazione che mi dà un grande film è la stessa di quando ascolto un grandissimo disco. Ma forse sono la vita stessa e tutto quello che mi circonda, che in fondo mi danno la più grande influenza. La musica partecipa, ha la sua importanza e il suo ruolo, ma i Vanessa Van Basten sono piuttosto complessi come influenze, intese qui come la molla che scatta e ti fa pensare “adesso devo scrivere questo pezzo!”. Cinema, vita… soprattutto vita quotidiana, l'osservazione dei rapporti interpersonali... Forse gli ascolti passano in un secondo piano se hai un'intensa vita interiore.
[unanota] “Il Faro” e “L'enigma dell'ora” sono brani ambientali ma con uno spiccato senso melodico a far da conduttore... vere e proprie colonne sonore, con il timbro caratteristico del glokenspiel. Nelle composizioni dei Vanessa Van Basten c'è una separazione tra il concetto di “canzone”, e quello di “suite” o “soundtrack”?
[Morgan] E' naturale che spesso le nostre composizioni somiglino a piccole colonne sonore. Alla fin fine è solo una questione di scelta espressiva: riteniamo di non avere nessun limite sulle strutture, potremmo passare da canzoni di un minuto a suites ambientali di dieci. Una cosa è certa: non subiamo il fascino della forma canzone tradizionale, più che altro perchè non vogliamo che l'ascoltatore possa prevedere i passaggi e le varie parti della nostra musica. Inoltre la nostra “visione del mondo” è caotica e drammatica, per cui amiamo i crescendo e le progressioni, anche quelle poco “logiche”.
[unanota] “Vanja” è la tua sperimentazione rumoristica, tra ambient e drone. Che rapporto e che approccio hai verso questa corrente musicale -che ultimamente ha raggiunto negli States livelli artistici sempre diversi e stimolanti-?
[Morgan] Nel caso di “Vanja” è stato semplicemente un tentativo mio di approcciare quel tipo di sonorità, e infatti penso che non si ripeterà. L’album contiene molti esperimenti, non è da considerarsi un’opera studiata, definitiva; ci sono anche dei banali divertissement, posizionati per completare le atmosfere. La scena a cui accenni mi interessa molto perché sono affascinato dagli stati che possono essere provocati dalle onde sonore: ho notato che ascoltando i Sunn O))) per sei ore consecutive ad altissimo volume, ho avuto effetti simili all’uso di droghe, insomma… (ride) Sono interessato a queste cose, ho una certa curiosità nel vedere cosa fa la musica a livello fisico, quasi fosse una specie di vento... Uno può pensare che la musica sia solo una questione concettuale, mentale. Invece pur non provando alcuna emozione, se ascolti un disco drone per ore, hai una reazione comunque. Giocando con queste cose chissà dove si può arrivare, ed è anche per questo che esiste una foltissima scena rumoristica, credo.
[unanota] Dall’altra parte, invece, ”Giornada de Oro” è tutto fuorché un brano post-rock. E' bello non dover rispondere a cliché. Ma perché quelle armoniche country e quei passaggi “classici” di chitarra acustica, all'interno de “La Stanza di Swedenborg”? Perché hai avuto l’esigenza di inserire anche queste cose, francamente inaspettate in un disco del genere?
[Morgan] Semplicemente perché io spesso parto dalla chitarra acustica. Che poi non sembra, ma, per inciso, può offrire dei drones pazzeschi: non è detto che ci debba essere per forza una distorsione incredibile per creare delle atmosfere fortemente ipnotiche. Può anche esserci semplicemente una chitarra acustica suonata nel modo opportuno, ad esempio con ripetitività. Questo non è forse il caso di ”Giornada de Oro”, che ha la sua struttura e i suoi passaggi ben definiti, però la chitarra acustica è lo strumento con cui partiamo più spesso per ogni nostro brano. Certe cose vengono bene, e si completano e registrano. E’ il caso anche di “She tooks me to the restaurant”…
[unanota] E forse anche di “Floaters”, altro pezzo con un sound bellissimo e particolare…?
[Morgan] E’ l’ultimo pezzo ad essere stato composto. Sì, è un pezzo particolare, abbiamo cercato di creare questa atmosfera molto anni ’80 alla Cocteau Twins, con sound ciclici e brillanti… Allo stesso tempo però abbiamo lavorato in modo “industriale”, tramite loop estratti dalle nostre stesse registrazioni, che abbiamo campionato e ripetuto. Il pezzo sembra scorrere discretamente, ma in realtà è tutto un insieme di blocchi ripetuti in modo meccanico.
[unanota] KNVBI Records, ma soprattutto Robotic Empire. Gli Stati Uniti. Ci spieghi il colpaccio?
[Morgan] No, no, non si tratta di colpaccio! (ride) Qua nessuno per il momento sta vedendo un futuro incredibile davanti a sé... Semplicemente abbiamo trovato una persona negli Stati Uniti che ha la possibilità di spendere denaro per stampare le nostre cose in vinile, e lo farà. Laggiù sono molto recettivi su questo tipo di sound. Oltre a noi ho saputo di recente che farà altre band italiane molto valide. Ma non si tratta di nessun colpaccio. Semmai è una soddisfazione. Il nostro cd è stato mandato dalla Radiotarab alla Robotic Empire, dove sono rimasti più che entusiasti! Ci hanno fatto dei grandissimi complimenti e ci stanno aiutando con la distribuzione, siamo molto fieri di questo!
[unanota] State lavorando a uno split con un gruppo lo-fi/ambient romano, i We Wait for The Snow. Di che si tratta? Quando uscirà?
[Morgan] Ultimamente ho perso un po' i contatti con Andrea, e mi dispiace. Quindi non so se uscirà mai qualcosa. Dovevamo stampare un sette pollici. Tra l'altro il brano nostro è in stadio avanzato... mancano solo alcuni arrangiamenti. Tutto è possibile!
[unanota] State già studiando un seguito de “La Stanza di Swedenborg”? Quale forma avrà il prossimo disco? Quali sonorità e strutture privilegerete a discapito di altre, rispetto ai due vecchi lavori?
[Morgan] Credo che inizieremo con le registrazioni quest'inverno. Al momento abbiamo due o tre brani abbozzati e numerosi riff e arpeggi sparsi. Stavolta non ci risparmieremo sulla qualità delle melodie: ne abbiamo tante e selezioneremo solo le più intense. Anche se è troppo presto per dirlo, cercheremo di fare un disco un pochino più lungo. Non mancheranno parti acustiche, ambientali eccetera, ma privilegeremo la ripetitività e la pesantezza. Vogliamo essere soddisfatti al 100%, non abbiamo fretta di uscire, quindi forse ci sarà parecchio da aspettare...
[unanota] Questa sera la primissima apparizione dal vivo. Che difficoltà avete incontrato nella preparazione del live-set? Siete soddisfatti? Qualche commento…
[Morgan] Moltissime difficoltà. Abbiamo cambiato componenti, setup, canzoni... la dimensione live è molto appagante ma non è il nostro terreno di gioco. Siamo abbastanza soddisfatti, perchè abbiamo avuto una crescita incredibile in breve tempo, ma non siamo a mio avviso ancora ad un livello tale da competere con realtà italiane ben più rodate. Speriamo che chi conosce la nostra proposta veda i nostri live set come un punto di vista alternativo a ciò che facciamo principalmente. Ci è stato chiesto per molto tempo di suonare dal vivo, e ci stiamo provando unicamente per soddisfare queste attese. Consiglio a tutti di considerarci uno studio-project e di concentrarsi sui nostri dischi, perchè lì non abbiamo limiti tranne le nostre capacità, mentre sul palco ci sono fattori che si acquisiscono solo con anni e anni di gavetta. E poi siamo veramente “lo-fi”... le attrezzature non sono certo il nostro forte.
[unanota] Ultima domanda: c'è qualcosa a livello artistico che vorresti fare ma che non sei ancora stato “capace” di esprimere?
[Morgan] Bellissima domanda. Io penso che il lavoro di un artista sia proprio racchiuso all’interno di questo quesito, che può essere rivolto a sè stessi. E' importante superare i propri limiti, non chiaramente quelli tecnici, bensì quelli della propria interiorità espressiva: riconoscere quando si ha paura di esprimere quel qualcosa in più di quello che stai già facendo. O capire che forse quello che esprimi non sarà a sua volta capito a causa di una tua incapacità. Quando ti rendi conto che stai dando di più rispetto a prima, allora questo può essere una crescita. Quando invece rimani all’interno dei tuoi canoni, vuol dire che forse stai un po’ giocando con te stesso, senza andare fino in fondo. Io credo che il mondo della musica rock oggi deve necessariamente confrontarsi, ad esempio, con l’arte contemporanea, o perlomeno con la sua creatività estrema e con la sua autocoscienza storica e critica. Il lato concettuale sta diventando sempre più importante, in un contesto che per tradizione è di puro intrattenimento, o peggio, di propaganda: anche nelle uscite “da classifica” c’è ultimamente un lato concettuale dietro, spesso studiato a tavolino. Questo perché c’è un pubblico che capisce molto più di una volta. Io spero di far bene, come chiunque si dedichi con anima e corpo alle proprie creazioni.
Grazie ai Vanessa Van Basten.
…unanota
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| Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre |
Ubriaco, sghembo, violento, malato, storto, arrabbiato, poetico, in poche parole splendido.
Ecco la nuova creatura post One-Dimensional ad opera di quel Capovilla.
Si circonda bene a questo giro: Giulio Favero: basso (ex Odm e produttore corteggiato), Gionata Mirai: chitarra (Super Elastic Bubble Plastic) e Francesco Valente: batteria (Odm).
Ma è Pierpaolo a...
Ubriaco, sghembo, violento, malato, storto, arrabbiato, poetico, in poche parole splendido.
Ecco la nuova creatura post One-Dimensional ad opera di quel Capovilla.
Si circonda bene a questo giro: Giulio Favero: basso (ex Odm e produttore corteggiato), Gionata Mirai: chitarra (Super Elastic Bubble Plastic) e Francesco Valente: batteria (Odm).
Ma è Pierpaolo a farla da mattatore.
Undici capitoli di pura poesia post-moderna (finalmente cantata in italiano), in cui il si affacciano le influenze del teatro di Artaud (vedi il nome della band) sapientemente miscelate al quotidiano mal di vivere.
Una scarica di adrenalina che si conquista già un posto tra le classifice di fine anno.
Una vera bomba ad orologeria.
Già esplosa.
Tracklist:
01. Vita mia
02. Dio mio
03. E lei venne!
04. Compagna Teresa
05. L'impero delle tenebre
06. Scende la notte
07. Carrarmatorock!
08. Il turbamento della gelosia
09. Lezione di musica
10. La canzone di Tom
11. Maria Maddalena
Marco Allegri
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Allo |
| AA.VV. - Kitsuné Maison 4 |
Ed eccolo il 4 capitolo di una delle migliori collane-compila in circolazione.
Accantonati i nomi ormai divenuti un pò grandicelli (Mstrkft, Simian Mobile Disco, ecc) Gildas e Masaya si buttano sul meglio del NUOVO in ciroclazione.
Ed ecco quindi sbucare nomi come Dragonette, Riot in Belgium affiancati a chi invece di...
Ed eccolo il 4 capitolo di una delle migliori collane-compila in circolazione.
Accantonati i nomi ormai divenuti un pò grandicelli (Mstrkft, Simian Mobile Disco, ecc) Gildas e Masaya si buttano sul meglio del NUOVO in ciroclazione.
Ed ecco quindi sbucare nomi come Dragonette, Riot in Belgium affiancati a chi invece di strada ne ha già fatta un pò (i vari Crystal Castles, Whip e Whitey).
Insomma, ancora uno scossone, con la solita unica certezza: qui ci passa il meglio dell'electro-alternative del momento.
E si sente.
La compila è già pronta per far ballare i club di mezzo mondo.
Nel suo impareggiabile modo.
Tracklist:
01] darkel-be my friend 04:19
02] the whip-divebomb 04:52
03] feist-my moon my man (boys noize mix) 06:44
04] foals-hummer 02:59
05] hadouken-tuning in (h! re rub) 05:06
06] passions-emergency 03:28
07] riot in belgium-la musique (adam sky remix) 05:16
08] dragonette-i get around (midnight juggernaut mix)05:58
09] guns n bombs-crossover appeal 03:25
10] punks jump-dance to to our disco 04:19
11] thieves like us-drugs in my body 03:32
12] crystal castles-knights 03:01
13] whitey-stay on the outside 05:07
14] numero#-hit pop 03:37
15] phones-worryin' 05:39
Marco Allegri
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Allo |
| Afterhours - Io non Tremo |
Successore de NON USATE PRECAUZIONI FATEVI INFETTARE, prima metà della rivisitazione visuale della carriera degli Afterhours, arriva IO NON TREMO.
Tutto il materiale da 'Non è per Sempre' in poi, quindi.
Dalla prima e definitiva consacrazione a capisaldi di un decennio di rock all'italiana.
Ci si trova di tutto, video, interviste, live...
Successore de NON USATE PRECAUZIONI FATEVI INFETTARE, prima metà della rivisitazione visuale della carriera degli Afterhours, arriva IO NON TREMO.
Tutto il materiale da 'Non è per Sempre' in poi, quindi.
Dalla prima e definitiva consacrazione a capisaldi di un decennio di rock all'italiana.
Ci si trova di tutto, video, interviste, live e ricostruzioni.
Un giusto e significativo tributo ad uno dei progetti italiani più influenti e signifactivi.
C'è la sgargiante parentesi ToraTora!, l'addio di Xabier, e tanti altri appuntamenti con la storia che Agnelli & co. hanno vissuto sin all'ultima Ballata per piccole Iene e il conseguente e tanto agognato riconoscimento internazionale.
Insomma, c'è n'è per tutti.
Unico requisito: aver almeno gridato una volta al mondo quello strano ponte di 'Bye Bye Bombay'.
IO NON TREMO.
Disco 1:
* Non È Per Sempre
* Collaborazioni
* Tora! Tora!
* Crisi
* Quello Che Non C'è
* Mtvday 2002
* Le Città Invisibili
* Lavorare Con Lentezza
* Greg Dulli
* Ballate Per Piccole Iene
* Tour Usa 2006
* Conclusioni
Disco 2:
* Plastilina
* Ossigeno
* Dentro Marylin
* Strategie
* Posso Avere Il Tuo Deserto
* Questo Pazzo Pazzo Mondo Di Tasse
* Sui Giovani D'Oggi Ci Scatarro Su
* Rapace
* Non Si Esce Vivi dagli Anni 80
* L'Estate
* Pelle
* Quello Che Non C'è
* Bye Bye Bombay
* È La Fine La Più Importante
* Musicista Contabile
* Male Di Miele
* Strangefruit
* Ballata Per La Mia Piccola Iena
* Veleno
* Non Sono Immaginario
* The Thin White Line
* Come Vorrei
* White Widow
* La Sottile Linea Bianca
* Sulle Labbra
* Il Sangue Di Giuda
* Male In Polvere
* Quello Che Non C'è
* Mio Fratello È Figlio Unico
* Coalitions
* How We Divide Our Souls
Marco Allegri
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Allo |
| I'm from Barcelona - Let Me Introduce My Friends |
Facili, scanzonati, bravi.
I primi tre aggettivi che balzano in testa per i primi ascolti di questo 'Let Me Introduce My Friends' degli svedesi I'm from Barcelona.
Sono colorati e fanno musica felice.
Sono in 29, compreso il leader-deus-exmachina Emanuel Lundgren e si prendono la piastrella a fianco dei più chiaccherati Polyphonic...
Facili, scanzonati, bravi.
I primi tre aggettivi che balzano in testa per i primi ascolti di questo 'Let Me Introduce My Friends' degli svedesi I'm from Barcelona.
Sono colorati e fanno musica felice.
Sono in 29, compreso il leader-deus-exmachina Emanuel Lundgren e si prendono la piastrella a fianco dei più chiaccherati Polyphonic Spree.
Un'ondata di buone sensazioni e pop di pregevole fattura di chiaro stampo Flaming Lips, in cui nulla è però lasciato al caso.
Emanuel infatti fa filare prefettamente questa squadra di simpaticoni, realizzando un disco davvero ben fatto e gradevole.
Non a caso nasce tutto per scherzo, ed è forse per questo che i Barcellonesi non annoiano neanche un pò.
Merito del sorriso.
Tracklist:
1. Oversleeping
2. Collection Of Stamps
3. We're From Barcelona
4. Treehouse
5. Jenny
6. Ola Kala
7. Chicken Pox
8. Rec & Play
9. This Boy
10. Barcelona Loves You
11. Saddest Lullaby
Marco Allegri
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Allo |
| Grazie! |
Un successo splendido per la tre giorni di CREMONA VISTA DAL BASSO.
Un grazie speciale a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione o semplicemente presenziato alle serate.
E' stato indimenticabile.
Lo staff del Cm
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Zitanza |
| IMMAGINI SOTTOSUONI |
IMMAGINI SOTTOSUONI
Giovedì d'Estate
Giovedì 21 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
Giardini di P.za Roma – Cremona
CHEMISTRY TRIO
+ The Visual Sensation
Il gruppo si è formato nel 1996. Dopo l’incisione del 1998 di un cd di brani autografi, positivamente recensito dalla stampa specializzata, il sound della band si è mosso sempre di...
IMMAGINI SOTTOSUONI
Giovedì d'Estate
Giovedì 21 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
Giardini di P.za Roma – Cremona
CHEMISTRY TRIO
+ The Visual Sensation
Il gruppo si è formato nel 1996. Dopo l’incisione del 1998 di un cd di brani autografi, positivamente recensito dalla stampa specializzata, il sound della band si è mosso sempre di più verso uno stile personale, con forti richiami al jazz, al blues e alla tradizione acustica.
Negli anni successivi la band ha conosciuto un’intensa attività concertistica sia nei locali che in ambito teatrale, proponendo classici del jazz affiancati da brani autografi, questi ultimi raccolti in un cd registrato nel 2001.
Punto di forza dei Chemistry è l’affiatamento strumentale e il connubio tra elementi ritmici e aperture melodiche.
Esperienze significative per il gruppo sono state la conquista del primo premio al concorso “Acoustic Way 2001” indetto dall’associazione culturale “La chitarra di Massimo” di Lanciano (Chieti), che vedeva in qualità di presidente della giuria il noto chitarrista acustico Franco Morone, e la partecipazione al festival “Ljeto u gradu” (Estate in città) di Zavidovici (Bosnia) nell’agosto 2002, nell’ambito di una serie di iniziative di interscambio culturale It! alia-Bos nia.
Nel curriculum del 2003 spiccano la partecipazione al celebre Buskers Festival di Ferrara e al Progetto Jazz del Comune di Cremona. Nel 2004 il gruppo ha proseguito l’attività live anche in ambito teatrale con la partecipazione al festival LAP del teatro “G. Galilei” di Romanengo (CR), e ha registrato in un nuovo cd promozionale il repertorio di covers.
“Immagini SottoSuoni” ha tra i suoi obiettivi principali quello di rilanciare l’espressività giovanile come veicolo con il quale riportare in superficie una Cremona dei giovani troppe volte lasciata sottoterra.
L’idea è quella di utilizzare uno spazio ancora “sconosciuto” ad iniziative del genere ma collocato strategicamente nel cuore del centro storico della nostra città, per proporre particolari performace musicali appositamente pensate per lo spazio e per il contesto.
Alla musica si aggiungeranno le immagini create da collettivi Visual invitati per l'occasione.
In collaborazione con Coordinamento Giovedì D'estate
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Allo |
| Spaziale Festival 2007 |
Spazio Parallelo di Musiche Indipendenti.
Che eludono le convenzioni e tendono a crearne di nuove ed attuali.
E' di questo che si occupa sPAZIO211Village a Torino.
Grazie al contributo e alla collaborazione della Città di Torino (Settore Politiche Giovanili, Settore Arti Visive, Settore Eventi Culturali, Settore Politiche Integrazione, Circoscrizione VI) e...
Spazio Parallelo di Musiche Indipendenti.
Che eludono le convenzioni e tendono a crearne di nuove ed attuali.
E' di questo che si occupa sPAZIO211Village a Torino.
Grazie al contributo e alla collaborazione della Città di Torino (Settore Politiche Giovanili, Settore Arti Visive, Settore Eventi Culturali, Settore Politiche Integrazione, Circoscrizione VI) e Regione Piemonte, sPAZIO211 presenta sPAZIO211village, che, grazie alle esperienze di sPAZIALE Festival ed eMeRsiOnE Festival, offre un cartellone di eventi unici con artisti locali ed internazionali che permettono a Torino, città creativa, fertile e cosmopolita, di essere presente sulla mappa delle città che ospitano i migliori concerti ed eventi dell’estate 2007, ribadendo il proprio ruolo di oasi a libera vocazione artistica che supporta la produzione, diffusione e valorizzazione dell'innovazione artistica e musicale.
Una selezione che non ha mai ripetuto un solo nome e che punta a valorizzare al meglio la qualità riconosciuta portando all’attenzione del grande pubblico artisti che hanno scritto la storia del Rock insieme a quelli che si sono distinti, nell’ultimo periodo, per qualità ed ispirazione, così come artisti e giovani gruppi musicali emersi da significative iniziative della Città di Torino quali Stati Generali Del Rock e Pagella Rock, affiancate da quanto di più interessante ed innovativo esiste nell’enclave rock nostrana e nella miglior scena indipendente italiana e contribuendo in maniera concreta alla circolazione libera della cultura giovanile sotterranea.
Grazie all’Amministrazione Pubblica ed agli obiettivi condivisi con sPAZIO211, Torino si conferma città attenta all’arte giovane che esplora ciò che sarà anziché limitarsi a constatare ciò che già esiste.
sPAZIO211 Village: non solo un luogo dove consumare una serata, non un’operazione commerciale ma un luogo della fantasia che diventa reale, un terreno su cui si confrontano e si incontrano giovani di tutto il mondo, uniti dalla passione per la musica e dalla temeraria volontà di crescere e radicarsi in una periferia cittadina verso la quale l’Istituzione dimostra di perseguire una coerente battaglia di ricollocazione delle risorse umane, culturali, artistiche, sperimentali, libere dalle logiche di mercato imperanti.
Il progetto “Village211” racchiude in un unico contenitore tutte le varie iniziative in una sorta di fil-rouge musicale e culturale, comprensivo di tutti quegli aspetti fino ad ora trattati solo singolarmente dai diversi progetti (Emersione, Spaziale, ecc.).
Musiche che esplorano ciò che sarà anziché limitarsi a constatare ciò che già esiste.
Questo è sPAZIO211>summer2007, un festival da febbre alta.
5 luglio 2007 SONIC YOUTH perf. DAYDREAM NATION + MY CAT IS AN ALIEN
6 luglio 2007 GIARDINI DI MIRO' + KING SUFFY GENERATOR + OGM
7 luglio 2007 PERTURBAZIONE + DEIMOS + ITALIAN BREAKFAST
8 luglio 2007 PETROL + MERCE VIVO + LA PIOGGIA
15 luglio 2007 MUDHONEY + BEASTS OF BOURBON
16 luglio 2007 BRIGHT EYES + A CLASSIC EDUCATION
17 luglio WILCO + A. RAINA
18 luglio C.S.S. + MY AWESOME MIXTAPE + djset MARTINI BROS
TICKETS:
SONIC YOUTH + MY CAT IS AN ALIEN: euro 25,oo
GIARDINI DI MIRO' + KING SUFFY GENERATOR + OGM: free
PERTURBAZIONE + DEIMOS + ITALIAN BREAKFAST: free
PETROL + MERCE VIVO + LA PIOGGIA: free
MUDHONEY + BEASTS OF BOURBON: euro 15,oo
BRIGHT EYES + A CLASSIC EDUCATION: euro 15,oo
WILCO + ALESSANDRO RAINA : euro 15,oo
C.S.S. + THE PIGEON DETECTIVES + MY AWESOME MIXTAPE : euro 15,oo
INGRESSO LIBERO dopo i concerti. Djset
Abbonamento festival:
abbonamento a TUTTI i concerti euro 70,oo.
Abbonamento Concerto Sonic Youth + 1 concerto a scelta euro 35,oo
PER ABBONAMENTO inviare email a info@spazio211.com
Prevendite online e nei punti vendita autorizzati TICKETONE
TICKETS AVAILABLE on www.ticketone.it
OSTELLO CONVENZIONATO: OPEN011
HOSTEL (5 minutes from live arena): OPEN011
(5 minuti dall’area festival. 5 minutes from live arena): euro 16.50 (notte + colazione)
C.so Venezia 11. Tel +39 349 3074304
5000 mq Area Festival.
Area verde allestita, spazio free, merchandise, expo
installazioni permanenti, spiaggia urbana, servizio ristoro, exotic art.
REFRESHMENT: Internal Risto-Point
www.spazio211.com
www.myspace.com/spazio211
www.myspace.com/spazialefestival
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IMMAGINI SOTTOSUONI
Giovedì d'Estate
Giovedì 28 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
Montagnola dei Giardini di P.za Roma – Cremona
Gianpiero Fronte e Davide Carotti Acoustic Duo
+ Visual
Nuovo duo di talentuosi e giovani jazzisti della città.
Gianpiero Fronte è nato a Ragusa nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma di sassofono presso il...
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Giovedì d'Estate
Giovedì 28 GIUGNO 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
Montagnola dei Giardini di P.za Roma – Cremona
Gianpiero Fronte e Davide Carotti Acoustic Duo
+ Visual
Nuovo duo di talentuosi e giovani jazzisti della città.
Gianpiero Fronte è nato a Ragusa nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma di sassofono presso il Conservatorio di Palermo, si perfeziona al Conservatorio di Milano sotto la guida del M° Marzi, per poi dedicarsi allo studio della musica jazz nella classe del M° T.Tracanna.
Il giovane ed esuberante Davide Carotti, cremonese, effettua una ricerca sul pianoforte con l'entusiasmo dei suoi anni; ha frequentato i seminari di Arquato Jazz 2006 con Danilo Rea e Riccardo Zegna, distinguendosi per la sua inventiva e creatività. Michele Mazzoni si è da poco tempo innamorato del basso elettrico, dopo un intenso passato come chitarrista. E' un musicista solido, preparato e con una grande precisione ritmica.
“Immagini SottoSuoni” ha tra i suoi obiettivi principali quello di rilanciare l’espressività giovanile come veicolo con il quale riportare in superficie una Cremona dei giovani troppe volte lasciata sottoterra.
L’idea è quella di utilizzare uno spazio ancora “sconosciuto” ad iniziative del genere ma collocato strategicamente nel cuore del centro storico della nostra città, per proporre particolari performace musicali appositamente pensate per lo spazio e per il contesto.
Alla musica si aggiungeranno le immagini create da collettivi Visual invitati per l'occasione.
Location
Le suggestive location varieranno di settimana in settimana e verranno rese note tramite questi comunicati
Prossimi appuntamenti:
Giovedì 05 Luglio - Tartamella e Delfini Duo
Giovedì 19 Luglio - Uà
Giovedì 26 Luglio - Eterno - Maturo duo
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Giovedì 28 Giugno 2007
dalle 21,30 – Ingresso Gratuito
Giardini di P.za Roma – Cremona
Ingresso Gratuito
In collaborazione con Coordinamento Giovedì D'estate
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McA |
| Heineken Jammin' Festival 2007 - 14/06/2007 |
La decima edizione dell'Heineken Jammin' Festival, spostata a Venezia per l'occasione (l'evento si tiene tradizionalmente a Imola), è stata anche la più assurda. Il festival, che sarebbe potuto essere una quattro giorni di musica, birra, sole, sport ecc., è saltato a meno di metà del secondo giorno. Una tromba d'aria...
La decima edizione dell'Heineken Jammin' Festival, spostata a Venezia per l'occasione (l'evento si tiene tradizionalmente a Imola), è stata anche la più assurda. Il festival, che sarebbe potuto essere una quattro giorni di musica, birra, sole, sport ecc., è saltato a meno di metà del secondo giorno. Una tromba d'aria d'inconcepibile violenza, con annessa tempesta di grandine, ha spazzato via non solo gran parte della zona del palco (situato all'interno dello sterminato Parco San Giuliano, a Mestre), ma anche le speranze di decine di migliaia di persone di vedere un sacco di pesi massimi del panorama rock planetario. Non voglio però rovinarvi il racconto dello splendido giorno d'apertura, quindi mi fermo con il flash forward e vado con ordine.
Gio Vox ed io partiamo presto per Venezia, nella mattinata di giovedì 14 giugno, esaltati non solo dalle giornate che ci attendono, ma anche dal fatto di essere accreditati come giornalisti per il sito internet del Centro Musica. Questo significa sala stampa coperta, aria condizionata, hostess sorridenti che ci riforniscono di birra e acqua gratis all'infinito, nonché la possibilità di osare più di quanto il semplice accredito PRESS offra. In giornata ci imbattiamo in molti ragazzi che, come noi, sono cronisti ma soprattutto fan; facciamo la conoscenza di giornalisti veri e propri, come Francesco Verni, firma del Corriere Del Veneto (che esce impaginato all'interno del Corriere Della Sera); scambiamo due parole con Carlo Pastore, inviato di MTV al festival; scherziamo con i simpaticissimi (una volta tanto) ragazzi della security.
La nostra scelta è quella di concentrarci solo sul palco principale, ma in realtà è allestito anche un second stage con ottimi gruppi. Grazie all'ars retorica che mi contraddistingue (me la canto e me la suono...), Gio ed io riusciamo ad intrufolarci nella zona migliore fra quelle destinate al pubblico, una sorta di triangolo transennato che sta tra palco e mixer. L'obiettivo che mi prefiggo per il futuro è riuscire ad accedere al PIT, cioè i pochi metri di spazio vuoto immediatamente di fronte al palco, zona a cui hanno accesso solo alcuni cameramen e fotografi superaccreditati, provvisti del succulento pass ALL AREAS. Anche nei sogni di Gio c'è un ritorno all'Heineken, però con il pass ARTIST. Ma questa è una storia che deve ancora scriversi.
Ad aprire la giornata sul main stage sono i bolognesi Idols Are Dead, uno dei gruppi vincitori dell'Heineken Jammin' Festival Contest (oltre duemila band partecipanti). Il genere proposto è sospeso tra l'eredità del trash metal anni '80 e la tendenza verso il nu metal contemporaneo. Bravi, con un gran tiro (soprattutto il bassista ci dà dentro un sacco) e un'ottima presenza scenica. Energici al massimo. Ne sentiremo senz'altro parlare ancora.
A seguire, una ragazzetta che non mi è nuova: Lauren Harris, raccomandatissima figlia del bassista della Vergine Di Ferro. Questa ventitreenne, già vista al Datchforum di Assago a dicembre 2006, «fa un hard rock di strada privo di qualunque interesse» (cito il reportage che avevo scritto su quella serata), conferma di non avere niente da dire e di essere lì solo in quanto figlia di un personaggio leggendario. Si becca qualche grezzata da parte del pubblico, fa la sua mezz'ora e stop. Nel finale vengono lanciate alcune magliette del tour di Lauren Harris, una delle quali piomba su di me. La afferro al volo, però un altro tizio la prende sul lembo opposto. Rimaniamo a contendercela per qualche secondo, gli comunico sereno che non ci sono possibilità che io ceda, e lui - francamente un po' stordito - mi propone una soluzione: se sulla maglietta c'è scritto il nome del chitarrista del gruppo, se la tiene lui; se c'è invece scritto il nome di Lauren Harris, la t-shirt sarà mia. Io accetto un po' basito, poiché sicuro della vittoria. Diamo un'occhiata e, com'è ovvio, sulla maglietta non può che comparire il nome della frontwoman. Evvai, primo trofeo della giornata. Intanto Gio, per maggiore comodità, sceglie di indietreggiare un po', mentre io rimango nelle primissime file.
Il gruppo successivo rappresenta la sorpresa della giornata, per quanto mi riguarda: i Mastodon. Potenza e sperimentazione possono coesistere. Passano dallo sludge ripetitivo e ipnotico al vecchio trash senza compromessi, alternano velocità e lentezza, inseriscono qualche momento strumentale e quasi rumoristico per poi sfiorare il prog con tempi dispari e cambi inaspettati, utilizzano le voci nelle varie forme metal classiche ma anche nelle potenzialità più melodiche. Non li conoscevo. Grandissimi!
Poi, i Domine, campioni del power/epic italiano. Molto amati dal pubblico, che li sostiene costantemente, presentano brani del nuovo album affiancandoli a pezzi storici. Morby, il leader dai capelli lunghissimi, canta in modo assolutamente strepitoso. Come Gio suggerisce, uno dei trucchi del mestiere di un cantante è quello di allontanare il microfono dalla bocca sugli acuti più impegnativi. Morby, invece, va su, su, su, in modo estremo, sempre col microfono vicinissimo. Questa è sicurezza assoluta delle proprie capacità. La cosa vale anche per i quattro musicisti alle sue spalle, che suonano in maniera impeccabile. Ave Domine!
Rimangono i tre gruppi principali. Ecco gli Stone Sour, progetto parallelo di Corey Taylor, noto principalmente come voce degli Slipknot. Sono un buon gruppo, ma niente da fare, il nu metal fatto così mi annoia da paura. Corey si sbatte tantissimo, incita il pubblico, lancia bottigliette d'acqua (una benedizione, per noi che stiamo arrostendo al sole), bestemmia in italiano (applausi del Mar Nero metallaro) e dice ad uno del pubblico «I love you, grande stronzo» (risate). Poi imbraccia una bella chitarra vintage e ci canta una power ballad intimista, famosa per aver fatto parte della colonna sonora di uno dei recenti giocattoloni supereroistici hollywoodiani (sono contento di non sapere quale, e non me lo vado a cercare). Voto all'impegno: 8. Voto alla musica: 5.
Rimangono i due gruppi leggendari. Dopo un'attesa che comincia a farsi lunga, sul palco compaiono gli osannati Slayer. Io sono molto davanti, ma faccio immediatamente quattro bei passi indietro per evitare di morire nel violentissimo pogo che, è chiaro da subito, si scatenerà. La prima cosa evidente è che sono tutti molto brutti. Tom Araya se la ride compiaciuto per i cori adoranti che il gruppo riceve senza avere ancora iniziato a suonare. Lo stendardo gigantesco sul fondo del palco è un disegno dal tratto sporchissimo, al centro del quale spicca un Cristo sofferente, privo delle braccia, con dei 666, dei pentacoli e delle croci di David tatuati qua e là, e la scritta Jihad sul petto. Tutt'attorno, teschi e cadaveri vari. Una cosetta sobria e di buon gusto! A voler fare per forza i culturali, si potrebbe interpretare il tutto come un'efficace critica ai grandi monoteismi. In realtà, è solo l'ennesima suggestione orrida, una commercialata che non farà che accrescere i sospetti di antisemitismo e satanismo che molti nutrono sulla band, e di conseguenza un'occasione di pubblicità. Ma passiamo alla musica. I suoni non sono fatti bene: la voce e una delle chitarre sono decisamente basse, a tratti sembrano sparire del tutto. Ma non si va per il sottile, tanto tutti conoscono a memoria ogni canzone. Vengono invocati i pezzi più famosi, che arrivano puntuali. Raining Blood è potenza allo stato puro, però io ho la conferma che il trash troppo violento, suonato a badila sempre e comunque, non mi piace. In più, evidentemente, non mi sono simpatici, per via delle devianze ideologiche più o meno palesi a cui accennavo. Resta il fatto che ci sanno fare, nonostante qualche cappella riconoscibile, e che hanno una presa incredibile sul pubblico. Non appena hanno concluso, faccio immediatamente quattro bei passi avanti, scavalcando le salme di alcuni giovani deceduti nel pogo e guadagnando addirittura una posizione migliore della precedente. Seconda fila. Tra me e la transenna c'è solo un heavy metal biondo e barbuto, con la coda così lunga che la deve fermare in due punti. Arriva il buio, finalmente.
Rimangono gli headliners. «Maiden! Maiden! Maiden! Maiden!».
A soli sei mesi dalla prima volta, davanti ai miei occhi si materializzano ancora gli Iron Maiden! Conosco già l'imponente scenografia militare, in tema con l'ultimo disco A Matter Of Life And Death; questa data si colloca però all'interno del nuovo tour, intitolato A Matter Of The Beast, nel quale molto spazio è dedicato allo storico capolavoro The Number Of The Beast, che nel 2007 compie un quarto di secolo (come me). Bruce Dickinson in stato di grazia, canta parti ancora più difficili rispetto ai dischi in studio, aggiungendo acuti e vocalizzi, anziché sottrarne! Il trio di chitarre formato da Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers è una garanzia (anche se Gers è un po' discontinuo, ogni tanto si perde via a fare dei numeri al posto di suonare... Ma ci piace così); a chiudere il Sestetto Supremo, il bassista Steve Harris, sempre in perfetta forma, e l'idolo delle folle Nicko McBrain a percuotere le pelli. Lo spettacolo coinvolge completamente, il pubblico è in delirio per praticamente tutta la durata del concerto, e gli appassionati più maniacali riconoscono le canzoni prima che inizino, interpretando a mano a mano le gigantesche illustrazioni che, come tante tende sovrapposte, scorrono una dopo l'altra a fondo palco. Il caso più eclatante è quello di The Trooper, durante la quale, come lo scheletro Eddie sullo striscione, Dickinson indossa una giubba rossa e agita un'enorme bandiera del Regno Unito, sporca e strappata. Ci sono classici come The Number Of The Beast, Run To The Hills, Fear Of The Dark e 2 Minutes To Midnight, brani recenti come la bella These Colours Don't Run e perle inaspettate come Children Of The Damned. Sul brano simbolo Iron Maiden si innalza il mostruoso carro armato il cui cannone punta sul pubblico, poi il pupazzone di Eddie soldato dagli occhi fiammeggianti invade il palco, e la canna del suo fucile viene utilizzata da Janick Gers per suonare. Privi di cognizione! Alla fine del concerto vola di tutto: io desidero una bacchetta di McBrain, oppure il polsino di spugna di Steve Harris con i colori del West Ham, squadra di calcio londinese di cui avevo notato una sciarpa in prima fila. Anche Harris stesso, durante il concerto, ne aveva individuato e salutato il possessore. Steve, però, scaglia la reliquia da tutt'altra parte rispetto a dove mi trovo io. E allora, succede l'altamente improbabile: mi ritrovo tra le mani un altro plettro di Dave Murray, identico a quello che già avevo conquistato al precedente concerto di dicembre! Non ci posso credere.
Mi ricongiungo con Gio Vox e mi vanto subito del secondo (e principale) trofeo della giornata. In circa venticinquemila defluiamo verso l'uscita del parco, poi Gio ed io ci incontriamo con Davide, Sergio, Andrea e Michele che, come noi, sono ospiti presso la gentilissima Camilla, universitaria a Venezia. Nonostante il weekend di esami, la fanciulla trova il modo di sistemare sei ospiti, ci fa il caffé, ci cucina la pasta... Una "mamma" favolosa. Grazie!
Stanchi morti e bruciati dal sole, ci buttiamo nei letti dopo aver fatto due chiacchiere da esaltati post concerto. Siamo felici, ignari del venerdì orribile che ci attende.
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McA |
| Heineken Jammin' Festival 2007 - 15/06/2007 |
C'è grigio, in mattinata. Si va all'Heineken Jammin' Festival col bus, pronti alla seconda giornata. Spunta un gran sole e, in attesa dei primi gruppi, Gio Vox ed io elargiamo qualche birra ai ragazzi che stanno in casa con noi e a qualche altro volto noto cremonese. Poi conosciamo Bam,...
C'è grigio, in mattinata. Si va all'Heineken Jammin' Festival col bus, pronti alla seconda giornata. Spunta un gran sole e, in attesa dei primi gruppi, Gio Vox ed io elargiamo qualche birra ai ragazzi che stanno in casa con noi e a qualche altro volto noto cremonese. Poi conosciamo Bam, un ragazzo a cui lasciamo l'indirizzo del Centro Musica, dice che ci spedirà il demo del suo gruppo grunge. Nel primo pomeriggio attaccano i Captain Mantell, altro gruppo vincitore dell'Heineken Jammin' Festival Contest. In tre sul palco, tuta bianca da lavoro e occhialoni da sole, fanno una sorta di electroclash un po' psichedelico. Gradevoli. Poi i Trikobalto, col loro rock italiano a tinte blues. Non male. A seguire Le Mani, pop italiano della peggior specie.
Si sono fatte le cinque passate.
Gio ed io ci troviamo nella sala stampa, quando inizia a piovere.
Piove sempre più forte, tanto che l'acqua entra attraverso le fessure tra il tendone e i sostegni.
Poi non è più pioggia, è grandine, che picchietta sugli assi del pavimento e sui tavoli.
Qualche computer portatile si bagna, ci sono pozzanghere qua e là anche se siamo al coperto.
Tira aria, forte. Entra da tutte le parti. Qualcuno è visibilmente preoccupato.
Butto un occhio sulla zona trasparente del telone, e fuori vedo qualcosa che vola.
Ci sono gli alberi orizzontali, il vento dev'essere di una forza straordinaria.
Gli armadietti di metallo, anch'essi all'interno della sala stampa, vibrano, quasi cadono.
Acqua, grandine e vento a questo livello durano per circa tre minuti.
Quando tutto è finito, non ci siamo ancora resi conto di quello che è successo.
Cominciamo a capire la gravità della cosa quando usciamo all'aria aperta.
Lo scenario non è semplice da descrivere.
Anzi, è semplicissimo.
Non c'è più niente.
La zona del palco è devastata. Tutte le torri con maxischermi e amplificatori, eccezion fatta per le due ai lati del palco (più robuste), sono crollate come castelli di carte. C'è un cielo assurdo e non ci si può credere. Alle orecchie arrivano solo le sirene delle ambulanze, le sirene della polizia, il frastuono delle pale degli elicotteri di soccorso che già stanno scendendo. Vedo tante persone, specialmente ragazze, che parlano al cellulare e piangono a dirotto. Il pensiero, per quello che è successo, non può che essere uno. E in effetti questa cazzo di voce inizia a spargersi, c'è un morto, ma non è vero, si scopre poco dopo, e c'è già da essere sollevati. La situazione è comunque di merda, ci sono dei feriti. Le voci si sovrappongono, sento di tutto e il contrario di tutto. «Sono gravi?». «Ma che cazzo ne so». «No, non gravi». «E come cazzo fai a saperlo tu?». «Quanti?» «Nove». «Diciannove».
Gio ed io ci avviciniamo alla zona di una delle torrette distrutte, ma veniamo allontanati in malo modo da uno della security. L'area del main stage è già un deserto desolato. Sul palco, che ha tenuto bene (giusto un paio di buchi nel tetto), era quasi pronta la scenografia per i My Chemical Romance, previsti come primi ospiti internazionali di questo venerdì orribile. Stavolta gli emo hanno un buon motivo per essere tristi.
Torniamo in sala stampa per un po'. Arrivano le prime telefonate da casa, spiego che sto bene, che stiamo bene, ma che è un macello totale. Ovviamente la giornata è annullata, non c'è bisogno di comunicazioni ufficiali per capirlo. Così, ci tocca anche rispedire telefonicamente a casa i vari amici che stavano arrivando (o che erano già arrivati). Ogni tanto il telefono tace e le chiamate non partono, perché le linee sono sature. L'area di ristoro ha più o meno retto, e così la struttura dove stanno le hostess. Non si può dire lo stesso delle transenne che delimitano le varie aree. La sfiga nella sfiga: la tromba d'aria ha colpito una zona davvero circoscritta, all'interno del gigantesco Parco San Giuliano. Quale? La zona del palco. A trecento metri dalla distruzione totale (i case pesantissimi volavano come sassolini), ci sono delle tende da campeggio - picchettate con quattro legnetti - che sono rimaste in piedi.
Gio riconosce e saluta il bassista degli Idols Are Dead. Poco più in là ci complimentiamo col resto del gruppo, che aveva aperto la giornata precedente. Ci facciamo lasciare un paio di copie del loro demo, ma naturalmente si parla solo dell'accaduto. Sono dispiaciuti in particolare per gli altri vincitori del contest, che non potranno provare come loro l'emozione di suonare sul palco principale, davanti a decine di migliaia di persone. Il numero dei feriti non è chiaro, ma almeno si sa per certo che nessuno si trova in pericolo di vita. C'è un mezzo trauma cranico, ci sono un paio di fratture ma, per l'apocalisse che si è scatenata, con le torri che sono crollate sulle persone che proprio lì cercavano riparo dal vento e dalla grandine, è andata ancora bene. Nell'idiozia isterica che una situazione assurda come questa può provocare, c'è anche tempo per dire due cattiverie sul tizio che, ferito e in stato confusionale, ha chiesto se poteva avere l'autografo dei My Chemical Romance.
Stiamo aspettando comunicazioni ufficiali da parte degli organizzatori, che arrivano alle sei e mezza circa con una conferenza stampa straordinaria. La corrente è saltata, niente microfoni, quindi stiamo tutti schiacciati per riuscire a sentire da vicino chi parla. Arriva la conferma che ci sono alcuni feriti seri, ma non gravi; loro dicono nove, numero destinato a triplicarsi sui giornali del giorno dopo. La verità sta nel mezzo, presumo. I concerti di venerdì e sabato sono annullati, e si lavorerà per cercare di salvare la giornata di domenica. Una giornalista accenna già ad una questione scomoda: perché è crollato tutto? Le strutture erano a norma? Viene liquidata con la motivazione che la questione non è urgente al momento, ma in effetti la domanda se la sono posta un po' tutti. Poi però sentiamo dire che il vento soffiava ai duecento all'ora, e che davanti alla furia degli elementi c'è poco da fare. «Non erano ancorate al terreno, erano fissate a delle basi». Ah, ecco. Spiegato tutto. «L'area del palco è sotto sequestro». «No, non lo è». Non si capisce niente. La successiva conferenza stampa è fissata attorno alle nove di sera, ma Gio ed io decidiamo di lasciare il parco. Rimediamo due panini ad un baracchino in mezzo al nulla, mentre il cielo, beffardo, è tutto a nuvolette innocue. Spunta pure un solicello livido alle otto di sera, perché la presa per il culo sia completa.
Usciti dal parco, ci infiliamo nel primo bus, naturalmente farcito. Per arrivare dal Parco San Giuliano alla stazione ferroviaria di Mestre impiega poco meno di un'ora. Traffico congestionato, mezzi soppressi, treni fantasma. Eccone uno per Venezia Santa Lucia. Arriviamo a casa da Camilla alle dieci e mezza. Davide, Sergio, Andrea e Michele sono già lì. Dopo una pasta calda vediamo al telegiornale qualche servizio sul pomeriggio. Le immagini, riviste sullo schermo, sono quasi peggio. Ce n'è una emblematica: sullo sfondo gli alberi piegati facilmente dalla tromba d'aria mostruosa; in primo piano una sedia di plastica leggerissima, che però è ferma immobile perché non si trova nel raggio d'azione del tornado. Basta, cerchiamo di distrarci, facciamo due passi per Venezia (che splendore), andiamo a bere uno spritz. Ogni tanto si sorride, ma il pensiero torna sempre lì, ora - devo dire - non più tanto alla gente che si è fatta male, quanto ai gruppi che avremmo potuto vedere e non abbiamo visto (col cazzo che li scrivo, non ho intenzione di rigirarmi da solo il coltello nella piaga, e tanto voi sapete benissimo quali concerti sono saltati). Cominciamo ad elaborare il lutto in serata... Il giorno dopo, salutati Camilla (grazie di tutto) e i quattro compagni di sventura, torniamo in stazione, compriamo il Corriere Della Sera per leggere cos'ha scritto Francesco Verni sul Corriere Del Veneto (che titola: «Crollo al concerto, terrore e feriti»). Scopriamo così che è ufficialmente annullata anche la giornata di domenica. Possiamo ufficialmente prendere il treno per tornare a casa. Fine dell'Heineken Jammin' Festival 2007. Vaffanculo.
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Zitanza |
| DATURI FILLMORE FESTIVAL |
DATURI FILLMORE FESTIVAL
dal 5 al 8 luglio, a PIACENZA
Dopo la prima splendida stagione invernale del nuovo corso , storica sala da concerti di Cortemaggiore (PC), il FILLMORE rinnova l'appuntamento con l'ottima musica, proponendo un festival di notevole importanza. Quattro giorni di concerti, otto band di prim'ordine nel panorama nazionale...
DATURI FILLMORE FESTIVAL
dal 5 al 8 luglio, a PIACENZA
Dopo la prima splendida stagione invernale del nuovo corso , storica sala da concerti di Cortemaggiore (PC), il FILLMORE rinnova l'appuntamento con l'ottima musica, proponendo un festival di notevole importanza. Quattro giorni di concerti, otto band di prim'ordine nel panorama nazionale impegnate sullo splendido palco appositamente allestito nell'Arena Daturi, straordinaria location a due passi dal centro storico di Piacenza e facilmente raggiungibile.
Il programma e gli artisti
Giovedì 05 Luglio 2007_apertura cancelli ore 19.00, inizio concerto ore 21.00_ingresso: 15€
DANIELE SILVESTRI
"Quando entro in casa e sento musica, so che ci sei, perché sei fatto di musica. Come per sua madre, tua madre era di jazz; e per mio padre, io teatro e penna. Tua madre è ancora jazz, io sono ancora penna: spero che tu resti musica ogni giorno" sono le parole di Alberto, papà di Daniele, in occasione del suo diciottesimo compleanno. Daniele cresce artisticamente in una cover band ispirata ai Duran Duran dopo aver rinunciato al motorino in cambio di una tastiera e fino ai vent’anni gira l’Europa in Interrail. Nel 1994 pubblica il suo album d'esordio, intitolato semplicemente "Daniele Silvestri". Vince il Premio Tenco come migliore opera prima dell'anno; fa il bis nel referendum della rivista "Musica & Dischi" (sempre come miglior esordio) e partecipa a "Sanremo giovani" con il brano "Voglia di gridare", che lo porta sul palco del Teatro Ariston. Il 2 marzo 2007, dopo un periodo di "latitanza", Daniele Silvestri torna ad essere protagonista della scena musicale italiana con l’uscita de "Il Latitante" il suo l’ottavo cd, già disco d’oro, e contenente "La Paranza" che ha presentato al Festival di Sanremo, piazzandosi al quarto posto. Tra i brani più trasmessi in radio in questi mesi, "La Paranza" ha registrato record anche per il download da Internet e per le suonerie per cellulari. A metà giugno parte la nuova tournèe estiva. Enzo Miceli è da oltre 10 anni il produttore di tutti i dischi di Daniele Silvestri: una collaborazione artistica mai interrotta in cui ha accompagnato "l'uomo col megafono" in tutta la sua carriera.
Venerdì 06 Luglio 2007_apertura cancelli ore 18.00, inizio concerto ore 19.00_ingresso: 15€
Gleba_sul palco alle 19.00
VERDENA_sul palco alle 20.00
Dopo l'entusiasmante concerto di Marzo al FILLMORE i tre Verdena tornano per un live ancora più bello. Jammare. Provare nuove strade, sperimentare. Nel lasso di tempo trascorso tra l’uscita de “Il suicidio dei samurai” (l’ultimo disco dei VERDENA, gennaio 2004) e Requiem sono state queste le direttive principali che il gruppo ha seguito. Nel frattempo “il suicidio” è uscito all’estero. La band è stata in tour in Germania, Svizzera, Austria, Francia… Tra un tour e l’altro Verdena continuano a provare. Iniziano a selezionare dalla mole notevole di materiale scaturito dalle jam. Ora sono rimasti una manciata di brani. I migliori? Chi lo sa. Quello che è certo è che, come dice Alberto, “sono frutto di una selezione accuratissima”. I brani sono stati registrati per la maggior parte nello studio/pollaio Henhouse, prodotti dai VERDENA stessi.
ROY PACI&ARETUSKA_sul palco alle 21.30
Finalmente torna il magmatico ROY e i suoi Aretuska!!! Il 2006 è iniziato con due eventi molto importanti: un prestigioso premio, Il Nastro D'Argento, ricevuto da Roy Paci per le musiche del film "La Febbre" di Alessandro D'Alatri con Fabio Volo, e l'entrata nel cast, come band ufficiale del programma, della trasmissione "Zelig Circus" , che ha scelto come sigla "Viva La Vida" tratta dall'ultimo album. Di grande prestigio anche la candidatura ad aprile ai David di Donatello, sempre per la colonna sonora del film “La Febbre”. Da aprile, inoltre, un tour veramente intenso, che ha visto l’entrata nel gruppo di un nuovo potentissimo elemento, Mr. Cico MC. Da qui, gli Aretuska si sono esibiti in ogni regione d’Italia ed all’estero fino alla fine di settembre: da segnalare soprattutto il grande successo a Territorios Sevilla in Spagna, allo Sziget Festival in Ungheria, al Fiesta Mundial in Belgio.
NEGRITA_sul palco alle 23.00
Chiudono il programma di questa seconda serata del Daturi Fillmore Festival gli attesissimi Negrita con il rock travolgente e il loro imperdibile spettacolo. Appuntamento con la grande musica al Daturi, occasione straordinaria per assistere a tre concerti che lascieranno il pubblico senza fiato per tutta sera.
Sabato 07 Luglio 2007_apertura cancelli ore 19.00, inizio concerto ore 21.00_ingresso: 10€
ELIO E LE STORIE TESE
Da quando, nella seconda metà degli anni '80, decidono di fare sul serio Elio e le Storie Tese conquistano in poco tempo un successo tutto sommato facile, se si considera che sono individualmente musicisti di alto livello, sono molto simpatici e hanno una scrittura originale - sia musicale che testuale - diventata negli anni un marchio di fabbrica. Come se tutto ciò già non bastasse a far urlare allo spreco, in una scena musicale come quella italiana, Elio e le Storie Tese hanno un dono che li rende semplicemente unici: la capacità di analizzare e rappresentare magistralmente nelle loro canzoni i luoghi comuni, i tic inconfessabili, i vizi personali e collettivi della nazione, in una chiave al tempo raffinatissima e fortemente popolare, che li colloca a pieno titolo tra i più sensibili interpreti della società italiana contemporanea che la musica pop abbia mai saputo esprimere.
Domenica 08 Luglio 2007_apertura cancelli ore 19.00, inizio concerto ore 20.30_ingresso: 12€
HORMONAUTS
Irriverenti, potenti e spudorati! Continua l'inarrestabile ascesa degli HORMONAUTS, il travolgente neorockabilly gruppo italo-scozzese che ha messo letteralmente a ferro e fuoco i palchi dei locali italiani ed europei e dei principali festival estivi nazionali e non.
GIULIANO PALMA&THE BLUEBEATERS
I Bluebeaters non solo suonano classici dello ska ma riarrangiano anche brani commerciali con la stessa disinvoltura: “Do You Believe In Love” di Cher è riuscita talmente bene da aver fatto sorgere il dubbio che si trattasse di un brano originale del gruppo. Sono soprattutto una live band: il tour invernale del 1998 registra 20 mila presenze in 20 date e suggerisce al gruppo l’idea di registrare il primo album. “Gli amici, i parenti, la gente che veniva ai concerti, tutti continuavano a chiederci cassette, cd dei nostri pezzi. Il suono, la pasta, erano pronte. Il groove girava bene. Così abbiamo pensato che era arrivato il momento di fare il disco”, dicevano i Bluebeaters nell’estate del 1999, nei giorni dell’uscita di “The Album”.
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| Oh my god! It's The Summer Party... |
Fare Soldi, Allo (La Valigetta), Useless Wooden Toys, Jampi + Kruz, The Visual Sensation e Anteguerra & Scex per il party definitivo dell'estate cremonese...
Venerdì 13 luglio 2007
Bar H
Bonemerse (Cremona)
Oh my god! It's The Summer Party...
dalle 20,30 - grigliata costante
Ingresso Gratuito
consolle:
FARE SOLDI
Si, loro, Pasta (Amari) & Luka Carnifull (Carnifull Trio),...
Fare Soldi, Allo (La Valigetta), Useless Wooden Toys, Jampi + Kruz, The Visual Sensation e Anteguerra & Scex per il party definitivo dell'estate cremonese...
Venerdì 13 luglio 2007
Bar H
Bonemerse (Cremona)
Oh my god! It's The Summer Party...
dalle 20,30 - grigliata costante
Ingresso Gratuito
consolle:
FARE SOLDI
Si, loro, Pasta (Amari) & Luka Carnifull (Carnifull Trio), uno ei migliori djset made in italy in circolazione
www.riotmaker.net/faresoldi
www.myspace.com/faresoldi
Allo (LA VALIGETTA)
www.lavaligetta.it
USELESS WOODEN TOYS
www.uselesswoodentoys.net
KRUZ
www.myspace.com/kruzkruz
GIAMPI
muro:
THE VISUAL SENSATION
www.myspace.com/thevisualsensation
ANTEGUERRA & SCEX
in collaborazione con
Centro Musica il Cascinetto - Cremona
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Allo |
| Traffic Torino Free Festival |
Sullo slancio del successo di pubblico e di critica delle edizioni precedenti ritorna Traffic, manifestazione annoverata ormai nel rango delle eccellenze culturali espresse su scala locale ma proiettate programmaticamente verso l'esterno. E si rinnova nei suoi confronti, per quanto in un quadro di inevitabile rigore finanziario, l'impegno delle amministrazioni pubbliche....
Sullo slancio del successo di pubblico e di critica delle edizioni precedenti ritorna Traffic, manifestazione annoverata ormai nel rango delle eccellenze culturali espresse su scala locale ma proiettate programmaticamente verso l'esterno. E si rinnova nei suoi confronti, per quanto in un quadro di inevitabile rigore finanziario, l'impegno delle amministrazioni pubbliche. Perché la Regione Piemonte e la Città di Torino credono nel festival e nelle caratteristiche che lo informano. Anzitutto la completa gratuità: fattore che lo rende attrattivo su scala nazionale e internazionale. Offrire musica di alta qualità fornendole contesti adeguati e senza richiedere pedaggio risponde a una logica di alfabetizzazione culturale ed è quindi un buon modo di impiegare il denaro pubblico. Poiché d'altra parte non si tratta di un investimento a fondo perduto, affermare la centralità di Torino e del Piemonte nello scacchiere dei consumi giovanili è un tassello nel mosaico di iniziative volte alla valorizzazione del nostro territorio. Traffic è un festival popolare, in grado di radunare grandi folle, ma capace di conseguire quel risultato scansando le banalità mercantili. Perciò lo consideriamo elemento prezioso nel ventaglio dell'offerta culturale della città e della regione.
Il cuore del festival, come di consueto situato nel Parco della Pellerina : ambientazione tradizionale per i grandi appuntamenti estivi a Torino con la musica dal vivo.
Il Traffic partirà ufficialmente mercoledì 11 con il concerto di Lou Reed; domani sera ci sarà un piccolo aperitivo al cinema Massimo dove gli Zu realizzeranno una sonorizzazione del film muto “Berlino: sinfonia di una grande città”. Di seguito il programma completo:
Martedì 10 Luglio
* 18.30 Berlino@Torino: inaugurazione gallerie d'arte (Alberto Peola, Franco Noero, Franco Soffiantino, In Arco, Marena Rooms, Maze)
* 21.30 Anteprima Traffic – Soundtraxx: Zu vs Berlino: Sinfonia Di Una Grande Città (Cinema Massimo)
Mercoledì 11 Luglio
* 15.30 Berlino@Torino (Cinema Massimo)
* 21.00 Lou Reed plays Berlin (Parco della Pellerina)
Giovedì 12 Luglio
* 16.30 Berlino@Torino (Cinema Massimo)
* 18.30 Napoli@Torino: Mario Martone & Daniele Sepe (Giardini Reali)
* 20.30 Disco not Disco: Daft Punk, LCD Soundsystem & Who Made Who (Parco della Pellerina)
* 24.00 Traffic by Night: Apparat & Sergio Ricciardone/Giorgio Valletta (Jam Club), Tarick1 (Giancarlo)
Venerdì 13 Luglio
* 16.30 Berlino@Torino (Cinema Massimo)
* 18.30 Napoli@Torino: Valeria Parrella & Raiz (Giardini Reali)
* 20.30 Brit Parade: Arctic Monkeys, The Coral & Art Brut; special guests: Fuh (Parco della Pellerina)
* 24.00 Traffic by Night: Namosh & Lorenzo LSP (Jam Club), Raiz & Paolone a.k.a. Ferrari (Giancarlo)
Sabato 14 Luglio
* 16.00 Berlino@Torino (Cinema Massimo)
* 18.30 Napoli@Torino: Roberto Saviano & Meg (Giardini Reali)
* 20.30 Ampie visioni nel vuoto: Franco Battiato, Antony & The Johnsons, Ivan Segreto e la partecipazione straordinaria dei Subsonica (Parco della Pellerina)
* 24.00 Traffic by Night - Party di chiusura: Joakim, Sergio Ricciardone/Giorgio Valletta & Levi's ® New Music from the Original - Rufus, Mass_Prod, Canecane - (Jam Club), Violante Placido & Mixo(Giancarlo)
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Allo |
| Work in Progress... |
Da Mercoledì 18 Luglio 2007 il Centro Musica rimarrà chiuso per i lavori di ristrutturazione.
Per ogni contatto si può far riferimento all'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona, in via Dante 149 c/o Teatro Monteverdi, Cremona.
Lo staff ne approfitta per augurare una felice estate a tutti.
Lo Staff del...
Da Mercoledì 18 Luglio 2007 il Centro Musica rimarrà chiuso per i lavori di ristrutturazione.
Per ogni contatto si può far riferimento all'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona, in via Dante 149 c/o Teatro Monteverdi, Cremona.
Lo staff ne approfitta per augurare una felice estate a tutti.
Lo Staff del Centro Musica
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Allo |
| Cantiere Sonoro 2008 - nona edizione |
Stiamo arrivando.
Stay Tuned!
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Zitanza |
| Cremona Punk-Rock Festival |
Associazione Cremona Punk Rock presenta:
Cremona Punk Rock Festival 2007
XVI Festa del Volontariato Cremonese
In collaborazione con Ci.S.Vol. Cremona
Sabato 22 settembre 2007
Dalle ore 20:00
In Piazza Stradivari – Cremona
UN FESTIVAL MAI VISTO A CREMONA
CON I THE FIRE, MIGLIOR GRUPPO ROCK ITALIANO…
QUATTRO ORE DI LIVE PER RIBALTARE UNA CITTÀ DA TROPPO TEMPO STATICA E...
Associazione Cremona Punk Rock presenta:
Cremona Punk Rock Festival 2007
XVI Festa del Volontariato Cremonese
In collaborazione con Ci.S.Vol. Cremona
Sabato 22 settembre 2007
Dalle ore 20:00
In Piazza Stradivari – Cremona
UN FESTIVAL MAI VISTO A CREMONA
CON I THE FIRE, MIGLIOR GRUPPO ROCK ITALIANO…
QUATTRO ORE DI LIVE PER RIBALTARE UNA CITTÀ DA TROPPO TEMPO STATICA E APATICA…
QUATTRO ORE DI LIVE PER DIMOSTRARE CHE CREMONA ESISTE SULLA CARTINA E NON È SOLO UNA PICCOLA CITTÀ A 80 KM DA MILANO…
The Fire
(rock)
www.myspace.com/thefirerock
… la fusione di due pietre miliari dello ska-punk italiano
come Shandon e Madbones ha generato il fuoco… i The Fire!
Data dopo data del loro interminabile tour stanno
conquistando non solo l’Italia ma tutta Europa con il loro
infuocato rock anni 80 …
Blunitro
(rock)
www.myspace.com/blunitro
…cambio di formazione e ricerca di un nuovo suono per il
nuovo trio cremonese, alle prese con una nuova concezione di
rock-punk elettronico. Il seguito del loro primo lavoro
intitolato “Dentro il suono”, targato Ammonia records
è atteso per gli inizi del 2008…
Jojo In The Stars
(punk-rock)
www.myspace.com/jojointhestarsband
… cassa in 4/4 e ritmiche distorte per il punk-rock dei
Jojo In The Stars, che dopo l’arrivo del nuovo bassista,
cercano nuova ispirazione nella genialità di Ramones,
Weezer e Queers…
Les Gibaud
(lolita rock’n’roll)
www.myspace.com/lesgibaud
… le riot girls cremonesi, irriverenti e arrabbiate con il
loro rock tutto in rosa, pubblicano il loro primo ep su
myspace a gennaio 2006…
Fun In The Sun
(pop-punk)
www.myspace.com/funinthesunit
… testi in inglese, influenze Pop Punk e Power Pop
d'oltreoceano per i Fun in the sun che nel 2006 pubblicano
il loro primo azzeccatissimo EP…
Evento organizzato dall'Associazione
Cremona Punk Rock
L'idea è semplice: unirsi in un'associazione perchè l'unione fa la forza. Da qui è nata l'idea di creare un punto di riferimento per tutti quei gruppi musicali della nostra città che hanno voglia di mettersi in gioco e realizzare qualcosa di utile per tutti. L'Associazione Cremona Punk Rock non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nel campo della promozione, sostegno e svolgimento di attività musicali culturali e di nuova ricerca musicale, nell'organizzazione di concerti dal vivo, nei corsi di scambio di idee musicali, nella redazione e pubblicazione di materiale sia divulgativo che tecnico dei gruppi musicali che vi appartengono.
Info e contatti:
zetinthestars@gmail.it
bone@blunitro.com
Web:
www.myspace.com/cremonapunkrock
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Allo |
| Disco Drive - Things to do Today |
Ritornano, dopo un successo quasi annunciato, i tre Disco Drive.
Cambi di formazione, tour estenuanti che non hanno fatto altro che rafforzare la nevrotica concezione sonora dei Nostri.
Sempre cazzuti, più cazzuti.
Ormai la dimensione dei Disco Drive è internazionale, e su questo non c'è davvero da spaventarsi in quanto il risultato...
Ritornano, dopo un successo quasi annunciato, i tre Disco Drive.
Cambi di formazione, tour estenuanti che non hanno fatto altro che rafforzare la nevrotica concezione sonora dei Nostri.
Sempre cazzuti, più cazzuti.
Ormai la dimensione dei Disco Drive è internazionale, e su questo non c'è davvero da spaventarsi in quanto il risultato di questo secondo full-lenght è davvero a livello.
Nulla quindi da invidiare ai ben più quotati cugini d'oltremanica, anzi.
Merito di un lavoro compatto, serio e pretenzioso che si guadagnerà certamente le attenzioni che gli spettano.
Merito di una label che fa le cose per bene (la Unhip di Giovanni Gandolfi) e di un piglio che non lascia spazio a dubbi.
Dei Disco Drive ne chiacchereremo ancora per un bel pò, magari proprio davanti al nuovo Rough Trade shop di Londra.
Good job guys.
Tracklist:
1. Grow Up!
2. The Flower Stall
3. It's A Long Way To The Top
4. Goodbye
5. Gonna Love This
6. Find Me Animal
7. What Are You Talking About And Why Are You Talking About It?
8. Fingers And Nails
9. Out Of Sound (Read Between The Lines)
10. Things To Do Today
11. Cholsey
Marco Allegri
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McA |
| Hellekin Mascara - Cornacchie A Sabbioni Beach |
Nella musica degli Hellekin Mascara il rapporto con la voce è sempre stato problematico. Ricordo il brano Tra Qualche Tempo (tratto da Roger, demo di qualche anno fa), nel quale un racconto parlato emergeva a fatica dal magma sonoro. In tempi più recenti la musica ha preso (definitivamente?) il sopravvento,...
Nella musica degli Hellekin Mascara il rapporto con la voce è sempre stato problematico. Ricordo il brano Tra Qualche Tempo (tratto da Roger, demo di qualche anno fa), nel quale un racconto parlato emergeva a fatica dal magma sonoro. In tempi più recenti la musica ha preso (definitivamente?) il sopravvento, nella misura in cui nel nuovo ep, Cornacchie A Sabbioni Beach, non c'è ombra di cantato. Gli Hellekin possono quindi essere definiti un power trio strumentale: l'ossatura classica di chitarra, basso e batteria li colloca in sospeso fra il rock'n'roll cristallino alla Rosolina Mar (due chitarre e batteria) e i deliri distorti alla Morkobot (due bassi e batteria). In mezzo un po' tutto: riff accattivanti che cambiano di tonalità, velleità prog rock (ritmi spezzati, tempi dispari ecc.), solidi giri di basso mentre la chitarra parte per la tangente, onirici passaggi post rock (penso all'ultimo brano, 1-0 Brusowski), una spruzzata di stoner per gradire.
Decisamente piacevole, il disco. Giovanni, Vincenzo e Stefano suonano con ottima intensità, e l'esecuzione assume maggiore valore poiché il tutto è stato registrato in presa diretta. La durata, lo scrivo per chi magari si spaventa all'idea di ascoltare un "mattone" strumentale, è tutt'altro che oceanica: sei tracce da meno di quattro minuti l'una, in media.
Dicevo che il cd è interamente privo di cantato, ed è vero, ma non è del tutto privo di voce. Alla fine, infatti, dopo pochi secondi di silenzio, è presente una brevissima ghost track, nella quale un uomo al telefono farfuglia qualche parola un po' sconnessa. Più significative, credo, sono in realtà le grida sguaiate, di pura carica elettrica, presenti nella title track d'apertura, nella terza traccia (Troglos) e nella quarta (Tarozzi, Amore Mio), ma percepibili solo se si ascolta il disco a volume sostenuto. Ed è questo a rendere pregna di senso la scelta del mutismo: gli Hellekin Mascara sanno come si urla, ma hanno scelto di tacere. E chissà che questo percorso non nasconda, in futuro, altri cambi di direzione.
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Allo |
| Carnifull Trio - Song for Guido Ep |
In coda al simpatico 'Modamare' ecco un ep solo digitale per il funky-trio capitanato da Luka Carnifull.
Si tratta di 'Song for Guido', pezzo già compreso nel disco sopracitato, seguito dai family-remixes di Amari, Crookers, Electronic Pills e Cerronza.
La Canzone per Giudo viene quindi smaciullata e riassemblata che neanche te...
In coda al simpatico 'Modamare' ecco un ep solo digitale per il funky-trio capitanato da Luka Carnifull.
Si tratta di 'Song for Guido', pezzo già compreso nel disco sopracitato, seguito dai family-remixes di Amari, Crookers, Electronic Pills e Cerronza.
La Canzone per Giudo viene quindi smaciullata e riassemblata che neanche te ne accorgeresti.
Si parte con il clubbetton-moment dei Crookers, synth aperti e acidume per un' allettante proposta per far due salti.
Tra tutti questo è certamente il remix più efficace (per noi generazione di tamarri).
Subentrano sulla fascia gli Amari che regalano una strumentalona a cassa in quattro con quei suoni 'un pò così' ormai marchio di fabbrica dei simpatici friulani.
La palla ai modenesi Electronic Pills che ci sfodera una minimal tech a tratti discutibile, ma forse la faccenda è più di gusto che altro.
Chiudono con un bel colpettone di testa i Cerronza che si impossessano del chitarrino e non lo mollano più.
Anche qui però lo skip è un pò troppo sollecitato.
Nel complesso un lavoro carino che però subisce un pò di altalenanza negli ascolti.
Ma del resto con un ep di remix sfido chiunque...
Tracklist:
1. Song for Guido
2. Song for Guido (Crookers Remix)
3. Song for Guido (Amari Remix)
4. Song for Guido (Electronic Pills Remix)
5. Song for Guido (Cerronza Remix)
Allo
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Zitanza |
| Fuori dal suono - Blunitro |
Questo secondo disco dei cremonesi Blunitro è completamente scaricabile online sul sito della band e ascoltabile dalla loro pagina di MySpace.
Questa è la naturale seconda parte dei loro primi anni di attività.
Tutto ciò che non avete trovato nel loro primo disco, ora lo potete trovare qui.
Canzoni che i vecchi fans...
Questo secondo disco dei cremonesi Blunitro è completamente scaricabile online sul sito della band e ascoltabile dalla loro pagina di MySpace.
Questa è la naturale seconda parte dei loro primi anni di attività.
Tutto ciò che non avete trovato nel loro primo disco, ora lo potete trovare qui.
Canzoni che i vecchi fans del gruppo cantano a squarciagola durante i loro concerti.
Come Brividi, primo brano del disco, cavallo di battaglia dei Blunitro.
Ora Penso A Me è invece una canzone dal testo più introspettivo.
Si prosegue con la splendida cover dei Motörhead No Class, suonanata e cantata magistralmente dalla band.
Immancabile il lentone, che in questo caso, secondo me, è il pezzo più riuscito di tutto il disco.
Sono Qui Per Te unisce melodia, potenza e la giusta cattiveria.
Si passa poi anche attraverso melodie cupe con Qualcuno sincero, con un tiro della madonna e una voce a tratti urlata.
A conclusione del disco troviamo una nuova versione di Virus, uno dei migliori pezzi in assoluto dei Blunitro: ad accompagnare la splendida voce del Bone, troviamo al piano Davide Carotti. Questa versione è venuta davvero bene e ci permette di ascoltare la canzone attraverso una nuova e interessante chiave di lettura.
In generale un ottimo disco, consigliatissimo a tutti gli amanti di NOFX, Lagwagon e No Use For A Name.
La lezione americana dell’hardcore melodico i ragazzi di Cremona sembrano averla imparata bene.
Nico, alla batteria, è il migliore in quello che fa a Cremona e dintorni.
Ascoltare per credere.
Tracklist:
1) Brividi
2) Ora Penso A Me
3) No Class
4) Sono Qui Per Te
5) Qualcuno Sincero
6) Virus (Acoustic Version)
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Allo |
| IdroscaloRock 2007 |
BETH DITTO, la "lesbica oversize" che sta conquistando le copertine dei giornali di mezzo mondo"
Una leggenda del punk come NOFX
I norvegesi TURBONEGRO
Gli inventori dello ska da rude boys (SPECIALS)
EDITORS considerati tra i migliori gruppi della scena neo-wave albionica.
HUMANZI, la band prodotta dal batterista dei Nine Inch Nails
E molti altri...
BETH DITTO, la "lesbica oversize" che sta conquistando le copertine dei giornali di mezzo mondo"
Una leggenda del punk come NOFX
I norvegesi TURBONEGRO
Gli inventori dello ska da rude boys (SPECIALS)
EDITORS considerati tra i migliori gruppi della scena neo-wave albionica.
HUMANZI, la band prodotta dal batterista dei Nine Inch Nails
E molti altri ancora
IDROSCALOROCK,il nuovo festival dell’estate rock, sabato 1 e domenica 2 settembre.
"Dopo l'esperienza di ROCK IN IDRO, ormai giunta al termine era impensabile non inventarsi un altro festival", dicono alla Hard Staff, l'agenzia organizzatrice dell'evento.
E IDROSCALOROCK è un festival che già dai primi nomi fa capire che sarà uno degli appuntamenti delle kermesse rock dell'estate 2007.
NOFX, Turbonegro, Gossip, Editors, Sick Of It All, The Locust, Ignite e I mitici The Specials. Lost Patrol Band, sono i primi gruppi confermati.
Molti altri verranno comunicati nei prossimi giorni.
Sarà una grande occasione per vedere all'opera i Gossip,la band dell'icona lesbo Beth Ditto. Fenomeno di costume negli Usa e in Gran Bretagna, è stata nominata "Sexiest Woman Of The Year" dal settimanale New Musical Express. Ma soprattutto è una fantastica cantante…
Inoltre, i mitici NOFX, band storica del punk che ogni volta che arriva in Italia smuove migliaia di fan.
E poi ci sono i Turbonegro, che presenteranno il nuovo disco; Retox.
E ancora i Sick Of It All, altra leggenda vivente del punk, che quest'anno celebrano il ventennale della loro carriera con un tour mondiale che li porterà in Italia per un'unica data italiana.
Unica data italiana anche per Ignite,la band hardcore di Orange County,reduce dal successo del suo ultimo album "Our Darkest Days".
Già confermati anche The Specials, pionieri dello Ska Revival, ovvero il gruppo divenuto celebre per lo splendido brano "A Message To You Rudy".
Ultime band che si sono aggiunte al cast sono Lost Patrol Band (il gruppo di Dennis Lyxzén, cantante di The (International) Noise Conspiracy), Editors (sono considerati tra i migliori gruppi della scena neo-wave inglese), HUMANZI (band all’album di debutto, "Tremors" , prodotto dal batterista dei Nine Inch Nails), oltre che i gruppi italiani Persiana Jones, Me For Rent, Sottopressione, Strength Approach, RFC, L'Invasione degli Omini Verdi.
L'appuntamento è di quelli da non perdere.
IDROSCALOROCK FESTIVAL 2007
01/09/07 MILANO - ARENA CONCERTI IDROSCALO
(Con EDITORS, GOSSIP, THE LOST PATROL BAND, HUMANZI, THESE NEW PURITANS e altri)
02/09/07 MILANO - ARENA CONCERTI IDROSCALO
(Con NOFX, TURBONEGRO, SICK OF IT ALL, THE LOCUST, IGNITE, NEVILLE STAPLE -FORMERLY OF THE SPECIALS-, PERSIANA JONES, DEROZER, SOTTOPRESSIONE, ME FOR RENT, STRENGTH APPROACH, L’INVASIONE DEGLI OMINI VERDI, RFC e altri)
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Unanota |
| Supernaturals: Record One Ufomammut / Lento |
Avete presente "In The Fishtank”, serie di split da collezione dell’etichetta danese Konkurrent, protagoniste due band chiuse in una stanza con quarantotto ore di tempo e un registratore?
In Italia chi sta dimostrando coraggio e voglia di proporre sonorità poco accessibili è soprattutto Supernatural Cat. E quindi esce il primo di...
Avete presente "In The Fishtank”, serie di split da collezione dell’etichetta danese Konkurrent, protagoniste due band chiuse in una stanza con quarantotto ore di tempo e un registratore?
In Italia chi sta dimostrando coraggio e voglia di proporre sonorità poco accessibili è soprattutto Supernatural Cat. E quindi esce il primo di una serie di mini-volumi a tiratura limitata suonati in coppia. Anche se, in questo caso, proprio non ci capacitiamo della sopportabilità del livello di decibel presente nella sala d’incisione… perché quattro chitarre (quattro), un basso, una batteria, un sintetizzatore, più voci e effetti di ciliegina non sono decisamente uno scherzo. È vero che un’orchestra di liscio conta più elementi, ma quattro per sei corde pesantemente down-tuned e corrose da fuzz al limite fanno impressione anche al più irrecuperabile degli sludge-stoner addicted.
E infatti, seminascosti da quello spostamento d’aria soffocante, ci sono nientemeno che UFOMAMMUT, da “Snailking” (2004) in poi punto di riferimento per le sonorità difficili a nome psichedelia pesante, post-stoner, ambient, e LENTO, altra sorprendente band italiana che in quel post-hardcore d’oltreoceano affascinato dall’ambient trova il suo habitat preferito.
È curioso come la spinta propulsiva di "Supernaturals: Record One" sia sintetizzata da un equilibrio di stili senza troppe prevaricazioni. Sei pezzi assolutamente “stoned” a un primo ascolto paiono invece poi rivelare le caratteristiche migliori dell’underground heavy-psych di provenienza delle due band: tanta materia ambient densa e claustrofobica dai synth collosi tipici di Ufomammut, drumkit e acidume chitarristico post-sabbathiano e post-core dai Lento, voci filtrate e campionamenti psicotici accanto alla malvagità nascosta della ripetizione di riff alla Buzz Osborne. E così l’immensa “Down” è il manifesto delle due band che si in(s)contrano: forse quanto di più pesante e malefico sentito in Italia ultimamente. Segue “Painful burns…” nella melma post-hardcore delle chitarre incollate dal tappeto lisergico di oscillazioni e voci riverberate, che disegnano contorni molli e cedevoli. E poi l’ambient profondo e scuro di “Maestoso” (tra le più notevoli per chi scrive), magma che risale senza poter vedere mai la superficie, flusso sonoro intenso e ipnotico condotto da tamburi percussivi. L’eruzione è necessariamente l’attacco mastodontico e preistorico della successiva “The Overload”, accenno di epicità cadente e nera. Distruzione o sublimazione, la psichedelia decomposta di “Infect Two” precede il silenzio.
Un disco da lavori in corso ma indubbiamente senza le parvenze di un esercizio di stile; esperimento inusuale nella forma e dalla corposità affascinante, tanto da lasciare i fanatici del genere con l’acquolina in bocca per l’esordio full-lenght di Lento e per l’atteso nuovo album di Ufomammut. Speriamo presto, entrambi. Ovviamente Supernatural Cat.
…unanota
> Tracklist:
01.Infect One
02.Down
03.Painful burns smoke as the presence sets us down in supersonic waves
04.Maestoso
05.The Overload
06.Infect Two
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Allo |
| [Special] il Real Cinema di Feltrinelli |
Parallelo al già presentato percorso editooriale 'Le Nuvole' è già da qualche tempo che la casa editrisce Feltrinelli segue con grande capacità e consapevolezza 'Real Cinema'.
Essenzialmente una serie di preziosissimi cofanetti libro+dvd che raccolgono il meglio della produzione docufilm e derivati in circolazione.
Partita con gli acclamati 'Farenheit 9/11' di...
Parallelo al già presentato percorso editooriale 'Le Nuvole' è già da qualche tempo che la casa editrisce Feltrinelli segue con grande capacità e consapevolezza 'Real Cinema'.
Essenzialmente una serie di preziosissimi cofanetti libro+dvd che raccolgono il meglio della produzione docufilm e derivati in circolazione.
Partita con gli acclamati 'Farenheit 9/11' di Moore e 'I diari della motocicletta' di Salles, la collana si è poi via via specializzata nella raccolta di documentari di elevatissima qualità, lasciando la pubblicazione delle pellicole più cinematografiche alla collezione 'Le Nuvole'.
E' così che anche in Italia raggiungono una buona visibilità inchieste e documentari di straodinaria valenza ma dal destino purtroppo legato al pubblico specializzato.
Opere come 'La Morte sospesa' di Kevin MacDonald, 'Inside GolaProfonda' di Bailey e Barbato o lo splendido 'Salvador Allende' di Patricio Guzmán, dall'inestimabile valenza culturale e storica.
Riscoprire Pasolini, Petri, Allende, Castro, Gehry, Kahn e altre delle menti più incredibili del secolo appena trascorso non è mai stato così semplice.
Analisi del passato e del presente che aiutano a darsi qualche risposta in più riguardo alle vicende che quotidianamente ci troviamo ad affrontare.
Piccoli scrigni di quel cinema che tanta attenzione in più meriterebbe.
Un plauso quindi a Feltrinelli e ai curatori della collana, sempre attenti e curiosi nel darci nuovi spunti di riflessione e analisi.
Alcuni dei tanti titoli che ci sentiamo di consigliare:
Hugues Le Paige
Nanni Moretti
La cosa. Il fare politica, cronache della Toscana rossa (1982-2004)
2 DVD + libro. Il celebre “viaggio” di Nanni Moretti nelle sezioni del Pci durante la famosa “svolta” del 1989, e il divertito e partecipe racconto di un cineasta straniero che per oltre vent’anni ha seguito le vicende di una sezione del Pci in Toscana. Due straordinari film/racconto sulla storia della sinistra italiana.
Matteo Cerami
Mario Sesti
La voce di Pasolini
DVD+ libro. C’è qualcuno che può raccontare Pasolini meglio dello stesso Pasolini? Meglio della sua lingua sconfinata, duttile, e ricca di parole la cui forma è stata modellata con cura e amore? Negli extra La fine di Salò, un'inchiesta in video su Salò e i suoi molteplici “finali” e i cortometraggi un corpo; luna; l'occhio di bavagnoli. Con il libro La voce di Pasolini: i testi, a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti.
Federico Bacci
Nicola Guarneri
Stefano Leone
Elio Petri, appunti su un autore
DVD+libro. Il primo documentario completo su Elio Petri, in esclusiva mondiale per Feltrinelli Real Cinema. Con il libro Un amore lungo. Tre inediti di Elio Petri.
Hubert Sauper
L'incubo di Darwin
DVD+libro. Quante volte avete comprato il filetto di persico al supermercato? Sapevate che per farvelo avere fresco e conveniente, hanno distrutto il lago Vittoria, il più grande lago africano? E sapete come viene pagato il persico importato dall’Africa? Con le armi prodotte da noi e vendute ai signori della guerra... Buon appetito! Nomination come miglior documentario Oscar 2005; Best documentary 2004 European Film Awards; Mostra Internazionale del Cinema Venezia 2004 Premio speciale della giuria.
Hany Abu-Assad
Paradise now
DVD+ libro. Candidato all’oscar 2006 come miglior film straniero. Ventiquattro ore nella testa di un kamikaze. Riusciremo mai a capire? In allegato il libro Paradiso adesso, testi di Amos Oz e Chrisoph Reuter. Negli extra due video sull'azione di Amnesty International in difesa dei diritti umani in Israele/Territori occupati (2000-2005): Writing for abed e Women and militarization.
Alex Gibney
Enron
DVD+libro. Candidato all'Oscar 2006 come miglior documentario, il film racconta la vera storia dell’ignobile scandalo Enron, il gigante texano dell’energia - primo sostenitore della campagna elettorale di Bush Jr – distrutto da un management spregiudicato che ha truccato per anni i bilanci aziendali. Con il libro Enron: delitto e castigo di Nicola Borzi, introduzione di Massimo Mucchetti. Negli extra: interviste a Giuseppe Oddo e Giovanni Pons, autori de L’intrigo.
Patricio Guzmán
Salvador Allende e La memoria ostinata. Due film di Patricio Guzmán
DVD+libro. La parabola umana, intellettuale e politica del presidente della Repubblica del Cile, Salvador Allende, spodestato dalla sua carica istituzionale, l’11 settembre 1973, mediante un colpo di stato favorito dalla Cia, in due film. Con il libro Compañero Presidente, a cura di Danilo Manera.
Fenton Bailey
Randy Barbato
Inside Gola profonda
DVD+libro. La storia di Gola profonda, il porno che ha cambiato l’America. Il film più redditizio della storia del cinema - costato 25.000 dollari ne ha incassati 600 milioni - e che ha trasformato l’acquisto di un biglietto del cinema in un atto sovversivo. Negli extra materiali esclusivi sul "caso Gola profonda" e un'intervista allo storico Pietro Adamo. Allegato libro con testi di Pietro Adamo e Robert J. Stoller.
Terry George
Hotel Rwanda
DVD + libro. Dieci anni fa, mentre il Ruanda sprofondava nella follia, un uomo promise di proteggere la famiglia che amava e finì col trovare il coraggio per salvare la vita a 1200 persone.
Marco Allegri
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Allo |
| Carpacho! - La Fuga dei Cervelli |
Non nascondo di aver sempre coltivato un debole per i romani Carpacho.
Freschi, intelligenti e dal tocco pop innato.
Ricordo le prime uscite, gli ep con Aiuola, e mi chiedo perchè non fossero bastati per il fantomatico salto.
Comunque ora è il 2007 ed esce per Sleeping Star la versione ufficiale (prima...
Non nascondo di aver sempre coltivato un debole per i romani Carpacho.
Freschi, intelligenti e dal tocco pop innato.
Ricordo le prime uscite, gli ep con Aiuola, e mi chiedo perchè non fossero bastati per il fantomatico salto.
Comunque ora è il 2007 ed esce per Sleeping Star la versione ufficiale (prima pubblicata come demo) de 'La Fuga dei Cervelli'.
Ed è finalmente lecito parlare di un super-disco.
A parte l'inno C.a.r.p.a.c.h.o. (che già da sè ha trainato l'uscita del disco) ottimi spunti per 'progetti supersonici', 'regole per un cervello difettoso' ma tutto il disco non fa che confermare lo stato di grazia della band capitolina.
Pop di spessore di quello che ce n'è sempre troppo poco.
Tanto meglio quindi crogiolarsi in un esordio davvero promettente.
Tracklist:
1. Intro (sensazionale!)
2. Progetti Supersonici
3. C.A.R.P.A.C.H.O.
4. Polso
5. Maledetto il Trucco
6. Toilette
7. Tropici
8. Regole per un Cervello Difettoso
9. Bossa Draga
10. Arabesque
Marco Allegri
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Allo |
| Ex-Otago - Tanti Saluti |
Ed eccolo, il disco per la vostra estate perfetta.
Ve lo porterete dovunque: davanti alla peggio disco-balera di riviera o in collina, non fa alcuna differenza.
Perchè gli Otago vanno bene dappertutto.
Ironici come pochi, cazzoni come pochissimi e freschi come nessuno.
Un pop-virale in cui le incursioni rap-folk-electro sono solo il condimento.
Imparate...
Ed eccolo, il disco per la vostra estate perfetta.
Ve lo porterete dovunque: davanti alla peggio disco-balera di riviera o in collina, non fa alcuna differenza.
Perchè gli Otago vanno bene dappertutto.
Ironici come pochi, cazzoni come pochissimi e freschi come nessuno.
Un pop-virale in cui le incursioni rap-folk-electro sono solo il condimento.
Imparate a conoscere questi quattro genovesi perchè ne vale davvero la pena.
Merito di uno dei migliori dischi di questo primo semestre 2007.
Perfetti per un agosto in infradito e bibite colorate.
Quindi ricordatevi che nella valigia 'Tanti Saluti' è d'obbligo.
Se poi si pensa che dietro c'è il coloratissimo mondo Riotmaker a garantire...
Buona estate.
Tracklist:
1. Luisa
2. Cooking ovation
3. Radio scapolo d'oro
4. Amato the greengroacer
5. Robilante
6. Che tempo faceva
7. Pertini is a genius Mirinzini is not famous
8. Song for Sasha
9. Bar centrale
10. Waiting for the stairs
11. Senti come pompa
12. Going to Panama
Allo
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Allo |
| Good Summer, boys... |
Il Centro Musica e Cantiere Sonoro vi augurano una felicissima estate.
La redazione resta sempre operativa e quindi il sito procederà negli aggiornamenti.
Divertitevi giovani!
A prestissimo
Lo staff del CM
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Zitanza |
| Wilco |
Sono le 22 in punto quando i Wilco prendono possesso del palco, preceduti da un poco convincente Alessandro Raina qui al suo esordio come solista dopo la breve parentesi come cantante dei Giardini di Mirò.
Il quale sbriga velocemente il suo compitino presentando un dream pop efebo che ancora subisce l’ombra...
Sono le 22 in punto quando i Wilco prendono possesso del palco, preceduti da un poco convincente Alessandro Raina qui al suo esordio come solista dopo la breve parentesi come cantante dei Giardini di Mirò.
Il quale sbriga velocemente il suo compitino presentando un dream pop efebo che ancora subisce l’ombra dei GdM, ma non basta la sua, pur bella, voce per coprire una vistosa mancanza di idee e soprattutto di pasta sonora. Non aiuta nemmeno la formazione minimale ( due chitarre e batteria) con la quale si presenta. Un’ora di noia che nemmeno la cover di there is a light that never goes out riesce in ultimo a salvare.
Cambio palco.
Jeff Tweedy sta bene, non come quella volta a bologna dove l’asta del microfono era più stampella che altro. Attacca Either Way, con quella voce che è appena un sussurro, un arpeggio semplice ed essenziale e un tappeto di tastiere che rimanda direttamente alla California di trent’anni fa.
Jeff Tweedy sta bene e si sente, passate le emicranie che lo logoravano da anni e passata la spiacevole dipendenza da farmaci eccolo sorridente e pacificato al centro del palco. Dietro di lui l’attuale incarnazione dei Wilco: l’ormai inseparabile John Stirratt al basso, l’unico sul palco della line-up originale del gruppo. Mikael Jorgensen, un nerd capitato per caso alle tastiere, Pat Sansone, tastiere e chitarra, Glenn Kotche batteria e Nels Cline alla chitarra solista, effetti e quant’altro produca suoni. Ed è proprio la chitarra eclettica di quest’ultimo (già con sonic youth e stimato sperimentatore) a sottolineare gli spasmi elettrici della successiva You are my face.
La platea si riempirà solo dopo qualche canzone, ma il pubblico è sin da subito attento e pronto a cantare ogni ritornello, cosa che per i Wilco magari non dai proprio per scontata. E che contribuirà a creare un ottimo dialogo con la band.
Con all’attivo tre capolavori consecutivi da cui attingere a piene mani non si ha che l’imbarazzo della scelta e ogni canzone viene accolta da applausi, Il basso rotondo di Handshake Drugs va a fare il giusto contrappunto agli assoli di Nels Cline prima della deflagrazione finale di feedback; Siamo solo a metà della scaletta principale e dopo una via Chicago, che vede Tweedy e Stirratt cantare tranquillamente tra le esplosioni cacofoniche della batteria e della chitarra. Da lasciare senza fiato. Penso che più di così non si possa chiedere. Ovviamente si può.
Ma prima: interludio!
E’ appena cominciato il concerto e dalla prima fila un ggiovane ammerregano inizia a gesticolare, saltare, chiedere canzoni e tutto quanto compete al repertorio del rompicoglioni. Tweedy lo nota, fa finta di niente ma alla fine per quieto vivere è costretto a prestargli attenzione. A modo suo.
“sorry, we’ll not play that song tonite”
La risposta? “why not???”
Jeff ride, non troppo seccato fortunatamente, scherza anche con il tipo, che da qui in poi chiameremo John Doe che scopriamo essere ubriaco, non accompagnato ed è pure il suo compleanno.
Purtroppo anche queste attenzioni non paiono placarlo, perché una volta inteso che la canzone proprio non la fanno parte con un’altra richiesta. A questo punto tweedy alza il volume e lo ignora, il tutto senza scomporsi neanche un po’. Un signore.
Fine Interludio.
La passata esperienza in studio con Jim O’Rourke ha lasciato il segno e si sente soprattutto negli arrangiamenti, dove l’elettronica è dosata sapientemente con le chitarre senza mai prendere il sopravvento o l’essere un semplice orpello.
Ed è gia tempo del primo bis, solo il tempo di prendere (loro) una birra e rieccoli.
Ma prima: interludio Pt.2!
John Doe canta, salta, si sbraccia, è il suo compleanno è americano, quasi obeso e felice, Tweedy amorevole tra un pezzo e l’altro trova il tempo di chiedergli se per caso si sente bene. YEAH! La risposta.
Meno di dieci secondi dopo sboccherà l’anima fin quasi sul palco. Riuscendo a diventare il primo fan a vomitare sul palco dei wilco, parola di Jeff Tweedy. Putroppo per amor del vero il povero John Doe verrà portato via in ambulanza, dopo essere riuscito anche a cagarsi addosso.
Fine degli interludi.
Dopo la spensieratezza pop di Hummingbirds e la dolce malinconia di Poor Places è la volta di Spiders (Kidsmoke) altro pezzo richiesto a gran voce; Yes, this is finally for you afferma tweedy conscio di quando la richiesta arriva dal cuore e non dall’alcool. Le luci puntate sulla platea per un Kraut-rock dove i Can più lisergici incontrano un Neil Young strafatto. Il pezzo cresce fino a raggiungere il suo climax nella torrenziale coda chitarristica che termina… con un blackout!
Grida di stupore e dispiacere, ma Glenn Kotche riprende in mano la situazione portando avanti la sua parte ritmica e il pubblico, tutto, a una sola voce si mette a imitare il riff di chitarra. Dalla transenna riesco solo a cogliere l’espressione felice di Tweedy, felice come quelli che sono giù dal palco a cantare la sua musica. E allora fra lo sbattimento generale dei rodie per trovare il problema tutti i musicisti mollano i loro strumenti a corde per impossessarsi di ogni strumento percussivo presente sul palco. Il tutto dura quasi dieci minuti, quando la luce del palco si riaccende prepotentemente. Ma è difficile fermare l’alchimia che si è creata e anche a corrente ripristinata il dialogo tra pubblico e musicisti prosegue sino a quando un Tweedy tra il commosso e il divertito chiede se non abbiamo bisogno di energia o carburante. Fine del primo bis.
Mi chiedo perché escano dal palco se poi sono di ritorno dopo pochi secondi, la voglia di suonare è evidentemente tanta, ma rimane lo spazio per due sole canzoni: la poppettara Heavy Metal Drummer e la riflessiva The Late Greats.
Luci accese, inchini e applausi, i wilco scendono con ancora la voglia di suonare, il blackout, che poteva guastare la serata è stato invece il propellente per rendere un ottimo concerto un concerto indimenticabile, con buona pace di John Doe che chissà se ha finito di rimettere.
Come da consuetudine della serate i wilco sono già fuori, stavolta per autografi e foto di rito.
Ci scappa pure qualche chiacchiera, Nels Cline tutto effetti e mulinelli sul palco arrossisce quando gli si fa presente la sua bravura, Stirratt concorda pure lui che il blackout del palco ha portato il concerto su un altro livello, se fosse capitato in Inghilterra ci dice, non avrebbero saputo capovolgere la situazione come ho visto fare a voi, grazie.
Alla fine dopo la musica e le chiacchiere quello che rimane è la convinzione che le radici della musica americane non sono mai state così piene di linfa vitale.
Me ne torno a casa felice con scaletta e autografi.
Landrew
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Allo |
| Marlene Kuntz - Uno |
Si è già detto tutto su di loro, si sa, e al tutto è futile aggiungere altro.
I Marlene Kuntz sono un patrimonio della storia del rock italiano, su questo siamo tutti concordi. Punto.
Il problema, talvolta, si pone quando al seguito di una maturazione umana e artistica seguono mutamenti significativi.
C'è...
Si è già detto tutto su di loro, si sa, e al tutto è futile aggiungere altro.
I Marlene Kuntz sono un patrimonio della storia del rock italiano, su questo siamo tutti concordi. Punto.
Il problema, talvolta, si pone quando al seguito di una maturazione umana e artistica seguono mutamenti significativi.
C'è chi liquida miseramente la faccenda con un 'venduti' e chi prova invece a comprendere ciò che un cambiamento può rappresentare.
Per questo motivo mi avvio considerare questo 'Uno' un grande disco.
Un disco consistente, serio, terribilmente importante.
Merito di una deriva sempre più cantautorale che scopre le carte a chi dimostra un ottimo rapporto con quasi un ventennio di carriera.
Testualmente meno pretenziosi e più immediati, i nuovi Marlene seguono la via dell'evoluzione, decisamente la più coraggiosa.
Riuscire a scindere ma non snaturare una gioventù ormai lontana è da persone di livello, intelligenti e sincere.
Quindi non si può che applaudire chi, con classe e sottovoce, riesce a scendere a patti con la storia evitando patetiche e inutili riproposizioni di se stesso.
Tracklist:
01. Canto
02. Musa
03. 111
04. Canzone ecologica
05. Fantasmi
06. La ballata dell’ignavo
07. Abbracciami
08. Sapore di miele
09. Canzone sensuale
10. Negli abissi fra i palpiti
11. Stato d’animo
12. Uno
Marco Allegri
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Allo |
| I Cosi - Accadrà |
All'apparenza fuori tempo massimo, ma solo all'apparenza.
'Accadrà' è l'esordio del trio milanese I Cosi, next big thing della scena indie italiana, già approdati ad un importante contratto major con Warner.
I tre simpatici componeneti giocano con i 33 giri di papà e mamma senza però scadere nel revival più becero....
All'apparenza fuori tempo massimo, ma solo all'apparenza.
'Accadrà' è l'esordio del trio milanese I Cosi, next big thing della scena indie italiana, già approdati ad un importante contratto major con Warner.
I tre simpatici componeneti giocano con i 33 giri di papà e mamma senza però scadere nel revival più becero.
Si, perchè di cantautorato '60 all'italiana si tratta, ma con un piglio da far invidia alla più quotata band innovatrice dell'ultim'ora.
Merito di una freschezza che sa tributare alla tradizione 'beat' de noialtri uno stile rock'n'roll di stampo anglosassone di ottimo gusto.
Così 'Accadrà' finisce per catturare l'attenzione senza voler strafare.
Del resto uno dei piccoli segreti per ispirarsi senza giocare con credibilità e freschezza sta nell'astuzia di equilibrare le proprie peculiarità stilistiche con garbo, ed in questo i Cosi sono maestri.
Da avere.
Tracklist:
1. Mondo sogna
2. Domani
3. Sulle spalle di un gigante
4. La neve a Milano
5. Lacrima
6. Rosa
7. Accadrà
8. Verso Padova
9. Intro di Non ci sei
10. Non ci sei
11. Note di luna piena
12. Tema di Rosa
Marco Allegri
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Allo |
| Inaugurazione Skatepark! |
Riecco finalmente lo skatepark a Cremona.
Sabato 27 Ottobre verrà infatti inaugurato il nuovo spazio in via Tagliamento, 2 a Cremona (c/o Scuola Primaria Bissolati).
L'ingresso è consentito solo ai tesserati ORT.
Info: ortskate@libero.it
tel. 3337114062
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| Cantiere Sonoro 2007/2008 - nona edizione |
Sta arrivando.
Il programma verrà reso pubblico da Venerdì 9 Novembre 2007.
Stay Tuned.
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| Tony face (Not Moving) presenta ‘Uscito vivo dagli anni ‘80’ |
Giovedì 15 novembre 2007
Osteria del Fico – via Guido Grandi 12 – Cremona
Tony face (Not Moving) – presenta ‘Uscito vivo dagli anni ‘80’
Dalle 21:00 – Ingresso Gratuito
In collaborazione con la Libreria del Convegno
"Bottiglie rotte, sangue, nasi a pezzi, gente che fuggiva e urlava. Nausea. Basta. Noi volevamo solo suonare,...
Giovedì 15 novembre 2007
Osteria del Fico – via Guido Grandi 12 – Cremona
Tony face (Not Moving) – presenta ‘Uscito vivo dagli anni ‘80’
Dalle 21:00 – Ingresso Gratuito
In collaborazione con la Libreria del Convegno
"Bottiglie rotte, sangue, nasi a pezzi, gente che fuggiva e urlava. Nausea. Basta. Noi volevamo solo suonare, suonare veloce, violento e pesante. La nostra rivoluzione l'avevamo già fatta e se eravamo su un palco a suonare punk era perchè di altre rivoluzioni non se ne potevano più fare in altro modo, perchè era solo con la musica e con il nostro modo di farla e viverla che potevamo dare un messaggio."
Il libro è un viaggio, ironico e disincantato, attraverso considerazioni, aneddoti ed episodi all’interno della scena underground italiana di fine anni’ 70 inizi anni ‘80, in una sorta di diario personale che raccoglie pagine e pagine di esperienze, ma soprattutto è l’anima di chi quegli anni li ha vissuti in prima linea.
L’autore, musicista e tra i primi protagonisti della scena punk e mod, rivive l’atmosfera, le contraddizioni, l’entusiasmo, la spontaneità, l’ingenuità di chi, all’epoca minorenne o quasi, si tuffava in un’esperienza, una cultura, un’energia totalmente nuova, destinata a cambiare i suoni, i costumi, gli usi delle generazioni a venire. Il tutto senza impeti nostalgici, nè voglia di stupire o di insegnare. Un’eccezionale documento fotografico e storico, su una parte del movimento punk e mod italiano di cui tanto si parla ma che raramente è stato fotografato e “visto” dal grande pubblico.
Un libro già segnalato nelle pagine del mensile “Rolling Stone” come fondamentale per “capire gli anni ‘80”.
Antonio “Tony Face” Bacciocchi è batterista (Not Moving, Lilith, Link Quartet tra gli altri), ma anche produttore discografico (Statuto, Vallanzaska), scrittore, blogger, organizzatore di concerti e festivals, Dj radiofonico, giornalista musicale, prime mover del movimento mod in italia.
Ha aperto concerti di Clash, Johnny Thunders, Stooges, James Taylor Quartet, Manu Chao, Brian Auger tra gli altri.
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| Back to School! 2008 |
Back to School! 2008
Seconda edizione
Dopo i percorsi scolastici intrapresi negli scorsi anni da Cantiere Sonoro, manifestazione musicale promossa dal Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, ed il Liceo Anguissola di Cremona, ecco confermarsi per il secondo anno il progetto BACK TO SCHOOL!.
La prima annata, targata 2007, ha visto...
Back to School! 2008
Seconda edizione
Dopo i percorsi scolastici intrapresi negli scorsi anni da Cantiere Sonoro, manifestazione musicale promossa dal Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, ed il Liceo Anguissola di Cremona, ecco confermarsi per il secondo anno il progetto BACK TO SCHOOL!.
La prima annata, targata 2007, ha visto la partecipazione di due docenti d’eccezione come Bugo e Gigi Giancursi (Perturbazione) che hanno portato ad un primo strepitoso successo per le esibizioni tenutesi presso la Festa dell’ Arte Studentesca e il Crock – Cremona Rock Festival.
Per l’annata 2008 si è quindi pensato di confermare la formula positivamente sperimentata nella precedente annata.
Ecco quindi mantenuta l’idea di realizzare un percorso nel quale 2 ospiti-docenti, provenienti dalla scena rock indipendente italiana, contribuiscano alla realizzazione di una vera e propria rock-band studentesca da poter far esibire in speciali contesti cittadini.
Il Progetto è così delineato:
Entro il 21 di Dicembre 2007 verranno raccolte le adesioni degli alunni interessati al progetto presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola (Prof. Aldo Pini) tramite la presentazione del modulo allegato alla circolare compilato in ogni sua parte.
Verranno accettati solo gli studenti iscritti alle scuole medie superiori della città di Cremona.
Le selezioni verranno effettuate dal prof. Aldo Pini del Liceo Anguissola.
Una volta selezionati i componenti si passerà alla fase laboratoriale vera e propria.
Nei mesi di Febbraio - Marzo – Aprile 2007 verranno svolte, con cadenza settimanale, le prove per la realizzazione del combo (rock big band) studentesco.
Delle prove settimanali si occuperà il Prof. Aldo Pini mentre, con cadenza mensile, i ragazzi entreranno in contatto con i 2 ospiti con cui verrà perfezionato lo spettacolo conclusivo.
DOCENTI EDIZIONE 2008
- Cristiano Godano (Marlene Kuntz)
- Francesco Bianconi (Baustelle)
- Aldo Pini (Liceo Anguissola)
LOCATION
Le prove si svolgeranno presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola e prevedono un incontro settimanale di 2 ore (fascia oraria dalle 14.00 alle 16.00).
Le esibizioni finali si terranno nei mesi di Maggio e Giugno 2008 all’interno di manifestazioni legate al panorama studentesco locale ed a Cantiere Sonoro.
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| Amor Fou - La stagione del cannibale |
Nuova uscita di casa Homesleep l'esordio per Amor Fou, superband composta da Alessandro Raina (cantautore ed ex voce dei Giardini di Mirò), Cesare Malfatti (La Crus, The Dining Rooms), Leziero Rescigno (Soul Mio) e Luca Saporiti (Lagash).
Un progetto dalla chiara radice pop cantautorale che affonda le sue influenze in...
Nuova uscita di casa Homesleep l'esordio per Amor Fou, superband composta da Alessandro Raina (cantautore ed ex voce dei Giardini di Mirò), Cesare Malfatti (La Crus, The Dining Rooms), Leziero Rescigno (Soul Mio) e Luca Saporiti (Lagash).
Un progetto dalla chiara radice pop cantautorale che affonda le sue influenze in uan certa indietronica minimale di chiaro stampo europeo.
Apprezzabilissima la scelta del cantato in italiano che eleva il progetto dal rischio 'calderone esterofilo' che troppo spesso risucchia progetti nostrani.
Sicuramente alta e pretenziosa la ricerca lirica, per la quale Raina dimostra un discreto stato di grazia.
Un disco dall'indiscusso valore che non mancherà di accendere qualche entusiasmo anche al di fuori della sola cerchia indipendente.
Tracklist:
1. Il periodo ipotetico
2. La convinzione
3. Se un ragazzino appicca il fuoco
4. I ritorni
5. La stagione del cannibale
6. Venti giorni di vita di una donna famosa
7. Ore 10: parla un misogino
8. Due cuori, una dark room
9. Cos'è la libertà?
10. L'anno luce
11. La strage
Marco Allegri
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| Dialoghi Sonori: Piano Magic + Klima |
Lunedì 3 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Piano Magic (UK) + Klima (UK)
+ Free Blues Quartet
Dalle 21:00 – Ingresso Gratuito
Piano Magic è un generatore di stile. O come il pianocktail di Boris Vian, dispensatore di ingredienti. Elementi magici in uno strumento ch'è tutti gli strumenti che...
Lunedì 3 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Piano Magic (UK) + Klima (UK)
+ Free Blues Quartet
Dalle 21:00 – Ingresso Gratuito
Piano Magic è un generatore di stile. O come il pianocktail di Boris Vian, dispensatore di ingredienti. Elementi magici in uno strumento ch'è tutti gli strumenti che suonano "quella musica lì", che state per definire ma all'ultimo momento vi mancano le parole.
Piano magic è l'equivalente della sua propria poetica, che ha scelto di produrre essa i suoi stessi suonatori, piuttosto che il contrario. Una canzone, un long playing, tutta la discografia della creatura di Glen Johnson - come ne distinguerete i bordi? Notte è giorno e giorno è notte, qui;
Data esclusiva del tour italiana della band inglese capitanata da Glen Johnson che arrivano a Cremona per presentare l'ultimo capolavoro Part Monster (Homesleep).
Richiami onirici e suggestioni poetiche d'altri tempi per un grande e attesissimo evento. Una chicca per veri buongustai.
www.piano-magic.co.uk - www.myspace.com/contactklima
In apertura il Free Blues Quartet, quartetto interamente composto da studenti della scuola di Musicologia di Cremona.
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| MEI 2007! |
si rinnova la partecipazione del Centro Musica al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, previsto per il 24 – 25 Novembre 2007.
Gli operatori saranno infatti presenti per il quinto anno di fila ad una delle più importanti manifestazioni dell’intero calendario musicale nazionale.
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| Amari - Scimmie d'amore |
C'è chi ha parlato di maturità, chi di Sanremo.
Direi che entrambe le cose porterebbero solo guai agli Amari.
Una decina d'anni di attività e tanta strada macinata per cinque guasconi che non si sono ancora stufati di scherzarci su.
Merito di una innata propensione all'ironia e ad un' adolescenza che non...
C'è chi ha parlato di maturità, chi di Sanremo.
Direi che entrambe le cose porterebbero solo guai agli Amari.
Una decina d'anni di attività e tanta strada macinata per cinque guasconi che non si sono ancora stufati di scherzarci su.
Merito di una innata propensione all'ironia e ad un' adolescenza che non se ne vuole andare.
Certo, gli anni passano per tutti, ma i colori no.
Così si può arrivare a trent'anni preoccupandosi solo per qualche minuto di chi ci stirerà le camicie d'ora in poi.
Questo, è secondo me, il verso valore aggiunto dei Friulani.
Una genuinità spiazzante che si fonde perfettamente con immaginari mai fuori luogo.
Per cui meglio scherzare sulle gite delle medie piuttosto che preoccuparsi di come accendere un mutuo.
Questione di approccio, ed in questo i Nostri sono Maestri.
Quindi tanto di cappello per chi, con un semplice disco, sa riaccende le candeline colorate del nostro primo festino di compleanno con i compagni delle medie.
Anche solo per tre minuti.
Tanti auguri.
Tracklist:
01.La squadra è dura al lavoro
02. Le gite fuori porta
03. Il raffreddore delle donne
04. Manager nella nebbia
05. Parole vere in un mondo vero
06. Arpegginlove
07. Ice Albergo
08. 30 anni che non ci vediamo
09. Fiamme in un bicchiere
10. Scimmie d'amore
11. E2 E45
Marco Allegri
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| Tony face (Not Moving) - ‘Uscito vivo dagli anni ‘80’ |
Si apre Cantiere Sonoro 2007-2008 con uno dei massimi esponenti della scena punk-mod nostrana.
E' infatti gradito ospite Antonio Baciocchi aka Tony Face, testimone principale di un fermeto datato '80, nonchè esponente di band quali Not Moving, Lilith e Link Quartet.
Giunge a Cremona grazie alla collaborazione e l'entusiasmo dell'Osteria del...
Si apre Cantiere Sonoro 2007-2008 con uno dei massimi esponenti della scena punk-mod nostrana.
E' infatti gradito ospite Antonio Baciocchi aka Tony Face, testimone principale di un fermeto datato '80, nonchè esponente di band quali Not Moving, Lilith e Link Quartet.
Giunge a Cremona grazie alla collaborazione e l'entusiasmo dell'Osteria del Fico e dell'intervistatore Davide Monteverdi.
Un' ottima chiaccherata su passato, presente e futuro.
La scusa è infatti la pubblicazione (targata 2007) di ‘Uscito vivo dagli anni ‘80’, piccola cronistoria autobiografica di un'italia lontana ma sempre tremendamente attuale.
Storie di palchi, stenti ed inesaurbile voracità musicale che connotano le vicende di Tony sin dalla prima adolesecenza.
Ottima occasione quindi per chi quegli anni gli ha visti solo in cartolina.
Perchè certe persone non vanno mai fuori moda.
Marco Allegri
Il video della serata è visibile qui:
http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=22875829
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McA |
| Your Garbage - Il Fiore Che Sanguina |
Ottobre è il mese degli Your Garbage. In origine, si chiamavano Ottobre Rosso. Nell'ottobre 2006 era uscito il loro demo Un Passo In Più. Nell'ottobre 2007, ecco il disco vero e proprio, Il Fiore Che Sanguina, che suscita interesse già dalla potente copertina bianca, spaccata da quel rigagnolo rosso. La...
Ottobre è il mese degli Your Garbage. In origine, si chiamavano Ottobre Rosso. Nell'ottobre 2006 era uscito il loro demo Un Passo In Più. Nell'ottobre 2007, ecco il disco vero e proprio, Il Fiore Che Sanguina, che suscita interesse già dalla potente copertina bianca, spaccata da quel rigagnolo rosso. La grafica da fumetto pulp, a cura di Roberta Sacchi, merita la citazione.
Musicalmente, c'è una netta distinzione tra i pezzi scritti dai due leader, cantanti e chitarristi del gruppo: Alessandro Arini e Marco Generali si spartiscono equamente le dodici tracce dell'album, ordinate secondo una rigida alternanza di compositore. Nelle tracce dispari, quelle di Ale, troviamo influenze new wave e dark, inserti di tastiera, lyrics intimiste, ricerca della lentezza e della lunga durata; nelle tracce pari, scritte da Marco, domina il grunge immediato, al vetriolo. Brani brevi, ritmi semplici e veloci, testi espliciti.
Detto ciò, c'è senz'altro una comunanza di intenti nella scelta delle tematiche: la vita quotidiana, le esperienze passate (belle e brutte), l'amore e la sofferenza che ne deriva, l'incapacità di cogliere il proverbiale attimo fuggente, la morte (fisica e dell'anima).
E così, se nell'apertura di Qui Con Me la voce eterea di Ale (nel disco è spesso effettata, filtrata, riverberata) parla del dolore dell'assenza, subito dopo, in Riconosco La Verità, la voce aggressiva di Marco sputa fuori l'intolleranza per il dover essere di facciata («Mi sento di merda tutto bene»). Le canzoni - credo - più riuscite del disco si trovano al suo centro: Legami Stretto, due minuti e mezzo di pura violenza grunge, in cui Marco ritorna all'ossessione del sangue; Una Cosa Sola, una ballata a tutti gli effetti, in cui la voce di Ale - femminile, a tratti, ed è una nota positiva - sale, accompagnata ora da un morbido tappeto di tastiera, ora da un ruvido muro di chitarre, a raccontare una storia d'amore che si esplicita nel timore/terrore, nel coraggio/rifiuto, nella difficoltà di andare avanti e trovarsi anche solo «un passo più vicino» (linea di continuità con il disco precedente). Ma è riuscita anche Lei Perde Il Senso Della Vita, che musicalmente è un punk rock romantico e spensierato, sul quale si innesta però la storia più tragica dell'album. E cito anche Nel Mezzo, che si apre su un semplice e orecchiabile giro di tastiera ed ha una struttura delicata e pop, nel senso migliore del termine.
Non voglio tralasciare la sezione ritmica: gli Your Garbage sono senza dubbio anche il basso di Ludovico Miragoli (il gruppo merita di essere visto dal vivo anche solo per apprezzare il modo di suonare, nervoso ed energico, di Ludo) e la batteria di Dimitri Miragoli (a cui la "botta" non manca, ma che a volte va a perdersi in ritmi troppo arzigogolati: meglio la semplicità, ma fatta bene!).
Il Fiore Che Sanguina, insomma, è un disco che si ascolta volentieri, al di là dello scontato e doveroso sostegno ad un gruppo rock giovanile che fa musica propria con passione ed onestà. Ci sono diverse sbavature strumentali e vocali, che - una volta registrate - non se ne vanno, ma questo può/deve essere un incentivo al miglioramento come musicisti. E c'è da lavorare anche sui testi: personali e veri, certo, ma in troppi casi espressi con parole già ampiamente utilizzate nell'alternative rock cantato in italiano.
Puntuale la produzione - grezza ed avvolgente al tempo stesso - a cura di Kruz.
Avanti così.
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| Wu Ming: Pontiac - storia di una rivolta |
Domenica 9 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Wu Ming: Pontiac – Storia di una rivolta
+ Jenny's Joke
+ esposizione opere di Eta
Dalle 21:00 – Ingresso e Buffet Gratuito
In collaborazione con la Libreria del Convegno, Attraversarte e Cremonapalloza
PONTIAC - Storia di una rivolta
Un testo originale, 12 letture...
Domenica 9 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Wu Ming: Pontiac – Storia di una rivolta
+ Jenny's Joke
+ esposizione opere di Eta
Dalle 21:00 – Ingresso e Buffet Gratuito
In collaborazione con la Libreria del Convegno, Attraversarte e Cremonapalloza
PONTIAC - Storia di una rivolta
Un testo originale, 12 letture che insieme a musica e immagini raccontano la cosiddetta rivolta di Pontiac del 1763, una sollevazione indiana contro la Corona Britannica che ha molto da dirci sugli Imperi di oggi e le motivazioni profonde delle nuove Guerre di Frontiera. Un nuovo capitolo nell’indagine che Wu Ming conduce da anni sui meccanismi della ribellione. Pontiac si collega a Manituana, il nuovo romanzo del collettivo, in maniera del tutto inedita. Qui non si tratta di leggere, con l’aiuto della musica, capitoli e passaggi del romanzo, con il risultato di non raccontare al pubblico una storia completa.
Pontiac espande l’universo narrativo di Manituana, partecipa allo stesso sforzo trasmediale, ma rimane autonomo e indipendente, come lo sono altre tessere dello stesso mosaico.
Le musiche sono composte ed eseguite dagli stessi musicisti che hanno accompagnato Wu Ming 2 nel reading ispirato al romanzo “Guerra agli Umani”:
Egle Sommacal (ex-Massimo Volume e Ulan Bator), chitarra
Paul Pieretto (Settlefish), elettronica
Stefano Pilia (Three Quarter Had Been Eliminated), chitarra, contrabbasso
Federico Oppi (Settlefish), batteria
In apertura la band Cremasca Jenny's Joke mentre per tutta la serata saranno esposte le opere di Eta, giovane illustratrice della città (in collaborazione con Attraversarte e Cremonapalloza).
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| Dialoghi Sonori: Meg (ex 99 Posse) |
Venerdì 14 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Meg (unplugged set)
+ Carotti-Venuto duo
+ proiezione video Cremona Vista dal Basso
Dalle 21:30 – Ingresso Gratuito
In collaborazione con Attraversarte e Cremonapalloza
Maria Di Donna in arte Meg è un gioiello italiano.
Proviene da una famiglia dove si respira da...
Venerdì 14 Dicembre 2007
Teatro Monteverdi – via Dante 149 – Cremona
Meg (unplugged set)
+ Carotti-Venuto duo
+ proiezione video Cremona Vista dal Basso
Dalle 21:30 – Ingresso Gratuito
In collaborazione con Attraversarte e Cremonapalloza
Maria Di Donna in arte Meg è un gioiello italiano.
Proviene da una famiglia dove si respira da sempre musica, la musica napoletana, quella italiana anni '70, il jazz, la samba e la canzone di protesta.
Meg è dolcezza e sconfinato talento.
Dopo l'epilogo 99 Posse rieccola in vesti del tutto inedite.
In anteprima e con una data speciale dedicata, arriva a Cremona una delle voci più suggestive della scena musicale contemporanea. Una serata magica in cui Meg ci guiderà in atmosfere sognanti e indimenticabili.
Un'evento unico per Cantiere Sonoro 2008 che chiude al meglio la prima parte di eventi della nona edizione. Un regalo natalizio per la città e non solo.
In apertura il duo jazz Cremonese Carotti-Venuto mentre prima dei concerti verranno proiettati i cortometraggi creati per Cremona Vista dal Basso (in collaborazione con Attraversarte e Cremonapalloza).
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| Uochi Toki with Eterea Postbong - La chiave del 20 |
Quarto capitolo di una carriera indipendente fino al midollo.
Tutta rabbia e lingualunga che ha portato i Uochi Toki ad una buona notorietà nel sottobosco alternative italiano.
Arriva questo nuovo 'concept' tutto legato ad una notte in discoteca.
Ad affiancarli gli Eterea Postbong Band per un risultato stralunato e fuori da ogni...
Quarto capitolo di una carriera indipendente fino al midollo.
Tutta rabbia e lingualunga che ha portato i Uochi Toki ad una buona notorietà nel sottobosco alternative italiano.
Arriva questo nuovo 'concept' tutto legato ad una notte in discoteca.
Ad affiancarli gli Eterea Postbong Band per un risultato stralunato e fuori da ogni schema di standard hip-hop.
Dizzee Rascal saluta da lontano, ma è solo di passaggio.
Richiami qui non ce ne sono, solo freschezza.
Qui si cela infatti la grande forza de 'La chiave del 20': non porsi limitazioni.
Fiumi di concetti e suggestioni, suoni talmente fuori moda dal sembrare i più cool del momento.
Tutto al posto giusto.
Nota speciale per un Napo in vero stato di grazia.
Ci voleva.
Tracklist:
01. Trailer
02. Scle-dance
03. In Medias-Res
04. Rotta per causa di Egon
05. La chiave del 20
06. Brus Bros
07. In da Club
08. Salsa bianca
09. Babek (Ketama beat)
10. Dal club alla strada
11. Scle-trance (Bada ai lamenti)
12. La colazione coi campioni
Marco Allegri
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Allo |
| Grazie e Buon Natale! |
Lo Staff del Centro Musica 'Il Cascinetto' ringrazia per lo strepitoso successo riscontrato per questa prima parte di Cantiere Sonoro 2007/2008.
Nel frattempo augura a tutti voi le più felici festività in attesa della seconda parte della rassegna.
Ci risentiamo nel 2008.
Stay Tuned.
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Unanota |
| Sydrojé - DEMOnio |
Questa volta i Sydrojé hanno pensato bene di azzeccare (quasi) tutto.
Ed era anche ora che io trovassi 15 minuti liberi per testimoniare al volo una buona uscita cremonese.
Che ci voleva, francamente. Perché sprecare più di un talento con i suoni piatti e le ingenuità prevedibili del precedente “Né vivere né...
Questa volta i Sydrojé hanno pensato bene di azzeccare (quasi) tutto.
Ed era anche ora che io trovassi 15 minuti liberi per testimoniare al volo una buona uscita cremonese.
Che ci voleva, francamente. Perché sprecare più di un talento con i suoni piatti e le ingenuità prevedibili del precedente “Né vivere né morire” (2006), ha dato giustamente la scossa al trio di città nostra, nonché compagni di scuola, sbronze, cazzeggio e amore; questo il perimetro in cui si ambienta il disco.
Grunge. Ovvero roba sporca e suonata col Big Muff, sustain a ore dodici anzi di più. Ovvero gli anni novanta più abusati. Ma stavolta c’è dell’altro. Perché è il “DEMOnio”, quattro pezzi elettroacustici estrapolati dal nuovo full-length “Madame Livido”, che sarebbe poi il vero oggetto di ciò che state leggendo… ma c’è anche “Mordimi piano” nel ruolo di contraltare a basso voltaggio.
Qui, prima di tutto, i suoni (ora) convincono. Il maldestro D.I.Y. delle chitarrine scordate è solo un brutto ricordo. Fuzz. Compattezza. Retrogusto polveroso da combo che suda e se ne frega. Barlumi di personalità coadiuvati da una acquisita esperienza vocale all’interno di una scena non certo brillante dopo gli ultimi anni di saturazione. Le canzoni ora –finalmente– graffiano dove vogliono tagliano dove devono singhiozzano dove ne hanno bisogno, senza fastidiose sviste compositive. A ciò si aggiunge una ritrovata dimensione acustica, interessante nella forma acquisita in fase di finitura dietro al vetro e piacevole all’ascolto. Il “DEMOnio” contiene le hit, ma non tutte. “Più forte che posso” e “Truccare i lividi” potrebbero stare in vetrina accanto a qualche perlina di rock italiano (giovane e ribelle, ovviamente) di una decina d’anni fa. E non solo per i richiami stilistici versechorusverse, ma soprattutto per le liriche non così solite: se altrove l’assurdità e il paradosso quotidiano incontrano la penna di un Capovilla, qui ci pensano loro (con meno violenza e più introspezione)… fa (sor)ridere ma credeteci.
Insomma, non è il caso di rimanere indifferenti. Dategli un ascolto, e magari anche qualcuno di più. Vicini alla svolta... "Yehyeh yehyiee-eh! Huouo uouoo-ho! Naa-na nana-na!"
…unanota
> “DEMOnio” estratto da “Madame Livido”, 2007 (autoproduzione)
> Tracklist: 01.Truccare i lividi / 02.Più forte che posso / 03.Piano piano / 04.Colpiscimi a tempo
> Sydrojé: Stefano Scrima (voce/chitarre) – Andrea Carasi (basso) – Stefano Muchetti (batteria)
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Allo |
| Dialoghi Sonori: Meg + Carotti-Venuto duo |
Venerdì 14 Dicembre 2007 il Teatro Monteverdi era incredibilmente pieno.
Un teatro pieno fa sempre una bella impressione, ti dà speranza. Un teatro pieno può essere indicativo dell’umore di una città. A quanto pare Cremona quel giorno era di buon umore.
Venerdì 14, infatti, si è chiusa la prima parte della...
Venerdì 14 Dicembre 2007 il Teatro Monteverdi era incredibilmente pieno.
Un teatro pieno fa sempre una bella impressione, ti dà speranza. Un teatro pieno può essere indicativo dell’umore di una città. A quanto pare Cremona quel giorno era di buon umore.
Venerdì 14, infatti, si è chiusa la prima parte della nona edizione di Cantiere Sonoro. E si è chiusa alla grande.
C’erano almeno tre buoni motivi per non mancare e corrispondevano ai tre spettacoli in programma nell’arco della serata.
Si parte con la proiezione dei corti girati per Cremona Vista Dal Basso, un progetto ideato in occasione del Cremona Rock Festival in collaborazione con Attraversarte e Cremonapalloza (www.cremonapalloza.org).
Due corti per due diverse ed intelligenti rappresentazioni della nostra amata cittadina tra il giocoso ed il fantasioso, tra la denuncia e l’ironia più tagliente. Tutto questo ad opera di Nicola Gastaldi e di un collettivo di giovani videomaker che rispondono ai nomi di Tommaso “Sgt.Pepper” Gerevini, Francesco “Scex” Terni e Davide “Felice Di Luglio” Civello.
Poi si passa al jazz raffinato e di forte impatto del duo cremonese formato dal pianista Davide Carotti e dal contrabbassista Carmelo Venuto. E lì il piacere non è solo per le orecchie ma anche per gli occhi, perché i ragazzi hanno stile e si divertono. Come dicevo si sente e si vede.
Si sente perché piano e contrabbasso s’incastrano e si sovrappongono a meraviglia, si “lanciano” e si “chiamano” come è giusto fare quando si sa padroneggiare uno strumento e si è davanti ad una platea che definire bendisposta è dire poco.
Si vede perché i due musicisti ridono, scherzano tra di loro, si cercano con lo sguardo e danno proprio l’idea di sentirsi a loro agio.
Il pubblico apprezza, apprezza la musica ben suonata e la barba ben fatta di Carotti. Un evento nell’evento.
Per chiudere è il turno di Maria Di Donna, in arte Meg, già voce dei 99 Posse e ora affermata cantante solista.
Sul palco si presenta accompagnata da Mario Amiti al pianoforte e con la delicatezza che la contraddistingue, quasi non volesse disturbare, tra pezzi inediti e vecchi cavalli di battaglia ci introduce nel suo mondo perfetto, perfetto anche quando i testi delle sue canzoni parlano di un mondo che perfetto proprio non è o di città meravigliosamente imperfette come la sua Napoli.
Grazie a quella voce inconfondibile, così calda, morbida e sinuosa il tempo vola e l’attenzione degli astanti rimane immutata, come sospesa.
Non ci sono momenti topici, non ci sono sensazionalismi, la voce di Meg è una voce narrante che ti racconta fiabe senza la pretesa del lieto fine. Ma poco importa se il fine è raccontare.
Pezzo dopo pezzo, sorriso dopo sorriso anche Meg termina la sua esibizione, saluta, ringrazia, s’inchina e se ne va in punta di piedi. Poche parole e una grandissima classe.
Gio Vox
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| Cantiere Sonoro 2008 - Seconda parte |
Sta arrivando.
Il programma verrà reso pubblico a brevissimo.
Stay Tuned.
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| Annie Hall - Cloud Cuckoo Land |
Colpevolmente in ritardo ci soffermiamo su uno dei dischi più interessanti del neo-indie-songwriting italiano targato 2007: Cloud Cuckoo Land dei bresciani Annie Hall.
Intimo e casalingo al punto giusto l'esordio dei Nostri dimostra un' ispirata vena compositiva che concede alle canzoni un'aria del tutto fritta.
Certo, il genere è quello, e...
Colpevolmente in ritardo ci soffermiamo su uno dei dischi più interessanti del neo-indie-songwriting italiano targato 2007: Cloud Cuckoo Land dei bresciani Annie Hall.
Intimo e casalingo al punto giusto l'esordio dei Nostri dimostra un' ispirata vena compositiva che concede alle canzoni un'aria del tutto fritta.
Certo, il genere è quello, e nulla s'inventa, ma si sa che la differenza la fanno sempre le canzoni.
Mai scontate e ben sorrette dal cantato di Fabio ed Andrea regalano certamente soddisfazioni già dai primi ascolti.
Si, perchè Cloud Cuckoo Land è un disco da tritare ma pianopiano, senza esagerare.
Per questo vi segnaliamo molto volentieri questo piccola raccolta di ciò che anche da vicino può venire fuori.
Un piccolo spiraglio per chi i vari Elliot Smith e Kings of Convenience se li sogna...da qui. Vicino.
Tracklist:
01. Ghosts’legs
02. Open 24 hours
03. Mushrooms
04. Hugs & kisses
05. Uncle pig
06. Gone for good
07. The lost wallet
08. Little room
09. Another age
Marco Allegri
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| Richard Matheson - Io sono Leggenda |
“Il vampiro provoca l’accelerazione del battito cardiaco e il rizzarsi dei capelli. Ma è forse peggiore del genitore che consegna alla società un figlio nevrotico che si dà alla politica? … È forse peggiore dell’editore che riempie di brame lussuriose e letali gli onnipresenti espositori delle librerie? Fatti un bell’esame...
“Il vampiro provoca l’accelerazione del battito cardiaco e il rizzarsi dei capelli. Ma è forse peggiore del genitore che consegna alla società un figlio nevrotico che si dà alla politica? … È forse peggiore dell’editore che riempie di brame lussuriose e letali gli onnipresenti espositori delle librerie? Fatti un bell’esame di coscienza, amore mio – è poi cosí malvagio, il vampiro?”
È il 1976. Robert Neville torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, si siede in poltrona e legge un libro. Eppure la sua non è una vita normale. Soprattutto dopo il tramonto. Perché Neville è l’ultimo uomo sulla Terra. L’ultimo umano sopravvissuto, in un mondo completamente popolato da vampiri. Nella solitudine che lo circonda, Robert esegue la sua missione, studia il fenomeno e le superstizioni che lo circondano, cerca nuove strade per lo sterminio delle creature delle tenebre. Durante la notte Neville se ne sta rintanato nella sua roccaforte, assediato dai morti viventi avidi del suo sangue. Ma con il sorgere del sole è lui a dominare un gioco crudele e di meccanica ferocia, scandito dalle luci e dalle ombre di un tempo sempre uguale a se stesso e che impone la ripetizione di un rituale sanguinario. In questo mondo Neville, con la sua unicità, si è già trasformato in leggenda.
Pubblicato nel 1954, Io sono leggenda è una delle pietre miliari del fantastico del XX secolo, una sottile riflessione, a partire dagli strumenti di un genere letterario come l’horror, sulla diversità e sul razzismo, sulla natura culturale dei rapporti sociali.
“Per le legioni di lettori delle sue storie Richard Matheson, come Robert Neville, è già leggenda.
Valerio Evangelisti
“Lo scrittore che mi ha influenzato piú di ogni altro.”
Stephen King
Richard Matheson
Nato ad Allendale, New Jersey, il 20 febbraio 1926, Richard Matheson è autore di romanzi e racconti che hanno forgiato il gusto e le caratteristiche del ‘fantastico’ contemporaneo influenzando profondamente altri linguaggi, dal cinema ai fumetti ai videogiochi. La sua opera, accanto alla maestria nel tratteggiare il soprannaturale e la suspense, è caratterizzata da un realismo rigoroso e da una paradossale ‘credibilità’, da un’attenzione commossa a quell’umanità marginale soggiogata da un potere, da un sistema, da una volontà che assume caratteri ‘mostruosi’.
Matheson è stato definito da Ray Bradbury “uno degli scrittori piú importanti del XX secolo”, e questo elogio dell’autore di Fahrenheit 451 è giustificato dall’impatto dell’opera di Matheson sull’immaginario popolare: anche chi non lo ha mai sentito nominare ha sicuramente visto qualcuna delle sue creazioni.
Oltre a racconti e romanzi gialli, di fantascienza, horror, fantasy e western, Matheson ha collaborato a lungo con il cinema e la televisione. Ha scritto alcuni degli episodi piú memorabili di Ai confini della realtà, e diversi suoi romanzi e racconti sono stati adattati per il grande schermo, tra cui Tre millimetri al giorno (Radiazioni BX: distruzione uomo, 1957, diretto da Jack Arnold), Io sono leggenda (due film: L'ultimo uomo della Terra, 1963, diretto da Ubaldo Ragona e interpretato da Vincent Price; 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, 1971, diretto da Boris Sagal, con Charlton Heston); La casa d'inferno è stato tradotto in film nel 1973 dal regista John Hough, col titolo Dopo la vita. Da Appuntamento nel tempo Jeannot Szwarc ha tratto Ovunque nel tempo, 1980, interpretato da Christopher Reeve. Da Io sono Helen Driscoll è stato tratto nel 1999 Echi mortali, con Kevin Bacon.
Importante è anche la sua collaborazione con Roger Corman, per il quale ha sceneggiato alcuni dei film tratti da Edgar Allan Poe: I vivi e i morti, 1960; Il pozzo e il pendolo, 1961; I racconti del terrore, 1962; I maghi del terrore, 1963. Matheson ha anche scritto la sceneggiatura del primo film di Stephen Spielberg, Duel.
Nel corso di una carriera che dura da oltre cinquant’anni, Matheson ha vinto numerosissimi premi, tra cui l’ Edgar Allan Poe e un premio Bram Stoker alla carriera.
Traduzione dall’inglese di Simona Fefè
Postfazione di Valerio Evangelisti
224 pagine
Anno: 2003
ISBN: 88-347-0959-4
Prezzo: 12.5 €
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Allo |
| Folk Geneticamente Modificato |
Folk Geneticamente Modificato (musiche e musicisti della moderna tradizione nell'Italia dei McDonald's). Così si può leggere sulla copertina dell'ultimo lavoro di Luca Ferrari, quarantenne scrittore cremonese, che non manca mai di farsi notare nella scena musicale come ricercatore attento e produttivo. Questo volume, edito da Stampa Alternativa, da la sensazione...
Folk Geneticamente Modificato (musiche e musicisti della moderna tradizione nell'Italia dei McDonald's). Così si può leggere sulla copertina dell'ultimo lavoro di Luca Ferrari, quarantenne scrittore cremonese, che non manca mai di farsi notare nella scena musicale come ricercatore attento e produttivo. Questo volume, edito da Stampa Alternativa, da la sensazione di voler essere una, completa, guida del folk. Chi, come me, non conosce quasi nulla di questa importante tradizione musicale, può farsi un'idea precisa di cosa si intenda per folk e come, questo genere, si sviluppi per tutto lo stivale, interessando tutte le regioni. Non sta a me dire se questo libro sia bello o brutto, io l'ho trovato utile. Utile per capire da dove arriva la cultura musicale italiana. La pubblicazione è arrichita da un cd compilation, ottimo aiuto alle parole scritte, e indispensabile strumento per completare il lavoro di Luca Ferrari. Il libro contiene una preziosa spiegazione dell'oggetto in questione, arricchita da interviste ai personaggi fondamentali della scena, alle quali segue una guida delle realtà musicali folk. Chi ama la musica non può non avvicinarsi anche a questo mondo, un’po’ dimenticato.
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| "Jack" - AM Homes |
Dopo il successo di "La sicurezza degli oggetti" («un’agghiacciante e bellissima raccolta di racconti», Corriere della Sera) e di "Cose che bisognerebbe sapere" («cubetti di ghiaccio da sciogliersi in bocca lentamente, stando attenti a non farsi male», Sole 24 Ore), minimum fax pubblica lo straordinario romanzo d’esordio di A.M. Homes....
Dopo il successo di "La sicurezza degli oggetti" («un’agghiacciante e bellissima raccolta di racconti», Corriere della Sera) e di "Cose che bisognerebbe sapere" («cubetti di ghiaccio da sciogliersi in bocca lentamente, stando attenti a non farsi male», Sole 24 Ore), minimum fax pubblica lo straordinario romanzo d’esordio di A.M. Homes. Jack è un teenager che desidera solo essere normale – anche se questo significa avere i genitori divorziati e un migliore amico piuttosto strambo. Ma quando il padre lo porta a fare una gita sul lago e gli confessa di essere gay, niente sarà mai più normale. Attorno al tentativo di Jack di ridefinire il significato di “famiglia”, A.M. Homes crea un romanzo «esilarante e commovente» (David Foster Wallace) di grande risonanza, il romanzo più convincente, buffo e illuminante sull’adolescenza dai tempi del Giovane Holden.
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| "Nessuno lo saprà" |
Non sarà un coast fo coast da New York a Los Angeles, ma anche il più modesto "da costa a costa" dal Tirreno all'Adriatico può riservare sorprese, generare avventura, produrre mito. Basta uscire dal centro abitato - e già non è facile - e imboccare la prima strada bianca che...
Non sarà un coast fo coast da New York a Los Angeles, ma anche il più modesto "da costa a costa" dal Tirreno all'Adriatico può riservare sorprese, generare avventura, produrre mito. Basta uscire dal centro abitato - e già non è facile - e imboccare la prima strada bianca che sale in mezzo ai colli per rendersi conto che smarrirsi è un'eventualità più che concreta, che un cane randagio non è proprio una minaccia da nulla, che individuare il posto ideale per piantare la tenda può richiedere assai più tempo del previsto, che neppure trovare un agglomerato di case munito di bar è così ovvio e che niente, per la verità, è più come prima, scontato come prima. Tre settimane di marcia ed ecco un mondo imprevedibile, così dietro casa e così remoto, tutto da raccontare.
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| DYVINITY: le paradis est ou je suie |
Irisch Brosch, nota fotografa franco americana,
in concomitanza con la Biennale di Venezia propone una performance come riflessione sulla bellezza. L’artista usa la bellezza come medium per superare le contraddizioni della nostra società.
Il suo lavoro ispirato alla cultura rinascimentale ricostruisce un mondo dove la divina proporzione si colloca all’interno del gusto...
Irisch Brosch, nota fotografa franco americana,
in concomitanza con la Biennale di Venezia propone una performance come riflessione sulla bellezza. L’artista usa la bellezza come medium per superare le contraddizioni della nostra società.
Il suo lavoro ispirato alla cultura rinascimentale ricostruisce un mondo dove la divina proporzione si colloca all’interno del gusto per l’ornamento. Nota ai media internazionali per l’attenzione con la quale usa il corpo femminile, conferendo alla donna una dignità antica è considerata tra le più interessanti artiste-fotografe presenti nel panorama internazionale
-per l’occasione verrà inaugurato un sito internet che pubblicherà le immagini delle performance.
Gli aggiornamenti saranno in tempo reale.
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| The Zen Circus - Doctor Seduction |
Produced by Max Sartor
10 New Songs, 1 month 1/2 of analog recording sessions. 3 Singles, 1 song recorded with the Italian loveliest PERTURBAZIONE. Listen HERE to 3 songs.
Lyrics enclosed in the booklet: it's the first time folks.
Doctor Seduction non ha bisogno di essere allegato ad un fustino o ad...
Produced by Max Sartor
10 New Songs, 1 month 1/2 of analog recording sessions. 3 Singles, 1 song recorded with the Italian loveliest PERTURBAZIONE. Listen HERE to 3 songs.
Lyrics enclosed in the booklet: it's the first time folks.
Doctor Seduction non ha bisogno di essere allegato ad un fustino o ad un cioccolatino per sedurvi: Ha il genere di fascino di quegli oggetti che appena creati, sembrano esserci sempre stati. Non è un disco della settimana su una rivista, ma il tipo di musica che vuoi condividere con persone a te vicine.
Un mese e mezzo di registrazioni completamente analogiche dal produttore di sempre, Max Sartor ed ecco a voi dieci perle perfette ed abbaglianti, dieci racconti in musica. Un classico modernissimo dove il salto di qualità è evidente.
Gli Zen Circus si spogliano dei panni dei cantori di una generazione per raccontare storie di vita di uomini e donne, colpi di fulmine, abbandoni, fughe, rivolte, delusioni, il mondo prima della morte, l’autodistruzione, la serenità transitoria. Nenie ipnotiche, chitarre potenti, assoli più lunghi della canzone, esplosioni ritmiche, riff di tromba come raggi di sole che filtrano in una stanza polverosa al mattino, gli anni settanta immaginati da chi camminava carponi quando finirono. In Sweet me, realizzata insieme ai grandi Perturbazione due melodie vocali si accaniscono sui vostri poveri cuori; Time Killed My Love ricorda Nick Drake innestato su una ballata di Lou Reed - E se Sober o My Lovely End vi ricordano lividamente i Beatles del White Album non vi preoccupate, non state sognando.
Il video promozionale è tratto da Sailing Song, energica sferzata indie pop con un contributo femminile alle voci , a metà strada tra Video Killed the Radio Stars e i migliori Pixies, ma ormai i modelli danno solo un retrogusto mentre i sapori dominanti sono quelli cucinati in modo del tutto originale dagli Zen Circus. Girato in teatro da Luca Ciuti sulla sceneggiatura di Roan Johnson con splendide scenografie in legno realizzate interamente a mano dagli scenografi di Cinecittà, a questo video è affidato il compito di battere la strada per tutto il disco che uscirà a Gennaio. Arrivati prima di White Stripes e Strokes (e sicuramente dopo i Velvet Underground…) ma completamente al di sopra del ghetto del rock and roll revival, gli Zen Circus sono una band di livello internazionale che non ha ancora raccolto quanto ha seminato e spera di farlo proprio con questo disco straordinario.
Don TropicAldo Acerbi
TRACKLIST:
1.Welldone
2. Time Killed My Love
3. Sailing Song
4. Sober
5. History Lesson Part III
6. It Turns Me On
7. Sweet Me (Feat. Perturbazione)
8. Way South
9. Black Hole
10. My Lovely End.
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| Sébastien Tellier - Politics |
When L’incroyable Vérité was released in March 2001, was Sébastien Tellier really that concerned with the great unknown? There’s no simple answer to such a meaningful question. He has undoubtedly received high critical acclaim and been showered with superlatives, and those who have seen him live are captivated to...
When L’incroyable Vérité was released in March 2001, was Sébastien Tellier really that concerned with the great unknown? There’s no simple answer to such a meaningful question. He has undoubtedly received high critical acclaim and been showered with superlatives, and those who have seen him live are captivated to the point of being awestruck. “This is the first time I’ve seen people recall the supporting act!” said an audience member in October 2002. Their warm-up slot backing Air (80 gigs across three continents) from June to November 2001 certainly opened Tellier’s eyes to a world of diversity and a multi-faceted audience. On stage, he and his partner Pamelia Kurstin (the latter armed with a Theremin) formed an enchanting duo that roamed the range between the bold and the moody, leaving none who heard them unmoved. Yet their audience was at times hard to pin down, and needed to be brought to light and scolded for their failure to recognize the power of this emotionally unconventional music.
As a result, Sébastien Tellier learned an important lesson about stepping into the spotlight: it’s not enough just to create – the world still has to hear you. Quentin Dupieux – aka Mr. Oizo, director of the video for Oh malheur chez O’Malley (a song featured on L’incroyable Vérité) in which Tellier attempts to skate in a forest haunted by an omnipresent jogger – came along to offer him the role of 144 in the soon-to-be-released Nonfilm. Tellier’s true colours came to light in his performance as a photogenic, charismatic leader in a world where you can film without a camera. “Abstract, keep it abstract!” a voice rang in his head when it came time to score the film, so he plunged to the roots of musical protest in its truest form, with Tony Allen – one-time accompanist to the great Fela Kuti – certainly striking the perfect chord for Bye Bye’s rhythms.
Then everything came together. Tellier began composing music in Philippe Zdar’s studios at 84 rue des Martyrs, Paris – some say the place is a bit cold and damp, but summer was still in full swing. For Sébastien, an album has a certain gestation period, often a long one, but this album took shape quickly. “Let’s give the minorities their say, and show the way to those who have forgotten the roots of our planet’s problems! The East Germans should know, and the wetbacks, and those who work themselves into the ground! Say no to stylistic controls, don’t fight the rhythm – Tony Allen will be there to support me along with the rest of them.” And that’s what happened: the troops stormed in to defend the Native Americans (Ketchup Versus Genocide), the Mexicans (League Chicanos), two Africas, one idealized and one torn by civil war (WonderAfrica and La Tuerie), and a sporty East German who actually misses the Berlin Wall because she hasn’t been able to play solo tennis since its collapse (Mauer) – in short, the oppressed were finally given a voice and re-ushered into the POLITIC-al arena.
This voice is magnified by open, melodious music that is unfettered and full of pleasure. The oppressed fought valiantly in the Martyr Road studios, right up until the last day; then, on 31 May 2003, Paris’ 18th arrondissement was itself stormed – by hail, which destroyed all of the artist’s equipment. Only the tapes – all that remained just days after recording – were saved. At last, Philippe Zdar mixed the album to be released on the Record Makers label – POLITICS.
Now, ask yourself this: are you ready for a full dose of history – in just one lesson?
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| Indipendent Days Festival 2004 |
A BOLOGNA - ARENA PARCO NORD
SABATO 4 SETTEMBRE
E DOMENICA 5 SETTEMBRE
LA SESTA EDIZIONE
DELL’INDEPENDENT DAYS FESTIVAL
SABATO 4 SETTEMBRE 2004
SONIC YOUTH
FRANZ FERDINAND
THE LIBERTINES
MARK LANEGAN BAND
DEUS
KEANE
MONDO GENERATOR di Nick Oliveri (ex Queens Of The Stone Age)
EVERLAST
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
RADIO 4
BLUESKINS
COLOUR OF FIRE
FEIST
=======================================
DOMENICA 5 SETTEMBRE
THE DARKNESS
VELVET REVOLVER
LARS FREDRIKSEN (Rancid) AND THE BASTARDS
AUF...
A BOLOGNA - ARENA PARCO NORD
SABATO 4 SETTEMBRE
E DOMENICA 5 SETTEMBRE
LA SESTA EDIZIONE
DELL’INDEPENDENT DAYS FESTIVAL
SABATO 4 SETTEMBRE 2004
SONIC YOUTH
FRANZ FERDINAND
THE LIBERTINES
MARK LANEGAN BAND
DEUS
KEANE
MONDO GENERATOR di Nick Oliveri (ex Queens Of The Stone Age)
EVERLAST
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
RADIO 4
BLUESKINS
COLOUR OF FIRE
FEIST
=======================================
DOMENICA 5 SETTEMBRE
THE DARKNESS
VELVET REVOLVER
LARS FREDRIKSEN (Rancid) AND THE BASTARDS
AUF DER MAUR
DKT / MC5 Featuring Evan Dando (vocals), Mark Arm (vocals) & Nick Royale (guitar/vocals)
THE DIRTBOMBS
FLOGGING MOLLY
NEW FOUND GLORY
YELLOWCARD
COHEED AND CAMBRIA
PERSIANA JONES
THEE S.T.P.
VANILLA SKY
FORTY WINKS
Prevendite:
www.ticketone.it o su www.indipendente.com
info line TicketOne - tel. 02.392261
info line Indipendente Eventi e Produzioni – 0434.208631
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| Lavorare con Lentezza |
Anni '70, Italia.
Per molti, gli anni dell'austerity, dell'inflazione al 21%, del terrorismo, delle stragi.
Per altri, anni di gran divertimento…
Bologna, 1976. Radio Alice è la radio del movimento studentesco: fantasia, rifiuto del lavoro salariato, libertà sessuale e provocazioni culturali.
Un mondo estraneo ai tutori dell'ordine e ai "bravi cittadini", ma...
Anni '70, Italia.
Per molti, gli anni dell'austerity, dell'inflazione al 21%, del terrorismo, delle stragi.
Per altri, anni di gran divertimento…
Bologna, 1976. Radio Alice è la radio del movimento studentesco: fantasia, rifiuto del lavoro salariato, libertà sessuale e provocazioni culturali.
Un mondo estraneo ai tutori dell'ordine e ai "bravi cittadini", ma anche alla maggioranza dei ragazzi delle periferie.
Come a Safagna, periferia Sud. Due ragazzi sui venti, Sgualo e Pelo, possono solo sognare una via d'uscita dal quotidiano grigio e opprimente. Qualche volta per ovviare alla cronica mancanza di denaro fanno qualche "lavoretto" per un ricettatore locale, Marangon.
Questa volta, però, Marangon propone loro qualcosa di diverso… scavare un tunnel nel sottosuolo del centro. Obiettivo: la Cassa di Risparmio di Piazza Minghetti.
I due, non senza tergiversare, accettano la rischiosa impresa.
Ma, si sa, lavorare stanca. E per vivacizzare le lunghe ore notturne di "lavoro", i due portano nel tunnel una radiolina. Contro ogni logica, trovano una stazione: Radio Alice. Il "flusso creativo" dell'emittente diviene la colonna sonora dei colpi di piccone.
Una notte Pelo e Sgualo decidono di andare alla sede dell'emittente e…
Inizia così per i due ragazzi l'avventura in un mondo nuovo, eccitante. Nel giro di pochi mesi scoprono musiche mai udite prima, conoscono la possibilità inebriante della comunicazione libera.
E' una situazione, però, destinata a non poter durare. La sfida rappresentata da questa crescente massa di giovani che rifiutano il lavoro e le istituzioni, che non sognano il posto fisso, né di farsi famiglia e consumare, è troppo rischiosa per un sistema vacillante.
Quando un carabiniere uccide uno studente durante dei tafferugli all'università, la rivolta a lungo covata esplode in tutta la sua tragica violenza. Radio Alice ne è la colonna sonora. Dopo due giorni di scontri e barricate, la radio viene chiusa, accusata di aver diretto gli scontri via etere.
I ragazzi hanno perso la radio, gli amici, le donne. L'appuntamento con la Storia, forse. Ma la sensazione di averci provato, quella lì non li abbandonerà più.
In attesa di provarci di nuovo.
"Tutte le storie parlano di oggi.
E di domani."
Guido Chiesa e Wu Ming
Regia Guido Chiesa
Sceneggiatura Guido Chiesa, Wu Ming
con Valerio mastrandrea, Claudia Pandolfi e Massimo Coppola.
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Allo |
| Lionel Pretzel & The Coypus |
Lionel Pretzel & The Coypus... Ho già paura alla prima domanda. Perché questo nome?
Caro Centro Musica, non devi temerci. Ti tratteremo come un amico, almeno fino alla fine dell'intervista.
Devi sapere che il nome Lionel Pretzel nasce dalla fusione di due entità che risalgono alla fine degli anni '90. Protagonista di...
Lionel Pretzel & The Coypus... Ho già paura alla prima domanda. Perché questo nome?
Caro Centro Musica, non devi temerci. Ti tratteremo come un amico, almeno fino alla fine dell'intervista.
Devi sapere che il nome Lionel Pretzel nasce dalla fusione di due entità che risalgono alla fine degli anni '90. Protagonista di quegli anni liceali era un famoso cantautore cremonese, legato alla scena electro-ambient-folk-indie-pop, che si faceva chiamare Lindom Pricess, per il quale avevamo sviluppato una vera e propria venerazione. Il fatto che il nome Lindom Pricess assomigliasse foneticamente al nome Lionel Ritchie ci portò sempre più sovente a chiamare quell'uomo Lionel Pricess. Devi altresì sapere che ai tempi, presso noi giovani rockstar in erba, spopolava un celebre episodio della nota seria animata The Simpsons, nel quale Marge (non sappiamo se la conosci, è quella con i capelli blu) si inventava imprenditrice nel duro mercato dei pretzel, gli squisiti snack salati di origine teutonica. E così, sai, abbiamo fatto una sorta di remix delle due cose, ed ecco spiegata l'origine del nome del nostro irresistibile frontman.
Fremerai ora dalla curiosità di conoscere le radici del resto del nome del nostro complesso. Ebbene, la parola inglese coypu è la trasposizione del nome scientifico myocastor coypus, cioè la nutria, un grosso roditore che infesta la campagna cremonese. Essendo noi dei ribelli, ci pareva giusto paragonarci a queste bestioline, che di primo acchito possono risultare ributtanti, ma che in realtà sono prodighe d'amore e romanticismo. Quanto ai nomi dei fratelli Coypu, ossia Randolph e Mortimer, possiamo solo dire che si tratta di una citazione cinefila. Ai fan più appassionati il compito di scovare lo splendido film di riferimento, diretto dal grande John Landis, regista che noi amiamo.
Vi servite di cover e di ritornelli noti nei vostri live. Come li selezionate?
Come si può intuire dalla risposta precedente, siamo dei grandi estimatori del cinema di qualità, quindi per i nostri show attingiamo a piene mani dalle colonne sonore delle pellicole che più ci aggradano. Aggiungi a ciò il debito che sentiamo di avere nei confronti del rock'n'roll embrionale, del blues, del doo-wop e della tradizione melodica, e il gioco è fatto. All'interno di un così vasto bacino musicale, selezioniamo i brani che meglio si adattano alle nostre ridotte capacità tecniche e all'essenzialità che vogliamo mantenere sul palco.
Quanto conta l'estetica in un progetto di questo tipo?
Il rock'n'roll è apparenza.
Noi siamo apparenza.
Noi siamo il rock'n'roll.
Per ora annoverate due autoproduzioni. Che c'è nei piani futuri del progetto?
È già in lavorazione il nostro primo dvd cronologico ed antologico, di cui - pensa a quanto sei fortunato - anticipiamo il titolo: Behind The Pretzel. Conterrà documenti shock, che faranno luce sugli aspetti più scabrosi del «power trio dell'amore» (come ci ha definiti Lester Bangs in un suo articolo del 1974). Conoscerete l'uomo che si nasconde sotto le spoglie di Lionel Pretzel, scoprirete il segreto della leggendaria prestanza sessuale di Randolph Coypu, vi addentrerete tra le ombre che gravano sul passato di Mortimer Coypu.
Unica domanda seria: da applausi la scelta di donare in beneficenza i ricavi delle vendite dei primi due lavori. Spiegateci il perché e il percome.
L'idea iniziale era quella di incidere in gran segreto un piccolo disco natalizio da donare ai nostri fan più appassionati e agli amici più cari. Ma spesso rock'n'roll e solidarietà vanno a braccetto, quindi ci siamo detti: «Facciamo le cose in grande!». Abbiamo deciso di coinvolgere nelle sessioni di registrazione degli ospiti speciali, abbiamo organizzato un concerto-evento che ha riscosso uno straordinario successo e alla fine abbiamo devoluto tutti gli utili, perché fare i deficienti va bene, ma farlo aiutando qualcuno va anche meglio.
Alla prossima, caro amico Centro Musica!
Domande: Allo
Risposte:Lionel Pretzel & The Coypus
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| Uà |
Uà.Uà.Uà.Uà. Perché questo nome?
.... uà!?….
….sorpresa,meraviglia,stupore, gioia, dolore,….bianco, nero,chiaro,scuro .....uà non è una parola,il suo significato sta nei pensieri, nelle sensazioni, nelle emozioni……le contraddizioni della vita, le impercettibili sfumature……ciò che è difficile da spiegare è uà!?…..
…..uno stato...
Uà.Uà.Uà.Uà. Perché questo nome?
.... uà!?….
….sorpresa,meraviglia,stupore, gioia, dolore,….bianco, nero,chiaro,scuro .....uà non è una parola,il suo significato sta nei pensieri, nelle sensazioni, nelle emozioni……le contraddizioni della vita, le impercettibili sfumature……ciò che è difficile da spiegare è uà!?…..
…..uno stato d’animo….una voce,non una parola.
Chi scrive e in che modalità arrangiate i vostri pezzi?
...quanto detto sul significato della parola Uà spiega in pratica anche le modalità di arrangiamento musicale dei nostri pezzi.…….in equilibrio tra istinto e ragione!
non abbiamo un metodo di costruzione dei brani ben definito,a dirla tutta non l'abbiamo proprio!!!!…di sicuro c’è solo che siamo ispirati dalla natura!!!!
.…la musica parte quasi sempre da due semplici accordi ritmici di chitarra,ai quali s’intrecciano gli altri strumenti seguendo la melodia del canto.
quando faccio ascoltare ai ragazzi un nuovo pezzo loro già sanno cosa fare!
ed è quasi sempre stato così…….”istintivo”!
….pensieri blu su carta bianca vibrano…….le onde diventano aria che si trasforma in musica.
I testi delle canzoni,tranne alcuni, sono scritti da me….. le modalità di costruzione sono
pressocchè inesistenti,…..nel senso che non ho mai pensato di dover scrivere una canzone e quindi neanche come, quando, e dove…….succede!ed è sempre una sorpresa.
Niente batteria. Scelta o obbligo?
solo una circostanza….. tre anni fa quando nacquero i uà,suonavamo in casa ed è stato così per un’anno e mezzo!
A parte le nostre sonorita acustiche agro-dolci che un po’ si allontanano dal concetto di batteria come percussione,risultava un tantino impegnativa la batteria in casa……e poi effettivamente non c’era una persona giusta con la quale si poteva pensare di condividere la nostra musica,i nostri ideali…..
…… arriverà la persona che riuscirà a dare le giuste sfumature ai nostri pensieri,e non è detto che sarà un batterista,tantomeno un musicista.
…e solo una questione di tempo,prima o poi arriverà…..
…ma nel frattempo quì si suona!!!
Per ora annoverate un solo demo. Che c'è nei piani futuri del progetto?
in giro c’è solo un demo ma abbiamo già pronto un album di 13 track che stiamo cercando di
promuovere, …… abbiamo ormai più di 25 canzoni e continuiamo a farne altre,si è innescato un meccanismo a catena e non riusciamo più a fermarci…..
I piani futuri non esistono,si creano da soli,noi stiamo solo attenti a restare uniti e a non sporcarci le mani…per il resto tutto va come deve andare,tra istinto e pensare.
3 Aggettivi per descrivere gli Uà.
belli buoni….e deficienti!!!
Colgo anche l’occasione per dare un consiglio:… come dice sempre mio fratello,………ricorda:”la realtà supera sempre la fantasia”
Uààààààààààààà!!!???!?!
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| Beaucoup Fish |
Beaucoup Fish. Finalmente una band Cremonese che sfonda gli argini delle produzioni indie nazionali.
Com'è andato il disco?
A dire il vero non lo sappiamo... non abbiamo ancora i dati di vendita
che potrebbero arrivare a breve,
ma resta che cd se ne vendono pochi e per itunes vale lo stesso
discorso riguardo alla mancanza...
Beaucoup Fish. Finalmente una band Cremonese che sfonda gli argini delle produzioni indie nazionali.
Com'è andato il disco?
A dire il vero non lo sappiamo... non abbiamo ancora i dati di vendita
che potrebbero arrivare a breve,
ma resta che cd se ne vendono pochi e per itunes vale lo stesso
discorso riguardo alla mancanza di dati,
però, se come è noto, le vendite su itunes sono di molto inferiori a
quelle dei cd...
Comunque finchè non sappiamo niente di certo, nessuna nuova... buona
nuova!!
Non c'è molto da fare, un mercato delle vendite stagnante di certo non
aiuta e chiedo scusa per la banalità, ma è una triste verità: vendere dischi
al giorno d'oggi è davvero difficile per tutti,
non parliamo poi per i gruppi indy...
Chi scrive e in che modalità arrangiate i vostri pezzi?
Le canzoni nascono in modi differenti, ma direi che di fondo c'è una
grossa "democrazia" e molto lavoro d'insieme.
E' capitato che in alcuni casi qualcuno di noi, e in particolare Matteo
o Giovanni, proponessero dei brani quasi completi da riarrangiare
insieme, ma la maggior parte dei pezzi è nata dalla sala prove, se non
addirittura dallo studio di registrazione.
Comunque, sia partendo da un discorso di creazione d'insieme, che da
proposte più o meno individuali, musica e linea
vocale tendono a nascere abbastanza contemporaneamente, ma con la voce che, come diciamo
da sempre, cerca di suonare come uno degli altri strumenti.
Il testo arriva dopo, a volte anche influenzato dalla musica che gli
suona sotto, ma non è mai capitato che un testo e il suo senso nati
precedentemente ispirassero melodie.
Di di solito chi scrive i testi è principalmente Matteo, tranne nel
caso di "Così facile" scritto dai restanti 3 del gruppo, ma tutti i
testi poi vengono letti e vagliati da tutti, oltre che modificati per
adattarli meglio alla canzone.
Dopo tutto questo percorso creativo, giunge il momento della
partecipazione di Lorenzo Caperchi, il nostro produttore artistico, che
ci ha aiutato tantissimo a limare le incongruenze e a fare "suonare" i
pezzi.
Avete già 4 video alle spalle. Come affrontate il lavoro per la loro creazione?
I primi 3 video sono nati quasi esclusivamente da idee proposte dai
registi, dal primo "Come un addio" girato dal nostro caro amico Gasta
(Nicola Gastaldi) fino a "Mi sento più leggero" di Kal Karman e "Così
facile" di Vittorio Badini Confalonieri.
Non posso nascondere che l'ultimo video girato da Lorenzo Vignolo ("La
Plage du Nord) sia stato quello che ci ha dato più soddisfazione.
Non solo perchè è l'unico a rientrare nel palinsesto di MTV, ma
soprattutto perchè è quello che ci ritrae meglio, che fa vivere davvero
il testo di una delle nostre canzoni più vecchie, ma mai scesa nel nostro gradimento personale,
che Lorenzo è stato capace di intuire subito e restituirci con tutta la
sincerità possibile.
La cosa strana e piacevole è stata la sua lettura del nostro brano che
ha colto subito nel segno, evidenziando tutti i sentimenti e le luci
che noi per primi avremmo voluto vedere espressi con questa canzone.
Se aggiungi che è stato girato grazie all'aiuto di tanti
nostri amici e amiche che si sono prestati come attori, ma (seppur
bravissimi!) attori non sono...
Per quanto riguarda i live cosa state preparando?
Al momento abbiamo cominciato a girare l'italia con una serie di
concerti in acustico all'interno delle Fnac, con Napoli, Verona e
Milano appena passate e Genova (14 aprile) e Torino in arrivo, ma non
solo, perchè il live acustico sarà a Cremona il 4 marzo e lo
riproporremo cmq a breve.
Ci tengo a sottolineare, che in questa versione riarrangiata del live,
ci aiuta, suona e canta con noi il bravissimo Roberto Calvi (voce e
chitarra dei Minimal Tuesday)
E poi altre date in programma, tra cui Milano, e la Sardegna, dove
saremo il 21 aprile (in provincia di Nuoro) e dove faremo un minitour
di 4-5 date probabilmente verso la fine di maggio.
E poi ancora siamo stati inseriti da poco all'interno del cartellone
del MEI Tour di cui non conosciamo ancora di preciso le date che ci
vedranno coinvolti.
In ogni caso, per chi volesse tenersi aggiornato e magari venirci a
sentire live, potete visitare la nostra pagina
www.myspace.com/beaucoupfishbeaucoupfish dove vengono elencati tutti i
nostri concerti.
Quali i piani futuri della band?
Al momento abbiamo cominciato a ritrovarci in sala prove per scrivere
nuova musica, molto liberamente, guardando dove ci vuole portare il
nostro gusto attuale e quali note escono dagli strumenti.
Non stiamo propriamente scrivendo un nuovo disco, ma qualche pezzo sta
già prendendo forma....
Domande: Allo
Risposte: Filippo - Beaucoup Fish
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Unanota |
| Morkobot |
Loro sono dei tipi strani. Un po’ folli e un po’ consapevoli di esserlo.
Fanno musica strumentale, cose particolari e poco comprensibili tanto quanto affascinanti e visionarie. Il loro secondo disco, “Mostro”, è prodotto dall’etichetta sui generis Supernatural Cat, figlia del laboratorio d’arte grafica Malleus (dietro cui si cela Ufomammut, band...
Loro sono dei tipi strani. Un po’ folli e un po’ consapevoli di esserlo.
Fanno musica strumentale, cose particolari e poco comprensibili tanto quanto affascinanti e visionarie. Il loro secondo disco, “Mostro”, è prodotto dall’etichetta sui generis Supernatural Cat, figlia del laboratorio d’arte grafica Malleus (dietro cui si cela Ufomammut, band di punta della musica sperimentale pesante nella penisola).
Mi intasano il nastro magnetico del registratore con feedback e rumori non meglio identificati…Dopo molto sudore, ve li presentiamo.
> Potrei partire col chiedervi se i titoli delle vostre “canzoni” hanno un qualche senso, ma sarebbe una domanda banalmente retorica. Quindi passo oltre. Morkobot: chi siete, da dove venite, cosa volete? O meglio: pazzia o consapevolezza?
> Anche se ci hai chiesto di esseri seri, la risposta che ti daremo potrebbe sembrare il contrario, ma purtroppo (o per fortuna) è la pura verità alla quale nessun essere umano vuole credere. Era una notte buia e tempestosa di quella lontana primavera del 2004 quando tre comunissimi -e decisamente sfigati- ragazzi stavano cercando di suonare qualcosa insieme perché frustrati e censurati dalle rispettive band di provenienza. Ad un certo punto uno di loro ha cominciato a bisbigliare qualcosa senza rendersene conto: "…Morkr …Pork …Bottann …Mork …MoRkObOt!!!" Da quel momento le loro insignificanti vite non furono più le stesse. Era chiaro che MoRkObOt era apparso nella loro saletta (probabilmente sotto le sembianze di una bottiglia di Martini) donando loro i poteri delle sue sadiche note e fornendo un’ispirazione che, seppur infima, poco apprezzabile e ampiamente discutibile (a causa degli evidenti limiti tecnici dei tre pseudo musicisti) ha permesso loro di pianificare i deliri strumentali futuri. Da quel momento i tre baldi giovini furono nominati: Lin, Lan, Len, i messaggeri di MoRkObOt!
> Com’è accaduto l'incontro con Supernatural Cat, la sua decisione di produrvi, e la vostra collaborazione ad un progetto di etichetta così particolare?
> L’incontro con Supernatural è stato strano. Tempo fa avevamo saputo che gli Ufomammut (che conoscevamo e apprezzavamo solo musicalmente, ma non avevamo idea di che faccia avessero) avrebbero suonato al Madly di Borgonovo (PC). Ovviamente abbiamo cercato di fracassare i loro maroni il più possibile per suonare di supporto. Ovviamente non ci siamo riusciti, in compenso però Urlo (bassista, synthman e cantante della band. - n.d.r.) e compagnia bella si sono mostrati impietositi dal nostro primo cd, pensando quindi di darci una mano. Ci hanno invitato a suonare a Roma ad una esposizione di Malleus, così abbiamo avuto la possibilità di fracassare i loro maroni ulteriormente. A questo punto credo che abbiano pensato: ”L’unico modo per liberarci dei Morkobot è produrre il loro prossimo disco, così poi ci molleranno per un attimo!” Ma purtroppo per loro non è andata così. Si sono fatti ingoiare dal MoStRo! Adesso ci si trova spesso e si fanno un sacco di risate e sembrano felici pure loro!
> Immagine e musica. Malleus e il “Mostro”. I visual e l'esibizione dal vivo… C’è qualcosa del genere nei vostri piani futuri?
> Per ora abbiamo fatto -e continueremo a fare- concerti abbinati alle esposizioni di Malleus, anche se in programma pare ci saranno anche dei video… Sarebbe bellissimo, potrebbe funzionare ed essere molto stimolante dato che suoniamo strumentali, ma a dir la verità non ne sappiamo ancora molto. Non abbiamo le idee molto chiare perché direttamente non è ancora uscita da loro una proposta… In futuro pensiamo comunque che ci sarà quasi sicuramente una parte visual nei live, perché lo fanno già per loro. Ne riparleremo quando avremo tutti le idee più chiare!
> Una novità recente e molto curiosa che vi riguarda è legata al side-project degli Ufomammut, Farwest Zombee… ambient sporco e denso, drone, psichedelia. In cosa consisterà la vostra partecipazione al progetto, di cosa si tratterà e come è nato tutto?
> Farwest Zombee è idea principalemente di Urlo, con la complicità di Poia (chitarrista e synthman di Ufomammut. - n.d.r.). Quando ci hanno fatto sentire quello che avevano in mente ci è piaciuto subito, e in seguito ci hanno chiesto se ci andava di collaborare inserendo i nostri suoni e sviluppando insieme alcune idee. Per ora ci siamo trovati solo qualche volta nei ritagli di tempo; ci sono ancora da mettere a fuoco in po’ di cose, e dato che si presenta un piatto bello sostanzioso e succulento è giusto farlo cuocere lentamente… Insomma, prossimamente uscirà qualcosa, non vorremmo rovinare la sorpresa!
> Un occhio all'Italia e al suo panorama musicale: è giusto smettere di lamentarsi del fatto che da noi non si suona mai nulla di interessante? Ci sono, ora, delle possibilità per un gruppo italiano di uscire dalla penisola, e “provare” l’Europa e/o gli States? Ovviamente la domanda è rivolta in primis a voi…
> A noi sembra che di cose interessanti ce ne siano eccome! Il fatto è riuscire a trovarle: spesso tante realtà rimangono un po’ nel sottobosco… Anche se effettivamente bisogna ammettere che ci sono molti gruppi con reputazioni altisonanti, ma quando si va a sentirli si rimane delusi! Qualcosa che sicuramente esula da questa categoria –e che noi adoriamo e consigliamo vivamente- sono Vanessa Van Basten, Musica per Bambini, Eterea, Uochi Toki, Uzeda, Rosolina Mar, Zu e altri che a causa del distillato del succo d’uva non riusciamo mai a ricordare! Un occhio anche ai Lento (anch'essi prodotti da Supernatural Cat. - n.d.r.), che spaccano decisamente… speriamo che il loro album esca presto; sono molto Isis, ma sono sicuro che su disco avranno anche altre sfumature. Per quanto riguarda le possibilità offerte dall’estero, credo che il problema più grande per tutte le band italiane sia quello di riuscire ad organizzarsi bene con le ferie! (risate) Se non abbiamo capito male, per questo autunno c’è la possibilità di farsi un bel giro in Europa. Sarà una buona occasione per degustare dell’ottima birra e un sacco di dolci; speriamo si possa fare sul serio! Adesso è ancora un po’ presto per esserne sicuri. Per quanto riguarda invece gli Usa, non conosciamo bene la loro situazione, locali e menate varie. Sappi solo che nessuno di noi tre ha mai preso un aereo in vita sua!
Domande: Unanota
Risposte: Lin/Lan/Len – Morkobot
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| N/A -
Allo |
| Sydrojé |
1. Sydroje. Perchè questo nome? Syd Barrett?
Sydrojé è l’unione di due nomi: Syd e Rojé (da Roger). Syd è il frontman visionario fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett; Roger invece è sia il vero nome di Syd Barrett che il nome del bassista e altro fondatore dei Pink Floyd,...
1. Sydroje. Perchè questo nome? Syd Barrett?
Sydrojé è l’unione di due nomi: Syd e Rojé (da Roger). Syd è il frontman visionario fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett; Roger invece è sia il vero nome di Syd Barrett che il nome del bassista e altro fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters.
La decisione dei tre (Ste, Andrea e Muke) di chiamarsi in questo modo fu proposta da Stefano (cantante-chitarrista), il quale unì questi due nomi proprio come fecero i Pink Floyd per trovare un nome al loro gruppo, infatti Pink e Floyd sono i nomi di due bluesman. Ovviamente la decisione deriva dall’affetto di Stefano per i Pink Floyd e in particolare per Syd.
2. Le vostre principali influenze?
Siamo influenzati musicalmente e liricamente sia dal rock italiano degli anni novanta, come quello degli Afterhours o dei Tre allegri ragazzi morti, che dalla tradizione cantautorale italiana da Lucio Battisti a Fabrizio De Andrè, ma anche da personaggi come Luigi Tenco e Rino Gaetano.
Un gruppo a cui noi teniamo molto sono sicuramente i Nirvana,
è stata la loro musica che ci ha indirizzati verso il genere che ora proponiamo. Il nostro è Grunge, a volte ruvido, a volte dolce, a volte riflessivo e altre invece molto diretto ed esplicito sia nella musica che nei testi.
3. Chi scrive e chi arrangia i vostri brani?
La maggior parte dei nostri pezzi viene scritta da Stefano, il quale li propone al gruppo in sala prove per poi arrangiarli insieme.
4. Per ora annoverate 2 autoproduzioni.
Che c'è nei piani futuri del progetto?
Il nostro secondo album autoprodotto deve ancora finire di essere mixato ma è praticamente pronto; siamo molto soddisfatti delle registrazioni dato che è la prima volta che ci affidiamo ad uno studio (BeatBazar Studio) e non facciamo tutto da soli.
Il primo album infatti fu registrato in digitale con i nostri mezzi nella nostra sala e comprendeva 24 tracce, quasi tutte quelle che avevamo a disposizione, per 80 minuti di musica.
Per il futuro speriamo solo di avere più possibilità per suonare dal vivo per farci sentire da più persone possibili e ovviamente per farci notare e proseguire la nostra strada nella musica.
5. Con quali musicisti italiani vi piacerebbe collaborare? Perchè?
Ci piacerebbe collaborare sicuramente con Afterhours o Tre allegri ragazzi morti perché li seguiamo da molto tempo e a loro dobbiamo tantissimo, ma anche con altri gruppi come Verdena, Marlene Kuntz, Baustelle…
Domande: Marco Allegri
Risposte: Sydrojé
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| N/A -
Unanota |
| Torquemada |
> Un anno e mezzo fa Cantiere Sonoro recensiva –quasi in solitaria– un ep di quattro pezzi dal titolo “Tales from the Bottle”, ad opera di una promettente band lombarda garage’n’roll, un po’ indie, un po’ anni ’90, molto ruvida. Ora quel titolo è diventato un disco, quei quattro pezzi...
> Un anno e mezzo fa Cantiere Sonoro recensiva –quasi in solitaria– un ep di quattro pezzi dal titolo “Tales from the Bottle”, ad opera di una promettente band lombarda garage’n’roll, un po’ indie, un po’ anni ’90, molto ruvida. Ora quel titolo è diventato un disco, quei quattro pezzi ci sono ancora, e noi siamo ovviamente molto contenti. Gennaio 2007, album d’esordio per i Torquemada.
Ma nel frattempo cosa è successo? Perché così tanto tempo per uscire con un disco vero?
> E me lo chiedi? Penso tu conosca benissimo quale sia la situazione della cosiddetta musica “alternativa” in Italia. La crisi è palpabile. Abbiamo spedito miriadi di cd a miriadi di etichette ma per un anno e mezzo niente risposte. E’ stato solo dopo la partecipazione allo Tsunami Festival 2006 che i ragazzi dell’Insecta hanno creduto nel nostro progetto. Il problema è che l’Italia non è ancora il posto giusto dove la musica rock possa svilupparsi in tutte le sua sfumature; ciò non vuol dire che non succederà mai, anzi, secondo me qualcosa sta cambiando (vedi myspace ed internet in generale) ma ci vuole ancora del tempo.
> Quando, come e dove nasce la band? Cosa cambia con Davide Perucchini?
(già produttore e fonico dei Verdena -n.d.r.)
> La band è nata alla fine del 2003. Io e Ciano (batterista della band –n.d.r.) ci conoscevamo già e suonavamo insieme nei Manotazo, ma dopo un anno e varie incompatibilità di carattere con gli altri due membri, abbiamo deciso di continuare in due con una line-up diversa (Ciano infatti cantava e basta, nei Manotazo). Il resto è venuto da solo. Abbiamo arrangiato una decina di canzoni in poco più di 3 mesi e verso maggio 2004 abbiamo contattato Davide per registrare. E’ stato lui che, durante le registrazioni, ci ha proposto di suonare il basso nel gruppo. Noi, non avendo escluso la presenza di un bassista, lo abbiamo accolto con piacere. Fondamentalmente non è cambiato niente, nel senso che io continuo a produrre e portare le mie idee che successivamente vengono sviluppate in sala prove. Prima c’era solo la batteria, adesso anche il basso. Sono molto rigido sugli arrangiamenti, tendo sempre a imporre le mie ‘partiture’ di ogni strumento, anche se poi, devo ammettere, lascio libera interpretazione del pezzo a Ciano e Davide.
> Gli anni ’90 americani. L’indie movement. Il rock’n’roll strapazzato dalle chitarre acide con la voce che graffia. Steve Albini. Il garage e tutto il resto.
Cosa c’è di vero e cosa no nei Torquemada? Dove la ricerca artistica sostituisce l’immediatezza?
> Nascondere una infatuazione per Steve Albini mi sembrerebbe da ipocrita. I Big Black o gli Shellac hanno dato una scossa alla mia idea di musica, come del resto l’hanno fatto anche i RATM, e potrei continuare con i Melvins, i Primus, etc etc… Ma non penso proprio che questi gruppi siano “indie”, spaccano e basta. Giusto per farla breve, i Torquemada non fanno musica “indie”, anche perché credo che la ‘musica indie’ non esista. Oserei definirla una tendenza modaiola.
Il concetto di ‘immediatezza’ è intrinseco nei Torquemada. Sul palco, in sala prove, in studio di registrazione, siamo sempre ‘nudi e crudi’. È ovvio che dopo tre anni di convivenza si cerca qualcosa di più rispetto al solito ‘picchiare e urlare’, ma anche nella ricerca artistica cerchiamo sempre di essere il più naturali possibile.
> La dimensione live è da sempre il vostro punto di forza. “Tales from the bottle” è grezzo e diretto come la band dal vivo; suona realmente come voi lo suonate. Ma un tempo c’era anche tanta psichedelia… cosa è cambiato e cosa cambierà ancora? Pensate in futuro di diversificare l’approccio live da quello in studio?
> La psichedelia è un concetto molto ampio e per questo molto difficile da trattare. Io adoro la pscichedelia ma non ne abuso ultimamente. Penso sia un periodo. Sarà che ultimamente mi concentro di più sulla ‘canzone’ nel senso proprio del termine. Sicuramente dal vivo ci piace giocare con dilatazioni improvvise, intro rarefatti, non abbiamo un finale regolare… Ma una cosa è certa: in “Tales from the bottle” la psichedelia esiste solo nel titolo…
L’approccio in studio per il prossimo disco sarà più o meno come prima: tracce separate, prima la batteria e dopo tutto il resto, anche se non escludiamo, visto il buon risultato ottenuto in fase di pre-produzione, la registrazione di qualche pezzo in presa diretta per mantenere l’atmosfera garage che spesso ci caratterizza.
> Attualmente state componendo molto materiale nuovo, proponendolo già dal vivo nel tour che vi sta portando in giro per i localini d’Italia. A quando il prossimo disco? …qualche anticipazione sulle nuove canzoni?
> Abbiamo una dozzina di canzoni nuove, metà già arrangiate e proposte in alternanza nei live, l’altra metà in fase di arrangiamento. La fretta mi mette ansia, più di quanto io ne abbia già, per questo penso che il prossimo disco uscirà solo quando ci soddisferà nella sua totalità. Ci piace l’idea di concept, del resto “Tales from the bottle” è nato così. Sto continuando a comporre ancora adesso e non escludo di inserire ciò che sta nascendo in questi giorni. Posso solo dirti che nel prossimo disco sentirai sia il solito arrogante Torquemada, ma anche la sua veste folk, se questa parola mi è concessa. Ci saranno anche dei violini in un nuovo pezzo e molte chitarre in “diretta” qua e là. Vogliamo fare un disco diverso, dove canzoni “tirate” possano coesistere con parentesi più mentali… Work in progress, come si suole dire.
Domande: Unanota
Risposte: Alfonso - Torquemada
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| N/A -
Allo |
| Traffic Torino Free Festival |
Alla vigilia della quarta edizione del Traffic, dalla scorsa edizione eletto primo festival italiano, abbiamo incontrato Fabrizio Gargarone, uno dei 4 direttori artistici, per farci raccontare un pò di cosine su ciò che accadrà per questo 2007:
Traffic. Ormai alla quarta edizione, che sembra ieri che Iggy saliva sul palco...
Alla vigilia della quarta edizione del Traffic, dalla scorsa edizione eletto primo festival italiano, abbiamo incontrato Fabrizio Gargarone, uno dei 4 direttori artistici, per farci raccontare un pò di cosine su ciò che accadrà per questo 2007:
Traffic. Ormai alla quarta edizione, che sembra ieri che Iggy saliva sul palco della Pellerina.
L'evoluzione pare indiscutibile. Dal vostro punto di vista com'è andata?
Il merito di Traffic è stato quello di non accontentarsi delle compagnie di giro, ovvero prendere quello che offre il mercato e assemblare un festival. E' chiaro che il grande pubblico lo si fa con i grandi nomi, ma un grande festival si costruisce in altro modo: proponendo oggi quello che diventerà grande domani (vedi i Gogol Bordello lo scorso anno) e proponendo percorsi culturali diversi, delle sottotraccie magari legate all'arte contemporanea o al cinema sempre collegate a quello che avviene sul mainstage. In questo modo si recupera un senso generale dello spettacolo che va oltre all'ora e mezza dell'headliner. Insomma, Traffic sta lavorando verso la costruzione di un proprio stile di festival, più ampio. Normalmente un festival come lo conosciamo è un evento lineare, con un inizio e una fine. Noi proponiamo attraverso le altre forme d'arte coinvolte percorsi diversi, appunto dei traffici che assomigliano di più alle nostre vite quotidiane.
Ogni data una città o comunque una nazione di riferimento: quali quelle di questa quarta edizione?
Berlino e Napoli.
Berlino in omaggio a Lou Reed, è oggi la vera capitale europea. Una città abbastanza povera e complicata ma con una concentrazione di ragazzi creativi che non ha eguali. La New York della factory noi la rivediamo in Berlino oggi. Un posto in cui tutti vogliono vivere. Noi ci limitiamo a raccontarlo.
Napoli è Traffic. Una specie di ingorgo infernale dal quale apparentemente non puoi uscire fatto di malavita e creature, maradonate e poesia, società civile e camorra. Un posto fantastico.
Grandi nomi alla Pellerina (che sappiamo già tutti a memoria). Quali invece gli eventi più piccini?
Who Made Who, danesi che suonano elettronica con gli strumenti tradizionali; Art Brut, omaggiati anche di una cover dai nostri 3allegriragazzimorti; Ivan Segreto, pupillo di Battiato e ancora tanti altri...
Il mercato live va male un pò ovunque, ma il Traffic sembra andare in controtendenza godendo di ottima salute. Che medicina gli prescrivete?
Prima medicina: la gratuità. Un evento gratuito aumenta enormemente la forza attrattiva di un evento. Seconda medicina: la qualità. Noi sosteniamo che il gratuito debba riguardare maggiormente gli eventi di qualità nell'arte. Vuoi vedere davvero quella merda? Allora PAGALA!!!
Attese: quale il live che attendente di più?
Dalla nostra i Daft Punk non hanno rivali.
Daft Punk sarà una follia visiva, ma anche Battiato non scherzerà con una trentina di elementi sul palco...
Personalmente mi aspetto molto da Arctic Monkeys. Al primo album tutti dicevano che non sarebbero durati...Poi con i live hanno fatto cambiare molte idee.
Domande: Marco Allegri
Risposte: Fabrizio Gargarone
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| N/A -
Zitanza |
| Blunitro |
Intervista ai cremonesi Blunitro.
Buona lettura!
1) Come va ragazzi, è da un po’ che non vi si sente in giro? Come mai questa lunga attesa?
Le ragioni principalmente sono 2:
La prima è legata al cambiamento di formazione; Toz, chitarrista solista, ha infatti deciso di lasciare il gruppo a settembre 2006.
Nell’aria,...
Intervista ai cremonesi Blunitro.
Buona lettura!
1) Come va ragazzi, è da un po’ che non vi si sente in giro? Come mai questa lunga attesa?
Le ragioni principalmente sono 2:
La prima è legata al cambiamento di formazione; Toz, chitarrista solista, ha infatti deciso di lasciare il gruppo a settembre 2006.
Nell’aria, dopo la problematica registrazione di “Fuori dal suono”, si notava un certo distaccamento da parte sua già da Gennaio 2006… Per mesi abbiamo fatto le prove in un’atmosfera strana, sempre tesa, sempre frenati dal dirsi le cose come realmente si pensavano.
In parecchi mesi, devo dire anche grazie al suo essere sempre in forse, abbiamo perso di vista gli obbiettivi, non ci siamo posti scadenze perché eravamo arrivati ad un punto di stress dal quale non c’era ritorno.
Lo stress ci ha fottuto, perché stare a dietro ad un progetto simile per noi che non viviamo solo di questo è davvero stressante: in poche ore giornaliere, dopo il lavoro, ci sono sempre tante cose da fare; sempre bisogna avere la testa impegnata per cercare nuove soluzioni, grafiche e musicali.
Fare tutto di corsa ci siamo resi conto che stava diventando controproducente sia da un punto di vista pratico sia da un punto di vista mentale; siamo arrivati molte volte a darci delle parole perché non riuscivamo più ad organizzarci, non riuscivamo più a dividerci i compiti continuando a farci del male.
Dopo mesi di nulla Toz ha deciso di abbandonare, andandosene a settembre.
Quello è stato il punto di inizio per una nuova mentalità di gruppo: abbiamo capito dove non arriva uno, arriva l’altro, se uno ha meno tempo, c’è qualcun altro al posto suo… in questo siamo molto maturati.
Devo ringraziare gli amici che vengono sempre alle prove, perché è anche grazie al loro aiuto pratico che siamo riusciti a stare in piedi.
Il secondo punto è sicuramente legato al primo. Avevamo bisogno per ripartire, di una carica diversa; l’unico modo per trovarla è stato ricercare un suono tutto nostro, provando mille soluzioni, aggiungendo anche l’elettronica negli arrangiamenti.
2) Come vi trovate adesso che siete rimasti in tre? Avete trovato delle difficoltà dal punto di vista compositivo e di arraggiamento delle canzoni?
Da dio. Dal punto di vista compositivo è tutto più immediato, più rockeggiante, sembra quasi che ci sia più carica nei pezzi, poi adesso cantiamo tutti e 3 e quindi non abbiamo perso nemmeno dal punti di vista live.
Per gli arrangiamenti è un po’ più difficoltosa la cosa, perché ci si accorge realmente di come suoni per esempio una contromelodia di chitarra, solo quando la si è sovraincisa…ma per questo ci siamo organizzati, mettendo su un piccolo studio in casa mia il cui nome è “Blunitro studio” (cazzo che fantasia!)
3) Cosa state preparando di nuovo? Forse un nuovo disco in arrivo? Sarà sempre targato Ammonia? Dobbiamo aspettarci delle novità riguardo alle sonorità?
Si, stiamo preparando un disco nuovo. In realtà ci è stato chiesto di preparare un tot di canzoni in italiano e in inglese, ma ultimamente ci balena per la testa l’idea di un concept album, quindi stiamo provando a comporre partendo dall’inizio del disco sino alla fine, seguendo un filo logico.
Non perché va di moda o per sembrare i fighi di turno, solo perché abbiamo in testa un percorso che davvero riassume bene questi due anni in cui siamo crollati psicologicamente… quando uscirà ne parleremo meglio.
Siamo ancora in contatto con Ammonia, ma se uscirà per loro è ancora da decidere.
Le sonorità sono totalmente cambiate, meno allegre ma più cariche, meno veloci ma più ritmate, meno melodiche ma più vissute.
4) Parliamo un po della dimensione live del vostro gruppo. I vostri concerti sono molto energigi ed è impossibile stare fermi. Quindi quanto è importante per voi lo sviluppo e la riuscita di un buon live-show? Che rapporto avete e vi spettate dal pubblico?
I live devono essere energici, chi ti ascolta si deve divertire. E’ importantissimo colpire dal vivo, perché è lì che si vede chi ha carattere e chi no!
Con la tecnologia che abbiamo è facilissimo fare un disco perfetto, ma è quando ti confronti con il pubblico che si vede davvero chi sei.
Nonostante i parecchi concerti fatti, abbiamo ancora molto da imparare ed è per questo che spesso andiamo a vedere altri gruppi.
Il pubblico, devo dire la verità, ultimamente tende a non viversi completamente il live (e questo non solo a detta nostra, anche detto da gruppi che hanno il quadruplo del nostro seguito!).
C’è una sorta di “ah, non pogo se no mi spettino”.
Quando tutti erano più scazzati, si tendeva a vedere concerti con polveroni alti dei metri, gente che si stradivertiva, ora forse è tutto un po’ più statico… (malinconico dei tempi Shandon-Marysun).
5) Voi fate parte della scena storica delle band cremonesi. Adesso come la vedete e se secondo voi esiste ancora questa scena? Più in generale, a livello nazionale, che rapporti avete con le altre band del vostro genere?
Ci stai dando dei vecchi?!?!! “Scena storica” mi sa troppo di museo archeologico…
Cremona non si capisce bene cosa stia succedendo. Vedo tre correnti di pensiero:
chi ama la discoteca, chi ama essere indie-rock e chi ama la discoteca indie-rock.
A parte gli scherzi, vedo che la voglia di organizzare eventi c’è, ma lo capiscono solo pochi bar di periferia. Il Soldi per esempio, con Cremonapalloza fa delle bellissime serate, ma rimane tutto lì (e forse è voluto anche da chi organizza per una scelta stilistica condivisibile), quando secondo me se la mentalità aperta ci fosse anche in giro per tutta la città, ci sarebbe davvero un bel giro (parlo ovviamente di gruppi che fanno musica propria).
Nel cassetto, c’è un nuovo progetto, in collaborazione con Zet dei Jojo In The Stars, un’associazione per organizzare eventi nella provincia; è un esperimento che sta cominciando a dare i suoi frutti… a settembre sentirete parlare della neonata “Cremona punk-rock”!
E’ difficile dire che esisterà ancora una scena punk-rock come negli anni ‘90, anche perché era appena esploso in Italia lo ska-punk e come tutte le novità attirava parecchio, ma confido davvero in questa associazione che, sono convinto, smuoverà gli animi degli apatici cremonesi.
Domande:Zet
Risposte:Bone
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Allo |
| Back to School! 2008 |
Back to School! 2008
Seconda edizione
Dopo i percorsi scolastici intrapresi negli scorsi anni da Cantiere Sonoro, manifestazione musicale promossa dal Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, ed il Liceo Anguissola di Cremona, ecco confermarsi per il secondo anno il progetto BACK TO SCHOOL!.
La prima annata, targata 2007, ha...
Back to School! 2008
Seconda edizione
Dopo i percorsi scolastici intrapresi negli scorsi anni da Cantiere Sonoro, manifestazione musicale promossa dal Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, ed il Liceo Anguissola di Cremona, ecco confermarsi per il secondo anno il progetto BACK TO SCHOOL!.
La prima annata, targata 2007, ha visto la partecipazione di due docenti d’eccezione come Bugo e Gigi Giancursi (Perturbazione) che hanno portato ad un primo strepitoso successo per le esibizioni tenutesi presso la Festa dell’ Arte Studentesca e il Crock – Cremona Rock Festival.
Per l’annata 2008 si è quindi pensato di confermare la formula positivamente sperimentata nella precedente annata.
Ecco quindi mantenuta l’idea di realizzare un percorso nel quale 2 ospiti-docenti, provenienti dalla scena rock indipendente italiana, contribuiscano alla realizzazione di una vera e propria rock-band studentesca da poter far esibire in speciali contesti cittadini.
Il Progetto è così delineato:
Entro il 9 di Dicembre 2007 verranno raccolte le adesioni degli alunni interessati al progetto presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola (Prof. Aldo Pini) tramite la presentazione del modulo compilato in ogni sua parte.
Verranno accettati solo gli studenti iscritti alle scuole medie superiori della città di Cremona.
Le selezioni verranno effettuate dal prof. Aldo Pini del Liceo Anguissola.
Una volta selezionati i componenti si passerà alla fase laboratoriale vera e propria.
Nei mesi di Febbraio - Marzo – Aprile 2007 verranno svolte, con cadenza settimanale, le prove per la realizzazione del combo (rock big band) studentesco.
Delle prove settimanali si occuperà il Prof. Aldo Pini mentre, con cadenza mensile, i ragazzi entreranno in contatto con i 2 ospiti con cui verrà perfezionato lo spettacolo conclusivo.
DOCENTI EDIZIONE 2008
- Cristiano Godano (Marlene Kuntz)
- Francesco Bianconi (Baustelle)
- Aldo Pini (Liceo Anguissola)
LOCATION
Le prove si svolgeranno presso il laboratorio musicale del Liceo Anguissola e prevedono un incontro settimanale di 2 ore (fascia oraria dalle 14.00 alle 16.00).
Le esibizioni finali si terranno nei mesi di Maggio e Giugno 2008 all’interno di manifestazioni legate al panorama studentesco locale ed a Cantiere Sonoro.
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